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Angelo de mattia

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Thursday, 13 October 2011 17:15

Coerenza e incoerenza

Discorsi 88/89 volume I

Dio è latente [8] pag.173

Dall'antichità ai giorni nostri sono stati usati tutti i tipi di parole per descrivere il Divino, ma nessuno è riuscito a far luce sulla reale verità di Dio. Il Divino è presente in tutto ed ogni forma Gli appartiene. Come descrivere o dimostrare una tale onnipresenza divina? C’è qualcuno che possa dichiarare che una cosa è divina e un’altra invece no? Certo, lo potrebbe affermare, ma non sarebbe che un illuso o un debole. La Divinità è presente nell’uomo: anche se non si vede, è latente come la fragranza di un fiore, come il fuoco nella legna e l’olio nel sesamo.

Incongruenze [9] pag.173

Inconsapevoli di questa verità interiore, gli uomini si fanno trascinare dalle apparenze esterne, considerandole reali. Fin dai primordi, gli uomini sono stati influenzati da questo modo di pensare e si sono imbevuti di ignoranza. Si ripone del latte nei formicai, per nutrire i cobra che si sospetta vi dimorino, ma, non appena si fanno vedere, vengono ammazzati. Si percuotono le bestie da soma impiegate per la coltivazione, ma poi si va a venerare l’effigie in pietra di un toro che rappresenta il sacro veicolo di Shiva. Ecco il tipo di filosofia praticata dalla gente fin dall’antichità. Gli Indiani hanno conservato questa incongruenza nel far del male agli esseri viventi, mentre adorano oggetti senza vita. Chi non offre nemmeno un boccone all’affamato, va poi a presentare ogni genere di leccornie come offerta sacra all’immagine di una divinità. C’è chi fa cadere una manciata di monete nell'elemosiniere del Signore Venkatesvara e poi nega due spiccioli ad un mendicante. E tutto questo viene considerato come parte della nostra antica tradizione! Ma in qual modo si farà santo chi nega il cibo all’affamato?

Discorsi88/89 volume II

Incoerenza [26] pag.44

Si comportano tutti come se non sapessero assolutamente nulla. Dice un proverbio telegu: "Come scorpioni pungono, come lucertole si fanno grandi come un dio". Di fronte a Me fanno un gioco, dietro ne fanno un altro: molti fanno questa danza da burattini. Per ora non sono disposto ad accettarli: anche se sono a metà strada, li farò terminare. Non vogliamo questa gente. Ne basta uno solo, purché ricco di autentici valori e di virtù. Abbiamo fondato questi istituti per diffondere la rettitudine nel mondo e per il benessere della Nazione, non già per fare affari.

L’esempio dei maggiori [27] pag.45

Non vogliamo nemmeno gli studiosi. Ci sono tanti devoti che non hanno camere e siamo disposti a chiudere i college per darli ai devoti come abitazione. Perciò, procurate di non farvi una brutta reputazione e ognuno riconosca i propri difetti. Non offrite agli innocenti motivo di condannarvi. I più vecchi si comportino con dignità, da veri anziani e non da bruti. Pazienza se si trattasse di estranei, ma nell’Organizzazione Sai queste persone non debbono entrare.

Coerenza [28] pag.45

Da alcuni giorni vi sto dando vari insegnamenti. Ma voi, che cosa seguite? Che cosa mettete in pratica? Che cosa sperimentate nella vostra vita concreta? Niente. Alcuni, quando si tratta di far solo discorsi, sono i migliori e bravissimi in tutto. Ma non serve a niente diventare solo oratori: le cose che si dicono vanno messe in pratica. Questi debbono comportarsi secondo ciò che dicono. Invece di dire cento cose è meglio metterne in pratica una. Quando avrete raggiunto questo ideale, non ci aspetteremo nulla più da voi. Noi non desideriamo altro che una nazione dove non si trovi più la minima traccia di egoismo.

Coerenza [22] pag.131

Il vero valore umano è la purezza con la quale usiamo gli strumenti della Verità, Rettitudine, Pace e Amore. Le parole non fanno i Valori Umani. Esprimete il vostro pensiero, ma poi mettete in pratica quanto avete pensato e detto. In questo sta la purezza dei tre strumenti (corpo, mente e parola), che sorreggono la natura umana. Ma non è tanto facile trovare questa purezza. Si pensa in un modo, si parla in un altro e si agisce in altro ancora. Per raggiungere il sacro stato della Divinità, dovrete comprendere l'Unità nella sua giusta prospettiva.

Uomo coerente [22] pag.206

Fate in modo che ci sia coerenza fra i vostri pensieri, le vostre parole e le vostre azioni. Chi è un vero uomo? Colui che sa armonizzare pensieri, parole ed azioni. Questo è quanto Svami intende dire con una sua frase ricorrente: "Il giusto studio del genere umano si fa sull'uomo” - I Veda hanno sottolineato l’importanza di scoprire l’unità fra queste tre fasi e di offrirle al Signore.

L’incoerenza [16] pag.224

Il vero sacrificio non è quello che dapprincipio è sacro, ma poi si perde in parole. Sfortunatamente i Veda, che sono l'incarnazione di Brahman, sono stati attualmente ridotti a semplici espressioni verbali- La gente si riempie la bocca di parole che non traduce in pratica - Grande è colui che sa armonizzare pensieri, parole ed azioni. Se una persona ha pensieri, parole e azioni che vanno ognuno per conto proprio, se dentro è in un modo e fuori in un altro, è peggiore del demonio-

Coerenza [27] pag.234

Sforzatevi di creare coerenza fra pensieri, parole ed azioni: solo in questo modo ci saranno dei veri esseri umani. Non permettete che vi sia un modo di pensare, un altro di parlare e un altro ancora di agire. Si diventa ciò che si pensa in modo dominante. Siate buoni. Fate il bene. Vedete il bene.

Questa è la via per giungere a Dio! Ed ecco il vero e giusto modo di sentire, comprendere e incarnare la Suprema Realtà Divina.

Coerenza [23] pag.252

E’ davvero una cosa assai rara imbattersi in persone che si comportino in modo coerente a questa convinzione. Così pure, mentre è semplice trovare persone che affermano l’Onnipotenza, l’Onniscienza e l’Onnipresenza di Dio, risulta molto difficile trovarne una che viva nella propria vita la fede in questi attributi. Facile a dirsi, dunque, ma non a mettersi in pratica. Il vero devoto è colui che mette in pratica ciò che predica, e ciò viene descritto come purezza dei tre comportamenti: pensieri, parole ed azioni. Grande è l'anima che li sa coordinare. Chi vive questa vera devozione incondizionata è un devoto che, mediante la purezza di quel triplice corredo, riconosce l’esistenza di Dio in ogni luogo e vede in ogni essere la Sua vera forma.

Corso estivo 1990

Disciplina di sé [5] pag.165

Il senso morale si acquisisce col controllo dei sensi. Può controllare gli altri solo chi sa controllare se stesso. Come può una persona obbligare altri alla disciplina se essa stessa non è disciplinata? Solo quando c'è armonia fra parola ed azione si possono raggiungere grandi cose nella vita.

L’UOMO CHE PRATICA CIO' CHE PREDICA

NON E' UN UOMO ORDINARIO, BENSI' UN MAHATMA,

UN GRAND’UOMO

L'UOMO CHE PARLA IN UN MODO E AGISCE IN UN ALTRO

E' SOLO UNA BESTIA, NON UN ESSERE UMANO.

Nella società moderna non esiste coerenza fra parola ed azione L'armonia fra parola ed azione è Verità (Satyam)- L'armonia fra pensiero, parola ed azione è Perfezione divina ( Ritam )

Dio è unità

Capitolo VI. 8. Rispetto e cooperazione

Cooperazione e mutuo rispetto devono diventare parte della vostra vita quotidiana, della vostra mentalità, della vostra stessa natura. I saggi dell'antica India l'hanno messo in risalto con il loro consiglio. "Vivete insieme, rispettatevi l'un l'altro, non permettete ai semi dell'invidia di crescere e soffocare il limpido flusso dell'amore". Questa è la preghiera che insegnavano ai bambini indiani ed i loro insegnamenti furono sempre: "Unità, divinità, carità nei pensieri, nelle parole e nelle azioni, dal primo all'ultimo respiro." Il futuro della nazione sarà certamente glorioso quando gli insegnanti trasmetteranno ai loro allievi questa eredità, integra ed incontaminata. Oggigiorno vediamo confusione, timore ed ansietà per tutto il Paese e ciascuno di noi dovrebbe contribuire a sopprimere l'ira ed il furore con la calma e l’amore. Nessuna autorità governativa può eliminare queste passioni con tanta efficacia e così velocemente, come la fratellanza. Il mondo può salvarsi solo con il potere dello spirito insito in ciascuno e che deve sgorgare dalla disciplina spirituale e dalla grazia di Dio vinta con l'amore, la purezza ed il servizio fatto al prossimo. Se mancano queste due ultime componenti la distruzione totale della creazione è certa ed inevitabile.

Capitolo VII. 7. Un messaggio di verità

Conosco il vostro entusiasmo nel portare il Mio messaggio fra la gente di questo e di altri paesi, ma vi ricordo che la migliore e sola via di successo è quella di trasferire il messaggio nella vostra stessa vita! I pensieri, le parole e le azioni di tutti voi, devono essere saturi del mio insegnamento ed esso allora si propagherà con potenza ed efficacia e il mondo sarà trasformato. Come potreste condurre dei soldati in battaglia senza conoscere la strategia militare e senza la necessaria preparazione? Potrete guidare gli altri solo quando avrete praticato le discipline che portano alla perfezione. Questo è il vero campo dell'attività umana. Dovete prima ottenere la beatitudine e la pace suprema e poi comunicarle anche agli altri. Molti uomini si tengono lontani dalla verità, perché hanno paura di affrontarla con se stessi e con gli altri. I Veda ammoniscono "Dite la verità!" ma essi sono così abituati a procurarsi temporanei profitti con qualunque espediente, che non sono in grado di sopportare il suo pieno bagliore, ne di seguire il cammino della rettitudine. sono ormai avvezzi alle vie tortuose e non hanno alcuna intenzione di imboccare la via diritta della retta condotta. I Veda avvertono: “Cammina sulla strada della moralità e della virtù!" ma come può apprezzare questa strada chi è abituato alle vie traverse? Si ripetono, come fanno i pappagalli, i due detti vedici, ma non si sente il bisogno di applicarli alla vita pratica. In realtà la verità è Dio, l'amore è Dio, la rettitudine è Dio

Quelli che Dio ama di più

3 - pag.19 UNA SOLA VIA

Per cercare Dio non vi sono luoghi dove andare, perché Dio é ovunque e lo potete vedere ovunque. Tuttavia, senza l'aiuto di un nome e di una forma non potrete entrare nel reame del <<nirguna>> e di <<nirakara>> (del senza attributi e del senza forma). All'inizio dovrete, quindi, adorare il Signore con un nome e con una forma, poi, gradualmente dovrete portare la vostra mente (fermamente) dall'esterno all'interno e realizzare la vostra realtà. Dovrete percorrere il cammino della bhakti, dalla più bassa sfera a stadi più elevati e divenire capaci di adorare il senza forma e così, ottenere la realizzazione. Senza fiori, non ci possono essere i frutti e senza frutto, non può esserci il processo di maturazione. Il passaggio dal frutto non maturo a quello maturo é la filosofia del <<Sé>>. Il fiore é il <<karma>>, il frutto non maturo é chiamato <<bhakti marga>>, la via della devozione, quando diventa maturo é pieno di dolce e saporoso succo:<<rasa>>, che rappresenta la <<jnana marga>>, la via della conoscenza suprema. <<Karma>> (l'azione), <<jnana>> (la conoscenza), <<Upasana>> (il culto) conducono a <<vairagya>> (Il distacco). Dovete percorrere il cammino del karma o azione per amore di Dio e svolgere l’azione. L’azione nasce dal pensiero e pertanto entrambi sono importanti per gli esseri umani.

Per le grandi anime, i <<mahatmas>>, la mente, i pensieri e le azioni sono una cosa sola. Dapprima dovete desiderare il frutto dell'azione, e poi, gradualmente, divenire altruisti ed indifferenti ad esso. Dovete fare ogni cosa per amore di Dio. Quando un bambino nasce è un bambino neonato, dopo dieci anni diventa un ragazzo, all'età di trent'anni è un uomo ed all'età di 75, è nonno. Ma, tutti sono la medesima entità. Allo stesso modo, la Divinità è Una sola, ma ad essa sono stati dati nomi e forme differenti. La Verità è Una ed i Saggi parlano di Lei in modi differenti! <<Ekoham Bahusya>> Il Signore è Uno ed è divenuto i <<molti>> dicono le Upanishads. Per comprendere questa <<unità>>, si deve praticarla, e solo allora apparirà alla visione.

2 - pag.85 <<ABHYASA>> LA PRATICA COSTANTE

A che tipo di pratica ci si riferisce con il termine <<abhyasam>> (la pratica costante). Solo ad un tipo: <<thapas>>. La gente, sentendo la parola <<thapas>>, si spaventa perché l'associa all'andare nella foresta, cibarsi di frutti e radici ed esporsi ad ogni sorta di sofferenze. Ma questo non è <<thapas>> Anche se, in un certo senso, è far soffrire il corpo, sacrificarlo, mortificarlo, perché, in verità, <<thapas>> vuol dire mettere il <<rajo guna>> ed il <<thamo guna>> alla tortura, rimuovendo i difetti degli organi dei sensi dovuti ad un loro uso improprio. Ci sono tre tipi di <<thapas>>. uno è fisico, il secondo è vocale ed il terzo è mentale. Il <<Thapas>> fisico si riferisce all'uso del corpo per svolgere certe azioni: come pregare il Signore ed esprimere gratitudine verso le Grandi Anime ed i Saggi. Se possiamo guadagnarci la loro Grazia, <<ahamkara>> (Ego) e <<namakara>> (il senso del possesso), cadranno automaticamente e si svilupperanno le buone qualità. Una persona che si comporta in quel modo svolgerà buone azioni, come leggere e studiare la Bhagavad Ghita, il Ramayana e le altre Sacre Scritture, farà la carità nel campo dell'educazione, farà costruire ospedali per i poveri etc... ed avrà buone compagnie. Differenti tipi di carità saranno tutti mezzi per sviluppare sacre attività e per usare il corpo a questo fine. Un tale individuo non farà nessun danno, né intraprenderà attività nocive, e non cadrà sotto l'incantesimo del <<ragioguna>> e del <<thamoguna>>, egli sfuggirà e si libererà dalle loro influenze. Tutto ciò è descritto come <<thapas>> fisico o penitenza corporale. Il <<thapas>> vocale vuol dire usare parole buone, dolci e nobili.

Anche quando si tratta di dire la verità, dovreste stare attenti a non offendere nessuno, e non essere violenti verso il prossimo. La Bhagavad Ghita ha detto che la verità deve essere sempre non violenta. L’uso della lingua è sacro ed é stato dato, per dare gioia, conforto ed aiuto al prossimo. Non dovreste dare nessuna pena alla mente. I Vostri pensieri vi dovrebbero aiutare a concentrarvi sul Signore, e dovreste usare la vostra lingua per descrivere tutti i suoi attributi per dire parole che aiutano e mostrano il cammino al prossimo. Tutte le esperienze grandi e buone che avete avuto, dovreste spiegarle agli altri e, dovreste con parole buone e gentili, correggere la gente che va sulla strada sbagliata. Dovreste vigilare affinché nessuna falsità entri nella mente e divenire paladini della Verità sviluppando la non-violenza. Se seguite il cammino della verità ci potranno essere non pochi problemi da affrontare. Eccovi una breve storia.

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Un <<Maharishi>> stava facendo penitenze, ed aveva deciso di seguire il cammino della Verità e della non-violenza ad ogni costo. Un crudele cacciatore aveva sentito del voto di quel Saggio, ed aveva deciso di farglielo rompere. Il cacciatore fece in modo che un cervo passasse davanti a lui che, nella foresta, stava compiendo le sue penitenze. Il Saggio vide il cervo correre e nascondersi dietro un cespuglio. Sopraggiunse il cacciatore che gli chiese: <<Swami! Avete visto per caso passare un cervo?>> Il <<Rishi>> fu in grave conflitto perché, se avesse detto la verità, il cervo rischiava di morire e, quindi, avrebbe commesso indirettamente violenza; se invece avesse detto una bugia, avrebbe rotto il voto. Per cui adottò una procedura molto singolare e disse: <<I miei occhi che vedono non possono parlare, la mia bocca che parla non può vedere!>>

In certe situazioni uno si deve poter maneggiare in modo molto educato! Quando una persona è impegnata in questi tipi di <<thapas>>, situazioni del genere possono comunemente verificarsi, ed essa dovrebbe essere capace di affrontarle senza pronunciare il falso. Sarebbe meglio tacere. Con il <<thapas mentale>>, infine, svilupperete le buone qualità e le virtù. Dovreste essere sempre mentalmente felici. Se non lo siete il vostro viso rifletterà quello stato. Sacri pensieri, sacri sentimenti e sacre idee vi daranno una vita felice, ma se nella vostra mente e nel vostro cuore c'è il dolore, non potrete sorridere con naturalezza. Se avete pensieri che vi torturano anche il vostro sorriso apparirà artificiale e tradirà il vostro stato interiore. Al fine di avere pensieri buoni e sacri in mente ed essere sempre allegri, dobbiamo esercitare il controllo della mente. Almeno alcune ore al giorno si dovrebbe esercitare il silenzio per far prendere un po' di riposo alla mente. <<Japam>> e <<meditazione>>, la ripetizione del nome ed il pensiero del Signore sono esercizi indicati per ottenere la purezza interiore ed esteriore e per dare alla mente un po' di pace. Come facciamo il bagno tutti i giorni, così la nostra mente deve passare attraverso certe purificazioni. <<Thapas>> vuol dire veramente mettere insieme i tre aspetti: <<mentale>>, <<fisico>> e <<vocale>> e farli diventare uno. Il vero <<Mahatma>> è colui che è stato capace di gustare l'unione di questi tre attributi o <<gunas>>, come dei tre modi di espressione citati. Se i pensieri, le parole e le azioni di una persona non sono coordinati, essa non sarà un buon esempio. <<Thapas>> è descritto anche come la via per controllare il <<ragio guna>> con l'aiuto del <<satwaguna>>, ed il <<thamo guna>> con l'aiuto del <<ragio guna>> ed, infine, provare gioia dalla loro Unione.

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Supponete che una spina si sia infilata nel vostro piede. Per toglierla non vi occorre uno strumento speciale ma sarà sufficiente un'altra spina. Dovrete quindi usare la seconda spina per togliere la prima, ed una volta rimossa, le getterete via tutte e due. Così i tre attributi o <<guna>>, che ci danno un sacco di fastidi, potranno essere rimossi attraverso l'utilizzo del <<satwaguna>>, con il quale potrete rimuovere gli altri due.

Il <<satwaguna>> è definito anche come la catena d'oro, il <<ragioguna>> come la catena di ottone, ed il <<thamoguna>> come la catena di ferro. Tutte e tre ci legano nonostante il diverso valore del metallo. Se un individuo è legato, è legato, e non importa da quale catena se d'oro, d'ottone o di ferro. In altre parole, anche il <<Satwaguna>> è un legame dal quale, alla fine, dovremo liberarci, ma, fino a quando non raggiungerete Dio, esso vi occorrerà.

La conoscenza

Per non essere ipocriti pag.42 [114]

L'ignoranza non sparirà mai, se non si fa luce la discriminazione: "Il mondo è Dio e nient'altro che Dio. Ogni cosa, ogni essere non è che una Sua Manifestazione, ma con un nuovo nome ed una nuova forma" Ama questa verità, credi, in essa, e solo allora avrai diritto di parlare di Seva, di Bhakti e di Dharma; solo allora sarai investito dell'autorità di predicare queste cose. La Conoscenza della Realtà ti mostrerà che la Devozione, il Servizio e il Dovere sono una sola cosa indivisibile. Senza questa Conoscenza, il servizio disinteressato e tutto il resto sono solo esercizi di ipocrisia.

Corso estivo 1993

La necessità della convinzione pag.38

La gente pensa che la saggezza si possa ottenere attraverso lo studio letterario. Ma lo studio letterario è soltanto un esercizio artificiale, e la vera saggezza non potrà mai essere ottenuta attraverso mezzi artificiali. La vera saggezza viene raccolta solo dal cuore. Anzitutto, l'uomo dovrebbe eliminare il concetto che lui è diverso da Dio. Se l'uomo ha ferma fede che "Io sono Dio", un giorno realizzerà che lui e Dio sono Uno. Ma semplici espressioni insincere di devozione non portano ad alcun risultato.

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C'era una volta un devoto che usava cantare "SIVOHAM, SIVOHAM". Il suo amico che lo osservava gli chiese quale fosse il significato di SIVOHAM. Il devoto rispose che il significato di SIVOHAM è " Io sono SHIVA (Signore)". Poi l'amico chiese ancora: "Se tu sei SHIVA, che cosa è per te PARVATI? La consorte di SHIVA". Appena il devoto sentì questo disse che era oltraggioso fare simili domande.

Da qui si nota l'esercizio artificiale dei devoti che cantano i mantra (formule spirituali divine) senza alcuna convinzione. Se il devoto fosse stato convinto di essere veramente SHIVA, avrebbe immediatamente risposto che lui era anche PARVATI.

I MANTRA che noi recitiamo dovrebbero anche contenere questa convinzione. Noi dovremmo praticare l'unità del pensiero, della parola e delle azioni. Quest' armonia del pensiero, della parola e dell'azione costituisce la vera spiritualità. E la pratica di questo tipo di vera spiritualità contribuisce alla prosperità della Nazione. Ascoltate gli insegnamenti spirituali con attenzione precisa. Quello che si ascolta dovrebbe essere ricordato e meditato; quello che è ricordato e meditato dovrebbe essere praticato. Questo è il vero significato delle parole: SRAVANA, MANANA e NIDIDHYASANA. SRAVANA può essere paragonata alla preparazione di generi alimentari in cucina; MANANA al consumo degli alimenti e NIDIDHYASANA alla digestione. Infatti NIDIDHYASANA contribuisce alla felicità, perché NIDIDHYASANA si manifesta con la pratica. La pratica degli insegnamenti nobili porta gioia all'umanità. Non è né l'ascolto e nemmeno la meditazione, ma solo la pratica che contribuisce alla gioia dell'uomo. Il vecchio adagio dice: " Fa almeno una cosa invece di dirne cento". Questa è la filosofia che ognuno dovrebbe imparare oggi. La lingua dovrebbe recitare il Nome Divino, le orecchie gli occhi dovrebbero gioire nel sentire il Divino, trovare piacere nel vedere la Forma Divina, il cuore dovrebbe essere riempito con l'amore per il Signore. Sforzatevi sinceramente per realizzare questa gioia Divina.

I peccati di Shankara   pag.62

Adi Shankara, dopo la sua marcia trionfale attraverso tutta l’India, raggiunse la città di Benares. Andò al Tempio di Visvanatha e quindi pregò:

“Oh Signore! Sono venuto qui per redimere me stesso

dai tre peccati che ho commesso.

Si chiamano "YATHO VACHO NIVARTANTE

APRAPYA MANASA SAHA". Anche se so che

il Signore è ineffabile, oltre la comprensione del pensiero

e della parola, io ho osato descriverLo. Ho

commesso il peccato di non mettere in pratica ciò che avevo conosciuto.

Questo è il mio primo peccato. Nonostante io

avessi professato: “ISVARA SARVABUIHANAM,

ISAVASYA IDAMSARVAM, VASUDEVA SARVAMIDAM “,

io sono venuto qui per il Tuo darshan. Nonostante io avessi

dichiarato che il Signore si trova ovunque, sono venuto qui

per cercarTi. Ho commesso un peccato nel dire una cosa e

farne poi un'altra. Questo è il mio secondo peccato.

Malgrado queste affermazioni.

”EKATMA SARVABHIUTANTARATMA, EKAMEVA

ADVITIYA BRAHMA", sono venuto per il tuo darshan.

Nonostante avessi dichiarato che esiste solo Una Entità

nel mondo, io sono venuto per il tuo Darshan. Quindi ho

considerato Te un Essere molto diverso da me stesso.

Questo è il mio terzo peccato. Oh Signore!

Liberami dai tre peccati e benedicimi

con la Beatitudine che nasce dal non-dualismo".

La disarmonia del pensiero, della parola e dell’azione è già un peccato in se stesso, Noi dobbiamo cercare l’espiazione dei peccati che abbiamo commesso. Solo dopo esserci liberati dai peccati e dopo aver sperimentato l’unità, noi saremo trasformati in esseri umani perfetti. Le Upanishad dichiarano: " MANASYEKAM, VACHASYEKAM, KARMANYEKAM, MAHATMANAM”. Il Mahatma ( il nobile) è colui che ha raggiunto l’unità del pensiero, della parola e dell’azione. Il malvagio è colui che non osserva l’unità del pensiero, della parola e dell’azione.

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.395

...L'educazione è il frutto dell'illuminazione; è la luce che dissipa ignoranza e dubbio, che disperde la nebbia dell'ego, che rende umili e disciplinati. La mente deve essere assoggettata alla disciplina, di cui l'espressione più alta è la coerenza fra pensiero, parola e azione. Non è necessario andare nella foresta per meditare in solitudine su Dio.

Dio non è uno straniero che vive in terre lontane:

Dio è vicino a ciascuno, è racchiuso nel cuore.

Il peccato non è un atto o un fatto di terre lontane: il peccato

è nella vostra mente e contamina parole e azioni.

Dio o il diavolo, il bene o il male, abitano nel proprio cuore.

Dove c' è Dio, non può esserci il diavolo. E’ come il gioco delle " sedie musicali", solo una persona può occupare una sedia. Collocate Dio per sempre nel cuore, che dovrete liberare dagli altri occupanti. Lasciate che il corpo inerte sia attivato dalla coscienza divina...

Discorsi volume II

pag.154 TERZO GIORNO

... L'Ateo è cieco, ignorante ed affetto da una febbre che gli distrugge il senso del gusto, pertanto trova ogni cosa amara. L'<<asthika>> (il credente) invece sente il vero gusto di ogni cosa: amaro come amaro, dolce come dolce. Per lo <<Yasthika>> (il realizzato), tutto è dolce e invece tutte le esperienze sono piene della dolcezza di Dio. Prahlada era uno di questi <<Yasthika>>. Egli fu picchiato, torturato, messo nel fuoco e nell'acqua, ma egli gustava sempre la dolcezza. Superò ogni calamità con la forza del nome di Narayana: (Dio). Vi è una grande sorgente segreta nel cuore che scaturisce al pronunciare il nome del Signore togliendovi la sete. Le prove che Prahlada ha dovuto superare, dimostrarono la sua forza. Una volta il Signore entrò nella casa di uno che si faceva passare per uno <<jnani>> ( uomo realizzato) sotto forma di un ladro e quando il padrone di casa lo acchiappò gli disse: <<Tu sei un ladro, ti ho preso!>> il Signore in risposta gli disse: <<Sino a quando le idee di "Tuo" e "Mio" esistono non ci può essere <<jnana>> (conoscenza), e spari>>. E’ facile recitare <<Slokas>>>, testi Sacri, senza mettere in pratica ciò che si dice. Agite ed otterrete la Grazia. Dalla farina potrete giudicare la focaccia, dal vomito il cibo. Vivekananda, fu in grado di dichiarare a Chicago il valore del <<sanathana dharma>> (la legge eterna), con tono decisamente leonino, perché egli aveva dietro di sé la forza dell'esperienza. Il conducente di un automobile dovrebbe stare attento a guidare non solo sull'autostrada, ma anche sulle strade accidentate. Dovete conoscere come evitare le tentazioni del falso e viaggiare sicuri sulla strada libera della verità...

Sadhana

21. Pag.69

Agite come parlate, come vi sentite, non siate falsi nei confronti della vostra coscienza, non copritela rendendola forzatamente schiava ed imbarcandovi in azioni che non approva.

24. Pag.69

Dovete dimostrare con l’insegnamento e con l’esempio che il sentiero all'autorealizzazione è il sentiero alla gioia perfetta. Pertanto, su di voi grava una grande responsabilità: la responsabilità di dimostrare tramite la vostra calma, comportamento, umiltà, purezza, virtù, coraggio e convinzione in tutte le circostanze, che la sadhana che voi praticate vi ha fatto divenire migliori, più felici e più utili. Praticate e dimostrate, non asserite semplicemente con le parole mentre lo state negando con i fatti.

47. Pag.74

Quando implorate in tutta sincerità, il responso arriverà certamente. Abbandonate tutti i bassi istinti ed implorate con il cuore pieno di angoscia. Non pregare con le labbra come fate adesso dalla stanza della Puja che è solamente un angolo della cucina. Voi adorate il Signore con un occhio sulle pietanze che stanno cuocendo nel forno, con il naso che inala affamato gli odori del curry bollente. I vostri pensieri di Dio sono viziati dal Vishayae-vasana, l'attaccamento agli oggetti sensoriali. C’è una grande distanza tra ciò che dite e quello che fate, tra quello che siete capaci di fare e quello che realizzate. Avete sentito di Uttarakumara, che era un codardo di fatto ma che si vantava poi di poter sopraffare le forze nemiche in un baleno. Egli poteva spaziare per ore sulla teoria delle battaglie, ma non aveva una jota di pratica. E' il motivo interiore che spinge all'azione quello che il Signore cerca di considerare.

53. Pag.75

Un giudice della Corte Suprema può, mentre è in casa giocare con il suo nipotino e piegarsi sulle ginocchia per far salire il bimbo sulla sua schiena e quindi può strisciare per tutta la stanza mentre il bambino grida <<Holloa>> ma in tutto questo tempo la sua condizione di giudice non subisce alcuna diminuzione, né egli dimentica il Suo stato. Nello stesso modo dovete essere sempre consci dell’alto compito per cui siete venuti; non dovreste disonorarlo in alcun modo con atti, parole e pensieri senza significato.

Thursday, 13 October 2011 17:13

Cibo

 

Discorsi 88/89 volume I

Sobrietà nel cibo [19] pag.75

Lakshmi entra nell’uomo con gli alimenti, ed anche in questo caso bisogna stare molto attenti agli sprechi. Mangiare e bere con moderazione è una regola saggia oltre che benefica. Il cervello funziona bene quando il nutrimento è sobrio e regolare. Il digiuno è dannoso: se ci si astiene dal cibo per uno o due giorni interi, anche il potere intellettuale e mnemonico si affievolisce.

1) Non sprecare cibo [16] pag.147

Mangiate solo quanto basta per star bene. Non fatevi servire più cibo di quanto ne abbiate bisogno, per poi sprecarlo. Varrebbe la pena che, col cibo in sovrappiù, saziaste un altro stomaco. Ecco perché la prima massima è: non sprecate cibo. Il cibo viene considerato Dio. Esso ha somma importanza per la vita umana, per il corpo e per l'esistenza fisica.

Cibo e mente [17] pag.147

Gli alimenti assunti dall'uomo, dal punto di vista grossolano, vengono espulsi sotto orma di escrementi. Dal punto di vista sottile, in vece, si trasformano in sangue e, da un punto di vista ancor più sottile, si traducono nella sostanza mentale dell'uomo. La mente, perciò, dipende dal genere di cibi che si assumono. La causa dei sentimenti demoniaci che di questi tempi si manifestano è il cibo assunto. Mancano pazienza, perseveranza, amore, compassione: si hanno sol tanto idee diaboliche. Per tutto questo, la causa principale va ricercata negli alimenti. Il cibo, perciò, dev'essere puro, sacro. La stessa forma umana proviene dal cibo. Dell'acqua che beviamo, la grossolana tonifica il corpo, la parte sottile gli conferisce l'energia vitale, il cosiddetto prana. Per questo l'uomo, a seconda delle proprie scelte alimentari, può esprimere o soffocare la sua divinità. E’ in questo senso che il cibo viene considerato divino. Se sprecate cibo sprecate la Divinità. Mangiate dunque lo stretto necessario e date quanto vi avanza a chi ne ha bisogno.

La disciplina essenziale [38] pag.190

Se date dei colpi al formicaio, potete forse eliminare il serpente che vi dimora? Se punite il corpo, potete forse distruggere i desideri interiori? Rinunciando a certi cibi e a certe bevande, potete ritenere di essere dei realizzati? Se non sapete nemmeno chi realmente siete, come potete dire di essere un'anima evoluta? Sforzatevi di capire chi siete. Chi siamo noi? Gli uomini sono tutti presi nel chiedersi chi sono gli altri, ma non si preoccupano di rivolgere a se stessi questa domanda. Che cosa ricavate dal conoscere altri? Cercate prima di tutto di sapere chi siete voi. L'uomo che sa tutto di se, sa tutto anche degli altri. Egli è nella sua essenza "incarnazione dell'Amore. Una volta scoperto che siete l'incarnazione dell'Amore, vedrete ogni altro essere umano come incarnazione d'Amore.

RECITATE CON AMORE IL NOME DEL SIGNORE!

ADORATE CON AMORE IL SIGNORE!

SANTIFICATE LA VOSTRA VITA CON L'AMORE!

La fame ed il cibo [16] pag.205

Comprendete la relazione che c'è tra esistenza ed esperienza. Prendete, per esempio, la fame. Esiste del cibo per soddisfare la fame. E’ dall'esistenza del cibo che ha origine la fame: se non ci fossero gli alimenti, non esisterebbe neppure la fame. Ed è a causa della fame che si sviluppa la capacità di reperire cibo. Qui, dunque, la domanda da porsi è questa: è nata prima la fame oppure il cibo? Si potrebbe credere che sia la fame, ma è un errore. Dio creò il cibo prima di creare la fame: poiché l'uomo sperimenta la fame e dispone di cibo, può nutrire il corpo. Sia la fame che il cibo sono stati creati per la salvaguardia del corpo. Perciò vivete per la vita, non per il cibo. Chi vive per il cibo è un peccatore. Chi vive per la sua Essenza Divina è una persona che ha vinto i sensi.                                                                                            

Discorsi 88/89 volume II

Contro gli sprechi [43] Pag.18

Non c'è nulla di male nel mangiar bene, ma non bisogna sprecare cibo. E’ uno degli obiettivi del programma "Tetto ai desideri", in vigore in questo istituto. Non sprecate cibo: il cibo è Dio. Il cibo stesso è la vera incarnazione di Dio. Ci sono migliaia di persone che soffrono la fame. Mangiate quanto volete, ma non sprecate mai il cibo. Sprecarlo è peccato. Non è forse peccato privare gente bisognosa di quel cibo che è stato sprecato? Non sprecate denaro. Far cattivo uso del denaro è male. Che grave peccato lo spreco di denaro! Comprate pure ciò che volete, ma mai sprecando denaro in cose che non vi servono. Non sprecate tempo. Il tempo è importantissimo. E’ Dio. Tempo sprecato, vita sprecata. Il tempo è stato descritto con le varie forme di Dio e Dio è stato spesso descritto con la forma del tempo. Siete qui da un'ora e mezza. E’ proprio grazie al tempo che avete avuto l'opportunità di ascoltare questo discorso. Non sprecate tempo! Non sprecate le vostre energie con discorsi inutili. Non sprecate energia. Si spreca energia quando si guardano cose non buone, quando si fanno discorsi inutili, quando si ascoltano cose non buone e quando si compiono azioni negative. Guardate solo ciò che è buono. Non fate come i corvi che curiosano in tutto quello che c'è da vedere. Parlate solo quando è necessario. Non criticate nessuno. Sono queste le materie più importanti per la vita.  

Rispetto umano [13] pag.79

Quando i nostri studenti vanno a casa in vacanza, si intimoriscono nel cantare la preghiera prima dei pasti, temendo i commenti della gente.

Scacciate dunque questa paura                                            

che è un demonio

e siate audaci.

Del peccato dovreste aver paura.

Perché temete il mondo?

Chi verrà a soccorrervi

quando Yama, il dio della Morte

verrà per condurvi via,

chi verrà in vostro aiuto?

Voi oggi abbandonate la pratica della ripetizione del Nome, per timore della gente. Se per tutta la vita avrete ripetuto il Nome, nel momento del trapasso vi sarà di conforto. Incominciate sin dalla tenera età a ripetere il Nome del Signore. Non si possono fare previsioni sull’ultimo minuto.

Il cibo viziato [17] pag.81

Cari studenti, in qualunque luogo vi troviate, in convitto o altrove, fate la preghiera prima dei pasti. Esistono varie imperfezioni che potrebbero viziare il cibo servito. Il cuoco che ha preparato il cibo potrebbe non essere puro sia nel corpo che nella mente. La pentola e gli utensili usati potrebbero non essere puri. Si crede che tutto vada bene quando gli strumenti usati sono puliti. Si acquista la verdura al mercato, ma il verduraio potrebbe averla rubata. Perciò, persino nella verdura potrebbero esserci delle pecche. Come fate a sapere se una verdura è stata rubata? Non è possibile nemmeno sapere che tipo di pensieri hanno le persone che sono venute a contatto con quella merce.

Purificazione [18] pag.81

Qualunque difetto abbia il cibo che assumete, se lo offrite a Dio del cibo prima di consumarlo, esso perderà tutte le cattive qualità. Una volta che il cibo è divenuto prasad, cibo offerto a Dio, tutte le pecche verranno rimosse.

Brabrnarpanarn brabrna bavir

brabrnagnau brahrnana hutarn

brahrnaiva tena gantavvarn

brahrna-karrna-sarnadi3ina.

[Dio è l'atto di offrire,

Dio è l'offerta, da Dio viene versata

sul fuoco del sacrificio di Dio.

In verità Dio si raggiunge

concentrandosi perfettamente nell'azione,

che è essa stessa Dio].

Dovete offrire ogni cosa a Dio prima di consumarla. Questo è il modo di offrirla. Dio pulisce e purifica ogni genere di cibo che assumete.

Dio mangia, Dio digerisce [19] pag.82

“O mio caro, Io sono nella forma di Vaishanara nel tuo stesso stomaco”. Ci sono quattro tipi di cibo. Quali sono? Il primo è quello che viene masticato ed inghiottito. Il secondo è quello che si prende ingoiando. Il terzo è quello che si assume con l’aiuto della lingua. il quarto è qualcosa di piccante. Dio promette che sarà Lui a digerire e a purificare tutti questi tipi di cibo.

L'influsso del cibo impuro [20] pag.82

Cari studenti, è difficile saper riconoscere la purezza dei tegami del cibo impuro delle suppellettili di cucina e del cuoco. Ve lo dimostrerò con un esempio.

sea

Di recente. nell'ashram di Satcidanantda a Rishikes, si è verificato un episodio singolare.

Il cibo destinato ai vari. saddhu veniva servito anche dai pellegrini e dalle persone

di passaggio in quel luogo. E’ un'usanza anche per gli uomini d'affari offrire del cibo ai saddhu in certi giorni specifici.

C’era un certo Marvadi, uomo d’affari, che possedeva un negozio ben fornito. Un tale, che aveva l'incarico di pesare e controllare la merce era rimasto vedovo e aveva una figlia di 18 anni. Non c’era alcuno che le facesse la corte e la sposasse. Con l’aiuto di vari mediatori, informò il mercante di questo fatto. Marvadi era molto giovane...aveva solo 65 anni! Il vedovo desiderava dunque che il sessantacinquenne Marvadi sposasse la figlia diciottenne! Essendo molto povero, il padre della ragazza si voleva togliere il peso con quella sistemazione. Pensava, infatti, che, sistemata la figlia in una famiglia benestante, anch’egli ne avrebbe avuto dei vantaggi.

Si raggiunse l’accordo e, attesa l’occasione propizia, il vedovo diede la figlia in isposa a Marvadi. Sin dal primo giorno di matrimonio, la ragazza non fece altro che versar lacrime. Era un pianto e un singhiozzo continui "Ahime, sfortunata! La mia vita è una disgrazia!".

Il giorno dopo, la novella sposa fu condotta all'abitazione di Marvadi.

Ella non avrebbe mai ricavato gioia da tutto il lusso che c'era in quella casa, nonostante Marvadi le offrisse un mondo di gioielli e di articoli pregiati. Quando i problemi e le angosce sono nella mente, possono forse sparire mediante oggetti materiali? Nessuno mai potrà eliminarli in quel modo! Una notte, mentre Marvadi dormiva profondamente e russava, la giovane sposa se ne andò da casa e cadde nel Gange. Più tardi il cadavere venne trovato e identificato. All’11° giorno, secondo il rituale, Marvadi mandò 2000 rupie all ashram di Rishikesh, vincolando la somma all'acquisto di generi alimentari e merce varia. Quel giorno, nell’ashram di Satcidananda ci fu una grande, festa per tutti i samnyasin.67 Per l'occasione furono confezionati dolci di ogni tipo e tutti ne ebbero a sazietà. C'era nel monastero un sadhu puro di cuore. Il suo nome era Atmananda. Molte volte è venuto da Svami, dicendo che vuol lasciare tutto per vivere qui. Ma Io gli ho detto che questo non è posto per sadhu. "Torna indietro gli ho detto - e vivi in solitudine là". Gli regalai un japamala ed egli, felice, ritornò a Rishikesh. In quella festa anch'egli aveva condiviso il cibo. Ma, quando la sera si sedette in meditazione, ebbe la visione di una giovane ragazza, una diciottenne che piangeva singhiozzando. Si meravigliò di quei pensieri conturbanti, perché mai fino allora gli erano passati per la mente. Si recò al Gange per fare un bagno, poi tornò a meditare. Ma, nella sua mente si ripresentavano le stesse immagini. "Come mai nella mia mente ci sono delle impurità? Perché queste visioni?", si chiese. Si mise a riflettere e a fare un'analisi introspettiva su se stesso. Ma non riusciva a capire. Nella sua vita non c'erano impurità. Il giorno seguente tornò a fare un bagno e si sedette per meditare. Durante la meditazione, la stessa scena. Pensò che non ci fosse altro da fare che ricorrere a Satcidananda. Nel contempo, un brahmananda, un realizzato dell'ashram di Shivananda era venuto a trovare Satcidananda. Mentre i due stavano conversando fra loro, si presentò Atmananda, il quale si buttò ai piedi del brahmananda e gli disse implorando: "Maestro, che peccato ho commesso? Qual è la ragione per cui mi si presenta continuamente questa immagine durante la meditazione?". Il Brahmananda pose delle domande a Satcidananda. Ma anch'egli non sapeva capacitarsi della cosa. Il Brahmananda rifletté per un istante, poi chiese ad Atmananda: "Che cos'hai mangiato ieri?”. Il sadhu descrisse la festa del giorno prima, del cibo preparato per l'occasione e degli oggetti che erano stati distribuiti. “Da dove viene tutta questa roba?", chiese il Brahmananda.

"Col denaro offerto da Marvadi - fu risposto - si sono comprati cibo e articoli vari". A quella risposta il brahmananda volle approfondire l'indagine e seppe tutta la storia di Marvadi, che aveva inviato 2000 rupie perché fossero destinate a quello scopo.

Cibo e pensieri cattivi [21] pag.84

Tutte le idee, tutti i pensieri associati al cibo, agli utensili di cucina e al cuoco, influenzano la mente di chi se ne serve. Questa è la ragione per cui gli antichi Saggi erano soliti recarsi nella foresta, per vivere di frutti e di quello che trovavano. Non vi sto chiedendo di ritirarvi nella foresta, né del resto voi ci andreste. Dal momento che rimanete qui, se volete restare indenni dal cibo cattivo, offritelo a Dio. Il cibo non offerto a Dio può aprire il varco a svariati pensieri negativi. E’ proprio l’alimentazione che è responsabile di tutti i pensieri negativi. Ciò significa che ci sono delle imperfezioni in quel cibo, in quegli utensili, in chi cucina e nel modo stesso di aver guadagnato quel cibo. Il cibo, una volta offerto a Dio, diventa un prasad, puro come cibo consacrato.

L’offerta è antidoto [22] pag.84

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Mira non si preoccupava di ciò che le veniva offerto. Un giorno offrì a Krishna del cibo avvelenato, prima di consumarlo. Ella sempre offriva prima il cibo a Krishna, poi lo mangiava. Quando offrì questo latte avvelenato, Krishna divenne cianotico. Egli aveva assunto il veleno e aveva lasciato il latte sano a Mira. Quand'essa tornò nella sala adibita a tempio, si accorse che il viso di Krishna era diventato bluastro e questo per lei fu intollerabile. Era così candida e pura prima la statua marmorea di Krishna! Ed ora che si era incupita con quel colore bluastro era motivo di grande dolore per Mira.

La devozione di Mira [23] pag.84

Con questi pensieri, cadde ai piedi del simulacro. Nel frattempo, entrò Maharana e montò su tutte le furie. La prese e la trascinò fuori, gridandole: "Tu non puoi stare qui. Io qui sono il re e tu stai distruggendo la mia reputazione e la mia rispettabilità. Questo tempio l’ho costruito io e tu non hai il diritto di rimanere in una costruzione fatta da me. Vattene via!”. Mira, quando il marito fece irruzione nel tempio, non era preoccupata d'altro che del cambiamento di colore della statua di Krishna, e queste furono le sue parole: “Maharana, questo tempio è stato, sì, costruito da te. Ma che cosa puoi dire del tempio del mio cuore? Quello l’ha edificato Krishna, che vi dimora stabilmente. O mente, perché mai ti preoccupi di questi problemi, che non sono altro che il prodotto dell’attaccamento?". E, così dicendo, Mira sfidò la sua stessa mente.

O mente, va’ sulle rive

del Gange e dello Yamuna.

Sono quelli i luoghi del tuo pellegrinaggio.

Non hai bisogno di pagare un biglietto

e di andare in treno sulle rive del Gange.

E’ il Prayaga,

la confluenza dei tre fiumi

Gange, Yamuna e Sarasvati,

che è dentro di te.

E’ il punto di incontro di

ida e pingala,

dove ha inizio sushumna. 68

O mente, va’ in questo Prayaga,

che è il centro delle mie sopracciglie

e là sarai beata.

Non appena la mente raggiunge quel luogo, essa gode suprema pace e tranquillità e si fonde in Krishna. A Mira fu possibile raggiungere quello stadio supremo grazie alla sua ferma fede e alla sua costante ripetizione del Nome del Signore Krishna. Perciò, anche voi abbiate un incessante amore e una fede stabile, così da sviluppare quelle stesse qualità.

Corso estivo 1990

Scelta del cibo [8] pag.23

Chi vuole usare il corpo nel modo giusto e porsi nella condizione di intrattenersi con buoni pensieri, compiere buone azioni ed ottenere buoni risultati, dovrebbe attenersi scrupolosamente a due cose, cioè, ad una dieta regolata e al controllo delle altre abitudini di vita. Il cibo non va consumato indiscriminatamente solo per sedare l'appetito o il piacere del palato. Dovete mangiare solo cibo sattvico. I nostri pensieri sono condizionati dal genere di cibo assunto.

sea

Per esempio, tale è il fuoco e il fumo, tale la legna. Se si usa del legno di sandalo, si avrà del fumo fragrante; se si usa della legna che manda cattivo odore, il fumo sarà puzzolente. Dunque, il fumo dipende dal fuoco. Inoltre, le nuvole saranno come il fumo; l'acqua, come la nuvola; la pioggia, come l'acqua; il raccolto, come la pioggia; il cibo, come il raccolto; la testa o i pensieri, come il cibo.

Il corpo si pulisce con l'acqua, la mente con la Verità. Solo quando assumiamo cibo che apre alla Verità, siamo in grado di seguire il sentiero della Verità. Giacché il corpo è un sacro santuario, si dovrebbe evitare rigorosamente di bere qualunque sostanza inebriante e ci si dovrebbe astenere da tutti quegli alimenti che favoriscono le qualità ragiasiche, ossia quelle qualità che accendono le passioni.

“Cibo “ sattvico [9] pag.23

Che significa "cibo sattvico"?. E’ diffusa l'idea che frutta e latte siano cibo sattvico. Ma non è tutto qui. Ciò che entra per la bocca non è l'unico cibo di cui si nutre il corpo. Vi sono altri organi di senso, come gli occhi, le orecchie, il naso e le mani, che consumano ghi oggetti prendendoli dal mondo esterno. Perciò, non si creda di alimentarsi sattvicamente per il solo fatto che si prendono frutta e latte con uno dei cinque organi di senso, a meno che il "cibo" assunto con gli altri sensi possa considerarsi altrettanto sattvico.

Vulnerabilità dell'uomo [28] pag.43

Solo l'uomo ha i numeri per scoprirsi divino. A questo proposito, le abitudini alimentari giocano un ruolo importante.. Fra gli 8.400.000 specie di creature viventi esistenti al mondo, 8.399.999 raggruppano insetti, uccelli, animali vari, bestie selvagge, ecc., che vivono di quanto Dio fornisce loro in natura; perciò, in generale, essi non sono soggetti ad alcuna malattia. Unica eccezione è, in questo caso, l'uomo: schiavo del palato, degusta solo cibi cucinati a base di spezie di ogni genere, ignaro di quanto ciò riduca la sua longevità.

Vegetariano è sano [29] pag.43

Oltre a ciò, è interessante rilevare che i vegetariani sono meno soggetti a malattie, mentre i non vegetariani si ammalano più facilmente. Perché? Perché l'alimentazione a base di animali è incompatibile con le necessità di un corpo umano. I medici mettono in rilievo la scorta proteica presente nel cibo non vegetariano, ma, in realtà, va detto che nelle verdure, nei legumi, nel latte, nello yogurt e in altri prodotti alimentari ci sono proteine di qualità migliore. Il cibo non vegetariano non intacca solo il corpo fisico dell'uomo, ma lascia i suoi effetti deleteri anche sulla mente.

Controllo del cibo [30] pag.43

Cibo, testa e Dio sono fra loro interdipendenti. Se ci si nutre di cibo animale, si risvegliano tendenze animali. Tale il cibo, tali i pensieri. Gli uomini d'oggi hanno un comportamento più selvaggio di quello delle belve di una foresta: sono divenuti crudeli, spietati e senza cuore. Perfino fra simili vien meno la comprensione e l'umanità. La causa principale di ciò sta nel tipo di cibo assunto. Studenti, fate attenzione al cibo che mangiate. Fate in modo che vi dia salute e felicità. I nostri avi facevano due pasti a1 giorno e gli antichi saggi mangiavano una sola volta al dì. Dicevano che è un asceta (yogi) colui che mangia una sola volta a1 giorno, un godereccio (bhogi ) chi mangia due volte e un malato (rogi) chi tre volte.

Bastano 1500 calorie al dì [31] pag.43

La gente oggi mangia a tutte l'ore, per non parlare degli spuntini e delle bibite fra un pasto e l'altro. Come farà a scampare da indigestioni e malattie? Il fabbisogno di un uomo equivale ad una caloria a1 minuto. I giovani si dovrebbero accontentare di 2000 calorie al giorno. Per una vita sana, all’uomo bastano 1500 calorie al giorno. Oggi però si arriva ad assumere sino a 5000 calorie al giorno. Di conseguenza, la gente soffre di indigestione e di insonnia. E la mancanza di sonno è all'origine di molti disturbi. Non abbiate la preoccupazione di dormire: se vi coricate senz'ansia, dormirete automaticamente come ghiri.

Alimentazione e cibi puri [4] pag.86

Questa operazione di pulizia si effettua regolando l'alimentazione e le altre abitudini di vita, compreso il divertimento. Gli studenti giovani in modo particolare dovrebbero evitare con cura di consumare cibo impuro. La purezza del cibo va accertata sia sui recipienti usati in cucina, sia sui generi alimentari, sia, in terzo luogo, sulla maniera di cucinare. A questo proposito, è importante notare che si tende generalmente a sottovalutare il fatto che tante malattie, di cui la gente è affetta oggi, sono dovute al consumo di generi ottenuti in modi ingiusti, oppure contaminati dalle vibrazioni cattive provenienti da cuochi di dubbia indole. E’ estremamente difficile, per non dire assolutamente impossibile, specie al giorno d'oggi, accertare questa purezza da ogni punto di vista ed in ogni momento. Per sormontare tutti questi problemi pratici, la scorciatoia suggerita dalle Scritture è di offrire il cibo a Dio prima di consumarlo, considerandolo com’è giusto un dono del Signore.

Come purificare il cibo [5] pag.87

Alla domanda "Dov'è Dio?", risponde il versetto 14 del capitolo XV della Bhagavad Gita: Aham vaishvanaro bhutva..., laddove si dice che il Signore dimora in ciascuno sotto forma di fuoco digestivo (Vaishvanara), il quale assimila i vari tipi di cibo che vengono ingeriti. Se mangiate del cibo senza prima offrirlo a Dio, sarete colpiti da tutte le impurità e da tutte le tare in esso presenti. Al contrario, se prima di mangiare, offrite a Dio il cibo, come viene suggerito dal versetto 24 del capitolo IV della Gita Brahmaranam brahma havir... quel cibo diventa prasada, ossia dono di Dio e, di conseguenza, vengono da esso eliminate tutte le impurità. Ciò serve al graduale processo della mente che viene purificata dalla corruzione e dall'immondizia, che si chiama mala.

Occorre tempo [6] pag.87

Va tuttavia precisato che la completa rimozione delle impurità non può avvenire in un sol giorno e neppure in un mese, ma richiede un esercizio costante e prolungato.

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Se l'oro grezzo o un minerale dev'essere portato alla sua purezza, per eliminarne le impurità, va fuso più volte al fuoco. Così pure, l'impurità della mente umana - mala - può essere eliminata da una pratica costante e ripetuta per un certo periodo di tempo.

Pensi come mangi [14] pag.100

Ciò accade perché non si fanno sforzi per capire la natura ed il ruolo della mente umana. Gli alimenti che l'uomo consuma vanno a rifornire la sorgente di ciò che è l'origine, il sostegno e lo sviluppo della sua mente. Dopo la digestione, la parte più grossolana del cibo viene espulsa sotto forma di escrementi. Una parte sottile diventa sangue e carne, mentre la parte più sottile assume la forma della mente. Perciò, la natura della mente dipende dalla qualità e dalla quantità del cibo consumato.

Dal cibo alla beatitudine [15] pag.100

Mentre il corpo grossolano ossia l'involucro costituito dal cibo è principalmente derivato dagli alimenti, la parte sottile dell'acqua che beviamo dà il suo contributo alla guaina della vita - La parte grossolana dell'acqua viene espulsa con l’urina. I due involucri del cibo e della vita sono alla base degli altri tre involucri, e cioè, l'involucro mentale (manomayakosha-), quello intellettuale e quello della beatitudine (anandamavakoshaj). Ciò dimostra l'enorme importanza che rivestono il cibo e le bevande nel modellare e sviluppare la personalità umana.

Riti purificatori del cibo [3] pag.106

Constatato il progressivo indebolimento morale dell’uomo dovuto alle imperfezioni del cibo di cui si nutre, i nostri antenati hanno escogitato metodi e mezzi semplici ma sacri per purificare il cibo prima di consumarlo. Essi avevano l'abitudine di aspergere dell'acqua sul cibo, salmodiando il mantra: Annam Brahma, Raso Vishnuh, Bhokta Maheshvarah: "Il cibo solido è Brahma, l'acqua da bere e le parti liquide degli alimenti sono Vishnu, il beneficiario del cibo è Shiva (Maheshvara)”. Nel compiere questo rito purificatorio, chi si appresta a mangiare prega la Trinità, perché lo protegga nella verità (satyam) e nell'ordine morale (ritam). L'invocazione rivolta alle tre Persone della Trinità è per chiedere la triplice purezza nei pensieri, parole ed opere (trikarana shuddhi). Con questo rito il cibo veniva santificato come un prasad. 53

I cosiddetti intellettuali d'oggi, tronfi d’orgoglio per i loro talenti e capacità, non sanno quanto sia efficace e potente la verità e l'ordine morale.

Amor proprio e attaccamento [6] pag.108

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Un giorno, mentre si recava al fiume per fare un bagno insieme con le sue discepole, si imbatté in un asceta, noto per la sua completa rinuncia a tutto. Dormiva sul ciglio della strada, la testa adagiata sulla brocca vuota dell’acqua. Era una brocca ricavata da una zucca secca. Usandola come guanciale, la teneva anche stretta a se per evitare che gliela rubassero. Ubhaya Bharati, volendo dare al monaco una lezione, si rivolse alle consorelle ma con un tono di voce che potesse essere udito da lui: "Guardate quel monaco che ostenta tanta rinuncia agli attaccamenti. Non è strano che non sappia staccarsi da una brocca di nessun valore?”. All'udire questa osservazione, l’asceta si adirò pensando fra se: "Non è che una donna! Che autorità può avere nel darmi istruzioni su come comportami?”. Pochi istanti dopo, quando Ubhaya Bharati tornava dal fiume dov’era andata a fare il bagno, egli gettò ai suoi piedi la brocca dell’acqua per dimostrarle il suo senso di rinuncia completa. La reazione di Ubhaya Bharati fu pronta, e commentò alle discepole il gesto dell’asceta: "Ahimè! Non solo è pieno di attaccamento, ma anche di egoismo". Subito quel monaco corse da lei, le si gettò ai piedi nonostante fosse una donna e invocò il perdono delle sue mancanze.

Da questo racconto appare chiaro che all’origine della schiavitù dell'uomo ci sono l'attaccamento o la possessività implicita nel senso del "mio" (abhimana) e l’egoismo (ahamkara).

L’influsso del cibo sul pensiero [7] pag.108

Sia l'attaccamento che l'egoismo sono la conseguenza di un'alimentazione errata. Il cibo corrotto o quello guadagnato con mezzi disonesti getta un uomo nell'ignoranza in diverse maniere ed elimina sul nascere i suoi pensieri puri. Dimenticherà ciò che deve dire, con chi deve parlare, il momento, il luogo e il modo? L'episodio del Mahabharata che sto per raccontarvi spiega questo punto.

Bhisma era un grande uomo di.saggezza ed anche capace di grandi rinunce. Shri Rama, l'eroe del Ramayana è famoso per aver obbedito agli ordini del padre solo per 14 anni, mentre Bhisma seguì i comandamenti di suo padre per tutta la vita. Fu chiamato Bhisma per la sua determinazione e per la stretta osservanza dei suoi voti, virtù senza pari nella storia umana. Un eroe così nobile fu colpito gravemente dalle frecce di Arjuna e, di conseguenza, cadde sul campo di battaglia il nono giorno della guerra del Kurukshetra. Quasi in, sintonia con 1a sua austera fermezza, persino nel momento critico in cui la sua vita era agli sgoccioli, giaceva su un letto di li frecce. Quando i fratelli Pandava, insieme alla moglie. Draupadi, si accostarono al nonno Bhishma per rendergli l'estremo omaggio, egli, dal suo letto irto di frecce, si mise ad esporre tutti gli aspetti del Dharma. Dopo averlo ascoltato per qualche istante, Draupadi scoppiò improvvisamente in una risata. Tutti i fratelli Pandava rimasero sconvolti per l'indecifrabile frivolezza di Draupadi e, considerando quell'atteggiamento come un affronto al venerabile Bhishma, gettarono su di lei delle occhiate di fremente disapprovazione. Accortosi del loro disagio, Bhishma li tranquillizzò con parole dolci e soavi, dicendo loro che Draupadi, donna esemplare sotto ogni punto di vista, doveva avere una valida ragione per ridere. Chiese dunque a Draupadi il motivo di quella risata, in modo da eliminare ogni tensione fra i mariti. Ed ella rispose: "Venerabile nonno, stai impartendo ai miei nobili e virtuosi mariti le lezioni, sul Dharma che avresti dovuto insegnare ai malvagi e selvaggi Kaurava. La cosa mi è sembrata ironica e futile. Perciò non ho potuto trattenermi dal ridere, anche, sapendo che poteva essere inteso come un gesto di ineducazione". Bhishma spiegò allora che era stato a servizio dei Kaurava e che aveva vissuto della loro generosità. "Per essere stato mantenuto dal il cibo offerto da persone così ignobili e viziose - disse -il mio sangue si è inquinato e perciò sono andati distrutti tutti i miei pensieri puri. ora che le frecce di Arjuna mi hanno fatto uscire tutto quel sangue impuro, il Dharma che giaceva sepolto nel mio profondo, è sgorgato fuori inducendomi a comunicarlo ai tuoi mariti". Da questo episodio, gli studenti devono rendersi conto di quanto, sia fondamentale il ruolo giocato dal cibo nella formazione dei pensieri, delle parole e delle azioni.

Il cibo produce attaccamento [9] pag.110

Sappiate che il cibo è il principale responsabile del senso di attaccamento   e di repulsione, così come lo è anche del senso di "io-mio". Per un sano funzionamento della mente e dell'intelletto è estremamente importante regolare le abitudini alimentari. La mente è davvero enigmatica.

"Uomini siate.." [10] pag.110

Le Scritture hanno sentenziato che, quando l'uomo rincorre i sensi, diventa un animale; quando si fa guidare dalla mente, diventa uomo. Chi si comporta secondo i dettami dell'intelletto (buddhi) è considerato grande fra gli umani, ma chi si fa guidare dallo Spirito (Atma), diventa Dio. Se non riuscite a seguire l'intelletto, seguite almeno la mente, in modo da mantenere se non altro il livello umano.

Mente responsabile [11] pag.110

Molti di voi, però, potrebbero obiettare: proprio la mente va soggetta a inclinazioni cattive e, quand'è così, come si fa a fidarsene? Di fatto, la mente è pura in se stessa, ed è nel farsi occultamente soggiogare dai sensi che diventa impura. Se, invece di divorare indiscriminatamente qualunque cosa capiti, la mente vagliasse tutta questa ingestione, che trapassa i sensi, alla luce dell'intelletto per sottoporla ad un esame e per impartire le direttive dell'intelletto, la mente stessa rimarrebbe incontaminata mantenendo la sua purezza originaria.

La scienza di Dio

La medicina del cibo [12] pag.80

Anche il mangiare è un rito sacro, uno yajna, e non dev'esser fatto fra tensioni emotive o sotto ansia. Il cibo dev'essere considerato una cura contro la malattia della fame e un sostegno della vita. Ogni guaio che vi capita sia per voi un'occasione felice per accrescere la vostra tempra mentale e per corroborarvi con maggior ardore.

Dhyana

Dentro la tecnica - pag.55

"Mens sana in corpore sano" - pag.55 -

Non basta la medicina a curare un ammalato. Per una pronta guarigione ci vuole anche un controllo dietetico. Non esiste una particolare panacea per la grande tribolazione del mondo. Ciascun individuo ha il suo proprio bagaglio di sofferenze. Ciò nondimeno, la meditazione su Dio rappresenta un infallibile rimedio al dolore umano, qualora venga integrato da una vita di rettitudine, nella stretta osservanza dei limiti morali. Siamo tutti interdipendenti. Bisogna imparare a condividere gioie e dolori di altra gente. Un meditante deve pregare per il benessere altrui con la medesima sincerità con cui pregherebbe per il proprio. Un aspirante spirituale non ha bisogno di vivere in isolamento monastico. Egli dovrebbe praticare la compassione per tutti, la quale non fa che tradursi in un intenso desiderio per la prosperità dell’umanità intera- L’alimentazione gioca un ruolo di rilievo nella coltivazione della compassione universale. Vorrei parlarvi del cibo sattvico, ossia del genere di cibo necessario per il progresso spirituale. Il cibo sattvico fa sì che il discepolo afferri il concetto di onnipresenza della Divinità- Il suo progresso avviene per il passaggio dei quattro stadi di vita divina:

  1. l) L’iniziazione alla realtà teocentrica (Salokya),

2) l’approccio alla sostanza spirituale, che sta alla base dell’universo (Samipya),

3) l’assimilazione della forma della Divinità (Sarupya),

la liberazione e la definitiva unione con Dio (Sayujya).L ‘alimento sattvico è determinante nell’acquisizione di questi quattro stadi della vita spirituale. E’ necessario che prendiamo qui in esame le implicazioni del concetto di cibo sattvico. Ci sono persone che cadono nell’equivoco di ritenere che il cibo sattvico debba consistere in un’alimentazione esclusivamente a base di latte, yogurt, dolci e frutta e sono convinte di divenire “sattviche” consumando in gran quantità leccornìe del genere. Sono assolutamente in errore. Una esagerata e smodata assunzione di latticini risveglia e accentua le qualità ragiasiche e tamasiche dell’uomo. Non si può definire "sattvica” una dieta straricca di latte, cagliate e “ghi” (burro chiarificato), in quanto questi alimenti portano ad una manifestazione della natura passionale dell’uomo. A questo proposito, devo dilungarmi sulla natura della conoscenza umana e sui cinque ingressi della percezione sensoriale: cinque organi di senso, relativi alle cinque facoltà dell’udito, tatto, vista, gusto e olfatto. La protezione e lo sviluppo di queste facoltà sensoriali dipendono dal cibo sattvico assunto per bocca. Il tipo di cibo sattvico consumato dipende dai gusti personali. Ci si sente soddisfatti quando si è messo in bocca quel preciso tipo di cibo - Ma si dimentica che una parte incorporea del cibo viene assorbita anche per mezzo di altri organi di senso. L’effetto salutare del cibo sattvico sarà vanificato dall’ascolto di discorsi cattivi, se indulgete in maldicenze, se guardate immagini oscene, se venite a contatto con cose dannose e usate male l’olfatto. La mente e il corpo vengono guastati’ contaminati e inquinati dal male. Perciò, il solo cibo sattvico non è una sufficiente premessa alla rigenerazione spirituale. Non si deve parlare del male. Si deve rifuggire dal condannare gli altri e dall’elogio di se stessi. L’adulazione di se stessi e l’autoesaltazione ritardano la crescita spirituale. Ai nostri organi sensoriali dobbiamo fornire cibo, suoni e visuali salubri - La lingua è destinata a cantare la gloria di Dio. Le orecchie hanno la funzione di pascersi delle gloriose manifestazioni del Divino. A ciascun organo di percezione si deve provvedere il suo specifico sostentamento spirituale. Alimentazione sattvica, dunque, non significa semplicemente morigeratezza nel consumare latte,yogurt, ghi e frutta, ma pure dilettarsi di nobili pensieri, sacri suoni, visioni edificanti e conversazioni spirituali. Bisogna sviluppare una vista sattvica e delle visioni spirituali. Bisogna saper godere il “darshan” delle bellezze naturali e la divinità delle icone nei templi, evitando tutte le visioni ed i suoni che distraggono. Non si deve guardare a chiunque con occhio malizioso. Pensieri maligni generano occhio maligno. Gli occhi sono le finestre del cuore. Il cuore dovrebbe traboccare di amore e compassione. Una natura sattvica si sviluppa alimentando gli occhi con visioni sattviche Anche il senso dell’odorato è ugualmente importante. Al senso dell’olfatto vanno forniti dolci profumi. Andrebbero evitati tutti gli odori sgradevoli. Sugli altari dei templi, per creare un’atmosfera di santità, si fa uso di dolci profumi e si accendono bastoncini di fragrante incenso. Gli odori ripugnanti distruggono la santità. L’idea di santità è sempre associata a dolci profumi ed aromi. La sensazione tattile, ovvero il senso del tatto andrebbe soddisfatta venendo a contatto fisico con i piedi di un santo. Vanno evitati i contatti con persone malvagie. Toccarle produce pensieri cattivi. La compagnia dei virtuosi (Satsang) è di importanza suprema. Il Satsang porta al distacco. Il distacco induce equanimità, la quale, a sua volta, conduce alla liberazione nella vita. Molto si può realizzare con l’ausilio del Satsang. Si coltivano buone abitudini e si condividono pie attività. Il Satsang santifica il corpo umano predisponendolo alla funzione di tempio di Dio. La tecnica spirituale di "Dhyana”, menzionata nella Bhagavad Gita, non può essere benefica, in assenza di una alimentazione completamente sattvica, estesa a tutto il corpo, vista, udito, odorato e tatto. Altrimenti, è solo un atteggiamento. Il vero valore e il significato della Meditazione dovrebbero essere chiaramente afferrati per evitare le insidie e i pericoli derivanti da una sua pratica erronea.

(SSB 1979, 92-95)

Quelli che Dio ama di più

2 - pag.54 IL CIBO

Non dovremmo soddisfare tutto ciò che la nostra lingua richiede. Dovremmo cercare invece di sapere se il cibo che prendiamo appartiene al guna <<satwico>> o <<thamasico>> o <<rajasico>>. Il controllo del tipo di cibo che ingeriamo permetterà lo sviluppo della discriminazione, cioè il <<Bhuddi yoga>> (yoga dell'intelligenza). Con tale <<Buddhi Yoga>> potremo distinguere ciò che è permanente e ciò che è transitorio. ed inoltre, aiutare la acquisizione della equanimità di fronte agli opposti (biasimi e lodi). Prendere un cibo senza badare se esso è <<satwico>> o meno, avendo solo cura di soddisfare la nostra fame ed il nostro gusto, ci impedirà di controllare i nostri attaccamenti. Se qualcuno ci critica e ci offende. ci rinchiuderemo in noi stessi, la nostra gioia e pace se ne andranno, ed avremo l'impressione che tutto il mondo sia contro noi. La ragione di questa reazione risiede nel cibo che abbiamo preso. Se invece facciamo attenzione al cibo, possiamo ottenere l'equanimità e non più essere eccitati e vittime delle lodi come dei biasimi. La purezza del cibo dovrebbe riferirsi anche alla purezza dei recipienti usati ed alla purezza dell'intero processo del cucinare. I recipienti usati per cucinare dovrebbero essere perfettamente puliti, ed i mezzi con i quali sono stati acquistati, dovrebbero essere stati onesti. Il cibo acquistato con mezzi disonesti, con denaro sporco, genererà cattivi pensieri ed, alla fine, ci condurrà sulla cattiva strada. Dovremmo infine, controllare le idee, i sentimenti ed i pensieri di chi cucina il cibo. Se oggi ci prendiamo cura della pulizia dei recipienti nei quali cuciniamo il cibo, non ci accorgiamo invece della purezza di coloro che lo cucinano. Noi non sappiamo le idee di chi cucina, ne possiamo sapere se chi ce l'ha venduto l'ha avuto con mezzi leciti; è per questo che prima di prendere il nostro cibo, dobbiamo pregare ed offrirlo interamente a Dio affinché Io purifichi. Questa preghiera non è obbligatoria ma è certo per il nostro bene. Essa così recita:

Capitolo 4 <<sloka>> 24 Brahma Rpanam Brahma Havir Brahmagnau Brahmana Hutam Brahmai Va Tena Gantavyam Brahma Karma Samadhina

Capitolo 15 <<sloka>> 14 Aham Vaishvanaro Bhutva Praninam Deham Ashritah Pranbapanasamayuktah Pachamy Annam Chaturvidham

L'oblazione è Brahman, il burro chiarificato è Brahman, offerto da Brahman nel fuoco di Brahman; colui che sa che Brahman agisce, in verità, alla fine Lo raggiunge. Dimorando nel corpo degli esseri viventi come <<vaisvanara>> (il fuoco) associato con il <<prana>> (soffio vitale) e l'<<apana>> Io digerisco i quattro tipi di cibo (quello che si mastica, quello che si succhia, quello che si lecca e quello che si ingoia, dipendenti dalla natura e dalla forma del cibo).Prima di pregare in quel modo, il cibo è semplice cibo ma, una volta offerto a Dio, diventa <<prasadam>> (cibo consacrato). La preghiera rimuove tutti i difetti e lo sporco dal cibo, da qualunque parte provenga.

Ghita Vahini

1 - pag.181 Il cibo promuove le qualità divine

Krishna! Tu dici che le qualità divine e quelle demoniache nell'uomo nascono dall'impatto di atti e sentimenti delle vite precedenti, e, dato che è impossibile sfuggire tale impatto, non vi sono mezzi per evitare le conseguenze o mitigarle? Se tali mezzi esistessero ti prego indicameli in modo che mi possa salvare! >>. Le domande di Arjuna volevano ottenere risposte dal Signore valide per tutta l'umanità, e Krishna le diede. << I mezzi non mancano, ascolta! Ci sono tre tipi di "gunas" (qualità): satwico, rajasico, thamasico. Essi sono basati sulla coscienza interiore "anthakarana", che, come loro, dipende dal cibo. Tu sei ciò che mangi e le tue attività modellano la tua natura. Pertanto in quest'ultima nascita, nella tua vita presente, se regoli il cibo e le attività (asaara e vihara) puoi vincere le tendenze asuriche e demoniache che tendono a prevalere in te, e promuovere le tendenze "satwiche" attraverso uno sforzo calcolato >>. Questo consiglio fu dato dal Signore ad Arjuna, attento indagatore, con grande amore. Arjuna fu felice di udire che l'uomo ha i mezzi per salvarsi e desiderò saperne di più. Krishna mostrò la sua Grazia e con il Suo smagliante sorriso, accondiscese a rispondere: <<Arjuna! Il cibo è la principale forza creativa. Una mente sporca offusca lo splendore delle virtù. Come può un lago pieno di fango riflettere le immagini chiaramente? Il Divino non può essere riflesso da una mente debole e piena di vizi. Il cibo rende l'uomo forte nel fisico e nella mente. La condotta morale, le buone abitudini, lo sforzo spirituale, tutto dipende dalla qualità del cibo. Le malattie, le debolezze mentali, la pigrizia spirituale, sono i prodotti di un cibo sbagliato >>. Arjuna chiese: << Krishna! ti prego dimmi quali sono i cibi "satwici" quelli "thamasici" e quelli "rajasici"? >>. Krishna rispose: <<Arjuna! Il cibo per essere "satwico" deve essere capace di rafforzare la mente ed il corpo. Non dovrebbe essere né troppo salato, né troppo piccante, non troppo amaro, né troppo dolce o troppo acido. Non dovrebbe essere preso bollente e non dovrebbe dare troppa sete. Andrebbe seguito il principio generale della moderazione. Inoltre si devono osservare i seguenti accorgimenti: il cibo cotto nell'acqua, non dovrebbe essere mangiato anche il giorno successivo, perché dannoso alla salute. I cibi fritti dovrebbero essere consumati subito, prima che mandino cattivo odore. Il cibo rajasico invece è l'opposto di quello satwico. E’ molto salato, molto dolce, troppo piccante e troppo aromatico, è un cibo che intossica ed eccita>>.

2 - pag.182 Due tipi di purezza

<<Signore, perdonami se ti sembro impertinente ma è perché ho questo desiderio di sapere! Se si cambiano le abitudini nel mangiare è possibile cambiare il carattere passando da un "guna" all'altro? Oppure qualcos'altro deve essere fatto per aiutare il processo di purificazione?>>. <<Mio caro cognato! Se la trasformazione del carattere fosse così facile, si sarebbe potuto spazzare via dalla faccia della terra in un batter d'occhio, il vizio e la malvagità, caratteristiche di una natura maligna. Naturalmente occorre fare anche altre cose. Ascolta! Ci sono tre tipi di purezza che si devono osservare: la purezza nei cibi, quella nei recipienti nei quali il cibo viene cucinato e la purezza delle persone che preparano le vivande e le servono. Non è sufficiente che il cibo acquistato sia puro e di buona qualità, ma dovrebbe essere acquistato con mezzi finanziari puliti e non illeciti, altrimenti essi, essendo inquinati all'origine, inquineranno anche il cibo. La sorgente, la preparazione e lo scopo devono essere tutti egualmente puri. Il contenitore deve essere pulito ed incontaminato. La persona che serve non solo deve essere pulita nel vestire, ma anche nelle sue abitudini, nel carattere e nella condotta. Dovrebbe essere senza odio, ira, preoccupazioni e, mentre serve, non dovrebbe essere indifferente, ma gaia e simpatica, umile e piena d'amore. Mentre serve non dovrebbe permettere alla sua mente di nutrire idee viziose. La semplice pulizia esterna e l'aspetto gradevole non sono sufficienti a compensare i pensieri cattivi. Il "sadhaka" che vuole raggiungere una buona concentrazione deve fare attenzione a queste regole. La sottile influenza dei pensieri cattivi del cuoco e dei camerieri impediranno la sua meditazione. E' importante perciò attorniarsi di gente virtuosa. L'aspetto esteriore, l'eccellenza professionale, e l'economia del salario non dovrebbero costituire un criterio di scelta dei cuochi e dei camerieri, bensì le loro abitudini ed i loro caratteri. Il cibo che mangiate è una parte importante del vostro fisico e del vostro mentale con i quali dovete lottare nel campo spirituale>>.

6 - pag.185 Il cuore dell'insegnamento della Ghita

Cari lettori!

Questo è il cuore dell'insegnamento della Ghita. Il corpo e la vita si fondano sul cibo e sono sostenuti da esso. Il cibo decide il livello raggiunto. Oggigiorno si enfatizzano le discipline del comportamento, ma non si fa nessuna menzione al cibo. Comunque grande ed istruita sia una persona anche se conosce gli insegnamenti del Vedanta e li insegna agli altri, ma trascura lo stretto codice stabilito per il cibo, che è la base essenziale per il corpo e le sue funzioni, è inutile che si metta persino nel campo spirituale. La purezza del cibo, di chi lo cucina, e di coloro che lo servono sono essenziali. La gente è contenta quando lo stomaco è pieno e la fame se n'è andata, ed il primo tempio che visita, quando esce il mattino, è il bar, ed il sabato e la domenica, il ristorante. Come possono questi golosi concentrarsi?

La purezza nel cucinare i cibi, la purezza delle materie prime, e nel servire, come possono essere garantiti in un ristorante? La gente si lamenta di non avere concentrazione e di soffrire di grande confusione e la causa essenziale è l'assenza di quei tre elementi. L'effetto sarà assicurato solo quando si saranno rispettate quelle tre cose. Quando si cucinano cose amare, il piatto che ne uscirà, come potrà essere dolce? Il cibo e la ricreazione, entrambi, dovrebbero essere attentamente regolati secondo i dettami della Ghita, ma purtroppo poca attenzione viene data ai suoi insegnamenti, né essi vengono considerati essenziali. Molti sono i filosofi che si riempiono la testa a parole, ma sono incapaci di affrontare i rovesci dell'esistenza con un po' di filosofia." Ananda" e "shanti" si possono conoscere solo quando si seguono discipline riguardo il cibo e la ricreazione. La tenebra e la luce non possono coesistere, "kama" e "Rama" sono incompatibili, essi sono come il fuoco e l’acqua. Come si può sfuggire ad una reazione negativa se si tiene la Ghita in una mano e nell'altra si regge una sigaretta o si fuma uno "spinello”? Certuni giustificano le loro vite sregolate dicendo che, qualunque cosa essi mangino, viene resa pura ed accettabile dal fuoco della conoscenza che divampa in loro! Un frutto amaro non potrà mai essere trasformato in dolce!

Potrai immergerlo in tutte le acque dei fiumi sacri, ma senza risultato. Come può una persona che si riempie la bocca solo di parole della Ghita e non ne mette in pratica neanche una, assaporare la Sua dolcezza? Ecco ciò che accade a coloro che praticano tali ipocrisie: divengono atei e perdono quel poco di fede che avevano nelle Scritture. Come può una persona, incapace di regolare la sua alimentazione, controllare i suoi sensi? Come può un naso, che gocciola ad ogni colpo di tosse, resistere ad uno starnuto? Come può colui, che non è in grado di salire le scale, raggiungere le vette sublimi della spiritualità? Quando l'uomo è vittima senza speranza del caffè e delle sigarette, come può avere la forza ed il coraggio di sconfiggere nemici più potenti come l'ira, la lussuria e la cupidigia? Se non può rinunciare alla sporcizia, come può rinunciare al desiderio? Divenite maestri della vostra lingua ed allora potrete controllare il sesso. Le due cose sono intimamente connesse, come lo sono fra di loro, gli occhi o i piedi.

La via per amare

8 - pag.22 La verità è Dio

Per raggiungere questo stadio, per riconoscere che la verità è Dio, è indispensabile vivere moralmente. La vita morale si basa sulla capacità di distinguere il vero dal falso. Come si getta via il guscio dell'ostrica per estrarne la perla, si deve saper cogliere l'Essenza che è verità e respingere tutto ciò che non lo è. Ma, anche qui, ci vuole l'impegno individuale oltre che la Grazia Divina. E’ poi veramente utile ricordare che corpo ed anima sono due entità separate; quindi bisogna saperle distinguere. Questa capacità di distinzione (Viveka) è necessaria in tutti i casi della vita, sia secolare che spirituale; è indispensabile per riconoscere la verità, la verità che permane nella creazione, nell'esistenza e nel dissolvimento la verità che è Dio stesso. Per servire il Signore Supremo bisogna che la dieta sia pura. Riguardo al regime alimentare, c'è da prendere in considerazione la qualità degli alimenti più che la quantità, per quanto neanche la quantità sia da trascurare. Ma perché il vitto è così necessario? E’ necessario per acquistare il vigore occorrente per compiere il Seva. Perche il Sevayajna, il servizio dedicato a Dio, sia valido, occorre nutrirsi con alimenti puri. State dunque attenti alla qualità del cibo. Con la stessa costante attenzione si deve vigilare sulle abitudini personali e sui vari aspetti del proprio carattere, così l'attaccamento al corpo diminuirà ed il compito di assicurarsi la gioia perenne, l'Atmananda, diventerà più facile. L'uomo ha tutti questi doveri da eseguire prima di giungere effettivamente alla realizzazione divina: infatti, solo conducendo una vita spiritualizzata potrà purificare la sua natura e, così purificato, gli sarà possibile realizzare l'Anima Suprema. Ma se non s'impegna tenacemente, poi sarà vana la sua disperazione per non esser stato in grado di riconoscere l'Essere Sublime, la più alta Essenza, il Paramatma. In questo mondo fisico non si può apprezzare il valore dello sforzo interiore se non si conosce il pregio della vita spirituale e della sua purezza. Si potrebbe obiettare che la pratica spirituale può essere affrontata solo dopo averne conosciuto il valore, ma sarebbe come dire che, prima di gettarsi nell'acqua, bisogna saper nuotare. No, per imparare a nuotare è proprio necessario tuffarsi in acqua con un salvagente intorno alla vita. Lanciatevi dunque senza timore nella disciplina spirituale con un galleggiante legato alla mente, e capirete quale sia il suo valore. La natura e la condizione dell'impegno spirituale sono note solamente a coloro che ne hanno percorso la via. Essi sanno che il sentiero di Sathya e Viveka verità e discriminazione porta alla conoscenza del Paramatma. Chi non ha seguito questa strada e non sa neppure che ci sia, non può descriverla né a se stesso né agli altri. Soltanto il Paramatma l’Anima Suprema Universale, la più Alta Essenza è reale. Il Paramatma è verità. Il Paramatma è amore. Meditate sul Paramatma nella Sua essenza di verità e d'amore. E’ possibile concepirLo, qualunque sia la forma su cui meditate. Cercate la compagnia dei Suoi devoti; frequentandoli, il senso del discernimento e del distacco dal mondo fenomenico si svilupperà e si radicherà in voi. Le forze dello spirito ne saranno rinvigorite e voi sarete compensati con la pace interiore. Allora la vostra mente si unirà al Paramatma. Qualsiasi cosa facciate, cercate di utilizzare le energie ed il talento di cui siete dotati per esprimervi ed agire nel rispetto della verità. Sulle prime potrete anche fallire in questo tentativo ed incontrare difficoltà e sofferenze, ma poi finirete col riuscirvi ed avrete successo e gioia. Voglio ricordarvi che Sacyameva Jayachi, Nanricham, " col vostro modo di agire, col vostro modo di vivere, potrete rendervi conto della verità, potrete realizzare il Paramacma ".

Corso estivo 1993

Viaggio verso l’”oltre mente” pag.53 – (54)

...Se voi siete consapevoli che i vostri corpi appartengono al Signore, non farete cattivo uso dei vostri corpi. Comunque, tutti i vostri sforzi e tentativi andranno verso la Divinità. Se voi siete saturi della convinzione che la vostra energia appartiene a Dio, non ne farete cattivo uso. E' sotto questa luce che noi abbiamo descritto il principio del limite massimo dei desideri nel Sri Sathya Sai Seva Samithis. Il primo limite dei desideri è: "Non sprecate Cibo". Il Cibo è Dio. Il vostro corpo è fatto di cibo e voi siete il risultato del cibo che hanno mangiato i genitori, " Anna Brahma" (Cibo è Dio). Mangiate finché avete fame perché è necessario mangiare. Ma non buttate il cibo mettendo troppo cibo nel vostro piatto. Sprecando il cibo voi sprecherete l'energia Divina. La seconda istruzione è: "Non sprecate i soldi". Dio è ricchezza. Dato che Dio è ricchezza, il cattivo uso dei soldi è malvagio. Praticate la carità nel donare soldi, cibo, vestiario, case ecc., invece di usarlo per cose stravaganti. Il cattivo uso dei soldi non solo è malvagio, ma anche un peccato. La terza istruzione è: "Non sprecate tempo. Tempo sprecato è Vita sprecata". Dio viene esaltato come "Kalaya namah, Kalaya namah, Kalathithaya nama, Kala svarupaya namah". Utilizzate il tempo usando parole sante. Non sprecate il tempo. Sprecare il tempo significa sprecare Dio. La quarta istruzione è: "Non sprecate l'Energia". La gente spreca la propria energia indulgendo in cattivi pensieri, cattive visioni, ascolto malvagio e cattive azioni.

La strada giusta regale è:

"Non guardate il male, vedete solo ciò che è bene

Non ascoltate il male, ascoltate solo ciò che è bene

Non parlate male, parlate solo bene

Non pensate male, pensate solo bene

Non, fate del male, fate tutto ciò che è bene".

Traducendo in pratica le istruzioni descritte qui sopra voi potrete santificare il vostro tempo. Questo è "Sadhana" (disciplina spirituale) ed il servizio che voi dovete praticare. Verrà il giorno in cui la mente sarà spenta e voi avrete raggiunto la fusione con la Divinità.

L’importanza della disciplina   pag.96

I giorni, le notti e le stagioni osservano la disciplina. Non possono esistere giorni e notti se non esiste disciplina nel cosmo; non ci saranno stagioni senza i giorni e le notti; non ci sarà vita sulla terra senza le stagioni. Quindi c’è una necessità assoluta di osservare la disciplina. Ecco qui un caso per provare come la violazione della disciplina può essere nociva.

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In Inghilterra c’era una volta un venditore di latte che forniva latte puro. Siccome era una persona corretta faceva il suo lavoro in modo molto onesto. Dopo alcuni anni, le persone che compravano il latte da lui, si lamentarono della qualità del latte dicendo che era alterato. Il giudice, prima di pronunciare la sentenza, decise di indagare personalmente questo caso. Si presentò quando il bestiame venne munto, trovò il latte delle mucche non di buona qualità e concluse che non era però il venditore ad alterare il latte. Dopo ulteriori indagini scoprì che il bestiame non veniva munto ad orari regolari ma secondo gli orari convenienti al contadino. Dato che le mucche non venivano munte ad un orario specifico, il loro latte, che prima era di buona qualità, a causa della violazione della disciplina, divenne di qualità scadente. Il giudice concluse che persino il bestiame aveva reagito alla violazione della disciplina.

Prendete per esempio la disciplina che riguarda il cibo. Il cibo decide la natura della vostra mente. Se siete afflitti da pensieri malvagi mentre consumate il cibo, questi pensieri malvagi contaminano il cibo che state mangiando e di conseguenza influiscono sulla vostra mente. La mente nasce dal cibo che assumete. Come è il cibo così è la mente. Per questo motivo i nostri antenati raccomandarono di nutrirsi di cibo SATVICO. La parte più grossolana del cibo che ingeriamo viene espulsa, la parte sottile serve per i muscoli; la parte ancora più sottile diventa mente. In modo analogo, la parte grossolana dell’acqua che beviamo diventa urina, la parte sottile di essa diventa sangue. La parte più sottile diventa " PRANA". Noi possiamo affermare con certezza che l’acqua contiene "PRANA". Per questo, se qualcuno sviene, si spruzza dell’acqua sul suo viso. L’acqua permette alla persona svenuta di riprendere i sensi perché contiene " PRANA".

La preghiera davanti a Dio   pag.97

Noi dovremmo assumere il cibo con una mente satvica. I nostri antenati raccomandarono le offerte di cibo al Dio prima di assumerlo. Il cibo assunto in questo modo diventa “PRASAD" (offerta consacrata). La preghiera purifica il cibo dalle tre impurità, causate dall’assenza di "PATRA SUDDHI" (pulizia dei recipienti), "PADARTHA SUDDHI" (pulizia della materia prima del cibo) e "PAKA SUDDHI" (pulizia nel cucinare il cibo). E’ assolutamente necessario liberarsi da queste tre impurità per purificare il cibo, perché dal cibo puro deriva una mente pura. Non è possibile essere certi della purezza del cibo preparato perché non sappiamo quali pensieri attraversano la mente della persona che cucina il cibo. In modo analogo non possiamo essere certi della purezza degli ingredienti perché non possiamo sapere se gli ingredienti sono stati comprati in modo corretto dal venditore che li ha venduti a noi. Quindi è molto importante da parte nostra offrire del cibo a Dio sotto forma di preghiera in modo che queste tre impurità non affliggano la nostra mente. Ecco la preghiera:

Brahmarpanam Brahma havir

Brahmagnau Brahmana hutam

Brahmaiva tena Gantavyam

Brahma karma Samadhina

Aham Vaishvanaro Bhutva

Praninam deham ashritah

Pranapana Samayuktah

Pachamyannam Chatur vidham “.

Il cibo così offerto a Dio viene digerito da "VAISHVANARA" nel sistema digerente. Siccome Dio esiste sotto forma di fuoco come VAISHVANARA, Lui digerisce il cibo con tutte le impurità. In questo modo l’uomo non sarà contaminato da eventuali impurità che sono nel cibo. Per questo motivo, nelle mense Sathya Sai si canta il “BRAHMARPANAM" prima di mangiare. Purtroppo ci sono dei genitori che non insegnano ai loro figli i sacri principi esposti dai nostri antenati. Durante le vacanze viziano i loro figli facendoli mangiare di fronte alla televisione. Quindi le cose negative che fanno vedere alla TV affliggono le loro menti. Per questo i genitori dovrebbero fare rispettare sinceramente le tradizioni antiche. Questi principi potranno sembrare delle piccolezze, invece sono molto significativi. Un pezzo di legno, se viene attaccato dalle termiti, deve essere trattato immediatamente altrimenti le termiti lo rovineranno completamente. Tutte le cose malvagie dovrebbero essere stroncate sul nascere. Altrimenti causeranno dei danni in seguito.

Colloqui

(Sai apre una scatoletta d'argento e si prepara delle foglie).

Visitatore - Che cosa sono?

SAI - [47] pag.28

( in inglese) Sono noci; queste sono le foglie, e questo è il betel.

Non è una cattiva abitudine; se lo fosse, Svami non lo masticherebbe. Il succo delle foglie purifica il sangue, e la noce fa digerire. Qui lo dànno anche ai bambini per facilitare la digestione. Un altro ingrediente è il calcio; la miscela dà il rosso. E’ roba da Indiani. (Tutto ciò fu detto con tono scherzoso, con gran divertimento dei visitatori stranieri).

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Un visitatore - Come si fa ad essere devoti a Dio?

SAI - [52] pag.29

Occorre fiducia. Cominciamo dal cibo: il corpo è fatto di cibo e se non c’è la salute, tutto è difficile. Nello stomaco 1/4 è aria, 1/4 è cibo, ed i restanti 2/4 sono acqua. Oggi si mangia troppo, e non resta spazio per l’acqua; in India gli alimenti comuni sono riso e grano. Se si mangiano con moderazione, vanno benissimo, ma la gente mangia troppo e si intorpidisce. L’eccesso di cibo rende torpidi; la moderazione non fa male. Svami viaggia in tutta l’India e non si ammala mai per il cibo, ma solo quando prende su di Sé la malattia di un devoto; se no, mai. L’eccesso di latte fa male: è ragiasico.

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Visitatore - Sai Baba, questa domanda riguarda solo me, e non altri. Per me è importante mangiar carne.

SAI - [53] pag.29

Il cibo è importante per il corpo; è il cibo che ci fa nascere. Madre e padre si sono nutriti di cibo, e danno vita al figlio. I genitori sono cresciuti col cibo. Il tipo di cibi che mangi darà il carattere ai tuoi pensieri. Se mangi cibi sattvici, l’effetto sarà sattvico; la frutta, il latte e tutto ciò che è fresco e non piccante come le cipolle forti. La carne dà al sangue il suo effetto, come le passioni e simili qualità. Il pesce fa venire dei pensieri sozzi; anche se sta sempre nell’acqua, il pesce puzza.

Un visitatore - E la carne d’agnello?

SAI - [54] pag.29

La carne va bene per chi si concentra sul corpo e vuole che sia forte, ma non va bene per chi aspira alla vita spirituale.

Un visitatore Ma le proteine che vengono dalla carne?

SAI - [55] pag.29

Certo, dalla carne il corpo riceve delle proteine, ma non quelle mentali. Se ci tieni alla vita spirituale, non vale la pena che mangi carne; se invece tieni a quella materiale, va tanto bene.

C’è anche un’altra ragione spirituale. Quando ammazzi un animale, gli infliggi sofferenza fisica, dolore e danno. Dio si trova in tutte le creature; e allora, perché farGli del male? Se uno picchia un cane, quello guaisce dal dolore; e quanto più dolore dà l’uccidere? Gli animali non sono stati creati per fornire cibo agli umani. Sono venuti per faticare la propria vita nel mondo. Le iene, gli sciacalli e le volpi divorano i cadaveri degli uomini, ma ciò non vuol dire che l’uomo sia stato creato per dare alimento alle fiere. Così l’uomo mangia gli animali, ma essi non sono venuti per farsi mangiare dagli uomini. Eppure abbiamo preso l’abitudine di mangiar carne.

Un visitatore - Eppure beviamo il latte, che è animale.

SAI - [56] pag.29

Tutto ciò che viene dalla vacca, latte in quantità modesta, burro, cacio, va bene per chi cerca la vita spirituale; la vacca non ne soffre, ed è benefico prenderne. Nello Dvapara Yuga, 5.680 anni fa, prima del Kali Yuga, venne in uso il latte. La durata totale del Kali Yuga è di 11 mila anni.

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Discorsi volume I

pag.139

... Siete venuti in questo mondo perché rimandati in alcune materie; dovete acquisire una certa quantità di esperienza per completare il corso. Se vi convincerete che la vostra vera natura è Atma, allora il corso avrà termine e sarete promossi. Per raggiungere questo stadio dovete cominciare a coltivare il sentimento di parentela con tutti gli esseri, chiamato Sarvasamanabhava. E' molto difficile raggiungerlo, e l'unica strada consiste nel vedere l’Atma che risiede ovunque. Per esempio, una persona che possiede quella Bhava, non gioirà ad uccidere gli animali per cibarsene, e neppure li caccerà; perché dovreste andare in cerca di un animale nella sua tana, fargli la posta, predisporre le trappole e trarre piacere dalla sua morte? Prema dovrebbe venire coltivata nei confronti di tutti gli esseri, per poter vedere la Sarvabhuthaantharatma. L’Atma è onnipresente, non pensate che si trovi solo in persone appartenenti a determinate caste o razze o credi; e neppure che sia più grande negli uomini grassi o più brillante in quelli ricchi. E' composta di Sat, Chit e Ananda in ogni essere. E' necessaria una lunga Sadhana per guadagnare questa visione. Tuttavia, potete iniziare con piccole cose; ad esempio evitare di dare fastidio agli altri. Se siete incapaci di servire o non lo desiderate, desistete perlomeno dal recare danno; sarà già un servizio meritevole. Prendete ad esempio le vostre "vaak", le parole che pronunciate. Io sostengo sempre che vaaksuddhi conduce a manosuddhi. Per questo motivo insisto che si parli in modo pacato, dolce e parco. Il parlare satwico bandisce la rabbia, l'accaloramento e l'odio. Un tale modo di esprimersi non causerà litigi o fazioni, e neppure sconvolgerà la pressione sanguigna, ma promuoverà il reciproco rispetto ed amore. Inoltre, non ridete cinicamente del bene fatto dagli altri o delle altrui Sadhana, informatevi, ma non oltraggiate. Rispettate la sincerità degli altri, gli anziani e coloro che posseggono più esperienza di voi. Se siete in compagnia comportatevi in maniera educata, spargendo all'intorno fratellanza e gioia. Lottate per la felicità della comunità e della razza umana, e pregate che tutti gli uomini, in ogni luogo, possano avere pace ed abbondanza. Siate ansiosi di fare il bene e di essere buoni. Trattandosi di una cerimonia connessa con l'ospedale, dovrò dirvi ancora qualche cosa. Siate regolari nella dieta ed evitate brutte abitudini, se desiderate mantenere la salute. Una alimentazione moderata e di tipo satwico, favorirà la calma mentale e la felicità fisica. Bisogna sempre dare il benvenuto a Mitha-ahara. Troppe persone consumano cibi ricchi, in misura superiore al fabbisogno; devono imparare ad essere più moderate. Inoltre, evitando di fumare, sfuggirete a molte malattie causate da quella pratica rajasica. Ogni intossicante o stimolante è dannoso, perché disturba il corso della natura. La moderazione nel cibo, nella parola, nei desideri e negli interessi, l'accontentarsi di quel poco che può essere ottenuto da un lavoro onesto, il desiderio di servire gli altri e di infondere gioia a tutti, costituiscono il più potente dei tonici e degli elisir conosciuti dalla scienza della salute, la Sanathana "Ayur-veda".

Discorsi volume II

pag.70

... Per ritornare alle malattie fisiche, vi debbo dire di usare con moderazione il cibo e le bevande e di non consacrare troppo tempo al sonno ed agli esercizi fisici. Prendete un cibo di qualità <<sattwica>>, in quantità moderata e ad intervalli regolari. Questa è la base di tutto. Il cibo <<sattvico>> vi porterà il self-control e l'intelligenza, e ciò molto più di quanto non facciano i cibi <<rajasici>> e <<thamasici>>. E’ per questo che il cibo <<sattvico>> è essenziale a tutti gli aspiranti spirituali.

sea

C'era una volta, in una prigione dello Stato, un uomo dall'anima molto pura, dedito a ideali spirituali che praticava regolarmente il suo <<sadhana>> (disciplina spirituale). Era molto avanzato in <<dhyana>> (meditazione) e in <<dharana>> (concentrazione). Quando un giorno, sedutosi per compiere la sua meditazione, sorpreso, si sentì invadere da emozioni selvagge di odio e di violenza che non poteva trattenere, finì per andare in coma ed il suo guru fu terribilmente scosso dalla piega che avevano preso gli avvenimenti. Il guru tentò di scoprire il mistero studiando da vicino la vita del suo discepolo, ma non poté trovare alcuna valida ragione che spiegasse quella tragedia. Finì poi per scoprire che un certo assassino particolarmente fanatico, si era introdotto nelle cucine della prigione facendosi passare per cuoco. Alla vigilia del dramma aveva preparato il cibo che fu servito al pover'uomo. Delle terrificanti idee di morte avevano contaminato questo cibo. Esistono delle sottili forme-pensiero suscettibili di passare da una persona all'altra in questo modo. E’ per questo che si deve fare molta attenzione al cibo che si prende, in particolare quando si desidera progredire sulla via spirituale attraverso il difficile sentiero dello <<yoga>>.

Dovete regolarizzare anche le ore del sonno, perché esso è importante come il lavoro ed il cibo...

pag.159

... Ecco, la luce è tornata! Vedo che siete molto felici, perché il vostro desiderio è che la luce illumini di nuovo l'altare. Vorrei che desideriate con la stessa intensità che la luce bagni ogni angolo recondito del vostro cuore e della vostra mente. Questa sete di luce è la vera devozione. Ci sono molte persone che incolpano il Signore di essere la causa delle loro sofferenze, e non sanno che esse derivano dalla loro ignoranza. Prendete ad esempio il caso delle malattie fisiche: la maggior parte di esse sono dovute all'eccesso di cibo e alle cattive abitudini; una regola fondamentale è mangiare cibi puri e con moderazione. Le forze che i cibi generano nell'organismo dovrebbero servire a buoni fini, cioè a progredire sul cammino spirituale e, solo allora, la vostra vita varrà la pena di essere vissuta. Ricordatevi che <<Thyagaraja>> ha sempre seguito scrupolosamente quelle regole e non mangiò mai fuori casa o accettò del cibo non consacrato. Molta gente pensa che era un matto. Ma esistono invece delle sottili influenze che emanano dalle persone che preparano il cibo e che sono in seguito assorbite da coloro che lo mangiano. Il cibo è la base del carattere e lo stato della mente è condizionato da quello del corpo.

sea

Vi voglio raccontare un episodio che accadde 80 anni fa. C'era, a quei tempi, un grande <<Yogi>> di nome Hamsaraj che viveva a Badrinath. Era sempre in estasi e cantava le Glorie di Dio senza mai fermarsi. Aveva un discepolo altrettanto serio e sincero. Per parecchi giorni, il giovane fu tormentato da un sogno che non gli dava pace: vedeva una giovane fanciulla di 16 anni che piangeva e chiedeva aiuto: <<Chi mi aiuterà?>> essa continuava a ripetere. Il giovane discepolo era angustiato da quel sogno, che fra l'altro rappresentava per lui un enigma. Non poteva sbarazzarsi di quella fragile <<silouette>> e dei suoi pianti disperati, e quindi raccontò tutto al suo maestro, Hamsaraj che era, vi assicuro, un vero <<hamsa>> (cigno). Il cigno, come voi sapete, è simbolo della discriminazione; infatti se gli donate del latte nell'acqua, egli farà facilmente la separazione bevendo solo il latte. Hamsaraj era dunque come un cigno, il suo potere di discriminazione era grande e capì subito dal racconto del discepolo la ragione per la quale egli stava vivendo una tale esperienza. Gli chiese: <<Cos'hai fatto il giorno che hai avuto quel sogno? Cos'hai mangiato? Dove sei andato?>>. Fu così che seppe che quel giorno era stato invitato a mangiare da amici. Hamsaraj allora lo mandò dal Brahmino che aveva dato quella festa, dicendogli di cercare di sapere come il festino era stato preparato. Il povero giovane, maledì il giorno in cui aveva avuto quel sogno e cominciò ad odiarlo perché era costretto a correre a destra e a manca dietro cose che riteneva completamente inutili. Si chiedeva come la sua disciplina spirituale avrebbe potuto migliorare con quella inchiesta, ma alla fine fece ciò che il suo maestro gli aveva consigliato e andò dal Brahmino. Indovinate cosa scoperse! I soldi che erano serviti ad organizzare il festino erano stati offerti da un usuraio di 60 anni al quale il Brahmino aveva dato sua figlia in matrimonio, in cambio di una somma di 10.000 Rupie. Sua figlia, abbandonata, chiedeva al santo uomo di avere un po' di carità umana. Hamsaraj poté così provare al suo discepolo a che punto è importante esaminare da dove viene il cibo che vi si offre, la ragione per la quale ve lo si offre e le passioni che emanano dalla persona che lo prepara, prima di accettare un dono così intimo.

Voi mi direte che solo un devoto deve seguire quelle regole, ma chi non è devoto su questa terra? Tutti sono pellegrini in marcia per strade differenti che conducono tutte al medesimo luogo; la sola differenza è che certi si muovono lentamente ed altri più rapidamente, questo è tutto! Voi siete tutti <<civilizzati>> e <<colti>> come si usa oggi dire. L'uomo ha fatto della strada da quando copriva di foglie la sua nudità. Oggi veste con giacca e cravatta, e le donne con gonne e pizzi. Ma pur considerando come segno di civiltà e di progresso tale abbigliamento, l'evoluzione dei sentimenti e delle idee dovrebbe essere in rapporto con tale progresso. Senza contare dell'arte di vivere in società che pochi conoscono, e di quella meravigliosa conquista che è la pace e l'equilibrio mentale. La vita spirituale dovrebbe crescere con il crescere del progresso esteriore. La natura è bella, avete la fortuna di vivere in un corpo, quindi dovreste essere grati al Signore e cercare di basare la vostra vita su valori elevati. Per questo dovete dare la preferenza alla contemplazione interiore, che dà gioia duratura e abbandonare i volgari piaceri dei sensi. Thyagaraja aveva scoperto questa infinita gioia e la esprimeva attraverso la musica e la poesia. I suoi canti e le sue poesie fanno vibrare il vostro essere fino alle lacrime. Il Raia di Ramnad, che è il Presidente di questo festival, viene dal Tamil Nadu, e la lingua Telugu nella quale si esprimeva Thyagaraja gli è completamente estranea. Malgrado ciò egli è toccato da quella musica ed ama molto i versi di Thyagaraja. Conoscere il significato dei canti meravigliosi, pieni di dolcezza e ispirati dalla devozione sublime di quel grande poeta, vi aiuterà a penetrare più facilmente nel cuore e nell'anima. Il linguaggio che usa è quello di un <<sadhaka>> (ricercatore spirituale) che si trova ancora in piena lotta e quasi raramente quello del saggio felice e completo. Potete facilmente apprendere quel linguaggio se lo volete. Non ditevi che non è la vostra lingua abituale perché il campanilismo non è permesso in questo caso. Il comitato ha intrapreso un compito sacro. I membri di questa associazione barcollano sotto il peso dei numerosi problemi da risolvere. Non vi è nessuna ragione di scoraggiarvi. Ricordate il proverbio: <<I1 Signore Srinivasa apre gli occhi, ed il vostro dovere è compiuto>>. Vi prometto che egli aprirà gli occhi, ma voi dovete avere pazienza e pregare. La preghiera farà succedere ciò che vi può sembrare impossibile. Cantate la Gloria di Dio, ripetete il suo Nome dal profondo del vostro cuore e vedrete che riuscirete!              

Upanishad Vahini

Pag.75 [17]

Ed ora parliamo della meditazione (dhyana), che è superiore persino alla citta in quanto meditare significa fissare fermamente sul Divino l'intelletto (buddhi) quando ha superato il bisogno di sostegni di ordine inferiore quali immagini sacre o idoli. Quindi, nella meditazione cessano le agitazioni mentali, e qualunque forma di cambiamento passa inosservata; mentre è noto che per effetto delle qualità dell'inerzia (tamoguna) e della passionalità (rajoguna), tutte le cose create, - come l'acqua, le colline e le montagne, le stelle e i pianeti, gli uomini quali incarnazioni della Scintilla Divina, - sono tutte soggette al movimento ed alla trasformazione.

Pag.75 [18]

Ma la conoscenza (vijnana) è superiore alla meditazione, e, dato che è raggiungibile per suo mezzo, è ancora più preziosa.

Pag.75 [19]

Però la forza, il vigore (balam), superano persino Vijnana. Balam, infatti, illumina il mondo oggettivo e affina l'intuizione (pratibha), cioè la capacità di percepire la Coscienza in tutti gli oggetti di conoscenza.

Pag.75 [20]

Ma c'è una cosa ancora più importante dell'intuizione, ed è il cibo (annam), l'alimentazione, il sostegno della vita. Un uomo digiuno da dieci giorni diventa incapace di afferrare qualsiasi concetto. E’ la vita che permette di studiare, di servire il Maestro, di ascoltare i suoi insegnamenti, di riflettere su ciò che si è appreso e persino di ottenere la luce (tejas).

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Ora, tejnas è fuoco, calore e luce, quindi è superiore all'intuizione e al cibo. Infatti crea l'acqua, che a sua volta produce il cibo. Tejas può persino trattenere il vento; brilla nella saetta e risuona nel tuono.

Pag.76 [22]

Tuttavia, l'etere-spazio (akasa) supera anche la luce. E' per mezzo suo che i suoni vengono trasmessi e percepiti. Nel suo seno è possibile manifestare l'amore e il gioco, per suo mezzo i semi germogliano.

Pag.76 [23]

Ora, fate questa considerazione: la memoria (smarana) è superiore all'etere-spazio (akasha), perché senza di essa le esperienze sarebbero prive di significato, l'istruzione uno spreco, e gli sforzi inutili. Senza l'ausilio della memoria non si potrebbe sperimentare alcunché, né riconoscere gli elementi quali, ad esempio, lo stesso etere. Si può affermare che è la memoria a creare l'etere-spazio e tutte le altre cose.

Pag.76 [24]

Mediante questa analisi del valore e della relativa importanza delle cose e delle loro potenzialità, l’uomo deve cessare di identificarsi col corpo per riconoscere la sua vera Identità. Si innalzerà così al livello del più nobile tra gli uomini (uttamapurusha) che ride, scherza ed agisce senza prestare, attenzione ai bisogni e al benessere del corpo. L'uomo legato al corpo è preda del divenire (samsara), ma chi è libero da quel vincolo ha come campo d'azione la Vera Forma della Divinità (Svasvarupa). Il vento, i fulmini e il tuono non hanno un'esistenza permanente: appaiono in cielo durante la stagione delle piogge, e nel cielo tornano ad immergersi. Anche il Sé individualizzato (jivi) sembra stagliarsi, per un certo tempo, sullo sfondo dell'Assoluto (Brahman), ma, alla fine, si fonde in Lui.

Pag.89 [12]

Il cibo (annam) non va disprezzato. Questo principio, dovrebbe essere un sacro impegno per il saggio. Infatti, il corpo fisico è un dono del cibo, e le energie vitali o soffi (prana), che si servono del corpo come veicolo sono anch'esse cibo. Ecco perché, non è lecito disprezzarlo: questa dovrebbe essere una ferma convinzione. L'acqua (i liquidi), unendosi al "fuoco" dello stomaco, diventano cibo; ma anche l'acqua che cade sotto forma di pioggia, "ha in sé" il "fuoco" del fulmine. Per questo, chi dimora stabilmente nello "splendore dell'acqua" (apojyotis) è consapevole dello splendore del cibo e sa di doverlo riverire. In realtà, il cibo è un maestro (guru) perché conduce alla Conoscenza di Dio, e quindi non deve venire trattato con irriverenza. Per gli aspiranti questa regola deve assumere il valore di un voto.

Sadhana

95. Pag.84

E' segno di stupidità rimuginare sulle disgrazie e sugli errori commessi e punirsi rifiutando di prendere cibo. E' un modo di correzione molto fanciullesco. Come può essere di giovamento il trattare male il corpo per il beneficio di correggere la mente?

2. Pag.97

La cultura indiana come contenuta nei Veda ci consiglia che il controllo dei nostri organi sensoriali e il vivere con cibo satwico (armonioso) e buono sono i sentieri per la realizzazione dell’Io e la liberazione. Questa è la ragione per cui da tempo immemorabile nella nostra tradizione indiana, i Rishi (saggi) mangiavano cibo satwico e bevevano acqua limpida e corrente. Essi mantenevano le loro menti perfettamente pulite e questo è il motivo per cui erano capaci di comprendere lo spirito divino.

3. Pag.97

Moderazione nel cibo, moderazione nel parlare e nei desideri e occupazione, contentezza con quanto poco può essere ottenuto con lavoro onesto, ardore nel servire gli altri e nel dare gioia a tutti. Questi sono i più potenti tra tutti i tonici e preservanti della salute conosciuti dalla scienza della salute, la sanathana ayur-veda.

4. Pag.97

Dovete fare attenzione di non mangiare troppo e rovinare la vostra salute. Quando il corpo è malato anche la mente diventa debole e il cervello non può funzionare bene.

5. Pag.97

La dieta satwica non significa solamente il cibo che prendiamo attraverso la bocca ma significa anche l'aria pura che respiriamo attraverso il naso, la pura visione che vediamo attraverso i nostri occhi, i puri suoni che ascoltiamo attraverso le nostre orecchie e i puri oggetti che tocchiamo attraverso il nostro tatto.

Tutto ciò che introduciamo attraverso le porte dei cinque organi sensoriali può essere descritto come dieta satwica. L’ascoltare cattivi suoni, guardare brutte cose, toccare cose cattive, non costituiscono una dieta satwica.

6. Pag.98

L'immissione deve essere sempre pura e senza macchia, satwica. I suoni, le vedute, le impressioni, le idee, le lezioni, i contatti, gli impatti, tutti devono promuovere riverenza, umiltà, equilibrio, equanimità e semplicità.

7. Pag.98

La mente è la chiave per la salute e la felicità, quindi il cibo deve essere scelto in modo che non abbia effetto negativo sulla mente; insieme al cibo satwico alla mente deve essere anche data una dieta speciale come Dhyana, Japa, Namasmarana, ecc. per mantenerla in salute e ferma.

8. Pag.98

Moderando e modificando le abitudini di mangiare e bere si possono gettare le fondamenta di una vita spirituale. Si deve preferire il cibo satwico a quello rajasico. Bevendo liquido intossicante si perde il controllo delle emozioni e delle passioni, degli impulsi ed istinti, del parlare e dei movimenti e si scende persino a livello bestiale. Mangiando carne si sviluppano delle tendenze violente e malattie animali. La mente diventa più intrattabile quando si indulge nel cibo rajasico, non può essere più plasmata se del cibo tamasico viene consumato con gioia. Per dimorare nel Ramathathwa si deve costantemente vigilare sul cibo e le bevande, consumate sia dal corpo che dalla mente.

9. Pag.98

Dovete stare attenti circa il cibo che prendete poiché il Jihva e il Guhya sono i due più grandi nemici dell’uomo, i desideri della fame e del sesso vi portano alla perdizione. Desistete dal procacciare cibo alla lingua e alla sua bramosia, non siate vittime della lussuria o del gusto. Abbiate cibo satwico e mangiatelo in satwica compagnia. Siate moderati nel cibo e mantenete i sensi sotto stretto controllo.

11. Pag.98

La consacrazione può essere effettuata in vari modi. Prendete il cibo che consumiamo, offritelo a Dio prima di prenderne una porzione, allora è reso puro e potente. Qualsiasi atto fatto per la glorificazione di Dio è in questo modo reso puro e potente.

12. Pag.98

Aahaara e Vihaara (cibo e ricreazione) sono entrambe regolate attentamente nella Gita ma poco ascolto viene dato ai suoi insegnamenti che vengono considerati essenziali. Sono persone che giurano sulla Gita, che la interpretano per ore e che la predicano... ma poche di esse mettono i suoi insegnamenti in pratica. I versi riempiono le loro teste ma sono impotenti a sopportare i rovesci con allegria filosofica. Ananda (beatitudine) e Shanthi (pace) possono essere ottenuti solamente quando il cibo e la ricreazione sono puliti e purificati.

13. Pag.99

Per essere satwico il cibo deve essere capace di fortificare sia la mente che il corpo. Non dovrebbe essere troppo salato, troppo pepato, troppo amaro, troppo dolce o troppo agro. Non dovrebbe essere preso bollente. Il cibo che attizza le fiamme della sete dovrebbe essere evitato. Il principio generale è che ci dovrebbe essere un limite, un freno. Il cibo cucinato nell'acqua non dovrebbe essere usato il giorno dopo, diventa dannoso. Persino il cibo fritto dovrebbe essere consumato prima che sviluppi odori non piacevoli.

14. Pag.99

Il cibo rajasico è l'opposto di quello satwico. E' troppo salato, troppo dolce, troppo pepato, troppo agre, troppo odoroso. Tale cibo ci eccita e intossica. Regolate le vostre abitudini mangerecce, controllate l'avidità della gola. Mangiate solamente in modo satwico (tendente all'equanimità del cibo). Occupatevi in ricreazioni satwiche e allora potrete essere liberi dalla malattia fisica e mentale. Sopportate la calunnia, la perdita, la delusione, la sconfitta, coraggiosamente e con equanimità, allora nessuna depressione mentale vi potrà sopraffare. Devo dirvi che io sono felice quando qualcuno tra di voi è soggetto alla sofferenza in quanto vi viene data la possibilità di mostrare la vostra intelligenza ed il vostro valore. Harishchandra (un imperatore che rimase fedele alla verità malgrado tutti i travagli penosi che avrebbe potuto evitare dicendo una semplice bugia) subì una serie di terribili disastri, cadde in povertà, fu costretto ad andare in esilio, fu perseguitato duramente dai propri creditori, si piegò all'ignominia della vendita della sua regina e di suo figlio come schiavi, si assoggettò ad un lavoro degradante, ma non si piegò né cedette, rimase fermo nella determinazione di non cedere al richiamo dell’ingiustizia.

15. Pag.99

La pulizia interiore dovrebbe essere il vostro primo obiettivo. Qual è la cosa che pulite di più in un recipiente prima di bere? L’interno o l’esterno? Potrete avere dei bei vegetali, succhi eccellenti di tamarindo, chilli, sale, dhal, il cuoco può essere un maestro dell'arte, il forno può essere di una marca perfetta, ma se il recipiente di rame non è stagnato, il <<Saambaar>> diverrà una cosa pericolosa che non potrà essere mangiata. Agirà come un veleno su coloro che lo mangiano. Satkarma (azioni virtuose), sadaachaara (abitudini benefiche) agiscono per proteggere il Saambaar dal contatto con il rame. Per voi, i riti della Gavathri e del Sandhya, tre volte al giorno, agiranno come lo <<stagno>> per l’Haridavapaatra, il recipiente del cuore, dove le emozioni, gli impulsi e gli istinti stanno cuocendo. La disciplina del Sandhya addomesticherà tutti gli istinti così come il guidatore di elefanti sottomette la potenza dell’elefante e lo allena nell’eseguire dei giochi nella pista del circo. Non lasciate che vi sfugga questa occasione.

8. Pag.101

Secondo alcuni, il cibo satwico consiste nel latte e nella frutta. Ma è molto di più, può anche non essere questo in quanto le calorie che si prendono attraverso la bocca sono solo una piccola parte della quantità assorbita dall’uomo. Le percezioni attraverso i sensi sono parte del cibo che costruisce l'individuo. Il suono ascoltato, le cose vedute, le impressioni tattili cercate o sofferte, l'aria respirata, l'ambiente che preme in cerca di attenzione, apprezzamento e adozione, tutti questi sono <<cibi>>. Hanno un considerevole impatto sul carattere e sulla carriera dell'individuo.

Thursday, 13 October 2011 17:12

Chakra

Dhyana

Concentrazione sulla luce (Jyoti) - pag.20 -

Hislop - Svami, alcuni occidentali meditano sulla luce, non nella forma definita della fiamma di una candela (jyoti), bensì con una luce amorfa e, concentrandosi su di essa, la proiettano mentalmente. E’ corretto usare una luce informe per concentrarsi?

Sai - Non è pratico cercare di concentrarsi su ciò che non ha forma. La concentrazione sul jyoti è solo un esempio. L ‘oggetto della concentrazione può essere un suono, una forma, una luce, eccetera, ma dev’essere qualcosa di concreto. Non è facile fissare la mente sull’astratto.

Hislop- C’è un tragitto particolare che la fiamma deve percorrere entro il corpo?

Sai - Si porta innanzitutto la fiamma al cuore, concepito come un fiore di loto i cui petali stanno per dischiudersi. Poi si porta la fiamma alle altri parti del corpo- Non c’è una sequenza obbligata, ma è importante che la zona conclusiva sia la testa. Qui la fiamma si espande a forma di corona, che custodisce e protegge il capo. La luce, poi, viene portata fuori, dal particolare all’universale. Mandatela a parenti, amici, nemici, alberi, animali, uccelli, finché l’intero mondo con tutte le sue forme viene visto nell’estensione della medesima luce che c’è in voi. L’idea è quella di portare la luce nella fase universale, ossia di vedere la stessa luce divina all’interno di ognuno, in ogni cosa e in ogni luogo. Per imprimere questa universalità nella mente, si fa espandere la luce fuori dal proprio corpo. Quanto più profondamente ci si inoltra in questo mondo, tanto maggiore è la comprensione di quanto accade nella meditazione: il pensiero della luce si dissolve e subentra l’oblìo della propria corporeità e, quindi, l’esperienza diretta di non essere il corpo. Questa è la fase della contemplazione, nella quale si dimentica totalmente il corpo - E’ una condizione che non può essere forzata; viene da se ed è il livello che viene dopo una corretta concentrazione. Vivekananda diceva che, nella meditazione, non riusciva più a ritrovare il suo corpo- “Dov’è? - diceva - Non lo trovo più”. Visualizzare la luce e spostarla qua e là serve a far lavorare la mente, a tenerla occupata nella giusta direzione, in modo che non venga turbata da questo o quel pensiero che sarebbe di ostacolo al processo del suo progressivo calmarsi. Diffondere la luce nell’Universo, mandarla a tutti gli altri corpi fino a perdere la coscienza del proprio, è lo stato di “contemplazione”. Con l’approfondirsi della contemplazione, si entra, senza un particolare atteggiamento volitivo, nella fase meditativa, che non è mai il risultato di uno sforzo. Finché il meditante è conscio di sé e della sua meditazione non medita affatto, ma si trova ancora nella fase preliminare, all’inizio della concentrazione. Ci sono dunque tre fasi: concentrazione, contemplazione e meditazione- Quando la contemplazione diviene profonda, si traduce con naturalezza in meditazione e quest’ultima è completamente al di sopra dell’attività sensoriale- Nello stato di meditazione, il meditante, l’oggetto della meditazione ed il processo meditativo svaniscono: c’è solo l’Uno, e quell’Uno è Dio. Tutto ciò che è soggetto a mutamento si dissolve ed esiste solo la condizione del, “Tat Tvam Asi”: Quello sei tu - Infine, rientrati nel normale stato di coscienza, si ripone la fiamma della candela nuovamente al centro del cuore, per tenervela accesa tutto il giorno.

Hislop - Nella meditazione sulla forma di Dio, Svami dice che il passaggio agli stati di contemplazione e di meditazione avviene in modo naturale, senza la volizione di chi medita. Ma come si lega questo alla meditazione sulla luce, dove il meditante porta la fiamma nelle varie parti del corpo con un preciso atto di volontà?

Sai - Nell’autentica meditazione, l’esperienza di una forma o della luce è data dalle tre fasi: dalla concentrazione, che è sottoposta ai sensi, dalla meditazione che li sovrasta e dalla contemplazione, che sta fra le due, in parte sotto e in parte sopra il livello dei sensi. Non ci sono differenze sostanziali fra una forma e la luce - Se il devoto predilige una certa forma di Dio, può fonderla nel jyoti, ed essa sarà oggetto della sua concentrazione, mentre la fiamma segue il suo percorso - Orbene, la concentrazione può essere proprio sulla forma di Dio, dal momento che Dio si trova universalmente in ogni forma. Ripeto: la scelta della forma è solo un espediente, che permette di sprofondare nella quiete e far sì che il corpo, il "non-Sé” esca dal campo della coscienza. Come oggetto di concentrazione si può adottare qualsiasi cosa concreta: una luce, una forma o un suono. Non è possibile entrare direttamente nello stadio della meditazione.

Hislop - Parlando di yoga, Svami ha detto che il "Bhakti yoga”, lo yoga della devozione a Dio è il solo che valga la pena di praticare e che gli altri sono inutili - Ma gli occidentali obiettano che Ramakrishna Paramahansa ha fornito una descrizione della " kundalini” che sale ed apre ogni "chakra”. Qual è la risposta più giusta a tale dubbio?

Sai - Ramakrishna si è servito dei " chakra” per indicare simbolicamente i punti di maggiore sensibilità lungo la colonna vertebrale. A proposito della meditazione sulla "kundalini” si è diffuso un grosso equivoco. Il "chakra” è la ruota. Non ci sono ruote nella spina dorsale. La ruota fu presa a simbolo della circolazione sanguigna che è circolare. Anche i dischi della spina dorsale sono rotondi. Collocando la "ruota” in vari punti della colonna vertebrale e attribuendo a questi dei nomi particolari, si può fissare la mente su tali zone portandola dall’una all’altra-

La posizione del corpo - pag.57 -

Dopo aver adottato una posizione comoda, dovete sedervi con la schiena dritta, in modo da dare libero corso ai movimenti dell’energia Kundalini. Questa energia è situata nella regione del coccige (Muladhara Chakra), come una radiosa corrente divina. La sua ascesa verso il Loto dai mille petali, che si trova alla sommità del capo (Sahashrara Chakra), porta l’uomo ai vari livelli di coscienza e al risveglio spirituale. Prima di giungere là, essa attraversa gli altri centri: lo Svadishtanam Chakra, che corrisponde all’ombelico; il Manipura Chakra, che corrisponde al plesso solare, cioè alla regione dello stomaco; l’Anahata Chakra, che corrisponde al cuore; il Vishuddha Chakra, che corrisponde alla laringe e l’Ajna Chakra, che corrisponde alla zona fra le sopracciglia. Durante la meditazione, il meditante non dovrebbe chiudere ermeticamente gli occhi né tenerli completamente aperti. Dovrebbe guardare ad occhi semichiusi la punta del naso e concentrarsi sulla raggiante energia divina dell’Ajna Chakra. In questa beata disposizione d’animo, deve tenere le mani in modo che pollice ed indice si tocchino alle estremità (Chinmudra), mentre le altre tre dita di ambedue le mani sono tenute separate. Il pollice rappresenta Dio e l’indice l’Anima individuale (Jiva). L’Anima, combinata con le sue qualità naturali (guna), è condizionata dal tempo. Ma Dio è al di là del tempo e, perciò, tutte le influenze della natura materiale svaniscono allorché l’essere vivente si fa uno con Dio. Lo scopo della meditazione è proprio condurre all’unione dell’Anima con il Signore Supremo (Ishvara). L’essenza della triplice purificazione (triputi) consiste nella completa coesione fra le realtà dell’uomo (Jiva), di Dio (Ishvara) e del mondo (Prakriti). Divinità e unità nella molteplicità degli individui possono essere visualizzate adottando nella meditazione la posizione del Chinmudra.                                                          

(SSB 1979, 111-112)

Ghita Vahini

1 - pag.131 La via luminosa o la scura via verso la salvezza o la rinascita

Il <<satwaguna>> simbolizza la purezza e lo splendore, mentre il <<thamoguna>> simbolizza le tenebre ed il buio rispettivamente contraddistinti dai colori bianco e nero. Ci sono due nervi sottili detti <<nadis>>, <<ida>> a sinistra e <<pingala>> a destra del <<sushumma>> (spina dorsale). La <<ida-nadi-marga>> è il cammino lunare, mentre la <<pingala-nadi-marga>> è il cammino solare. Gli <<yogis>> procedono lungo quello solare, mentre gli altri lungo quello lunare.

Questo è un altro dei misteri passato inosservato.......

Colloqui

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H.- Parlando di yoga Svami ha detto che lo Yoga della Devozione (Bhaktiyoga), è il solo che valga la pena, e che gli altri sono inutili. Gli occidentali però obiettano che Ramakrishna Paramahamsa descrive come la kundalini si alzi ed apra ogni chakra. Qual è la risposta giusta a tale dubbio?

SAI - [28] pag.115

Ramakrishna prese i chakra come simboli dei punti di massima sensibilità lungo la colonna. Sulla cosiddetta "meditazione sulla kundalini” c'è un sacco di malintesi. Il chakra è la ruota. Non ci sono ruote nella colonna vertebrale; la ruota fu presa come simbolo della circolazione del sangue, che è circolare. Anche i dischi della colonna sono rotondi. Mettendo la "ruota" ai vari punti della colonna e dando a questi dei nomi speciali si può fissare la mente su queste zone prefissate e portarla sulle altre.

H.- Che dice Svami dell'idea che il serpente kundalini si sveglia alla base della colonna e mette in azione i vari chakra nel suo elevarsi?

SAI - [29] pag.115

Quell'energia è il prana. Si suppone che salga su per la colonna con la pratica del controllo del respiro (pranayama), la quale è pericolosa se non è corretta in ogni sua fase. Non è necessaria, e Svami la sconsiglia. La zona tra la IX e la XII vertebra è particolarmente sensibile; una lesione in essa può portare alla paralisi. La meditazione che insegna Svami è la strada regia, la via facile. Perché cercare altre pratiche? Affinché la meditazione sia efficace, la si deve praticare con costanza, senza fretta né preoccupazioni. Il successo è garantito; rivolgiti a Dio; Lui ti aiuterà, risponderà e sarà il tuo Guru, sempre al tuo fianco. Pensa a Dio, vedi Dio, senti Dio, mangia Dio, bevi Dio, ama Dio. Questa è la strada comoda, la via regale per farti arrivare alla meta, spezzare l'ignoranza e prendere coscienza della tua vera natura, che è una con Dio.

Discorsi vol. X 1° tomo

Pag.155 YOGA MARGA

Può la sete essere placata con goccioline d'acqua o la fame appagata con grani di riso? La realizzazione della verità, della creazione e del Creatore implica una dura disciplina e una costante fede nei sentieri prescritti dai saggi. Questi sentieri guidano gli uomini alla meta attraverso la ricerca, la devozione, il lavoro pio, la meditazione, l'adorazione e altre discipline simili. C’è anche il metodo dello Yoga, che è stato ampiamente diffuso al giorno d'oggi come un mezzo per l'autorealizzazione, ottenibile da quelli che lo praticano. E’ stato insegnato e propagandato come un sicuro e semplice mezzo di liberazione. Novizi e gente comune sono raggirati da grandi promesse, ma devono essere avvertiti in tempo dei limiti e delle possibilità dello Yoga, come viene ora insegnato e proposto. Il primo vero assioma dello Yoga in quanto disciplina spirituale, è di "vincere i turbamenti della mente". Comunque è più facile dirlo che farlo, perché la mente deve morire e non addormentarsi. Naturalmente ci sono persone che hanno raggiunto questa vittoria, ma nessuna di loro potrà aiutarvi per acquisire il controllo o la conquista della mente. Esse sono così immerse in ananda che i richiami del corpo, il tempo, la catena delle cause, ecc. non le possono mai raggiungere. Ciò che uno può aspettarsi da un maestro di Yoga è solo un diluito, limitato, pseudo tipo di Yoga-darsana, perché solo quelli che si sono fermati a mezza strada nel sentiero dello Yoga sono disponibili come istruttori e guide. Quando uno ha percorso l'intera via, deve per forza lasciare dietro di se il mondo e i suoi bisogni.

Yoga significa unione o aggiogare l'individuo, e il jivatma deve essere aggiogato al Paramatma; deve trovare il proprio compimento nel tutto, di cui è parte. Come i fiumi portano le acque del mare nel mare stesso, felici di perdere le limitazioni dei loro nomi, la loro dimensione, ecc. in questa consumazione, così l'individuale si assorbe nell'universale. Quello è Yoga. E’ Yoga quello che accade alla bambola di sale che è caduta nelle profondità del mare per calcolare la profondità dell'acqua e diventa uno col sale. Anche il sale viene dal mare e diventa uno con esso. L'uomo ha cinque guaine che coprono la sua individualità: annamaya (materiale), pranamaya (vitale), manomaya (mentale), vjinanamaya (intellettuale) e anandamaya (piena beatitudine). Quando l'uomo si dirige dal mondo obiettivo a quello soggettivo, può sciogliere la sua individualità a raggiungere la sua naturale beatitudine. Ma la maggior parte degli uomini si diletta nella primissima guaina - la guaina materiale - e rimane monopolizzato e aggrovigliato in scopi e piaceri materiali. L'uomo non si rende conto di vedere solo ciò che vuole; non può vedere al di là del suo bisogno. Perciò, a meno che i suoi desideri non siano purificati e chiarificati, egli non può penetrare nei regni interiori della gioia. Se chiedete a qualcuno da dove vengono le parole che ha pronunciato, egli risponderà che provengono dalle corde vocali. No. Le corde vocali possono produrre la voce ma non le parole. La colonna spinale, dal muladharachakra al ajnachakra, dal più basso punto della colonna al punto in mezzo alla fronte, è come la veena, le cui corde quando sono tirate e suonate, producono risonanza. Le guaine vitale e mentale sono coinvolte in queste regioni. Quando le dita che suonano si fermano e premono con impazienza sulla veena a intervalli irregolari, si producono differenti note e si ha come risultato un suono gradevole. Quando la mente decide che un'idea deve essere comunicata, il prana suona sulle corde e si formano le parole.

Il muladhara, il più basso dei chakra al punto più basso del passaggio spinale, è l'incarnazione del principio prakrithi (natura). Perciò è correlato ad annamaya Kosa, l'aspetto materiale dell'uomo. Esso è il prithvithathwa della terra.

Il swadhisthanachakra al punto dell'ombelico, è il guardiano del pranamayakosa, l'aspetto vitale della persona. Esso è il principio agni, la fonte e sorgente del calore nel corpo, che mantiene i processi di digestione e protezione dai cambiamenti ambientali. Il manipurakachakra è il prossimo più alto nella scala spinale. Esso è il jalathathwa (principio acqua), che aiuta la circolazione del sangue sia nel cuore che fuori di esso, in tutte le parti del corpo.

L’anahathachakra è nella regione del cuore. Esso incarna il principio vayu che presiede al processo respiratorio, inspirazione ed espirazione, così essenziale per la vita e l'attività. Esso inoltre vitalizza la forza spinale, e passa sopra le agitazioni della veena interiore.

Il visuddhachakra è nella cavità della gola, vicino alla ghiandola pituitaria. Esso rappresenta il principio akasa e promuove suono o sabda.

L’ajnachakra nel punto in mezzo alla fronte è l'incarnazione di vijnana, lo splendore della consapevolezza, perché quando questo chakra è raggiunto, l'uomo intravede la verità, si trasforma e diventa iperlucido.

Esso è solo un gradino lontano dalla realizzazione finale, quando il Sahasrarachakra nella parte superiore della testa è raggiunto. Questa è la consumazione di tutto il sadhana, di tutta la ricerca. Lo stadio del desiderio opera nei primi due chakra, lo stadio dello sforzo (kriyasakthi) opera nei due successivi e lo stadio della consapevolezza (jnanasakthi), è più evidente negli ultimi due. La consapevolezza è lì, latente in ognuno, pronta a venire in superficie quando i veli dell'ignoranza sono rimossi. La forza vitale individuale, o fivathathwam, risiede come un lampo nel grembo di una nuvola blu, fra il nono e il dodicesimo anello della colonna spinale. Esso sarà all'erta e consapevole solo quando si è fatto il sadhana di qualsiasi tipo, dopo aver purificato il carattere e le abitudini. Se, però, si intraprende il sentiero dello Yoga quando i sensi sono ancora potenti e imperiosi, gli effetti sulle emozioni e sulle passioni saranno disastrosi. Si può diventare pazzi e dire e scrivere cose assurde e oscene intorno a se stessi e agli altri. Ho conosciuto molti casi di sadhaka simili che si sono sviati. Questo è il motivo per cui sama (controllo dei sensi), dama (controllo delle passioni ed emozioni interiori), uparathi (ritiro della mente dagli scopi esterni), thithiksha (acquisizione del potere di sopportare caldo e freddo, dolore e gioia, guadagno e perdita, ecc., con equanimità), sraddha (fede nelle Scritture e nell'esperienza dei saggi) e samadhana (equanimità e forza d'animo), sono stati messi in rilievo come requisiti per l'aspirante. Lo Yoga, come insegnato e imparato attualmente, è nel migliore dei casi solo un sistema di esercizi fisici, un mezzo per acquisire salute e un senso di benessere fisico. Esso non può essere una disciplina spirituale, che conduce all’autorealizzazione. Il corpo che è composto dei cinque elementi può essere colpito da queste pratiche Yoga. La mente non ha potere illuminante di per se stessa, e, come la luna, essa può solo riflettere la luce del sole, o l'Atman nell'interno. L'Atman può essere conosciuto solo attraverso l'amore; tutte le pretese contrarie sono spurie e mancano il bersaglio. Mediante la kundalinisakthi e la sua ascesa attraverso i chakra, è quasi impossibile realizzare l'Atman universale. Anche quando è realizzato, l’esperienza non è comunicabile attraverso lezioni. La visione raggiunta deve essere dell'Uno, senza un secondo, e solo allora può essere genuina. L'anima di tutti gli esseri viventi deve essere riconosciuta come Una.

sea

C'era una volta un guru che era solito iniziare i suoi allievi nel manthra Narayana: Om namo Narayanaya. A uno dei suoi allievi, dopo avergli conferito il manthra, diede un ulteriore ordine dicendogli: << Abbi la forma di Narayana (il Signore Vishnu) davanti al tuo occhio mentale quando ripeti il manthra e stai attento a non pensare a una scimmia quando reciti il Nome e contempli la Forma>>. L'allievo annuì, ma tutte le volte che sedeva a meditare, la scimmia non lo lasciava in pace. Egli continuò a dire a se stesso che non doveva pensare a una scimmia ma la scimmia insisteva nel far capolino nella sua coscienza. Così egli si lamentò col guru e gli chiese il consiglio. Il guru disse che Narayana è onnipresente e immanente in ogni essere vivente e così egli poteva meditare su Narayana come la Realtà di ogni essere vivente che compare nella sua visione.

Come potete separare alcune cose come non-Dio e altre come Dio? Esse sono tutti membri, organi e cellule del Suo Corpo. Se voi separate tutti questi membri, organi e cellule, cosa rimane del corpo? Perciò non lasciatevi condurre nello Yoga marga, poiché esso è pieno di pericoli e non ci sono per esso maestri efficienti, mentre le Yoga-sana (le posizioni Yoga) possono essere praticate per una migliore salute sotto una guida adatta.

Thursday, 13 October 2011 15:46

Associazione Culturale Olé - Milano

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE OLE’ Oltre L’Emozione,
nasce il 08 agosto del 2008 dal desiderio di riconoscere nell' arte, nella musica e nel teatro gli elementi culturali essenziali di una società moderna e non solo come meri strumenti bensì come fattori attivi affinché siano veri elementi di sviluppo culturale, economico ed artistico ritenendo che la loro conoscenza non resti sapere di pochi ma diventi patrimonio dell'intera società.
Per perseguire questo scopo si sono riuniti in un'associazione culturale che si propone di promuovere e diffondere momenti, spazi ed opportunità di incontro e di percorso focalizzando le proprie attività sul concetto di vita come esperienza per riconoscersi Oltre Le Emozioni. Attraverso il ritrovamento del gusto del divertimento di vivere OLE’ diventa un luogo privilegiato dove trovare forza e metodologia, attraverso le forme dell’arte, per sviluppare l’armonia tra l’individuo e l’ambiente : una sorta di teatro Totale dove l’arte diventa vita.
Un luogo di ricerca e di incontro per lo studio e la diffusione delle diverse modalità espressivo-creative delle arti quali la musica, il teatro, la danza e tutte le scienze e discipline olistiche che si trasformano e approdano al mondo dell’ arte-terapia in generale.
OLE’ si propone inoltre di offrire occasioni per riconoscere e sviluppare il “sé” , il proprio ruolo nel grande gioco della vita, in tutte le stagioni della vita , attraverso le emozioni.
OLE’ ha un proprio spazio nel comune di Bresso esattamente in Via Marconi 64/ Via Vittorio Veneto 8 (Fronte Supermercato Carrefour)

Thursday, 13 October 2011 15:42

Associazione Culturale Olé - Milano

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE OLE’ Oltre L’Emozione,
nasce il 08 agosto del 2008 dal desiderio di riconoscere nell' arte, nella musica e nel teatro gli elementi culturali essenziali di una società moderna e non solo come meri strumenti bensì come fattori attivi affinché siano veri elementi di sviluppo culturale, economico ed artistico ritenendo che la loro conoscenza non resti sapere di pochi ma diventi patrimonio dell'intera società.
Per perseguire questo scopo si sono riuniti in un'associazione culturale che si propone di promuovere e diffondere momenti, spazi ed opportunità di incontro e di percorso focalizzando le proprie attività sul concetto di vita come esperienza per riconoscersi Oltre Le Emozioni. Attraverso il ritrovamento del gusto del divertimento di vivere OLE’ diventa un luogo privilegiato dove trovare forza e metodologia, attraverso le forme dell’arte, per sviluppare l’armonia tra l’individuo e l’ambiente : una sorta di teatro Totale dove l’arte diventa vita.
Un luogo di ricerca e di incontro per lo studio e la diffusione delle diverse modalità espressivo-creative delle arti quali la musica, il teatro, la danza e tutte le scienze e discipline olistiche che si trasformano e approdano al mondo dell’ arte-terapia in generale.
OLE’ si propone inoltre di offrire occasioni per riconoscere e sviluppare il “sé” , il proprio ruolo nel grande gioco della vita, in tutte le stagioni della vita , attraverso le emozioni.
OLE’ ha un proprio spazio nel comune di Bresso esattamente in Via Marconi 64/ Via Vittorio Veneto 8 (Fronte Supermercato Carrefour)

Thursday, 13 October 2011 14:25

Celebrazioni Sacre

Discorsi 88/89 volume I

Le feste [30] pag.54

Si dovrebbe cercare di capire il vero significato delle cose. C'è per esempio, l’usanza di celebrare le festività religiose, e si trascorrono come se fossero domeniche o giorni di vacanza. Ma quelle feste sono sacre e devono essere dedicate a Dio - L'uomo non può capire il gioco divino. Rallegratevi per l’opportunità che Dio vi dà di festeggiarlo. Non intavolate discussioni inutili, che vi fanno solo perdere tempo.

Tre aspetti divini [5] pag.64

La vita di un uomo che non rispettasse e non amasse una madre così venerabile sarebbe del tutto inutile. L’uomo deve venerazione e amore alla madre, nella quale può riconoscere l'incarnazione stessa di tutte le forze divine. Questo è il messaggio centrale implicito nella festa di Navaratri. La suprema Energia Divina (Shakti), si manifesta nelle forme di Durga, Lakshmi e Sarasvati- Durga è la Shakti, la Dea Madre a cui si deve l'energia fisica, mentale e spirituale; Lakshmi accorda vari tipi di ricchezza, non tanto in senso materiale, quanto in senso spirituale: ricchezza in relazione al carattere, all'intelletto e così via. Anche la salute è ricchezza. Lakshmi elargisce ricchezze ineffabili. Sarasvati, dal canto suo, conferisce intelligenza, capacità di indagine intellettiva e discernimento. La festività di Navaratri viene celebrata per proclamare al mondo il potere di questi aspetti della Divinità. La madre rappresenta una sintesi di tutti questi aspetti divini: da lei provengono energia, ricchezza, intelligenza e costante attenzione al progresso dei figli nella vita- Una madre, perciò, rappresenta tutte e tre le Divinità che si venerano durante la festa di Navaratri 20 -

Le azioni-culto [14] pag.68

Incarnazioni del Divino Spirito,

sgombrate l’animo dalle futili fantasie, dalle fisime ostinate, dagli inutili crucci. Trasformate tutte queste bizzarrie in pensieri elevati, in modo che diventino sentimenti d’amore. L’amore deve predominare su tutto, cosicché ogni vostro gesto, ogni vostro atto diventi un gesto, un atto di adorazione. Ogni vostra parola diventi preghiera, un mantra21 rivolto all'Atman, all'Unità Cosmica, al Paramatman22. Così dovrebbe vivere il vero uomo se non vuole essere simile o inferiore alle bestie- Ogni sua azione, ogni suo movimento dev’essere un’offerta al Creatore, che tutto gli ha donato - Questo è l'esatto significato del rito sacrificale; l’offerta materiale che si fa alla Divinità per onorarla, propiziarla o ringraziarla non è che un simbolo del vero sacrificio. Per quanto insignificante sia il lavoro che si fa, se viene offerto a Dio, acquista il valore di un atto di culto. Anche le Upanishad affermano che qualunque lavoro eseguito con l'intenzione di onorare e glorificare il Signore, diventa una funzione sacra e come tale dev’essere inteso.

Divinità della Natura [9] pag.73

Incarnazioni del Divino Amore,

convincetevi che la Natura è Dio- è vano cercarLo al di fuori di, essa. Gli esseri umani, nei loro diversi aspetti, sono immagini di Dio. Questi nove giorni di Navaratri possono aiutarvi a capire i vari modi di essere della Natura. L'azione, la volontà e la saggezza corrispondono rispettivamente ai poteri attribuiti alle tre Divinità che oggi celebriamo: Durga, Lakshmi Sarasvati 26.

Dio è amore [24] pag.98

Incarnazioni del Divino Spirito,

se volete Dio, non vi serve leggere le Scritture. E’ facile accedere a Dio. Non chiedeteGli ricchezze, carriera, soldi, terreni e proprietà: Egli si fa vostro intimo soltanto con l'amore. Se volete raggiungerLo, non c’è bisogno di tanti canti devozionali: tutti questi tipi di culto non sono altro che modi diversi per santificare il proprio tempo. Quando si santificano le azioni, ne viene di conseguenza santificato anche il tempo impiegato per esse. Scopo di queste azioni è la purificazione del cuore, ma a questo non arriverete mai se non con l'amore, che solo può avvicinarvi a Dio. Convertite l’amore in amore disinteressato e fate sì che cresca sempre più- Non lasciatelo degenerare in amore per il proprio "ego". Per definire l'amore c'è una sola parola: Amore, e Dio è l'autentica incarnazione dell'amore. Quindi, per raggiungere Dio, vera incarnazione d'amore, una sola cosa è necessaria, ed è appunto l’amore.

Per vedere un chiaro di luna non vi serve una torcia; lo potete vedere grazie al suo stesso chiarore. Così, giacché Dio è l’autentica incarnazione dell’amore, a Lui arriverete solo per mezzo dell’amore.

L'amore delle Gopi [25] pag.98

Tutti i tipi di sacrifici, i rituali e le offerte sacrificali, tutte le opere di carità, di penitenza e di austerità, se manca l’amore, sono finzioni. Nutrite costantemente la convinzione che la Divinità dimora nel vostro stesso cuore. Fra Me e voi non esistono divisioni. Il Mio amore è in voi ed il vostro è in Me. In questo incontro tra i due, noi diventiamo Uno. Le Gopi raggiunsero il dolce Signore soltanto pronunciando un nome: Krishna.

 

Se diventi un fiore, sarò un'ape

che vola cantando intorno ad esso.

Se diventi un albero, sarò una liana

che avviticchia il tuo tronco.

Se diventi l'oceano, sarò un fiume

per immergermi in Te.

Se diventi l'immenso ed infinito cielo,

sarò una stella per brillare in Te.

Se diventi il monte Meru, sarò un torrente

per scorrere fra le tue valli.

 

Senso dei sacrifici [3] pag.134

Vi sono vari tipi di sacrifici, come quelli che si celebrano in forme rituali e mediante la presentazione di offerte, i quali non rispecchiano altro che la cultura indù - Che intendete per sacrificio? Non consiste semplicemente nel riunire tutti i sacerdoti vedici, nel far loro celebrare delle oblazioni, né nel compiere la cerimonia del fuoco, né nel cantare i mantra del Rig Veda37, né nel pronunciare "So-Ham” o nel dedicarsi a pratiche di medicina ayurvedica;38 non significa rivolgere acclamazioni alle diverse divinità con il Sama Veda39. Il sacrificio rituale non è niente di tutto questo- Il vero sacrificio sta nell’offrire ogni azione al Signore. Piccole o grandi che siano, terrene o spirituali, tese all’estroversione o all’introversione, tutte le azioni che vengono compiute nel mondo dell'inerzia o in quello della coscienza, vanno offerte quale preghiera a Dio.

7 giorni del Signore [15] pag.137

Oggi si conclude il Saptaha Veda Purusha Jnana Yajna- Che significa Saptaha? E’ l'offerta a Dio di tutti i sette suoni che dimorano nell’uomo. Il compimento del sacrificio rituale ( Yajna) viene designato con il termine Samapti (= compimento), il cui significato intrinseco è "attingere la Coscienza Divina”. I riti sacrificali di sette giorni sono compiuti con questo intento. Sette giorni sono trascorsi come sette istanti. Perché? Sono state trascese le limitazioni del tempo, perché è stato impiegato nel ricordo dell’Eterno ed in attività dedicate al Signore, che è al di là del tempo - Così, se con la ripetizione del Nome, ricorderete costantemente il Signore che è trascendente, il tempo non sarà più un problema per voi. E’ stato detto. "Se ci rifugiamo nel Conquistatore del Tempo, che potrà mai farci il Tempo?” Quando si installa nel proprio cuore il Signore del Tempo, si diventa padroni del Tempo.

Causa sostanziale [10] pag.173

L’essenziale è comprendere la verità fondamentale che Dio è presente sotto la forma di ogni essere umano e seguire il comportamento che ne consegue- Si compie forse il proprio dovere facendo soffrire un'anima e recandosi poi al tempio per gli atti di culto a Dio? In tutti gli esseri umani ci sono anime divine, proprio come l’aria pervade ogni punto dello spazio eterico- Per l'aria il supporto è il cielo: esso ne è come il rifugio. La Causa sostanziale sta alla base della Creazione, senza però essere a sua volta creata. Tra l'aria e la sua dimora, il cielo, esiste un rapporto reciproco di interdipendenza - Ed è lo stesso tipo di relazione che intercorre fra Dio e l'uomo- Soltanto quando l'uomo si riconosce come Essenza Divina e come tale si comporta, la sua vita acquista significato.

Rettitudine e coscienza [19] pag.176

Incarnazioni del Divino Amore,

non ha senso adorare Dio come incarnazione di Verità, se poi si trascura la verità nella vita quotidiana - Dalla Verità nasce la Retta Azione: questa sgorga dal cuore, infonde una soddisfazione interiore ed è un’espressione della consapevolezza del proprio stato. Fidatevi di ciò che vi suggerisce la coscienza divina. Nessuno agisca contro i dettami della propria coscienza. E’ sbagliato- Agite sempre secondo coscienza: questa è la strada giusta. Il vero culto, dunque, sta nel compiere secondo la propria coscienza ciò che è giusto. Voi pensate una cosa e ne dite un'altra: questo non vi avvicina certo a Dio. Fra pensiero, parola ed azione dev'esserci completa coerenza- Inoltre, sprecate troppo tempo per procurarvi di che vivere.

 

Discorsi 88/89 volume II

Il vero Samskara [5] pag.104

Quando si parla di Samskara, non ci si vuole riferire semplicemente a qualche rito purificatorio, ma si intende l’eliminazione dei cattivi pensieri, dei cattivi sentimenti e delle cattive abitudini che ci sono nell’uomo, sostituendoli con buone abitudini, buoni pensieri e buoni sentimenti. In questo consiste l’opera di raffinamento!

Il sacrificio del fuoco [17] pag.174

Agni, il Dio del Fuoco, non è altro che una immagine del Sole ed ha dei genitori- Stamani, prima di dare inizio al rito sacrificale, due sacerdoti hanno sfregato due bastoncini per produrre il fuoco sacrificale. Si dice che il Dio del Fuoco abbia consumato i suoi genitori subito dopo la sua nascita. Avete visto questo piccolo anello, detto arani: rappresenta la madre ed il bastoncino che vi è adagiato è il padre. Quando il fuoco divampa, distrugge gli strumenti che gli hanno dato origine. In questo senso diciamo che l’aspetto del Dio-Fuoco è nato da due genitori. Lo stesso Dio del Fuoco ha una forma: le fiamme sono la sua lingua e i raggi di luce che sprigiona sono le sue teste. Per questo gli hanno attribuito mille teste, mille piedi, mille mani e così via - Il Principio del Fuoco è latente in ogni essere umano e ciò significa che intimamente ogni uomo è divino-

La catena che santifica [18] pag.174

Quando si cantano i mantra mentre si fanno offerte nel fuoco al Signore, sugli uomini si riversa la Sua Grazia sotto forma di pace e prosperità. C'è un detto. come il fuoco, così il fumo. come il fumo, così le nubi; dalle nubi la pioggia; dalla pioggia dipende il raccolto; dal raccolto il cibo e dal cibo l’intelletto- poiché ai nostri giorni le nubi del cielo non sono formate dal fumo dei sacrifici, il cibo consumato dalla gente non fa crescere l'intelligenza. Quando si compiono dei riti sacrificali il fumo che viene prodotto è sacro, produce nubi sacre, pioggia sacra, messi sacre, cibo sacro e, quindi, pensieri sacri. Così, tutta la gente ne riceve santificazione. Se oggi nella mente umana prevalgono pensieri e sentimenti cattivi è a causa del fatto che non si compiono più queste cerimonie sacrificali. Anzi, alcuni muovono delle critiche dicendo: “A che scopo sprecare tanto ghi ed altro materiale per compiere Yajna e Yaga (Sacrifici e Offerte)?" Solo coloro che hanno davvero capito, ne comprendono il valore; gli altri, no.

Dal sacrificio la beatitudine [19] pag.174

Quando il contadino va al campo di fango per cospargervi una borsa di riso, l’erudito stolto, che ignora come si fa a coltivare, critica l'agricoltore commentando: "Con tutta la gente che patisce la fame, quello getta nel fango tutto quel riso, sprecandolo!". Ma questi non sa che il contadino che ha seminato un sacco di riso oggi, fra tre mesi ne raccoglierà cento. Se non seminate oggi, come farete a raccogliere domani? Allo stesso modo, mentre offrite del <<ghi o altro al fuoco sacrificale, voi notate lo spreco dell’offerta e non i vantaggi futuri. Siate disposti a sacrificare oggi, per avere frutti maturi domani.

Sacrificio disinteressato [20] pag.175

Purtroppo oggi le persone non sono disposte nemmeno per sogno a compiere dei sacrifici e, quando si tratta di compierne alcuni, è solo per seguire la consuetudine. Pochissimi hanno un’idea su ciò che sia un vero sacrificio e, a causa di questa incoscienza, nonostante i loro beni, i ricchi non hanno pace ne sicurezza. Il ricco pensa ad accumulare sempre di più e non fa nemmeno lo sforzo di dare una ciotola di riso al mendicante che bussa alla sua porta, e poi va stupidamente a fare delle offerte ad una statua senza vita, dimenticando che il Divino è in ogni essere umano. E’ una grande stupidità credere di poter offrire qualcosa a Dio, dopo aver offeso il prossimo. Potrà mai aver bisogno delle vostre meschine offerte Colui che è la Sorgente di ogni ricchezza? Usate ciò che avete per il benessere della nazione. Date ai bisognosi, agli indigenti, ai poveri. Quando andate al tempio di Tirupati a fare offerte al Signore Venkatesvara, è solo per interesse egoistico. Offrite un niente per aspettarvi un grosso compenso. Un tale pregava così: " O Signore, se vincerò 10 milioni di rupie alla lotteria te ne offrirò 10 mila.” Ma che razza di baratto è questo? Queste non sono che meschinerie.

Una devozione grottesca [21] pag.175

Perché si è giunti a tanto? Perché l'uomo ha smarrito il segreto dei Veda - Offre a Dio una zolla di terra per avere in cambio una montagna. Questa è la caricatura della devozione. Purtroppo oggi sono sempre più i devoti di questo tipo: " O Dio, ti offro tre noci di cocco se appaghi i miei desideri” e dopo aver offerto le noci, se ne porta via i pezzi... Così tutte le preghiere, tutte le pratiche religiose sono cariche di egoismo e di interessi personali.

Necessità del sacrificio [22] pag.175

Tutti cercano vantaggi, ma senza essere disposti al sacrificio. I Veda dicono: "Figlio, non avrai l’immortalità né con l'azione né con la ricchezza, ma solo col sacrificio”. Non avrete nulla se non date nulla. Come quando andate da un negoziante e gli date 5 rupie per un fazzoletto, potete esigere la merce quando avete dato il denaro - Oggi, però, gli uomini aspirano ai posti d'onore, senza meritarli col sacrificio.

Che cosa sacrificare? [23] pag.175

Qual è la prima cosa da sacrificare a Dio? Innanzitutto le cattive qualità. Imparate ad essere virtuosi. Rinunciate alle vostre visioni ristrette per essere di larghe vedute. Offrite la vostra mente agitata o per avere in cambio la quiete mentale. Non sarà facile averla senza sacrifici. Questo imparate: sacrifici, sacrifici, sacrifici! Ciò non significa sacrificare il proprio denaro, la propria casa, ecc.-, ma quando vi imbattete in una persona che ha bisogno di aiuto, il vostro cuore deve sciogliersi e non indurirsi, come accade oggi. La stessa mente dell’uomo si sta riempiendo di durezza a causa di qualità e idee malvagie.

Vanità della ricchezza [24] pag.176

Dove credete di andare con tutta la ricchezza che avete accumulato? Che cosa guadagnerete con questo? Nessuno se la porterà dietro quando lascerà il mondo. Mentre siete in vita, aiutate i bisognosi secondo le vostre possibilità. La quintessenza dei Veda è la glorificazione del sacrificio come suprema virtù. Sacrificio, sacrificio, sacrificio! Abbiate in voi sentimenti di abnegazione.

Istruzione senza sacrificio [25] pag.176

A che vi giova tutto quanto leggete, studiate o ascoltate se non avviene alcun miglioramento nella vostra vita? A che vi serve tutta l'istruzione se non c’è nessuno che possa cancellare con un colpo di spugna tutta la confusione stampata nella vostra testa? Se nella vostra mente entrano pensieri malvagi e disonesti, tutto il vostro modo di pensare diventa arido, segue direzioni sbagliate e voi assumete un atteggiamento duro e crudele, perdendo ogni vantaggio dell’istruzione ricevuta - Chi è di mente ottusa non conoscerà mai se stesso, anche se ha studiato molto- Il mediocre non migliorerà certo con l’istruzione. La più alta conoscenza sta nel comprendere il valore del sacrificio, fonte di gioia infinita, di immortalità, di Divinità, dove si può nuotare in un oceano di Beatitudine. Quanta gioia e quanta sicurezza nel sacrificio!

La lezione del riti [26] pag.176

La lezione da imparare attraverso il compimento dei riti sacrificali è il sacrificio come mezzo supremo per realizzare il Divino- Tutti gli inni e i mantra vedici sono forme di Dio e oggi si stanno semplicemente recitando i Veda, ma che posto occupano nella vita pratica di ogni giorno? Sono inutili i Veda, se non vengono messi in pratica. Ci si può sfamare semplicemente parlando di cibo? Può forse un povero arricchirsi parlando di ricchezze? E un ammalato può guarire citando semplicemente delle medicine? Chi vuole sfamarsi deve mangiare. Nient’altro all’infuori della pratica può dare Beatitudine e, per ottenerla, occorre imparare la lezione del sacrificio, comprendere il significato di Yaga, le offerte propiziatorie, e condurre una vita divina-

Il sacrificio esteriore ed interiore [8] pag.203

Ci sono due tipi di sacrifici: uno è esteriore e l'altro è interiore.

Durante questi sette giorni, per esempio, per celebrare esteriormente i sacrifici, servono degli arredi ritualistici come bastoncini di incenso e ghi, che vengono poi offerti al fuoco sacrificale mentre si canta il mantra Svaha. Ma tutto questo apparato non è altro che un riflesso del sacrificio interiore. Cercate di comprendere la relazione esistente fra la celebrazione esteriore di un sacrificio ed il suo significato interiore- Il vero Yagna o atto sacrificale consiste nell'avere sempre in mente la propria realtà divina, nel considerare la propria mente come l’altare del sacrificio e nel sacrificare al Signore ogni inclinazione cattiva rimasta in voi.

Il sacrificio delle tendenze inferiori [9] pag.203

I sacrifici devono esserci per indurvi a sacrificare i vostri vizi, le tendenze deteriori, le abitudini cattive ed i vostri comportamenti errati radicatisi in voi. In realtà, essi non vi riguardano. Non è naturale per l'uomo essere incostante, come pure la collera, il rubare e la stoltezza non sono qualità naturali in lui e perciò sono sicuramente dei rimasugli ereditati da vite precedenti di livello inferiore- Se le cose stanno in questi termini, che cosa dunque dovreste sacrificare? Dovreste sacrificare tutte le inclinazioni, qualità e tendenze cattive che sono rimaste ancora in voi -

Santità del sacrificio [19] pag.205

Nell'universo esiste una stretta relazione fra ogni cosa. I nomi e le forme sono differenti, ma è la stessa Divinità che è comune a tutti. Anticamente si compivano sacrifici allo scopo di rivelare questa sacra unità del tutto. Molti ritengono sprecato il denaro usato per i sacrifici, ma è solo perché non hanno intravisto la verità implicita nell'adempimento di questi riti.

Significato di Onam [19] pag.251

La forza e la potenza di Bali furono estremamente sacre, divine. Il suo a more verso i sudditi era tale che gli uni non avrebbero più voluto vivere senza l'altro. Dopo aver dato tutto a Vamana, Bali aveva fatto questa promessa alla sua gente: "Cari cittadini, io non posso vivere senza di voi, né voi potete vivere senza di me; perciò, una volta all’anno, farò la mia apparizione nel regno del Kerala.” La fede degli abitanti del Kerala è tale che nella loro convinzione Bali, sia nel profondo dei loro cuori sia in forme esteriori, appare loro una volta all'anno, e precisamente nel giorno di Onam.

 

Corso estivo 1990

Senso del rito funebre [12] pag.135

Uddared atmanatmanam, ci esorta la Bhagavad Gita:

"Usa ogni tuo sforzo per elevarti”. Contrariamente a questa esortazione, molte persone vivono nell'errata convinzione che, se mettono a1 mondo dei figli maschi, questi li aiuteranno a raggiungere il paradiso dopo la morte, perché potranno celebrare i riti funebri (shraddha) in loro suffragio. E’ da sciocchi pensare che ai mondi più elevati giungeranno quelli che hanno dei figli mentre quelli che non ne hanno scenderanno nei mondi inferiori. Inoltre il vero rito funebre non consiste nell'invitare il sacerdote bramino per lavargli i piedi, offrirgli un pranzo sontuoso ed avere la sua benedizione. Il vero significato dello shraddha è offrire con shraddha, ossia con fede, il pinda ai Piedi di Loto del Signore- E che cos'è il pinda? Non è, come si crede solitamente, il pugno di riso che si offre (alle divinità tutelari dei defunti), ma è il corpo umano. Perciò, il vero Pindanda 68 consiste nell'offrire il proprio corpo, con tutte le sue facoltà e capacità fisiche e mentali al servizio del Signore che ha manifestato Sé Stesso nella forma dell'Universo.

Dio è unità

Capitolo III. 4. Le qualità dell'individuo

Il "Jiva" o individuo, è composto, fra l'altro, di qualità emotive e passionali. La qualità inferiore è detta "Tamasica" e quella superiore è detta "Satwica". Iswara (Dio personalizzato) è il riflesso "Satwico" di Brahman. L’uomo deve cercare di raggiungere il più alto livello nel campo "Satwico" ed evitare di cadere in quello più basso della materia, "Tamasico", e dei conseguimenti materiali. Il Guru guida ed incoraggia il discepolo a rendersi consapevole che Dio "è" nell'Uomo. La parola "Adhyatmico" o spirituale viene usata spesso dagli aspiranti e dai precettori, ma cosa significa esattamente? Si vuole forse intendere "Bajana" (gruppi di persone che cantano la Gloria di Dio) o "Japa" (ripetizione del nome di Dio) o "Dhyana" (meditazione sulla Sua forma)? Oppure riti o cerimonie o, infine, pellegrinaggi in luoghi santi? No. Queste sono soltanto pratiche lodevoli, mentre con il termine " Adhatmico" si intende indicare lo sforzo sincero per raggiungere due scopi: l’eliminazione dei tratti animali che ancora sussistono nell'uomo e la sua unità con il divino.

 

Capitolo IV. 6. Riti e sacrifici

La "Puja" (culto formale a ore regolari con recitazioni di inni e canti) è il primo stadio del pellegrinaggio spirituale. Molti ricercatori hanno certamente raggiunto la coscienza di Dio dopo molti anni di ascetismo trascorsi nelle caverne delle foreste, ma se si svolgono i riti come la "Puja", l"Archana'' (offerta di fiori con la ripetizione del Nome Sacro) i "Bhajans" (cantare la sua gloria) e " Aradhana" (adorazione come presenza vivente) con cura e precisione, si otterranno frutti molto più soddisfacenti. Molte anime e molti santi realizzati hanno dimostrato nelle loro vite che il tempo, l'attenzione e l'energia spesi nelle pratiche religiose sono stati spesi bene. Con l"Aradhana'' (adorazione) essi furono in grado di visualizzare il Divino nella forma voluta. L'intera letteratura è composta dalla combinazione delle 26 lettere dell'alfabeto. Puja, Japa, Archana e Aradhana sono le lettere dell'alfabeto spirituale. La raccolta di tutti i vari oggetti occorrenti per il culto (la lampada, i piatti, le coppe, la campana, il libro) abbisogna di lunghe ore di concentrazione sul Divino. La concentrazione che occorre per fare un'ora di "Puja" purifica la mente e colui che la svolge si rafforza e cammina più sicuro nel suo pellegrinaggio verso Dio.

Capitolo VII. 6. Vedere l'illimitato nel limitato

L'Onnipresente non può essere assente dall'icona o dall'immagine! Non dobbiamo ridurre Dio ad un'icona ma affermare e realizzare che Egli è anche l'icona. Eleviamo l'immagine alle dimensioni dell'assoluto, facciamola espandere oltre la sua cornice e, con la pratica della disciplina spirituale, giungeremo lentamente a renderci conto che l’immagine può aiutare la mente a superare i suoi limiti.

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Quando il Re di Alwar nel Rajasthan arguì davanti al grande Santo Vivekananda che Dio non poteva mai essere visto nel dipinto di un artista, Vivekananda chiese al primo ministro che stava ai piedi del Re, di prendere la sua foto dalla parete e di sputarvi sopra. Disse. "non dovete esitare! Il Re ha appena detto che essa non è che un insieme di colori su di un canovaccio e di non confondere quel dipinto con lui!" Ma tutti si ritrassero con paura. La foto del Re era per loro un oggetto degno di adorazione.

 

Le sedici modalità di culto, indicate dalle Scritture per aiutare l'aspirante ad essere consapevole di trovarsi davanti alla vera presenza divina e che quindi ogni suo gesto ed ogni suo atto devono essere motivati dalla devozione, garantiscono una mente purificata dall'ego.

Questo processo purifica tutti i livelli della coscienza: "la cittha suddhi", che dev'essere libera da falsi impulsi. A che serve cucinare una vivanda rara e costosa in un recipiente sporco, o piantare un seme in un terreno sabbioso? I riti svolti con il cuore impuro sono una perdita di tempo, mentre anche un breve ma sincero rito, fatto con la coscienza di essere di fronte a Dio, porterà ben maggiori frutti. Il grande santo del Tamil Thiruthondar confessò che adorava un idolo del Signore per purificare la propria mente. State attenti però, non date troppa importanza alla pietra (cioè al materiale che simbolizza il divino) perché altrimenti Egli sparirà dalla vostra vista. Il materiale e la forma sono inseparabili, ma il ricercatore deve soffermarsi sulla forma prediletta perché si manifesti in tutta la sua gloria piuttosto che sul materiale di cui essa è fatta. Deve trattenersi lungamente e profondamente sul pensiero che Dio si trova in ogni particella dell'universo senza limiti di tempo e di spazio.

Capitolo VII. 9. Non fermatevi nella valle ma salite e raggiungete la vetta

Il dramma dell'uomo sta nel fatto che ha interpretato male gli insegnamenti ed ha sbagliato strada. Si è cacciato nei vicoli stretti delle antiquate credenze, cerimonie e riti materialistici e transitori che indeboliscono la mente con la paura e l'orgoglio. Un buon maestro spirituale non si presta a tali pratiche debilitanti, il suo compito è quello di rendere coscienti i suoi discepoli dell'Uno, Unico Spirito, e di dar loro il coraggio di proseguire il cammino verso la realizzazione: altrimenti non merita di essere chiamato "Guru" o maestro. Se giunge un richiamo dalle più alte regioni della pura ed equilibrata qualità "satwica", perché il Maestro dovrebbe rimanere sordo e lasciare i discepoli al livello dell'inerte e del passionale? La maggior parte delle guide e dei ricercatori spirituali tende ad evitare le altezze e preferisce le valli. Considerate per un momento quanto durano i trionfi mondani: essi rappresentano un gioco di luci e di ombre, di nomi e di forme sullo schermo del Divino, che è il centro di ogni essere e di ogni cosa. Cercate di meritarvi la visione suprema che vi permetterà di percepire la Sua onnipresenza. Ci preoccupiamo solo se ci capita qualche cosa di spiacevole, perché il bene è naturale e non ci turba, mentre il male è un'aberrazione. Se qualcuno soffre o cade in errore ci allarmiamo poiché per natura siamo inclini ad essere felici ed a seguire sempre la via retta. E un vero peccato che l'uomo non capisca più questa verità. Incarnazioni del Divino Spirito. l’uomo è lo Spirito incarnato ed è depositario dell'infinito, completo, uno ed indivisibile Spirito Santo. L'uomo al massimo rimane uomo, soddisfatto delle qualità passionali in lui dominanti. Molti si sentono contenti per i loro rapporti con il mondo tamasico, ed il loro ideale è solo quello di accumulare ricchezza ed appagare i bisogni materiali. Esaminatevi e scoprirete a che livello siete analizzando i vostri desideri ed i vostri atti. Conclusa l'indagine interiore, elevate i pensieri e le vostre esigenze che, così rettificate, daranno un impulso benefico alle vostre azioni. Infatti, mediante le azioni, le qualità di base vengono superate o trascese. Le attività sono causa di nascita e di morte e costituiscono la nostra esistenza. Gli uomini purtroppo ignorano deliberatamente le attività che potrebbero alleggerire il peso delle vite ed annullarne la serie, illuminando inoltre il loro spirito che è la sorgente della luce da loro ignorata. Lo zucchero è la sostanza di base di tutti i dolci, esattamente come il potere dello spirito è la base della conoscenza di tutto ciò che esiste. Esso è il testimone universale, il sole che attiva tutto l'universo e che mai tuttavia attiva se stesso.

Capitolo VIII. 8. La devozione

Non può esserci vera gioia senza devozione.

Cosa vuol dire in verità, devozione? Devozione è un termine generalmente usato per sottintendere la ripetizione del nome, uno dei molti nomi di Dio, la recitazione di inni e salmi, rituali propiziatori della grazia Divina. Neppure la meditazione su Dio e sulla Sua compassione può chiamarsi genuina devozione. Tutte queste pratiche spirituali hanno un tratto di egoismo che le adombra. Il grande saggio Vyasa disse che il servizio all'uomo è la più alta forma di culto. Non offendere né ferire alcuno è la vera adorazione da rivolgere a Dio, perché in verità gli altri siete voi stessi. La consapevolezza di questa verità è la liberazione. Condividere la gioia con altri meno fortunati, sarà il mezzo più sicuro per vincere la Sua Grazia. Eseguite ogni azione con tutto l'amore che vorreste offrire a Dio. In verità voi mangiate per soddisfare l"Io'', vi vestite per piacere allo stesso "Io", il marito ama la moglie, per amore dell’“Io'' e la moglie adora il marito per il piacere dell’“Io'', ma chi è questo "Io" inerente in ciascuno? E’ Dio, stesso. Le scritture dicono che il Signore risiede in ogni essere.

Egli è lo Spirito in ciascuno, l'anima suprema. Riconoscerlo è vera devozione, che vi porterà pura e sempiterna felicità.

 

Quelli che Dio ama di più

2 - pag.42 VEDERE L'UNITA’

 

Questo oceano del <<samsara>> (vita) è insondabile ed è paragonabile anch'esso ad un flusso. In esso vivono terribili coccodrilli ed altri animali pericolosi. Questi simbolizzano i sei nemici dell'uomo: l'ira, la cupidigia, la lussuria, l'odio, l'invidia e la gelosia. E’ un miscuglio di opposti, come gioia e dolore, ed è molto difficile predire quando essi si verificheranno. Il metodo migliore e più facile per attraversare questo oceano della vita è quello di vedere l'unità nella diversità. Dobbiamo anzitutto credere con fermezza che questo principio divino esiste come una fiamma in ciascun essere. Ed una volta riconosciuta la presenza di Dio in ciascuno, l'unità nella diversità è riconosciuta e non potremo più odiare nessuno. Tutti questi <<bhajans>>, dhyanam>> (meditazione), <<japam>> (ripetizione del nome sacro), quando è riconosciuto il principio divino in ogni Cuore vi sembreranno cose insignificanti. E’ solo nell'ignoranza che abbiamo il sentimento che esse siano importanti. Fino a quando non abbiamo imparato a nuotare abbiamo bisogno di un salvagente ma, una volta imparato, non sarà più necessario. Tutti questi riti sono necessari fino a quando non abbiamo imparato la vera essenza della Ghita ma, quando l'avremo conosciuta, essi non ci sembreranno più così essenziali.

Nel <<Bhakti Yoga>> le caratteristiche di un devoto sono state descritte in vari modi. In esso vi si dice fra l'altro, che bisogna sottomettere i sei nemici interiori. Ma è più facile dirlo che farlo! Quando avremo riconosciuto che lo stesso Dio che risiede in noi, risiede in tutti i cinque sensi, e che Egli è l'Uno che attiva tutti gli esseri, diventerà facile avere il controllo su di loro e non saremo soddisfatti prima di avere riconosciuto e sperimentato questa verità. Se abbiamo del sale in bocca e vogliamo bere un succo dolce, non sentiremo la sua dolcezza. Sarà necessario sputare fuori il sale prima, poi, lavare bene la bocca, e quindi gustare la dolcezza del succo. Quando potremo togliere dal nostro corpo le cattive qualità che sono divenute parte del sistema come l'odio, la gelosia, la invidia, l'ego, l'ira, potremo gustare la dolcezza della verità, dell'amore, della compassione, del sacrificio, della carità e della simpatia.

1 - pag.59 DUE TIPI Dl DEVOZIONE

 

<<Ghitacharya>> (Il maestro della Ghita) ha dichiarato e promesso: <<A chi Mi ama, Mi ricorda e Mi loda, conferirò lo <<yoga>> della intelligenza" o "Bhuddi Yoga", e Lo prenderò in Me!>>. Lo < < yoga> > dell'intelligenza si riferisce al potere della discriminazione che aiuta l'uomo a distinguere l'<<atma>> dall'<<anatma>>, cioè il permanente dall'instabile. Ciò è possibile solo ai veri devoti del Signore. Il cammino della devozione è la strada reale per ottenere la vera conoscenza o saggezza. Che cos'è la devozione? Quando l'amore è canalizzato verso cose transeunti è <<attaccamento>>, quando scorre verso l'entità Eterna diventa <<devozione>>. La devozione è di due tipi: una ordinaria, associata alle attività devozionali, quali i riti ed il culto. Questo tipo di devozione non viene presa in considerazione dalla Ghita la quale sostiene che la vera devozione è quella riferita al carattere (le virtù) e all'amore totale per Dio. La devozione ordinaria si riferisce all'uso di cose prese dal mondo dei fenomeni apparenti per adorare il Signore; per esempio: l'uso dei fiori. Dove nascono questi fiori? Li avete forse creati voi? Siete stati capaci di fabbricarli? Certamente No! Essi provengono da Dio che è il loro creatore. Quindi, cosa c'è di speciale nell'offrire cose che Lui stesso ha creato? Il secondo tipo è la devozione pura, cioè riferita ad attività compiute per adorare Dio che è in noi, nel nostro cuore, tramite fiori che non sono però relativi al mondo dei fenomeni (trattasi delle virtù).Vediamo ora la differenza fra <<jnana>> e <<dhyana>>, fra conoscenza e meditazione. Alcuni ritengono che senza la meditazione non è possibile avere la conoscenza del <<reale>> e che, senza quest'ultima non potete entrare nello stadio della meditazione. In tali circostanze con quale dei due dovremmo incominciare? In termini tecnici la meditazione si riferisce alla concentrazione su di un oggetto ed attraverso essa raggiungere lo scopo. Ma questa non è una definizione corretta! Etimologicamente <<daivachintanam>> spiega l'origine di <<dhyana>>. <<Daivachintanam>> vuol dire: <<meditazione su Dio>>. Meditare e pensare al Signore è devozione, e senza questa devozione non è possibile avere l'illimitato splendore di Dio (La saggezza). E' necessario prima avere i fiori, poiché senza fiori non ci possono essere i frutti. La devozione e paragonabile ai fiori e senza di essa è impossibile avere la conoscenza (frutti). Nello stadio dei <<fiori>> un devoto deve assumere l'atteggiamento del servo di Dio o <<dasoham>> e, partendo da quello stadio, deve raggiungere quello di <<Io sono Brahma>>. Vidyaraja (un santo) aveva iniziato il suo sadhana dallo stadio di <<Io sono il tuo servitore Signore!>> e, gradualmente, il <<sadhana>> di <<dasoham>> divenne <<Io sono quello, Io sono il Signore stesso>>. Un giorno Vidvaraja stava discutendo con i suoi discepoli ed uno di essi gli disse: <<Swami, ci hai parlato del cammino <<dasoham>> (Io sono il servo di Dio) ma oggi tu ci dici <<Soham, Soham!>> (Io sono Quello)>>. Swami rispose: <<Cari ragazzi, è vero che dicevo <<Io sono il Servo del Signore>>, ma, ieri, il ladro di cuori <<Chitta Chora>>. ( Krishna) è venuto e mi ha rubato il cuore, e mi ha fatto sentire <<Soham, Soham>> Ha tolto dal <<Dasoham>> la sillaba <<da>> ed è rimasto solo <<soham>>. E' un vero ladro!>> Vidyaraja aveva avuto un sogno nel quale il Signore gli diceva: <<Hai iniziato il Tuo <<sadhana>> dallo stadio di <<dasoham>> ma hai progredito e sei arrivato vicino a Me; ora devi passare allo stadio di "soham">>.Paramahmsa aveva due devoti, uno era padre di famiglia e conduceva la vita familiare e l'altro era un <<sannyasin>>.Vivekananda era il <<sannyasin>> e Nagamashaya era il padre di famiglia. Quest'ultimo praticava la attitudine di <<dasoham>> ( Io sono servo di Dio). Quando il devoto inizia questa disciplina non deve esserci nessun egoismo in lui, altrimenti, non potrà ottenere nessuna conoscenza <<atmica>>. Anche per Arjuna fu la stessa cosa: Krishna lo incoraggiò più volte e, solo dopo che egli ebbe gettato l'arma <<gandiva>> dell'<<ahamkara>> (dell'ego), poté dichiarare:<<Sono pronto ad obbedire ai Tuoi comandamenti!>> Fino a quando c'è l'egoismo non potrete stabilire voi stessi nello stadio dell'<<Atma>> ma, una volta ottenuta la Grazia del Signore, è impossibile avere egoismo: non è possibile avere la luce e le tenebre nello stesso tempo. Pertanto Nagamashaya iniziò lo stadio di <<dasoham>> con grande umiltà. Dal canto suo, <<Vivekananda>> sviluppò una mente espansiva recitando <<Sivoham, Sivoham>> (Io sono Siva. Io sono Siva). Le due esperienze erano differenti, ma tutte e due tendevano a superare il potere della illusione, <<maya>>.

Nagamhashaya adottò il cammino di <<dasoham>>, divenne sempre più piccolo e si liberò dai legami della illusione, mentre Vivekananda ridusse in pezzi i lacci di <<maya>> recitando <<Sivoham>>, ossia espandendosi. Una persona che sviluppa in se stessa l'idea di <<Io sono Dio, Io sono Dio>> non sarà toccata da nulla. Ovviamente è senza utilità recitare semplicemente queste parole, esse devono nascere dalla esperienza. Si dovrebbe superare la coscienza del corpo ed avere il controllo dei sensi, identificandosi continuamente con il Signore, e solo così si potrà acquisire la suprema conoscenza. In altre parole, un devoto che rimuove l'egoismo dal suo cuore ottiene il supremo <<bliss>> (beatitudine).

Ghita Vahini

5 - pag.13 La Ghita non insegna uno yoga in particolare

 

Ci si chiede come poté Arjuna essere così puro da meritare la saggezza impartita dalla Ghita? Il nome Arjuna significa puro, immacolato, bianco. Il suo nome era appropriato ed egli ne era degno. Fu per questo che ebbe diritto alla presenza immediata del Signore Krishna e divenne lo strumento per il premio della Ghita al mondo. Krishna usò la parola <<Yoga>> molte volte nella Ghita. Egli descrisse anche lo stato dell'individuo durante lo <<Yoga>>. Un dubbio può tuttavia sorgere ai lettori della Ghita: perché non vi è concordanza fra il significato della parola <<Yoga>> ed il modo con cui il Signore Krishna la usa? In alcuni passaggi Krishna parla di <<Vairagya>> (il distacco), in altri dichiara che la libertà più grande può essere guadagnata con il culto. Vari metodi inoltre sono menzionati per raggiungere lo stato supremo della beatitudine spirituale. Nell'ottavo discorso vi è anche un accenno al <<Raja Yoga>>, tuttavia non si può dire che la Ghita insegni il <<Raja Yoga>>. Le principali verità fondamentali della Ghita sono: l'arrendersi completamente al Signore Krishna, libertà da triplici legami con il mondo esteriore degli oggetti (la lussuria, la cupidigia, la collera), l'osservanza di una condotta morale e di discipline virtuose.

Il Signore ritiene queste cose come le forme migliori per indagare in profondità sui segreti del progresso interiore.

5 - pag.141 Porterò il tuo fardello!

 

Il Signore ha dato assicurazione; <<Io porterò il peso del tuo benessere qui ed oltre qui>>. Egli ha preso su di se questo compito volontariamente. Gli aspiranti e tutti coloro che vogliono trarre profitto da quella promessa devono vivere secondo le regole stabilite, come ordinato loro. Se si sentono abbandonati è perché si sono tenuti lontani dai comandamenti del Signore. Da un esame interiore scoprirebbero che le sofferenze del presente hanno la loro causa nel comportamento passato e nella ignoranza del futuro. Ecco la radice della loro sofferenza!

Quella assicurazione contiene una condizione che rappresenta il coronamento, il frutto finale. L'assicurazione è la testa che non può funzionare, senza la collaborazione degli organi. Occuparsi della testa lasciando da parte il collo, le spalle ed il resto del corpo, è come avere fede nella chiave, dopo che la serratura è stata scassinata ed il tesoro rubato! La condizione perché quell'assicurazione abbia effetto è meditare sul Signore, adorarLo, senza altro pensiero nella mente. Se la meditazione ininterrotta è assente, e quando il culto non è offerto con incondizionata resa, perché poi lamentarsi se Lui non porta il vostro fardello? Se vi arrendete agli altri, lodate e magnificate gli altri, ed i vostri pensieri non dimorano in Dio, come potete pretendere che Lui vi porti il vostro fardello? Servite il prossimo e gli chiedete poi di ricompersarvi, come può chiamarsi questo atteggiamento "ananya cintha?", piena lealtà? Se un uomo è servo del Re deve servirlo con tutto il suo cuore.

Se egli lo serve e contemporaneamente pensa alla sua famiglia non può chiamarsi interamente leale. Servite chi amate ed amate chi servite! Questo è il segreto di "saranagathi"! (la resa totale). Vyasa fece una splendida ghirlanda di pietre preziose, e questo "sloka" è il gioiello centrale. Le parole "yoga" e "kshema" usate dal Signore hanno questo significato: "yoga" vuol dire acquisizione di qualcosa di desiderabile, e "kshema" vuol dire preservare ciò che si è acquisito. La disciplina per la quale si può preservare ciò che si è acquisito è appunto "ananya chinta" o meditazione esclusiva sul Signore. La mente così verrà pulita e l'individuo diverrà un "bhaktha" (devoto). Il bhaktha si riconosce da queste cose: Egli parla del Signore, canta il Signore, vede solo il Signore e lavora e spende il suo tempo libero con il Signore. Una tale persona non ha bisogno di fare "yaina" o "yaga" (sacrifici e riti), non ha bisogno di peregrinare da un luogo sacro all'altro, non occorre che faccia la carità. Perché dovrebbe farla? Egli non insiste, né la chiede. Offrire qualcosa è un processo mentale e, se la mente è pura, il Signore accetterà ogni cosa, ma se la mente è sporca ed il recipiente non è quindi stagnato con il pensiero di Dio, le azioni non saranno "buone" ma inquinate dal veleno. Il recipiente deve essere pulito!

Ricordate Kuchela quando diede una manciata di riso al Signore quanta gioia gli diede perché la sua mente era pura! Leggete le esperienze di Vidura e di Droupadi nei Purana (racconti epici). Cosa offrirono al Signore? Vidura diede una coppa di avena e Droupadi solo un pezzetto di foglia! Ma considerate quanto il Signore diede loro indietro! Il Signore non calcola il valore delle cose, Egli vede solo il sentimento che sta dietro l'atto. Purificate pertanto il sentimento e vincerete la Grazia di Dio.

La via per amare

7 - pag.21 La virtù è conoscenza (Sadguna è Jnana)

 

Jnana significa " intuizione, comprensione", ma non si tratta soltanto di un fatto intellettivo. " Mangiare " non vuol dire portare il cibo alla bocca. Il " mangiare" diventa un' azione completa solo quando il cibo è masticato, inghiottito, digerito ed assimilato nella circolazione del sangue e poi trasformato in muscoli ed ossa, in energia e vigore. Cosi la " comprensione" o Jnana deve compenetrare e fortificare tutti i momenti della vita. Dev'essere espressa attraverso tutti gli organi di senso, di azione e di percezione. L'uomo deve giungere a questo alto livello. La sola erudizione non è Jnana, la virtù (Sadguna) è Jnana, è conoscenza. Se si vuol portare aiuto al prossimo praticare il Seva bisogna anche esser disposti a cedere una piccola quota delle proprie risorse materiali che, così, entrano a far parte del sacrificio personale (yajna). Perché il corpo funzioni come una macchina è necessario alimentarlo. Il cibo non è sacrificio, ma lo rende possibile. Quindi l'azione del mangiare non va tenuta in dispregio perché soddisfa una necessità fisica; l'atto della nutrizione fa parte del sacro rito. Il culto religioso non consiste unicamente nel cogliere un fiore e metterlo davanti all'immagine divina; il giardiniere che ha faticato per coltivare la pianta da cui è stato colto il fiore è, anche lui, partecipe del culto. Il corpo può svolgere le sue funzioni solo quando è stato nutrito, anche i mezzi, usati per effettuare il rito sono sacri.

E’ un rito sacro ogni azione che tende a servirsi del mondo per lodare il Signore, a propugnare la pace e la giustizia nella Società, a controllare e coordinare le funzioni del corpo. Il primo è detto Yajna, il secondo Dana, il terzo Tapas. Qualunque azione umana deve mirare a queste tre finalità.

La legge eterna

pag.12

 

...Possiamo comprendere le azioni dharmiche del passato solo penetrando il loro significato simbolico. In campo spirituale, infatti, vi sono molti termini tecnici, ciascuno con un significato suo proprio che, una volta compreso, permette di afferrare correttamente l'insegnamento degli Sastra.

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Vediamo un esempio. Anticamente si celebravano dei riti (yajna) nei quali venivano sacrificati gli animali (pasu). Ma l'animale è solo un simbolo; ciò che si deve immolare non è una creatura che già conduce una vita di sacrificio senza che l'uomo gliela debba far concludere sull’ara! La bestia che dev'essere uccisa è un'altra. Nel lessico spirituale, infatti, " animale" significa "la coscienza del corpo" o " coscienza dell'ego". Ora, è proprio questa che deve morire. Il Signore è anche detto Pasupati o Govinda, dove Pasupati non significa " il custode degli animali ", ma " il Signore di tutte le anime individuali (jiva)", perché pasu sta per jiva. Anche Govinda significa " guardiano delle vacche", dove " vacca (go)" sta per " anima individuale (jiva)". La cura delle vacche è una lila, cioè un gioco divino di Krishna, e simbolizza la Sua Missione di pastore delle anime.

 

Gli Sastra hanno profondi significati occulti. Lo scopo del Dharma è far sì che l'anima individuale (jiva) abbandoni l'attaccamento al mondo e alle sue illusioni per prendere coscienza della realtà o, piuttosto, per rifiutare ciò che prende ora per vero, realizzando in tal modo la propria identità. Tutti devono imparare questi significati.

 

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Prendiamo ad esempio il Tempio di Siva. Vi avranno insegnato che il toro Nandi, posto davanti alla statua del Dio, rappresenta la cavalcatura di Siva, cioè il Suo veicolo ( vahana); per questa ragione lo si colloca in quella posizione. Ma in realtà il toro, l'animale (pasu), rappresenta l'anima individuale (jiva), mentre la struttura ovoidale (Lingam) è il simbolo di Siva. Nessuno deve passare tra il toro e il Lingam, cioè tra l'anima individuale (jiva) e Dio ( Siva), che devono fondersi in uno. Si dice anche che bisogna guardare Siva attraverso le corna di Nandi e, se ne chiedete la ragione, vi risponderanno che quello è il modo più sacro per vedere il Lingam. Invece il significato occulto è che bisogna scorgere Siva in jiva, cioè Dio nell'anima individuale. La bestia (pasu) e il Guardiano (pasu-pati) sono Uno, Nandi e il Signore (Iswara) si fondono in Nandiswara. Sono solo due modi per riferirsi alla stessa Entità che, prigioniera, è Nandi, mentre libera è Dio (Iswara). Non appena i vincoli cadono, si manifesta il " Signore-Nandi" (Nandiswara) che viene giustamente adorato. Quando l'animale (pasu) viene offerto al Guardiano (Pasu-pati) e i due si fondono in Uno, si ha il vero sacrificio (yajna). Ma questo significato è stato dimenticato, perché i riti hanno subito delle modifiche talmente profonde che le pratiche di oggi sono molto lontane dai principi del passato.

 

Persino i lavori più umili e modesti dovrebbero essere ispirati agli ideali della perfezione spirituale, perché in questo modo anche gli animi semplici avranno la possibilità di salire passo passo verso la meta. Se non cercate di comprendere il significato e lo scopo di ogni vostra azione e tuttavia continuate ad agire, ogni atto si trasformerà in una pratica ridicola e vuota. Disse una volta Prahlada: " Trovando difficile annullare il proprio egoismo, l'uomo preferisce sacrificare una bestia. Ma uccidere gli animali conduce alla schiavitù, perché è una manifestazione di " ignoranza " (tamoguna), mentre il sacrificio della bestia dell'egoismo è un atteggiamento virtuoso (sattwico ), che porta alla liberazione e quindi a Dio". Quelli che un tempo erano " i valori supremi" (paramartha), oggi sono considerati soltanto delle " pazzie" (pamarartha). Allo stesso modo i riti del passato, così pieni di significato, si sono inselvatichiti ramificando in tutte le direzioni, tanto che non è più possibile sradicare l'albero e piantarne uno nuovo, ma occorre potarlo e insegnargli a crescere diritto. Dovete sempre ricordare il Fine supremo, senza mai mescolarlo con le bassezze.

Corso estivo 1993

Vera istruzione   pag.120 – (121)

...Rispetto e cortesia sono reciproci, non sono a senso unico. I nostri ragazzi cantano la seguente recitazione Vedica:

 

"Nakarmana, Naprajaya, Dhanena

Tyage naike Amritatva Manasuh”.

L’immortalità non viene conseguita con i rituali,

con la nascita o la ricchezza,

ma solo con il sacrificio e la rinuncia.

 

I nostri studenti non hanno lo spirito del sacrificio; se devono fare qualche sacrificio, sacrificano il loro carattere. Cosa c’è di buono nel vivere quando vi siete privati della vostra fermezza di carattere? Voi potete sacrificare qualsiasi cosa, persino la vostra vita, però mai il vostro carattere. Si dice che 3/4 della vostra vita è carattere. In realtà la nostra vera vita è il carattere....

Colloqui

H. Perché Svami celebra cerimonie dei matrimoni per coppie che sono già sposate da molto tempo?

SAI - [2] pag.38

In India, quando due sposi giungono a 60 anni, si celebrano nuove nozze, come per un matrimonio in una nuova vita spirituale rivolta a Dio e libera dai sensi. Prima dei 60 la coppia ha diritto al godere dei sensi; a 70 anni poi, il numero 7 ha un suo significato. Sette furono i grandi rishi ed all'età di 70 anni si dovrebbe esser immersi in quei santi. Gli 80 sono corrispondenti alle 8 Deità che regnano sulle otto direzioni dello spazio, e si dovrebbe esser fusi con quelle Deità. Gli anni 90 sono quelli dedicati ai nove pianeti, e ci si deve immergere in quelli. A cent'anni si devono dominare i cinque organi di percezione ed i cinque organi d’azione, e ci si dovrebbe fondere con Dio. I cinque organi d’azione sono quelli del parlare, dell'afferrare, del camminare, dell’espellere e del mangiare; i cinque sensi di percezione sono l’udito, il tatto, la vista, il gusto e l’odorato.15

 

Un visit. indiano

C’è qualcosa di buono in questi riti indù?

SAI - [3] pag.38

Noi abbiamo debiti di gratitudine, e questa la dobbiamo esprimere al tempo giusto ed in modo che il suo messaggio arrivi a destinazione. Dobbiamo gratitudine ai due genitori, al Guru, a Dio, alla Natura e ai Saggi.

Se la lettera ha l’indirizzo giusto, arriverà, e non ci dobbiamo preoccupare del suo iter. Nel caso dei genitori, i loro corpi sono morti, ma lo Spirito (Atma) non ha subìto cambiamenti. L’indirizzo giusto per l’espressione di gratitudine è dato dal mantra usato nella cerimonia. I mantra sono molto potenti e nei tempi andati ci si faceva affidamento. Oggi si fa affidamento alle macchine. Coloro che erano dotti nei mantra erano chiamati santi; oggi gli esperti nelle macchine sono chiamati scienziati.

H - Quando l’auto di Svami lascia Prashanti Nilayam o Brindavan, vediamo gente che Gli spezza davanti noci di cocco. Che significa questo rito?

SAI - [4] pag.70

Finché nella noce c'è acqua - simbolo dei desideri terreni - e finché la polpa è attaccata al guscio, se la si mette nella terra essa germoglierà; se non la si semina, l’acqua evapora, il gheriglio si stacca dal guscio e la noce non può più germogliare. La si prende come simbolo dei tre occhi, i due occhi fisici e quello della Sapienza, che è chiuso. La rottura della noce è il simbolo dell’apertura del cuore prima chiuso e della preghiera a Dio affinché ne prenda il contenuto. Questa è la “resa”. Nulla può esser celato di ciò che è contenuto quando la noce è aperta ed essa non germoglierà più.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.34

...Io so che voi avete in questo villaggio, come in moltissimi villaggi, una grande sagra di carri, sui quali l’idolo è portato in processione per l'intero villaggio con grande pompa. Il carro o il palanchino è decorato con devozione. Bande di musicisti e ballerini sono ingaggiati e precedono il carro. Molti vanno alla sagra per ammirare la decorazione del carro, ma i più sono interessati ai canti e alle danze, ai cantanti e ai ballerini; mentre solo pochi sono attratti dall'idolo che è la figura centrale da adorare. Anche il corpo umano è un carro-tempio; l'Atma è installata in esso, ed è trascinata da emozioni, impulsi, passioni e sollecitazioni lungo le strade del desiderio. Successo e insuccesso, gioia e dolore, guadagno e perdita sono i ballerini che accompagnano questa processione della vita. Qui, pure, molti pongono la loro attenzione solo sul carro: la sua altezza, la sua decorazione e il suo procedere. Molti altri sono interessati alla danza delle dualità, il duetto dolore-piacere, che è parte della processione. Pochi pongono attenzione all'Atma, corona e compimento dell’esistenza umana. Ma saggi e santi hanno realizzato che il maggior raggiungimento degno di nota dei sensi dell'uomo è la glorificazione del Dio che vive in ciascuno di noi. <<Questi non sono occhi, ma globuli di vetro che non meritano la vista di Dio>> dice uno.<<Queste non sono orecchie ma protrusioni muscolari che non trovano piacere nella lode a Dio>> dice un altro. Surdas (un santo indiano) condanna le mani che non adorano Dio, e chiama queste mani "bastoni di legno”. Il mondo e le sue attrazioni possono catturare il vostro istinto ma Dio attira il vostro amore come non può nessun oggetto mondano. Sviluppate la visione interiore, l'abitudine di ascoltare la voce interiore, e vi assicurerete pace e gioia infinita...

pag.144

...Le feste del calendario religioso come lo yugadi (il nuovo anno telegu), sono state programmate a tale scopo. I rishi hanno stabilito questi giorni sacri ed è vostro dovere rendervi coscienti del significato delle feste e del perché sono state così designate. Potete comprendere lo scopo reale inteso dai rishi da ciò che si fa generalmente in ogni casa quando c'è festa. In questo giorno la gente fa bagni cerimoniali, indossa vestiti nuovi, lega festoni freschi di foglie verdi sulla soglia di casa, tiene le case ben pulite e dipinte a nuovo, crea nuovi disegni sul pavimento e li rende attraenti. Tutto ciò allo scopo di nutrire nuovi ideali e di rinunciare a quelli vecchi appassiti, di installare ananda nella mente, di recuperare coraggio e fiducia e di rinforzare la speranza e la fede. Yugadi vanno e vengono. Molte pietre miliari sono presto superate, ma il viaggio non progredisce. Voi siete ancora immersi in antiquate credenze e fantasie. Osservate i codici stabiliti dai rishi con la consapevolezza più profonda dei loro significati. Seguite gli Sastra e compite i riti, i rituali, i digiuni, voti e veglie giornaliere e stagionali raccomandati da loro, senza dimenticare il significato e la rilevanza intima e l'aspetto spirituale della celebrazione. Questa è la migliore ricompensa che potete dare...

pag.145

...Questa è la stagione Vasantha. Questa stagione comprende due mesi, Madhu e Madhava; Mesha e Rishabha. Mesha è il mese più pieno di gloria dell'intero anno, nella stagione Vesantha che Dasaratha liberò il cavallo sacrificale così che potesse vagare liberamente attraverso il continente in una corsa senza ostacoli, e fu nello stesso mese che esso ritornò incontrastato ad Ayodhya. Il Putrakamesthi yaga cominciò anche in Vasantha, e i quattro figli - Rama, Bharatha, Lakshmana e Satrughna - nacquero in quel mese. Ecco perché lo Yugadi è acclamato come il giorno inaugurale del Vasantha navarathri (le nove notti del Vasantha) culminante col Rama-navami, il giorno in cui nacque Rama. Yuga significa "era". Questo giorno non è chiamato Samvatsara-adi, il giorno del Nuovo Anno, ma Yuga-adi, il primo giorno di una Nuova Era. L'Era indicata è il Dharmayuga o il Rama-yuga, perché Rama è identificato come l'incarnazione del dharma, Ralo Vigrahavan Dharmah. Il primo dovere, perciò, di ognuno che partecipa a questa celebrazione, è di aderire al dharma e sostenere il dharma...

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.311 COLORE SULLA TELA

 

"C'è un solo Dio ed è Onnipresente". Vero. Ma per concentrarsi sull'Onnipresente è necessario avere un punto d'appoggio o una forma preliminare. E per concepire che il Divino è presente ovunque e sempre, la mente dell'uomo deve essere purificata per mezzo di certi processi psicologici chiamati sadhana. Questa è la ragione per cui non solo fra i seguaci dell'Induismo ma anche fra cristiani e buddhisti, riti regolari sono prescritti per l'adorazione degli idoli di Dio. I cinici discutono la validità di questo tipo di adorazione perché, secondo loro, confermerebbe solo la fede in una superstizione. <<Può Dio essere una pietra o un pezzo di carta?>>, si chiedono. Ma un tale punto di vista è scorretto. Osservando il culto di adorazione rituale stabilita dalla tradizione, molti aspiranti hanno raggiunto la visione dell'Onnipresente e una indicibile beatitudine. Infatti, la puja (adorazione formale a ore regolari, con la recitazione di inni e canti) è il primo gradino nel pellegrinaggio spirituale. Molti ricercatori hanno raggiunto senza dubbio la consapevolezza di Dio grazie ad anni di ascetismo passati nelle caverne della giungla. Ma, iniziare presto con puja e continuare con cura scrupolosa i riti di archana, bhajana e aradhana (offrire fiori con la ripetizione del Nome di Dio, cantare la Sua Gloria, e adorarLo come una presenza amorevole) è il metodo più fruttuoso e soddisfacente. Meerabai, Sakkubai, Surdas, Kabirdas, Sankaracharya e molti altri santi e anime realizzate, hanno dimostrato che il tempo, l'impegno e l'energia impiegati in queste pratiche religiose sono bene impiegati. Solo con aradhana furono capaci di visualizzare il Divino nella forma specifica da essi adottata. L'intera letteratura inglese è fatta di permutazioni e combinazioni delle 26 lettere dell’alfabeto. Puja, japa, archana, aradhana sono le lettere dell'alfabeto spirituale. La raccolta dei vari articoli necessari per l'adorazione (le lampade, la canfora, i fiori, i piatti, le tazze, la campana e il libro) ha bisogno di lunghe ore di concentrazione sul Divino. La puja stessa può richiedere un'altra ora o due d'attenzione concentrata e purificatoria, e l'osservante dopo la recitazione e la meditazione, diventa più forte e più fermo. L'Onnipresente non è assente nell'icona o nel quadro. Noi non riduciamo Dio chiudendoLo in una immagine di pietra; noi asseriamo e realizziamo che Egli è nell'icona, e solleviamo l'immagine alle dimensioni dell’Assoluto; espandiamo il quadro molto al di là della sua cornice e attraverso il processo del sadhana diventiamo consapevoli che anche il quadro può essere uno strumento per la mente perché possa sfuggire alle sue limitazioni.

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Quando il Maharaja di Alwar nel Rajasthan discusse davanti a Swami Vivekananda che Dio non può mai essere scorto in un quadro disegnato da un artista, Vivekananda invitò il primo ministro che gli stava riverentemente vicino, a togliere dalla parete il ritratto del Maharaja e a sputare su di esso! Egli disse: <<Non dovete esitare. Il Maharaja dice che esso è solo una macchia di colori su un pezzetto di tela e che non deve essere confuso con il Maharaja>>. Ma tutti al durbar si tirarono indietro per paura.

 

Il quadro del Maharaja era per loro un oggetto degno di adorazione, sedici tipi di adorazione stabiliti negli Sastra per rendere l'aspirante consapevole di essere davanti alla vera Presenza e che ogni suo gesto e movimento deve essere motivato da devozione e dedizione, assicurano la purificazione della mente dall'ego e da tutta la sua prole di difetti. Questa è chitta suddhi, la purificazione di tutti i livelli della coscienza. La chitta deve essere liberata dagli impulsi che la trascinano in basso.

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A che vale cuocere un piatto raro e costoso in un recipiente contaminato da sporcizia? Che utilità c'è nel piantare un seme prezioso in un suolo roccioso? Puja o archana offerte senza un cuore purificato sono semplice perdita di tempo.

 

Ma una breve, sincera seduta di puja passata nella consapevolezza divina può dare buoni frutti. Tiruthondar, un santo Tamil, confessò che egli si era impegnato nell’adorazione della statua del Signore per purificare la propria mente. Il materiale e la forma sono inseparabili, ma il ricercatore deve fermare l’attenzione sulla Forma che desidera si manifesti in tutta la Sua Gloria, piuttosto che sul materiale, deve fermare l'attenzione a lungo e profondamente sul pensiero di che Dio Si trova in ogni particella dell'Universo, che non è limitato dallo spazio e dal tempo. Uno sforzo incessante è necessario, per conquistare la chitta suddhi. E’ indispensabile essere sempre occupati in attività dedicate al servizio di Dio in varie forme umane. Nella Ghita, Krishna Si rivolge ad Arjuna come "Kurunananda". Il significato abituale dato dagli studiosi a questo titolo è "l'erede del clan dei kuru", ma esso insegna all'umanità una lezione molto più profonda. Kuru in sanscrito significa "fare", e nananda significa "colui che ne trae diletto". Quindi, significa che Krishna apprezzava la trasformazione in Arjuna dall'inazione all’azione, perché Arjuna traeva diletto dall'essere sempre attivo. Per la maggior parte di voi la domenica è un giorno festivo che dà diletto, ma per Arjuna, il giorno in cui poteva dedicare il lavoro a Dio, era davvero un giorno sacro. Forse avete sentito dire che in India la gente del popolo crede che quando il suono si fa minaccioso, l'immediata recitazione dei nove nomi di Arjuna, possa evitare la caduta del fulmine. Questa è la prova del potere che hanno sugli elementi non solo i Nomi di Dio ma anche quelli dei Suoi seguaci devoti, sempre puri e sempre in contatto con l’Assoluto. Questa è la ragione per cui si offre l'aradhana o adorazione della Presenza, anche a grandi devoti come Thyagaraja e Kabir, i quali non hanno più identità propria, essendo diventati Uno con l'Illimitato, attraverso l'adorazione del limitato.

 

Pag.327 L'ONAM DEL KERALA

 

E’ sacrosanto dovere dei bhakta preservare e proteggere la ricca cultura e il patrimonio di questo grande Paese, terra di grandi uomini che hanno guadagnato nome e fama in tutti i continenti, e che è stata l'arena spirituale dell'indipendenza nazionale, e ha potuto estendere e raggiungere la gloria nel campo della musica, delle arti e delle scienze. Ahimè! Questa terra gloriosa di Bharat è ora assillata da problemi in gran parte dovuti alla presenza di uomini pieni di ego, gelosia, odio ed egoismo. Solo rimuovendo tali tratti il passato glorioso di questa grande terra potrà una volta ancora rivivere. La storia della festa di Onam, è quella di Bali Chakravarti, incarnazione di tyaga (sacrificio), ma che aveva ancora tracce di ahamkara (ego). Ma grazie al predominio di altre virtù, Bali era in grado di vincere gli effetti dannosi di ahamkara e di seppellirlo profondamente con l'aiuto del Signore Vishnu, che apparve davanti a Bali nella Forma di un Vatu (brahmino brahmachari) chiamato Vamana. Bali governava i suoi sudditi con l'osservanza e la stretta aderenza ai principi del dharma. Figlio di Virochi e nipote di Prahlada, non sorprende che Bali possedesse ricche qualità tradizionali di bhakthi. Una volta dopo aver attenuto il permesso del suo guru, Sukracharya, Bali volle compiere un grande yaga chiamato Viswajit. Viswam significa la totalità dei pancha bhuta (cinque elementi), pancha indriya (cinque sensi) e pancha kosa (cinque regioni del corpo umano). Viswajit indica la vittoria su questi viswam. Indra ha questo nome perché governa gli indriyas, e chi governa gli indriyas nell'uomo è il manas (mente). La natura dell'interazione di indriyas è tale che è possibile guadagnare o perdere in base al risultato di una simile interazione. Indra usava pregare in base al risultato di una simile interazione. Indra voleva governare il Cielo, ma Bali non voleva nulla del genere. Indra usava pregare Vishnu per ottenere ciò che desiderava, ma Vishnu discese nella Forma di Vamana a mendicare da Bali. Così Bali dimostrò di essere superiore a Indra.

Vamana apparteneva al famoso Sidhashram fondato da Kashyapa (rappresentante del purusha) a Aditi (rappresentante di prakriti). Dall'unione di purusha e prakriti nacque la progenie di siddhi, nella Forma di Vatu, incarnazione di Vishnutatwa. Il Sidhashram si trovava sulle rive del fiume sacro Pavitra, fiume che rappresenta la vita. Siddhi si troverà sempre sulle rive della vita fluente, tutte le volte che il bhava suddhi (purezza della mente) e il chitta suddhi (purezza del cuore) predominano nell'uomo, giacche tutti i sankalpa potrebbero essere realizzati nel sacro ashram di Sidhashram. Viswamitra, dopo la fortunata conclusione del suo yaga con l'aiuto di Rama e Lakshmana, li indusse a stabilirsi nell'ashram per qualche tempo. E qui Bali raggiunse moksha. L’espansione di Vishnutatswam è il Trivikramatatwam.

L’aspetto di Trivikramatatwam è rappresentato dal Gayatri manthra: "Bhur Bhuwaha". Il bhooloka, bhuvarloka e suvarloka costituiscono il Trivikramatatwam. E’ sbagliato concepire questi tre loka sistemati uno sull'altro e quindi facili da raggiungere con una scala. Infatti i tre loka sono intrecciati l’uno con l'altro e stanno uno dentro l'altro. Il significato reale di questa configurazione geometrica dei tre loka è che gli aspetti pancha indriya, pancha bhoota e pancha kosa del deha (corpo) dell'uomo, sono bhooloka; l'aspetto di pranasakthi o manastatwam è bhuvarloka, e lo stato microscopico di anandam (beatitudine) rappresenta suvarloka. Perciò si può dire che i tre mondi, bhooloka, bhuvarloka e suvarloka, non sono altro che il dehatatwa, manastatwa e anandatatwa, rispettivamente, e la totalità di questi tre rappresenta il Trivikramatatwa. Inoltre, questi tre aspetti del Trivikramatatwa possono essere concepiti nei tre stati di un individuo, cioè, quello che voi pensate di essere, quello che gli altri pensano che voi siate e quello che realmente siete. Perciò solo con un appropriato sadhana si può trascendere da bhooloka attraverso bhuvarloka e suvarloka. Il conseguimento di suvarloka è moksha, che rappresenta lo stadio di fusione completa nel Signore. poiché è uno stato in cui l'aspetto di moha (attaccamento) si disintegra, prende il nome di moksha (moha + kshyam - moksham). Bali era un'incarnazione di tyaga e personificava gli aspetti del datrutvam (dare) e dharmatatwam (rettitudine), poiché Onam è un giorno di festa che si celebra in memoria della ricomparsa di Bali nella sua sukshmaroopa (forma microscopica), è obbligo di ognuno ricordare e praticare gli ideali in cui egli credeva quando era vivo. Dovrebbe essere ricordato che Bali, come descritto sopra, potrebbe visitarci ogni giorno e non solo una volta l'anno. Ma poi dimentichiamo questo perché nella nostra vita quotidiana ci lasciamo prendere da qualità indesiderabili come avidità ed egoismo, che nell'uomo del giorno d' oggi raggiungono proporzioni gigantesche. E’ dovuto precisamente a questo genere di situazione, il fatto che periodicamente il mondo venga spinto nelle guerre. Il messaggio della vita di Bali è che quelle qualità deleterie dell'uomo dovrebbero essere eliminate a tutti i costi, così da rendere il cuore puro in modo che il Signore possa risiedervi. Un altro aspetto importante della vita di Bali è la sua dimostrazione che la predisposizione al tyaga (sacrificio) dovrebbe essere una parte integrante delle proprie azioni (karma). Tutti gli esseri viventi compiono azioni, ma solo l'uomo può, se lo desidera, agire, facendo del sacrificio una componente integrante delle sue azioni. Questo è possibile per la capacità dell'uomo di pensare e riflettere. Sfortunatamente l'uomo usa queste facoltà che Dio gli ha dato per enunciare teorie e predicare, ma mai per mettere in pratica ciò che predica. Per esempio, migliaia di Onam sono venute e andate e la gente ha predicato per anni su ciò che Onam significa. Tuttavia il cuore dell'uomo rimane impuro. Bali praticava, mentre il suo riverito guru, Sukracharya, non lo faceva, come fu evidente quando intervenne a fermare Bali, che voleva offrire a Vamana ogni suo possesso. La predica e la pratica sono come i due occhi. Poiché Sukracharya predicava senza mettere in pratica, un suo occhio fu simbolicamente reso inefficiente. Un uomo con una mente duale è mezzo cieco. Nella vita dobbiamo essere Bali e non Sukracharya. Dovremmo capire che per guadagnare una cosa, qualche altra cosa deve essere sacrificata; Bali dimostrò che attraverso il Tyagaswabhava, cioè se si sacrifica ogni cosa, si raggiungerà moksha. Il sacrificio vero implica due cose: capire la causa della nostra schiavitù in questa vita, e spezzare questa schiavitù. Le persone pensano erroneamente che proprietà, famiglia, ecc., siano i loro legami e che interrompendoli, potranno sacrificare tutto ed essere così idonei a raggiungere moksha. Ma questi non sono i reali legami dell'uomo. La sua reale schiavitù è l'ignoranza che lo porta a identificare se stesso col suo corpo. Colui che spezza questa schiavitù, come fece Bali, raggiungerà moksha, e per rompere questa schiavitù è davvero necessaria una purificazione del cuore. La pulizia del corpo con sapone e acqua e profumo, non purifica la mente. In questo kaliyuga, namasmarana è il modo più facile per purificare la propria mente, e abbandonarsi a Dio con la mente pura è il modo più sicuro per raggiungere moksha. Bali offrì due dei suoi tre aspetti cioè, adi bhautika (il suo corpo) e adi daivikam (la sua vita) per due piedi di spazio chiesti da Vamana. In quanto al terzo piede di spazio richiesto da Vamana, Bali offrì il suo aspetto adhyatmika (anima), abbandonandosi completamente al Signore. E’ per questo che il Signore fece il Suo terzo passo nel cuore di Bali e lo spinse a patalaloka, spingendo completamente tutte le tracce dell'ahamkara di Bali nei più bassi livelli dell'universo. Così Bali fu liberato dalla schiavitù di nascita e morte. La parola bali, ha un altro significato, che è "prezzo o tassa per il servizio reso". Noi paghiamo le bollette alle aziende che forniscono acqua ed elettricità, sapendo molto bene che non sono responsabili della creazione sia dell’acqua che dell'elettricità. Ma quale prezzo stiamo pagando al Creatore dell'acqua, dell'aria e di ogni cosa dell'Universo? Nessuno. Ma desideriamo ottenere la Sua Grazia. Come è possibile ottenere la Sua Grazia senza dare niente? La tassa che il Signore aspetta è la devozione e la purezza di cuore. Questa è l'essenza del messaggio di Onam. Onam non deve essere trattata come una festa che ricorre una volta l'anno, ma come un evento, il cui messaggio dovrebbe diventare un sistema di vita. I tre gradini che Onam simbolizza sono: ( I) l'Incarnazione del Signore Vishnu come il Vatu; (2) il raggiungimento di moksha da parte di Bali; (3) l'Antardhanam o fusione di Bali nel Signore.

pag.389

...L’uomo elogia Dio e il Super Se o il Paramatman, quando i suoi desideri sono soddisfatti, altrimenti Lo biasima. Ma Dio non ha pregiudizio o parzialità. Se ha prema, deve avere anche ira o Krodha. Qualsiasi manifestazione di questi sentimenti è solo superficiale, in quanto non proviene dal nucleo centrale. Dio è il testimone della catena causa-effetto (karma). Potete evitarne le conseguenze dedicando l'azione a Dio e astenendovi dall’attaccamento, però dovete essere sinceri nel vostro abbandono e nel vostro distacco. Purificate quindi il cuore e i sentimenti mediante japa, smarana e dhyana. Senza un cuore puro e una vita virtuosa, potete recitare i Veda durante lo yajna ma ne trarrete scarso beneficio. I Rishi erano sinceramente altruisti e seri e perciò gli yajna purificavano l'atmosfera, calmavano gli elementi e propiziavano Dio. Il proprio karma, perciò, decide il proprio destino. Non serve incolpare gli altri per le nostre sfortune e miserie. Non è giusto incolpare Dio di essere parziale o crudelmente indifferente. Se piantate un seme amaro, come può il frutto essere dolce? E’ diventato di moda pretendere tutto il bene come proprio diritto e attribuire tutta la disperazione e la delusione all’atteggiamento irresponsabile della Divinità. Alcuni professori dell'università di Benares una volta misero in ridicolo un loro collega perché sprecava dieci minuti la mattina e dieci minuti la sera meditando sul problema dell'esistenza di Dio. Egli replicò: <<Fratelli! Se Dio è, come voi dite, inesistente, io sono d' accordo che sto sprecando venti minuti ogni giorno. Ma se Dio esiste, come molti credono, sono spiacente per voi che state sprecando tutta la vita! Nessuno sa con certezza se Egli esiste o no>>.

In realtà, Dio solo è: il mondo mutevole è ciò che abbiamo sovrapposto all'Entità Divina. Spostate la vostra visione della sovrapposizione alla base su cui poggia grazie alla vostra ignoranza. Pasu è la parola sanscrita che significa "animale" e la sua radice è pasyathi, cioè "colui che vede solo il mondo esteriore”.

Quando l'uomo si accontenta di usare i suoi sensi per godere, nel limite delle sue possibilità, del mondo esterno, egli non sta vivendo all’altezza del suo destino reale. Anche le sadhana spirituali sono state ridotte a rituali esterni dall'uomo, in tutti i paesi. Mattina e sera e nei giorni considerati sacri, gli uomini pregano con pompa speciale: mazzi di fiori, file di lampade e serie di stotras a voce alta. La forza di questi riti e per lo più scarsa e superficiale. Ci sono molti che passano tutto il tempo in preparativi per questi atti o nella loro pratica quotidiana. Ma cosa hanno guadagnato? Molti sono ancora affetti da invidia, orgoglio e cupidigia e non sono fedeli alla Verità; riescono solo a sprecare il tempo ignorando gli ideali fissati nei Veda. La maggior parte delle persone che si proclamano sadhaka non osano volgere la loro attenzione verso l'interno alla Realtà atmica.

Naturalmente, rituali e preghiere sono necessari negli stadi iniziali; sono il giardino d'infanzia dell'educazione spirituale. Bisogna procedere dall'infanzia alla maturità nel viaggio verso l'Atman. Yajna, regole e regolamenti riguardanti i riti devono essere trascesi e sublimati in atti parole e pensieri promotori della dignità universale, di altruismo ed equanimità. Io continuo a dirvi in ogni discorso che la Divinità risiede in tutti gli esseri. Voi dovete aver notato che infliggo punizioni piuttosto dure a coloro che hanno commesso cattive azioni o deviato in sentieri sbagliati. La Divinità deve splendere in ogni attività e bisogna fare in modo che non venga annebbiata dalla debolezza umana o "animalità". A questo scopo si impongono mezzi e misure correttivi, poiché il rame come lega diminuisce il valore dell'oro, la materia deve essere fusa in un crogiolo per rimuoverlo. Così, quando l'essere umano puro, santo e progressivo è associato con certe tendenze impure, malvagie e regressive, Swami deve intervenire per fermarle e ripristinare il valore dell’"oro" originale. O altrimenti, perché dovrei correggere e punire? Capire le mie azioni nella loro vera luce è il mezzo più sicuro per guadagnare la Mia Grazia. Il mondo oggi sta soffrendo a causa dell’"egoismo" e della "passività" che regnano nei cuori umani. Paura, ansietà, dolore, cupidigia sono nutriti in proporzioni pericolose da simili sentimenti di "Io" e "Mio"...

Discorsi volume I

pag.42 ESAMINATE, SPERIMENTATE

... Voglio che siate attivi, pienamente impegnati, altrimenti il tempo graverebbe pesantemente sulle vostre mani. Non sciupate un solo istante della breve esistenza che vi è assegnata, perché il tempo è il corpo di Dio. Egli è conosciuto come Kaalaswarupa, vale a dire "della forma del tempo". E' un crimine farne cattivo uso o sciuparlo nell'inattività. Inoltre, non dilapidate i talenti fisici e mentali che il Signore vi ha fornito a guisa di capitale per il mestiere di vivere. La Thamosakthi o forza dell'indolenza si comporta come la forza di gravità che trascina tutte le cose verso il basso: per questo dovete essere sempre vigili e attivi. Un vaso di rame deve venire strofinato per poter brillare, allo stesso modo la mente deve venire detersa nella Sadhana, per mezzo di attività come Japam o Dhyana. Il Karma naturale ed automatico come il respiro, diviene Vikarma, se fatto coscientemente in vista di uno scopo preciso.

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Un Hindu si trovava, un giorno, in compagnia di un amico inglese presso le rive del Godavari. " Prenderò un bagno in queste sacre acque" disse, e, mentre si tuffava, recitò il nome di Hari. Quando riemerse era rinfrescato nel corpo e nella mente, perché l'ambita occasione l'aveva reso molto felice. L'inglese sorrise: "Ma questa non è altro che H2O disse come può arrecarti tanta gioia? Si tratta soltanto di una superstizione". Replicò l'Hindu: “Lasciami nella mia superstizione e mantieniti pure attaccato alla tua". Il cinico infatti ricavò dal bagno soltanto la pulizia fisica, ma il credente ottenne anche la purificazione mentale...

Discorsi volume II

24° - pag.113 L'ACCADEMIA SPIRITUALE DELL'UOMO

 

Lo studio dei testi sacri ed i discorsi religiosi dovrebbero sviluppare l'autocontrollo ed una certa pace interiore, ma dopo il baccano che avete fatto, capisco che essi non vi sono serviti a niente. Non diteMi che tutto questo disordine dipende dall'immensa folla qui radunata e di cui fate parte, poiché, se così fosse, basterebbe che ciascuno di voi decidesse di tacere perché il silenzio si installasse di nuovo in un secondo. Non potete dire che state aspettando da stamattina e quindi siete stanchi. Cosa significa questa mancanza di serietà di fronte all'avvenimento importante che attendevate da settimane? Se ciascuno di voi facesse silenzio, anche se ci fossero migliaia di persone, il silenzio verrebbe. Ricordate perché siete venuti, perché avete aspettato e chi siete venuti ad ascoltare. Ora va meglio! Ecco perché dico sempre che la natura vera dell'uomo è la calma, la tranquillità. Questa natura si rivela solo se egli cerca di scoprire le sue vere origini, che sono divine, e la sua identità con l'immutevole <<atma>>. L'uomo può essere quindi calmo come siete voi ora, oppure confuso come prima. Il vostro entusiasmo ha causato questo ritardo perché la strada verso il Mandir, come dicono gli organizzatori, è completamente intasata e nello stesso Mandir non c'è un centimetro libero. Per questo motivo la statua è stata portata in questo <<bungalow>> per la consacrazione, successivamente sarà riportata nel Mandir. Ricordate che Sai non vive in costruzioni di mattoni e pietre: egli vive nel cuore degli uomini che sono pieni di simpatia e di amore.

I templi e gli idoli hanno valore nell'elevare gli istinti più alti dell'uomo e nell'aiutarlo a canalizzarli verso scopi socialmente più utili. E’ per questa ragione che in India non fu persa nessuna opportunità al fine di aiutare l'uomo ad andare verso Dio. Tutte le arti, infatti, furono utilizzate a quello scopo. Anche l'ubriaco vibra al suono di una melodia che proclama la gloria di Dio e la gioia della realizzazione del Sé. Pertanto qualunque sia il livello spirituale raggiunto, ciascuno viene naturalmente indotto a progredire sulla via spirituale. E’ per questo motivo che l'India è chiamata <<l'Accademia Spirituale>> dell'umanità. Voi siete dei privilegiati a vivere la vostra vita in seno all'India, cioè nel grembo del Vedanta (la filosofia del non dualismo). Ricordate questa eredità e comportatevi di conseguenza. Non invidiate i paesi che tentano di esplorare lo spazio, andando sulla Luna e su Marte, poiché ciò non ha nessuna utilità. Che utilità c'è nel padroneggiare quelle regioni quando si è schiavi della malizia e della paura? Che senso ha andare a 10.000 km. all'ora con una mente carica di bassi impulsi? Se voi cercate la causa della disarmonia che prevale anche nelle comunità più avanzate dell'occidente, scoprirete che la ragione è la selvaggia crescita dell'orgoglio, della cupidigia e del peccato. Non c'è il timore di Dio o rispetto per gli anziani, né paura del peccato. Si danno valore e significato solo ai simboli esteriori della ricchezza e del potere, al contenitore e non al contenuto. Questa statua di marmo, per esempio, è soltanto il contenitore, la cosa contenuta è il Principio Divino, proprio come la tazza è il contenitore ed il latte in essa il contenuto. Voi versate Sai in questa forma e la chiamate Sai Baba, oppure la versate in una forma diversa e la chiamate Srinivasa o Krishna o Siva o Rama. Per coloro che sono alle prime armi nella disciplina spirituale, l'idolo è tanto necessario quanto le immagini di un abbecedario. Finché non sarete in grado di ricordare istantaneamente l'immagine del cavallo quando vedete le lettere cavallo, è necessario mettere l'immagine sopra le lettere. Così voi dovete avere la immagine chiamata SAI, ben in evidenza davanti a voi, per dare forma alla vostra vaga concezione del Principio Divino. Quando potete concepire questo principio indipendentemente e senza alcuna forma o come tutte le forme e i nomi, l'immagine diventa superflua e potete farne a meno. Insediare questa statua di marmo nel Mandir, non significa che avete terminato il vostro compito, ma che i vostri sforzi hanno inizio da quel momento. In India, come in altri paesi, un gran numero di templi vanno in rovina; che utilità costruirne altri? I nuovi templi sorgono ed i vecchi cadono in rovina e svaniscono nella memoria. Questo avviene perché non vi rendete conto che la sostanza è la stessa. anche se viene presentata in forma diversa e sotto nomi differenti. Un capitolo del vostro <<tapas>> (sacrificio) si è concluso. Avete questa statua ed avete svolto questa funzione, il prossimo capitolo consisterà nel versare la vostra devozione in questa immagine e renderla sempre più viva per stare dinanzi a Sai con le mani giunte. Soltanto il puro ed il santo possono offrirsi interamente a Dio. Non Mi piace la gente che spreca momenti preziosi della sua vita in attività vane e discorsi inutili. Ne Mi piace il dubbio. Agite, agite con tutto il vostro potere e con tutta la vostra mente. Fate pieno uso delle attitudini, capacità, coraggio e fiducia in voi stessi di cui siete dotati. Allora Dio vi benedirà.

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Avrete sentito parlare di quel devoto di Rama che, essendosi rovesciato il carro, si sedette sul lato della strada lamentandosi per la sua sfortuna e chiedendo che Rama glielo raddrizzasse; poiché Rama non apparve a sollevare il carro e a sistemare le ruote, egli perse la fede in Lui e mise in dubbio le esperienze dei saggi che Lo descrivevano come un oceano di misericordia. Rama allora gli apparve, ma solo per dirgli: <<Imbecille, ti ho dotato di forza ed intelligenza, usale, e solo dopo che le avrai usate ed avrai fatto il tuo meglio, solo allora, se non sarà stato sufficiente, mi chiamerai>>. <<Io sono sempre pronto ad aiutare le vostre espiazioni con la Mia Grazia>>.

 

I devoti di Rama hanno sollevato montagne e costruito ponti sul mare con il Suo Nome sulle labbra e la Sua forma davanti agli occhi. Voi che vi autodefinite devoti, siete troppo deboli per portare il peso dei vostri corpi, per non parlare dei problemi che vi danno i vostri amici ed i vostri parenti. Avendo insediato SAI nel vostro villaggio, voi dovete crescere in Amore perché SAI è l'Incarnazione dell'Amore. SA vuol dire il testimone di tutto; AI significa Madre, Baba significa Padre. L'Amore di SAI è caratteristico del Padre e della Madre. Non quelli terreni, ma quelli che sono testimoni di ogni pensiero, parola, azione in ogni essere. Rispettate vostro padre e vostra madre terreni, quindi trasferite quel tipo di rispetto sul padre astratto, madre, o guardiano, Dio. Imparate a mettere il Signore invisibile nel vostro cuore utilizzando l'immagine del Mandir. Incominciate dal grossolano per arrivare al sottile. Così come i pazienti hanno bisogno di un medico, i devoti hanno bisogno di qualche nome e forma ai quali poter ricorrere per essere consolati, incoraggiati e consigliati. Quindi è per voi molto importante che Io abbia realizzato questa consacrazione per farvi avanzare nella vostra disciplina spirituale e per aiutarvi ad acquisire l'armonia e la pace interiore. <<Ovunque si canti il Mio Nome, là Io sarò>>. E’ stato detto: La Divinità che avete come il centro del vostro essere, voi La ignorate, e nello stesso tempo La cercate negli altri. Questa è la tragedia! Così facendo insultate voi stessi ritenendovi incapaci, deboli ed inferiori. La codardia e l'autocommiserazione non diventeranno mai una scintilla della Divina fiamma. Il vostro Sathya può essere scoperto esercitando la discriminazione. Nato nell'illusione, vive nell'illusione, si avvilisce nell'illusione: l'uomo è inconsapevole della sua gloriosa eredità e si ritiene incapace di ottenerla...

Pag.126

... Ancora un'ultima cosa: avete letto l'avviso che vi invita a non portarMi frutta, fiori, eccetera. So che alcuni di voi sono tristi a causa di ciò. Ma lasciate che vi dica: venite a Me con le mani vuote, Io le riempirò di doni e di grazia; se le vostre mani sono già piene, come posso riempirle?

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... Molti pensano che questo rito che si sta compiendo ora, fatto con <<ghee>> (burro chiarificato) e legno di sandalo, prodotti costosi sul mercato, sia uno spreco di danaro inutile. Ma se state sempre a fare i conti come potrete avere gioia da qualcosa che non può essere comprata. Questi pensano solo al <<ghee>> ed al legno di sandalo e non alla gioia preziosa che può donare lo svolgersi di questo antico rituale vedico. Quegli stessi che criticano hanno usato sin dalla loro nascita il <<ghee>> senza però ricavarne nessuna gioia né per loro né per i loro amici e parenti. Questo <<Yajna>> (rito sacrificale) invece, conferisce gioia a molta gente, e debbo dirvi che io e la Mia gente siamo felici di farlo e non siamo andati a chiedere soldi per svolgerlo. Coloro che guardano solo all'aspetto materiale non possono capire il significato spirituale del rito, e si disputano per un po' di <<ghee>> ed un po' di legno di sandalo. Questo rito ha un significato simbolico ed è in concreto molto utile all'umanità. Esso è legato alle ispirazioni umane ed alla disciplina spirituale. Il burro si produce agitando la crema del latte ed il rito simbolizza questa azione di agitare le emozioni, gli impulsi e gli istinti dell'uomo ottenendo così la più pura ed autentica essenza del Divino. Quel burro quando viene ulteriormente trattato diventa <<ghee>> e questo viene offerto agli dei. Voi vi chiederete come questa offerta possa raggiungere gli dei. Ebbene i Veda stessi, ve lo dicono. E ciò dovrebbe bastare. Come può un organo diverso dall'occhio vedere? Come può un organo diverso dall'orecchio sentire? L'occhio è la prova di se stesso, come l'orecchio. I Veda che hanno sondato la scienza di propiziarsi gli dei dicono che il fuoco sacrificale trasmette gli aspetti più sottili delle offerte. Indra è la dea che presiede alla mano e l'Indra Yajna (sacrificio a Indra) aiuta la cooperazione collettiva dell'industria umana per il progresso individuale e sociale. Brihaspathi è la dea dell'intelletto e lo yajna (sacrificio) associato al suo nome conferisce la cordialità e la coordinazione. Il Chandra Yajna (la luna) tende a sviluppare l'armonia nei cuori e l’“Adithyva Yajna" (il sole) la promozione dell'unità fra tutti gli esseri. I <<manthras>> pronunciati durante il rito sono potenti suoni pieni di sottili misteri che influenzano le vicende umane. Concentratevi sull'universale, non su bassi scopi, utilizzate la vostra mente per seguire il piano del Signore di ristabilire il <<dharma>> nel mondo...

42° - pag.195 IL BRAHMINO

 

Avete udito per diverse ore la spiegazione dei riti e dei <<manthra> vedici fattavi da Uppuluri Ganapathi Sastri, che conosce le diverse sfumature ed il significato di ogni singola sillaba dell'intero Veda. Il suo Amore per voi è così grande che traduce tutto il suo vasto sapere in un telegu così dolce e semplice da essere capito anche da un bambino, e ciò che è più importante, vi fa desiderare di sapere sempre di più. Questo <<yajna>> (sacrificio) si chiama <<jnana yajna>> ed ognuno di voi dovrebbe sapere il significato di ogni atto di questo rituale. Egli vi ha spiegato perché la terra del formicaio usata è considerata sacra. Ho cercato, da parte mia, di fornire tutti i materiali necessari al <<yajna>> (sacrificio) e che fossero genuini dando a questa gente ogni cosa di cui aveva bisogno dicendo loro di non accontentarsi di niente di inferiore o di seconda qualità. Essi erano desiderosi di cogliere questa occasione unica per svolgere correttamente questo <<yajna>>, ed Io mostrerò che questo <<yajna>> compiuto secondo le formule darà certamente i frutti promessi dal Vedapurusha (il testimone Eterno). Remilla Suryaprakasa ha parlato di <<Kumarilabhatta>> (saggio) che precedette Sankaracharya (grande filosofo e santo indù) e che fece rivivere gli insegnamenti vedici vincendo gli avversari dei rituali vedici del suo tempo. Non avevo nessuna intenzione di parlarvi oggi, ma per non vedervi tristi, approfitto di questo intervallo, per farlo, i due Sastri hanno fatto una perfetta esposizione. Lo scopo di elevare l'uomo, attraverso la divulgazione degli insegnamenti vedici, è sicuramente uno scopo degno di elogio. Quando la mente è pura e l'intelletto illuminato, le parole non possono essere che dolci! E’ un'impresa difficile immergersi nella profondità del mare per riportare alla superficie le perle dei Veda. Non perché le perle sono rare, ma perché il mare è profondo! I Veda insegnano all'uomo come trascendere i Guna, essi parlano il linguaggio dei simboli ed occorre possedere, come Ganapathi Sastri e Remilla, il vocabolario e le tecniche vediche per interpretarli. Per esempio essi hanno detto, spiegando un <<manthra>>, che tutti gli uomini sono figli di Surya (il Sole). Il Sole è la deità che presiede alla visione interiore ed esteriore; pertanto il significato era che tutti coloro che hanno occhi per vedere sono benedetti dal Sole e non che tutti gli uomini appartengono al Sole. Ci sono sette Soli che emanano sette tipi di raggi. I tre primi raggi cercano di penetrare la parte superiore della palpebra e gli ultimi tre la parte inferiore, ma l'occhio riceverà solo il quarto raggio ed è la ragione per la quale vi si consiglia di tenere gli occhi mezzi chiusi quando meditate. Tali sottili segreti sono nascosti anche negli inni agli dei. Non è corretto dire che ogni Dio vedico rappresenta una forza della Natura che si manifesta all'uomo, la Dea pioggia, il Dio fuoco o Dio sole, la Dea dell'alba ecc. Questo vuol solo dire che la gloria e la maestà di Dio è visualizzata e venerata nei suoi vari aspetti. Si dice spesso che la casta dei brahmini ha negato, per disprezzo ed odio, alle altre caste lo studio dei Veda. Se andate a pescare dovete avere la canna, l'amo ed il verme. Se desiderate conoscere i Veda dovete avere la canna della vita dharmica, l'amo della lingua sanscrita ed il verme è il brahmino che rispetta i Veda e che è, a sua volta, rispettato. Il Brahmino si è preparato per questo lavoro con una serie di rituali purificatori che gli hanno conferito il diritto di pronunciare <<manthra>> e commentarli. Non tutti hanno realizzato lo stesso grado di purezza degli impulsi e la stessa elevazione. Tutti voi che Mi ascoltate, non tutti Mi capite allo stesso modo; ognuno secondo le proprie tendenze e le radici di quelle tendenze che sono nella mente. Gli uomini non sono tutti uguali. Una persona non è dotata come un'altra. Questa umanità è una folla varia di pellegrini. Il Brahmino quando nasce è un Sudra. la nascita non gli dà diritto ad intraprendere lo studio dei Veda anche se fosse figlio di un grande saggio. Quando viene formalmente iniziato con una cerimonia speciale può iniziare lo studio delle Sacre Scritture. Quella cerimonia lo rende Brahmino nato di nuovo nel mondo dello studio e della responsabilità. Molti Brahmini non si comportano secondo quella responsabilità vivendo in modo semplice e con saggezza. Quando un metallo puro viene trasformato in una lega, per estrarlo di nuovo deve essere messo nel crogiolo. Così quando troviamo un crogiolo vedico in questi Pundiths, dobbiamo proteggerlo e difenderlo. Ma se si sta invece seduti a guardare che gente meschina e piena di odio lanci tranquillamente sassi contro di loro, allora anche i contenitori si romperanno ed i Veda diventeranno inaccessibili. Se i Brahmini vengono spinti nella foresta, anche i Veda entreranno nella foresta con essi perché essi sono i depositari dei Veda. Essi studiano la corretta pronuncia di ogni sillaba, e grazie alla loro memoria, li hanno preservati durante tante calamità che l’india ha dovuto sopportare nei secoli.

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C'era una volta un bambino che ad alta voce leggeva le sue lezioni di inglese e lo faceva cosi male che i genitori si spaventarono quando leggendo la parola <<milk>> (latte) la pronunciava lettera per lettera, da prima, e poi per intero, e gridava: <<Emmeaielkey milk>> e lo ripeteva così rapidamente che essi pensarono che dicesse <<Ammayeluka>> che in telegu vuol dire <<Mamma il topo!>>. Come vedete la corretta pronuncia è essenziale!

 

Incoraggiate i brahmini a dedicare la loro vita allo studio corretto delle scritture ed anche voi ne trarrete beneficio. Il Signore non fa differenza fra casta e casta, ciò che gli interessa è la virtù e l'anelito verso un'unica direzione. Un pezzo di carta, comunque sporco, una volta che porta stampato le insegne della Banca Centrale lo chiamate banconota e lo tenete in cassaforte. La Devozione è così, rende il più umile degli uomini il più raro fra essi.

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C'era una volta un Bhakta in Delhi il cui nome era Jena al tempo del regno di Akbar. Era il massaggiatore della casa reale. Ogni mattino alle sette il re lo aspettava e gli ordinava di massaggiargli il corpo per mezz'ora. Jena quella mattina entrò nella sua stanza della preghiera come era solito fare. Ebbe la visione di Krishna ed andò in estasi perdendo la cognizione del tempo. Sua moglie corse alla porta che era chiusa ma non osò entrare per non disturbare la sua concentrazione. Nel frattempo Akbar a Palazzo, veniva massaggiato regolarmente e durante il massaggio diceva: <<Jena, non sono mai stato così felice in questi giorni, le tue dita sono proprio divine!>>. Quando la seduta era prossima a terminare Akbar vide rispecchiato in una tazza dorata di fronte a lui il volto del massaggiatore e tacque per la sorpresa nel vedere il volto di Krishna! Quando tornò a riesaminarla il viso era sparito. Il Signore non bada allo stato sociale, alla casta, prima di concedere la Sua grazia! Egli è misericordioso con tutti e, come la pioggia o il chiaro di luna, cade su tutti! Gli stessi Veda lo dichiarano.

43° - pag.199 IL SACRIFICIO DEL FUOCO

 

La Bhagavatha era il soggetto del discorso di Kalluri Veerabhadra Sastri di oggi; ma non crediate che esso non avesse attinenza con il Sacrificio che si sta svolgendo. La Bhagavatha (raccolta di storie relative alle vite degli Avatars) contiene l'essenza stessa dei Veda. I Veda sono Inni che parlano della Gloria di Dio conosciuto sotto vari nomi. Sono tutto l'insegnamento pieno di devozione verso Dio che essi dichiarano essere l’Uno a cui si sono dati vari nomi. La Bhagavatha>> è l'essenza dei Veda resa accessibile a tutti. E’ come una parte della letteratura vedica inseparabile da tutta la sua tradizione. Lo stesso sangue scorre anche in questa parte rendendo i Veda magnifici ed affascinanti. Come ai bambini si mostrano le foto degli oggetti per farne conoscere i nomi, così la <<Bhagavatha>> insegna le <<Akshara>> (il sottile, l'invisibile) attraverso il <<Kshara>> (il grossolano). Non potrete raggiungere il sottile senza avere sperimentato il grossolano, dopo esservi elevati all'altezza della <<Chith>> (consapevolezza) con <<Jada>> (la materia) come strumento, dovete anche rendere quest'ultima così soffusa di <<Chaithanya>> (consapevolezza) in modo tale che la differenza tra l'una e l'altra non esiste più. Nella meditazione, all'inizio, la figura deve essere trasformata dall'immaginazione purificata e, dopo, deve essere rarefatta in un sottile principio astratto; solo allora la forma meditata può essere trascesa e la più alta visione della Bellezza Universale e della Saggezza essere ottenuta. La Bhagavatha aiuta in questa educazione spirituale conducendo lo studente dalle elementari all'Università. Molti di voi non conoscono il reale significato delle leggende e delle storie descritte nelle antiche scritture. Il loto di <<Brahma>> non è lo stelo che cresce nel fango e che, per sbocciare, si innalza al di sopra delle acque per prendere i raggi del sole. Esso è il loto dai numerosi petali del cuore e ciascun petalo va in direzione della particolare tendenza dell'individuo. Il bue montato da Shiva non è un animale, ma simbolizza il <<Dharma>> o la rettitudine che ha cinque gambe: <<Sathya, Dharma, Santhi, Prema e Ahimsa>> (la verità, la rettitudine, la Pace, l'amore e la non-violenza) Gopala (Krishna) non pascola i vitelli ma protegge e nutre le <<Jivi>> dette anche <<Go>> (individui), Nello studio dei Veda si può trovare il significato che soddisfa il tuo cuore e non solo quello che soddisfa il tuo intelletto. Una frase può essere grammaticalmente corretta ma può anche non avere alcun senso. Ganapathi Sastry per esempio, mentre descriveva la ragione per la quale la terra della collina delle formiche era raccomandata per lo svolgimento del sacrificio, disse che le formiche bianche si ritiene abbiano dei potenti talenti latenti messi al servizio degli Dei perché una volta ruppero la corda dell'arco di Vishnu. Quando l'arco di Vishnu fu libero dalla tensione, la corda lo colpì sotto il mento e gli mozzò il capo che volò via alto nel cielo. Ora, se si considera questa storia sul Signore <<Vishnu>>, che è anche conosciuto come <<Narayana>>, sembra qualcosa che sminuisce la Gloria di Dio. Ma come è possibile accettare una tale spiegazione? Alcuni dicono che gli Dei volevano punzecchiarlo nell'orgoglio. Ma come è possibile accusare <<Narayana>> di orgoglio? Come possono gli Dei cospirare ed incaricare le formiche a tagliare la sua testa in quel modo? No! la storia si riferisce ad un Dio, o Deva, fra i molti dell'Olimpo Vedico il cui nome era pure <<Vishnu>>. Questo è tutto. Non occorre confondere la grandezza di <<Narayana>> identificandolo con un Dio minore dello stesso nome. Se scegliete il significato più elevato non sbaglierete mai! Dovete scoprire la vostra discendenza ed essere orgogliosi. Da Dio (Paramatma) discese la Natura insieme a <<Maya>> e da questa illusione 1'<<akasa>> (l'etere) dall'<<Akasa>> (l’essere), l'<<agni>> (il fuoco), da <<agni>>, <<vayu>> (l'aria), da <<vayu>>, <<jala>> (l'acqua) e dall'acqua la terra. Sulla terra, dalla combinazione dei cinque elementi, fu prodotto questo tempio di Dio che siete voi! L'intera scala deve essere salita per raggiungere Dio, l'origine di tutto. C'è un programma per la promozione degli aspiranti spirituali che è spiegato in quella forma nei Veda ed in una storia nella <<Bagavatha>>. Non accetterò che Voi diciate di essere atei senza alcuna fede per il Signore. Dov'è la radice della fiducia in se stessi? Chi siete voi per credere in Voi stessi? Vi credete in voi stessi perché questo voi stessi è Dio ed avete un'incrollabile fede in Dio profonda, radicata in voi. Vi credete in voi stessi perché questo voi stessi è Dio ed avete un'incrollabile fede in Dio profonda, radicata in voi. La fede in voi stessi e la fede in Dio sono identiche. Quando dovete affrontare un nemico chiedete la forza di Dio che è in voi e questo perché c'è un persistente sussurro che vi dice di usare la forza per essere misericordiosi, caritatevoli e servizievoli. Ognuno di noi deve andare via da qui quando i rifornimenti sono finiti. Ma quando verrà quel momento lo scopo di tutto questo arrivare, viaggiare, accumulare e spendere, sarà raggiunto e cioè la realizzazione della suprema felicità, terminando questo ciclo di nascite e di morti. Da questo momento cambiate le vostre abitudini e questa sarà la misura della vostra sincerità. Abbiate fede e fermezza! Non credete di ingannarMi congiungendo le mani e versando lacrime, questo non vi farà diventare devoti. Se cercate di deviare dal retto cammino pretendendo di essere ciò che genuinamente non siete, la punizione sarà più grande al fine di curarvi anche di quel connotato. Domani fra le otto e le nove della mattina si svolgerà la cerimonia finale dell'offerta del sacrificio del fuoco. Questo è un momento prezioso in ogni tipo di sacrificio ed è considerato il culmine del rito ed il suo compimento. Ma dovrete tenere in mente una cosa: Io non sto facendo il Rituale ma sono Colui al quale il Rituale è offerto. Ho visto molti di voi procurarsi da Bangalore e da Anantapur, cose come il legno di sandalo, l'oro e pietre preziose per gettarle nel fuoco sacro durante la cerimonia. Non permetterò a nessuno di fare ciò. E’ facile buttare via qualche rupia ed acquistare qualche oggetto del negozio e portarlo qui, gettarlo nel fuoco, dicendo di avere fatto un grande sacrificio. Io vi propongo invece un compito più difficile al quale non potrete, sfuggire facendo cose facili. Voglio che voi nel momento in cui il "poornahuthi" (l'offerta) verrà fatta nel fuoco, offriate con riverenza quel che di brutto avete in voi come colpe, cadute, tentazioni, e così via. Ricercatele in questo giorno, fatele uscire da dove sono nascoste, portatele qui domani, impacchettatele per bene e, con un finale sforzo mentale, gettatele nella fiamma del fuoco sacrificale che si eleverà alta. Questo è quello che dovrete fare in quel momento, nel sacrificio di domani, né più né meno. Questi Pundiths hanno fatto un grande servizio e voi dovreste essere loro grati. Vi hanno dato una chiara immagine della gloria e dello splendore dei Veda che sono la forma vera della Madre India. Dirò loro una cosa: quando mi hanno dato Ananda essi l'hanno data anche a Voi poiché Io sono in ognuno di Voi!

 

 

Discorsi volume III

21° - pag.103 LA VOLONTA’

 

Kalluri Veerabhadrasastry ha detto ora che lo Swadhyaya Jnana Yajnas (rito sacrificale) iniziato il 20 è terminato; ma che in esso non c'è stato Samapathi. La vita intera è uno Yajna (sacrificio). Quando lo Yajna incontra il suo Samapathi? Sama vuol dire Brahma; aapthi vuol dire prapthi (conseguire, raggiungere). Quando Brahman è raggiunto si può dire che in quel giorno, in quel momento, lo Yajna della vita è terminato, non prima! Ovunque siate, fate questo Yajna per mezzo di Sravana, Manana e Nididhyasana (ascoltare, meditare). Oggi lo Sastry vi ha raccontato la storia di Rukmini, che non è semplicemente la storia di un matrimonio ma è l'unione del Purusha (Dio) con Prakrithi (la natura). Il Bramino che fa da intermediario è il simbolo dell'autorità vedica mediante la quale si può conoscere questa fusione. Rukmini è il Jiva (l'individuo) e Krishna è il Paramatma (Dio). Essa soffre per le regole e le restrizioni imposte da Prakrithi. L'Ahamkara (l'ego) è il fratello, la mondanità, il padre ecc.

Ma grazie al suo Sadaachaara, la sua mente riposava in Dio. Così poté studiare un metodo per raggiungerlo. Le sue preghiere, i pentimenti, i desideri e la sua risoluzione furono ricompensati. L'osservanza dell'antico codice di condotta alla fine la salvò, perché essa usci per la Puja (rito) di Gouri prima della cerimonia del matrimonio. In quel tempio si era immersa nella preghiera e cosi fu libera dai lacci. I genitori, il fratello e gli altri parenti obiettarono, ma un individuo nasce per svolgere il proprio destino, non per interpretare un ruolo in qualche altra commedia! Uno nasce per scontare la propria condanna e quando l'ha espiata è libero. Non dovreste rimanere in prigione, con il pretesto che c'è ancora dentro un amico! Pensate: Rukmini non aveva mai incontrato Krishna prima di allora, non c'erano stati preliminari corteggiamenti. L'anima lo desiderò e l'ottenne! Il loro incontro avvenne nel reame spirituale. Infatti questo non fu un matrimonio normale, anche se chi l'ha descritto ne ha parlato come di un'avventura romantica fra una ragazza caparbia e un giovane smargiasso! E’ la fusione di Thath con Twam di "questo" con "quello". La stessa cosa se è vicina si indica col pronome "questo", mentre se è lontana la si designa con "quello". Thath è uguale a Twam, solo che è lontano; perché è lontano? Perché è al di là dei sensi, dell'intelligenza e delle parole. Per comunicare la propria esperienza di Dio le parole sono inadeguate; neppure il tentativo del saggio riesce...

pag.123 LE BELLE ARTI E L’ARTE PIU’ BELLA

... Sundaramurthy Mi aveva preparato una "grande" processione dall'Istituto sino allo stadio, perché in questo giorno si celebra il Giubileo d'argento del suo Istituto. Lasciate che vi dica che non Mi piace questa pompa e questa scena. Non ne ricavo alcuna gioia. Lo sfoggio è divenuto una moda anche fra gli asceti ed i monaci che dovrebbero avere maggiore saggezza; professano la povertà e la semplicità e poi permettono o incoraggiano i discepoli a sprecare tanta energia e denaro in pompa e sfarzo, che serve solo a sviluppare l'egoismo proprio e quello dei loro seguaci. Insistere sulla fastosità priva ogni cosa sacra del suo significato. La miseria dell'età presente è largamente dovuta a questi vuoti rituali, ed a queste false dimostrazioni. Ciascuno di voi dovrebbe prendere la risoluzione di salvaguardare l'onore e la dignità del paese: questa è una responsabilità. Bharath ha i titoli per essere il Guru del mondo. La sua non è una storia dappoco; è stata la terra di Krishna, la terra dove i Veda e le Upanishads hanno visto la luce, dove Shankaracharya fondò monasteri per propagare il Sanathana Dharma. Questa terra sarà preservata perché ha una missione da compiere, che nessun altro può svolgere. Non date peso a stupide paure per la perdita o la limitazione della sua libertà. Questo è impossibile. L’Avathar del Signore è venuto ed il risultato sarà la salvezza di questa santa serra. Vivete secondo gli ideali predicati dai saggi del passato, e la felicità sarà garantita; avrete gioia interiore e calma mentale...

28° - pag.137   I NOMI NON IMPORTANO (Shankranthi)

Oggi è un giorno sacro perché la gente lo onora come tale. Ogni giorno è sacro per coloro che lo utilizzano per scopi sacri. Tuttavia ci sono giorni particolari che hanno uno speciale significato e Shankranthi è uno di quelli, Shankranthi è così chiamato perché è il giorno in cui dalle tenebre si va verso la luce; il cammino della luce si apre da oggi. Il sole in questo giorno entra nell’Uttarayanam (si muove verso Nord). Bhishma attese quel momento per 56 giorni consecutivi su un letto di dolore, perché sentiva che la morte sarebbe stata di buon auspicio solo quando il sole avrebbe iniziato il suo cammino verso Nord. Volle così offrire la sua vita al Signore nel momento più propizio...

pag.217

... Gli antichi hanno tracciato la strada maestra per coltivare lo spirito ed acquisire la verità. Perché girovagare nei deserti spinosi e fangosi? Praticate la Sadhana di Japam (ripetizione del nome del Signore) e Dhyanam (meditazione) come prescritto, e cercate di conoscere ogni cosa dai Pundits e da coloro che ne hanno fatto l'esperienza. Fate pure l'adorazione con fiori, il Japam con rosari e così via, sino a quando non sarete pronti per altri più elevati sforzi. Poi però dovete offrire al Signore non i fiori forniti dalle piante, poiché egli ricompenserà le piante e non voi! Il Signore vuole che voi gli offriate il fiore di loto che sboccia nel vostro cuore, il frutto che matura sull'albero della vostra vita terrena, non il loto ed il frutto disponibili al mercato! Potreste chiedere: dove trovare il Signore? Ebbene, Egli vi ha dato il Suo indirizzo nel capitolo diciottesimo Sloka 61 della Bhagavad Ghita, Apritela e leggete: <<Oh Arjuna! Il Signore risiede nel cuore di tutti gli esseri!>>. Ora che lo sapete, come potrete guardare qualche creatura vivente con disprezzo e come potrete odiare o ridicolizzare qualcuno? Ciascun individuo ha in sé il Divino, è stimolato da qualità divine, Amore, onore, amicizia, è ciò che ogni essere merita di ricevere da voi. Donateli in larga misura! La grazia di Dio non può essere conquistata con una meschina pretesa di distacco o con un po' di discriminazione. Conoscere ed agire, realizzare con l'esperienza, questo è il cammino. Abbandonatevi alla Sua Volontà. La vita è un grande sacrificio, Permettete al Signore di presiedere questo rito. Non ignorateLo! Questa non è la terra dei divertimenti e dei piaceri, è la terra del sacrificio, dello Yoga e del Karma! Vedete come persino la pioggia, che minaccia e vuole disturbare questa adunata, se ne sta a debita distanza! Quando partii da Whitefield alcuni dissero: <<Non ci potrà essere nessun incontro questa sera, ci sarà la pioggia anche a Bangalore>>. Io replicai: <<La pioggia non ha mai ostacolato le adunate nelle quali parlo!>>. Le nubi si sciolsero in un rinfrescante fortunale che sparse su di voi dolci profumi di fiori da quella fila di alberi, e fu tutto. Abbiate quell'amore, quello spirito di unità nel lavoro e nella preghiera e vi assicuro che, Ramaraja (simbolo del Dharma), si ristabilirà su questa terra.

44° - pag.219   INIZIAZIONE

Oggi è il giorno nel quale si commemora l'avvento di Shankara che venne per restaurare il Dharma. E’ anche il giorno in cui è stata data la sacra Upanayanam ai ragazzi venuti da Bengal, Bombay, Hyderabad e Bangalore. Questo giorno è stato da Me scelto per la loro iniziazione nella vita spirituale perché Shankara è ancora oggi una ispirazione per milioni di Sadhakas che vogliono conoscere la Realtà dell'universo e la sua fondamentale unità. Essi hanno avuto la felice opportunità di essere iniziati da Me come risultato della loro buona fortuna. La cerimonia della Brahmopadesham è chiamata l’Upanayam che vuol dire "portare vicino", portare l’aspirante vicino a Brahman, iniziarlo al sentiero di Brahman. E’ uno Samskara, cioè uno dei riti che ricostruiscono la personalità, riformano la mente e la purificano. Si dice che chi riceve l'iniziazione nasca due volte. Una prima volta nel mondo oggettivo, poi nel mondo degli aspiranti, diventando un Brahmachari, cioè una persona che cammina verso Brahma. E’ un giorno molto importante della loro vita, che ricorderanno con gioia e gratitudine. E’ il giorno in cui il loro cuore si volge a Dio; e d'ora in avanti devono far di tutto per non allontanarsene. Questa è la grande responsabilità che si assumono con l'iniziazione. L'iniziazione è stata data con l'insegnamento del Gayatri Mantra...

Aforismi Vedici

Pag.10 -   [5]

La Kaivalyopanishad dichiara (v.2):

Na karmana na projaya dhanena

tyagena ekena amrtatvam anashuh

 

L’immortalità non può essere ottenuta né con attività, né col potere o la ricchezza, ma solo con il sacrificio della rinuncia. Le attività cui si fa cenno, si riferiscono ai rituali, quali i sacrifici, le cerimonie col sacro fuoco, i voti, le opere di carità, le donazioni, i propositi santi, i pellegrinaggi, le abluzioni nel bagno purificatore dei fiumi sacri o del mare. Sono tutte opere, attraverso cui non è possibile raggiungere la liberazione (moksha); non è possibile, cioè, liberarsi dal velo dell’ignoranza.

pag.11 -   [7]

Na dhanena - “non per mezzo della ricchezza” - significa che le attività ritualistiche e le opere cui si è fatto cenno sopra, con tutti i vantaggi che comportano, possono avverarsi solo qualora si abbia a disposizione del denaro. Se uno non è ricco, non ha accesso ha certi ambienti di lavoro, non può ottenere potere, autorità e quant’altro vi sia connesso. Al contrario, l’Upanishad annuncia che Jnana non ha niente a che vedere con dhana: la saggezza della conoscenza non ha nulla a che fare con la ricchezza. La conoscenza è la sola a poterci conferire la liberazione; perciò il denaro non acquista la liberazione. La realizzazione spirituale non si compra con la ricchezza.

Pag.12 - [9]

Rituali e cerimonie non estinguono l’ignoranza e la sofferenza: è la lezione insegnataci dalle Upanishad. Infatti, attualmente sta accadendo che l’uomo ha dimenticato la sua propria natura, si identifica col corpo, coi sensi e con tutto ciò che riguarda la sua sfera fisica, la quale concupisce i piaceri del mondo materiale, facendogli credere che sia invece egli stesso a volerli. In virtù di questa falsa nozione, l’uomo cerca, quindi, di esaudire le brame dei sensi e del corpo, illudendosi di poter essere felice col porsi al loro servizio.

pag.16 - [18]

La consapevolezza del Brahman non può essere acquisita tramite l’accumulo di ricchezze, e nemmeno distribuendo i propri averi. Non può essere raggiunta neppure con lo studio dei testi, né con la crescita del proprio prestigio, né con l’acquisizione di diplomi o lauree, né con la celebrazione dei sacrifici e dei rituali ingiunti dalle Scritture.

Pag.28 - [43]

Anche il termine succesivo è athah. Qui tha suona dolce e non è accentuato come nella prima parola. Athah significa “per questa ragione”. Allora la domanda da porsi è: per quale ragione? Per la ragione che né lo studio delle Scritture; né la celebrazione di riti o liturgie, né lo studio della materia, né il processo di apprendimento per mezzo dell’insegnamento di altri, possono assicurare la consapevolezza del Supremo, cioè del Brahman. Oggetti, persone, riti e attività sono passeggeri e suscettibili di trasformazione, di decadenza, di distruzione; al massimo, possono servire a purificare la mente. Il karma (inteso come azione ritualistica) non può liberare una persona dall’ignoranza di base o indurre la consapevolezza della realtà del Brahaman. Bisogna essere consci di questo limite per poter meglio indagare nel mistero dell’Assoluto, fonte e nucleo del Cosmo.

Pag.30 - [46]

Una persona potrebbe aver celebrato una grande varietà di riti vedici e di sacrifici; potrebbe persino interpretare ed esporre il contenuto di molte sacre scritture che conosce alla perfezione; potrebbe anche essere una persona molto ricca, magari proprietaria di un’immensa ricchezza e di vaste tenute agricole; potrebbe insegnare i Veda e le loro discipline complementari mediante un’opportuna esposizione di significati; ma, se costoro non possiedono un carattere morale, non troveranno posto laddove si insegna o si impara cos’è il Brahman. Questa è la lezione impartita dal presente sutra.

Pag.66 - [109]

Le scritture vediche trattano del Principio di Brahman e delle Sue manifestazioni. Esse donano all’uomo il tesoro della saggezza e l’esperienza intuitiva di questo patrimonio (jnana e vijnana). Però col passa del tempo gli inni, i versi le formule sacre (mantra) vennero interpretati in modo ritualistico; furono, quindi, esaltati e diffusi come mezzi atti ad ottenere conseguimenti materiali e mondani. I riti basati sulla recitazione di questi versi venivano considerati dei karma benefici. Infatti, nell’Universo non c’è nulla di separato o distinto da Dio. Tutto ciò che vi si trova è stato emanato dal Brahman; tutto verrà riassorbito (laya) nel Brahman; tutto si muove ed esiste solamente in forza del Brahman.

Upanishad Vahini

Pag.17 - [7]

La Ishavasyopanishad indica, nel secondo mantra, i mezzi per arrivare a quella meta. Essi sono: eseguire il rito di adorazione del Fuoco (Agnihotra) ed altre liturgie, come prescritto nei testi sacri (Shastra), credere che per ottenere la liberazione occorra impegnarsi attivamente in tal senso, ed essere convinti che nessun peccato può contaminare chi è impegnato in questo lavoro. A poco a poco, l'azione compiuta senza desiderare i frutti elimina le impurità, come avviene nel crogiolo dell'orafo, e una mente pura è Conoscenza (Jnana), è il coronamento del distacco.

Pag.20 - [15]

Chi agisce in modo contrario alla conoscenza (duale) che deriva dalle scienze sacre (vidya) manifesta la propria ignoranza (ajnana), dice l’Upanishad, e quelli che si limitano a studiare i Testi e a praticare i rituali per acquisire poteri ed abilità, sono ancora peggiori. Ora, una tale conoscenza conduce al Paradiso (Devaloka), e l’azione rituale (karma) al Regno dei Padri (Pitrloka), ma la Conoscenza (Jnana) che porta alla realizzazione del Sé (Atma-sakshatkara) è qualcosa di ben diverso, e nessun tentativo di conciliarle può avere successo.

Pag.20 - [16]

Naturalmente, non si deve agire in modo contrario alle Scritture, anche se, in ultima analisi, tutte quante le azioni possono venir classificate come ignoranza (avidya ). Infatti le azioni possono aiutare, nel migliore dei casi, a purificare la mente, proprio come l'adorazione delle Divinità (upasana) può servire a concentrarla. In realtà, l'upasana deve elevarsi al livello di adorazione della Divinità Cosmica (Hiranyagarbha), cioè deve maturare e trasforrmarsi in Liberazione prima che la vita abbia termine (Jivanmukti).

Pag.20 - [17]

La conoscenza del Divino (Devata-jnana) e l’adempimento dei doveri del proprio stato (Karma-nishtha) devono essere complementari e coordinati: sarà allora possibile sfuggire al ciclo delle nascite e delle morti, e divenire divini.

Pag.31 - [8]

Il più alto livello raggiungibile mediante l'azione (karma) rituale è il Paradiso, e il più importante di questi riti è l'adorazione del Fuoco (Agnihotra). La sua esecuzione contribuisce a purificare la mente, e questa purificazione costituisce un preliminare necessario al raggiungimento della Conoscenza superiore (Paravidya). Le fiamme che si innalzano dall'altare sembrano invitare l'officiante a prender coscienza della Realtà (Brahman). Chi compie il rito con piena consapevolezza del significato delle sacre formule (mantra) raggiungerà lo Splendore Solare, l’offerta lo condurrà alla regione di Indra, il Re degli Dei.

Pag.46 - [9]

Janaka, Re di Videha, celebrò un sacrificio e distribuì doni di grande valore. Molti bramini, provenienti dal territorio del Kuru-Panchala, accorsero per assistere a questa cerimonia (yaga). Allora il Re fece decorare mille vacche con cavigliere, collane, e fregi d'oro sulle corna, e disse che le avrebbe date a chi lo avesse saputo istruire sull'Assoluto (Brahman). Molti bramini, per quanto ben preparati, esitarono a farsi avanti perché temevano di fallire. Solo Yajnavalkya si mostrò tanto sicuro di sé da ordinare ai discepoli di condurre la mandria al suo romitaggio (ashram). Gli altri si indignarono per quell’audacia e decisero di mettere alla prova la sua dottrina ed esperienza.

Pag.46 - [10]

Il primo a farsi avanti per sfidare Yajnavalkya fu il sacerdote di corte di Janaka. Le risposte date dal Saggio spiegano come giungere allo Spirito, al Sé (Atma) racchiuso nei cinque prana, mediante la pratica congiunta di due yoga: quello dell’azione (karma) e quello della devozione (bhakti). Infatti, nell'eseguire il rito sacrificale, la voce dell'officiante (ritvik) rappresenta il Fuoco, la sua mente rappresenta la Luna (Chandra) e il tempo (Kala) rappresenta l'Aria. E' questo l'unico modo per cogliere il significato del rito e vincere la morte.

Pag.69 - [2]

Il primo capitolo della Chandogya Upanishad esamina dettagliatamente il canto liturgico e le devozioni (upasana) che costituiscono una parte del Sama Veda, il secondo descrive tutto il rituale del Sama, e il terzo espone l'upasana del Sole (Surya), che viene "La dolce scienza" (Madhuvidya), la Gayatri e la dottrina di Sandhilya (Sandhilyavidya) sull'identità tra lo Spirito individuale (Atman) e l'Assoluto (Brahman). Nel quarto viene insegnata la scienza di "Colui che assorbe o raccoglie in Sé" (Samvarga Vidya), e quella delle "sedici parti" dell'Assoluto (Brahmavidya). Nel quinto sono elaborate le tre scienze (Vidya): dell'energia vitale o respiro (prana), dei cinque fuochi (parchagni) e del fuoco inteso come l'Atman immanente in tutti gli uomini (Vaisvanara).

Il Gioco di Dio

Sai - [24] Pag.17

Sono le Brahmana, le Aranyaka e le Upaninshad.

Discepolo - Che cosa sono le Brahmana?

Sai - [25] Pag.17

Sono testi esplicativi che hanno a che fare con i mantra e con le formule liturgiche. Descrivono chiaramente i riti sacrificali e le liturgie che debbono essere osservati nel loro svolgersi. Ve ne sono molte, come l'Aitareya Brahmana, la Taittiriya Brahmana, la Shatapata Brahmana e la Gopata Brahmana.

Discepolo - E le Aranyaka, che cosa sono?

Sai - [26] Pag.17

Ve ne sono in versi e in prosa. Sono specialmente dedicate alla direzione spirituale di coloro che, dopo essere passati attraverso gli stadi del Brahmacharya (il discepolato, il livello dello studente religioso) e del Grihasta (la vita di famiglia), entrano nello stadio del Vanaprastha (la vita di recluso nella foresta); Aranya significa "foresta", vale a dire che questi testi vanno seguiti e meditati tra il silenzio di eremitaggi isolati. Trattano dei doveri e delle responsabilità dello stadio finale di vita attiva (karma kanda), lo stadio preliminare a quello di una vita spirituale in pienezza (Brahma kanda).

Discepolo - Swami, ho sentito usare per molti testi il termine "Brahma kanda". A quale di essi si riferisce specificamente?

Sai - [27] Pag.18

Quei testi riguardano i sacrifici rituali come pure le norme di retta condotta. Trattano di sistemi particolari per eseguire il protocollo dei cerimoniali liturgici e di speciali analisi dei codici morali.

La via della Verità

Pag.103

… Il Veda è conosciuto anche come Chhandas, che vuol dire: piacevole, gioioso, vitale, forte, protettivo. I riti e le cerimonie descritte nei Veda recano beneficio non solo ai partecipanti ma a tutti gli esseri; Il Signore Supremo, sorgente della beatitudine, è conosciuto nei testi sacri come Yajna-Angha (Colui che ha per membra il rito vedico) e Yajnavahana (Colui che usa come suo veicolo il rito vedico)…

Pag.104

…A proposito dei riti vedici conosciuti come Yajna, si racconta una storia che divenne un mito.

sea

Un giorno lo Yajna sfuggì dalla presa degli dei sotto forma di un antilope. Gli Dei si lanciarono alla sua ricerca ma trovarono solo la sua pelle che divenne il simbolo del rito vedico; i colori di quella pelle, il nero, il bianco ed il rossiccio, rappresentano i Veda, ed essa fu onorata come simbolo della triplice conoscenza dei Veda ed usata dai preti per officiare le cerimonie vediche ed invocare la protezione degli Dei con gli inni chiamati Chhaandas. Con la recitazione e le oblazioni del rito, colui che siede sulla pelle o la indossa, benefica i tre mondi rappresentati dai tre colori della pelle. Il maestro delle cerimonie è chiamato nelle scritture vediche: "Il feto”; infatti, come il feto è protetto, raccolto nel ventre materno col corpo piegato e le mani chiuse, così egli è avvolto nella pelle di antilope che simbolizza la Madre Veda. La pelle di antilope indossata durante il rito diventa come un'armatura protettiva, uno scudo. Prima della cerimonia, quando il prete sta per indossare la pelle, prega in questo modo: "Tu che sei lo scudo, Charma, proteggimi!" La parola Charma significa beatitudine e gioia perché protegge l'uomo dalla sofferenza e dall’errore. Vishnu, il secondo Dio della trinità, è l'incarnazione della beatitudine e poiché i sacrifici vedici donano la gioia, Egli è glorificato come la personificazione dello stesso rito. Vishnu rappresenta il triplice Veda. Upasana vuol dire sentirsi alla presenza divina in virtù della gioia ottenuta con la preghiera. La tradizione vedica ci descrive le vie per ottenere quella gioia, che sono: Sathyavati, Angavathi, Anyavathi, e Nidaanavathi. Analizziamole in dettaglio…

 

Thursday, 13 October 2011 14:22

Causa ed effetto

La scienza di Dio

I frutti dell'azione [1] pag.197

Dei tre strumenti che impiega l'uomo uno per pensare, il secondo per parlare e il terzo per agire quest'ultimo è il corpo che, con le sue mani, è pronto a trasformare in atto il pensiero espresso dalla parola. L’azione, il lavoro, l'opera compiuta dalle mani dell'uomo sono la fonte di tutta la gioia e il dolore in cui l'uomo viene a trovarsi implicato. L'uomo dice di essere contento, oppure di essere ansioso, d'aver paura, di essere nei guai, e attribuisce la causa di tali condizioni a qualcun altro, non a se stesso.

Causa ed effetto [2] pag.197

Quest'opinione poggia su basi errate; la gioia e il dolore son dovute alle azioni del soggetto. Lo si creda o no, ciascuno deve subire tutte le conseguenze delle proprie azioni. E’ una legge di natura. Liberissimi di non credere nell'estate e nell'inverno, nel fuoco o nella pioggia; tutti però sono soggetti al caldo e al freddo, e i loro effetti li colpiscono, anche se non ci credono. Ne consegue che la cosa migliore da farsi è dirigere le nostre azioni secondo una linea corretta.

Le cause sottili dell'azione [3] pag.197

Le mani non sono le sole membra, i soli agenti delle attività umane, del karma. Occorre star attenti alla purezza di tutto ciò che si fa, che si vede e che si ascolta. Pensiero, parola ed azione devono esser scevri da superbia, avidità e odio. Le parole che si dicono devono essere prive di questi difetti; le cose che si desiderano ascoltare devono essere pure da queste qualità superficiali ed attraenti; i piaceri che si cercano non devono esser macchiati di malvagità. Gli studenti devono innanzitutto assimilare queste lezioni nella loro mente e dimostrare il loro effetto in quello che dicono. Le lezioni contenute nelle parole devono infine esser tradotte in azione.

Quelli che Dio ama di più

3 - pag.80 LA GHIRLANDA DI <<BRAHMA>>

La Ghita insegna che, al posto di sviluppare gli attaccamenti, ed esserne poi disillusi quando le cose accadono, è molto meglio, sin dall'inizio, sviluppare il distacco verso le cose e gli oggetti del mondo. L'uomo che non riconosce la verità insita in questa saggezza, opera e pianifica molte cose. Smettetela di pensare sempre: <<Devo fare questo, devo fare quello!>> Qualunque seme piantate in qualunque terreno, ne avrete di ritorno le conseguenze. Se il seme appartiene ad una categoria il frutto sarà della stessa natura. Qualunque azione darà i frutti appropriati che vi verranno donati da Brahman sotto forma di una ghirlanda. Quando uscite dal seno di vostra madre non avete intorno al vostro collo nessuna ghirlanda né d'oro né di perle. Ma una ghirlanda invisibile ci sarà, formata dai frutti delle attività e delle azioni che avete fatto durante molte vite. Questa è la ghirlanda che ci è data da Brahman. Essa non si vedrà fisicamente, ma sarà là per tutto il tempo della vostra vita. Le persone che conoscono questa verità e cioè che per ogni azione ci saranno delle conseguenze, cercheranno di fare solo buone azioni, intraprendere buone attività ed avere buoni pensieri. Questo è quanto insegna la Ghita, come uno speciale esercizio e <<sadhana>> per i devoti.

sea

Il Re Janaka aveva una straordinaria competenza nella conoscenza di Brahman ed era chiamato il Re del <<Videha>> che vuol dire: non avere il sentimento di essere il corpo. Una notte, dopo avere cenato, discusse certe cose con i suoi ministri e, quindi, andò a letto un poco più tardi. La Regina che lo vide stanco, chiese alla servitù di andarsene perché non voleva disturbarlo. Dopo un po' di tempo, improvvisamente, il Re Janaka si sveglio ed incomincio, in modo strano, a chiedere; <<E’ questa la Verità o è quella? E’ questo o è quella?>> La Regina cercò di capire cosa stesse dicendo e si spavento. Egli continuava a chiedere; <<E’ quella la verità o è questa?>> La Regina allora chiamo i ministri e gli altri dignitari e, tutti insieme, chiesero al Maharaja che cosa ti tormenta? Qual'è il tuo dubbio? Che cosa vuoi? Ma il Maharaja non li ascoltava. I ministri allora chiamarono il Saggio <<Vashista>>, il quale venne e chiese al re: <<Che cosa vuoi? Qual'è il tuo dubbio? Posso chiarirlo?>> Ma il Re rispondeva sempre: <<E’ questa la verità o è quella?>> <<Vashista>> che era omnisciente, chiuse gli occhi e cominciò a chiedersi il perché di quel comportamento. Nel sogno, il Re Janaka aveva realizzato la confisca del suo regno e che stava vagabondando per la foresta. Egli aveva molta fame, piangeva e si lamentava: <<Ho fame! Ho fame!>> Alcuni briganti, che stavano mangiando su dei piatti di foglie, presero pietà di lui e gli offrirono del cibo. Nel frattempo, sopraggiunse una tigre e tutti scapparono. Egli quindi non poté mangiare e riprese a lamentarsi: <<Ho fame! Ho fame!>> Quando si sveglio, si trovo a palazzo, sul letto reale, con a fianco la Regina, per cui cominciò a chiedersi quale fosse la Verità. Se il sogno, oppure il fatto che stesse vivendo nel palazzo. Maharishi Vashista che aveva capito tutto, disse: <<Re Janaka! Nessuna delle due cose è vera tu solo sei vero!>> <<Non c'è nessun sogno nello stato di veglia, e non c'è nessuna veglia nello stato di sogno. In entrambi pero tu esisti e, poiché esisti in questi due stati, tu sei la Verità!>> Durante la veglia c'è il <<sogno di giorno>>, durante la notte vi è il <<sogno di notte>>, ed entrambi sono una illusione.

La Ghita ha detto che dobbiamo riconoscere la verità che questo mondo è fatto di continui cambiamenti e che consiste in tutti questi difetti e queste illusioni!

Ghita Vahini

1 - pag.175 L’"atma'' è la base di tutto

Krishna! Tu dici che coloro i quali riconoscono il mondo come tale, non possono pretendere di conoscere i "Veda". Il mondo è un effetto e non può essere differente dalla sua causa. Come è possibile? Il mondo che vediamo è soggetto a nascita, crescita, trasformazione e morte, mentre Dio è eterno, vero ed immutabile. Non vi è nessuna affinità fra i due: essi sono come l'acqua ed il fuoco! Ti prego, dammi la spiegazione>>. Così implorò Arjuna, e, Krishna rispose: <<Arjuna! Nel mondo sensoriale ogni singola cosa ha la sua caratteristica o "guna". Il "guna" dipende dal suo proprietario che è l’"atma''. Esiste una base, una "adhara", sulla quale insistono i "gunas" o le caratteristiche di ogni essere e di ogni oggetto di questo mondo. Quella "adhara" è l”atma’’. Fissa la tua attenzione su questa base immutabile e non sulle manifestazioni mutevoli, altrimenti rischi di essere trascinato nel flusso. Come il seme è la base per il tronco, i rami, le fronde, le foglie ed i frutti dell'albero, così "prakrithi" o "prapancha" o il mondo, è l'albero che nasce dal seme l”atma’’. Il mondo è la combinazione e permutazione dei cinque elementi che sono latenti nella base. Considera l’"atma'' che è la base, come essenziale ed il mondo come la sua espressione manifesta. Colui che ha afferrato questa verità con una disciplina costante, merita il nome di "Vedavid" o maestro dei "Veda". Ma senza l'inchiesta approfondita, senza discriminazione fra reale ed irreale, l'individuo che considera ciò che vede come eterno, finisce per smarrire la strada. Come potrà scoprire la realtà? Il desiderio di conoscerla nasce da "daivamsampathi", dagli attributi divini." Asurasampathi" o le tendenze maligne invece gli fanno dire di sapere mentre non sa, e lo inducono ad affermare falso ciò che è vero. Il desiderio di conoscenza non nasce in lui>>.

1 - pag.187 Essere liberi dall'egoismo

Come gli abiti nascondono il colorito della salute, così l'anima dell'individuo è velata dall'egoismo o "ahamkara", che impedisce di rivelare lo splendore del principio divino che è il suo tesoro nascosto. L'egoismo è la radice di tutti i mali, di tutti i difetti e di tutte le deficienze. Esso nasce dal desiderio o "kama”. L’assenza di desiderio è lo stato di non egoismo.

Cos'è "moksha", se non la liberazione dai legacci dell'ego?

Meriterete la liberazione quando sarete capaci di spezzare le catene del desiderio. Gli uomini si occupano, in lungo ed in largo, di attività, spinti dal desiderio dei benefici che ne derivano, e si ritirano, invece, quando gli atti non danno loro nessun profitto. Ma la Ghita condanna entrambe quelle attitudini. Sia che le conseguenze ci siano o meno, l'uomo non può sfuggire all'obbligo di essere attivo. Come può allora l'uomo evitare di essere coinvolto nelle conseguenze? La Ghita insegna "karmaphala thyaga" (abbandonare gli attaccamenti al frutto del karma) come "sadhana" più proficuo a questo scopo. Che lo si desideri o meno, ogni atto porta delle conseguenze più o meno immediate: ciò è inevitabile! Le conseguenze possono essere buone o cattive ma, se l'atto è dedicato al Signore, non toccheranno colui che lo compie. Da questa sacra dedica, l'azione è trasformata in un ordine più elevato e fatta santa, sacra e divina. L’atto compiuto invece sotto l'ispirazione dell'ego sarà sempre legante. Coloro che sinceramente cercano di realizzare Dio, devono liberarsi dal desiderio "nanakaara-sunya", eliminazione del sentimento di "io" e "mio". "Moksha" o la liberazione è lo stadio in cui non si conosce né gioia né dolore, perché al di là di entrambi. Krishna volle che il suo amico e devoto Arjuna raggiungesse quello stadio, quindi gli insegnò le vie, i mezzi ed i metodi per riuscirci e, così facendo, lo usò come strumento per il benessere di tutta l'umanità!

La conoscenza

Il dualismo non é un problema pag.57 [172]

Quando si dice che lo Spirito è immutabile, si sottintende che altre cose subiscano modifiche, e allora ci si può chiedere: come la mettiamo con l'Advaita, il Non dualismo? Ma, se non esiste nulla all'infuori dell’Atma, è sbagliato parlare di una duplice entità: non sono due, ma una sola! Non ci sono dubbi in proposito, non ne possono sorgere.

Dipendenza fra Causa ed Effetto pag.57 [173]

Perché si dice che non esiste nulla all'infuori dell’Atma? Ecco la ragione: l’Atma è la Causa di tutto, e non ci possono essere distinzioni fra Causa ed Effetto. La Causa non esiste senza Effetto, e l'Effetto non esiste senza Causa.

L'Osservatore Universale pag.57 [174]

Qualcuno si tormenta con questo dubbio come può l'Atma essere la Causa Universale? L'Atma è la Causa Universale, perché è l'Osservatore Universale. L'osservatore è la causa di tutta l'illusione del mondo, l'osservatore crea l'argento nei riflessi della madreperla; le varie scene del mondo onirico sono creazioni dell'osservatore. Dunque, l'Atma, che è l'Osservatore, è lo strumento della molteplicità delle cose percepite nello stato di veglia.

Corso estivo 1993

La Mente Superiore = il Supremo Sé Divino pag.24

Un individuo, quando si sveglia da uno stato di sonno profondo, sperimenta una sensazione molto piacevole. La ragione di questa sensazione piacevole è l'assenza della mente nello stato di sonno profondo. E' sempre la mente la causa sia della gioia che del dispiacere, del piacere e del dolore. La gioia che deriva dallo stato di sonno profondo viene attribuita alla "Mente Superiore". Questa è associata con il corpo causale. Il rapporto tra causa ed effetto è responsabile di tutti gli avvenimenti nel mondo. Il Divino è la causa ed il Cosmo è l'effetto. Questo è MAHAKARANA (centro super-causale) ed è responsabile di tutto quello che succede nell'Universo. E' anche conosciuto come "Mente Illuminata". Questa è l'Energia che illumina ogni cosa nel mondo. Per poter sperimentare questo Principio Cosmico abbiano bisogno di una forma Divina. Questo è il "Sé Super-Divino", chiamato anche PURUSHATVA, che, in realtà, è l’"Oltre Mente", ossia l'aspetto Divino. Questo aspetto Divino viene chiamato PURUSHATVA. Durante ha giornata pronunciano continuamente 'io". Dove sta questo "io"? Questo in realtà è l’aspetto di PURUSHATVA. Questo "io" si trova in ogni creatura. Ogni persona, durante una normalissima conversazione, cita "io" riguardo alle sue azioni, come, "io vado", "io mangio", "io taccio" ecc. Quindi in ogni individuo questo "io" rappresenta l'esistenza di questo grande aspetto di PURUSHATVA. Qua1’ è il significato di PURUSHATVA? Non si diventa un uomo semplicemente indossando un palio di pantaloni e una camicia. La parola "PU" rappresenta l'aspetto Divino che vibra in tutto il corpo, dalla testa ali piedi, "PU" significa PURUSHATVA. Come si forma il none di "PURUSHA"? Il corpo è un posto sacro (PURAM) dove vive il JIVl ( essere vivente-anima) e per questo è conosciuto come "PURUSHA". Può essere il corpo di una donna o di un uomo. La differenza esiste solo nel sesso, perché sia l’uomo che la donna sperimentano la fame, si arrabbiano e hanno delle sensazioni emotive comuni. In un momento di dolore l’uomo piange, e così fà anche la donna; quando l’uomo ha fame mangia e anche ha donna; l'uomo si arrabbia e anche ha donna. Quindi, come vedete, hanno gli stessi livelli emotivi. Ma ci può essere un uomo che soffre in silenzio ed un altro che esprime la sua sofferenza lamentandosi a voce alta. Noi non dovremmo prendere in considerazione tali differenze perché i loro corpi sono dei posti sacri e al loro interno vive Dio. In ogni corpo c'è questo aspetto Divino. Il mondo intero è un riflesso della forma grossolana e della forma sottile. Dio è la causa, il mondo è l’effetto. Esistono tutti e due, il corpo sottile ed il corpo grossolano. Nella vita di ogni uomo ci sono delle esperienze felici. Le cinque sensazioni, i cinque organi di azione, i cinque organi di percezione, i cinque involucri vitali, e i quattro strumenti interiori: la mente, l'intelletto, l'ego e la coscienza (24) tutti questi sono collegati e formano 24 aspetti. In questi aspetti "MAHAPURUSHA" diventa il venticinquesimo aspetto. Quindi l'insieme dei 25 aspetti forma il corpo umano. Così come questi 25 aspetti sono contenuti nell'uomo, anche il mondo contiene 25 aspetti. Il corpo e la nazione sono l'obbiettivo ed il suo riflesso. Non esiste alcuna differenza tra questi due. Ma se si osserva questo aspetto da un punto di vista terreno, allora si trovano molte differenze. Questa è la vera caratteristica di MAYA o illusione. Questo aspetto di Maya fa dimenticare la "Realtà" all'uomo e questo lo spinge in molte situazioni difficili. In relazione a questo, Ramdas cantò, con significati filosofici, le tribolazioni della vita e l'essenza della filosofia della vita. Nello stato di veglia ogni cosa è un’illusione. Quando dormite siete immersi nel sogno. Voi credete solo nel sogno e credete che sia vero. Quanto durerà questo sogno? Durerà finché voi non vi sveglierete e ignorerete il sogno. Ma qual'é la cosa vera, il sogno o lo stato di veglia? Uno è un sogno diurno, l'altro è un sogno notturno. Quindi, tutti e due sono sogni.

Mettete in pratica la Verità   pag.28

...Noi guardiano solo al contenuto e non alla base del contenuto e così creiamo problemi a noi stessi. Qui c'è un bicchiere. Può l'acqua essere contenuta senza una base? Quindi il bicchiere è la base. L'acqua è il contenuto. Anche la Divinità è la base e il mondo è il contenuto. Dio ed il mondo sono forme di causa e di effetto. Il Signore Vishnu è la forma cosmica dell'universo che noi cercheremo, in modo molto prudente, di indagare. Ogni cosa è una manifestazione di Dio. Noi dobbiamo sviluppare questa prospettiva. Non esiste nulla come buono e cattivo nel mondo. Negli occhi di Dio, non esiste alcuna cosa come cattiva. E' solo nella visione dell’osservatore, che è difettosa e trova i difetti negli altri....

Verità-Bontà-Bellezza pag.31

(Sathyam- Shivam- Sundaram)

Incarnazioni di Amore,

Colui che ha il cuore pieno di compassione, la cui parola è piena di amore e di verità, il cui corpo è dedicato al servizio del prossimo, non sarà colpito né da forze negative né da influenze avverse del KALI YUGA.

"Né le sacre scritture, né i sacri testi

potranno sollevare la cortina della mente.

Davanti alla cortina c'è l'essere umano, e dietro c'è Dio.

La Causa stà da una parte e l'Effetto dall'altra".

Sebbene il Sé individuale e la Realtà Assoluta, la Causa e l'Effetto siano una e la stessa cosa, sembrano essere separati per l'interferenza della cortina della mente. Attraverso il dominio della mente, l'Essere individuale può diventare il Sé Assoluto, PRAKRITI (mondo) può essere trasformato in PARAMATMA (Oltre il Sé) e la Causa può diventare l'Effetto.

Pensieri e mente pag.41 – (42)

...La mente dell'uomo brilla di purezza risplendente se lui coltiva pensieri, idee e sentimenti nobili. Solo coltivando la purezza della mente possiamo garantire la purezza delle azioni. E solo atti puri possono condurre a risultati puri.

sea

Noi seminiamo il seme del pensiero e raccogliamo il frutto dell'azione. Noi seminiamo il seme dell'azione e raccogliamo il frutto della natura. Noi seminiamo il sene della natura e raccogliamo il frutto del carattere. Noi seminiamo il seme del carattere e raccogliamo il frutto del destino. Da questo risulta evidente che il nostro destino dipende dai nostri pensieri. I pensieri sono la causa dell’elevazione o della caduta dell’uomo. I pensieri ci possono condurre verso le prigioni dell'oscurità oppure verso spazi illuminati. I pensieri sono il reale respiro vitale dell’uomo.

Coltivando pensieri cattivi di odio, invidia, rabbia e di ego l’uomo causa la sua rovina. Il danno che provoca ai suoi simili torna come un boomerang su di lui con tutta la sua forza e potenza, l’uomo che maltratta, critica, perseguite e scandalizza i suoi simili, in effetti maltratta, critica, perseguita e scandalizza il Signore Stesso. Completamente ignorante della presenza Divina negli altri, l’uomo dà libero corso a questa condotta efferata. L'uomo che di spada ferisce di spada perisce; l'uomo che ferisce un altro sarà ferito a sua volta; l'uomo che maltratta un altro sarà maltrattato a sua volta. Come è il pensiero così è l'effetto o la conseguenza.

Come sono i sentimenti così saranno i risultati.

Completamente ignoranti del potere della mente e della sua potenza, noi sottovalutiamo l’importanza suprema della mente.

La nostra vita intera dipende dalla mente. Dovremmo fare dei seri sforzi per capire il potere della mente.

Che cosa è Sadhana?   pag.44 – (45)

...L'uomo che non si rende conto del potere e della forza della mente permette a sé stesso di cadere, giorno dopo giorno, in profondità abissali. I pensieri cattivi non tarderanno a manifestarsi domani, se non lo hanno già fatto oggi. L'uomo penserà che una piccola azione cattiva che ha compiuto non lo danneggerà in alcun modo, ma in effetti le azioni cattive tornano su di lui come boomerang, dieci volte più forti....

Atma, la luce del corpo pag.111 – (112)

...Alcune persone discutono e dicono che il mondo non è la creazione di Dio e che invece è nato in modo spontaneo. Ma è sciocco dire così perché non esiste alcun effetto senza una causa.

sea

Così come una persona che fà una ghirlanda ha bisogno dell’aiuto dei fiori, dell’ago e del filo, ci deve essere pure qualcuno che fonde la materia e l’energia. Anche se noi abbiamo un contenitore, dell’olio e uno stoppino, ci deve essere qualcuno che accende la lampada, perché il contenitore, l’olio e lo stoppino non possono accendersi da soli. Non è possibile fare una collana senza un gioielliere anche se si possiede l’oro e le pietre. Anche se un ragazzo possiede l’intelligenza, non può conoscere l’alfabeto, a meno che non ci sia qualcuno che glielo insegni. Senza la guida di un insegnante per il ragazzo è impossibile acquisire la conoscenza. Il vero Guru è colui che ha sperimentato quello che insegna.

Colloqui

  •  

D.- Finora, hai parlato di certe cose importanti: l) il mondo esterno; 2) il mondo interno; 3) il Divino (Bhagavan). Sono entità separate, come causa ed effetto, o sono legate l'una all'altra?

SAI - [24] pag.142

Pensaci un pò tu! La risposta l'ho già data in Prema Vahini, e ti dev'essere arrivata oggi. Leggila, vedi bene quello che c'è scritto a proposito del rapporto fra "colui che serve", "chi viene servito" e il "mezzo del servizio".

D.- Hai anche parlato di variabile e invariabile (ksharam/aksharam), eterno e non-eterno (nityam/ anityam). Ci sono anche altri nomi?

SAI - [25] pag.142

Questi due si chiamano anche Purusha e sono detti "conscio-inconscio" (cetana/acetana), oppure "animato-inanimato" (jiva/jada). In altri contesti, i Purusha kshara e akshara prendono anche il nome di para e apara Prakriti. Se ci rifletti con intelligenza chiara, vedrai che cambiano solo i nomi, ma non la Cosa.

D.- Allora, Svami, come kshara-akshara ha per sinonimo Purusha, il Signore (Bhagavanta) ha qualche sinonimo?

SAI - [26] pag.142

Eccome! Bhagavan è ben noto con un nome molto appropriato, Purushottama, il Sommo tra i Purusha, ossia lo Spirito Supremo.

D.- Quanto è dolce questo nome! E i Purusha hanno origine dal Purushottama?

SAI - [27] pag.142

Ecco il grosso problema. Hai già chiesto una volta se "hanno origine"! Usiamo un linguaggio appropriato, per non avere significati errati. Non dobbiamo dire "originati dallo Spirito Supremo": essi risplendono in Lui. Ti ho già detto prima che questi Purusha sono indicati dai termini para-apara Prakriti, Jiva-Jada. Questo termine - Prakriti - dà l'impressione di qualità essenziale (svabhava) e di Energia Cosmica (Shakti), non è vero?

D.- Sì; direi che lo Spirito Supremo è il Primo e la Sua Prakriti il secondo.

SAI -[28] pag.142

No, sbagli. Ripensaci. C'è qualche differenza tra la cosa e la sua natura? E’ possibile separare e vedere la natura staccata dalla cosa? Eppure tu hai detto "due".

D.- Mi sono sbagliato, Svami; non sono separabili; i due sono una cosa sola.

SAI - [29] pag.142

sea

Nel parlare comune diciamo "lo zucchero è dolce", "il sole dà luce", "fa caldo", ecc. Ma il dolce è nello zucchero, la luce è nel sole. Non sono separati, sono uno. La dolcezza non è nota se non si mette in bocca lo zucchero; se non si vede il sole, non si conoscono né la luce né il calore. Così, il Divino ha due caratteristiche, e quando parliamo delle due diciamo Purusha e Prakriti, ma in realtà sono uno.

Nel Divino la Prakriti (che vien detta Mahamaya, "la Grande Illusione" è immanifesta e inseparabile, come la dolcezza nello zucchero. Avinabhavasambandam indica proprio questa relazione. Per un semplice Volere, questa Illusione avvolge il Divino e si manifesta nel Cosmo (Brahmanda). Questo è ciò che si chiama Forma Cosmica Piena ed Assoluta (Samashti- Visvarupa). E’ l’Assoluto che Si manifesta come Universo, per mezzo del potere dell'Ignoranza (Avidya), secondo la Volontà Divina.

D.- Cosa succede, Svami? Tutto era così chiaro e questa Ignoranza che salta fuori adesso mi mette in crisi! Spiegami, Ti prego.

SAI - [30] pag.143

Non aver fretta! Conosci la parola Vidya? Che cosa significa?

D.- Studio significa: Vidya vuol dire "studio"!

SAI - [31] pag.143

Vidya significa "Conoscenza", jnana. Se ci metti davanti un A, diventa Ajnana, "nescienza", Ignoranza metafisica. Per quanto fondamentalmente una, l'Ignoranza prende molte forme.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.166

...L'uomo è considerato la corona del regno animale, egli è il vertice degli esseri viventi. Di Janthus, si dice, egli è il più alto. Perché? Perché è il solo animale che possa investigare su se stesso e diventare consapevole e rivelare la divinità che egli in realtà è. Gli altri animali non hanno avidità per la ricerca delle cause e non bramano questa saggezza. La sete di conoscenza ha guidato molti a porsi il problema se Dio esiste e altri a negarne l'esistenza. Dio è descritto nella Ghita come "più piccolo del più piccolo" e "più grande del più grande". Lasciateci un poco considerare questo paradosso. Noi non possiamo vedere l'aria che ci circonda, che inspiriamo ed espiriamo in ogni momento della nostra vita. Come possiamo vedere allora il piccolissimo atomo e le sue particelle di energia? Ugualmente, con una visione annebbiata, e perciò limitata, come possiamo visualizzare Brahman, la forza Divina di base, che manipola anche la sottile energia dentro l'invisibile atomo? Naturalmente quando la visione è purificata nel suo aspetto più sottile, come sukshma-buddhi, e quando siamo equipaggiati dijnana-chakshu (l'occhio della saggezza), come era Arjuna, allora possiamo identificare la Divinità che sta nella più piccola forma o particella. Per comprendere l'essere più grande del più grande, considerate il sole. E’ più di 93 milioni di miglia lontano dalla terra. Perciò se noi viaggiamo verso il sole alla velocità di 500 miglia all’ora per 24 ore al giorno, ci vorranno circa 20 anni per raggiungerlo. Il sole è così grande che il globo terrestre potrebbe essere scaricato in ognuno delle migliaia di stagni o "buche" che gli astronomi hanno scoperto in esso. Le stelle che sembrano essere così piccole e molteplici sono, ciascuna, molto più grandi del sole, e le distanze fra esse sono spesso anche più grandi della distanza fra il sole e la terra! Come può mai la meschina mente dell'uomo concepire questa vastità dell'intero cosmo? Ma ecco, ancora, i saggi col loro intelletto acuto e con la mente assorta in estatica contemplazione, sono stati capaci di visualizzare Dio immanente nel macrocosmo quanto nel microcosmo, trascendente persino le stesse linee di confine di spazio e tempo. La loro esperienza li ha condotti a esprimere la loro adorazione attraverso nomi come Dio, Allah, Jehovah e Bhagavan. Queste sono incarnazioni della gloria e della grazia che essi hanno gustato, dell'amore che hanno percepito al centro del cosmo. L’universo creato è chiamato prakriti. Prima della creazione c'era la tenebra; dopo la creazione ci fu la luce. La tenebra era lo stato thamasico, quando non c'era attività. La luce è lo stato rajasico, quando si alternano movimento, agitazione, eruzione e rovina. I "cinque elementi" furono poi formati, e col tempo raggiunsero una relativa quiete. Era quello lo stato sathwico in cui la Divinità brillò attraverso di essi. Questi cinque elementi sono percepibili coi cinque sensi; infatti, sono le risposte ai bisogni dei sensi. Lo stato sathwico è lo stato divino, quando la luce pervade la Verità. Questa Verità c'era anche prima della creazione e del cosmo. La verità è più fondamentale dell'atomo. Ogni atomo e ogni stella manifestano la verità a quelli che hanno l'occhio della saggezza. Ogni aspetto della scienza ha una speciale caratteristica quando si applica a ciascun gruppo di cose o esseri. Qual è la speciale caratteristica dell'uomo? Se egli pure vive e muore come ogni animale, come può essere giustificata la sua supremazia? La sua supremazia sta nella sua capacità di rendersi conto di questa verità. Noi usiamo la frase "motivazione assoluta" quando ci riferiamo al sadhana. Il significato che generalmente diamo a questa frase non è corretto. Ciascun organo di senso o facoltà ha "una motivazione" che lo rende valido. Non diciamo <<Non c'è motivo in ciò>>, quando condanniamo qualche cosa o argomento? Vedere è la "motivazione" dell'occhio; ascoltare è la "motivazione" dell'orecchio. Se non c'è motivazione, o agram, l'organo del senso è cieco e sordo. Esso è allora afflitto da qualche malattia, ha qualche difetto. Anche se prendete un piccolo raffreddore, il naso perde la sua "motivazione", perché non può scoprire gli odori. Ora, qual è la "motivazione" della mente? Quando diciamo "motivazione assoluta" significa che la mente dovrebbe essere concentrata sull'Uno, l'Uno che è l'Essere che non ha secondo, l'Uno che ha voluto moltiplicarsi. A meno che la mente non ponga in disparte tutti gli altri scopi e si sforzi di diventare consapevole dell'Uno nella molteplicità, si può dire che anche la mente è ammalata e soffre per qualche difetto. I saggi dell'antica India hanno insegnato questa motivazione assoluta e, quando lo desideravano, potevano trasmettere questa consapevolezza ai loro discepoli. Tali persone sono oggi rare. Noi abbiamo insegnanti in quantità, ma nessuno di loro si è interessato con determinazione a questo compito di scoprire la propria identità. Con la scomparsa dei rishi, i rishikul di allora sono diventati le scuole (rishikul - shikul - shkul - scuola) di oggi. Io vi ho detto molto spesso che oltre ai vostri genitori, ai vostri maestri e ai vostri anziani, dovete rispettare anche i vostri atti, perché gli atti vi elevano o vi trascinano giù; essi vi incatenano alla nascita e alla morte, o vi liberano da questa catena. I loro effetti sono gioia o dolore, ricchezza o povertà, guadagno o perdita, piacere o sofferenza. Dovete comprendere che il vostro entusiasmo o la disperazione, il successo o il fallimento, sono le conseguenze delle vostre azioni. Mentre siete impegnati nell'azione, urtate contro certe leggi della natura che non potete oltrepassare. Se allentate la presa di qualcosa che avete in mano essa cadrà; ugualmente, se scivolate mentre salite una scala a pioli, cadrete, senza riguardo per la vostra casta, credo o stato. La legge non è differente. In ogni azione o atto, Dio è presente come invisibile causa determinante; in ogni piccola cosa che maneggiate o manipolate, Dio è presente come centro interiore. Perciò sforzatevi sempre di elevarvi facendo del bene, parlando di bene, cercando il bene, e avendo in mente il bene degli altri. Voi non perdete molto se vi si taglia un dito quando è molto danneggiato. Il corpo può tuttavia funzionare ancora ed essere uno strumento idoneo. Anche se perdete un arto, potete continuare un'attività e beneficiare delle vostre facoltà. Ma se perdete il vostro carattere, allora ogni cosa è perduta!...

Discorsi volume II

31° - pag.147 L'ARCO ROTTO

PRIMO GIORNO

Veerabhadram vi ha letto e spiegato la tradizionale leggenda connessa con la festa di Maha-Sivarathi. Questa leggenda non è che un mezzo per far conoscere la via del <<dharma>> (la legge morale). Essa racconta la storia dei cervi che implorano il cacciatore di non ucciderli subito, perché prima avrebbero dovuto compiere un dovere e che sarebbero poi ritornati per farsi uccidere. Nel caso in cui non avessero mantenuto la parola, essi sarebbero incorsi nella grave punizione prevista per questo tipo di peccato. La storia è stata costruita solo per insegnare i principi del <<dharma>>. Ogni storia illustra una morale, e questa storia non fa eccezione.

Anche gli animali diventano eloquenti quando si tratta di descrivere i pregi del <<dharma>>, ed i loro discorsi diventano la vera voce di Dio. Il cacciatore li lasciò andare, quindi, sulla parola. Egli stesso aveva commesso tale tipo di peccati e sapeva per esperienza che essi erano odiosi e che i rimorsi che essi recavano erano terribili disgrazie. C'è una legge di ferro di causa ed effetto che opera in questo campo. La parte più triste della storia è che l'uomo nonostante che egli veda, senta, soffra o cada non si convince che il peccato è un esperimento pericoloso. Esso porta immancabilmente il suo raccolto di lacrime. Il Thamoguna dell'ignoranza e dell'illusione disegna un velo sulla verità e nasconde la bocca del precipizio nel quale l'incauto peccatore cade di nuovo. Naturalmente quando il dolore sopraggiunge e lo attanaglia nella sua morsa, il Signore non sempre annuncia il peccato del quale quella particolare esperienza è la punizione. Vi lascia dedurre solo che ogni esperienza è una lezione ed ogni perdita è un guadagno. Dovete imparare che voi vi legate e voi vi liberate. Siete stati dotati di <<viveka>> o discriminazione, ed anche i più illetterati fra di voi hanno una coscienza che sussurra loro alle orecchie il <<dharma>>, affinché possiate scegliere e decidere.

sea

Alla corte del Re un giorno fu convocato un pittore di fama e gli si chiese di eseguire un affresco raffigurante la battaglia del Mahabharatha sul muro della sala delle udienze. Un altro pittore fino ad allora sconosciuto chiese anch'egli di eseguire lo stesso affresco sul muro opposto. Disse che voleva preparare un'esatta replica dell'altro. Fu posta quindi una tenda fra l'uno e l'altro, ed al termine dei lavori il Re la tolse. Con sua grande meraviglia vide sul muro opposto la copia esatta, perfino nei minimi dettagli, della scena del Mahabharatha. L'artista sconosciuto aveva solo pulito il muro a lui assegnato senza usare né pennelli e né pittura. Così dovete pulire la vostra mente ed il Signore e la Sua sublime grandezza si rifletteranno nel vostro cuore...

Aforismi Vedici

Pag.36 - [58]

Quando l’indagine sulla causa e l’effetto è praticata dal punto di vista del Cosmo, arriviamo alla conclusione che Dio è la causa e il Cosmo è l’effetto. Una volta trascesa la destinazione fra soggetto e oggetto, diveniamo consapevoli che tutto è Pura Coscienza o Brahaman e che tale Brahaman è il fattore primario nonché secondario; vale a dire che è Maya, la Primordiale Nescienza, che invoca sia il Brahaman, sia l’Universo, sia l’assorbimento in Brahman. E’ Maya la causa dell’illusione, la quale ci fa credere che da una cosa abbia origine un’altra.

Pag.36 - [59]

Vi sono alcuni che discutono se Maya e Brahman siano le due cause gemelle del Cosmo, mentre altri sostengono che l’Universo è la manifestazione di Vishnu e che da Lui trae origine. Per costoro la maifestazione, la conservazione e la fusione dell’Universo sono tutte causate da Vishnu.

Pag.39 - [64]

Chiunque osservi questa grandiosa manifestazione rimane sbigottito; tuttavia, agli inizi dei tempi e nei più remoti angoli dello spazio, dall’inconsapevole groviglio della Natura, emerse e proliferò il mistero della vita, dando origine a uomini e a divinità. E’ un fatto noto e accessibile a tutti. Ma può la legge essere considerata la causa di tutto il processo? Una legge può solo essere la causa di un’altra legge. Possiamo dire che l’inerte può essere al massimo la causa della mente che è parte anch’essa del complesso del corpo, ma solo il Divino può essere la causa di tutta la creazione, possedendo quelle cinque caratteristiche di cui abbiamo precedentemente parlato. In quale altro modo la mente, così complessa, abbia potuto formarsi e svilupparsi, nessuno è in grado di spiegarlo.

Pag.63 - [103]

I Veda affermano che Brahman è la Causa Prima dell’Universo (jagat). Non pongono come causa primaria un’entità non-cosciente (acetana). L’autorità della Parola emessa (Shabdam), ossia il Verbo, la voce di Dio, o Veda, non sostiene la teoria secondo cui l’origine del Creato sarebbe dovuta a qualcosa di non cosciente. D’altra parte l’Essere (Sat) ha deciso di farsi Divenire; ha preso cioè una decisione (sankalpa). Risoluzione, decisione, disegno: questi sono atti di coscienza; le entità prive di coscienza sono incapaci di simili atti di volontà. Brahman, che è Piena Coscienza, deve pertanto essere accettato come Causa Prima.

Pag.79 - [129]

Quando si conosce la causa, si conoscono anche gli effetti. L’Universo intero, vale a dire tutto ciò che è animato e inanimato, tutto quanto è costituito dai cinque elementi primordiali, chiamato perciò prapancha, è stato progettato dal Volere Divino. E’ la conseguenza del Piano Divino (Sankalpa), della Volontà di Dio, che ne è la Causa. Nessun effetto può aver luogo senza una causa precedente. Vi sono due tipi di cause: la causa materiale (upadana karana) e la causa efficiente (nimitta karana).

Pag.79 - [130]

La causa materiale è primaria: precede il prodotto. Essa consiste nell’intera, totale base su cui poggia il prodotto. Prendiamo ad esempio, una tazza d’argento; se si esclude l’argento, la tazza non esiste; cioè, se manca l’argento, che serve per modellare una tazza, viene a mancare anche il prodotto. L’argento è la causa materiale. In altri termini, prima che la forma (rupa) “diventi”, è e dev’essere “ente”. La tazza è la forma imposta all’argento da una causa efficiente, la nimitta karana; è la conseguenza di una creazione artistica, di un artigianato. L’argento è la causa preesistente, l’upadana karana. Quando un artigiano ha finito di forgiare una tazza in argento, cessa ogni relazione con essa, mentre la tazza e l’argento avranno per sempre un legame indissolubile.

Pag.80 - [131]

Dio è la causa materiale della creazione del Cosmo, dell’Universo. E’ la sostanza, la base, l’upadana karana; è anche la causa efficiente, nimitta karana. Egli è al contempo trascendente e fenomenico, sia Ente che Divenire. Come l’argento nella tazza, Dio è in tutto il Cosmo. Egli ebbe manifestato Sé stesso in tutto, è voluto diventare il tutto. Egli, la più alta Verità, il Sommo Bene (Parartha), è immanente in ogni cosa. Niente di vero o di buono potrebbe esistere in assenza di tale Verità. Tutto è sostenuto da questa Realtà Onnicomprensiva. Un tale meraviglioso mistero va oltre l’umana comprensione, poiché l’intelligenza umana non può contenerla. Con la sua visione distorta (kuradarshan) l’uomo vede solo nomi, forme, apparenze; è indotto all’inganno e alla confusione, è intossicato da simpatie e antipatie, dal piacere e dal dolore, dall’esaltazione e dalla depressione; è consapevole solo dell’irreale molteplicità a cui corrispondono vari nomi e forme.

Pag.91 - [146]

I testi delle Upanishad, che formano una parte della Shruti, ossia della tradizione vedica scritta, non riconoscono alcuna differenza tra Brahman e Ishvara, tra l’Assoluto e l’Onnipotente. Ciò che deve essere compreso da tutti i testi vedantici è che l’Universo è la manifestazione o la proiezione della Suprema Coscienza, viene dato di chiedersi il perché sia così così attraente ed incantevole. Se veramente fosse inerte ed ottuso, non muterebbe mai aspetto, (sarebbe cioè privo di quella dinamicità evolutiva che è la sua caratteristica). No, è un punto di vista inaccettabile. Dio è la causa sia efficiente che materiale del Cosmo; Egli si è autocausato nel tutto; è la Verità interna ed esterna. Di più: è la Luce che illumina e rivela, che attira e svela.

Pag.92 - [147]

Si dice: Pishtadi guda samparkath, (“Lo zucchero rende piacevole la farina”) Pishta significa “farina”, sia di riso, che di grano, o di legumi. La farina è resa dolce da guda samparkath, cioè dalla sua commistione con lo zucchero (il jaggery). In sé stessa la farina non è gustosa al palato, ma lo zucchero la rende dolce. Similmente avviene per l’attrazione e lo splendore manifestantisi dal Cosmo; è l’Anima Cosmica, il Paramatman, che si manifesta, nient’altro. La Shruti afferma ciò molto chiaramente; il Paramatma crea, culla, nutre e sostiene l’Universo (jagat) ed infine è lo stesso Paramatma che lo attira e lo induce a fondersi in Lui. Il Paramatma è il solo Creatore, il solo a goderne, il solo Protettore e Padrone. Questo è quanto proclamato dalle Scritture vediche.

Upanishad Vahini

Pag.51 - [25]

Bisogna amare solo il Sé (Atma), tutto il resto sarà amato per amor Suo. Una volta compresa la Realtà dell'Atma, ogni altra cosa sarà chiara. Tutti gli effetti sono inclusi nella Causa; l'oceano è la destinazione di tutte le acque, e tutti i sapori hanno per meta la lingua. Tutte le forme si realizzano nell’occhio, tutti i suoni sono destinati all'orecchio e tutte le decisioni hanno per obiettivo la mente. In altre parole, l'intero mondo manifesto (jagat) si fonde nel Principio Assoluto (Brahman).

Pag.69 - [2]

Il primo capitolo della Chandogya Upanishad esamina dettagliatamente il canto liturgico e le devozioni (upasana) che costituiscono una parte del Sama Veda, il secondo descrive tutto il rituale del Sama, e il terzo espone l'upasana del Sole (Surya), che viene "La dolce scienza" (Madhuvidya), la Gayatri e la dottrina di Sandhilya (Sandhilyavidya) sull'identità tra lo Spirito individuale (Atman) e l'Assoluto (Brahman). Nel quarto viene insegnata la scienza di "Colui che assorbe o raccoglie in Sé" (Samvarga Vidya), e quella delle "sedici parti" dell'Assoluto (Brahmavidya). Nel quinto sono elaborate le tre scienze (Vidya): dell'energia vitale o respiro (prana), dei cinque fuochi (parchagni) e del fuoco inteso come l'Atman immanente in tutti gli uomini (Vaisvanara).

Pag.70 - [3]

Poi, nel sesto capitolo, Uddalaka impartisce al figlio Svetaketu quella Conoscenza che, una volta acquisita, permette di conoscere ogni cosa. Infatti, se si conoscono l'argilla e l'oro, si conosceranno anche i vasi e le pentole, i braccialetti e le collane, perché l'argilla e l'oro sono la verità permanente, mentre le loro trasformazioni e modificazioni sono "accidenti" temporanei, forme associate a nomi. Ebbene, anche il mondo, come il vaso e il braccialetto, è solo un effetto, mentre la Causa è Sat. Sat significa "essere", e l’"essere'' è comune a tutte le cose. Il vaso "è", il bracciale "è". L'Essere si rende manifesto mediante la sua associazione ai vasi, alle pentole, ai braccialetti e alle collane, ma un'intelligenza grossolana non riesce a vederLo, perché, per riconoscerLo, è necessaria una capacità di penetrazione molto sottile.

Thursday, 13 October 2011 14:20

Le Caste

Discorsi 88/89 volume II

I colori del sole [34] pag.134

Incarnazioni del Divino Amore, le parole e i sentimenti del Signore spaziano dovunque. Eccovi un piccolo esempio. Si dice che tutte le caste siano state create da Dio. Si crede davvero che sia Lui ad aver voluto le quattro caste. Invece, esse dipendono esclusivamente dalla natura delle azioni umane.

sea

Nel sole ci sono tre colori: il nero, il bianco e il rosso. Ne abbiamo esperienza ogni giorno. Di notte regna l’oscurità. Sul finir del giorno, compaiono i rosseggianti raggi del sole. Poi, il rosso si fa bianco. Da dove proviene quel rosso? Dall’oscurità. E il bianco? Ognuno dei tre colori nasce dall'altro: il rosso dal nero, il bianco dal rosso.

Le caste [35] pag.134

Appena nato l'uomo è allo stadio di Shudra, si trova nel pieno dell'ignoranza. Appena libero da questa ignoranza iniziale, acquisisce le qualità ragiasiche che, a loro volta, si trasformano in quelle sattviche. Uno Kshatriya è pieno di ardimento ed un Brahmana è colui che nutre pensieri e sentimenti sacri. Non tutta la gente è stupida e ignorante. Ognuno rimane fondamentalmente un'incarnazione di Dio, pur con qualità e comportamenti diversi. Ciascuno è un'autentica forma di Dio.

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Una madre ha quattro figli. Il più anziano ha studiato i Veda e si fregia del titolo di "Dottore". Il secondo è un bravo combattente, un eroe di guerra. Potremmo chiamarlo un soldato. Il terzo è un uomo d'affari e, come tale, si fa un nome e una reputazione. Il quarto si dedica alla coltivazione delle terre di suo padre e lo chiameremo agricoltore. Un laureato, un militare, un uomo d'affari e un coltivatore: professioni diverse fra quattro individui figli della stessa madre. Sono le loro azioni a definirli in modi differenti.

Non abbiate sentimenti che creano differenze. Siate come alberi che non sanno distinguere tra uomo e uomo e donano a ciascuno ombra in egual misura.(77)

Immoralità [37] pag.136

Attualmente si sta perdendo la nostra sacra cultura. Tutti gli esseri umani stanno dimenticando i buoni principi. Sembra che non ci sia rimedio contro l'immoralità. Ci può essere sfortuna più grande? C'è spazio per un contegno morale? Proprio no. La moralità indica la casta. L’onore di una casta e di una religione dipende dalla vita morale. Senza vita morale, l'umanità va verso l'annientamento. Gli eroi dell'antica India avevano prestato ascolto a questa verità. Ma l'onore della nostra società è stato spazzato via. L'umanità ha smarrito ogni senso di gioia, di soddisfazione, di pace. Non c'è più posto per il carattere e l'integrità. Dove sta il progresso?

Dio è unità

Capitolo VI. 4. Le caste sociali

Le discipline prescritte per i vari stadi delle classi sociali sono molto utili. Ciò che chiamiamo casta è un ordinamento adatto agli affari del mondo. Gli stadi della vita sono le basi per la gioia ultraterrena. Le quattro caste, che sono universali, esistono in ogni paese. Coloro che guidano il pensiero sono i "Brahmini", i guerrieri sono i "Kshatrhriya", i "Vaisya" rappresentano i produttori di affari, ed i lavoratori sono i "Sudras". Essi sono come le membra del corpo. il corpo di Dio. Ciascun organo deve svolgere il compito in cui è specializzato. Non si può camminare con la testa e pensare con i piedi. Il corpo è una comunità cooperativa come l'organismo sociale. Gli occhi sono responsabili della vista, l'orecchio non può mettere in dubbio la loro autorità, né l'occhio può dubitare di quella dell'orecchio per quanto riguarda il suono. la lingua non può essere contestata in fatto, di gusto. Ciascuno è padrone nel suo campo. Gli stadi sociali sono anche gradini verso il distacco e la realizzazione ed assicurano l'esperienza e lo sviluppo della personalità.

Capitolo VI. 5. Lo stato sociale

Il livello di vita, lo stato sociale, la professione, la compagnia che frequentate, gli hobbies preferiti, tutto ciò deve essere usato per pulire lo specchio interiore affinché Dio possa riflettersi chiaramente in esso. Lo stadio della vita familiare è un gradino nella scala verso la realizzazione di Dio. Non dovete fermarvi al primo passo ma salire in cima verso lo scopo ultimo. Seguite il codice disciplinare della vita terrena come membro della comunità umana, trascendetelo e conquistatevi il diritto e la qualificazione per conoscere le regole soprannaturali, la natura e la gloria di Dio.

Ghita Vahini

5 - pag.61 Come far rivivere il Dharma: l'organizzazione delle caste

<<Arjuna, vi è un sistema per far rivivere il dharma, il compito per il quale sono venuto. Questo è <<chaturvarnyam>> cioè la riorganizzazione delle 4 caste (varnas) fondata sul <<karma>> e sul <<guna>> di un popolo. Il sistema delle caste è essenziale per il funzionamento del mondo. Il suo significato non è facile da capire. Molti credono che tale sistema aumenti l'inquietudine e sia causa di divisione fra gli uomini, ma la verità si mostrerà chiaramente se il problema è ragionato. Concludere che il sistema delle <<varnas>> non è buono, mostra solo ignoranza e, fra l'altro, tale giudizio crea confusione. Io ho stabilito questa organizzazione per promuovere il benessere del mondo. Le <<varnas>> aiutano l'uomo ad agire in modo a lui congeniale ed a realizzarsi. Senza di esse l'uomo non può avere felicità, neanche per un momento. La casta è la causa del successo di ogni attività. Coloro che sono equipaggiati con il satwaguna, che hanno capito il principio dell'unità, <<Brahmatathwam>>, che favoriscono la vita morale e spirituale, che aiutano gli altri a desiderare la gioia di visualizzare la realtà della loro propria natura, sono chiamati <<brahmini>>. Coloro che salvaguardano un sano sistema politico, la legge e la giustizia, il benessere e la prosperità, l'ordine morale stabilito per il popolo, tenendo sotto controllo i malvagi e gli immorali, soccorrendo i deboli ed i poveri, questi sono gli <<kshathrya>>.Coloro che immagazzinano e forniscono al popolo, entro certi limiti, il necessario per vivere, sono i <<vaisyas>>.Coloro che pongono le fondazioni per il benessere con le attività di servizio e provvedono la forza ed i muscoli sono i <<sudra>>. Ho stabilito queste quattro caste e quando esse svolgono propriamente i loro doveri, l'umanità progredisce ovunque. Come risultato di tale sistema vi è una divisione nei servizi, e l'individuo può condurre una felice vita armonica in società, senza timore ne dolore. Questo sistema è un esempio della Grazia che il Signore ha voluto elargire a Bharat (l'India). Il popolo di Bharat è benedetto perché ogni suo atto è visto come esecuzione dei Suoi ordini che portano naturalmente alla Sua Grazia. Dovete riflettere su questo problema, è importante! Il comando divino oggi viene sprezzato ed è in grande pericolo. Se le leggi cambiano i connotati di questo sistema il mondo non avrà il benessere al quale aspira. Molti dicono ed insegnano che Bharat è giunta a queste tristi condizioni a causa del sistema delle caste. Ma costoro dovrebbero sedere tranquilli per un momento e ponderare su queste domande: il paese è sopravvissuto come risultato di quel sistema? Oppure, queste condizioni deplorevoli sono state causate dall'indebolimento del sistema? Poi sulla base delle loro conclusioni potranno consigliare la soppressione o meno delle caste. L’opinione della gente che accusa il sistema delle caste di essere responsabile del malessere del paese non ha nessun valore perché essi non lo hanno studiato obiettivamente. Naturalmente rimane il fatto che il sistema delle caste ha cambiato direzione e si è mosso in quella sbagliata, e ciò è stato sottolineato da più di un grande uomo. Ma questa non è una ragione sufficiente per gettare via tutto. Se la gamba fa il lavoro delle mani e la testa quello dei piedi non per questo è consigliabile tagliare mani e piedi. Sforzi devono essere compiuti per rimettere il sistema a posto, invece di distruggerlo. Il sistema delle caste non è la causa di tutta questa confusione ed inquietudine. La colpa risiede nel modo casuale con il quale si é sviluppato. E’ divenuto un giocattolo in mano di tutti e così ha perso la sua armonia e perfezione originaria. Il sistema è essenziale non solo in Bharat, ma in tutto il mondo.

Nei paesi fuori dell'India questo sistema non è assente. Il nome può essere differente, ma il modo di lavorare è medesimo. Ci sono anche là le quattro classi; <<sikshaka varga, rakshakavarga, vanig varga, sramika varga>>. Ma, mentre in India le caste sono decise dalla nascita, cioè sono ereditarie, nelle altre parti del mondo sono decise dal <<karma>>, il lavoro, nel quale ciascuno è occupato. Questa è la sola differenza. Molti brahmini hanno abbandonato il loro culto per svolgere attività di casta diversa mentre, <<sudra>> mossi da ideali, aspirazioni spirituali e desiderosi di raggiungere la purezza mentale, hanno abbandonato la loro casta. Ma non per questo è giusto concludere che il sistema delle caste per l'organizzazione della società umana è inutile>>.

1 - pag.65 L'organizzazione sociale

La purezza della mente e l'organizzazione delle caste sono essenziali per la protezione della società e dell'individuo. Il sistema non finirà a causa delle critiche, delle condanne e del ridicolo nel quale lo hanno gettato.

Esso è essenziale per il benessere di tutti.

Governanti e studiosi devono abbandonare i loro sentimenti di odio e di collera, e con calma valutare i pro ed i contro e riportare ordine nell'organizzazione sociale. Questo è quanto si deve fare. Non è giusto che uomini intelligenti e dotti sopportino la critica insignificante degli invidiosi e degli ignoranti. Coloro che denigrano le caste formano essi stessi una casta. Coloro che denigrano la religione fondano essi stessi una nuova religione. La cosa sorprendente è che anche coloro che sanno molto sulle caste diventino sospettosi e parlino come gli ignoranti! Ogni oggetto ha certi limiti, se questi limiti eccedono o si spezzano, l'oggetto stesso si distrugge. Qual è il <<test>> della sua identità? La coordinazione fra la sua natura e la sua forma. Se non ha la natura ma solo la forma, allora è irreale, falso. Allo stesso modo se ciascuna classe non ha speciali limiti come può essere definita una classe? Non sarà ne una cosa ne l'altra, ma una massa amorfa, un gruppo non finito. Questa organizzazione è stata decisa da Dio ed è stata continuamente sostenuta dai grandi saggi e dagli anziani per molte generazioni. Ma in questa era del ferro di Kali, i saggi sono considerati come vecchi rottami! Se si osserva questa organizzazione dall'esterno, da un punto di vista personale, senza discriminazione e senza una indagine seria, come si può pretendere di giungere a giuste conclusioni? La sua santità ed il suo valore possono essere rivelati solo a chi ha <<una visione interiore>> ed <<universale>> e lo <<spirito di indagine>>. Come il burro che è nel latte si ricava dal processo dello sbattimento, così il valore vero delle quattro caste diverrà manifesto solo attraverso una indagine discriminativa.

2 - pag.66 Le caste sono gli organi del corpo di Dio

Le quattro caste sono come gli organi di uno stesso corpo. Esse nascono dal medesimo corpo divino: i <<brahmini>> dal viso, gli <<kshathrya>> dalle mani, i <<vaisyas>> dalle cosce ed i <<sudra>> dai piedi. Ovviamente queste espressioni hanno un profondo significato. Coloro che insegnano i principi della conoscenza di Dio sono la sua voce e sono i brahmini. Coloro che sostengono il peso della terra con le loro potenti braccia sono gli <<kshathrya>>. L'edificio sociale è sostenuto da pilastri, i <<vaisyas>>, figuratamente descritti come emanazione dalle cosce della persona divina. I <<sudra>> sono come i piedi che, occupati ad andare di qua e di là, svolgono ogni tipo di attività nei compiti fondamentali della società. La pace e la felicità soffriranno quando una sola di queste caste non farà il proprio dovere. Tutte le caste sono importanti come lo sono gli organi di un corpo. Non vi è un organo più importante di un altro. Odio e rivalità nella società sono dannosi come lo sciopero degli organi di un corpo, per vendetta verso lo stomaco. Una bambola di zucchero è dolce dappertutto. Rompete la testa e mangiatela, una gamba e mangiatela, essa sarà dolce come la testa. Allora come possono le caste, essendo gli organi del corpo di Dio, essere una più elevata dell'altra? Gli organi sono differenti, ma il sangue che scorre in essi è lo stesso. Non vi è un sangue speciale per le mani, uno per le gambe od uno per la faccia. il sistema delle caste è stato stabilito ed ordinato dai Veda e pertanto non ci possono essere ingiustizie in esso. Non è un artificio inventato dall'uomo!

Pertanto, coloro che cercano di creare differenze ed odio con le loro inconsiderate critiche, non fanno altro che mostrare quanto è profonda la loro ignoranza.

3 - pag.67 Abolire le caste non promuove il benessere sociale

Sembrerebbe che coloro i quali inneggiano alla abolizione delle caste per ottenere il benessere nella società siano i soli a preoccuparsi di promuoverlo. Essi credono veramente che chi considera il sistema funzionale, voglia il fallimento della società umana. Naturalmente ambedue sono in errore. Ma una cosa è certa: coloro che sostengono il sistema delle caste sono realmente interessati a promuovere il benessere sociale. Quelli che pensano invece che, se le caste verranno abolite il paese sarà salvo, sono in errore! Quando i difetti verranno analizzati attentamente senza pregiudizi, si porrà fine a questa campagna denigratoria di disinformazione e di odio e vi sarà allora un grande cambiamento nello atteggiamento del popolo verso il sistema delle caste. Se l'odio aumenta nessuno ne trarrà beneficio.

Perseguire l'ideale di <<uguaglianza>> è come correre dietro al miraggio incapace di soddisfare la sete. I governanti devono riunirsi in assemblea e consultare i rappresentanti del popolo, i saggi e gli anziani che lo hanno esperimentato e discutere il valore di questo antico sistema di organizzazione sociale. Decidere sulla base di apparenze esterne e farsi prendere dal panico, giudicando che esistono veleni sociali in tale sistema, è rivelare la propria ignoranza. I governanti ed i saggi, entrambi, hanno a cuore la felicità del popolo ed è perciò che il sistema delle caste è venuto in essere.

4 - pag.67 Le caste proteggono un paese e la sua cultura

Prendete questo esempio: alcune nazioni hanno costruito bombe capaci di uccidere milioni di uomini in un attimo. Nonostante i governanti sappiano che non è una cosa buona, ne hanno incoraggiato la produzione. Se le bombe verranno usate secondo il capriccio di pochi, allora sarà la rovina per tutti. Quando il caos minaccia, esse devono essere usate solo per la difesa. Lo scopo non è la distruzione del mondo, ma la protezione dei valori del proprio paese e della propria cultura. Così anche le caste devono essere viste come un'arma poderosa per proteggere il paese e la sua cultura. Le leggi ed i regolamenti, le restrizioni e le raccomandazioni, vengono fatte per difendere il popolo dalla rovina. Esse sono discipline istituite che devono essere onorate e seguite strettamente e correttamente. Seguirle secondo il proprio capriccio, senza riguardo alle direttive, i limiti ed i confini stabiliti, è come invitare l'anarchia.

Gli anziani, i legislatori, i grandi saggi ed i leaders delle comunità, preservarono, salvaguardarono e sostennero questa organizzazione. Pensate per un momento e la verità si rivelerà e vi dirà se ciò è giusto o meno. Se tale organizzazione fosse stata pregiudizievole alla società, essi non l'avrebbero sostenuta. Vorrebbe forse dire che essi erano pazzi, senza cervello o non possedevano la giusta conoscenza? No! No! La loro intelligenza, il loro sapere, la loro grande spiritualità, il loro spirito di indagine ed i loro giudizi imparziali verso i problemi sociali, possono trovarsi solo nell'un per cento delle persone di oggi. Asceti che dedicarono la loro intelligenza e forza morale per il benessere della società e del mondo, e che consideravano quel compito come il loro soffio vitale; Yoghi, combattenti spirituali e grandi uomini, che cercarono sempre di dare alla comunità umana la vera felicità, sono gli artefici della organizzazione sociale che i <<moderni>> condannano. Essi non erano come gli attuali riformatori che vogliono il benessere del popolo a parole e che lo minano con le loro azioni! Questo tipo di truffa era estranea ai saggi antichi. Le idee moderne ed i piani sono insinceri e vuoti, sono come castelli costruiti in aria che soddisfano solo i loro inventori, ma che non significano niente per gli altri. I castelli cadono non appena se ne inizia la costruzione in un altro luogo.

5 - pag.68 Il mondo è il corpo di Dio

Come il corpo è dell'individuo, così il mondo è il corpo di Dio.

Qualunque cosa accade in una parte di esso il <<jivi>>, l'individuo, ne è consapevole. Egli ne prende conoscenza e reagisce. Come voi avete interesse che i vostri organi funzionino in perfetto accordo fra di loro, così il Signore vuol vedere ogni paese in ogni parte del mondo felice e contento. Come potrebbe ferire o voler ferire un paese che è una parte di se stesso? Davanti a Dio tutti hanno uguali diritti e tutti sono eguali. Ma un organo non può svolgere i doveri di un altro: ciascuno deve svolgere il proprio. Anche le caste devono svolgere il loro compito nelle attività sociali e fare del loro meglio per contribuire al benessere del paese. Come il corpo ha stadi diversi, così anche la società ha le caste.

Se tutti commerciassero, chi sarebbe il compratore? Se tutti combattessero chi provvederebbe alle necessità della guerra? Pertanto, ciascuno deve fare il proprio dovere, svolgendo l'attività sociale per la quale è stato scelto, onde assicurare a tutti pace, armonia, felicità. Questa è saggezza, ed è la miglior organizzazione della società. Oggi gli individui invece di occuparsi dei compiti essenziali, sono impegnati in una lotta micidiale contro le caste, che considerano come grandi ostacoli per il progresso. Ma, come possono coloro che sono incapaci di controllare il proprio corpo tenere sotto controllo un paese? La cosa più benefica da farsi sarebbe sostenere il sistema delle caste che è stato da tempo immemore difeso dagli antichi saggi. Il Signore non ha mostrato nessuna partigianeria quando le ha organizzate. Non vi è questo connotato in Lui. Egli non ha nessun senso di superiorità o di inferiorità. Egli è dolce ovunque, come un pezzo di zucchero. Ogni differenza e distinzione appartiene all'individuo che non conosce la realtà atmica.

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Considerate questo esempio: una madre che ha quattro figli, non dà grande considerazione a tre di essi, almeno non tanta quanta ne dà al quarto che è ancora nella culla. Anche se il piccolo non la chiama, essa è sempre vigilante e pronta a dargli il cibo. Gli altri tre devono preoccuparsi da soli del loro cibo e delle cose con le quali giocare. Se si osserva questo tipo di comportamento, non possiamo dire che è parziale o che essa è una cattiva madre. La madre adatta la sua attività alla capacità ed alla abilità del bambino.

Allo stesso modo per il Signore, il mondo intero è Suo e tutti sono Suoi figli e ad ognuno ha fissato una certa responsabilità nel lavoro in società, in conformità con la sua abilità e la sua capacità. Ascrivere colpe alla Divina Provvidenza, così altruistica, sincera, semplice e sempre piena di Grazia, sarebbe come attribuire le tenebre al sole. La tenebra ed i raggi del sole non possono coesistere. Come può il sole essere la dimora del buio? Chi non riesce a capire questo, non conosce il sole! E’ mera follia, completa ignoranza! In verità, dal punto di vista <<adyatmico>>(1) le caste possono essere definite anche in questo modo: coloro che sono fissi nella contemplazione di <<Brahman>>, sono i <<brahmini>>, coloro che si oppongono alla non verità sono gli <<kshathrya>>, coloro che sistematicamente discriminano fra il vero ed il falso sono i <<vaisyas>> e coloro che sono sempre attivi e seguono la verità in ogni giorno della loro vita, sono i <<sudras>>. La felicità dell'umanità potrà essere ampiamente realizzata solo quando le caste funzioneranno in quel modo.

La legge eterna

pag.71 GLI STADI SOCIALI

Gli stadi che regolano l'esistenza umana (Asrama) sono quattro, e cioè:

  • BRAHMACHARYA: è lo stadio dello studente, la cui educazione comincia   dopo una cerimonia di iniziazione alla vita spirituale;
  • GRIHASTHA: è lo stadio del capofamiglia;
  • VANAPRASTHA o eremitaggio: il capofamiglia, esauriti i doveri del suo stato, si ritira nella foresta per dedicarsi alla meditazione e condurre una vita di austerità. E’ uno stadio di preparazione al successivo, cioè al
  • SANYASA: lo stadio del monaco itinerante che ha completamente rinunciato a tutti i beni terreni, a tutti i valori mondani, e ha scelto l'ascetismo.

   Il Grihasthasrama è lo stadio più importante; infatti gli altri si basano su di esso, perché il capofamiglia deve preparare e sostenere tutti e tre. Come ogni essere vivente ha bisogno dell'aria per la sua esistenza, chi appartiene agli altri tre stadi dipende dal capofamiglia che, non solo li veste e li nutre, ma ne agevola lo studio dei Veda.

Manu, nel suo codice legislativo, ha chiaramente espresso questo punto di vista. Egli ha dichiarato che anche il capofamiglia raggiunge la liberazione purché segua rigorosamente il suo Dharma. Non v'è dubbio che ciascuno, in qualunque fase della vita si trovi, otterrà la salvezza se sarà fedele al Dharma prescritto per il proprio stato. Nei codici legislativi di Manu, di Narada e di altri, si fa presente che in alcuni casi, se il capofamiglia osserva scrupolosamente il Dharma, è da considerare il più nobile esemplare d'uomo; mentre in altri testi si afferma che soltanto i Saggi, avendo rinunziato a tutto, meritano venerazione. Perciò può sorgere il dubbio se sia preferibile scegliere la condizione di capofamiglia, che è la base e il sostegno delle altre, oppure intraprendere la universalmente onorata via del Sanyasa, il sentiero della rinuncia. C'è un intimo rapporto fra il virtuoso Grihastha ed il santo Paramahansa. Quindi, qualunque sia la vostra condizione, non è sbagliata. Gli stadi della vita portano tutti e quattro alla liberazione se seguite rigorosamente il Dharma prescritto per ciascuno di essi e se vi dedicate con costanza al vostro progresso. Ciascuno degli Asrama è importante nella sua fase specifica; la condotta individuale e la pratica sono le prove essenziali. Se si applicano gli insegnamenti spirituali, ogni Asrama è sacro, ogni Asrama è encomiabile: questo è il criterio delle Sacre Scritture.

Chi è consapevole che l'Atma è la realtà fondamentale dell'uomo, attraversa l'oceano dei cicli di nascita e morte e, senza dubbio, raggiunge la meta, la liberazione. Mentre coloro che ignorano i voti ed i riti prescritti per quella particolare fase della loro vita, cosi come coloro che, non avendo studiato le Sacre Scritture, si accontentano di mostrare una purezza soltanto esteriore, dovranno sicuramente soffrire. I voti ed i riti prescritti per la pratica religiosa quotidiana, sono, fra le altre discipline ascetiche, oltremodo importanti. L'osservanza di essi è la più alta forma di abnegazione (Tapas), la più alta forma di dovere religioso e morale (Dharma). Avete notato ciò che a tale proposito dice la Gita, che è l'essenza delle Upanishad? (raccolta di testi di carattere sacro). Coloro che sono costantemente attivi nel campo spirituale, a qualunque categoria appartengano, qualunque sia la loro casta, raggiungono il Signore. E’ ciò che anche Manu dice: " Essi possiedono la più alta conoscenza". La persona libera da ogni desiderio, che non ha neppure la minima inclinazione al possesso o al piacere dei beni materiali, che non ha in se alcuna traccia di egoismo o di avidità, che è sempre nella beatitudine della consapevolezza del Brahman, non ha alcun sintomo di sofferenza e vive nella gioia suprema e nella pace. E poi, nel suo ultimo istante, se ha consolidato la conoscenza della sua natura essenziale, che è il Brahman, può, oltre ogni dubbio, unirsi al Brahman e fondersi nello stato più elevato.

La stabilità nella conoscenza è del tutto naturale in tali persone. Il costante sentimento che Io sono Brahman è la panacea per tutti i mali dell'uomo. La liberazione giunge con la stessa intuizione di essere il Brahman. Coltivare quel sentimento ed entrare in quella esperienza è il vero dovere degli uomini. L'ignorante, indotto dal principio di inerzia, ritiene di essere il corpo fisico, mentre l'erudito, capace di raziocinio e di indagine, percepisce che l'Io è la Jivi che sta nel corpo (l'anima). Ma quegli uomini saggi che possono vedere il Non-Sé (An-Atma) distinto dalla permanente essenza individuale (Atma), sanno che la verità è l'identificazione col Brahman, Io sono il Brahman, e non divergono da tale convinzione. Le caste come quella dei Brahmini, i colori della pelle come il bianco e il nero, gli stadi della vita come quello del capofamiglia ecc., sono condizioni fisiche; non hanno le caratteristiche dello Spirito. Tali condizioni sono sottoposte ai fattori tempo e spazio, appartengono a questo mondo di schiavitù, sono governate dalle cause connesse col mondo materiale, sono stabilite dalla Volontà Divina per il regolare funzionamento del mondo e devono essere osservate da chi è legato alle limitazioni fisiche. Sono invece prive di valore per chi è immune da restrizioni, per chi ha superato i vincoli materiali. Ecco perché le persone costantemente assorte nella contemplazione del Brahman, che hanno ben compreso la realtà fondamentale, non badano troppo ad esse. Come potrebbero, infatti, curarsi di ciò che viene chiamato " casta" ? Ma finché quello stato non è raggiunto, bisogna seguire le regole della propria casta e del proprio stato, senza eccezione. Questa è la legge per il " corpo-cosciente", è la legge fisica individuale, il Dehadharma. I grandi veggenti che capirono il significato del Dharma spirituale (Atmadharma), affermarono che Sath, Cith e Ananda (esistenza, coscienza e beatitudine) sono le caratteristiche fondamentali del Se. Perciò possiamo dire che quei grandi Sapienti raggiunsero il Brahman che è la stessa essenza-coscienza-beatitudine (Sath-Cit-Ananda). Per ottenere la liberazione basta la chiarezza intuitiva che consente la visione dello Spirito; questo è l'essenziale, non la casta o il colore della pelle. Come ottenere quella chiara visione ? Con la pratica del Dharma; del Dharma condizionato dalla casta e dalla posizione individuale. Il Dharma dà la capacità di percepire l’Atma senza nebulosità o velature che lo celino alla vista. L'osservanza del Dharma offre l'esperienza; con l'esperienza si stabilisce la verità; la verità dona la chiarezza di visione; la visione assicura la salvezza. Chi è libero dagli ostacoli interiori che velano l'Atma, può appartenere a qualunque casta o condizione; ciò non ha importanza, egli raggiunge la liberazione. Questo puro strumento interiore, questa limpida mente, è ciò che le Scritture esaltano quando parlano di salvezza.

Coloro che nutrono sentimenti di inimicizia o di attaccamento, anche se vivono nella foresta, non possono sfuggire al male. Coloro che hanno dominato i sensi, anche se appartengono all’Asrama dei capifamiglia, possono essere dei santi asceti. Se si impegnano in azioni non dannose o condannabili, anch'essi meritano di essere chiamati Saggi (Jnani).La loro casa è il " boschetto" in cui attuano l’austerità per acquisire il senso del distacco. La liberazione non può essere ottenuta in virtù della stirpe, non con atti caritatevoli ne con ricchezze, non con celebrazioni rituali ne con pratiche Yoga; ciò che occorre è la purificazione interiore. Per stabilire quale sia l’azione giusta e quella sbagliata, la voce degli Sastra ( Sacre Scritture) è la sola autorevole. Quali che siano lo stadio della vita e la condizione personale, se l'uomo ha come obiettivo la realizzazione del Brahman e se cerca di capire la propria realtà, riuscirà a rimuovere il velo dell'ignoranza ed a riconoscersi nel Brahman. L'attenzione fissa sulla propria essenza interiore è il mezzo per avere la liberazione. Chiunque, a qualsiasi casta appartenga, se capisce questa lezione impartita dai Veda, se vive secondo i principi morali dettati per la fase particolare della propria vita, può raggiungere lo stadio supremo (Parampada), la finale emancipazione. Se non ha difficoltà ad acquisire la conoscenza, l'uomo può rimanere nella condizione di capofamiglia ed avere la salvezza senza dover abbracciare lo stato del rinunciante. Saggi come il grande re Janaka, Aswapathi, Dilipa , raggiunsero la meta nella loro condizione di capifamiglia; fecero ogni sforzo e riuscirono ad eliminare tutti gli ostacoli che li intralciavano nella conquista della Grazia divina; il loro obiettivo era quello di raggiungere il Sommo Dio. Perciò non abbiate dubbi: lo stato di capofamiglia non è un impedimento. Spinti dal desiderio di superare questo oceano del Samsara (il legame di vita, morte e rinascita), marito e moglie devono vivere in perfetta armonia di pensiero e di volontà; il proposito di arrivare alla meta dev'essere ugualmente forte e risoluto in entrambi. Altrimenti la via della rinuncia (Sanyasa) è il loro rifugio. Vedete, anche il sole di mezzogiorno è unito alla sua consorte, l'ombra; la luna, durante le sue fasi, è strettamente legata ai freschi raggi di luce, che sono come il nettare. La Signora della casa dev'essere sveglia, paziente, calma, buona; deve avere ogni virtù. Così la casa sarà splendente; sarà la casa della vittoria anche nel campo spirituale. Non c'è alcuna regola che imponga ad una persona di diventare monaco rinunciatario e sparire quando in casa trova difficoltà nel campo spirituale. Se un marito lo fa senza il pieno consenso della moglie, la sua rinuncia non avrà alcun esito positivo. La cosa migliore che può fare è quella di abbandonare la casa insieme alla moglie e farsi eremita, seguendo il Dharma di quel nuovo stato. Se però ci sono bambini bisognosi di cure e di assistenza , neanche l’eremitaggio è concesso, secondo gli Sastra. Bisogna prima fare in modo che i figli si rendano indipendenti dai genitori e poi lasciarli. Le Scritture perciò impongono che una persona, lo voglia o no, debba mantenere la sua posizione di capofamiglia fino all’età di 48 anni e sforzarsi di compiere il suo dovere senza impacci. Se sorgono difficoltà, deve offrire anche queste al Signore e accettarle tranquillamente come una prova necessaria al Suo piano. Questo è il modo di affrontare la disciplina richiesta al capofamiglia, la via che uomini e donne devono percorrere.

Pag.122  

…Il Dharma è causa di bene per tutti; dona la perfetta gioia in questo mondo e nell’altro. Tutto il genere umano deve vedere la grandiosità di questo Dharma universale. Il Brahmino è noto per le sue qualità particolari: sapienza, bontà, operosità al massimo grado. col suo esempio, è l'ispiratore di virtù, eccelse. Chi promuove, sviluppa, coltiva queste doti, chiunque egli sia, è un Brahmino. Queste qualità eccellenti lo rendono idoneo ad esercitare l’autorità che un Brahmino deve avere. Soltanto un uomo profondamente istruito, che si comporta come la sua istruzione richiede, ha diritto a quel titolo e, se vuole difenderlo, deve fare di tutto per guadagnarsi le qualifiche necessarie. I caratteri che contraddistinguono i membri appartenenti alla classe dei " guerrieri" - i militari - e degli uomini di Governo (Kshatriyas) sono: l'efficienza nelle loro imprese, l’eroismo ed il coraggio, lo spirito di avventura, la sollecitudine nel punire i delinquenti e nel proteggere gli onesti. Chi ha queste qualità ha il diritto di appartenere alla " casta dei guerrieri". Essi hanno il dovere di svolgere tutti i loro compiti con un'attitudine conforme a tali caratteristiche e devono cercare di stabilire nel Paese delle valide leggi per tutti. I commercianti, gli agricoltori, gli uomini d'affari in genere (Vaisyas) devono segnalarsi per la loro capacità di rendere facili e sicure le relazioni commerciali e di agevolare i rapporti fra i paesi, di incrementare la produzione e far prosperare la ricchezza comune. Questo è il loro compito. Devono garantire che l'accordo fra i popoli non si interrompa o non si indebolisca. Devono aspirare alla considerazione generale per l'impulso dato a grandi azioni ed a nobili imprese, per aver contribuito al diffondersi dell'istruzione e della salute pubblica con la costruzione di scuole, ospedali, ecc. Devono destinare i loro averi all'istituzione di opere degne di merito. In questo modo si facilita l'espandersi della virtù e della rettitudine. Gli appartenenti alla quarta classe sociale (Sudra) devono dedicarsi alla produzione ed alla raccolta dei beni di comune utilità senza deviare dal sentiero del Dharma. Sempre pronti a realizzare gli obiettivi dell'esistenza umana ed a battersi per essi, devono provvedere, con avvedutezza, ad immagazzinare e proteggere la loro produzione e cercare , per il bene collettivo, di produrre sempre di più. Ciò che è stato così raccolto dev'essere generosamente adoperato per la diffusione dell'autentica esperienza e per offrire sostentamento e sostegno agli uomini virtuosi. Così, con la collaborazione di questi quattro tipi dell'umana fatica, la ricchezza sarà molta e di vario genere e l'uomo potrà essere contento. Tutti gli appartenenti a ciascuna delle quattro classi devono capire che l’ordinamento sociale è stato ideato per un fine superiore: mantenere il Dharma nel mondo. Se ogni casta compie le sue mansioni, il benessere mondiale sarà senz'altro sicuro; inoltre - ed è anche più importante - ciascun individuo potrà ottenere la beatitudine spirituale. D'altra parte, se si dovesse credere che esiste una sola classe, un solo codice di condotta ed un solo regolamento buono per tutti, la prosperità e la sicurezza del mondo sarebbero compromesse. Se tutti si occupano di commercio, chi comprerà e consumerà i beni offerti ? Se tutti si mettono ad insegnare, dove trovare gli allievi che devono apprendere e mettere in pratica gli insegnamenti? Se tutti comandano, chi ubbidirà ? Se tutti producono e aumentano la produzione, chi cercherà i prodotti del lavoro? Per creare la diversità che deve contribuire a formare l'unità mediante l’applicazione dei principi di Sathya e Dharma ad ogni atto individuale e sociale, il Signore ha regolato il sistema di vita con l'istituzione legittima dei Varna (delle classi sociali previste dalla Legge del Dharma). E’ stato supposto che il comportamento di ciascuno dovesse conformarsi al Varna, che l'occupazione fosse regolata dai Varna; no, la denominazione dei rispettivi Varna era dovuta esclusivamente ai mestieri ed alle professioni. Oggi non ci sono ne Varna, ne mestieri. Un lavoro oggi ed un altro domani; un Varna oggi ed un altro domani; questa instabilità è la causa della turbata atmosfera del mondo, del malcontento generale. Svolgete ogni professione, ogni lavoro, con onestà, nel costante rispetto della verità, con l’imperturbabile serenità della forza d'animo, poi seguite i doveri della vostra classe sociale nelle professioni adatte ad essa. Questo è il sommo bene, questa è la benedizione celeste. Se non si attiene alle regole, l'uomo è destinato alla sofferenza e alla povertà cronica. Si tratta dunque di scegliere fra il primo sistema di vita ed il secondo, tra la salvezza e la perdizione. La vostra salvezza da quella pena è la conoscenza del Dharma.

La conoscenza

Stessi frutti dallo stesso albero pag.38 [100]

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Certi alberi, come l'albero del pane, portano frutti fin dalle radici, su su fino al ramo più alto. Forse come il frutto vicino al terra è diverso da quello della cima, o che hanno il sapore di frutti di origine diversa? Sono tutti uguali, non è vero? Certo che fra essi ce ne sono di quelli più o meno teneri, più o meno maturi e perciò più o meno dolci, è naturale. Ma non troverete mai che quelli di sotto sono amari, acidi quelli di mezzo e dolci quelli della cima; acerbo, tenero e maturo sono solo tre momenti dell'evoluzione del frutto, sono caratteristiche passeggere.

Le quattro caste pag.39 [101]

Analogamente si sono formate le quattro caste, che corrispondono alle caratteristiche. alle quattro qualità naturali, dette guna. Come tra i frutti di uno stesso albero, alcuni sono teneri, altri acerbi e altri ancora maturi, così, allo stesso modo gli uomini sono considerati come appartenenti a quattro categorie a seconda del loro stadio di sviluppo, che è giudicato dalle loro azioni e dal loro carattere. Coloro nei cui pensieri e comportamento predomina la qualità sattvica sono classificati come bramini, che progrediscono sulla via verso Dio; coloro in cui predomina la qualità ragiasica sono degli kshatriya; per tanto, le Scritture, in queste classificazioni, si sono riferite e basate sulle qualità connaturate del carattere e a null'altro. E perché? La stessa Gita proclama che il Signore ha stabilito le quattro caste nella considerazione, primo, della predominanza secondo, dal dell'una o dell'altra delle tre qualità o guna, e, compimento di pratiche concrete quali la recitazione dei Nomi di Dio; la meditazione e altri doveri di disciplina!

Bramini per virtù non per lignaggio pag.39 [102]

Anche se uno è nato shudra,35 può acquistare lo status di bramino, la "braminità" per mezzo dello sforzo verso Dio (Brahman) e della disciplina spirituale; ed uno, sebbene nato bramino, diviene un shudra se non si riscontrano in lui quell’ideale e lo sforzo per attingerlo.

Discorso volume II

Pag.219

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Un giorno, un uomo decise di adorare ciò che di più grande vi è al mondo, e cominciò con la terra ma in seguito si accorse che l'erosione a poco a poco la riduceva. Il mare non era più vasto ed infinito dopo che Agasthya lo aveva dissecato. Quanto a quest'ultima Agasthya non era che una piccola stella nell’immensità dei cieli. Il cielo era vasto quanto un piede del Signore (vedi, la storia dell'Avatar Trivikrama); ma il Cuore del devoto era in grado di tenere racchiuso il Signore stesso e quindi concluse che era la cosa più grande che esisteva al mondo.

La vera devozione non conosce caste e colui che la possiede rispetta tutte le caste. Secondo i Veda nessuna casta è superiore o inferiore all'altra.

Una bambola di zucchero è zucchero ovunque. Dio parlò delle quattro caste simbolizzandole con le quattro parti del suo corpo. Ciò vuol dire che tutti gli esseri sono nobili ed hanno uguale importanza e le differenze non sono che al livello dei ruoli loro assegnati. La bocca non può camminare ed i piedi non possono parlare; ecco tutto! La voce comanda e le braccia proteggono!

In verità tutti coloro che pensano che il loro dovere sia quello di battersi, sono <<Kshatrya>> (Casta dei militari e di legislatori). Coloro che pensano che il loro dovere sia studiare i <<Veda>> e le <<Sastra>> sono dei brahmini, e non coloro che pensano che sia un loro diritto. Ieri mi sono rivolto agli uomini in particolare, oggi mi rivolgerò alle donne. Molte fra voi maledicono il giorno che sono venute al mondo e pensano all'ora della morte come ad un sollievo. Molto male! Non potete sfuggire le vostre responsabilità e andarvene prima che il vostro compito sia terminato. Sarebbe un segno di debolezza e di vigliaccheria da parte vostra. Voi credete che il ricco, il letterato ed il potente siano felici! No! Nessuno al mondo lo è, a meno che abbia eliminato tutti i suoi desideri fino all’ultimo; oppure che non abbia più desideri da soddisfare. L'ultima soluzione è la migliore e la più naturale, Credetemi! Prendete i fastidi che si presentano come prove elementari alle quali vi Sottopone il Signore per insegnarvi il distacco. L'aria condizionata serve quando fa molto caldo, non è vero? Quando voi perdete un figlio chiedetevi se era nato con il solo scopo di rendervi felici. No! Egli doveva compiere il suo destino. Il padre di Gauthma Buddha fu talmente rattristato nel vedere il proprio figlio mendicare per le strade con la sua scodella in mano che esclamò: <<Tutti i miei antenati erano dei re! Quale maledizione può avere un mendicante in questo nobile lignaggio! <<Buddha gli rispose: <<Tutti i miei antenati avevano una scodella in mano! Io non ho re nel mio lignaggio!>>. Il padre ed il figlio avevano preso due strade differenti ed il sangue del figlio poteva essere fatale al padre in caso di trasfusione. Un'altra cosa: dovreste essere più fermi e costanti nella vostra disciplina spirituale. Sbarazzatevi della tendenza a chiacchierare e ad occuparvi degli affari degli altri e di ciò che non vi riguarda. Rispettare le regole che sono state stabilite per la vita nell'Ashram e date il buon esempio ai nuovi arrivati! Questo vale anche per gli uomini! Avete molto probabilmente notato che non Mi rivolgo mai chiamandovi <<devoti>> poiché, per meritare questo nome, vi occorre un più grande senso di sacrificio ed una solida fede ed una disciplina ferma. Quando il Principio divino senza forma ed illimitato prende una forma dovete spendere qualche secondo della vostra vita a cercare la Sua Grazia. Sfortunatamente non realizzate la fortuna immensa che vi è offerta. Negli anni a venire la gente vi onorerà perché voi avete avuto la fortuna che milioni di altri non hanno avuto. Vi riveriranno e s'inchineranno davanti alle vostre foto sui loro altari. Vivete ed amate per meritarvi un tale onore!

Domande e risposte

Pag.21 I quattro stadi della vita

D.- Qual è il miglior dharma da seguire in questo cosmo del corpo umano? Qual è la condizione (ashrama) più favorevole all'espletamento di questo dharma? Complessivamente, quanti stadi ci sono nella vita?

R.- Gli stadi della vita (ashrama) sono in tutto quattro. Quando li avrai conosciuti, saprai deciderti a favore di quello che fa per te, analizzando gli obiettivi raggiunti, i progressi e la tua indole. I quattro stadi sono: Brahmacharya, Grihastha, vanaprastha e Sannnyasa.

D.- La parola Brahmacharya e lo stadio a cui corrisponde vengono spiegati in modi differenti da vari autori. Desiderei sapere da Voi il vero significato del termine e della condizione di vita a cui si riferisce.

R.- Benissimo! Si crede che tutti coloro che non sono diventati dei capifamiglia (grihastha) abbiano il diritto di ricevere l’appellativo di brahmacharin. Ciò è oltremodo errato. Meritano il nome di brahmacharin solo coloro che distolgono la mente dalle illusioni del mondo, sono sempre impegnati nel pensare a Dio, non si intrattengono nel vedere o nell'ascoltare frivolezze, seguono il buon senso, non cedono alla gioia né al dispiacere, tengono in perfetta forma mente, intelligenza e consapevolezza per mezzo dell'incessante contemplazione del Principio di Dio (Brahmatattva).

D.- E che cosa significa esattamente Grihastha?

R.- La condizione del Grihastha non consiste nell’essere sposati e nel vivere con moglie e figli, come la maggior parte della gente crede, bensì nel trattare con ugual considerazione parenti, amici ed estranei, senza contravvenire ai doveri della propria casta e del proprio stato. Il Grihastha non deve ignorare i diritti degli anziani e gli obblighi dei più giovani; dev'essere pieno di comprensione e di sollecita disponibilità ad aiutare il prossimo; deve trattare con amore e gentilezza chi ha bisogno di lui e le persone da cui dipende; ogni esperienza del mondo deve renderlo più saggio; dovrebbe avere dimestichezza con le Sacre Scritture (Shastra), prestare attenzione al proprio dharma ed evitare di trascurare i propri doveri (adharma); deve dare protezione e sostentamento a moglie e figli con senso di responsabilità; deve calpestare gli Otto Egoismi, che sono: l'orgoglio, il menar vanto l) della propria casata, 2) della ricchezza, 3) del carattere, 4) dell'avvenenza personale, 5) della giovinezza, 6) della cultura, 7) del luogo di nascita e 8) del proprio progresso spirituale. Consapevole delle quattro mete o purushartha - che sono i doveri del proprio stato (dharma), il perseguimento del benessere materiale (artha), la soddisfazione dei desideri (kama) e la liberazione (moksha) - libero dall'orgoglio per ciò che possiede, anche se è ricco, dedica una parte del giorno a servire gli altri; non ha sentimenti di ostilità verso altre famiglie; ha fiducia nella moglie, e merita quella di lei; la comprende pienamente ed è da lei compreso in piena fedeltà e fiducia reciproca. Così si manifesta il Grihastha.

D.- Ed ora, che significa Vanaprastha?

R.- A questo livello, l'uomo sente che tutte le dualità sono false e infondate. Il Vanaprastha non ha più desideri, si stacca da tutti i vincoli del mondo, non ama vivere in luoghi affollati ed anela alla vittoria per mezzo della preghiera e della ripetizione di un mantra (mantrajapa). Così, conduce una vita austera; mangia con moderazione solo cibo crudo, specie frutti e foglie. Va in cerca della compagnia di saggi e di maharishi. Si attiene ai loro insegnamenti e procede senza tentennamenti sulla via della realizzazione del Signore. Per decidere di ritirarsi in solitudine e condurre la vita di ascesi (sadhana), deve avere il consenso della moglie ed aver provveduto ai figli. Deve prendere con se la moglie nel suo viaggio spirituale, qualora essa lo voglia accompagnare e, d'allora in poi, saranno come fratello e sorella. Se si seguono queste nuove norme di vita, si può vivere il Vanaprastha anche restando in casa. Al contrario, se si continua a vivere la vita di prima anche nell'eremo della foresta, quello non è Vanaprastha. Chi segue il Vanaprastha non deve abitare presso gente sposata. Deve osservare i voti prescritti per ogni stagione dell'anno, e sfidare la pioggia, il sole e il freddo a seconda della stagione. Deve fare molta attenzione a non permettere che la frivolezza della mente lo attragga verso i piaceri mondani. Deve cercare di trovar piacere solo nella contemplazione del Signore e nel dimorare nella Sua Gloria.

D.- Che cos'è il Sannyasa?

R.- Il Sannyasa è l'essere al di sopra e al di là di tutti i richiami esercitati dai piaceri sensoriali o materiali. Il Sannyasin ha come unico scopo della vita la contemplazione del Signore, che gli è necessaria come il respiro ed è la sua unica ragion d'essere, sempre e dovunque. La sola sua gioia è questa contemplazione. Egli sa che ricchezza e parentele, affetti e attaccamenti non sono che transitori, soggetti al declino e alla fine. Egli respinge financo i segni esteriori della propria casta e i samskara4 come quello dell’upanayana; si veste di un saio color ocra, da mendicante, non vive in luoghi popolati, si ciba solo di ciò che trova e non maledice i posti dove non trova da mangiare. Non mangia due volte nello stesso luogo, né dorme due notti di seguito nella stessa casa. Non solo, ma vince anche il bisogno del sonno e del cibo, poco gli importano i rigori delle stagioni ed è sempre contento e felice, in compagnia del Signore, che invoca nella sua meditazione (dhyana).

D.- Al giorno d'oggi si vedono in giro molti che indossano il vestito color ocra del sannyasin. Sono tutti dediti alle discipline che avete or ora descritte?

R.- Naturalmente, non sono pochi coloro che vestono in quel modo, ma non è possibile che tutti vivano conformemente a quell'abito.

D.- Ve ne sono molti che, anche se si proclamano sannyasin, fondano degli ashram, si mettono in affari, si fanno una posizione e brigano per avere fama e potere. Che si deve dire di costoro?

R.- Degli istituti come gli ashram, che tu dici, sono un grave intoppo per una genuina rinuncia e per l'abbandono di tutte le agitazioni mentali. L'impegno di mantenere e di mandare avanti un ashram è di ostacolo a chi voglia abbandonare ogni azione volta a un fine. Non occorre che ti dica quale sia il nome che meritano codesti sedicenti sannyasin; basta che ti dica che essi non meritano affatto il nome di sannyasin.

D.- Svami, come fa ad essere di ostacolo lo sviluppo di un ashram dove si aiuta gente, che, come noi, è in cerca dei mezzi per la liberazione? Del resto, come fa a tirare avanti un ashram, se mancano i soldi? Mi auguro che non sia un male accettare sovvenzioni offerte volontariamente.

R.- Mio caro, si parla di furto quando si portano via dei valori sfondando un muro o scassinando una porta, ma è un furto anche indurre, con soavi paroline, una persona a donare i suoi beni, sia pure alla luce del giorno. Se un sannyasin, per qualunque motivo, getta gli occhi su del denaro, fa del danno al proprio progresso spirituale. Dovrebbe lasciare tutti questi compiti a un devoto fidato e limitarsi ad essere un testimone disinteressato. Suo dovere non è quello di far prosperare l’ashrama, ma di far si che coloro che cercano ashraya (aiuto) siano sicuri di ricevere aiuto spirituale.

Le fiamme del desiderio di far crescere l'ashram diverranno un incendio di egoismo fine a se stesso e bruceranno tutto ciò che di buono c'è nel sannyasin, specialmente la beatitudine dell'anima (atmananda), e sarà un fuoco che distruggerà non solo lui, ma anche coloro che dipendono dalla sua guida. I sentimenti di "io" e di "mio" sono le scintille che provocano tale distruzione e l'uomo deve attaccarsi a guide che siano prive di questi sentimenti. Quando l’ashram divenisse il fattore di primaria importanza, la cosiddetta "guida" sarà costretta ad attaccarsi agli uomini, mentre dovrebbe accadere il contrario. Invece, egli non deve dipendere dal mondo; dev'esser libero da tutte le dipendenze. E’ questa la caratteristica del Sannyasin.

Pag.27 Liberazione e karma

D.- Si parla anche di Avadhuta. Chi sono quelli cui spetta questo nome? Come si distinguono?

R.- Come i Vanaprastha e i Sannyasin, anche costoro devono essere liberi da ogni attaccamento e da ogni sentimento di avversione; sono neutrali verso tutto ciò che li circonda e poco importa loro di stare in una foresta o in una metropoli. Non si sentono legati da alcuna relazione con gli altri, né pensano al passato, al presente o al futuro. Camminano in silenzio e intimamente sorridenti sulle spine e sui sassi, sempre gioiosi e attenti. Non cercano comodità né riparo, né cibo o posto per dormire, perché il loro sostentamento (ahara) è la beatitudine divina (ananda). Ancor oggi sugli Himalaya ci sono degli avadhuta, immersi nell'intima beatitudine della loro anima, in grotte silenziose. Nessuno riesce a vederli. Soltanto per tua buona sorte potresti giungere alla loro presenza. Molti però fingono di essere degli avadhuta, e si fregiano di quel nome. Ma i veri avadhuta non vanno in cerca di pubblico e non si esibiscono; se capitano per caso tra la gente, passano via senza dar nell'occhio, per non attirare l'attenzione su di sé. Se ti accade di vedere un cosiddetto avadhuta in compagnia di altra gente e lo vedi immischiato in affari profani, prendilo per uno yamadhuta, un mostro!

D.- Fino a quando si rimane legati al deha-dharma, aghi obblighi e ai doveri relativi al corpo fisico?

R.- Finché non si conosce l'anima che dimora nell'individuo (jivatman). Non appena la si scopre e la si riconosce, quei doveri non sono più necessari.

D.- E per quanto tempo si resta consapevoli di questo Sé incarnato nell'individuo (jivatman)?

R.- Finché il ruscello raggiunge il mare, finché il flusso dell'anima (jiva) non sia tornato alla sua Sorgente, al Mare del Sé Supremo (Paramatman) da cui provenne....

Pag.55 Stati sociali e caste

D.- Svami, dei quattro ashrama o stati sociali brahmacharya, grihastha, vanaprastha, sannyasa qual è quello fondamentalmente più importante?

R.- Come tutti gli esseri viventi dipendono dal respiro vitale (pranavayu), così tutti i quattro ashrama dipendono dallo stato di capofamiglia (grihastha). E’ lui a provvedere cibo e bevanda a tutti gli altri e a proteggerli. Egli fomenta lo studio dei Veda e conserva le Scritture. Perciò la condizione di capofamiglia è la più importante. Nelle sacre rivelazioni (shruti) nella Narada Parivra jakopanishad e nella Manudharmashastra si dice che il capofamiglia, che si attiene rigorosamente all'osservanza del proprio specifico dovere (ashramadharma), merita il più grande rispetto.

D.- Eppure, Svami, alcuni dicono che il sannyasin è superiore al grihastha. Fino a che punto è giusto? Vorreste chiarirmelo?

R.- Qualunque sia la condizione di vita, l'ashrama, se la persona segue il proprio dharma, ossia i doveri del proprio stato, li mette in pratica e desidera fermamente la liberazione, la può ottenere, senza dubbio alcuno. Per ottenere la conoscenza del Sé (atma-jnana) non occorre preferire un ashrama ad un altro; tutti sono in grado di garantirsela, e non c'è né superiore né inferiore. Solo il carattere e la condotta si possono tacciare di inferiore o di superiore.

D.- O Svami, dicono che la condizione di chi vive una vita di famiglia, la condizione del paterfamilias, crei dei vincoli, mentre invece il brahmacharya e il sannyasa liberano. Come è nata questa opinione?

R.- Su questo non sono d'accordo. Chi guadagna denaro con mezzi onesti, onora l'ospite, serve e allieta il suo prossimo, raggiunge la liberazione tanto come chi è dotto nello studio delle Scritture ed è ben stabilito nella filosofia fondamentale dello Spirito. Nessuno può attraversare l'oceano delle nascite e delle morti per il semplice fatto di essere un sannyasin o un brahmacharin. La nobiltà della nascita, le conquiste ascetiche, lo stato monastico, la profonda preparazione dottrinale, in se non servono a niente. Occorre anche una ferra e fedele aderenza al dovere del proprio stato (svadharma), allo studio delle Scritture come i Veda e la Bhagavad Gita e ad una vita spirituale disciplinata, fatta di preghiera (japa) e di meditazione (dhyana).

D.- Svami, quali sono le virtù che devono coltivare coloro che si trovano in ognuno di questi quattro ashrama, per essere salvi?

R.- Sono dieci le virtù che comprendono tutto il dharma basilare dell’aspirante: l) compassione (daya); 2) non impossessarsi delle cose degli altri (asteya); 3) vigilanza (intelletto) (dhi); 4) sapere (vindya); 5) veridicità (satya); 6) disciplina dei sensi (indriya-nigraha); 7) pulizia (shaucha); 8) pazienza (kshama); 9) tenacia nel raggiungere la mèta (dhriti); 10) non essere irascibili (akrodha).

Devono essere coltivate tutte e dieci, in ogni ashrama. Se non si raggiungono, la vita è stata sprecata, a qualunque stato sociale si appartenga. La routine giornaliera della vita è cosa essenziale e deve riflettere queste dieci qualità. E’ proprio ciò che il Signore Krishna disse ad Arjuna, in risposta a quello che Gli aveva domandato.

D.- Svami, avete detto che questa stessa domanda, circa l'importanza dei riti quotidiani ingiunti dai Veda con queste dieci prescrizioni, fu fatta da Arjuna; quale fu la risposta del Signore Krislna?

R.- Disse Krishna: <<Il grado più alto di liberazione raggiunto da coloro che praticano lo yoga della scuola Samkhya (samkhyayogi), dagli adepti dello yoga della Conoscenza (Jnanayoga), lo raggiungono anche coloro che compiono azioni libere da qualsiasi desiderio (nishkama-karma-yoga); danno tutti lo stesso risultato>>. Sappi che questa è la verità; e in questo non c’è differenza tra il grihastha e il sannyasin. Ciò che occorre è una pratica indefettibile e uno sforzo sincero. Occorre, perciò, rinunciare al desiderio, abbandonare l'egoismo e il senso del possesso, e si deve perfino scartare l'attività dei pensieri e stare sempre in una contemplazione centrata solo sul Principio Divino (Brahmatattva). Per chi ci riesce, non esiste più dolore, perché non c'è più ombra d'ignoranza; il saggio che vi è, giunto non sarà più tratto in inganno da ciò che è falso e transitorio. Anche se uno arrivasse a realizzare questa Conoscenza (Jnana) nell'ultimo istante della vita, è certo che sarà liberato dalla ruota delle nascite e delle morti.

D.- Perché allora si sono stabilite queste caste, i varna?

R.- Esse si riferiscono solo all'aspetto fisico dell'uomo e non hanno nulla a che vedere con il suo aspetto spirituale; indicano solo la maschera visibile. E’ ovvio che, per "fisico", si intende anche l'intelletto, la mente, la consapevolezza (citta), il complesso dell’antahkarana Finché tutte queste componenti non sono addestrate e regolate, non si può mettere in atto il dharma spirituale (atmadharma). La nascita (jati), il credo ( mati) e il codice morale (dharma) sono tutti aiuti per regolare e sublimare gli istinti e gli impulsi dell'uomo, e perciò i saggi li accettano e li onorano. L'Atma è Essenza, Coscienza e Beatitudine (Sat-Cit-Ananda)., questa è la sua natura, se si deve proprio dare un'indicazione, e l'Uomo ne può prender piena coscienza solo se purifica cuore, mente e intelletto. Chi possiede questa purezza raggiunge la liberazione, a qualunque casta (varna) appartenga, in qualunque condizione sociale (ashrama) si trovi; ecco quello che proclamano le Scritture. Chi è assediato da attaccamento verso alcuni e da avversione contro altri, anche nella solitudine della foresta non avrà che male. Chi invece, da grihastha, in mezzo alla famiglia, ha vinto i sensi è un vero asceta (tapasvin). Impegnato in azioni irreprensibili, ha titolo per diventare un saggio (jnani). Per chi non ha attaccamenti, anche la casa è un romitaggio ed egli può raggiungere la liberazione anche se mette al mondo figli, se si dedica ad attività, acquistando ricchezze in modo lecito e praticando sacrifici e offerte (yajna e yaga) e rituali siffatti. Ciò che serve per la liberazione è proprio la libertà dalla contaminazione degli attaccamenti. L'attaccamento è la catena.

Pag.59 Le Scritture e il sannyasa

D.- Svami, Voi dite che si devono fare certe cose e non farne delle altre: come facciamo a saperlo? Sulla base di quale autorità?

R.- Sull'autorità delle Scritture (Shastra). La Manusmriti stessa dice, ad esempio, che lo stato "sociale” (ashrama) e la casta (varna) servono solo alla purezza fisica, e che non influiscono sull'acquisto o sulla perdita dell’Altissimo.

D.- Se è così, perché preoccuparci tanto della casta, degli stati sociali e delle norme che ne conseguono?

R.- Beh, sono necessarie finché non sarai libero dagli attaccamenti (raga). Fino allora, e proprio per liberarti, dovrai osservare alla lettera le regole e i limiti. Finché dura la malattia, si deve prendere la medicina e ogni malattia dev'esser curata col rimedio adatto, no? E con una certa dieta ed un regime appropriato. Quando poi ci si è liberati dalla malattia, si può partecipare al banchetto con tutti gli altri. Se non si accetta questa regola, e se i malati vogliono prender parte al festino dei sani, è il disastro. Le caste (varna) e gli stati della vita (ashrama) sono i farmaci prescritti a coloro che soffrono di questo morbo dell'esistenza, della mondanità e dell'attaccamento al mondo (bhavaroga). Il raga (attaccamento) è roga (malattia) e questa può sparire solo con la stretta osservanza del regime. Finché non sarete in salute, non potrete esser liberati; è questo il vero significato del Vedanta, e chi lo conosce, qualunque sia la sua condizione di vita, perviene alla liberazione (mukti).

D.- Svami, c'è stata qualche grande anima che ha ottenuto la liberazione pur trovandosi nello stato di capofamiglia (grihasthashrama)?

R.- Janaka, Ashvapati, Dilipa sono proprio esempi di persone che sono arrivate alla liberazione, pur vivendo una condizione familiare.

D.- Svami, non è d'obbligo seguire strettamente ciò che prescrive la Tradizione rivelata (shruti ), che impone all'uomo di passare per lo stadio del brahmacharya e poi, dopo esser passato attraverso la fase della vita di famiglia (grihastha), divenire un vanaprastha e seguire tutte le norme e le restrizioni di questo stato, per far finalmente voto di rinuncia totale (sannyasa)? Oppure si può entrare nel sannyasa e saltare i gradini precedenti?

R.- Certo; non appena hai raggiunto il distacco dagli oggetti dei sensi, puoi prendere il sannyasa. Se non sussiste questa condizione, l'uomo finisce per cadere. La rinuncia totale può esser attinta in qualunque condizione sociale; non c'è nessuna regola ferrea che, imponga di passare attraverso gli ashrama, e questo lo dice anche la Rivelazione (shruti). La ragione è che un'anima già così pura (da esser subito disposta alla rinuncia totale, NdT) ha superato l'istruzione degli stadi precedenti: la purificazione nel crogiolo della vita in esistenze precedenti. Le sue tendenze distruttive sono state sradicate e quelle progressiste, elevatrici, sono state sviluppate in quelle stesse vite anteriori.

D.- Come faccio a sapere se tali trasformazioni sono già state ottenute in vite precedenti? Si può, da qualche segno, sapere se una certa condizione di vita può esser saltata? Se ce ne sono, vogliate dirmelo, Ve ne prego!

R.- Il fatto che un tale non senta inclinazione per i tre ashrama, che non senta alcun'attrattiva, né attaccamento per essi è un segno chiaro. Se nella vita precedente si è sviluppato il distacco, mancherà l'attrattiva. Dacché nasce un barlume di coscienza che è reale solo l'Atman, viene il distacco dai primi tre stadi della vita terrena, e possono esser saltati i primi tre passi della serie. La Rivelazione (shruti) lo approva, ma la persona che inizia, l'aspirante al sannnyasa, lo deve esaminare a fondo ed esser sicuro che egli non abbia più impulsi né attaccamenti alle cose dei sensi. Si deve iniziare al samnyasa solo chi non ha più agitazioni nella mente, le cosiddette vritti; solo in questo caso egli dimostra di non avere attaccamenti. Anche il candidato deve farsi il proprio esame per vedere se la sua coscienza è scevra dalle qualificazioni (guna) di tamas, rajas e perfino di sattva. Se non ha una libertà siffatta, non solo infrangerà i voti del sannyasa, ma potrà anche crollare sotto il peso del suo voto e fare una fine disastrosa.

D.- La rinuncia o sannyasa è di un solo tipo, o ce ne sono vari?

R.- E’ di tre tipi: c'è il dehasannyasa, il manosannyasa e l'atmasannyasa.

D.- Che cos'è il dehasannyasa?

R.- E’ solo un'apparenza di sannyasa, e solo per ciò che concerne il corpo. Lo vedi vestito del saio color ocra, prende il nome da religioso, la figura è quella di un sannyasin, ma è uno che non è consapevole di essere Atman; si aggira fra tutti i desideri terreni, attaccato alle cose materiali. E’, a tutti gli effetti, un uomo come gli altri.

D.- E il manosannyasa?

R.- Il manosannyasin ha abbandonato tutte le decisioni e i desideri; tiene la mente sotto stretto controllo, non si fa guidare da impulsi né da agitazioni ed è sempre calmo e composto.

D.- Per terzo, avete menzionato l’atmasannyasa.

R.- L’atmasannyasin travalica tutti i pensieri che non siano dell’Atman, perché è sempre immerso nella contemplazione della Vera Realtà, "Aham Brahmasmi". La sua coscienza di essere essenza divina o Atma, è costante; la sua beatitudine è continua, un'ananda che è akhanda, ininterrotta. Questo (stato di coscienza) viene chiamato anche l’"Ambrosia della Rinuncia" (amritasannyasa). Solo il fulgore dello splendente disco solare può disperdere la più fitta tenebra; allo stesso modo, solo lo splendore della luce dell'atmasannyasa può dissipare le tenebre dell'ignoranza e distruggere le croste che avvolgono il cuore impedendo che l'Atma risplenda in tutta la sua Gloria.

D.- Come arrivare a questi tipi di rinuncia? E da quali segni si può inferire di averli raggiunti?

R.- Il dehasannyasa si raggiunge discernendo tra l'eterno e l'effimero, tra il fuggevole e l'imperituro. Il manosannnyasa si raggiunge col dominio delle divagazioni della parola, dei sensi e della mente. L’atmasannyasa lo si ottiene imbevendosi dei principi del pensiero vedantico. Quando queste influenze educative divengono forti, e ti trovi ben fermo in queste virtù e in quest'atteggiamento, puoi avere la Liberazione per l'effetto combinato di questi tre stadi.

D.- Tra tutti costoro, quali sono i veri fortunati? Quali quelli che hanno speso la vita in modo degno?

R.- Ecco: il più fortunato, in verità, è colui il quale, come un'ape, sugge in silenzio e in gran gioia il nettare del fiore, sempre immerso nell'assaporare l'ambrosia della beatitudine atmica; egli ignora questo mondo, che per lui è solo una scena (drishya); è lui, in verità, il più fortunato, e la sua è la vita più degna. D.- Allora, Svami, che intendono dire gli anziani quando parlano del raggiungimento della verità (satya), qell'indistruttibilità (nitya), della purezza (nirmala) e della pace imperturbabile (shanti)? Come si raggiungono queste quattro perfezioni?

R.- Come ho già detto, colui che non si attacca alla "scena", ma è assorto nella propria beatitudine atmica, raggiunge la verità, l'eternità, la purezza e la pace. Basta che ne raggiunga una sola, perché ognuna le include tutte.

Sadhana

10. pag.12

L’Asrama dharma ed il Varna dharma (i codici di condotta morale prescritti per le caste e per coloro che sono nei quattro stadi di vita, studente, capo famiglia, rinunciante e monaco) non impediscono in alcun modo la disciplina di fissare la mente su Dio o di purificare la mente dal male o di adorare Dio attraverso tutte le proprie azioni, parole o pensieri. La distinzione del sesso, della casta, dello stato o dello stadio di vita riguardano solo coloro che vivono coscienti del corpo come realtà e che agiscono come se il mondo fosse assoluto ed eterno.

11. pag.12

La casta senza carattere è senza valore: è soltanto un’etichetta. La sadhana senza volontà come base è come il viaggio di un cieco. La morale, la virtù, il carattere, questi sono elementi essenziali. Su queste basi, se la sadhana viene fatta seguendo il codice relativo al sentiero scelto, non ci saranno dubbi circa il successo. Ma dovete fare attenzione ad una cosa essenziale: non dovete lasciar posto alla pigrizia semplicemente perché la Jaathi (o nascita) non è importante. Solo coloro che hanno praticato lo Yoga nelle precedenti vite e che non poterono completare il processo, avranno questo tipo di trattamento. La prima cosa da fare è di acquisire la Neethi, che è prescritta per la Jaathi; nutrire la Jaathi con la Neethi e diventare perfetti con un altro stato di vita. Per una parte del sentiero della sadhana e della spiritualità, sia la Jaathi che la Neethi saranno di aiuto. Attraverso di esse i Guna saranno sublimati.

14. Pag.19

Lasciatemi dire che la vita matrimoniale ed essere un Grihastha non fermerà il vostro cammino verso la Realizzazione. Guardate vostra moglie ed i vostri bambini come cosa santa da custodire, e serviteli con questo spirito. Preparatevi per il celibato e la disciplina spirituale dall’età di cinquant’anni. I cinque sensi devono essere dominati durante le cinque decadi della vostra vita trascorsa. La conclusione di esse significa che avete conquistato i cinque nemici dell’uomo: lussuria, ira, avidità, attaccamento, orgoglio e odio. Quando avrete settant’anni, dovrete essere preparati per l’unione con i setti raggi, i sette oceani e i sette colori del raggio solare; cioè, dovrete essere lontani, molto lontani da desideri ed ideali mondani, e il più vicino possibile al punto di unione, attraverso la sadhana. Gli ottant’anni vi dovranno vedere accanto alle deità che presiedono agli otto punti cardinali, più o meno divini, negli attributi e nelle caratteristiche. I novant’anni vi porteranno o almeno dovrebbero condurvi nel Regno dei nove Pianeti, nel Regno Super. Quando l’uomo avrà raggiunto i cento anni, lasciando dieci decadi, egli dovrà aver dominato i dieci sensi. Dei dieci, i primi cinque dell’azione, gli altri della conoscenza e del divenire, senza tracce di azioni o di affetti o il desiderio per essi. Egli e l’Assoluto sono Uno e Indivisibile.

La via della Verità

pag.27 COLORE E CASTA

Il Dharma indù e le sue regole di vita sono fondate sulle Caste e sull’Asrama (lo stato sociale). Vediamo anzitutto il principio delle Caste nella religione. La parola Maya usata nel Vedanta e la parola "Casta", non sono state sufficientemente considerate anzi, sono state criticate; esse, insieme alle loro distinzioni, sono state condannate come pura invenzione della mente umana, così come il concetto di Maya, che ignora il mondo chiamandolo "illusione", perché contrario alla ragione. Le Scritture (Smrithi) dichiarano: "Chaatur varnyam, maya srshtam" “Io (Dio) ho creato i quattro Varna" Brahmanosya mukham, aseeth; baahooraajanyah krthah etc. "Il Bramino è uscito dal viso di Dio, dalle sue braccia lo Kshatriya etc.". Le caste quindi sono una creazione di Dio e se il sistema delle caste ha prodotto distinzioni disastrose, la colpa sta nell’averne interpretato male il concetto. Le caste si formano naturalmente nella società. Cosa vuol dire esattamente "casta"? Si è mai cercato di saperlo?

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"Varna" è una parola ed ogni parola ha un significato. Per provare che l'albero esiste, la parola "albero" è sufficiente perché la parola è un suono che indica qualcosa che esiste. Il suono "elefante" è la prova dell'esistenza di quell’animale, come quando pronunciando le parole "gatto", "cane", "volpe", le forme di quegli animali ci vengono subito in mente. I suoni esistevano prima di noi, noi siamo nati in un groviglio di suoni che non abbiamo generato. Ogni parola deve avere un significato, non possiamo scegliere a nostro piacere; esse con le loro implicazioni esistevano anche prima della nostra nascita e noi le usiamo quando vogliamo e quando ne abbiamo bisogno: ecco tutto! La parola implica l'atto del parlare. Essa in Sanscrito si dice Pada. Ogni oggetto nel mondo è chiamato in lingua Sanscrita Padaartha che vuol dire "significato della parola”. La collina è un cumulo di terra che viene indicato con la parola "collina". le parole Bramino e, Sudra ci dicono che ci sono state e ci sono persone che rispondono a quei nomi. Le domande: "Chi è un Bramino ?" "Chi non lo è?" sono per ora irrilevanti. Ciò che ci ha fatto sapere che esistono sono i concetti di "parola" e di "significato" cioè di " nome" e di "forma". I Veda dicono. Vaachaarambhanam Vikaaro Naamadheyam - "Nome e forma sono un'unità indivisibile”, come Siva e Parvathi, l'attivo e l'inerte, l'oggetto e la sua immagine, la luna ed il chiaro di luna.

La parola nasce dal pensiero, il pensiero è modellato dall’esperienza, l’esperienza dipende dal desiderio ed il desiderio nasce dall'ignoranza che ha diversi nomi: Ajnana, Maya, Avidya, Prakrithi (la natura) e che è fondamentalmente Divina perché ha la sua base nel Signore che è la Gloria innata e la Saggezza, e per questa ragione, essa non dovrebbe preoccuparci molto.(3) Quando la luce è presente il buio non esiste. Il Signore ha dichiarato: " Io voglio diventare moltitudine " e quella volontà si è manifestata nella forma del Cosmo che è da Lui governato per l'eternità. Pertanto, nome e forma sono i risultati di quella volontà divina e non di una volontà umana. E’ assurdo che l'uomo pretenda di essere stato lui ad originarli; solo l'Onnipotente può averlo fatto! Questa è la ragione per cui il Signore è chiamato "Supremo". Alla domanda “Dio esiste?” la risposta risiede nella parola stessa "Dio" che ne è l’indisputabile prova. Il mondo consiste di numerosi oggetti e ciascuno di essi ha un nome. Nessuno ha mai scoperto come o perché questi nomi siano stati dati, ne è possibile dare una spiegazione soddisfacente; anche se si facesse uno sforzo, il risultato sarebbe solo una supposizione. E’ meglio concludere perciò che essi sono un prodotto della volontà Divina. Parole che usiamo correntemente durante la vita come "madre", "bimbo", dharma (rettitudine), adharma (immoralità), paradiso ed inferno non sono artifici umani bensì dispensazioni divine ed i Veda autorevolmente lo dichiarano. Consideriamo ora un altro punto: vi è qualche esempio al mondo di una parola che non abbia un significato? No! E’ impossibile. Ogni parola ha un significato e quel significato è una decisione di Dio. Solo quando gli uomini lo riconosceranno, il mistero della vita potrà essere svelato. Pertanto quando si dice che il Bramino è uscito dal Viso di Dio, o che le quattro caste sono state create da Dio, ciò vuol dire che ci devono essere gruppi definiti dalla parola "casta" e persone rappresentative di quella "casta". Dio ha creato le caste secondo le tendenze e le attività svolte dagli uomini. Il concetto di Varna (casta) potrà essere capito in tutto il suo significato quando si compirà un'indagine approfondita ed obbiettiva. Varna correntemente vuol dire "colore" e pochi sanno perché tale significato si colleghi con la parola "casta”. Nella parola Varna, la radice V r vuol dire "descrizione" "elaborazione" ed anche il processo di "contare"; la radice rn significa "piacere" o "gioia".

Pertanto Varna significa: "accettare di buon grado, con piacere, dopo elaborata considerazione”. Il rosso, il bianco ed il nero sono colori di base, gli altri sono loro derivati; il bianco simbolizza la tendenza satwica, il rosso quella rajasica ed il nero quella tamasica(4). Questo è il mistero della creazione. Gli individui nascono con le proprie tendenze ed aspirazioni, o "caste" scelte e non imposte. In realtà è l'intelligenza che determina le attività e il carattere che, a loro volta, formano il tipo di esistenza. I Veda e le Scritture indicano con dovizia di particolari le cause della nascita, della vita e della morte nelle caste, nelle religioni, nella famiglia, ma pochi sono coloro in grado di capire queste teorie. La casta, lo stato sociale, la famiglia ed anche la religione sono determinate dai Guna e dal Karma. I Veda dichiarano che essi non dipendono dall'uomo ma dalla volontà Divina. Bharat (l'India) è stata designata come Karmabhoomi o Karma-Kshethra: la terra santa dell'attività rivolta a Dio. Tutti gli uomini sono pellegrini che camminano verso questa Santa terra, dove le attività umane si trasformano in sadhana (discipline spirituali). Le Sacre Scritture di questo Paese, Sruthi, proclamano a gran voce che l'individuo è l'artefice del proprio destino, del proprio stato sociale, delle ricchezze, della povertà, della sua libertà e della sua schiavitù. L’individuo assume dopo la morte, reincarnandosi, la forma che ha desiderato quando era in vita. Il Karma decide della nascita (Jnma), della ricchezza, della povertà, del carattere, dell’attitudine, del livello di intelligenza, della gioia, della pena di questa vita. Si deduce che la futura vita dell'individuo dipende dall’attività suggerita dal livello di intelligenza di ognuno. Può succedere, tuttavia, che taluni, nati in caste "elevate", compiano atti impropri che li declassano a caste "inferiori". Bramini, ad esempio, discendono a livello rajasico e tamasico mentre persone nate in caste "inferiori" compiono azioni satwiche. Quei "bramini" sono Janma Brahmin e non Karma Brahmin cioè Bramini per nascita e non in virtù dei loro atti, e viceversa. I Veda dichiarano che è il comportamento che decide la casta e non la nascita. Le persone che hanno natura satwica sono rare nel mondo e quei pochi esistenti sono influenzati dal Rajas che colora il loro carattere. Questi individui, nonostante siano nati come Bramini, sono coinvolti in attività rajasiche, e vengono classificati come appartenenti a classi miste. I Veda non hanno ignorato questo caso ed i suoi effetti. I Veda sono imparziali e non hanno pregiudizi, non elevano qualcuno o scartano qualcun altro: essi dicono la verità. Ad esempio: Kausika era uno Kshatriya (un soldato), una persona con una natura rajasica, ma, come risultato delle sue azioni nelle vite precedenti, le attitudini e le tendenze satwiche entrarono nella sua coscienza ed egli aderì strettamente alla verità; si trasformò e sublimò la sua coscienza in uno stato puro. Il mantra che pronunciò da quel livello di coscienza fu la Gayathri. Egli è conosciuto come Viswamithra o il Mithra del mondo intero, per cui divenne il benefattore dell’universo. I Bramini hanno accettato questo mantra come un dono di Dio e lo hanno riverito e recitato traendo da esso immensa gioia. Kausika era un Janma Kshatriya (o soldato per nascita) ma divenne un Karma-Brahmin cioè un Bramino in merito alle sue attività. I Veda indicano la via a tutta l'umanità, senza pregiudizi o senso di distinzione o parzialità; essi indagano solo sul pensiero e sull'azione dell’individuo. I filosofi di oggi potrebbero nutrire qualche dubbio a questo proposito, e ciò è perfettamente naturale, perché quando si dice che la volontà divina ha stabilito le caste, ne dedurremo che esse dovrebbero esistere in tutti i paesi del mondo. Ma nessuna regola dice che qualunque cosa creata debba trovarsi necessariamente dappertutto! Sono state stabilite leggi e prescrizioni, codici di comportamento diversi a seconda dei paesi, dei climi, delle attività peculiari. Nessuna legge dice che gli alberi che crescono in India debbano crescere anche in altri Paesi. Potremmo affermare che le stelle del cielo esistano anche sulla terra? Oppure che i pesci che vivono nell'acqua debbano vivere anche sulle montagne? Dio Solo sa e decide ciò che deve accadere e a chi, dove e perché; il resto non ha alcun valore! Eventi come la nascita sono determinati da circostanze di spazio, tempo e causalità, e non sono legati ai nostri bisogni ed alle nostre reazioni più o meno favorevoli; per questo la semplice osservazione e l'analisi superficiale circa le caste porterà solo ai dubbi. Questi dubbi sono inevitabili perché nutriti dall'Ego, mentre la realtà è distinta e separata dalle fabbricazioni dell'Ego. Quando la gente comincia ad agire seguendo i suoi capricci e a dire tutto ciò che le salta in mente, di essa si può solo pensare che è un modello di pura ignoranza.

pag.115 IL CORPO DIVINO

Secondo la concezione indiana, l'umanità è divisa in quattro gruppi, relativi alla natura e alle inclinazioni dell'uomo. Le quattro categorie sono: I Brahmini (Intellettuali), gli Kshatriya (i soldati), i Vaisya (i commercianti) e i Sudra (i lavoratori). Questa classificazione non è fondata sull’egoismo o sul tentativo dei forti di dominare i deboli e non è neppure la conseguenza di un complotto per impedire il progresso umano, ma dev'essere considerata come un piano ideato per promuovere l'espansione delle attività umane, nel rispetto e per la salvaguardia delle caratteristiche tipiche di ciascun individuo, ed è la vera via del progresso dell'umanità. Questo sistema è stato adottato per promuovere e regolare le attività umane onde assicurare armonia e benessere sociali. Il Maestro della Gita, il Signore Krishna, disse: "Ho creato le quattro caste sulla base delle naturali inclinazioni di ciascuno. Sappi che Io sono l'autore ed anche il non-autore, l'Immutabile" (8)

All'inizio il mondo era prevalentemente di natura Satvica e per conseguenza tutti erano Brahmini.

Più tardi, per il diffondersi di varie vocazioni ed il manifestarsi di inclinazioni e preferenze, si formarono le caste. L'unica classe, quella dei Brahmini o dei saggi, i Rishis, subì, pertanto, nel momento in cui le caratteristiche di base variarono, una selezione nell'interesse della giustizia sociale e dell’armonia. Nello Shanti-Parva (Mahabbharatha) il saggio Bhrigou rispose in modo molto dettagliato alla domanda del saggio Bharadwhaja a proposito di tale avvenimento: "I Brahmini, dediti a piaceri mondani, affetti da egoismo, soggetti ad ira, lussuria ed altre passioni, hanno il Rajoguna che macchia la loro innata natura satvica e quindi sono classificati come Khatriya (guerrieri); coloro i quali non aderiscono all'ideale sacro e che mostrano qualità tamasiche tinte dal rajoguna sono chiamati Vaisya; i restanti che, vivono coinvolti in occupazioni violente, che sono sporchi ed usano mezzi tamasici per vivere sono i Sudra". In questo modo i Brahmini formarono le diverse caste garantendo la sicurezza alla società umana: questo è quanto affermano le Scritture. Coloro che hanno caratteristiche puramente satviche sono i Brahmini; coloro che hanno qualità rajasiche miste con quelle satviche e quindi dotati di coraggio ed eroismo sono gli Kshatriya, in grado di proteggere la società umana; coloro che non hanno valore né eroismo ma possiedono talenti adatti al commercio sono i Vaisya ed in loro i due guna rajas e tamas sono mischiati; gli altri che non hanno la resistenza fisica né il coraggio mentale necessari per il commercio, sono per natura tamasici e quindi impegnati in professioni tamasiche; essi sono i Sudra che, con il loro lavoro, contribuiscono alla prosperità ed alla pace del mondo. Le quattro caste sono inseparabili come le membra di un corpo e quindi non è giusto considerarle "superiori" o "inferiori". Ognuno svolge la sua funzione al fine di rendere il corpo sano e forte, e vincere il più alto stadio della coscienza svolgendo il proprio ruolo. L'organizzazione vedica delle caste è un piano divino e le quattro caste sono considerate come le quattro membra della persona cosmica o Purusha. Questa verità diventa chiara se esaminiamo anche quanto è detto nel Rgveda: "Coloro che sono dotati di natura satvica ed hanno la Conoscenza Suprema sono i Brahmini e rappresentano il viso della Persona Cosmica; coloro che sono fisicamente forti e coraggiosi ed hanno nella loro natura le qualità rajasiche e satviche insieme, sono gli Kshatriya e rappresentano le braccia della persona cosmica; coloro che hanno natura rajasica frammista a qualità tamasiche e sono dotati nelle arti e nel commercio sono i Vaisya e rappresentano le coscie della persona cosmica; le persone attive ed impegnate in un lavoro fisico e in cui predomina il guna tamasico sono i Sudra e rappresentano i piedi della persona cosmica". Il Signore è pertanto descritto nel Rgveda come la mirabile, risplendente incarnazione di tali parti. L'organizzazione delle caste è profondamente sacra e significativa ma è caduta nelle mani di individui privi di intelligenza ed egoisti, che hanno ristrette vedute e bassi ideali; essi la spiegano secondo la moda in voga, come un piano architettato dalla maggioranza per sopprimere la minoranza, recando così grave danno al mondo. La casta è la stessa Persona Cosmica che si manifesta nella società umana, che è la forma visibile del Signore, affascinante in ciascuna delle sue membra. E’ deplorevole che questa verità non sia riconosciuta universalmente! La grande fortuna di questo paese è che il Signore, nella Sua totalità figurativa del sistema castale, promuova la pace, l'armonia ed il benessere di tutta l'umanità. Non riconoscere questa eredità e dichiarare che tale sistema è un espediente umano e che tutti gli uomini sono uguali, basando tale conclusione sulle caratteristiche esterne, è un grave errore. I gruppi con segni tipici particolari si formano a causa delle differenze di carattere e di professione; non tutti possono essere satvici in questo mondo umano, anzi, pochi hanno questa natura. Non si può affermare, basandosi sulle apparenze, che tutti gli uomini sono uguali. In linea di massima, nei Sudra predomina la caratteristica tamasica, ma molti di loro hanno la pura qualità satvica. Fra i Brahmini, per contro, vi sono molti in cui prevale la qualità tamasica. Perciò la religione vedica ha chiaramente espresso che la nascita non è determinante per stabilire la casta che, invece, può essere definita solo dal carattere e dalla professione individuali. Le quattro caste, poiché sono le membra del corpo divino, unico e solo Signore, sono importanti ed indispensabili, e lo scopo di ciascuna è quello di servire il Signore servendo l'uomo, secondo il proprio dharma, i costumi e le usanze.

Alcuni affermano che i Sudra non avrebbero né il diritto né la responsabilità di praticare discipline spirituali, perché questo privilegio è riservato solo ai Brahmini; ma dobbiamo ricordare che la restrizione viene fatta per la natura Sudra e non per l'individuo nato come Sudra, così come la concessione di quel diritto è stata fatta alla natura brahminica e non all'individuo nato come brahmino. Le mucche sono inutili come animali da sella, mentre i cavalli non possono darci latte; ciò è dovuto semplicemente alla natura e alle caratteristiche di ciascun animale: entrambi sono quadrupedi ma hanno differenti compiti: le due nature decidono che uno è in grado di dare latte e l'altro può essere cavalcato. Le caste non sono fondate sulla razza o sulla nascita, ma sulle tendenze innate e la professione svolta. Come tutte le scintille fanno parte di un unico fuoco, così esiste l'unica casta umana che non può essere considerata disgiunta e sarebbe inutile affermarlo. Gli esseri umani non sono separati dall’Assoluto Universale, Brahman. Il rapporto fra Dio e l'Uomo non è un rapporto di identità, ma di causa ed effetto; il particolare rimane distinto e separato dall'universale fino alla liberazione finale…

Thursday, 13 October 2011 14:18

Carità - elemosina

Discorsi 88/89 volume I

L’elemosina [14] pag.24

L’elemosina è simbolo del sacrificio e chi la fa non ci rimette, anzi, riceverà molto di più di quanto ha offerto. Ma l'offerta dev'essere spontanea e non bisogna aspettarsi niente in cambio. Quando si fa una semina, la terra restituisce un raccolto cento volte maggiore di quanto è stato seminato: il seme che diventa albero darà centinaia di frutti. Analogamente, per quanto piccola sia l’offerta, per quanto modesto sia il sacrificio, la gioia che ne deriverà sarà molto grande. Purtroppo l’uomo trasforma tutto in una specie di scambio affaristico, persino la devozione e, mettendo a nudo la propria ignoranza, mercanteggia con Dio: “Signore, ti offro questa noce di cocco, perché tu esaudisca il mio desiderio”. Oppure:” Signore, se vincerò 100 mila rupie alla lotteria, ne offrirò 10 mila a te", come se Dio ne avesse bisogno !

Dio è latente [8] pag.173

Dall'antichità ai giorni nostri sono stati usati tutti i tipi di parole per descrivere il Divino, ma nessuno è riuscito a far luce sulla reale verità di Dio. Il Divino è presente in tutto ed ogni forma Gli appartiene. Come descrivere o dimostrare una tale onnipresenza divina? C’è qualcuno che possa dichiarare che una cosa è divina e un’altra invece no? Certo, lo potrebbe affermare, ma non sarebbe che un illuso o un debole. La Divinità è presente nell’uomo: anche se non si vede, è latente come la fragranza di un fiore, come il fuoco nella legna e l’olio nel sesamo.

Incongruenze [9] pag.173

Inconsapevoli di questa verità interiore, gli uomini si fanno trascinare dalle apparenze esterne, considerandole reali. Fin dai primordi, gli uomini sono stati influenzati da questo modo di pensare e si sono imbevuti di ignoranza. Si ripone del latte nei formicai, per nutrire i cobra che si sospetta vi dimorino, ma, non appena si fanno vedere, vengono ammazzati. Si percuotono le bestie da soma impiegate per la coltivazione, ma poi si va a venerare l’effigie in pietra di un toro che rappresenta il sacro veicolo di Shiva. Ecco il tipo di filosofia praticata dalla gente fin dall’antichità. Gli Indiani hanno conservato questa incongruenza nel far del male agli esseri viventi, mentre adorano oggetti senza vita. Chi non offre nemmeno un boccone all’affamato, va poi a presentare ogni genere di leccornie come offerta sacra all’immagine di una divinità. C’è chi fa cadere una manciata di monete nell'elemosiniere del Signore Venkatesvara e poi nega due spiccioli ad un mendicante. E tutto questo viene considerato come parte della nostra antica tradizione! Ma in qual modo si farà santo chi nega il cibo all’affamato?

Discorsi 88/89 volume II

Karma [20] pag.198

Ogni azione, infatti, porta con se una reazione conseguente. L'azione potrebbe essere paragonata ad uno specchio, dove tutto si riflette: qualunque cosa facciate, ne riceverete il frutto. Se nello specchio della vita avete posto davanti obbedienza, trarrete il frutto dell’obbedienza; se invece ci mettete davanti qualcosa che merita punizione, ne trarrete un castigo o dispiaceri. La natura è come un insieme di tanti specchietti, dove tutto vi ritorna indietro a mò, di riflesso. Ogni azione, dunque, deve essere compiuta alla perfezione, in pieno accordo con la rettitudine e con i valori umani. Se accettate qualcosa da qualcuno, siete in debito con quella persona. Un debitore dovrà poi nascere come cane o come membro di quella famiglia verso cui si è indebitato per estinguere il suo debito. D’accordo, se qualcuno vi offre da mangiare o vi invita a pranzo, accettate pure. Niente di male in questo. Per il resto, come denaro, oggetti o altro, accettateli solo dai parenti, dalla moglie, dal marito. Così dal maestro che vi usa particolare benevolenza accettate tutto come fosse donato da Dio stesso. Da Dio, potete accettare proprio tutto, anche un castigo, perché sarebbe soltanto per il vostro bene: siatene assolutamente certi

Dio è unità

Capitolo VII. 12. Dovete acquisire anzitutto la ricchezza della devozione, della fortezza, dell'amore e della pace

Voi siete impegnati a trovare soluzioni ai problemi, argomenti per chiarire dubbi, mezzi per prevenire altri problemi che nascono da nuovi dubbi. Tali esercizi di cui sono conditi tutti i congressi, non possono aiutare con successo nel cammino verso lo sforzo spirituale. Tutte queste discussioni, i discorsi e i regolamenti non sono che fragili espedienti. Il mondo è troppo agitato e tempestoso per essere calmato da codeste esercitazioni verbali. E’ tempo di calma riflessione e non di passionali e frettolosi dibattiti e di sbrigative decisioni. Occorre riflettere ancora una volta sulle eterne lezioni lasciateci dai saggi del passato, lezioni che sono state neglette e dimenticate negli anni recenti. Come può insegnare il nuoto chi non sa nuotare? Come può fare la carità ai poveri chi ha il granaio vuoto? Acquisite la ricchezza della devozione, della forza d'animo e della pace prima di avventurarvi a dar consigli agli altri sul modo di ottenerle. Coltivate l'amore puro, scevro da desideri egoistici e condividetelo con i vostri fratelli e sorelle di ogni fede, di tutte le razze e di tutti i paesi. Non sentite il legame che vi unisce al vostro prossimo quando è in preghiera? Non sta forse chiedendo allo stesso donatore le stesse grazie che chiedete voi? Forse si esprime in una lingua differente, o in uno stile diverso, con formalità di un altro credo religioso, ma la fame e la sete sono uguali alle vostre, la sua gioia e la sua pena sono uguali alle vostre. Partecipate a quella gioia ed essa aumenterà, partecipate a quella pena ed essa diminuirà. Lasciate che il vostro amore fluisca nel cuore degli altri; l'acqua stagnante diventa sporca e puzzolente, mentre l'acqua corrente è sempre limpida e fresca. L’amore è gioia, l'amore è potere, è luce, è Dio.

Quelli che Dio ama di più

4 - pag.73 LA CARITA’

Nel mondo si pensa che un uomo ricco sia un uomo molto importante ma, nel mondo della Spiritualità, la ricchezza materiale è una cosa che non ha molta importanza. La carità è considerata più grande della ricchezza. Se essa non esiste, la ricchezza non ha nessun valore. Ci sono quattro soggetti che la reclamano. Il primo è la carità, il secondo è il Governo, il terzo sono i ladri ed il quarto è il fuoco. Se consegnerete la ricchezza al primo, cioè alla carità. il Governo concederà l'esenzione dalle tasse ed il fuoco, inoltre, avrà un pò di timore di fronte ad una persona caritatevole. Così, se uno fa la carità, gli altri eredi non reclameranno la loro parte ma rispetteranno quella persona. nel caso invece di una persona che ha ricchezza e non la dà in carità, i ladri la terranno d'occhio, ed anche il Governo cercherà di riprendersi l'intera ricchezza come tasse! Se questi (il governo ed i ladri) non la notano e la ignorano, il fuoco verrà, un giorno, e distruggerà i suoi possedimenti. Pertanto la Ghita dichiara che la ricchezza non è molto importante quanto la carità. La Verità è considerata più importante del semplice parlare. Un individuo può parlare, ma se nelle sue parole non c'è la Verità, il suo parlare non avrà valore alcuno, mentre, una persona che pronuncia parole veritiere, darà valore al proprio discorso. La Ghita ha anche detto che l'onore e la fama sono più importanti della stessa vita. Senza queste due cose essa è inutile! Quando una persona si guadagna un buon nome, l'umanità risplenderà in lei. Il dovere dell'uomo è avere buoni pensieri, una buona condotta, buone parole ed una buona vita. Meglio vivere pochi momenti come un cigno che cento anni come un cervo!

Ghita Vahini

4 - pag.184 La carità

Persone pie considerano che gli atti di carità facciano parte dei "thapas" fisici. E’ bello che la pensino in quel modo! Ma quando si fa la carità si devono prendere in considerazione sia il luogo che il tempo e la natura del ricevente.

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Per esempio: la carità per le scuole dovrebbe essere fatta in luoghi dove le scuole mancano; gli ospedali, nelle zone dove non ne esistono e dove le malattie sono endemiche; nutrire gli affamati dove questo fenomeno esiste a causa di carestie o flagelli naturali. Si dovrebbe tener conto della natura e delle condizioni delle persone alle quali si vuole insegnare il "dharma", la conoscenza di Dio, ed in genere a coloro ai quali si vuol fare ogni genere di servizio. E’ chiamato atto caritatevole, "satwico", quell'atto che rimuove in una persona la deficienza che gli impedisce il progresso spirituale.

Arjuna interruppe: <<Krishna! Posso farTi una domanda? La carità comunque fatta è carità non è vero? Perché allora distingui fra carità satwica, rajasica e thamasica? Esistono veramente questi tipi?>>. Rispose Krishna: <<Certo che esistono! Fra coloro che fanno donazioni, ad esempio, molti sono ansiosi di farsi un nome ed una fama e questo è il solo loro motivo, cioè desiderare qualcosa in ritorno. Molto pochi desiderano solo la Grazia di Dio. Doni fatti con il fine di ottenere la Grazia di Dio sono atti "satwici”. Doni fatti per aspettarsi qualcosa in cambio, come fama e pubblicità, potere e stima, o compiuti di malavoglia e sotto pressione, sono "rajasici". La carità dovrebbe essere fatta con rispetto e fede e non sbattuta in faccia, né fatta alla persona che non la merita e nel momento sbagliato. Dare cibo a chi è sazio è uno spreco e non un dono! Donare ospedali in luoghi inaccessibili è una carità inutile.

Questo tipo di carità è chiamata "thamasica".

Fare la carità è difficile ed occorre essere vigili persone e non farla a chiunque la chieda o in tutti i luoghi. Ricordate quello che ho detto dei tre tipi di carità e quindi comportatevi nel modo che giudicate più conveniente. Il dono che fate non deve essere fatto per diventare grandi e famosi, ma per scopi utili ed adatti. In tutti gli atti, l'attitudine deve essere "satwica" e deve permeare di se tutte le vostre azioni, le vostre parole ed i vostri pensieri>>.

Discorsi volume I

pag.84

... Dite che non c'è nulla di più dolce del nome del Signore ma non lo ripetete mai. Avete rovinato la strada con la trascuratezza e il vandalismo, ma consigliate ai bambini di percorrerla. Quando scopriranno l'inganno, vi chiederanno di camminare voi stessi lungo quella strada per fare loro da guida. Come vedete la responsabilità dei membri della società per la "Divina Vita" è molto grande, come del resto anche quella di tutti coloro che portano avanti un ideale, perché devono cercare di raggiungerlo essi stessi, mentre invitano gli altri ad accoglierlo. La responsabilità di un indiano è grande, perché su questa terra sono nati santi e saggi che hanno insegnato al mondo le più alte verità di elevazione spirituale. Tutti coloro che si proclamano indiani devono vivere in accordo con quegli insegnamenti per meritarsi quella discendenza l'ammirazione degli aspiranti di tutto il mondo. La Vita Divina si basa su Satwaguna che, proprio per questa ragione, deve venire coltivata. Questa guna può essere costruita solo su cibi satwici che promuovano la salute, la forza, la leggerezza di spirito e la sincerità dello sforzo. Non serve distribuire Adhyatmarasa a persone sottonutrite e deboli; date loro prima Annarasa e fate che diventino robuste abbastanza da nutrire fedi gagliarde e contenere forti ideali. La fame fisica deve anzitutto essere soddisfatta da semplice cibo satwico. In un secondo momento, cercate di ripetere il nome del Signore, quello che più vi piace. Non trattate il nome alla leggera, ma rispettateLo anche quando viene usato da un mendicante per procurarsi le offerte. Per quanto la persona che Lo pronuncia possa essere malvagia, e abbietti i motivi per i quali Lo impiega, non maltrattate il nome, perché la Sua purezza non possa mai venire oltraggiata. Ringraziate costoro per avervi ricordato il Signore e proseguite sulla vostra strada. Soprattutto non deridete né scoraggiate quelli che si rivolgono a Dio. Che diritto avete di sostituire la sofferenza dove c'era la gioia e il dubbio dove c'era la fede ?

Prema, amore, praticatelo, sviluppatelo, spargetelo e tutti gli odi e le gelosie spariranno. E' questo il dovere della società per la Divina Vita, qui come in ogni altro luogo.

Discorsi volume II

32° - 157 IL PROGRESSO SPIRITUALE

L'anno nuovo che oggi festeggiamo, ha un nome propizio: <<Subhakrith>>. Mi congratulo con voi per aver avuto la bella idea di festeggiarlo venerando <<Thyagaraja>> (grande santo, poeta e cantore, che visse nello stato del Karnataka). Assisto sovente a cerimonie di questo tipo, perché fanno parte del compito che mi sono assunto. Vengo dalla regione dove visse Thyagaraja e durante il viaggio mi sono accorto che non c'era quella devozione per <<Srinivasa>> (nome di Dio) che di questa città aveva fatto la Sua dimora ed il cui nome l'ha resa santa. La maggior parte di voi vive sulla carità dei fedeli e sui doni che essi elargiscono. I proventi vengono utilizzati per i collegi, gli ospedali ed altre istituzioni, permettendo a migliaia di persone di vivere. Io non vi condanno per questo, perché è del tutto normale che ciò che si offre a Dio, serva alle più varie necessità. Ma debbo avvertirvi che se date fondo alle riserve vi troverete un giorno ad affrontare grossi problemi! Servitevi secondo i vostri bisogni e rispettate il lavoro degli altri, che ha permesso l'accumulazione di questi beni. Chiedetevi quale lavoro avete fatto per essere autorizzati a prelevare sui beni raccolti per il tempio. Ciò che vi autorizza a dividere queste ricchezze, sono il lavoro e gli sforzi spirituali. Solamente <<dhyana>> (meditazione) e <<namasmarana>> (ripetizione del nome di Dio), praticati in uno spirito di totale dedizione, possono darvi un tale privilegio...

Discorsi volume III

13° - pag.69 COSTRUIRE O ESSERE?

Io stesso ho chiesto a Sunandamma di chiamarvi tutti qui questa sera, per parlarvi del lavoro sociale che avete incominciato. Ho posto la prima pietra del vostro Istituto questa mattina, ho benedetto lo sforzo che state facendo nel servire donne e bambini, specialmente quelli che hanno lacune mentali e sono fisicamente handicappati. Io so che siete aiutati da esperti in psicologia che possono capire presto e bene il problema degli handicappati. Ai membri di questa Fondazione, che hanno assunto la responsabilità di aiutare Sanandamma in questa missione, consiglierei di iniziare a costruire anzitutto delle stanze per dormire e poi la scuola. La chiesa può aspettare. L'atmosfera del posto in cui si svolge questo lavoro non può essere che quella di un luogo di preghiera. Questo è il rito che state iniziando ed i bambini e gli adulti che osservano i vostri sforzi non potranno avere maggiore ispirazione.

Sunandamma mi stava dicendo che alcuni di voi vorrebbero una costruzione che ricordi l'architettura dell'antica India, una specie di tempio, mentre altri preferirebbero lo stile moderno, più utilitaristico, meno caro, senza elaborati motivi decorativi. Non potete far rivivere nel ventesimo secolo l'antica architettura indiana. Dovete cercare una via di mezzo fra l'antico ed il moderno. Ciò che voglio è l'antico spirito nel cuore e non nei mattoni! Dato che i bambini appartengono all’età moderna e sono attratti dalle sollecitazioni e mossi dalle attitudini di questa età, come può lo stile di una costruzione nella quale essi devono vivere, cambiare il loro modo di vedere? E, quanto agli insegnanti, essi sono imbevuti delle passioni e dei pregiudizi della modernità. Cambiate i cuori e riempiteli di ideali e di aspirazioni come quelli che avevano i Saggi di questa terra, che erano semplici e sinceri, sempre mossi dal desiderio di espandere il loro amore a tutti gli esseri: allora lo stile della costruzione non avrà importanza. E’ l’architettura della mente che è importante! Se i bisogni dell'età moderna richiedono un cambiamento, cambiate ciò che non è essenziale. Non diluite la verità facendole così perdere la sua genuinità. Se una persona preferisce una bevanda di colore rosso o blu, non versate il colore blu o rosso nella bottiglia: sarà sufficiente versare la bevanda in bicchieri di colore rosso o blu. Allo stesso modo, se si preferisce uno stile di costruzione, fate la struttura, ma non cambiate l’essenza e l'idea di chi l’ha progettata. Hitha e Mitha, il piacevole e la moderazione, dovrebbero essere le linee direttrici. Non siate né troppo moderni, né troppo antichi, non troppo spendaccioni, né troppo avari. Prendete la via di mezzo con la quale otterrete il massimo vantaggio. Il desiderio per gli oggetti non può essere completamente abbandonato, ma può essere trasformato in uno strumento di culto. Dedicate tutti i vostri sforzi al Signore. Accettate i successi e gli insuccessi come prove del Signore e della Sua Grazia: la Sua volontà ne decreta l’accadimento. Trasformate tutte le sei passioni in strumenti di elevazione spirituale. Io so che vi preoccupate dei fondi per completare i vostri piani. Sunandamma mi ha persino chiesto di mostrargli la via! Ebbene, Colui che vi ha mostrato la via dall'inizio, continuerà a mostrarvela in futuro! Questa volontà sarà fatta; altrimenti non avrei messo la prima pietra. I buoni lavori non mancheranno mai di fondi: il Signore provvederà sempre. Solo ci vuole un po' di tempo: non scoraggiatevi! L'arancia è amara quando è verde, ma gradualmente il tempo la fa diventare dolce. Pazienza e sforzo strenuo saranno ricompensati. Vi debbo dire che per le buone cause come questa, non dovreste fare raccolta di soldi per vie tortuose. L'aiuto dovrebbe arrivare da gente col cuore aperto, da denaro guadagnato onestamente, da persone che sanno ed apprezzano lo scopo per il quale essi intervengono. Ecco perché Io Mi oppongo a tutti quei mezzi, come danze o spettacoli, fatti per raccogliere denaro. Sono contrario alle lotterie, dove l'esca di un grosso premio per il quale uno non fa niente, un premio ottenuto con i guadagni altrui, è usata per raccogliere fondi. Lasciate che ciascuno, spinto dal profondo del cuore, di sua propria iniziativa, dia qualsiasi cosa si senta di dare, dopo avere studiato bene il lavoro in corso e le possibilità dell’istituzione. Il vostro dovere è quello di informare, non di persuadere; elemosinare per un lavoro che è di per sé buono è un insulto alla natura umana. L'uomo che chiede e l'uomo a cui si chiede sono entrambi degradati. Io voglio che abbiate questo coraggio e questa fede.

Portate avanti il vostro progetto in uno spirito di umiltà e di fortitudine ed avrete successo.

Mysore, 15 settembre 1963

La via della Verità

pag.51 LO SCOPO PRIMO

 

Il rispetto del Dharma stabilito dalla religione è il primissimo passo per assicurare pace ed armonia all’umanità. L’uomo che sostiene la propria fede ed i suoi principi è in grado di servire meglio se stesso e gli altri. Il Dharma in questo contesto, significa agire secondo le tradizioni e la cultura del proprio Paese ed in India, in ogni aspetto del Dharma, troviamo immanente il concetto di pace e prosperità del mondo. Ora passiamo ad esaminare la natura dell’azione.

La ricerca intellettuale ebbe inizio con l'indagine sul mistero del Karma che, nelle nostre Scritture, si estende su vasti campi; ad esempio, fare la carità è un tipo di Karma; gli atti caritatevoli garantiscono felicità nella vita futura, affermano le Sacre Scritture, e producono un buon Karma. Anche se ben poche persone si preoccupano del futuro, la maggior parte degli atti di carità è fatta per scopi egoistici; questo è un fatto a tutti evidente! La gente si sente orgogliosa di avere aiutato il prossimo e molti desiderano essere lodati per la loro munificenza benefica verso l'umanità; questa attitudine nasce dall'ignoranza o Maya. Nei Veda e negli Sastra i Rishis insistettero sulla non-violenza, sulla compassione, sul servizio, sulla carità etc., come virtù da acquistare e praticare…

Pag.74

… Anche il sacrificio è un aspetto del carattere. Si dice spesso che gli atti di carità e di filantropia siano sacrifici, ma c'è una grande differenza fra sacrificio e carità; la gente caritatevole dà solo una frazione delle proprie ricchezze agli altri. Dare terre, distribuire cibo, contribuire al lavoro fisico e diffondere l’educazione e la conoscenza sono atti che appartengono a questa categoria, ma mediante questi atti nessun uomo dà tutto quello che possiede. Non è una maledizione essere nati poveri e non poter fare la carità! Se cerchiamo oltre troveremo che coloro i quali trattengono per sé l'essenziale e donano il resto per il bene della società, ottengono il più alto riconoscimento nel mondo…

Thursday, 13 October 2011 14:10

Carattere

Al di là dell’illusione

pag.38

La ricchezza in cui oggi si crede è fatta di possessi, di edifici, di beni materiali e ci siamo sperduti nella pazza ricerca di valori effimeri, che non sono una reale ricchezza, capaci di darci felicità abbondante e durevole. La nostra ricchezza è il carattere e il nostro tesoro è una buona condotta. Il fondamento di entrambi è la conoscenza di Dio. Non dobbiamo perdere questa dimora, preziosa ed eterna, in cambio di cose fuggevoli e temporali quali nuvole passeggere.

La scienza di Dio

Vivere come il loto [4] pag.135

La foglia del loto nasce sott’acqua; galleggia sull’acqua, ma non si bagna. L’uomo deve stare nel mondo allo stesso modo; è in esso, nasce da esso, per esso, ma non vive di esso.

Questo è il carattere speciale dell’Istruzione Superiore, prepararvi a questo ruolo. Ciò significa che l’uomo deve vivere così sulla terra, col cuore immerso nel Divino e con le mani operose nel lavoro. L’amore non dev'essere ridotto a una merce; l’Amore si realizza nell’Amore.

Corso estivo 1990

Cambiare dentro [16] pag.169

Il fatto che l’uomo dimentichi se stesso è dovuto al senso dell’ego (ahamkara). La più grande e concreta schiavitù è l'oblio della propria realtà. La vera realizzazione (shakshatkara) consiste nel prendere coscienza della propria realtà. Se non ci sono cambiamenti nel vostro atteggiamento, a nulla servono tutte le vostre pratiche spirituali come la ripetizione di un mantra (japa), la meditazione, lo yoga, le attività (karma) e il servizio (seva). Non è l'uomo, bensì la mente che deve cambiare. Cambiare carattere è ben più importante che cambiare abito.

Dio è unità

Capitolo IX. 4. Il fine dell'educazione è il "carattere"

Politica senza principi, educazione senza "carattere", scienza senza umanità e commercio senza moralità, non solo sono inutili, ma sicuramente dannosi. Dobbiamo occuparci più del "carattere" che dell'intelligenza. Potete anche considerare un comportamento errato come una semplice avventura senza risvolti tragici, ma più tardi, quando i vostri figli si comporteranno allo stesso modo, vi renderete conto dell'errore fatto nell'averlo considerato solo un'avventura. L'attitudine di oggi è la radice dalla quale nasce il futuro. Le conseguenze delle azioni non possono in alcun caso essere evitate. Se date gioia ai vostri genitori oggi, i vostri figli saranno per voi una sorgente di gioia negli anni della vecchiaia. A scuola dovete imparare a coltivare l'amore altruistico, che non ha timore né sospetto. Gli insegnanti dovrebbero tenere un comportamento impeccabile, grandezza morale e disciplina spirituale. Gli insegnanti di domani sono gli studenti di oggi e pertanto la pulizia dell'atmosfera nella classe è essenziale per il futuro. I maestri sono le riserve dalle quali, attraverso il processo dell'educazione, gli studenti possono ricevere l'acqua della vita. Dovreste fare del vostro meglio perché quella riserva d'acqua non venga contaminata dai microbi dell'orgoglio e dell'odio. Le scuole ed i collegi non dovrebbero essere impegnati solamente nei processi dell'insegnare e dell'apprendere; leggere, scrivere e far di conto non esauriscono il compito della scuola.

Inculcare grandi ideali e cercare di metterli in pratica, sono scopi altrettanto validi. Ci sono molti insegnanti nella scuola: l’insegnante di storia insegna con il libro e le mappe, quello di matematica scrive i numeri sulla lavagna, quello di scienze ha il suo laboratorio, l'istruttore di ginnastica deve mettersi di fronte all'allievo e deve egli stesso muovere mani e gambe, alzarsi ed abbassarsi, girare e saltare proprio come vuole che l'allievo faccia. Dovete comportarvi bene ed essere d'esempio agli altri, per assicurare un futuro glorioso al vostro Paese. Assistiamo oggi ad un paradosso curioso ma denso di conseguenze disastrose. Il mondo è divenuto un globo molto piccolo come risultato della velocità dei mezzi di comunicazione, ma l'uomo non ha ancora imparato l'arte del vivere insieme, come fratelli e sorelle e figli di un unico Dio. Più gli uomini si avvicinano l'un l'altro e più il precipizio che li separa cresce, e questo mondo così piccolo è sovraccarico di conflitti culturali e rivalità religiose. Le disgrazie di uno Stato coinvolgono presto anche gli Stati vicini ed il mondo intero diviene un enorme campo di battaglia.

Quelli che Dio ama di più

1 - pag.65 IL CONTROLLO DEI PENSIERI

Chi controlla i pensieri può vincere i desideri e, chi ha conquistato i desideri, può sottomettere l'ira. Ciò è valido non solo per i <<sadhakas>> ma anche per l'uomo in genere. I pensieri sono pieni di vita e duri come le pietre, essi sopravvivono persino alla morte. Essi sono estremamente sottili e nascono a causa del cibo. Da cibo sacro nasceranno pensieri sacri e, quando una persona è piena di sacri pensieri, anche le sue azioni diverranno sacre. I pensieri possono essere paragonati a coltelli: quelli buoni possono tagliare quelli cattivi. Se si prende un cibo cattivo, i pensieri ed i sentimenti e le azioni che scaturiranno saranno cattive ed il nostro potere di digestione si annullerà. La Ghita ha dichiarato che per fare la ricerca sulla Divinità è essenziale un fisico forte ottenibile con una mente solida. Il processo del pensiero ha una grande influenza sulla formazione della mente. Quando i pensieri sono rivolti verso il mondo fenomenale degli oggetti, avremo la ricchezza, la prosperità e le proprietà che rappresentano la base della vita nel mondo materiale. La parola <<ricchezza>> o <<dhanam>>, vuol dire generalmente: soldi, terre, oro: la parola <<aisvaryam>>, si riferisce alla fama, alla posizione sociale ed allo stato sociale. La <<Bhagavad Ghita>> tuttavia non accetta questa definizione di ricchezza ma dichiara che la vera ricchezza è il carattere, il buon comportamento e la conoscenza dell'atma.

2 - pag.65 LA VERA RICCHEZZA

Il carattere, la buona condotta e la conoscenza dell'atma sono essenziali per i <<sadhakas>> (aspiranti spirituali). Il nome, la fama, la ricchezza e le proprietà sono cose effimere e possono svanire anche quando la persona è in vita, mentre non hanno nessun rapporto quando essa è morta. La cattiva sorte può farvi perdere fama, nome, ricchezza e proprietà: al contrario, il carattere, il buon comportamento e la conoscenza dell'atma o saggezza, vi aiuteranno, non solo in questa vita, ma anche dopo la morte. Essi vi saranno di immenso aiuto fino a quando non avrete raggiunto il Signore e vi fonderete in Lui. La fama dell'uomo non dipende dal suo aspetto fisico o dal suo fascino, né dipende dalle sue ricchezze ma, solamente dal suo buon carattere. La Ghita ha dichiarato che un uomo dovrebbe aspirare ad avere un buon carattere, e ad essere caritatevole e saggio. Vishwamitra baso la sua vendetta contro Vashitha sulla forza fisica, mentre quest'ultimo fondo la sua difesa sul principio di <<Brahman>>. Le frecce che Vishwamitra tiro contro Vashista furono senza effetto, come se le avesse gettate contro una montagna. Tutte le armi cadevano a pezzi non appena toccavano il corpo di Vashista. Vishwamitra si accorse della sua nullità e dichiaro: <<Mi vergogno di avere creduto che la mia vera forza fosse il potere fisico!>> La forza fisica è solo debolezza, il vero potere proviene dall'<<atma>> (da Brahma). La forza della rettitudine (dharma) è vera forza! Vishwamitra, dopo avere preso coscienza di ciò, fece grandi penitenze e raggiunse lo stadio di Vashista e, finalmente, ottenne la conoscenza di <<Brahman>>. Duryodana ed i suoi fratelli avevano fondato il loro impero sul denaro. sulla forza fisica della loro gente e sul loro stesso potere fisico ma, alla fine della guerra, lasciarono il loro padre senza nemmeno un figlio che potesse fargli il funerale. Prima di andare da Krishna per chiedergli aiuto, Duryodana credeva interamente nei suoi poteri fisici, come nei poteri del denaro o della sua gente. Arjuna invece credeva nella forza della sua <<resa>> a Krishna. Quando Arjuna cadde ai Suoi piedi e si arrese, Krishna ne fu felice e gli disse: <<Alzati Oh Dhananjaya! La fede è molto potente, la giustizia vince sempre, l'egoismo sempre perisce. Questo è il <<dharma>> delle ere. Ad un padre che aveva avuto 100 figli, alla fine non gliene rimase neppure uno che gli facesse il funerale. Quale destino! Krishna insegnò ad Arjuna:<<Chi non è capace di vincere la Grazia di Dio non potrà avere successo in niente!>> Un <<sadhaka>> che voglia guadagnarsi la Grazia del Signore deve controllare i suoi desideri. I risultati che otterrete dai contatto con gli oggetti materiali vi sembreranno veri come quelli sperimentati nei sogni, ma le case e le ville che possedete nei sogni non sono reali! Allo stesso modo le esperienze nello stato di veglia appaiono e poi si annullano nello stadio dei sogni. La Bhagavad Ghita ha affermato che la <<chittakasam>> (la mente) è una forma sottile della <<bhutakasam>> (mondo materiale) e che la <<chidakasam>> è ancora più sottile della <<chittakasam>>, ed è permanente ed è anche la causa di tutto. Questa <<chidakasam>> è omnipervasiva ed è più piccola della cosa più piccola e più grande della cosa più grande, essa è omnipresente. <<Brahma>> o l'<<atma>> è più sottile del sottile e più piccolo del più piccolo e pervade ogni cosa, e fra i potenti, essa è il più potente. Ecco la Verità!

Ghita Vahini

2 - pag.182 Due tipi di purezza

<<Signore, perdonami se ti sembro impertinente ma è perché ho questo desiderio di sapere! Se si cambiano le abitudini nel mangiare è possibile cambiare il carattere passando da un "guna" all'altro? Oppure qualcos'altro deve essere fatto per aiutare il processo di purificazione?>>. <<Mio caro cognato! Se la trasformazione del carattere fosse così facile, si sarebbe potuto spazzare via dalla faccia della terra in un batter d'occhio, il vizio e la malvagità, caratteristiche di una natura maligna. Naturalmente occorre fare anche altre cose. Ascolta! Ci sono tre tipi di purezza che si devono osservare: la purezza nei cibi, quella nei recipienti nei quali il cibo viene cucinato e la purezza delle persone che preparano le vivande e le servono. Non è sufficiente che il cibo acquistato sia puro e di buona qualità, ma dovrebbe essere acquistato con mezzi finanziari puliti e non illeciti, altrimenti essi, essendo inquinati all'origine, inquineranno anche il cibo. La sorgente, la preparazione e lo scopo devono essere tutti egualmente puri. Il contenitore deve essere pulito ed incontaminato. La persona che serve non solo deve essere pulita nel vestire, ma anche nelle sue abitudini, nel carattere e nella condotta. Dovrebbe essere senza odio, ira, preoccupazioni e, mentre serve, non dovrebbe essere indifferente, ma gaia e simpatica, umile e piena d'amore. Mentre serve non dovrebbe permettere alla sua mente di nutrire idee viziose. La semplice pulizia esterna e l'aspetto gradevole non sono sufficienti a compensare i pensieri cattivi. Il "sadhaka" che vuole raggiungere una buona concentrazione deve fare attenzione a queste regole. La sottile influenza dei pensieri cattivi del cuoco e dei camerieri impediranno la sua meditazione. E' importante perciò attorniarsi di gente virtuosa. L'aspetto esteriore, l'eccellenza professionale, e l'economia del salario non dovrebbero costituire un criterio di scelta dei cuochi e dei camerieri, bensì le loro abitudini ed i loro caratteri. Il cibo che mangiate è una parte importante del vostro fisico e del vostro mentale con i quali dovete lottare nel campo spirituale>>.

La filosofia dell’azione

1 - pag.83 IL <<DHARMA>> e LA VERITA’

Il <<dharma>> è ciò che sostiene. Dove c'è il <<dharma>> c'è la vittoria. Quando il <<dharma>> è protetto, esso protegge. Praticate il <<dharma>>. La base ed il fondamento del <<dharma>> è la verità. Per il benessere delle società sono stati stabiliti 7 tipi di <<dharma>>, come i sette colori dell'iride. Il primo è la <<verità>>, il secondo è il <<carattere>>, il terzo è <<dhana>>, la carità, il quarto è il <<dharma>> lo swa-dharma o il <<dharma>> di ciascuno, il quinto è <<thapas>> la perfetta coordinazione fra pensieri, parole ed azioni, il sesto è la <<rinuncia>>, ed il settimo è la <<non-violenza>>. Questi sette sono stati stabiliti per la protezione del benessere sociale. Come il <<dharma>> del fuoco è quello di bruciare, quello del ghiaccio è di essere freddo, quello del fiore che sboccia di profumare, dello zucchero di essere dolce, così il <<dharma>> per l'essere umano è la verità. La realtà potrà essere capita quando si afferrerà la natura della verità. Il carattere è il soffio vitale della verità. Tre cose sono importanti per coloro che vogliono seguire il cammino spirituale ed avere successo: le sacralità, la tolleranza e la ferma risoluzione. Qualunque tipo di cultura o di istruzione un individuo abbia acquisito, qualunque ricchezza possegga, se non ha quelle tre cose, sarà come un morto vivente. L'uomo riconosce la bellezza della natura esterna, ma Dio riconosce la bellezza della natura interna, le debolezza di un individuo è il suo carattere. L'uomo che non ha carattere è come pietre. L'uomo deve perciò conquistare il carattere che è in lui naturale e la cui base è la verità. L’uomo deve considerare la verità come il proprio respiro ed essere pronto a rinunciare a qualsiasi cosa per essa. Il mondo serve la verità e si muove nel timore della menzogna. Dove non esiste la verità c'è la paura, la verità allontana la paura e dà protezione. La verità protegge il mondo e lo muove. Con la verità l'uomo può diventare divino. Il carattere è il soffio vitale della verità! Il buon comportamento è la virtù più importante senza la quale l'umanità non può risplendere. Per proteggere l'umanità e sviluppare la Divinità, dobbiamo fondare la nostra vita sul carattere, sulla verità e sul buon comportamento sin dalla fanciullezza. Nella fanciullezza si commettono consciamente o inconsciamente molti errori. La paura di essere puniti porta il bambino a nascondere i propri errori. Così facendo sviluppa la non-verità e l'abitudine a dire le bugie, distruggendo così la base stessa della umanità. Nel dire la verità non dovremmo avere nessuna paura. Quando avremo imparato a dire la verità, acquisteremo coraggio, gioia e pace. Non dovremmo avere paura di dirla, sia che ci renda felici o ci danneggi. La verità è la radice della vita stessa, come le fondamenta per una casa e le radici per l'albero. Se noi tentenniamo, non ci sarà né protezione né salvezza. La vita di Harichandra è un esempio di vita vissuta per il <<dharma>> e per la verità. Per seguire la verità egli abbandonò moglie e figli che dovette vendere, insieme a se stesso, per pagare i suoi debiti. Tuttavia egli non disse mai il falso! Quando suo figlio morì, sua moglie lo porto al crematoio dove lui lavorava. Egli sapeva bene che erano suo figlio e sua moglie, ma compì lo stesso il suo dovere perché era addetto alla cremazione dei corpi. Harichandra, in ogni circostanza, buona o cattiva della sua vita, non disse mai il falso e seguì sempre il <<dharma>>. Egli considerò la verità ed il <<dharma>> come i suoi due occhi, come le ruote del carro, come le ali di un uccello.

La via per amare

1 - pag.9 Le buone qualità predispongono l'aspirante alla via da percorrere.

Più che le precedenti epoche, l'Era attuale (Kali Yuga), offre svariati mezzi, mediante i quali l'uomo può formarsi la facoltà del discernimento ( viveka). Per l'istruzione, ci sono tante scuole e istituzioni quante ne occorrono; se si vuole la ricchezza, esistono molte possibilità di procurarla onestamente, seppure con un certo sforzo. Ciononostante, la felicità e la tranquillità degli uomini non sono aumentate, anzi, c'è più sofferenza che nelle precedenti epoche. Per quale motivo? Il motivo va ricercato nel comportamento dell'uomo, nel suo stesso modo di vivere. La vita umana è, senza dubbio, il più alto grado dell'evoluzione e, perché abbia un senso, è indispensabile l'impegno spirituale, che è puro e sacro; per vivere in questo modo, grande importanza assume il carattere individuale. E’ il carattere che rende immortale la vita umana: esso sopravvive anche alla morte. C'è chi afferma che la conoscenza è potenza: non è esatto. Il carattere è potenza. Anche per acquisire la conoscenza ci vuole una forte tempra, un carattere perfetto, integerrimo, senza traccia di male; carattere che ogni uomo dovrebbe cercare di avere. Notate come Buddha, Gesù Cristo, Shankaracharya e Vivekananda, grandi Saggi, Santi e devoti del Signore, siano tutti ancora molto cari al ricordo degli uomini. Quale prerogativa li rese memorabili nel corso dei tempi? Fu, certo, il loro personale carattere. Se il carattere non è perfetto, né ricchezze, né istruzione, né condizione sociale contano, è come il profumo, che dà al fiore più pregio e valore.

Poeti, pittori, artisti e scienziati possono anche esser grandi nel rispettivo campo ma, se non hanno un buon carattere, non trovano spazio nel sodalizio umano. Può senz'altro sorgere il dubbio che non tutte le persone riverite e rispettate dalla Società abbiano quel carattere indispensabile ad una vera grandezza. Ma, parlando di società e di carattere, Io intendo riferirmi a quella " Società" ed a quel " Carattere" strettamente aderenti a certi immutabili valori. Normalmente si attribuisce un qualche valore ad alcune qualità, valore che muta da un giorno all'altro, e la conformazione del carattere si adatta a queste incoerenze. Ma la natura fondamentale di un perfetto carattere è eterna, è sempre uguale, quali che siano le vicissitudini della società; è eterna perché associata ad un'altra entità eterna, allo Spirito. Tra le virtù che contribuiscono a formare un carattere integerrimo, le più nobili sono l'Amore, la Pazienza, la Tolleranza, la Costanza e la Carità; virtù degne di apprezzamento e di rispetto.

Le numerose piccole azioni di ogni giorno diventano abitudini che, poi, plasmano l'intelletto, formano le opinioni e foggiano il tenore di vita. Tutto ciò che si costruisce con la fantasia, che si cerca negli ideali, tutto ciò verso cui tendono le aspirazioni, resta indelebilmente inciso nella mente. Deviati da queste impressioni, ci formiamo una conoscenza tutta nostra, un'immagine particolare del mondo che ci sta intorno ed a questa immagine ci attacchiamo. La condizione attuale dell'uomo, non è che l'effetto del suo passato e delle abitudini contratte durante quel lungo periodo. Qualunque sia la particolare forma di carattere che egli si ritrova, può certamente modificarla cambiando l'abituale processo di pensiero e di immaginativa. La cattiveria dell'uomo non e incorreggibile. Non fu forse il bandito Angulimala trasformato dal Buddha in una persona di buon cuore? E il ladro Ratnakara non divenne forse il saggio Valmiki? Con uno sforzo cosciente, le consuetudini possono essere variate ed il carattere cambiato. L'uomo ha sempre la capacità innata di affrontare le sue tendenze sbagliate e di modificare i suoi costumi dannosi. Mediante il servizio disinteressato, con l'abnegazione, la fede, la preghiera ed il ragionamento, le abitudini inveterate che vincolano gli uomini alla terra, possono essere soppresse e sostituite con nuove altre, capaci di portare lungo il sentiero divino. Tutta la letteratura di argomento spirituale, poemi epici, libri e periodici induce ad una particolareggiata analisi del carattere, dei suoi modi di essere e di manifestarsi, ed insegna come emendarlo. La rivista " Sanathana Sarathi" ha questo preciso obiettivo, non intende fare esibizione di dottrina né guadagnarsi nome e fama.

Ma, bisogna dirlo, la sola lettura di un libro o di un giornale non dona la facoltà del discernimento. Ciò che si vede, si ascolta o si legge, va messo in pratica nella vita quotidiana, altrimenti la lettura non è altro che perdita di tempo. Se sì legge un libro per passatempo, anche il libro si perde nel tempo: lo si dimentica e non ne resta nulla.

3 - pag.14 Sadhana - Il modo di vivere

Ci furono, ci sono e ci saranno sempre, maestri disposti a rivelare e ad insegnare all'uomo il modo di raggiungere le altezze di cui è capace utilizzando tutti i suoi poteri fisici, mentali ed intellettuali, animato dalla costante idea di perseguire un unico scopo. La mente umana propende verso gli oggetti materiali e si perde in considerazioni inutili sull’aspetto esteriore del mondo. Come può quindi essere allenata alla costanza? Ognuno dovrebbe chiedersi: " Se i grandi uomini (i Mahatma ed i Mahapurusha) che erano persone come me, anime incarnate come me, riuscirono a conseguire la perfezione, potrò riuscirci anch'io se seguo il loro metodo. A che mi vale passare il tempo in cerca dei difetti e delle debolezze altrui?" Quindi, il primo esercizio spirituale è quello di cercare i tuoi stessi difetti e le tue debolezze per correggerli e perfezionarti.

L'incessante quotidiana fatica deve avere, come traguardo e come motivazione, la prospettiva di rendere sereno e piacevole l'ultimo periodo della propria vita. Ma anche ogni singolo giorno ha il suo tramonto. Se la giornata è stata spesa in buone opere, la notte verrà a benedirci con un sonno profondo, un sonno fortificante e ristoratore, un sonno che secondo quanto si dice è affine all'estasi, alla beatitudine celeste (Samadhi). La vita terrena dell'uomo è di breve durata. Ma anche in questa breve vita uno può ottenere la beatitudine divina se, saggiamente, usa bene il suo tempo. Due uomini possono essere apparentemente uguali, avere un aspetto somigliante, esser stati allevati e cresciuti in condizioni di parità, ma il primo diventa un angelo e l’altro conserva la sua natura animalesca. Quale causa ha determinato uno sviluppo così diverso ? La causa va attribuita alle abitudini, al conseguente comportamento ed al carattere in cui quel comportamento si è radicato. L'uomo è la creatura del suo carattere.

22 - pag.70 Differenze di carattere fra l'uomo ed il demone

I Manava, gli Uomini, sono traboccanti d'amore. Il loro cuore è una fonte di Grazia ed essi sono sempre sinceri e sereni. La caratteristica della loro mente è la pace, che è la qualità innata della mente umana; per trovarla non occorre andare in giro a cercarla. Come l’oro e l’argento si trovano nascosti nel sottosuolo, e le perle e i coralli nelle profondità marine, la pace e la gioia sono celati nella dinamica mentale. Chi, col desiderio di trovare questi tesori nascosti, spinge il pensiero a scrutare il proprio animo, si sentirà poi pervaso d' amore. Soltanto coloro che sentono questa fiamma d'amore e vivono nella sua luce possono esser chiamati uomini. Chi ne è privo è un Danava, un mostro, un essere sub-umano. Quel sacro ardore non è intermittente, non si manifesta ad intervalli, ma è sempre presente, immutabile, indivisibile, unico. Chi è saturo d'amore è incapace di disprezzo, di egoismo, d'ingiustizia, d'immoralità e di simili indegni comportamenti che, invece, caratterizzano chi non sente ispirazioni d'amore. I Danava calpestano l'amore e assecondano le qualità inferiori, quelle che i Manava, per contro, considerano dei serpenti da distruggere, per alimentare soltanto i sentimenti d'amore. La condotta immorale e le cattive abitudini alterano la natura umana, mentre i cuori colmi d'amore ne rivelano l’autenticità. Per amore o Prema s'intende quel sentimento immacolato, disinteressato, generoso, privo di imperfezioni e costante. Tra le parole Manava e Danava la differenza consiste nelle sillabe " Ma" e " Da". La sillaba " Ma' è gradevole, dolce e, nel simbolismo, è immortale; il suono " Da" è ostico, irregolare, mordente. Sono forse uomini coloro che non sanno essere affabili e che cercano di reprimere la naturale inclinazione all'immortalità? Hanno la natura dei Danava pur avendo sembianze umane! L’elemento fondamentale dell'uomo non è la forma, bensì il suo carattere. Come possono chiamarsi uomini, solo perché hanno fattezze umane, quelli che, sprovvisti di ogni senso di bontà e di giustizia, hanno invece una natura demoniaca ? No, non si può chiamarli uomini. Pertanto, il mio giudizio non riguarda la figura umana, ma le qualità dell'uomo. Fra gli esseri umani c'è un gran numero di Danava. Gli uomini, a giudicare dall'aspetto, si somigliano tutti, ma il loro comportamento li distingue in Manava e Danava. I Manava sono spinti ad agire da sentimenti generosi e benevoli; le loro azioni sono improntate a gentilezza, onestà, amore e verità e dimostrano che è possibile realizzare e manifestare la propria immortale essenza. Il loro animo buono, splendente di gioia, si riflette sul loro viso, ma il volto di chi, non possiede quelle magnifiche doti di bontà, pur essendo esultante, rispecchierà solo il fuoco distruttivo di un Danava, non lo splendore della grazia di Ananda, della gioia perfetta.

23 - pag.72 L'esperienza di oggi è il risultato delle opere del passato

Durante il Treta-Yuga - l'Età d'argento, l'epoca di Rama - Narada chiese al Signore Ramachandra quali fossero la natura e le caratteristiche dei Suoi servitori (Dasa) e degli aspiranti spirituali (Sadhaka). Egli rispose:- " Ascolta o Narada! I miei Dasa sono pieni d'amore, rispettano sempre il Dharma, la Legge Divina, dicono il vero, sono compassionevoli, sono privi di errore; evitano il peccato, hanno un temperamento saldo, sanno rinunciare volentieri a tutto, si nutrono con moderazione, si dedicano al bene degli altri, non hanno egoismo, non sono turbati da dubbi, non prestano orecchio all'adulazione, ma si rallegrano nel sentire elogiare gli altri ed hanno un bel carattere, forte e santo. I Sadhaka sono coloro che cercano di avere quelle bellissime qualità e quel carattere. Ora ti parlerò di chi mi è caro. Chiunque sia impegnato nella preghiera, nel sacrificio, nell’osservanza dei doveri religiosi e morali, chi esercita l’autocontrollo e la disciplina, chi ha fede, pazienza, sentimenti di amicizia e solidarietà, di gentilezza e gioia, oltre che un puro amore verso di Me, mi è caro." " Ed ora ti dirò chi sono i Miei veri Bhakta, i miei veri devoti. Chiunque prenda coscienza della Realtà con oculatezza e abnegazione, con umiltà e saggezza, chiunque sia sempre immerso nella contemplazione della Mia Lila - la manifestazione del Principio Cosmico in ogni aspetto fenomenico del mondo - chiunque si soffermi col pensiero sul Mio Nome in ogni momento e sotto qualsiasi condizione, chi versa lacrime d'amore ogni qualvolta senta nominare il Signore, quello è il Mio vero Bhakta". Dunque il Signore proteggerà in tutti i modi ed in ogni momento quelle persone che Lo adorano con devozione completa ed incontaminata, proprio come una madre protegge i suoi figli, una vacca soccorre i suoi vitelli e le palpebre difendono gli occhi, senza sforzo, automaticamente. Quando il bambino diventa adulto, le premure della madre per la sua sicurezza diminuiscono. E così fa anche il Signore, allentando la Sua assistenza allo Jnani, al devoto diventato saggio; ma il Saguna Bhakta, il devoto che ancora non si è staccato dai guna - dagli elementi costitutivi della Natura - è come un bambino che non ha alcuna forza tranne quella del Signore, mentre allo Jnani basta la propria forza. Quindi, finché non potrete contare su voi stessi, dovete essere dei bimbi nelle mani di Dio, come un Saguna Bhakta. Nessuno può divenire un Nirguna Bhakta, - staccato completamente dai guna, un saggio - se prima non è stato Saguna Bhakta. Pertanto i devoti devono crescere come fanciulli in braccio alla madre e, in seguito, diventati saggi, sicuri delle proprie forze, saranno liberi. Nondimeno, tutti traggono vigore dalla stessa sorgente, dalla Madre. Sono davvero fortunati coloro che scoprono la via segreta della devozione, coloro la cui Bhakti è protesa verso un solo obiettivo, che fortificano il loro carattere, che si affidano come bimbi al Signore, convinti che ogni cosa proviene da Lui, è fatta da Lui secondo il Suo volere. Perciò, quanti vogliono essere veri Dasa, Bhakta, Priva e Ananya Bhakta - servitori, devoti, prediletti da Dio e chi intende votarsi esclusivamente al Signore - devono seguire il relativo sentiero e glorificare il Nome corrispondente alla loro scelta, e poi agire e vivere in conformità: il Bhakta sviluppando le caratteristiche proprie del devoto, il Priya - beniamino del Signore - uniformandosi al Suo Amore, l’Ananya Bhakta dedicandosi completamente a Lui. Il leggere ed il parlare soltanto, non sono di utilità alcuna. L'Ananda deriva dall'azione, non dalla casta, dalla razza o dal sesso. In quei tempi lontani, un giorno in cui Sri Rama era andato a trovare Sabari, mentre accettava festoso l'offerta di erbe e frutti scelti e preparati per Lui con cura amorosa.

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Sabari gli domandò: " Signore, non sono che una donna di scarso intelletto e, per di più, di umile condizione. Come posso lodare Te? Non so come fare ne che cosa fare". Ed il Signore Rama, sorridente, rispose: " Sabari! La Mia missione consiste nel creare un vincolo di parentela fra Me e chi Mi ama; è il vincolo della Bhakti. Io non ho nulla a che fare con la razza o la casta. A che servono condizione sociale, ricchezze, carattere, se manca la devozione ? Come la nuvola vagante nel cielo non dà pioggia, chi è privo del sentimento religioso si trova in balia dei venti, qualunque sia la sua posizione: economica, di casta, di potere e di fama. I Bhakta hanno a disposizione nove strade per raggiungerMi, ed ognuna di esse va bene". Sabari allora Lo pregò di fargliele conoscere e Sri Rama rispose:

  • Sravanam: acquisire la conoscenza ascoltando, imparando, studiando;
  • Kirtanam: celebrare e cantare la gloria del Signore;
  • Vishnohsmaranam: ricordare ed invocare il Suo nome;
  • Padasevanam: venerare, tributare onore ai Suoi piedi;
  • Vandanam: obbedire e aderire al Suo volere;
  • Archanam: rendere a Dio l'omaggio che Gli è dovuto;
  • Dasyam: servire Dio attraverso le Sue creature e mettersi nelle Sue mani;
  • Sneham: amare intensamente Dio ed assoggettarsi a Lui;
  • Atmanivedanam: meditare e riflettere sull'Essenza Atmica, percepire lo Spirito   Universale; autorealizzazione.

" Se il devoto segue fedelmente una di queste vie, mi raggiungerà; Io sono legato a queste nove forme di devozione. Ecco perché ti è stato facile avere l'opportunità di vederMi, toccarMi e parlare con Me; un'opportunità che persino gli Yogi ottengono difficilmente. Oggi hai potuto realizzare lo scopo della vita. Vedi, le parole che oggi ti dico, non sono che l'effetto delle tue azioni passate".

8 - pag.88 Un buon carattere è il gioiello della vita umana

L'uomo deve rendersi conscio della Verità eterna e capire la relazione che ad essa lo lega quando si trova ancora nel corpo fisico, prima che la morte si presenti a ritirare il suo pedaggio. La Kathopanishad esorta: Utthishtata! Jagrata! Prapyavarannibodhata! - " Sorgete, svegliatevi, andate a ricevere l'iniziazione dai Grandi!" Chi è tormentato dai dubbi su ciò che deve accettare o rifiutare, chi è accecato dalle illusioni, chi non sa distinguere fra tenebra e luce, fra morte e immortalità, tutti costoro dovrebbero cercare la guida di persone illuminate, in grado di aiutarli a capire la Verità eterna, la base di tutto il Creato, splendente di luce propria. Vedrebbero allora terra e cielo avvolti dallo stesso splendore. Per avere questa visione unitaria l'uomo dovrebbe desiderarlo ardentemente e praticare una ferrea disciplina. La stessa vita umana è la risultante di un numero incalcolabile di buone azioni, e non dev'essere gettata via; bisogna sfruttare appieno questa possibilità. La Kenopanishad avverte: Nachedihaavedin Mahativinashtih, ossia: "non buttar via il gioiello che possiedi"; non è un vero peccato evitare le vie di scampo, avendo tante possibilità di salvezza nel corso stesso della vita mortale? Per tutti coloro che in realtà non sono che animali in forma umana, che sono schiavi dell’orgoglio e di altre caratteristiche animalesche, la tempestiva presa di coscienza è importantissima; l'indugio è infecondo. Sarebbe pazzesco incominciare lo scavo di un pozzo quando la casa è già in fiamme. Perciò, chi sa essere perspicace, dovrà cercare, con tutti i mezzi a sua disposizione, di capire i principi fondamentali, di apprendere gli insegnamenti dei grandi uomini che hanno percorso il sentiero spirituale, e di far entrare il tutto fino al limite del possibile - nel raggio della sua stessa esperienza. Se non si compie questo sforzo, se si rifiuta la via e si spreca la vita, si insulta il nome stesso della specie umana! Anziché rendervi schiavi delle cose provvisorie e ingannevoli e perder tempo prezioso a perseguirle, dedicate ogni minuto alla ricerca della verità, alla contemplazione dell'eterno, infinito, vero Signore. Questa dedizione è la vera mansione dell'anima. D'altronde, passare il tempo dietro falsi piaceri, vuol dire lasciarsi trascinare dal mondo. Non bisogna cadere vittime delle attrattive venefiche degli sfarzi terreni né delle lusinghe di seducenti bellezze. Un giorno tutte queste piacevoli sensazioni svaniranno come una favola vissuta in un sogno! Qualunque vicenda umana che aiuti l'uomo a crescere ed a farsi avanti nella vita, inclusa l'istruzione, non serve al suo progresso spirituale, anzi ne determina il regresso, in quanto ognuna di quelle vicende appartiene al mondo fenomenico di Maya. Ma la Verità, in qualsiasi modo Maya la rivesta, splenderà sempre più fulgida poiché tale è la sua natura. Com'è possibile presumere che il mondo materiale, che cambia ad ogni momento, che deperisce e va in rovina, col suo capriccioso alternarsi di apparenze e dissolvenze, sia l'eterno Vero? Ciò che contraddistingue un Sadhaka è la ricerca della verità, non degli aspetti mutevoli di questo mondo decadente e fittizio, dove non può esserci l'esistenza autentica (Sathyachara), dove la vita è irreale. La vera vita consiste nella realizzazione del Signore, ed ogni uomo deve ricordarselo sempre, in ogni momento.

Prema Dhaara

pag.43 (29)

 

Miei Cari Ragazzi,

accettate le Mie Benedizioni e il Mio Amore. Fate attenzione alle vostre parole, fate attenzione alle vostre azioni, fate attenzione al vostro cuore. Il carattere è forza. La pazienza è tutta la forza di cui un ragazzo ha bisogno. Sai non è distante da voi, o altrove in qualche posto lontano. Egli è in voi. Nel vostro altare interiore. L'uomo soffre, perché è incapace di trovarveLo e di trarre pace e gioia da questa scoperta. Ragazzi! Un cuore senza amore è un deserto arido, l’amore è la base della vita, l’aria che viene inspirata ed espirata deve essere amata perché possa riempire e vivificare.

Con Benedizione e Amore,

Baba - 3.2.1975

Corso estivo 1993

Vera istruzione   pag.120 – (121)

...Rispetto e cortesia sono reciproci, non sono a senso unico. I nostri ragazzi cantano la seguente recitazione Vedica:

"Nakarmana, Naprajaya, Dhanena

Tyage naike Amritatva Manasuh”.

L’immortalità non viene conseguita con i rituali,

con la nascita o la ricchezza,

ma solo con il sacrificio e la rinuncia.

I nostri studenti non hanno lo spirito del sacrificio; se devono fare qualche sacrificio, sacrificano il loro carattere. Cosa c’è di buono nel vivere quando vi siete privati della vostra fermezza di carattere? Voi potete sacrificare qualsiasi cosa, persino la vostra vita, però mai il vostro carattere. Si dice che 3/4 della vostra vita è carattere. In realtà la nostra vera vita è il carattere....

Colloqui

H - Che cosa potremmo fare per correggere il carattere ed i comportamenti dei giovani?

SAI - [2] pag.40

Il bambino cercherà sempre di toccare il fuoco finché non si scotterà. I giovani mancano di equilibrio, e vogliono subito i risultati. Ieri, ad esempio, qui si è celebrato un matrimonio. Il giovane sposo avrebbe voluto avere un figlio subito, e non gli andava di aspettare nove mesi! Arriva un cosiddetto " guru “, e i giovani corrono da lui, sperando che dia loro la Realizzazione subito. Quando restano delusi, gli voltano le spalle, ma intanto hanno acquistato un pò di prudenza e di pazienza.

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Un aneddoto; un giovane di famiglia poverissima riuscì a conseguire il Baccelierato in Lettere, soprattutto perché i docenti si erano stancati di bocciarlo. I suoi genitori, orgogliosi del figlio, gli dissero: “Adesso ti troviamo moglie”. E il ragazzo a loro. “Voglio una ragazza laureata come me”. La madre osservò che non potevano permettersi di prendere della servitù per una ragazza che uscirà dalla sua camera alle nove! “Tua moglie dovrà aiutare in casa". Ma il figlio: “Quello che conta è la mia volontà, non la vostra; se non fate come voglio io, vado via di casa”. I parenti cedettero e gli trovarono una moglie secondo i suoi gusti. Il giovane disse agli amici: “Sono la felicità in persona, adesso". Tre giorni dopo si svegliò e disse alla moglie: “Cara, alzati e fammi il caffè”. Ma lei gli rispose: “Caruccio, io sono laureata come te; alzati tu a farmi il caffè!”.

Così, per il ragazzo la vita era diventata un’infelicità nera; in tre giorni era passato dalla massima felicità alla disperazione. Sono comportamenti tipici nei giovani, perché non hanno imparato a rispettare i genitori, ed il loro modo d’agire nella spiritualità è lo stesso. Come vi può essere luce spirituale se l’interno non è pulito? E il lavoro interiore è una quieta indagine e discriminazione. Solo se l’interno è pulito, le discipline esteriori hanno qualche valore.17

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.70

...Colui che vive allo scopo di mangiare è in realtà un grande peccatore; colui che vive per lo scopo di raggiungere la piena consapevolezza della sua innata realtà è benedetto. Essendo l'intelligenza il segno principale dell'essere umano, si deve fare ogni sforzo per ampliarla e affinarla, così che essa possa essere uno strumento adatto a capire il mondo interiore ed esteriore. Come per l'intelligenza, anche il carattere deve essere coltivato in egual misura, perché solo allora l'intelligenza può essere usata per servire la società. La prontezza a rinunciare al proprio piacere per sollevare il fardello di un altro è la prima virtù del carattere...

pag.95

...I suoni che produciamo, con buona o cattiva intenzione, si propagano attraverso l'aria intorno a noi. Questa è la nostra quotidiana esperienza. I suoni prodotti dalle stazioni radio passano attraverso l'atmosfera e arrivano alle nostre case quando ci sintonizziamo con esse. Le vibrazioni percorrono lunghe distanze e influiscono sulla natura di quelli che le sentono. L'atmosfera influisce anche sui cibi che l'uomo consuma. L'inquinamento dell'atmosfera è assorbito dalle piante, le piante forniscono il grano, il grano è la base del cibo e il cibo foggia il carattere e il comportamento di chi lo consuma...

Aforismi Vedici

Pag.28 - [43]

Anche il termine successivo è athah. Qui tha suona dolce e non è accentuato come nella prima parola. Athah significa “per questa ragione”. Allora la domanda da porsi è: per quale ragione? Per la ragione che né lo studio delle Scritture; né la celebrazione di riti o liturgie, né lo studio della materia, né il processo di apprendimento per mezzo dell’insegnamento di altri, possono assicurare la consapevolezza del Supremo, cioè del Brahman. Oggetti, persone, riti e attività sono passeggeri e suscettibili di trasformazione, di decadenza, di distruzione; al massimo, possono servire a purificare la mente. Il karma (inteso come azione ritualistica) non può liberare una persona dall’ignoranza di base o indurre la consapevolezza della realtà del Brahaman. Bisogna essere consci di questo limite per poter meglio indagare nel mistero dell’Assoluto, fonte e nucleo del Cosmo.

Pag.29 - [44]

Questo primissimo sutra pone l’accento su una lezione: chi dedica la propria vita al conseguimento della conoscenza spirituale dell’Atma, cioè del suo Sé, deve possedere sante virtù che plasmino la sua condotta e lo portino così a contatto col sacro, giacché nessuna conoscenza può eguagliare un carattere virtuoso. In realtà, il carattere è potere. Infatti, anche per chi si è dedicato per anni all’aquisizione di una cultura universitaria, è sempre indispensabile la qualità di un buon carattere. Non c’è religione che non sottolinei l’importanza della stessa qualità, non già come particolare condizione per la fede, bensì come base per la vita spirituale e per una buona morale. Coloro che conducono la loro vita secondo questa linea, non subiranno mai danni, ma si renderanno meritevoli di buoni frutti.

Pag.29 - [45]

Le buone virtù sono i mezzi più efficaci per purificare la coscienza dell’uomo ad ogni livello, poiché esse predispongono una persona a scoprire le scelte da fare. Solamente chi si è guadagnato un buon destino può vantare livelli eccellenti di discriminazione e di coerenza alle decisioni. La coerenza nelle decisioni è la zattera che permette all’uomo di attraversare l’oceano del perenne mutamento e della paura (Bhava-sagara). Il virtuoso ha un posto riservato nella regione dei liberati. Qualunque sia la parte che inevitabilmente gli resta da svolgere nell’ambito di un’attività, l’impatto con la stessa non lascerà alcun segno su di lui, sempreché egli sia un uomo di virtù, un uomo che si fonderà in Brahman, personificazione della Suprema Beatitudine.

Pag.30 - [46]

Una persona potrebbe aver celebrato una grande varietà di riti vedici e di sacrifici; potrebbe persino interpretare ed esporre il contenuto di molte sacre scritture che conosce alla perfezione; potrebbe anche essere una persona molto ricca, magari proprietaria di un’immensa ricchezza e di vaste tenute agricole; potrebbe insegnare i Veda e le loro discipline complementari mediante un’opportuna esposizione di significati; ma, se costoro non possiedono un carattere morale, non troveranno posto laddove si insegna o si impara cos’è il Brahman. Questa è la lezione impartita dal presente sutra.

Domande e risposte

pag.37

...D.- Svami, quali sono i tratti del carattere che dobbiamo evitare; voglio dire, quelli che sono d'ostacolo sulla strada di chi cerca la Liberazione dal ciclo delle nascite e delle morti?

R.- Sono la sestuplice serie dei nemici che ho già citato (ari-shadvarga): l) desiderio (kama). 2) ira (krodha); 3) avidità e avarizia, (lobha); 4) ignoranza (moha); 5) superbia (mada); 6) invidia (mat-sarya). Questi devono essere evitati.

D.- Che cosa si intende esattamente per kama?

R.- Il desiderio di ricchezze, di proprietà, di onori, di stato sociale, di fama, di prole; come elencarli tutti? E’ l'attaccamento a tutte le cose di questo mondo sensoriale, di questo mondo falso, effimero, impuro.

D.- E krodha? Cos'è?

R.- E’ la voglia di far del male ad altri e di mandarli in rovina.

D.- Lobha?

R.- Lobha è la determinazione che nessuno partecipi nemmeno per una minima frazione a ciò che egli ha o si è acquistato e che non vengano diminuiti i suoi beni neppure in tempo di carestia.

D.- Che cosa significa moha?

R.- E’ l'illusione che qualcuno ci sia più vicino di altri, e il desiderio di compiacerlo e di favorirlo più di altri, il che porta ad accumulare a suo favore, con tutti gli sforzi che ciò comporta.

D.- E mada?

R.- Si chiama mada la boria che nasce quando un tale crede di essere dappiù degli altri o per dottrina, o per ricchezza, per fama o per potere fisico o d'altro genere. Anche quando queste qualità non ci sono, mada fa si che non ci sia rispetto per gli anziani né considerazione per i sentimenti altrui, e invece si desiderino solo i propri comodi e la propria sicurezza: mada è il colmo dell’egoismo.

D.- L'ultimo che Svami ha menzionato è matsarya. Che cos'è, Svami?

R.- Matsarya è quell'istinto che tende a rendere scontenti della gioia degli altri e a non poterla sopportare; in una parola, è l'invidia.

D.- Vi sono anche altri tratti caratteriali chiamati dambha e darpa. Che sono?

R.- Dambha è ciò che spinge l'uomo a compiere riti sacrificali (yaga e yajna) e a largire grandi somme di carità, ma al solo scopo di riscuotere plauso dal mondo; darpa è l'orgoglio che invade, l'uomo quando è ricco e felice.

D.- Che significa irshya?

R.- Irshya è il desiderio che altri soffrano quello che uno soffre, che provino i nostri stessi dolori, le nostre stesse infelicità e preoccupazioni.

D.- Allora, è differente da asuya!

R.- Sì. Asuya è il pensar sempre di far del male ad altri; è l'esser disposti a tralasciare ogni altra cosa e a sopportare qualsiasi inconveniente pur di soddisfare questa voglia di far male al prossimo. Tutti questi sono i Nemici Interiori. Finché l'uomo resta preso nella rete dell'illusione creata da questi nemici, nella sua mente non apparirà neppure il più fioco bagliore di desiderio per la liberazione.

Sadhana

12. Pag.68

La sadhana deve essere intrapresa dopo aver raggiunto un buon carattere, ciò è molto importante. In mezzo a impurità, cattiverie e malignità, lo sforzo spirituale non darà frutti. E' come un gioiello sulla testa del cobra, al centro di veleno e crudeltà.

51. Pag.75

L'uomo differisce da un altro uomo in questa lotta contro i nemici interiori. Ognuno ottiene il risultato che la sua sadhana merita. La vita non è una formula meccanica e matematica dove due più due fa sempre quattro. Per alcuni può essere tre, per altri cinque. Dipende da quanto ognuno di essi valuta il due. Oltretutto nel sentiero spirituale ognuno deve progredire, secondo il suo passo nella luce della lampada che ognuno tiene nelle sue mani. I Rakshasas erano troppo orgogliosi per inchinarsi di fronte al Signore, avevano troppa fede nelle armi e nel numero, ignoravano le più sottili e le più potenti forze dello spirito, che poteva trasportare montagne, costruire ponti sugli oceani e distruggere la furia degli elementi. Dovete cercare di diagnosticare il vostro carattere e scoprire i difetti che lo infestano, non cercate di analizzare il carattere degli altri e trovare, i loro difetti. Questo auto-esame è necessario per portare alla luce i difetti che possono minare la propria carriera spirituale. Le persone comperano vestiti di colori scuri così da non rivelare la polvere e lo sporco, non scelgono vestiti bianchi in quanto farebbero vedere chiaramente la loro sporca condizione. Non cercate di nascondere la vostra sporcizia nell'oscurità, siate vergognosi delle nature sporche e sforzatevi di ripulirle alla svelta.

81. Pag.81

La grandezza di ogni individuo dipende dalla correzione del suo carattere, non dipende dal potere, ricchezza o posizione. Pertanto cercate per prima cosa di incrementare le buone qualità o le virtù che sono in voi.

La via della Verità

Pag.74

… Oggi alcuni cercano la conoscenza spirituale a scapito di quella secolare, ma ciò non è ammissibile; infatti le perdono tutte e due perché vagano inutilmente fra l'una e l’altra, e quindi neppure tale pericolosa situazione è accettabile. L’apprendimento secolare non dovrebbe essere trascurato; è invece utile acquistare una visione spirituale mentre si studiano le materie umanistico-scientifiche. I giovani devono entrare nella sfera dell'azione e dare il meglio di se per costruire una nuova società; devono essere indifferenti alle posizioni di potere, ma devono invece sentire il desiderio di sradicare la corruzione e l'immoralità perché la società futura dipende da loro. Se il dovere dei figli è quello di servire e piacere ai propri genitori è anche loro dovere amare e servire il loro paese: servire la Madre patria senza senso di egotismo è un dovere e dovrebbe essere il sacro ideale di tutti; un tale obbligo fa parte della nobiltà del carattere individuale. Una persona senza carattere non può né elevare se stessa né essere utile al proprio paese; coloro che sacrificano i propri interessi personali per il bene della nazione, veramente svolgono i loro doveri verso la Madre patria.

Anche il sacrificio è un aspetto del carattere. Si dice spesso che gli atti di carità e di filantropia siano sacrifici, ma c'è una grande differenza fra sacrificio e carità;…

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