Home Angelo de mattia
Angelo de mattia

Angelo de mattia

Website URL:

Thursday, 13 October 2011 14:25

Celebrazioni Sacre

Discorsi 88/89 volume I

Le feste [30] pag.54

Si dovrebbe cercare di capire il vero significato delle cose. C'è per esempio, l’usanza di celebrare le festività religiose, e si trascorrono come se fossero domeniche o giorni di vacanza. Ma quelle feste sono sacre e devono essere dedicate a Dio - L'uomo non può capire il gioco divino. Rallegratevi per l’opportunità che Dio vi dà di festeggiarlo. Non intavolate discussioni inutili, che vi fanno solo perdere tempo.

Tre aspetti divini [5] pag.64

La vita di un uomo che non rispettasse e non amasse una madre così venerabile sarebbe del tutto inutile. L’uomo deve venerazione e amore alla madre, nella quale può riconoscere l'incarnazione stessa di tutte le forze divine. Questo è il messaggio centrale implicito nella festa di Navaratri. La suprema Energia Divina (Shakti), si manifesta nelle forme di Durga, Lakshmi e Sarasvati- Durga è la Shakti, la Dea Madre a cui si deve l'energia fisica, mentale e spirituale; Lakshmi accorda vari tipi di ricchezza, non tanto in senso materiale, quanto in senso spirituale: ricchezza in relazione al carattere, all'intelletto e così via. Anche la salute è ricchezza. Lakshmi elargisce ricchezze ineffabili. Sarasvati, dal canto suo, conferisce intelligenza, capacità di indagine intellettiva e discernimento. La festività di Navaratri viene celebrata per proclamare al mondo il potere di questi aspetti della Divinità. La madre rappresenta una sintesi di tutti questi aspetti divini: da lei provengono energia, ricchezza, intelligenza e costante attenzione al progresso dei figli nella vita- Una madre, perciò, rappresenta tutte e tre le Divinità che si venerano durante la festa di Navaratri 20 -

Le azioni-culto [14] pag.68

Incarnazioni del Divino Spirito,

sgombrate l’animo dalle futili fantasie, dalle fisime ostinate, dagli inutili crucci. Trasformate tutte queste bizzarrie in pensieri elevati, in modo che diventino sentimenti d’amore. L’amore deve predominare su tutto, cosicché ogni vostro gesto, ogni vostro atto diventi un gesto, un atto di adorazione. Ogni vostra parola diventi preghiera, un mantra21 rivolto all'Atman, all'Unità Cosmica, al Paramatman22. Così dovrebbe vivere il vero uomo se non vuole essere simile o inferiore alle bestie- Ogni sua azione, ogni suo movimento dev’essere un’offerta al Creatore, che tutto gli ha donato - Questo è l'esatto significato del rito sacrificale; l’offerta materiale che si fa alla Divinità per onorarla, propiziarla o ringraziarla non è che un simbolo del vero sacrificio. Per quanto insignificante sia il lavoro che si fa, se viene offerto a Dio, acquista il valore di un atto di culto. Anche le Upanishad affermano che qualunque lavoro eseguito con l'intenzione di onorare e glorificare il Signore, diventa una funzione sacra e come tale dev’essere inteso.

Divinità della Natura [9] pag.73

Incarnazioni del Divino Amore,

convincetevi che la Natura è Dio- è vano cercarLo al di fuori di, essa. Gli esseri umani, nei loro diversi aspetti, sono immagini di Dio. Questi nove giorni di Navaratri possono aiutarvi a capire i vari modi di essere della Natura. L'azione, la volontà e la saggezza corrispondono rispettivamente ai poteri attribuiti alle tre Divinità che oggi celebriamo: Durga, Lakshmi Sarasvati 26.

Dio è amore [24] pag.98

Incarnazioni del Divino Spirito,

se volete Dio, non vi serve leggere le Scritture. E’ facile accedere a Dio. Non chiedeteGli ricchezze, carriera, soldi, terreni e proprietà: Egli si fa vostro intimo soltanto con l'amore. Se volete raggiungerLo, non c’è bisogno di tanti canti devozionali: tutti questi tipi di culto non sono altro che modi diversi per santificare il proprio tempo. Quando si santificano le azioni, ne viene di conseguenza santificato anche il tempo impiegato per esse. Scopo di queste azioni è la purificazione del cuore, ma a questo non arriverete mai se non con l'amore, che solo può avvicinarvi a Dio. Convertite l’amore in amore disinteressato e fate sì che cresca sempre più- Non lasciatelo degenerare in amore per il proprio "ego". Per definire l'amore c'è una sola parola: Amore, e Dio è l'autentica incarnazione dell'amore. Quindi, per raggiungere Dio, vera incarnazione d'amore, una sola cosa è necessaria, ed è appunto l’amore.

Per vedere un chiaro di luna non vi serve una torcia; lo potete vedere grazie al suo stesso chiarore. Così, giacché Dio è l’autentica incarnazione dell’amore, a Lui arriverete solo per mezzo dell’amore.

L'amore delle Gopi [25] pag.98

Tutti i tipi di sacrifici, i rituali e le offerte sacrificali, tutte le opere di carità, di penitenza e di austerità, se manca l’amore, sono finzioni. Nutrite costantemente la convinzione che la Divinità dimora nel vostro stesso cuore. Fra Me e voi non esistono divisioni. Il Mio amore è in voi ed il vostro è in Me. In questo incontro tra i due, noi diventiamo Uno. Le Gopi raggiunsero il dolce Signore soltanto pronunciando un nome: Krishna.

 

Se diventi un fiore, sarò un'ape

che vola cantando intorno ad esso.

Se diventi un albero, sarò una liana

che avviticchia il tuo tronco.

Se diventi l'oceano, sarò un fiume

per immergermi in Te.

Se diventi l'immenso ed infinito cielo,

sarò una stella per brillare in Te.

Se diventi il monte Meru, sarò un torrente

per scorrere fra le tue valli.

 

Senso dei sacrifici [3] pag.134

Vi sono vari tipi di sacrifici, come quelli che si celebrano in forme rituali e mediante la presentazione di offerte, i quali non rispecchiano altro che la cultura indù - Che intendete per sacrificio? Non consiste semplicemente nel riunire tutti i sacerdoti vedici, nel far loro celebrare delle oblazioni, né nel compiere la cerimonia del fuoco, né nel cantare i mantra del Rig Veda37, né nel pronunciare "So-Ham” o nel dedicarsi a pratiche di medicina ayurvedica;38 non significa rivolgere acclamazioni alle diverse divinità con il Sama Veda39. Il sacrificio rituale non è niente di tutto questo- Il vero sacrificio sta nell’offrire ogni azione al Signore. Piccole o grandi che siano, terrene o spirituali, tese all’estroversione o all’introversione, tutte le azioni che vengono compiute nel mondo dell'inerzia o in quello della coscienza, vanno offerte quale preghiera a Dio.

7 giorni del Signore [15] pag.137

Oggi si conclude il Saptaha Veda Purusha Jnana Yajna- Che significa Saptaha? E’ l'offerta a Dio di tutti i sette suoni che dimorano nell’uomo. Il compimento del sacrificio rituale ( Yajna) viene designato con il termine Samapti (= compimento), il cui significato intrinseco è "attingere la Coscienza Divina”. I riti sacrificali di sette giorni sono compiuti con questo intento. Sette giorni sono trascorsi come sette istanti. Perché? Sono state trascese le limitazioni del tempo, perché è stato impiegato nel ricordo dell’Eterno ed in attività dedicate al Signore, che è al di là del tempo - Così, se con la ripetizione del Nome, ricorderete costantemente il Signore che è trascendente, il tempo non sarà più un problema per voi. E’ stato detto. "Se ci rifugiamo nel Conquistatore del Tempo, che potrà mai farci il Tempo?” Quando si installa nel proprio cuore il Signore del Tempo, si diventa padroni del Tempo.

Causa sostanziale [10] pag.173

L’essenziale è comprendere la verità fondamentale che Dio è presente sotto la forma di ogni essere umano e seguire il comportamento che ne consegue- Si compie forse il proprio dovere facendo soffrire un'anima e recandosi poi al tempio per gli atti di culto a Dio? In tutti gli esseri umani ci sono anime divine, proprio come l’aria pervade ogni punto dello spazio eterico- Per l'aria il supporto è il cielo: esso ne è come il rifugio. La Causa sostanziale sta alla base della Creazione, senza però essere a sua volta creata. Tra l'aria e la sua dimora, il cielo, esiste un rapporto reciproco di interdipendenza - Ed è lo stesso tipo di relazione che intercorre fra Dio e l'uomo- Soltanto quando l'uomo si riconosce come Essenza Divina e come tale si comporta, la sua vita acquista significato.

Rettitudine e coscienza [19] pag.176

Incarnazioni del Divino Amore,

non ha senso adorare Dio come incarnazione di Verità, se poi si trascura la verità nella vita quotidiana - Dalla Verità nasce la Retta Azione: questa sgorga dal cuore, infonde una soddisfazione interiore ed è un’espressione della consapevolezza del proprio stato. Fidatevi di ciò che vi suggerisce la coscienza divina. Nessuno agisca contro i dettami della propria coscienza. E’ sbagliato- Agite sempre secondo coscienza: questa è la strada giusta. Il vero culto, dunque, sta nel compiere secondo la propria coscienza ciò che è giusto. Voi pensate una cosa e ne dite un'altra: questo non vi avvicina certo a Dio. Fra pensiero, parola ed azione dev'esserci completa coerenza- Inoltre, sprecate troppo tempo per procurarvi di che vivere.

 

Discorsi 88/89 volume II

Il vero Samskara [5] pag.104

Quando si parla di Samskara, non ci si vuole riferire semplicemente a qualche rito purificatorio, ma si intende l’eliminazione dei cattivi pensieri, dei cattivi sentimenti e delle cattive abitudini che ci sono nell’uomo, sostituendoli con buone abitudini, buoni pensieri e buoni sentimenti. In questo consiste l’opera di raffinamento!

Il sacrificio del fuoco [17] pag.174

Agni, il Dio del Fuoco, non è altro che una immagine del Sole ed ha dei genitori- Stamani, prima di dare inizio al rito sacrificale, due sacerdoti hanno sfregato due bastoncini per produrre il fuoco sacrificale. Si dice che il Dio del Fuoco abbia consumato i suoi genitori subito dopo la sua nascita. Avete visto questo piccolo anello, detto arani: rappresenta la madre ed il bastoncino che vi è adagiato è il padre. Quando il fuoco divampa, distrugge gli strumenti che gli hanno dato origine. In questo senso diciamo che l’aspetto del Dio-Fuoco è nato da due genitori. Lo stesso Dio del Fuoco ha una forma: le fiamme sono la sua lingua e i raggi di luce che sprigiona sono le sue teste. Per questo gli hanno attribuito mille teste, mille piedi, mille mani e così via - Il Principio del Fuoco è latente in ogni essere umano e ciò significa che intimamente ogni uomo è divino-

La catena che santifica [18] pag.174

Quando si cantano i mantra mentre si fanno offerte nel fuoco al Signore, sugli uomini si riversa la Sua Grazia sotto forma di pace e prosperità. C'è un detto. come il fuoco, così il fumo. come il fumo, così le nubi; dalle nubi la pioggia; dalla pioggia dipende il raccolto; dal raccolto il cibo e dal cibo l’intelletto- poiché ai nostri giorni le nubi del cielo non sono formate dal fumo dei sacrifici, il cibo consumato dalla gente non fa crescere l'intelligenza. Quando si compiono dei riti sacrificali il fumo che viene prodotto è sacro, produce nubi sacre, pioggia sacra, messi sacre, cibo sacro e, quindi, pensieri sacri. Così, tutta la gente ne riceve santificazione. Se oggi nella mente umana prevalgono pensieri e sentimenti cattivi è a causa del fatto che non si compiono più queste cerimonie sacrificali. Anzi, alcuni muovono delle critiche dicendo: “A che scopo sprecare tanto ghi ed altro materiale per compiere Yajna e Yaga (Sacrifici e Offerte)?" Solo coloro che hanno davvero capito, ne comprendono il valore; gli altri, no.

Dal sacrificio la beatitudine [19] pag.174

Quando il contadino va al campo di fango per cospargervi una borsa di riso, l’erudito stolto, che ignora come si fa a coltivare, critica l'agricoltore commentando: "Con tutta la gente che patisce la fame, quello getta nel fango tutto quel riso, sprecandolo!". Ma questi non sa che il contadino che ha seminato un sacco di riso oggi, fra tre mesi ne raccoglierà cento. Se non seminate oggi, come farete a raccogliere domani? Allo stesso modo, mentre offrite del <<ghi o altro al fuoco sacrificale, voi notate lo spreco dell’offerta e non i vantaggi futuri. Siate disposti a sacrificare oggi, per avere frutti maturi domani.

Sacrificio disinteressato [20] pag.175

Purtroppo oggi le persone non sono disposte nemmeno per sogno a compiere dei sacrifici e, quando si tratta di compierne alcuni, è solo per seguire la consuetudine. Pochissimi hanno un’idea su ciò che sia un vero sacrificio e, a causa di questa incoscienza, nonostante i loro beni, i ricchi non hanno pace ne sicurezza. Il ricco pensa ad accumulare sempre di più e non fa nemmeno lo sforzo di dare una ciotola di riso al mendicante che bussa alla sua porta, e poi va stupidamente a fare delle offerte ad una statua senza vita, dimenticando che il Divino è in ogni essere umano. E’ una grande stupidità credere di poter offrire qualcosa a Dio, dopo aver offeso il prossimo. Potrà mai aver bisogno delle vostre meschine offerte Colui che è la Sorgente di ogni ricchezza? Usate ciò che avete per il benessere della nazione. Date ai bisognosi, agli indigenti, ai poveri. Quando andate al tempio di Tirupati a fare offerte al Signore Venkatesvara, è solo per interesse egoistico. Offrite un niente per aspettarvi un grosso compenso. Un tale pregava così: " O Signore, se vincerò 10 milioni di rupie alla lotteria te ne offrirò 10 mila.” Ma che razza di baratto è questo? Queste non sono che meschinerie.

Una devozione grottesca [21] pag.175

Perché si è giunti a tanto? Perché l'uomo ha smarrito il segreto dei Veda - Offre a Dio una zolla di terra per avere in cambio una montagna. Questa è la caricatura della devozione. Purtroppo oggi sono sempre più i devoti di questo tipo: " O Dio, ti offro tre noci di cocco se appaghi i miei desideri” e dopo aver offerto le noci, se ne porta via i pezzi... Così tutte le preghiere, tutte le pratiche religiose sono cariche di egoismo e di interessi personali.

Necessità del sacrificio [22] pag.175

Tutti cercano vantaggi, ma senza essere disposti al sacrificio. I Veda dicono: "Figlio, non avrai l’immortalità né con l'azione né con la ricchezza, ma solo col sacrificio”. Non avrete nulla se non date nulla. Come quando andate da un negoziante e gli date 5 rupie per un fazzoletto, potete esigere la merce quando avete dato il denaro - Oggi, però, gli uomini aspirano ai posti d'onore, senza meritarli col sacrificio.

Che cosa sacrificare? [23] pag.175

Qual è la prima cosa da sacrificare a Dio? Innanzitutto le cattive qualità. Imparate ad essere virtuosi. Rinunciate alle vostre visioni ristrette per essere di larghe vedute. Offrite la vostra mente agitata o per avere in cambio la quiete mentale. Non sarà facile averla senza sacrifici. Questo imparate: sacrifici, sacrifici, sacrifici! Ciò non significa sacrificare il proprio denaro, la propria casa, ecc.-, ma quando vi imbattete in una persona che ha bisogno di aiuto, il vostro cuore deve sciogliersi e non indurirsi, come accade oggi. La stessa mente dell’uomo si sta riempiendo di durezza a causa di qualità e idee malvagie.

Vanità della ricchezza [24] pag.176

Dove credete di andare con tutta la ricchezza che avete accumulato? Che cosa guadagnerete con questo? Nessuno se la porterà dietro quando lascerà il mondo. Mentre siete in vita, aiutate i bisognosi secondo le vostre possibilità. La quintessenza dei Veda è la glorificazione del sacrificio come suprema virtù. Sacrificio, sacrificio, sacrificio! Abbiate in voi sentimenti di abnegazione.

Istruzione senza sacrificio [25] pag.176

A che vi giova tutto quanto leggete, studiate o ascoltate se non avviene alcun miglioramento nella vostra vita? A che vi serve tutta l'istruzione se non c’è nessuno che possa cancellare con un colpo di spugna tutta la confusione stampata nella vostra testa? Se nella vostra mente entrano pensieri malvagi e disonesti, tutto il vostro modo di pensare diventa arido, segue direzioni sbagliate e voi assumete un atteggiamento duro e crudele, perdendo ogni vantaggio dell’istruzione ricevuta - Chi è di mente ottusa non conoscerà mai se stesso, anche se ha studiato molto- Il mediocre non migliorerà certo con l’istruzione. La più alta conoscenza sta nel comprendere il valore del sacrificio, fonte di gioia infinita, di immortalità, di Divinità, dove si può nuotare in un oceano di Beatitudine. Quanta gioia e quanta sicurezza nel sacrificio!

La lezione del riti [26] pag.176

La lezione da imparare attraverso il compimento dei riti sacrificali è il sacrificio come mezzo supremo per realizzare il Divino- Tutti gli inni e i mantra vedici sono forme di Dio e oggi si stanno semplicemente recitando i Veda, ma che posto occupano nella vita pratica di ogni giorno? Sono inutili i Veda, se non vengono messi in pratica. Ci si può sfamare semplicemente parlando di cibo? Può forse un povero arricchirsi parlando di ricchezze? E un ammalato può guarire citando semplicemente delle medicine? Chi vuole sfamarsi deve mangiare. Nient’altro all’infuori della pratica può dare Beatitudine e, per ottenerla, occorre imparare la lezione del sacrificio, comprendere il significato di Yaga, le offerte propiziatorie, e condurre una vita divina-

Il sacrificio esteriore ed interiore [8] pag.203

Ci sono due tipi di sacrifici: uno è esteriore e l'altro è interiore.

Durante questi sette giorni, per esempio, per celebrare esteriormente i sacrifici, servono degli arredi ritualistici come bastoncini di incenso e ghi, che vengono poi offerti al fuoco sacrificale mentre si canta il mantra Svaha. Ma tutto questo apparato non è altro che un riflesso del sacrificio interiore. Cercate di comprendere la relazione esistente fra la celebrazione esteriore di un sacrificio ed il suo significato interiore- Il vero Yagna o atto sacrificale consiste nell'avere sempre in mente la propria realtà divina, nel considerare la propria mente come l’altare del sacrificio e nel sacrificare al Signore ogni inclinazione cattiva rimasta in voi.

Il sacrificio delle tendenze inferiori [9] pag.203

I sacrifici devono esserci per indurvi a sacrificare i vostri vizi, le tendenze deteriori, le abitudini cattive ed i vostri comportamenti errati radicatisi in voi. In realtà, essi non vi riguardano. Non è naturale per l'uomo essere incostante, come pure la collera, il rubare e la stoltezza non sono qualità naturali in lui e perciò sono sicuramente dei rimasugli ereditati da vite precedenti di livello inferiore- Se le cose stanno in questi termini, che cosa dunque dovreste sacrificare? Dovreste sacrificare tutte le inclinazioni, qualità e tendenze cattive che sono rimaste ancora in voi -

Santità del sacrificio [19] pag.205

Nell'universo esiste una stretta relazione fra ogni cosa. I nomi e le forme sono differenti, ma è la stessa Divinità che è comune a tutti. Anticamente si compivano sacrifici allo scopo di rivelare questa sacra unità del tutto. Molti ritengono sprecato il denaro usato per i sacrifici, ma è solo perché non hanno intravisto la verità implicita nell'adempimento di questi riti.

Significato di Onam [19] pag.251

La forza e la potenza di Bali furono estremamente sacre, divine. Il suo a more verso i sudditi era tale che gli uni non avrebbero più voluto vivere senza l'altro. Dopo aver dato tutto a Vamana, Bali aveva fatto questa promessa alla sua gente: "Cari cittadini, io non posso vivere senza di voi, né voi potete vivere senza di me; perciò, una volta all’anno, farò la mia apparizione nel regno del Kerala.” La fede degli abitanti del Kerala è tale che nella loro convinzione Bali, sia nel profondo dei loro cuori sia in forme esteriori, appare loro una volta all'anno, e precisamente nel giorno di Onam.

 

Corso estivo 1990

Senso del rito funebre [12] pag.135

Uddared atmanatmanam, ci esorta la Bhagavad Gita:

"Usa ogni tuo sforzo per elevarti”. Contrariamente a questa esortazione, molte persone vivono nell'errata convinzione che, se mettono a1 mondo dei figli maschi, questi li aiuteranno a raggiungere il paradiso dopo la morte, perché potranno celebrare i riti funebri (shraddha) in loro suffragio. E’ da sciocchi pensare che ai mondi più elevati giungeranno quelli che hanno dei figli mentre quelli che non ne hanno scenderanno nei mondi inferiori. Inoltre il vero rito funebre non consiste nell'invitare il sacerdote bramino per lavargli i piedi, offrirgli un pranzo sontuoso ed avere la sua benedizione. Il vero significato dello shraddha è offrire con shraddha, ossia con fede, il pinda ai Piedi di Loto del Signore- E che cos'è il pinda? Non è, come si crede solitamente, il pugno di riso che si offre (alle divinità tutelari dei defunti), ma è il corpo umano. Perciò, il vero Pindanda 68 consiste nell'offrire il proprio corpo, con tutte le sue facoltà e capacità fisiche e mentali al servizio del Signore che ha manifestato Sé Stesso nella forma dell'Universo.

Dio è unità

Capitolo III. 4. Le qualità dell'individuo

Il "Jiva" o individuo, è composto, fra l'altro, di qualità emotive e passionali. La qualità inferiore è detta "Tamasica" e quella superiore è detta "Satwica". Iswara (Dio personalizzato) è il riflesso "Satwico" di Brahman. L’uomo deve cercare di raggiungere il più alto livello nel campo "Satwico" ed evitare di cadere in quello più basso della materia, "Tamasico", e dei conseguimenti materiali. Il Guru guida ed incoraggia il discepolo a rendersi consapevole che Dio "è" nell'Uomo. La parola "Adhyatmico" o spirituale viene usata spesso dagli aspiranti e dai precettori, ma cosa significa esattamente? Si vuole forse intendere "Bajana" (gruppi di persone che cantano la Gloria di Dio) o "Japa" (ripetizione del nome di Dio) o "Dhyana" (meditazione sulla Sua forma)? Oppure riti o cerimonie o, infine, pellegrinaggi in luoghi santi? No. Queste sono soltanto pratiche lodevoli, mentre con il termine " Adhatmico" si intende indicare lo sforzo sincero per raggiungere due scopi: l’eliminazione dei tratti animali che ancora sussistono nell'uomo e la sua unità con il divino.

 

Capitolo IV. 6. Riti e sacrifici

La "Puja" (culto formale a ore regolari con recitazioni di inni e canti) è il primo stadio del pellegrinaggio spirituale. Molti ricercatori hanno certamente raggiunto la coscienza di Dio dopo molti anni di ascetismo trascorsi nelle caverne delle foreste, ma se si svolgono i riti come la "Puja", l"Archana'' (offerta di fiori con la ripetizione del Nome Sacro) i "Bhajans" (cantare la sua gloria) e " Aradhana" (adorazione come presenza vivente) con cura e precisione, si otterranno frutti molto più soddisfacenti. Molte anime e molti santi realizzati hanno dimostrato nelle loro vite che il tempo, l'attenzione e l'energia spesi nelle pratiche religiose sono stati spesi bene. Con l"Aradhana'' (adorazione) essi furono in grado di visualizzare il Divino nella forma voluta. L'intera letteratura è composta dalla combinazione delle 26 lettere dell'alfabeto. Puja, Japa, Archana e Aradhana sono le lettere dell'alfabeto spirituale. La raccolta di tutti i vari oggetti occorrenti per il culto (la lampada, i piatti, le coppe, la campana, il libro) abbisogna di lunghe ore di concentrazione sul Divino. La concentrazione che occorre per fare un'ora di "Puja" purifica la mente e colui che la svolge si rafforza e cammina più sicuro nel suo pellegrinaggio verso Dio.

Capitolo VII. 6. Vedere l'illimitato nel limitato

L'Onnipresente non può essere assente dall'icona o dall'immagine! Non dobbiamo ridurre Dio ad un'icona ma affermare e realizzare che Egli è anche l'icona. Eleviamo l'immagine alle dimensioni dell'assoluto, facciamola espandere oltre la sua cornice e, con la pratica della disciplina spirituale, giungeremo lentamente a renderci conto che l’immagine può aiutare la mente a superare i suoi limiti.

sea

Quando il Re di Alwar nel Rajasthan arguì davanti al grande Santo Vivekananda che Dio non poteva mai essere visto nel dipinto di un artista, Vivekananda chiese al primo ministro che stava ai piedi del Re, di prendere la sua foto dalla parete e di sputarvi sopra. Disse. "non dovete esitare! Il Re ha appena detto che essa non è che un insieme di colori su di un canovaccio e di non confondere quel dipinto con lui!" Ma tutti si ritrassero con paura. La foto del Re era per loro un oggetto degno di adorazione.

 

Le sedici modalità di culto, indicate dalle Scritture per aiutare l'aspirante ad essere consapevole di trovarsi davanti alla vera presenza divina e che quindi ogni suo gesto ed ogni suo atto devono essere motivati dalla devozione, garantiscono una mente purificata dall'ego.

Questo processo purifica tutti i livelli della coscienza: "la cittha suddhi", che dev'essere libera da falsi impulsi. A che serve cucinare una vivanda rara e costosa in un recipiente sporco, o piantare un seme in un terreno sabbioso? I riti svolti con il cuore impuro sono una perdita di tempo, mentre anche un breve ma sincero rito, fatto con la coscienza di essere di fronte a Dio, porterà ben maggiori frutti. Il grande santo del Tamil Thiruthondar confessò che adorava un idolo del Signore per purificare la propria mente. State attenti però, non date troppa importanza alla pietra (cioè al materiale che simbolizza il divino) perché altrimenti Egli sparirà dalla vostra vista. Il materiale e la forma sono inseparabili, ma il ricercatore deve soffermarsi sulla forma prediletta perché si manifesti in tutta la sua gloria piuttosto che sul materiale di cui essa è fatta. Deve trattenersi lungamente e profondamente sul pensiero che Dio si trova in ogni particella dell'universo senza limiti di tempo e di spazio.

Capitolo VII. 9. Non fermatevi nella valle ma salite e raggiungete la vetta

Il dramma dell'uomo sta nel fatto che ha interpretato male gli insegnamenti ed ha sbagliato strada. Si è cacciato nei vicoli stretti delle antiquate credenze, cerimonie e riti materialistici e transitori che indeboliscono la mente con la paura e l'orgoglio. Un buon maestro spirituale non si presta a tali pratiche debilitanti, il suo compito è quello di rendere coscienti i suoi discepoli dell'Uno, Unico Spirito, e di dar loro il coraggio di proseguire il cammino verso la realizzazione: altrimenti non merita di essere chiamato "Guru" o maestro. Se giunge un richiamo dalle più alte regioni della pura ed equilibrata qualità "satwica", perché il Maestro dovrebbe rimanere sordo e lasciare i discepoli al livello dell'inerte e del passionale? La maggior parte delle guide e dei ricercatori spirituali tende ad evitare le altezze e preferisce le valli. Considerate per un momento quanto durano i trionfi mondani: essi rappresentano un gioco di luci e di ombre, di nomi e di forme sullo schermo del Divino, che è il centro di ogni essere e di ogni cosa. Cercate di meritarvi la visione suprema che vi permetterà di percepire la Sua onnipresenza. Ci preoccupiamo solo se ci capita qualche cosa di spiacevole, perché il bene è naturale e non ci turba, mentre il male è un'aberrazione. Se qualcuno soffre o cade in errore ci allarmiamo poiché per natura siamo inclini ad essere felici ed a seguire sempre la via retta. E un vero peccato che l'uomo non capisca più questa verità. Incarnazioni del Divino Spirito. l’uomo è lo Spirito incarnato ed è depositario dell'infinito, completo, uno ed indivisibile Spirito Santo. L'uomo al massimo rimane uomo, soddisfatto delle qualità passionali in lui dominanti. Molti si sentono contenti per i loro rapporti con il mondo tamasico, ed il loro ideale è solo quello di accumulare ricchezza ed appagare i bisogni materiali. Esaminatevi e scoprirete a che livello siete analizzando i vostri desideri ed i vostri atti. Conclusa l'indagine interiore, elevate i pensieri e le vostre esigenze che, così rettificate, daranno un impulso benefico alle vostre azioni. Infatti, mediante le azioni, le qualità di base vengono superate o trascese. Le attività sono causa di nascita e di morte e costituiscono la nostra esistenza. Gli uomini purtroppo ignorano deliberatamente le attività che potrebbero alleggerire il peso delle vite ed annullarne la serie, illuminando inoltre il loro spirito che è la sorgente della luce da loro ignorata. Lo zucchero è la sostanza di base di tutti i dolci, esattamente come il potere dello spirito è la base della conoscenza di tutto ciò che esiste. Esso è il testimone universale, il sole che attiva tutto l'universo e che mai tuttavia attiva se stesso.

Capitolo VIII. 8. La devozione

Non può esserci vera gioia senza devozione.

Cosa vuol dire in verità, devozione? Devozione è un termine generalmente usato per sottintendere la ripetizione del nome, uno dei molti nomi di Dio, la recitazione di inni e salmi, rituali propiziatori della grazia Divina. Neppure la meditazione su Dio e sulla Sua compassione può chiamarsi genuina devozione. Tutte queste pratiche spirituali hanno un tratto di egoismo che le adombra. Il grande saggio Vyasa disse che il servizio all'uomo è la più alta forma di culto. Non offendere né ferire alcuno è la vera adorazione da rivolgere a Dio, perché in verità gli altri siete voi stessi. La consapevolezza di questa verità è la liberazione. Condividere la gioia con altri meno fortunati, sarà il mezzo più sicuro per vincere la Sua Grazia. Eseguite ogni azione con tutto l'amore che vorreste offrire a Dio. In verità voi mangiate per soddisfare l"Io'', vi vestite per piacere allo stesso "Io", il marito ama la moglie, per amore dell’“Io'' e la moglie adora il marito per il piacere dell’“Io'', ma chi è questo "Io" inerente in ciascuno? E’ Dio, stesso. Le scritture dicono che il Signore risiede in ogni essere.

Egli è lo Spirito in ciascuno, l'anima suprema. Riconoscerlo è vera devozione, che vi porterà pura e sempiterna felicità.

 

Quelli che Dio ama di più

2 - pag.42 VEDERE L'UNITA’

 

Questo oceano del <<samsara>> (vita) è insondabile ed è paragonabile anch'esso ad un flusso. In esso vivono terribili coccodrilli ed altri animali pericolosi. Questi simbolizzano i sei nemici dell'uomo: l'ira, la cupidigia, la lussuria, l'odio, l'invidia e la gelosia. E’ un miscuglio di opposti, come gioia e dolore, ed è molto difficile predire quando essi si verificheranno. Il metodo migliore e più facile per attraversare questo oceano della vita è quello di vedere l'unità nella diversità. Dobbiamo anzitutto credere con fermezza che questo principio divino esiste come una fiamma in ciascun essere. Ed una volta riconosciuta la presenza di Dio in ciascuno, l'unità nella diversità è riconosciuta e non potremo più odiare nessuno. Tutti questi <<bhajans>>, dhyanam>> (meditazione), <<japam>> (ripetizione del nome sacro), quando è riconosciuto il principio divino in ogni Cuore vi sembreranno cose insignificanti. E’ solo nell'ignoranza che abbiamo il sentimento che esse siano importanti. Fino a quando non abbiamo imparato a nuotare abbiamo bisogno di un salvagente ma, una volta imparato, non sarà più necessario. Tutti questi riti sono necessari fino a quando non abbiamo imparato la vera essenza della Ghita ma, quando l'avremo conosciuta, essi non ci sembreranno più così essenziali.

Nel <<Bhakti Yoga>> le caratteristiche di un devoto sono state descritte in vari modi. In esso vi si dice fra l'altro, che bisogna sottomettere i sei nemici interiori. Ma è più facile dirlo che farlo! Quando avremo riconosciuto che lo stesso Dio che risiede in noi, risiede in tutti i cinque sensi, e che Egli è l'Uno che attiva tutti gli esseri, diventerà facile avere il controllo su di loro e non saremo soddisfatti prima di avere riconosciuto e sperimentato questa verità. Se abbiamo del sale in bocca e vogliamo bere un succo dolce, non sentiremo la sua dolcezza. Sarà necessario sputare fuori il sale prima, poi, lavare bene la bocca, e quindi gustare la dolcezza del succo. Quando potremo togliere dal nostro corpo le cattive qualità che sono divenute parte del sistema come l'odio, la gelosia, la invidia, l'ego, l'ira, potremo gustare la dolcezza della verità, dell'amore, della compassione, del sacrificio, della carità e della simpatia.

1 - pag.59 DUE TIPI Dl DEVOZIONE

 

<<Ghitacharya>> (Il maestro della Ghita) ha dichiarato e promesso: <<A chi Mi ama, Mi ricorda e Mi loda, conferirò lo <<yoga>> della intelligenza" o "Bhuddi Yoga", e Lo prenderò in Me!>>. Lo < < yoga> > dell'intelligenza si riferisce al potere della discriminazione che aiuta l'uomo a distinguere l'<<atma>> dall'<<anatma>>, cioè il permanente dall'instabile. Ciò è possibile solo ai veri devoti del Signore. Il cammino della devozione è la strada reale per ottenere la vera conoscenza o saggezza. Che cos'è la devozione? Quando l'amore è canalizzato verso cose transeunti è <<attaccamento>>, quando scorre verso l'entità Eterna diventa <<devozione>>. La devozione è di due tipi: una ordinaria, associata alle attività devozionali, quali i riti ed il culto. Questo tipo di devozione non viene presa in considerazione dalla Ghita la quale sostiene che la vera devozione è quella riferita al carattere (le virtù) e all'amore totale per Dio. La devozione ordinaria si riferisce all'uso di cose prese dal mondo dei fenomeni apparenti per adorare il Signore; per esempio: l'uso dei fiori. Dove nascono questi fiori? Li avete forse creati voi? Siete stati capaci di fabbricarli? Certamente No! Essi provengono da Dio che è il loro creatore. Quindi, cosa c'è di speciale nell'offrire cose che Lui stesso ha creato? Il secondo tipo è la devozione pura, cioè riferita ad attività compiute per adorare Dio che è in noi, nel nostro cuore, tramite fiori che non sono però relativi al mondo dei fenomeni (trattasi delle virtù).Vediamo ora la differenza fra <<jnana>> e <<dhyana>>, fra conoscenza e meditazione. Alcuni ritengono che senza la meditazione non è possibile avere la conoscenza del <<reale>> e che, senza quest'ultima non potete entrare nello stadio della meditazione. In tali circostanze con quale dei due dovremmo incominciare? In termini tecnici la meditazione si riferisce alla concentrazione su di un oggetto ed attraverso essa raggiungere lo scopo. Ma questa non è una definizione corretta! Etimologicamente <<daivachintanam>> spiega l'origine di <<dhyana>>. <<Daivachintanam>> vuol dire: <<meditazione su Dio>>. Meditare e pensare al Signore è devozione, e senza questa devozione non è possibile avere l'illimitato splendore di Dio (La saggezza). E' necessario prima avere i fiori, poiché senza fiori non ci possono essere i frutti. La devozione e paragonabile ai fiori e senza di essa è impossibile avere la conoscenza (frutti). Nello stadio dei <<fiori>> un devoto deve assumere l'atteggiamento del servo di Dio o <<dasoham>> e, partendo da quello stadio, deve raggiungere quello di <<Io sono Brahma>>. Vidyaraja (un santo) aveva iniziato il suo sadhana dallo stadio di <<Io sono il tuo servitore Signore!>> e, gradualmente, il <<sadhana>> di <<dasoham>> divenne <<Io sono quello, Io sono il Signore stesso>>. Un giorno Vidvaraja stava discutendo con i suoi discepoli ed uno di essi gli disse: <<Swami, ci hai parlato del cammino <<dasoham>> (Io sono il servo di Dio) ma oggi tu ci dici <<Soham, Soham!>> (Io sono Quello)>>. Swami rispose: <<Cari ragazzi, è vero che dicevo <<Io sono il Servo del Signore>>, ma, ieri, il ladro di cuori <<Chitta Chora>>. ( Krishna) è venuto e mi ha rubato il cuore, e mi ha fatto sentire <<Soham, Soham>> Ha tolto dal <<Dasoham>> la sillaba <<da>> ed è rimasto solo <<soham>>. E' un vero ladro!>> Vidyaraja aveva avuto un sogno nel quale il Signore gli diceva: <<Hai iniziato il Tuo <<sadhana>> dallo stadio di <<dasoham>> ma hai progredito e sei arrivato vicino a Me; ora devi passare allo stadio di "soham">>.Paramahmsa aveva due devoti, uno era padre di famiglia e conduceva la vita familiare e l'altro era un <<sannyasin>>.Vivekananda era il <<sannyasin>> e Nagamashaya era il padre di famiglia. Quest'ultimo praticava la attitudine di <<dasoham>> ( Io sono servo di Dio). Quando il devoto inizia questa disciplina non deve esserci nessun egoismo in lui, altrimenti, non potrà ottenere nessuna conoscenza <<atmica>>. Anche per Arjuna fu la stessa cosa: Krishna lo incoraggiò più volte e, solo dopo che egli ebbe gettato l'arma <<gandiva>> dell'<<ahamkara>> (dell'ego), poté dichiarare:<<Sono pronto ad obbedire ai Tuoi comandamenti!>> Fino a quando c'è l'egoismo non potrete stabilire voi stessi nello stadio dell'<<Atma>> ma, una volta ottenuta la Grazia del Signore, è impossibile avere egoismo: non è possibile avere la luce e le tenebre nello stesso tempo. Pertanto Nagamashaya iniziò lo stadio di <<dasoham>> con grande umiltà. Dal canto suo, <<Vivekananda>> sviluppò una mente espansiva recitando <<Sivoham, Sivoham>> (Io sono Siva. Io sono Siva). Le due esperienze erano differenti, ma tutte e due tendevano a superare il potere della illusione, <<maya>>.

Nagamhashaya adottò il cammino di <<dasoham>>, divenne sempre più piccolo e si liberò dai legami della illusione, mentre Vivekananda ridusse in pezzi i lacci di <<maya>> recitando <<Sivoham>>, ossia espandendosi. Una persona che sviluppa in se stessa l'idea di <<Io sono Dio, Io sono Dio>> non sarà toccata da nulla. Ovviamente è senza utilità recitare semplicemente queste parole, esse devono nascere dalla esperienza. Si dovrebbe superare la coscienza del corpo ed avere il controllo dei sensi, identificandosi continuamente con il Signore, e solo così si potrà acquisire la suprema conoscenza. In altre parole, un devoto che rimuove l'egoismo dal suo cuore ottiene il supremo <<bliss>> (beatitudine).

Ghita Vahini

5 - pag.13 La Ghita non insegna uno yoga in particolare

 

Ci si chiede come poté Arjuna essere così puro da meritare la saggezza impartita dalla Ghita? Il nome Arjuna significa puro, immacolato, bianco. Il suo nome era appropriato ed egli ne era degno. Fu per questo che ebbe diritto alla presenza immediata del Signore Krishna e divenne lo strumento per il premio della Ghita al mondo. Krishna usò la parola <<Yoga>> molte volte nella Ghita. Egli descrisse anche lo stato dell'individuo durante lo <<Yoga>>. Un dubbio può tuttavia sorgere ai lettori della Ghita: perché non vi è concordanza fra il significato della parola <<Yoga>> ed il modo con cui il Signore Krishna la usa? In alcuni passaggi Krishna parla di <<Vairagya>> (il distacco), in altri dichiara che la libertà più grande può essere guadagnata con il culto. Vari metodi inoltre sono menzionati per raggiungere lo stato supremo della beatitudine spirituale. Nell'ottavo discorso vi è anche un accenno al <<Raja Yoga>>, tuttavia non si può dire che la Ghita insegni il <<Raja Yoga>>. Le principali verità fondamentali della Ghita sono: l'arrendersi completamente al Signore Krishna, libertà da triplici legami con il mondo esteriore degli oggetti (la lussuria, la cupidigia, la collera), l'osservanza di una condotta morale e di discipline virtuose.

Il Signore ritiene queste cose come le forme migliori per indagare in profondità sui segreti del progresso interiore.

5 - pag.141 Porterò il tuo fardello!

 

Il Signore ha dato assicurazione; <<Io porterò il peso del tuo benessere qui ed oltre qui>>. Egli ha preso su di se questo compito volontariamente. Gli aspiranti e tutti coloro che vogliono trarre profitto da quella promessa devono vivere secondo le regole stabilite, come ordinato loro. Se si sentono abbandonati è perché si sono tenuti lontani dai comandamenti del Signore. Da un esame interiore scoprirebbero che le sofferenze del presente hanno la loro causa nel comportamento passato e nella ignoranza del futuro. Ecco la radice della loro sofferenza!

Quella assicurazione contiene una condizione che rappresenta il coronamento, il frutto finale. L'assicurazione è la testa che non può funzionare, senza la collaborazione degli organi. Occuparsi della testa lasciando da parte il collo, le spalle ed il resto del corpo, è come avere fede nella chiave, dopo che la serratura è stata scassinata ed il tesoro rubato! La condizione perché quell'assicurazione abbia effetto è meditare sul Signore, adorarLo, senza altro pensiero nella mente. Se la meditazione ininterrotta è assente, e quando il culto non è offerto con incondizionata resa, perché poi lamentarsi se Lui non porta il vostro fardello? Se vi arrendete agli altri, lodate e magnificate gli altri, ed i vostri pensieri non dimorano in Dio, come potete pretendere che Lui vi porti il vostro fardello? Servite il prossimo e gli chiedete poi di ricompersarvi, come può chiamarsi questo atteggiamento "ananya cintha?", piena lealtà? Se un uomo è servo del Re deve servirlo con tutto il suo cuore.

Se egli lo serve e contemporaneamente pensa alla sua famiglia non può chiamarsi interamente leale. Servite chi amate ed amate chi servite! Questo è il segreto di "saranagathi"! (la resa totale). Vyasa fece una splendida ghirlanda di pietre preziose, e questo "sloka" è il gioiello centrale. Le parole "yoga" e "kshema" usate dal Signore hanno questo significato: "yoga" vuol dire acquisizione di qualcosa di desiderabile, e "kshema" vuol dire preservare ciò che si è acquisito. La disciplina per la quale si può preservare ciò che si è acquisito è appunto "ananya chinta" o meditazione esclusiva sul Signore. La mente così verrà pulita e l'individuo diverrà un "bhaktha" (devoto). Il bhaktha si riconosce da queste cose: Egli parla del Signore, canta il Signore, vede solo il Signore e lavora e spende il suo tempo libero con il Signore. Una tale persona non ha bisogno di fare "yaina" o "yaga" (sacrifici e riti), non ha bisogno di peregrinare da un luogo sacro all'altro, non occorre che faccia la carità. Perché dovrebbe farla? Egli non insiste, né la chiede. Offrire qualcosa è un processo mentale e, se la mente è pura, il Signore accetterà ogni cosa, ma se la mente è sporca ed il recipiente non è quindi stagnato con il pensiero di Dio, le azioni non saranno "buone" ma inquinate dal veleno. Il recipiente deve essere pulito!

Ricordate Kuchela quando diede una manciata di riso al Signore quanta gioia gli diede perché la sua mente era pura! Leggete le esperienze di Vidura e di Droupadi nei Purana (racconti epici). Cosa offrirono al Signore? Vidura diede una coppa di avena e Droupadi solo un pezzetto di foglia! Ma considerate quanto il Signore diede loro indietro! Il Signore non calcola il valore delle cose, Egli vede solo il sentimento che sta dietro l'atto. Purificate pertanto il sentimento e vincerete la Grazia di Dio.

La via per amare

7 - pag.21 La virtù è conoscenza (Sadguna è Jnana)

 

Jnana significa " intuizione, comprensione", ma non si tratta soltanto di un fatto intellettivo. " Mangiare " non vuol dire portare il cibo alla bocca. Il " mangiare" diventa un' azione completa solo quando il cibo è masticato, inghiottito, digerito ed assimilato nella circolazione del sangue e poi trasformato in muscoli ed ossa, in energia e vigore. Cosi la " comprensione" o Jnana deve compenetrare e fortificare tutti i momenti della vita. Dev'essere espressa attraverso tutti gli organi di senso, di azione e di percezione. L'uomo deve giungere a questo alto livello. La sola erudizione non è Jnana, la virtù (Sadguna) è Jnana, è conoscenza. Se si vuol portare aiuto al prossimo praticare il Seva bisogna anche esser disposti a cedere una piccola quota delle proprie risorse materiali che, così, entrano a far parte del sacrificio personale (yajna). Perché il corpo funzioni come una macchina è necessario alimentarlo. Il cibo non è sacrificio, ma lo rende possibile. Quindi l'azione del mangiare non va tenuta in dispregio perché soddisfa una necessità fisica; l'atto della nutrizione fa parte del sacro rito. Il culto religioso non consiste unicamente nel cogliere un fiore e metterlo davanti all'immagine divina; il giardiniere che ha faticato per coltivare la pianta da cui è stato colto il fiore è, anche lui, partecipe del culto. Il corpo può svolgere le sue funzioni solo quando è stato nutrito, anche i mezzi, usati per effettuare il rito sono sacri.

E’ un rito sacro ogni azione che tende a servirsi del mondo per lodare il Signore, a propugnare la pace e la giustizia nella Società, a controllare e coordinare le funzioni del corpo. Il primo è detto Yajna, il secondo Dana, il terzo Tapas. Qualunque azione umana deve mirare a queste tre finalità.

La legge eterna

pag.12

 

...Possiamo comprendere le azioni dharmiche del passato solo penetrando il loro significato simbolico. In campo spirituale, infatti, vi sono molti termini tecnici, ciascuno con un significato suo proprio che, una volta compreso, permette di afferrare correttamente l'insegnamento degli Sastra.

sea

Vediamo un esempio. Anticamente si celebravano dei riti (yajna) nei quali venivano sacrificati gli animali (pasu). Ma l'animale è solo un simbolo; ciò che si deve immolare non è una creatura che già conduce una vita di sacrificio senza che l'uomo gliela debba far concludere sull’ara! La bestia che dev'essere uccisa è un'altra. Nel lessico spirituale, infatti, " animale" significa "la coscienza del corpo" o " coscienza dell'ego". Ora, è proprio questa che deve morire. Il Signore è anche detto Pasupati o Govinda, dove Pasupati non significa " il custode degli animali ", ma " il Signore di tutte le anime individuali (jiva)", perché pasu sta per jiva. Anche Govinda significa " guardiano delle vacche", dove " vacca (go)" sta per " anima individuale (jiva)". La cura delle vacche è una lila, cioè un gioco divino di Krishna, e simbolizza la Sua Missione di pastore delle anime.

 

Gli Sastra hanno profondi significati occulti. Lo scopo del Dharma è far sì che l'anima individuale (jiva) abbandoni l'attaccamento al mondo e alle sue illusioni per prendere coscienza della realtà o, piuttosto, per rifiutare ciò che prende ora per vero, realizzando in tal modo la propria identità. Tutti devono imparare questi significati.

 

sea

Prendiamo ad esempio il Tempio di Siva. Vi avranno insegnato che il toro Nandi, posto davanti alla statua del Dio, rappresenta la cavalcatura di Siva, cioè il Suo veicolo ( vahana); per questa ragione lo si colloca in quella posizione. Ma in realtà il toro, l'animale (pasu), rappresenta l'anima individuale (jiva), mentre la struttura ovoidale (Lingam) è il simbolo di Siva. Nessuno deve passare tra il toro e il Lingam, cioè tra l'anima individuale (jiva) e Dio ( Siva), che devono fondersi in uno. Si dice anche che bisogna guardare Siva attraverso le corna di Nandi e, se ne chiedete la ragione, vi risponderanno che quello è il modo più sacro per vedere il Lingam. Invece il significato occulto è che bisogna scorgere Siva in jiva, cioè Dio nell'anima individuale. La bestia (pasu) e il Guardiano (pasu-pati) sono Uno, Nandi e il Signore (Iswara) si fondono in Nandiswara. Sono solo due modi per riferirsi alla stessa Entità che, prigioniera, è Nandi, mentre libera è Dio (Iswara). Non appena i vincoli cadono, si manifesta il " Signore-Nandi" (Nandiswara) che viene giustamente adorato. Quando l'animale (pasu) viene offerto al Guardiano (Pasu-pati) e i due si fondono in Uno, si ha il vero sacrificio (yajna). Ma questo significato è stato dimenticato, perché i riti hanno subito delle modifiche talmente profonde che le pratiche di oggi sono molto lontane dai principi del passato.

 

Persino i lavori più umili e modesti dovrebbero essere ispirati agli ideali della perfezione spirituale, perché in questo modo anche gli animi semplici avranno la possibilità di salire passo passo verso la meta. Se non cercate di comprendere il significato e lo scopo di ogni vostra azione e tuttavia continuate ad agire, ogni atto si trasformerà in una pratica ridicola e vuota. Disse una volta Prahlada: " Trovando difficile annullare il proprio egoismo, l'uomo preferisce sacrificare una bestia. Ma uccidere gli animali conduce alla schiavitù, perché è una manifestazione di " ignoranza " (tamoguna), mentre il sacrificio della bestia dell'egoismo è un atteggiamento virtuoso (sattwico ), che porta alla liberazione e quindi a Dio". Quelli che un tempo erano " i valori supremi" (paramartha), oggi sono considerati soltanto delle " pazzie" (pamarartha). Allo stesso modo i riti del passato, così pieni di significato, si sono inselvatichiti ramificando in tutte le direzioni, tanto che non è più possibile sradicare l'albero e piantarne uno nuovo, ma occorre potarlo e insegnargli a crescere diritto. Dovete sempre ricordare il Fine supremo, senza mai mescolarlo con le bassezze.

Corso estivo 1993

Vera istruzione   pag.120 – (121)

...Rispetto e cortesia sono reciproci, non sono a senso unico. I nostri ragazzi cantano la seguente recitazione Vedica:

 

"Nakarmana, Naprajaya, Dhanena

Tyage naike Amritatva Manasuh”.

L’immortalità non viene conseguita con i rituali,

con la nascita o la ricchezza,

ma solo con il sacrificio e la rinuncia.

 

I nostri studenti non hanno lo spirito del sacrificio; se devono fare qualche sacrificio, sacrificano il loro carattere. Cosa c’è di buono nel vivere quando vi siete privati della vostra fermezza di carattere? Voi potete sacrificare qualsiasi cosa, persino la vostra vita, però mai il vostro carattere. Si dice che 3/4 della vostra vita è carattere. In realtà la nostra vera vita è il carattere....

Colloqui

H. Perché Svami celebra cerimonie dei matrimoni per coppie che sono già sposate da molto tempo?

SAI - [2] pag.38

In India, quando due sposi giungono a 60 anni, si celebrano nuove nozze, come per un matrimonio in una nuova vita spirituale rivolta a Dio e libera dai sensi. Prima dei 60 la coppia ha diritto al godere dei sensi; a 70 anni poi, il numero 7 ha un suo significato. Sette furono i grandi rishi ed all'età di 70 anni si dovrebbe esser immersi in quei santi. Gli 80 sono corrispondenti alle 8 Deità che regnano sulle otto direzioni dello spazio, e si dovrebbe esser fusi con quelle Deità. Gli anni 90 sono quelli dedicati ai nove pianeti, e ci si deve immergere in quelli. A cent'anni si devono dominare i cinque organi di percezione ed i cinque organi d’azione, e ci si dovrebbe fondere con Dio. I cinque organi d’azione sono quelli del parlare, dell'afferrare, del camminare, dell’espellere e del mangiare; i cinque sensi di percezione sono l’udito, il tatto, la vista, il gusto e l’odorato.15

 

Un visit. indiano

C’è qualcosa di buono in questi riti indù?

SAI - [3] pag.38

Noi abbiamo debiti di gratitudine, e questa la dobbiamo esprimere al tempo giusto ed in modo che il suo messaggio arrivi a destinazione. Dobbiamo gratitudine ai due genitori, al Guru, a Dio, alla Natura e ai Saggi.

Se la lettera ha l’indirizzo giusto, arriverà, e non ci dobbiamo preoccupare del suo iter. Nel caso dei genitori, i loro corpi sono morti, ma lo Spirito (Atma) non ha subìto cambiamenti. L’indirizzo giusto per l’espressione di gratitudine è dato dal mantra usato nella cerimonia. I mantra sono molto potenti e nei tempi andati ci si faceva affidamento. Oggi si fa affidamento alle macchine. Coloro che erano dotti nei mantra erano chiamati santi; oggi gli esperti nelle macchine sono chiamati scienziati.

H - Quando l’auto di Svami lascia Prashanti Nilayam o Brindavan, vediamo gente che Gli spezza davanti noci di cocco. Che significa questo rito?

SAI - [4] pag.70

Finché nella noce c'è acqua - simbolo dei desideri terreni - e finché la polpa è attaccata al guscio, se la si mette nella terra essa germoglierà; se non la si semina, l’acqua evapora, il gheriglio si stacca dal guscio e la noce non può più germogliare. La si prende come simbolo dei tre occhi, i due occhi fisici e quello della Sapienza, che è chiuso. La rottura della noce è il simbolo dell’apertura del cuore prima chiuso e della preghiera a Dio affinché ne prenda il contenuto. Questa è la “resa”. Nulla può esser celato di ciò che è contenuto quando la noce è aperta ed essa non germoglierà più.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.34

...Io so che voi avete in questo villaggio, come in moltissimi villaggi, una grande sagra di carri, sui quali l’idolo è portato in processione per l'intero villaggio con grande pompa. Il carro o il palanchino è decorato con devozione. Bande di musicisti e ballerini sono ingaggiati e precedono il carro. Molti vanno alla sagra per ammirare la decorazione del carro, ma i più sono interessati ai canti e alle danze, ai cantanti e ai ballerini; mentre solo pochi sono attratti dall'idolo che è la figura centrale da adorare. Anche il corpo umano è un carro-tempio; l'Atma è installata in esso, ed è trascinata da emozioni, impulsi, passioni e sollecitazioni lungo le strade del desiderio. Successo e insuccesso, gioia e dolore, guadagno e perdita sono i ballerini che accompagnano questa processione della vita. Qui, pure, molti pongono la loro attenzione solo sul carro: la sua altezza, la sua decorazione e il suo procedere. Molti altri sono interessati alla danza delle dualità, il duetto dolore-piacere, che è parte della processione. Pochi pongono attenzione all'Atma, corona e compimento dell’esistenza umana. Ma saggi e santi hanno realizzato che il maggior raggiungimento degno di nota dei sensi dell'uomo è la glorificazione del Dio che vive in ciascuno di noi. <<Questi non sono occhi, ma globuli di vetro che non meritano la vista di Dio>> dice uno.<<Queste non sono orecchie ma protrusioni muscolari che non trovano piacere nella lode a Dio>> dice un altro. Surdas (un santo indiano) condanna le mani che non adorano Dio, e chiama queste mani "bastoni di legno”. Il mondo e le sue attrazioni possono catturare il vostro istinto ma Dio attira il vostro amore come non può nessun oggetto mondano. Sviluppate la visione interiore, l'abitudine di ascoltare la voce interiore, e vi assicurerete pace e gioia infinita...

pag.144

...Le feste del calendario religioso come lo yugadi (il nuovo anno telegu), sono state programmate a tale scopo. I rishi hanno stabilito questi giorni sacri ed è vostro dovere rendervi coscienti del significato delle feste e del perché sono state così designate. Potete comprendere lo scopo reale inteso dai rishi da ciò che si fa generalmente in ogni casa quando c'è festa. In questo giorno la gente fa bagni cerimoniali, indossa vestiti nuovi, lega festoni freschi di foglie verdi sulla soglia di casa, tiene le case ben pulite e dipinte a nuovo, crea nuovi disegni sul pavimento e li rende attraenti. Tutto ciò allo scopo di nutrire nuovi ideali e di rinunciare a quelli vecchi appassiti, di installare ananda nella mente, di recuperare coraggio e fiducia e di rinforzare la speranza e la fede. Yugadi vanno e vengono. Molte pietre miliari sono presto superate, ma il viaggio non progredisce. Voi siete ancora immersi in antiquate credenze e fantasie. Osservate i codici stabiliti dai rishi con la consapevolezza più profonda dei loro significati. Seguite gli Sastra e compite i riti, i rituali, i digiuni, voti e veglie giornaliere e stagionali raccomandati da loro, senza dimenticare il significato e la rilevanza intima e l'aspetto spirituale della celebrazione. Questa è la migliore ricompensa che potete dare...

pag.145

...Questa è la stagione Vasantha. Questa stagione comprende due mesi, Madhu e Madhava; Mesha e Rishabha. Mesha è il mese più pieno di gloria dell'intero anno, nella stagione Vesantha che Dasaratha liberò il cavallo sacrificale così che potesse vagare liberamente attraverso il continente in una corsa senza ostacoli, e fu nello stesso mese che esso ritornò incontrastato ad Ayodhya. Il Putrakamesthi yaga cominciò anche in Vasantha, e i quattro figli - Rama, Bharatha, Lakshmana e Satrughna - nacquero in quel mese. Ecco perché lo Yugadi è acclamato come il giorno inaugurale del Vasantha navarathri (le nove notti del Vasantha) culminante col Rama-navami, il giorno in cui nacque Rama. Yuga significa "era". Questo giorno non è chiamato Samvatsara-adi, il giorno del Nuovo Anno, ma Yuga-adi, il primo giorno di una Nuova Era. L'Era indicata è il Dharmayuga o il Rama-yuga, perché Rama è identificato come l'incarnazione del dharma, Ralo Vigrahavan Dharmah. Il primo dovere, perciò, di ognuno che partecipa a questa celebrazione, è di aderire al dharma e sostenere il dharma...

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.311 COLORE SULLA TELA

 

"C'è un solo Dio ed è Onnipresente". Vero. Ma per concentrarsi sull'Onnipresente è necessario avere un punto d'appoggio o una forma preliminare. E per concepire che il Divino è presente ovunque e sempre, la mente dell'uomo deve essere purificata per mezzo di certi processi psicologici chiamati sadhana. Questa è la ragione per cui non solo fra i seguaci dell'Induismo ma anche fra cristiani e buddhisti, riti regolari sono prescritti per l'adorazione degli idoli di Dio. I cinici discutono la validità di questo tipo di adorazione perché, secondo loro, confermerebbe solo la fede in una superstizione. <<Può Dio essere una pietra o un pezzo di carta?>>, si chiedono. Ma un tale punto di vista è scorretto. Osservando il culto di adorazione rituale stabilita dalla tradizione, molti aspiranti hanno raggiunto la visione dell'Onnipresente e una indicibile beatitudine. Infatti, la puja (adorazione formale a ore regolari, con la recitazione di inni e canti) è il primo gradino nel pellegrinaggio spirituale. Molti ricercatori hanno raggiunto senza dubbio la consapevolezza di Dio grazie ad anni di ascetismo passati nelle caverne della giungla. Ma, iniziare presto con puja e continuare con cura scrupolosa i riti di archana, bhajana e aradhana (offrire fiori con la ripetizione del Nome di Dio, cantare la Sua Gloria, e adorarLo come una presenza amorevole) è il metodo più fruttuoso e soddisfacente. Meerabai, Sakkubai, Surdas, Kabirdas, Sankaracharya e molti altri santi e anime realizzate, hanno dimostrato che il tempo, l'impegno e l'energia impiegati in queste pratiche religiose sono bene impiegati. Solo con aradhana furono capaci di visualizzare il Divino nella forma specifica da essi adottata. L'intera letteratura inglese è fatta di permutazioni e combinazioni delle 26 lettere dell’alfabeto. Puja, japa, archana, aradhana sono le lettere dell'alfabeto spirituale. La raccolta dei vari articoli necessari per l'adorazione (le lampade, la canfora, i fiori, i piatti, le tazze, la campana e il libro) ha bisogno di lunghe ore di concentrazione sul Divino. La puja stessa può richiedere un'altra ora o due d'attenzione concentrata e purificatoria, e l'osservante dopo la recitazione e la meditazione, diventa più forte e più fermo. L'Onnipresente non è assente nell'icona o nel quadro. Noi non riduciamo Dio chiudendoLo in una immagine di pietra; noi asseriamo e realizziamo che Egli è nell'icona, e solleviamo l'immagine alle dimensioni dell’Assoluto; espandiamo il quadro molto al di là della sua cornice e attraverso il processo del sadhana diventiamo consapevoli che anche il quadro può essere uno strumento per la mente perché possa sfuggire alle sue limitazioni.

sea

Quando il Maharaja di Alwar nel Rajasthan discusse davanti a Swami Vivekananda che Dio non può mai essere scorto in un quadro disegnato da un artista, Vivekananda invitò il primo ministro che gli stava riverentemente vicino, a togliere dalla parete il ritratto del Maharaja e a sputare su di esso! Egli disse: <<Non dovete esitare. Il Maharaja dice che esso è solo una macchia di colori su un pezzetto di tela e che non deve essere confuso con il Maharaja>>. Ma tutti al durbar si tirarono indietro per paura.

 

Il quadro del Maharaja era per loro un oggetto degno di adorazione, sedici tipi di adorazione stabiliti negli Sastra per rendere l'aspirante consapevole di essere davanti alla vera Presenza e che ogni suo gesto e movimento deve essere motivato da devozione e dedizione, assicurano la purificazione della mente dall'ego e da tutta la sua prole di difetti. Questa è chitta suddhi, la purificazione di tutti i livelli della coscienza. La chitta deve essere liberata dagli impulsi che la trascinano in basso.

sea

A che vale cuocere un piatto raro e costoso in un recipiente contaminato da sporcizia? Che utilità c'è nel piantare un seme prezioso in un suolo roccioso? Puja o archana offerte senza un cuore purificato sono semplice perdita di tempo.

 

Ma una breve, sincera seduta di puja passata nella consapevolezza divina può dare buoni frutti. Tiruthondar, un santo Tamil, confessò che egli si era impegnato nell’adorazione della statua del Signore per purificare la propria mente. Il materiale e la forma sono inseparabili, ma il ricercatore deve fermare l’attenzione sulla Forma che desidera si manifesti in tutta la Sua Gloria, piuttosto che sul materiale, deve fermare l'attenzione a lungo e profondamente sul pensiero di che Dio Si trova in ogni particella dell'Universo, che non è limitato dallo spazio e dal tempo. Uno sforzo incessante è necessario, per conquistare la chitta suddhi. E’ indispensabile essere sempre occupati in attività dedicate al servizio di Dio in varie forme umane. Nella Ghita, Krishna Si rivolge ad Arjuna come "Kurunananda". Il significato abituale dato dagli studiosi a questo titolo è "l'erede del clan dei kuru", ma esso insegna all'umanità una lezione molto più profonda. Kuru in sanscrito significa "fare", e nananda significa "colui che ne trae diletto". Quindi, significa che Krishna apprezzava la trasformazione in Arjuna dall'inazione all’azione, perché Arjuna traeva diletto dall'essere sempre attivo. Per la maggior parte di voi la domenica è un giorno festivo che dà diletto, ma per Arjuna, il giorno in cui poteva dedicare il lavoro a Dio, era davvero un giorno sacro. Forse avete sentito dire che in India la gente del popolo crede che quando il suono si fa minaccioso, l'immediata recitazione dei nove nomi di Arjuna, possa evitare la caduta del fulmine. Questa è la prova del potere che hanno sugli elementi non solo i Nomi di Dio ma anche quelli dei Suoi seguaci devoti, sempre puri e sempre in contatto con l’Assoluto. Questa è la ragione per cui si offre l'aradhana o adorazione della Presenza, anche a grandi devoti come Thyagaraja e Kabir, i quali non hanno più identità propria, essendo diventati Uno con l'Illimitato, attraverso l'adorazione del limitato.

 

Pag.327 L'ONAM DEL KERALA

 

E’ sacrosanto dovere dei bhakta preservare e proteggere la ricca cultura e il patrimonio di questo grande Paese, terra di grandi uomini che hanno guadagnato nome e fama in tutti i continenti, e che è stata l'arena spirituale dell'indipendenza nazionale, e ha potuto estendere e raggiungere la gloria nel campo della musica, delle arti e delle scienze. Ahimè! Questa terra gloriosa di Bharat è ora assillata da problemi in gran parte dovuti alla presenza di uomini pieni di ego, gelosia, odio ed egoismo. Solo rimuovendo tali tratti il passato glorioso di questa grande terra potrà una volta ancora rivivere. La storia della festa di Onam, è quella di Bali Chakravarti, incarnazione di tyaga (sacrificio), ma che aveva ancora tracce di ahamkara (ego). Ma grazie al predominio di altre virtù, Bali era in grado di vincere gli effetti dannosi di ahamkara e di seppellirlo profondamente con l'aiuto del Signore Vishnu, che apparve davanti a Bali nella Forma di un Vatu (brahmino brahmachari) chiamato Vamana. Bali governava i suoi sudditi con l'osservanza e la stretta aderenza ai principi del dharma. Figlio di Virochi e nipote di Prahlada, non sorprende che Bali possedesse ricche qualità tradizionali di bhakthi. Una volta dopo aver attenuto il permesso del suo guru, Sukracharya, Bali volle compiere un grande yaga chiamato Viswajit. Viswam significa la totalità dei pancha bhuta (cinque elementi), pancha indriya (cinque sensi) e pancha kosa (cinque regioni del corpo umano). Viswajit indica la vittoria su questi viswam. Indra ha questo nome perché governa gli indriyas, e chi governa gli indriyas nell'uomo è il manas (mente). La natura dell'interazione di indriyas è tale che è possibile guadagnare o perdere in base al risultato di una simile interazione. Indra usava pregare in base al risultato di una simile interazione. Indra voleva governare il Cielo, ma Bali non voleva nulla del genere. Indra usava pregare Vishnu per ottenere ciò che desiderava, ma Vishnu discese nella Forma di Vamana a mendicare da Bali. Così Bali dimostrò di essere superiore a Indra.

Vamana apparteneva al famoso Sidhashram fondato da Kashyapa (rappresentante del purusha) a Aditi (rappresentante di prakriti). Dall'unione di purusha e prakriti nacque la progenie di siddhi, nella Forma di Vatu, incarnazione di Vishnutatwa. Il Sidhashram si trovava sulle rive del fiume sacro Pavitra, fiume che rappresenta la vita. Siddhi si troverà sempre sulle rive della vita fluente, tutte le volte che il bhava suddhi (purezza della mente) e il chitta suddhi (purezza del cuore) predominano nell'uomo, giacche tutti i sankalpa potrebbero essere realizzati nel sacro ashram di Sidhashram. Viswamitra, dopo la fortunata conclusione del suo yaga con l'aiuto di Rama e Lakshmana, li indusse a stabilirsi nell'ashram per qualche tempo. E qui Bali raggiunse moksha. L’espansione di Vishnutatswam è il Trivikramatatwam.

L’aspetto di Trivikramatatwam è rappresentato dal Gayatri manthra: "Bhur Bhuwaha". Il bhooloka, bhuvarloka e suvarloka costituiscono il Trivikramatatwam. E’ sbagliato concepire questi tre loka sistemati uno sull'altro e quindi facili da raggiungere con una scala. Infatti i tre loka sono intrecciati l’uno con l'altro e stanno uno dentro l'altro. Il significato reale di questa configurazione geometrica dei tre loka è che gli aspetti pancha indriya, pancha bhoota e pancha kosa del deha (corpo) dell'uomo, sono bhooloka; l'aspetto di pranasakthi o manastatwam è bhuvarloka, e lo stato microscopico di anandam (beatitudine) rappresenta suvarloka. Perciò si può dire che i tre mondi, bhooloka, bhuvarloka e suvarloka, non sono altro che il dehatatwa, manastatwa e anandatatwa, rispettivamente, e la totalità di questi tre rappresenta il Trivikramatatwa. Inoltre, questi tre aspetti del Trivikramatatwa possono essere concepiti nei tre stati di un individuo, cioè, quello che voi pensate di essere, quello che gli altri pensano che voi siate e quello che realmente siete. Perciò solo con un appropriato sadhana si può trascendere da bhooloka attraverso bhuvarloka e suvarloka. Il conseguimento di suvarloka è moksha, che rappresenta lo stadio di fusione completa nel Signore. poiché è uno stato in cui l'aspetto di moha (attaccamento) si disintegra, prende il nome di moksha (moha + kshyam - moksham). Bali era un'incarnazione di tyaga e personificava gli aspetti del datrutvam (dare) e dharmatatwam (rettitudine), poiché Onam è un giorno di festa che si celebra in memoria della ricomparsa di Bali nella sua sukshmaroopa (forma microscopica), è obbligo di ognuno ricordare e praticare gli ideali in cui egli credeva quando era vivo. Dovrebbe essere ricordato che Bali, come descritto sopra, potrebbe visitarci ogni giorno e non solo una volta l'anno. Ma poi dimentichiamo questo perché nella nostra vita quotidiana ci lasciamo prendere da qualità indesiderabili come avidità ed egoismo, che nell'uomo del giorno d' oggi raggiungono proporzioni gigantesche. E’ dovuto precisamente a questo genere di situazione, il fatto che periodicamente il mondo venga spinto nelle guerre. Il messaggio della vita di Bali è che quelle qualità deleterie dell'uomo dovrebbero essere eliminate a tutti i costi, così da rendere il cuore puro in modo che il Signore possa risiedervi. Un altro aspetto importante della vita di Bali è la sua dimostrazione che la predisposizione al tyaga (sacrificio) dovrebbe essere una parte integrante delle proprie azioni (karma). Tutti gli esseri viventi compiono azioni, ma solo l'uomo può, se lo desidera, agire, facendo del sacrificio una componente integrante delle sue azioni. Questo è possibile per la capacità dell'uomo di pensare e riflettere. Sfortunatamente l'uomo usa queste facoltà che Dio gli ha dato per enunciare teorie e predicare, ma mai per mettere in pratica ciò che predica. Per esempio, migliaia di Onam sono venute e andate e la gente ha predicato per anni su ciò che Onam significa. Tuttavia il cuore dell'uomo rimane impuro. Bali praticava, mentre il suo riverito guru, Sukracharya, non lo faceva, come fu evidente quando intervenne a fermare Bali, che voleva offrire a Vamana ogni suo possesso. La predica e la pratica sono come i due occhi. Poiché Sukracharya predicava senza mettere in pratica, un suo occhio fu simbolicamente reso inefficiente. Un uomo con una mente duale è mezzo cieco. Nella vita dobbiamo essere Bali e non Sukracharya. Dovremmo capire che per guadagnare una cosa, qualche altra cosa deve essere sacrificata; Bali dimostrò che attraverso il Tyagaswabhava, cioè se si sacrifica ogni cosa, si raggiungerà moksha. Il sacrificio vero implica due cose: capire la causa della nostra schiavitù in questa vita, e spezzare questa schiavitù. Le persone pensano erroneamente che proprietà, famiglia, ecc., siano i loro legami e che interrompendoli, potranno sacrificare tutto ed essere così idonei a raggiungere moksha. Ma questi non sono i reali legami dell'uomo. La sua reale schiavitù è l'ignoranza che lo porta a identificare se stesso col suo corpo. Colui che spezza questa schiavitù, come fece Bali, raggiungerà moksha, e per rompere questa schiavitù è davvero necessaria una purificazione del cuore. La pulizia del corpo con sapone e acqua e profumo, non purifica la mente. In questo kaliyuga, namasmarana è il modo più facile per purificare la propria mente, e abbandonarsi a Dio con la mente pura è il modo più sicuro per raggiungere moksha. Bali offrì due dei suoi tre aspetti cioè, adi bhautika (il suo corpo) e adi daivikam (la sua vita) per due piedi di spazio chiesti da Vamana. In quanto al terzo piede di spazio richiesto da Vamana, Bali offrì il suo aspetto adhyatmika (anima), abbandonandosi completamente al Signore. E’ per questo che il Signore fece il Suo terzo passo nel cuore di Bali e lo spinse a patalaloka, spingendo completamente tutte le tracce dell'ahamkara di Bali nei più bassi livelli dell'universo. Così Bali fu liberato dalla schiavitù di nascita e morte. La parola bali, ha un altro significato, che è "prezzo o tassa per il servizio reso". Noi paghiamo le bollette alle aziende che forniscono acqua ed elettricità, sapendo molto bene che non sono responsabili della creazione sia dell’acqua che dell'elettricità. Ma quale prezzo stiamo pagando al Creatore dell'acqua, dell'aria e di ogni cosa dell'Universo? Nessuno. Ma desideriamo ottenere la Sua Grazia. Come è possibile ottenere la Sua Grazia senza dare niente? La tassa che il Signore aspetta è la devozione e la purezza di cuore. Questa è l'essenza del messaggio di Onam. Onam non deve essere trattata come una festa che ricorre una volta l'anno, ma come un evento, il cui messaggio dovrebbe diventare un sistema di vita. I tre gradini che Onam simbolizza sono: ( I) l'Incarnazione del Signore Vishnu come il Vatu; (2) il raggiungimento di moksha da parte di Bali; (3) l'Antardhanam o fusione di Bali nel Signore.

pag.389

...L’uomo elogia Dio e il Super Se o il Paramatman, quando i suoi desideri sono soddisfatti, altrimenti Lo biasima. Ma Dio non ha pregiudizio o parzialità. Se ha prema, deve avere anche ira o Krodha. Qualsiasi manifestazione di questi sentimenti è solo superficiale, in quanto non proviene dal nucleo centrale. Dio è il testimone della catena causa-effetto (karma). Potete evitarne le conseguenze dedicando l'azione a Dio e astenendovi dall’attaccamento, però dovete essere sinceri nel vostro abbandono e nel vostro distacco. Purificate quindi il cuore e i sentimenti mediante japa, smarana e dhyana. Senza un cuore puro e una vita virtuosa, potete recitare i Veda durante lo yajna ma ne trarrete scarso beneficio. I Rishi erano sinceramente altruisti e seri e perciò gli yajna purificavano l'atmosfera, calmavano gli elementi e propiziavano Dio. Il proprio karma, perciò, decide il proprio destino. Non serve incolpare gli altri per le nostre sfortune e miserie. Non è giusto incolpare Dio di essere parziale o crudelmente indifferente. Se piantate un seme amaro, come può il frutto essere dolce? E’ diventato di moda pretendere tutto il bene come proprio diritto e attribuire tutta la disperazione e la delusione all’atteggiamento irresponsabile della Divinità. Alcuni professori dell'università di Benares una volta misero in ridicolo un loro collega perché sprecava dieci minuti la mattina e dieci minuti la sera meditando sul problema dell'esistenza di Dio. Egli replicò: <<Fratelli! Se Dio è, come voi dite, inesistente, io sono d' accordo che sto sprecando venti minuti ogni giorno. Ma se Dio esiste, come molti credono, sono spiacente per voi che state sprecando tutta la vita! Nessuno sa con certezza se Egli esiste o no>>.

In realtà, Dio solo è: il mondo mutevole è ciò che abbiamo sovrapposto all'Entità Divina. Spostate la vostra visione della sovrapposizione alla base su cui poggia grazie alla vostra ignoranza. Pasu è la parola sanscrita che significa "animale" e la sua radice è pasyathi, cioè "colui che vede solo il mondo esteriore”.

Quando l'uomo si accontenta di usare i suoi sensi per godere, nel limite delle sue possibilità, del mondo esterno, egli non sta vivendo all’altezza del suo destino reale. Anche le sadhana spirituali sono state ridotte a rituali esterni dall'uomo, in tutti i paesi. Mattina e sera e nei giorni considerati sacri, gli uomini pregano con pompa speciale: mazzi di fiori, file di lampade e serie di stotras a voce alta. La forza di questi riti e per lo più scarsa e superficiale. Ci sono molti che passano tutto il tempo in preparativi per questi atti o nella loro pratica quotidiana. Ma cosa hanno guadagnato? Molti sono ancora affetti da invidia, orgoglio e cupidigia e non sono fedeli alla Verità; riescono solo a sprecare il tempo ignorando gli ideali fissati nei Veda. La maggior parte delle persone che si proclamano sadhaka non osano volgere la loro attenzione verso l'interno alla Realtà atmica.

Naturalmente, rituali e preghiere sono necessari negli stadi iniziali; sono il giardino d'infanzia dell'educazione spirituale. Bisogna procedere dall'infanzia alla maturità nel viaggio verso l'Atman. Yajna, regole e regolamenti riguardanti i riti devono essere trascesi e sublimati in atti parole e pensieri promotori della dignità universale, di altruismo ed equanimità. Io continuo a dirvi in ogni discorso che la Divinità risiede in tutti gli esseri. Voi dovete aver notato che infliggo punizioni piuttosto dure a coloro che hanno commesso cattive azioni o deviato in sentieri sbagliati. La Divinità deve splendere in ogni attività e bisogna fare in modo che non venga annebbiata dalla debolezza umana o "animalità". A questo scopo si impongono mezzi e misure correttivi, poiché il rame come lega diminuisce il valore dell'oro, la materia deve essere fusa in un crogiolo per rimuoverlo. Così, quando l'essere umano puro, santo e progressivo è associato con certe tendenze impure, malvagie e regressive, Swami deve intervenire per fermarle e ripristinare il valore dell’"oro" originale. O altrimenti, perché dovrei correggere e punire? Capire le mie azioni nella loro vera luce è il mezzo più sicuro per guadagnare la Mia Grazia. Il mondo oggi sta soffrendo a causa dell’"egoismo" e della "passività" che regnano nei cuori umani. Paura, ansietà, dolore, cupidigia sono nutriti in proporzioni pericolose da simili sentimenti di "Io" e "Mio"...

Discorsi volume I

pag.42 ESAMINATE, SPERIMENTATE

... Voglio che siate attivi, pienamente impegnati, altrimenti il tempo graverebbe pesantemente sulle vostre mani. Non sciupate un solo istante della breve esistenza che vi è assegnata, perché il tempo è il corpo di Dio. Egli è conosciuto come Kaalaswarupa, vale a dire "della forma del tempo". E' un crimine farne cattivo uso o sciuparlo nell'inattività. Inoltre, non dilapidate i talenti fisici e mentali che il Signore vi ha fornito a guisa di capitale per il mestiere di vivere. La Thamosakthi o forza dell'indolenza si comporta come la forza di gravità che trascina tutte le cose verso il basso: per questo dovete essere sempre vigili e attivi. Un vaso di rame deve venire strofinato per poter brillare, allo stesso modo la mente deve venire detersa nella Sadhana, per mezzo di attività come Japam o Dhyana. Il Karma naturale ed automatico come il respiro, diviene Vikarma, se fatto coscientemente in vista di uno scopo preciso.

sea

Un Hindu si trovava, un giorno, in compagnia di un amico inglese presso le rive del Godavari. " Prenderò un bagno in queste sacre acque" disse, e, mentre si tuffava, recitò il nome di Hari. Quando riemerse era rinfrescato nel corpo e nella mente, perché l'ambita occasione l'aveva reso molto felice. L'inglese sorrise: "Ma questa non è altro che H2O disse come può arrecarti tanta gioia? Si tratta soltanto di una superstizione". Replicò l'Hindu: “Lasciami nella mia superstizione e mantieniti pure attaccato alla tua". Il cinico infatti ricavò dal bagno soltanto la pulizia fisica, ma il credente ottenne anche la purificazione mentale...

Discorsi volume II

24° - pag.113 L'ACCADEMIA SPIRITUALE DELL'UOMO

 

Lo studio dei testi sacri ed i discorsi religiosi dovrebbero sviluppare l'autocontrollo ed una certa pace interiore, ma dopo il baccano che avete fatto, capisco che essi non vi sono serviti a niente. Non diteMi che tutto questo disordine dipende dall'immensa folla qui radunata e di cui fate parte, poiché, se così fosse, basterebbe che ciascuno di voi decidesse di tacere perché il silenzio si installasse di nuovo in un secondo. Non potete dire che state aspettando da stamattina e quindi siete stanchi. Cosa significa questa mancanza di serietà di fronte all'avvenimento importante che attendevate da settimane? Se ciascuno di voi facesse silenzio, anche se ci fossero migliaia di persone, il silenzio verrebbe. Ricordate perché siete venuti, perché avete aspettato e chi siete venuti ad ascoltare. Ora va meglio! Ecco perché dico sempre che la natura vera dell'uomo è la calma, la tranquillità. Questa natura si rivela solo se egli cerca di scoprire le sue vere origini, che sono divine, e la sua identità con l'immutevole <<atma>>. L'uomo può essere quindi calmo come siete voi ora, oppure confuso come prima. Il vostro entusiasmo ha causato questo ritardo perché la strada verso il Mandir, come dicono gli organizzatori, è completamente intasata e nello stesso Mandir non c'è un centimetro libero. Per questo motivo la statua è stata portata in questo <<bungalow>> per la consacrazione, successivamente sarà riportata nel Mandir. Ricordate che Sai non vive in costruzioni di mattoni e pietre: egli vive nel cuore degli uomini che sono pieni di simpatia e di amore.

I templi e gli idoli hanno valore nell'elevare gli istinti più alti dell'uomo e nell'aiutarlo a canalizzarli verso scopi socialmente più utili. E’ per questa ragione che in India non fu persa nessuna opportunità al fine di aiutare l'uomo ad andare verso Dio. Tutte le arti, infatti, furono utilizzate a quello scopo. Anche l'ubriaco vibra al suono di una melodia che proclama la gloria di Dio e la gioia della realizzazione del Sé. Pertanto qualunque sia il livello spirituale raggiunto, ciascuno viene naturalmente indotto a progredire sulla via spirituale. E’ per questo motivo che l'India è chiamata <<l'Accademia Spirituale>> dell'umanità. Voi siete dei privilegiati a vivere la vostra vita in seno all'India, cioè nel grembo del Vedanta (la filosofia del non dualismo). Ricordate questa eredità e comportatevi di conseguenza. Non invidiate i paesi che tentano di esplorare lo spazio, andando sulla Luna e su Marte, poiché ciò non ha nessuna utilità. Che utilità c'è nel padroneggiare quelle regioni quando si è schiavi della malizia e della paura? Che senso ha andare a 10.000 km. all'ora con una mente carica di bassi impulsi? Se voi cercate la causa della disarmonia che prevale anche nelle comunità più avanzate dell'occidente, scoprirete che la ragione è la selvaggia crescita dell'orgoglio, della cupidigia e del peccato. Non c'è il timore di Dio o rispetto per gli anziani, né paura del peccato. Si danno valore e significato solo ai simboli esteriori della ricchezza e del potere, al contenitore e non al contenuto. Questa statua di marmo, per esempio, è soltanto il contenitore, la cosa contenuta è il Principio Divino, proprio come la tazza è il contenitore ed il latte in essa il contenuto. Voi versate Sai in questa forma e la chiamate Sai Baba, oppure la versate in una forma diversa e la chiamate Srinivasa o Krishna o Siva o Rama. Per coloro che sono alle prime armi nella disciplina spirituale, l'idolo è tanto necessario quanto le immagini di un abbecedario. Finché non sarete in grado di ricordare istantaneamente l'immagine del cavallo quando vedete le lettere cavallo, è necessario mettere l'immagine sopra le lettere. Così voi dovete avere la immagine chiamata SAI, ben in evidenza davanti a voi, per dare forma alla vostra vaga concezione del Principio Divino. Quando potete concepire questo principio indipendentemente e senza alcuna forma o come tutte le forme e i nomi, l'immagine diventa superflua e potete farne a meno. Insediare questa statua di marmo nel Mandir, non significa che avete terminato il vostro compito, ma che i vostri sforzi hanno inizio da quel momento. In India, come in altri paesi, un gran numero di templi vanno in rovina; che utilità costruirne altri? I nuovi templi sorgono ed i vecchi cadono in rovina e svaniscono nella memoria. Questo avviene perché non vi rendete conto che la sostanza è la stessa. anche se viene presentata in forma diversa e sotto nomi differenti. Un capitolo del vostro <<tapas>> (sacrificio) si è concluso. Avete questa statua ed avete svolto questa funzione, il prossimo capitolo consisterà nel versare la vostra devozione in questa immagine e renderla sempre più viva per stare dinanzi a Sai con le mani giunte. Soltanto il puro ed il santo possono offrirsi interamente a Dio. Non Mi piace la gente che spreca momenti preziosi della sua vita in attività vane e discorsi inutili. Ne Mi piace il dubbio. Agite, agite con tutto il vostro potere e con tutta la vostra mente. Fate pieno uso delle attitudini, capacità, coraggio e fiducia in voi stessi di cui siete dotati. Allora Dio vi benedirà.

sea

Avrete sentito parlare di quel devoto di Rama che, essendosi rovesciato il carro, si sedette sul lato della strada lamentandosi per la sua sfortuna e chiedendo che Rama glielo raddrizzasse; poiché Rama non apparve a sollevare il carro e a sistemare le ruote, egli perse la fede in Lui e mise in dubbio le esperienze dei saggi che Lo descrivevano come un oceano di misericordia. Rama allora gli apparve, ma solo per dirgli: <<Imbecille, ti ho dotato di forza ed intelligenza, usale, e solo dopo che le avrai usate ed avrai fatto il tuo meglio, solo allora, se non sarà stato sufficiente, mi chiamerai>>. <<Io sono sempre pronto ad aiutare le vostre espiazioni con la Mia Grazia>>.

 

I devoti di Rama hanno sollevato montagne e costruito ponti sul mare con il Suo Nome sulle labbra e la Sua forma davanti agli occhi. Voi che vi autodefinite devoti, siete troppo deboli per portare il peso dei vostri corpi, per non parlare dei problemi che vi danno i vostri amici ed i vostri parenti. Avendo insediato SAI nel vostro villaggio, voi dovete crescere in Amore perché SAI è l'Incarnazione dell'Amore. SA vuol dire il testimone di tutto; AI significa Madre, Baba significa Padre. L'Amore di SAI è caratteristico del Padre e della Madre. Non quelli terreni, ma quelli che sono testimoni di ogni pensiero, parola, azione in ogni essere. Rispettate vostro padre e vostra madre terreni, quindi trasferite quel tipo di rispetto sul padre astratto, madre, o guardiano, Dio. Imparate a mettere il Signore invisibile nel vostro cuore utilizzando l'immagine del Mandir. Incominciate dal grossolano per arrivare al sottile. Così come i pazienti hanno bisogno di un medico, i devoti hanno bisogno di qualche nome e forma ai quali poter ricorrere per essere consolati, incoraggiati e consigliati. Quindi è per voi molto importante che Io abbia realizzato questa consacrazione per farvi avanzare nella vostra disciplina spirituale e per aiutarvi ad acquisire l'armonia e la pace interiore. <<Ovunque si canti il Mio Nome, là Io sarò>>. E’ stato detto: La Divinità che avete come il centro del vostro essere, voi La ignorate, e nello stesso tempo La cercate negli altri. Questa è la tragedia! Così facendo insultate voi stessi ritenendovi incapaci, deboli ed inferiori. La codardia e l'autocommiserazione non diventeranno mai una scintilla della Divina fiamma. Il vostro Sathya può essere scoperto esercitando la discriminazione. Nato nell'illusione, vive nell'illusione, si avvilisce nell'illusione: l'uomo è inconsapevole della sua gloriosa eredità e si ritiene incapace di ottenerla...

Pag.126

... Ancora un'ultima cosa: avete letto l'avviso che vi invita a non portarMi frutta, fiori, eccetera. So che alcuni di voi sono tristi a causa di ciò. Ma lasciate che vi dica: venite a Me con le mani vuote, Io le riempirò di doni e di grazia; se le vostre mani sono già piene, come posso riempirle?

Pag.191

... Molti pensano che questo rito che si sta compiendo ora, fatto con <<ghee>> (burro chiarificato) e legno di sandalo, prodotti costosi sul mercato, sia uno spreco di danaro inutile. Ma se state sempre a fare i conti come potrete avere gioia da qualcosa che non può essere comprata. Questi pensano solo al <<ghee>> ed al legno di sandalo e non alla gioia preziosa che può donare lo svolgersi di questo antico rituale vedico. Quegli stessi che criticano hanno usato sin dalla loro nascita il <<ghee>> senza però ricavarne nessuna gioia né per loro né per i loro amici e parenti. Questo <<Yajna>> (rito sacrificale) invece, conferisce gioia a molta gente, e debbo dirvi che io e la Mia gente siamo felici di farlo e non siamo andati a chiedere soldi per svolgerlo. Coloro che guardano solo all'aspetto materiale non possono capire il significato spirituale del rito, e si disputano per un po' di <<ghee>> ed un po' di legno di sandalo. Questo rito ha un significato simbolico ed è in concreto molto utile all'umanità. Esso è legato alle ispirazioni umane ed alla disciplina spirituale. Il burro si produce agitando la crema del latte ed il rito simbolizza questa azione di agitare le emozioni, gli impulsi e gli istinti dell'uomo ottenendo così la più pura ed autentica essenza del Divino. Quel burro quando viene ulteriormente trattato diventa <<ghee>> e questo viene offerto agli dei. Voi vi chiederete come questa offerta possa raggiungere gli dei. Ebbene i Veda stessi, ve lo dicono. E ciò dovrebbe bastare. Come può un organo diverso dall'occhio vedere? Come può un organo diverso dall'orecchio sentire? L'occhio è la prova di se stesso, come l'orecchio. I Veda che hanno sondato la scienza di propiziarsi gli dei dicono che il fuoco sacrificale trasmette gli aspetti più sottili delle offerte. Indra è la dea che presiede alla mano e l'Indra Yajna (sacrificio a Indra) aiuta la cooperazione collettiva dell'industria umana per il progresso individuale e sociale. Brihaspathi è la dea dell'intelletto e lo yajna (sacrificio) associato al suo nome conferisce la cordialità e la coordinazione. Il Chandra Yajna (la luna) tende a sviluppare l'armonia nei cuori e l’“Adithyva Yajna" (il sole) la promozione dell'unità fra tutti gli esseri. I <<manthras>> pronunciati durante il rito sono potenti suoni pieni di sottili misteri che influenzano le vicende umane. Concentratevi sull'universale, non su bassi scopi, utilizzate la vostra mente per seguire il piano del Signore di ristabilire il <<dharma>> nel mondo...

42° - pag.195 IL BRAHMINO

 

Avete udito per diverse ore la spiegazione dei riti e dei <<manthra> vedici fattavi da Uppuluri Ganapathi Sastri, che conosce le diverse sfumature ed il significato di ogni singola sillaba dell'intero Veda. Il suo Amore per voi è così grande che traduce tutto il suo vasto sapere in un telegu così dolce e semplice da essere capito anche da un bambino, e ciò che è più importante, vi fa desiderare di sapere sempre di più. Questo <<yajna>> (sacrificio) si chiama <<jnana yajna>> ed ognuno di voi dovrebbe sapere il significato di ogni atto di questo rituale. Egli vi ha spiegato perché la terra del formicaio usata è considerata sacra. Ho cercato, da parte mia, di fornire tutti i materiali necessari al <<yajna>> (sacrificio) e che fossero genuini dando a questa gente ogni cosa di cui aveva bisogno dicendo loro di non accontentarsi di niente di inferiore o di seconda qualità. Essi erano desiderosi di cogliere questa occasione unica per svolgere correttamente questo <<yajna>>, ed Io mostrerò che questo <<yajna>> compiuto secondo le formule darà certamente i frutti promessi dal Vedapurusha (il testimone Eterno). Remilla Suryaprakasa ha parlato di <<Kumarilabhatta>> (saggio) che precedette Sankaracharya (grande filosofo e santo indù) e che fece rivivere gli insegnamenti vedici vincendo gli avversari dei rituali vedici del suo tempo. Non avevo nessuna intenzione di parlarvi oggi, ma per non vedervi tristi, approfitto di questo intervallo, per farlo, i due Sastri hanno fatto una perfetta esposizione. Lo scopo di elevare l'uomo, attraverso la divulgazione degli insegnamenti vedici, è sicuramente uno scopo degno di elogio. Quando la mente è pura e l'intelletto illuminato, le parole non possono essere che dolci! E’ un'impresa difficile immergersi nella profondità del mare per riportare alla superficie le perle dei Veda. Non perché le perle sono rare, ma perché il mare è profondo! I Veda insegnano all'uomo come trascendere i Guna, essi parlano il linguaggio dei simboli ed occorre possedere, come Ganapathi Sastri e Remilla, il vocabolario e le tecniche vediche per interpretarli. Per esempio essi hanno detto, spiegando un <<manthra>>, che tutti gli uomini sono figli di Surya (il Sole). Il Sole è la deità che presiede alla visione interiore ed esteriore; pertanto il significato era che tutti coloro che hanno occhi per vedere sono benedetti dal Sole e non che tutti gli uomini appartengono al Sole. Ci sono sette Soli che emanano sette tipi di raggi. I tre primi raggi cercano di penetrare la parte superiore della palpebra e gli ultimi tre la parte inferiore, ma l'occhio riceverà solo il quarto raggio ed è la ragione per la quale vi si consiglia di tenere gli occhi mezzi chiusi quando meditate. Tali sottili segreti sono nascosti anche negli inni agli dei. Non è corretto dire che ogni Dio vedico rappresenta una forza della Natura che si manifesta all'uomo, la Dea pioggia, il Dio fuoco o Dio sole, la Dea dell'alba ecc. Questo vuol solo dire che la gloria e la maestà di Dio è visualizzata e venerata nei suoi vari aspetti. Si dice spesso che la casta dei brahmini ha negato, per disprezzo ed odio, alle altre caste lo studio dei Veda. Se andate a pescare dovete avere la canna, l'amo ed il verme. Se desiderate conoscere i Veda dovete avere la canna della vita dharmica, l'amo della lingua sanscrita ed il verme è il brahmino che rispetta i Veda e che è, a sua volta, rispettato. Il Brahmino si è preparato per questo lavoro con una serie di rituali purificatori che gli hanno conferito il diritto di pronunciare <<manthra>> e commentarli. Non tutti hanno realizzato lo stesso grado di purezza degli impulsi e la stessa elevazione. Tutti voi che Mi ascoltate, non tutti Mi capite allo stesso modo; ognuno secondo le proprie tendenze e le radici di quelle tendenze che sono nella mente. Gli uomini non sono tutti uguali. Una persona non è dotata come un'altra. Questa umanità è una folla varia di pellegrini. Il Brahmino quando nasce è un Sudra. la nascita non gli dà diritto ad intraprendere lo studio dei Veda anche se fosse figlio di un grande saggio. Quando viene formalmente iniziato con una cerimonia speciale può iniziare lo studio delle Sacre Scritture. Quella cerimonia lo rende Brahmino nato di nuovo nel mondo dello studio e della responsabilità. Molti Brahmini non si comportano secondo quella responsabilità vivendo in modo semplice e con saggezza. Quando un metallo puro viene trasformato in una lega, per estrarlo di nuovo deve essere messo nel crogiolo. Così quando troviamo un crogiolo vedico in questi Pundiths, dobbiamo proteggerlo e difenderlo. Ma se si sta invece seduti a guardare che gente meschina e piena di odio lanci tranquillamente sassi contro di loro, allora anche i contenitori si romperanno ed i Veda diventeranno inaccessibili. Se i Brahmini vengono spinti nella foresta, anche i Veda entreranno nella foresta con essi perché essi sono i depositari dei Veda. Essi studiano la corretta pronuncia di ogni sillaba, e grazie alla loro memoria, li hanno preservati durante tante calamità che l’india ha dovuto sopportare nei secoli.

sea

C'era una volta un bambino che ad alta voce leggeva le sue lezioni di inglese e lo faceva cosi male che i genitori si spaventarono quando leggendo la parola <<milk>> (latte) la pronunciava lettera per lettera, da prima, e poi per intero, e gridava: <<Emmeaielkey milk>> e lo ripeteva così rapidamente che essi pensarono che dicesse <<Ammayeluka>> che in telegu vuol dire <<Mamma il topo!>>. Come vedete la corretta pronuncia è essenziale!

 

Incoraggiate i brahmini a dedicare la loro vita allo studio corretto delle scritture ed anche voi ne trarrete beneficio. Il Signore non fa differenza fra casta e casta, ciò che gli interessa è la virtù e l'anelito verso un'unica direzione. Un pezzo di carta, comunque sporco, una volta che porta stampato le insegne della Banca Centrale lo chiamate banconota e lo tenete in cassaforte. La Devozione è così, rende il più umile degli uomini il più raro fra essi.

sea

C'era una volta un Bhakta in Delhi il cui nome era Jena al tempo del regno di Akbar. Era il massaggiatore della casa reale. Ogni mattino alle sette il re lo aspettava e gli ordinava di massaggiargli il corpo per mezz'ora. Jena quella mattina entrò nella sua stanza della preghiera come era solito fare. Ebbe la visione di Krishna ed andò in estasi perdendo la cognizione del tempo. Sua moglie corse alla porta che era chiusa ma non osò entrare per non disturbare la sua concentrazione. Nel frattempo Akbar a Palazzo, veniva massaggiato regolarmente e durante il massaggio diceva: <<Jena, non sono mai stato così felice in questi giorni, le tue dita sono proprio divine!>>. Quando la seduta era prossima a terminare Akbar vide rispecchiato in una tazza dorata di fronte a lui il volto del massaggiatore e tacque per la sorpresa nel vedere il volto di Krishna! Quando tornò a riesaminarla il viso era sparito. Il Signore non bada allo stato sociale, alla casta, prima di concedere la Sua grazia! Egli è misericordioso con tutti e, come la pioggia o il chiaro di luna, cade su tutti! Gli stessi Veda lo dichiarano.

43° - pag.199 IL SACRIFICIO DEL FUOCO

 

La Bhagavatha era il soggetto del discorso di Kalluri Veerabhadra Sastri di oggi; ma non crediate che esso non avesse attinenza con il Sacrificio che si sta svolgendo. La Bhagavatha (raccolta di storie relative alle vite degli Avatars) contiene l'essenza stessa dei Veda. I Veda sono Inni che parlano della Gloria di Dio conosciuto sotto vari nomi. Sono tutto l'insegnamento pieno di devozione verso Dio che essi dichiarano essere l’Uno a cui si sono dati vari nomi. La Bhagavatha>> è l'essenza dei Veda resa accessibile a tutti. E’ come una parte della letteratura vedica inseparabile da tutta la sua tradizione. Lo stesso sangue scorre anche in questa parte rendendo i Veda magnifici ed affascinanti. Come ai bambini si mostrano le foto degli oggetti per farne conoscere i nomi, così la <<Bhagavatha>> insegna le <<Akshara>> (il sottile, l'invisibile) attraverso il <<Kshara>> (il grossolano). Non potrete raggiungere il sottile senza avere sperimentato il grossolano, dopo esservi elevati all'altezza della <<Chith>> (consapevolezza) con <<Jada>> (la materia) come strumento, dovete anche rendere quest'ultima così soffusa di <<Chaithanya>> (consapevolezza) in modo tale che la differenza tra l'una e l'altra non esiste più. Nella meditazione, all'inizio, la figura deve essere trasformata dall'immaginazione purificata e, dopo, deve essere rarefatta in un sottile principio astratto; solo allora la forma meditata può essere trascesa e la più alta visione della Bellezza Universale e della Saggezza essere ottenuta. La Bhagavatha aiuta in questa educazione spirituale conducendo lo studente dalle elementari all'Università. Molti di voi non conoscono il reale significato delle leggende e delle storie descritte nelle antiche scritture. Il loto di <<Brahma>> non è lo stelo che cresce nel fango e che, per sbocciare, si innalza al di sopra delle acque per prendere i raggi del sole. Esso è il loto dai numerosi petali del cuore e ciascun petalo va in direzione della particolare tendenza dell'individuo. Il bue montato da Shiva non è un animale, ma simbolizza il <<Dharma>> o la rettitudine che ha cinque gambe: <<Sathya, Dharma, Santhi, Prema e Ahimsa>> (la verità, la rettitudine, la Pace, l'amore e la non-violenza) Gopala (Krishna) non pascola i vitelli ma protegge e nutre le <<Jivi>> dette anche <<Go>> (individui), Nello studio dei Veda si può trovare il significato che soddisfa il tuo cuore e non solo quello che soddisfa il tuo intelletto. Una frase può essere grammaticalmente corretta ma può anche non avere alcun senso. Ganapathi Sastry per esempio, mentre descriveva la ragione per la quale la terra della collina delle formiche era raccomandata per lo svolgimento del sacrificio, disse che le formiche bianche si ritiene abbiano dei potenti talenti latenti messi al servizio degli Dei perché una volta ruppero la corda dell'arco di Vishnu. Quando l'arco di Vishnu fu libero dalla tensione, la corda lo colpì sotto il mento e gli mozzò il capo che volò via alto nel cielo. Ora, se si considera questa storia sul Signore <<Vishnu>>, che è anche conosciuto come <<Narayana>>, sembra qualcosa che sminuisce la Gloria di Dio. Ma come è possibile accettare una tale spiegazione? Alcuni dicono che gli Dei volevano punzecchiarlo nell'orgoglio. Ma come è possibile accusare <<Narayana>> di orgoglio? Come possono gli Dei cospirare ed incaricare le formiche a tagliare la sua testa in quel modo? No! la storia si riferisce ad un Dio, o Deva, fra i molti dell'Olimpo Vedico il cui nome era pure <<Vishnu>>. Questo è tutto. Non occorre confondere la grandezza di <<Narayana>> identificandolo con un Dio minore dello stesso nome. Se scegliete il significato più elevato non sbaglierete mai! Dovete scoprire la vostra discendenza ed essere orgogliosi. Da Dio (Paramatma) discese la Natura insieme a <<Maya>> e da questa illusione 1'<<akasa>> (l'etere) dall'<<Akasa>> (l’essere), l'<<agni>> (il fuoco), da <<agni>>, <<vayu>> (l'aria), da <<vayu>>, <<jala>> (l'acqua) e dall'acqua la terra. Sulla terra, dalla combinazione dei cinque elementi, fu prodotto questo tempio di Dio che siete voi! L'intera scala deve essere salita per raggiungere Dio, l'origine di tutto. C'è un programma per la promozione degli aspiranti spirituali che è spiegato in quella forma nei Veda ed in una storia nella <<Bagavatha>>. Non accetterò che Voi diciate di essere atei senza alcuna fede per il Signore. Dov'è la radice della fiducia in se stessi? Chi siete voi per credere in Voi stessi? Vi credete in voi stessi perché questo voi stessi è Dio ed avete un'incrollabile fede in Dio profonda, radicata in voi. Vi credete in voi stessi perché questo voi stessi è Dio ed avete un'incrollabile fede in Dio profonda, radicata in voi. La fede in voi stessi e la fede in Dio sono identiche. Quando dovete affrontare un nemico chiedete la forza di Dio che è in voi e questo perché c'è un persistente sussurro che vi dice di usare la forza per essere misericordiosi, caritatevoli e servizievoli. Ognuno di noi deve andare via da qui quando i rifornimenti sono finiti. Ma quando verrà quel momento lo scopo di tutto questo arrivare, viaggiare, accumulare e spendere, sarà raggiunto e cioè la realizzazione della suprema felicità, terminando questo ciclo di nascite e di morti. Da questo momento cambiate le vostre abitudini e questa sarà la misura della vostra sincerità. Abbiate fede e fermezza! Non credete di ingannarMi congiungendo le mani e versando lacrime, questo non vi farà diventare devoti. Se cercate di deviare dal retto cammino pretendendo di essere ciò che genuinamente non siete, la punizione sarà più grande al fine di curarvi anche di quel connotato. Domani fra le otto e le nove della mattina si svolgerà la cerimonia finale dell'offerta del sacrificio del fuoco. Questo è un momento prezioso in ogni tipo di sacrificio ed è considerato il culmine del rito ed il suo compimento. Ma dovrete tenere in mente una cosa: Io non sto facendo il Rituale ma sono Colui al quale il Rituale è offerto. Ho visto molti di voi procurarsi da Bangalore e da Anantapur, cose come il legno di sandalo, l'oro e pietre preziose per gettarle nel fuoco sacro durante la cerimonia. Non permetterò a nessuno di fare ciò. E’ facile buttare via qualche rupia ed acquistare qualche oggetto del negozio e portarlo qui, gettarlo nel fuoco, dicendo di avere fatto un grande sacrificio. Io vi propongo invece un compito più difficile al quale non potrete, sfuggire facendo cose facili. Voglio che voi nel momento in cui il "poornahuthi" (l'offerta) verrà fatta nel fuoco, offriate con riverenza quel che di brutto avete in voi come colpe, cadute, tentazioni, e così via. Ricercatele in questo giorno, fatele uscire da dove sono nascoste, portatele qui domani, impacchettatele per bene e, con un finale sforzo mentale, gettatele nella fiamma del fuoco sacrificale che si eleverà alta. Questo è quello che dovrete fare in quel momento, nel sacrificio di domani, né più né meno. Questi Pundiths hanno fatto un grande servizio e voi dovreste essere loro grati. Vi hanno dato una chiara immagine della gloria e dello splendore dei Veda che sono la forma vera della Madre India. Dirò loro una cosa: quando mi hanno dato Ananda essi l'hanno data anche a Voi poiché Io sono in ognuno di Voi!

 

 

Discorsi volume III

21° - pag.103 LA VOLONTA’

 

Kalluri Veerabhadrasastry ha detto ora che lo Swadhyaya Jnana Yajnas (rito sacrificale) iniziato il 20 è terminato; ma che in esso non c'è stato Samapathi. La vita intera è uno Yajna (sacrificio). Quando lo Yajna incontra il suo Samapathi? Sama vuol dire Brahma; aapthi vuol dire prapthi (conseguire, raggiungere). Quando Brahman è raggiunto si può dire che in quel giorno, in quel momento, lo Yajna della vita è terminato, non prima! Ovunque siate, fate questo Yajna per mezzo di Sravana, Manana e Nididhyasana (ascoltare, meditare). Oggi lo Sastry vi ha raccontato la storia di Rukmini, che non è semplicemente la storia di un matrimonio ma è l'unione del Purusha (Dio) con Prakrithi (la natura). Il Bramino che fa da intermediario è il simbolo dell'autorità vedica mediante la quale si può conoscere questa fusione. Rukmini è il Jiva (l'individuo) e Krishna è il Paramatma (Dio). Essa soffre per le regole e le restrizioni imposte da Prakrithi. L'Ahamkara (l'ego) è il fratello, la mondanità, il padre ecc.

Ma grazie al suo Sadaachaara, la sua mente riposava in Dio. Così poté studiare un metodo per raggiungerlo. Le sue preghiere, i pentimenti, i desideri e la sua risoluzione furono ricompensati. L'osservanza dell'antico codice di condotta alla fine la salvò, perché essa usci per la Puja (rito) di Gouri prima della cerimonia del matrimonio. In quel tempio si era immersa nella preghiera e cosi fu libera dai lacci. I genitori, il fratello e gli altri parenti obiettarono, ma un individuo nasce per svolgere il proprio destino, non per interpretare un ruolo in qualche altra commedia! Uno nasce per scontare la propria condanna e quando l'ha espiata è libero. Non dovreste rimanere in prigione, con il pretesto che c'è ancora dentro un amico! Pensate: Rukmini non aveva mai incontrato Krishna prima di allora, non c'erano stati preliminari corteggiamenti. L'anima lo desiderò e l'ottenne! Il loro incontro avvenne nel reame spirituale. Infatti questo non fu un matrimonio normale, anche se chi l'ha descritto ne ha parlato come di un'avventura romantica fra una ragazza caparbia e un giovane smargiasso! E’ la fusione di Thath con Twam di "questo" con "quello". La stessa cosa se è vicina si indica col pronome "questo", mentre se è lontana la si designa con "quello". Thath è uguale a Twam, solo che è lontano; perché è lontano? Perché è al di là dei sensi, dell'intelligenza e delle parole. Per comunicare la propria esperienza di Dio le parole sono inadeguate; neppure il tentativo del saggio riesce...

pag.123 LE BELLE ARTI E L’ARTE PIU’ BELLA

... Sundaramurthy Mi aveva preparato una "grande" processione dall'Istituto sino allo stadio, perché in questo giorno si celebra il Giubileo d'argento del suo Istituto. Lasciate che vi dica che non Mi piace questa pompa e questa scena. Non ne ricavo alcuna gioia. Lo sfoggio è divenuto una moda anche fra gli asceti ed i monaci che dovrebbero avere maggiore saggezza; professano la povertà e la semplicità e poi permettono o incoraggiano i discepoli a sprecare tanta energia e denaro in pompa e sfarzo, che serve solo a sviluppare l'egoismo proprio e quello dei loro seguaci. Insistere sulla fastosità priva ogni cosa sacra del suo significato. La miseria dell'età presente è largamente dovuta a questi vuoti rituali, ed a queste false dimostrazioni. Ciascuno di voi dovrebbe prendere la risoluzione di salvaguardare l'onore e la dignità del paese: questa è una responsabilità. Bharath ha i titoli per essere il Guru del mondo. La sua non è una storia dappoco; è stata la terra di Krishna, la terra dove i Veda e le Upanishads hanno visto la luce, dove Shankaracharya fondò monasteri per propagare il Sanathana Dharma. Questa terra sarà preservata perché ha una missione da compiere, che nessun altro può svolgere. Non date peso a stupide paure per la perdita o la limitazione della sua libertà. Questo è impossibile. L’Avathar del Signore è venuto ed il risultato sarà la salvezza di questa santa serra. Vivete secondo gli ideali predicati dai saggi del passato, e la felicità sarà garantita; avrete gioia interiore e calma mentale...

28° - pag.137   I NOMI NON IMPORTANO (Shankranthi)

Oggi è un giorno sacro perché la gente lo onora come tale. Ogni giorno è sacro per coloro che lo utilizzano per scopi sacri. Tuttavia ci sono giorni particolari che hanno uno speciale significato e Shankranthi è uno di quelli, Shankranthi è così chiamato perché è il giorno in cui dalle tenebre si va verso la luce; il cammino della luce si apre da oggi. Il sole in questo giorno entra nell’Uttarayanam (si muove verso Nord). Bhishma attese quel momento per 56 giorni consecutivi su un letto di dolore, perché sentiva che la morte sarebbe stata di buon auspicio solo quando il sole avrebbe iniziato il suo cammino verso Nord. Volle così offrire la sua vita al Signore nel momento più propizio...

pag.217

... Gli antichi hanno tracciato la strada maestra per coltivare lo spirito ed acquisire la verità. Perché girovagare nei deserti spinosi e fangosi? Praticate la Sadhana di Japam (ripetizione del nome del Signore) e Dhyanam (meditazione) come prescritto, e cercate di conoscere ogni cosa dai Pundits e da coloro che ne hanno fatto l'esperienza. Fate pure l'adorazione con fiori, il Japam con rosari e così via, sino a quando non sarete pronti per altri più elevati sforzi. Poi però dovete offrire al Signore non i fiori forniti dalle piante, poiché egli ricompenserà le piante e non voi! Il Signore vuole che voi gli offriate il fiore di loto che sboccia nel vostro cuore, il frutto che matura sull'albero della vostra vita terrena, non il loto ed il frutto disponibili al mercato! Potreste chiedere: dove trovare il Signore? Ebbene, Egli vi ha dato il Suo indirizzo nel capitolo diciottesimo Sloka 61 della Bhagavad Ghita, Apritela e leggete: <<Oh Arjuna! Il Signore risiede nel cuore di tutti gli esseri!>>. Ora che lo sapete, come potrete guardare qualche creatura vivente con disprezzo e come potrete odiare o ridicolizzare qualcuno? Ciascun individuo ha in sé il Divino, è stimolato da qualità divine, Amore, onore, amicizia, è ciò che ogni essere merita di ricevere da voi. Donateli in larga misura! La grazia di Dio non può essere conquistata con una meschina pretesa di distacco o con un po' di discriminazione. Conoscere ed agire, realizzare con l'esperienza, questo è il cammino. Abbandonatevi alla Sua Volontà. La vita è un grande sacrificio, Permettete al Signore di presiedere questo rito. Non ignorateLo! Questa non è la terra dei divertimenti e dei piaceri, è la terra del sacrificio, dello Yoga e del Karma! Vedete come persino la pioggia, che minaccia e vuole disturbare questa adunata, se ne sta a debita distanza! Quando partii da Whitefield alcuni dissero: <<Non ci potrà essere nessun incontro questa sera, ci sarà la pioggia anche a Bangalore>>. Io replicai: <<La pioggia non ha mai ostacolato le adunate nelle quali parlo!>>. Le nubi si sciolsero in un rinfrescante fortunale che sparse su di voi dolci profumi di fiori da quella fila di alberi, e fu tutto. Abbiate quell'amore, quello spirito di unità nel lavoro e nella preghiera e vi assicuro che, Ramaraja (simbolo del Dharma), si ristabilirà su questa terra.

44° - pag.219   INIZIAZIONE

Oggi è il giorno nel quale si commemora l'avvento di Shankara che venne per restaurare il Dharma. E’ anche il giorno in cui è stata data la sacra Upanayanam ai ragazzi venuti da Bengal, Bombay, Hyderabad e Bangalore. Questo giorno è stato da Me scelto per la loro iniziazione nella vita spirituale perché Shankara è ancora oggi una ispirazione per milioni di Sadhakas che vogliono conoscere la Realtà dell'universo e la sua fondamentale unità. Essi hanno avuto la felice opportunità di essere iniziati da Me come risultato della loro buona fortuna. La cerimonia della Brahmopadesham è chiamata l’Upanayam che vuol dire "portare vicino", portare l’aspirante vicino a Brahman, iniziarlo al sentiero di Brahman. E’ uno Samskara, cioè uno dei riti che ricostruiscono la personalità, riformano la mente e la purificano. Si dice che chi riceve l'iniziazione nasca due volte. Una prima volta nel mondo oggettivo, poi nel mondo degli aspiranti, diventando un Brahmachari, cioè una persona che cammina verso Brahma. E’ un giorno molto importante della loro vita, che ricorderanno con gioia e gratitudine. E’ il giorno in cui il loro cuore si volge a Dio; e d'ora in avanti devono far di tutto per non allontanarsene. Questa è la grande responsabilità che si assumono con l'iniziazione. L'iniziazione è stata data con l'insegnamento del Gayatri Mantra...

Aforismi Vedici

Pag.10 -   [5]

La Kaivalyopanishad dichiara (v.2):

Na karmana na projaya dhanena

tyagena ekena amrtatvam anashuh

 

L’immortalità non può essere ottenuta né con attività, né col potere o la ricchezza, ma solo con il sacrificio della rinuncia. Le attività cui si fa cenno, si riferiscono ai rituali, quali i sacrifici, le cerimonie col sacro fuoco, i voti, le opere di carità, le donazioni, i propositi santi, i pellegrinaggi, le abluzioni nel bagno purificatore dei fiumi sacri o del mare. Sono tutte opere, attraverso cui non è possibile raggiungere la liberazione (moksha); non è possibile, cioè, liberarsi dal velo dell’ignoranza.

pag.11 -   [7]

Na dhanena - “non per mezzo della ricchezza” - significa che le attività ritualistiche e le opere cui si è fatto cenno sopra, con tutti i vantaggi che comportano, possono avverarsi solo qualora si abbia a disposizione del denaro. Se uno non è ricco, non ha accesso ha certi ambienti di lavoro, non può ottenere potere, autorità e quant’altro vi sia connesso. Al contrario, l’Upanishad annuncia che Jnana non ha niente a che vedere con dhana: la saggezza della conoscenza non ha nulla a che fare con la ricchezza. La conoscenza è la sola a poterci conferire la liberazione; perciò il denaro non acquista la liberazione. La realizzazione spirituale non si compra con la ricchezza.

Pag.12 - [9]

Rituali e cerimonie non estinguono l’ignoranza e la sofferenza: è la lezione insegnataci dalle Upanishad. Infatti, attualmente sta accadendo che l’uomo ha dimenticato la sua propria natura, si identifica col corpo, coi sensi e con tutto ciò che riguarda la sua sfera fisica, la quale concupisce i piaceri del mondo materiale, facendogli credere che sia invece egli stesso a volerli. In virtù di questa falsa nozione, l’uomo cerca, quindi, di esaudire le brame dei sensi e del corpo, illudendosi di poter essere felice col porsi al loro servizio.

pag.16 - [18]

La consapevolezza del Brahman non può essere acquisita tramite l’accumulo di ricchezze, e nemmeno distribuendo i propri averi. Non può essere raggiunta neppure con lo studio dei testi, né con la crescita del proprio prestigio, né con l’acquisizione di diplomi o lauree, né con la celebrazione dei sacrifici e dei rituali ingiunti dalle Scritture.

Pag.28 - [43]

Anche il termine succesivo è athah. Qui tha suona dolce e non è accentuato come nella prima parola. Athah significa “per questa ragione”. Allora la domanda da porsi è: per quale ragione? Per la ragione che né lo studio delle Scritture; né la celebrazione di riti o liturgie, né lo studio della materia, né il processo di apprendimento per mezzo dell’insegnamento di altri, possono assicurare la consapevolezza del Supremo, cioè del Brahman. Oggetti, persone, riti e attività sono passeggeri e suscettibili di trasformazione, di decadenza, di distruzione; al massimo, possono servire a purificare la mente. Il karma (inteso come azione ritualistica) non può liberare una persona dall’ignoranza di base o indurre la consapevolezza della realtà del Brahaman. Bisogna essere consci di questo limite per poter meglio indagare nel mistero dell’Assoluto, fonte e nucleo del Cosmo.

Pag.30 - [46]

Una persona potrebbe aver celebrato una grande varietà di riti vedici e di sacrifici; potrebbe persino interpretare ed esporre il contenuto di molte sacre scritture che conosce alla perfezione; potrebbe anche essere una persona molto ricca, magari proprietaria di un’immensa ricchezza e di vaste tenute agricole; potrebbe insegnare i Veda e le loro discipline complementari mediante un’opportuna esposizione di significati; ma, se costoro non possiedono un carattere morale, non troveranno posto laddove si insegna o si impara cos’è il Brahman. Questa è la lezione impartita dal presente sutra.

Pag.66 - [109]

Le scritture vediche trattano del Principio di Brahman e delle Sue manifestazioni. Esse donano all’uomo il tesoro della saggezza e l’esperienza intuitiva di questo patrimonio (jnana e vijnana). Però col passa del tempo gli inni, i versi le formule sacre (mantra) vennero interpretati in modo ritualistico; furono, quindi, esaltati e diffusi come mezzi atti ad ottenere conseguimenti materiali e mondani. I riti basati sulla recitazione di questi versi venivano considerati dei karma benefici. Infatti, nell’Universo non c’è nulla di separato o distinto da Dio. Tutto ciò che vi si trova è stato emanato dal Brahman; tutto verrà riassorbito (laya) nel Brahman; tutto si muove ed esiste solamente in forza del Brahman.

Upanishad Vahini

Pag.17 - [7]

La Ishavasyopanishad indica, nel secondo mantra, i mezzi per arrivare a quella meta. Essi sono: eseguire il rito di adorazione del Fuoco (Agnihotra) ed altre liturgie, come prescritto nei testi sacri (Shastra), credere che per ottenere la liberazione occorra impegnarsi attivamente in tal senso, ed essere convinti che nessun peccato può contaminare chi è impegnato in questo lavoro. A poco a poco, l'azione compiuta senza desiderare i frutti elimina le impurità, come avviene nel crogiolo dell'orafo, e una mente pura è Conoscenza (Jnana), è il coronamento del distacco.

Pag.20 - [15]

Chi agisce in modo contrario alla conoscenza (duale) che deriva dalle scienze sacre (vidya) manifesta la propria ignoranza (ajnana), dice l’Upanishad, e quelli che si limitano a studiare i Testi e a praticare i rituali per acquisire poteri ed abilità, sono ancora peggiori. Ora, una tale conoscenza conduce al Paradiso (Devaloka), e l’azione rituale (karma) al Regno dei Padri (Pitrloka), ma la Conoscenza (Jnana) che porta alla realizzazione del Sé (Atma-sakshatkara) è qualcosa di ben diverso, e nessun tentativo di conciliarle può avere successo.

Pag.20 - [16]

Naturalmente, non si deve agire in modo contrario alle Scritture, anche se, in ultima analisi, tutte quante le azioni possono venir classificate come ignoranza (avidya ). Infatti le azioni possono aiutare, nel migliore dei casi, a purificare la mente, proprio come l'adorazione delle Divinità (upasana) può servire a concentrarla. In realtà, l'upasana deve elevarsi al livello di adorazione della Divinità Cosmica (Hiranyagarbha), cioè deve maturare e trasforrmarsi in Liberazione prima che la vita abbia termine (Jivanmukti).

Pag.20 - [17]

La conoscenza del Divino (Devata-jnana) e l’adempimento dei doveri del proprio stato (Karma-nishtha) devono essere complementari e coordinati: sarà allora possibile sfuggire al ciclo delle nascite e delle morti, e divenire divini.

Pag.31 - [8]

Il più alto livello raggiungibile mediante l'azione (karma) rituale è il Paradiso, e il più importante di questi riti è l'adorazione del Fuoco (Agnihotra). La sua esecuzione contribuisce a purificare la mente, e questa purificazione costituisce un preliminare necessario al raggiungimento della Conoscenza superiore (Paravidya). Le fiamme che si innalzano dall'altare sembrano invitare l'officiante a prender coscienza della Realtà (Brahman). Chi compie il rito con piena consapevolezza del significato delle sacre formule (mantra) raggiungerà lo Splendore Solare, l’offerta lo condurrà alla regione di Indra, il Re degli Dei.

Pag.46 - [9]

Janaka, Re di Videha, celebrò un sacrificio e distribuì doni di grande valore. Molti bramini, provenienti dal territorio del Kuru-Panchala, accorsero per assistere a questa cerimonia (yaga). Allora il Re fece decorare mille vacche con cavigliere, collane, e fregi d'oro sulle corna, e disse che le avrebbe date a chi lo avesse saputo istruire sull'Assoluto (Brahman). Molti bramini, per quanto ben preparati, esitarono a farsi avanti perché temevano di fallire. Solo Yajnavalkya si mostrò tanto sicuro di sé da ordinare ai discepoli di condurre la mandria al suo romitaggio (ashram). Gli altri si indignarono per quell’audacia e decisero di mettere alla prova la sua dottrina ed esperienza.

Pag.46 - [10]

Il primo a farsi avanti per sfidare Yajnavalkya fu il sacerdote di corte di Janaka. Le risposte date dal Saggio spiegano come giungere allo Spirito, al Sé (Atma) racchiuso nei cinque prana, mediante la pratica congiunta di due yoga: quello dell’azione (karma) e quello della devozione (bhakti). Infatti, nell'eseguire il rito sacrificale, la voce dell'officiante (ritvik) rappresenta il Fuoco, la sua mente rappresenta la Luna (Chandra) e il tempo (Kala) rappresenta l'Aria. E' questo l'unico modo per cogliere il significato del rito e vincere la morte.

Pag.69 - [2]

Il primo capitolo della Chandogya Upanishad esamina dettagliatamente il canto liturgico e le devozioni (upasana) che costituiscono una parte del Sama Veda, il secondo descrive tutto il rituale del Sama, e il terzo espone l'upasana del Sole (Surya), che viene "La dolce scienza" (Madhuvidya), la Gayatri e la dottrina di Sandhilya (Sandhilyavidya) sull'identità tra lo Spirito individuale (Atman) e l'Assoluto (Brahman). Nel quarto viene insegnata la scienza di "Colui che assorbe o raccoglie in Sé" (Samvarga Vidya), e quella delle "sedici parti" dell'Assoluto (Brahmavidya). Nel quinto sono elaborate le tre scienze (Vidya): dell'energia vitale o respiro (prana), dei cinque fuochi (parchagni) e del fuoco inteso come l'Atman immanente in tutti gli uomini (Vaisvanara).

Il Gioco di Dio

Sai - [24] Pag.17

Sono le Brahmana, le Aranyaka e le Upaninshad.

Discepolo - Che cosa sono le Brahmana?

Sai - [25] Pag.17

Sono testi esplicativi che hanno a che fare con i mantra e con le formule liturgiche. Descrivono chiaramente i riti sacrificali e le liturgie che debbono essere osservati nel loro svolgersi. Ve ne sono molte, come l'Aitareya Brahmana, la Taittiriya Brahmana, la Shatapata Brahmana e la Gopata Brahmana.

Discepolo - E le Aranyaka, che cosa sono?

Sai - [26] Pag.17

Ve ne sono in versi e in prosa. Sono specialmente dedicate alla direzione spirituale di coloro che, dopo essere passati attraverso gli stadi del Brahmacharya (il discepolato, il livello dello studente religioso) e del Grihasta (la vita di famiglia), entrano nello stadio del Vanaprastha (la vita di recluso nella foresta); Aranya significa "foresta", vale a dire che questi testi vanno seguiti e meditati tra il silenzio di eremitaggi isolati. Trattano dei doveri e delle responsabilità dello stadio finale di vita attiva (karma kanda), lo stadio preliminare a quello di una vita spirituale in pienezza (Brahma kanda).

Discepolo - Swami, ho sentito usare per molti testi il termine "Brahma kanda". A quale di essi si riferisce specificamente?

Sai - [27] Pag.18

Quei testi riguardano i sacrifici rituali come pure le norme di retta condotta. Trattano di sistemi particolari per eseguire il protocollo dei cerimoniali liturgici e di speciali analisi dei codici morali.

La via della Verità

Pag.103

… Il Veda è conosciuto anche come Chhandas, che vuol dire: piacevole, gioioso, vitale, forte, protettivo. I riti e le cerimonie descritte nei Veda recano beneficio non solo ai partecipanti ma a tutti gli esseri; Il Signore Supremo, sorgente della beatitudine, è conosciuto nei testi sacri come Yajna-Angha (Colui che ha per membra il rito vedico) e Yajnavahana (Colui che usa come suo veicolo il rito vedico)…

Pag.104

…A proposito dei riti vedici conosciuti come Yajna, si racconta una storia che divenne un mito.

sea

Un giorno lo Yajna sfuggì dalla presa degli dei sotto forma di un antilope. Gli Dei si lanciarono alla sua ricerca ma trovarono solo la sua pelle che divenne il simbolo del rito vedico; i colori di quella pelle, il nero, il bianco ed il rossiccio, rappresentano i Veda, ed essa fu onorata come simbolo della triplice conoscenza dei Veda ed usata dai preti per officiare le cerimonie vediche ed invocare la protezione degli Dei con gli inni chiamati Chhaandas. Con la recitazione e le oblazioni del rito, colui che siede sulla pelle o la indossa, benefica i tre mondi rappresentati dai tre colori della pelle. Il maestro delle cerimonie è chiamato nelle scritture vediche: "Il feto”; infatti, come il feto è protetto, raccolto nel ventre materno col corpo piegato e le mani chiuse, così egli è avvolto nella pelle di antilope che simbolizza la Madre Veda. La pelle di antilope indossata durante il rito diventa come un'armatura protettiva, uno scudo. Prima della cerimonia, quando il prete sta per indossare la pelle, prega in questo modo: "Tu che sei lo scudo, Charma, proteggimi!" La parola Charma significa beatitudine e gioia perché protegge l'uomo dalla sofferenza e dall’errore. Vishnu, il secondo Dio della trinità, è l'incarnazione della beatitudine e poiché i sacrifici vedici donano la gioia, Egli è glorificato come la personificazione dello stesso rito. Vishnu rappresenta il triplice Veda. Upasana vuol dire sentirsi alla presenza divina in virtù della gioia ottenuta con la preghiera. La tradizione vedica ci descrive le vie per ottenere quella gioia, che sono: Sathyavati, Angavathi, Anyavathi, e Nidaanavathi. Analizziamole in dettaglio…

 

Thursday, 13 October 2011 14:22

Causa ed effetto

La scienza di Dio

I frutti dell'azione [1] pag.197

Dei tre strumenti che impiega l'uomo uno per pensare, il secondo per parlare e il terzo per agire quest'ultimo è il corpo che, con le sue mani, è pronto a trasformare in atto il pensiero espresso dalla parola. L’azione, il lavoro, l'opera compiuta dalle mani dell'uomo sono la fonte di tutta la gioia e il dolore in cui l'uomo viene a trovarsi implicato. L'uomo dice di essere contento, oppure di essere ansioso, d'aver paura, di essere nei guai, e attribuisce la causa di tali condizioni a qualcun altro, non a se stesso.

Causa ed effetto [2] pag.197

Quest'opinione poggia su basi errate; la gioia e il dolore son dovute alle azioni del soggetto. Lo si creda o no, ciascuno deve subire tutte le conseguenze delle proprie azioni. E’ una legge di natura. Liberissimi di non credere nell'estate e nell'inverno, nel fuoco o nella pioggia; tutti però sono soggetti al caldo e al freddo, e i loro effetti li colpiscono, anche se non ci credono. Ne consegue che la cosa migliore da farsi è dirigere le nostre azioni secondo una linea corretta.

Le cause sottili dell'azione [3] pag.197

Le mani non sono le sole membra, i soli agenti delle attività umane, del karma. Occorre star attenti alla purezza di tutto ciò che si fa, che si vede e che si ascolta. Pensiero, parola ed azione devono esser scevri da superbia, avidità e odio. Le parole che si dicono devono essere prive di questi difetti; le cose che si desiderano ascoltare devono essere pure da queste qualità superficiali ed attraenti; i piaceri che si cercano non devono esser macchiati di malvagità. Gli studenti devono innanzitutto assimilare queste lezioni nella loro mente e dimostrare il loro effetto in quello che dicono. Le lezioni contenute nelle parole devono infine esser tradotte in azione.

Quelli che Dio ama di più

3 - pag.80 LA GHIRLANDA DI <<BRAHMA>>

La Ghita insegna che, al posto di sviluppare gli attaccamenti, ed esserne poi disillusi quando le cose accadono, è molto meglio, sin dall'inizio, sviluppare il distacco verso le cose e gli oggetti del mondo. L'uomo che non riconosce la verità insita in questa saggezza, opera e pianifica molte cose. Smettetela di pensare sempre: <<Devo fare questo, devo fare quello!>> Qualunque seme piantate in qualunque terreno, ne avrete di ritorno le conseguenze. Se il seme appartiene ad una categoria il frutto sarà della stessa natura. Qualunque azione darà i frutti appropriati che vi verranno donati da Brahman sotto forma di una ghirlanda. Quando uscite dal seno di vostra madre non avete intorno al vostro collo nessuna ghirlanda né d'oro né di perle. Ma una ghirlanda invisibile ci sarà, formata dai frutti delle attività e delle azioni che avete fatto durante molte vite. Questa è la ghirlanda che ci è data da Brahman. Essa non si vedrà fisicamente, ma sarà là per tutto il tempo della vostra vita. Le persone che conoscono questa verità e cioè che per ogni azione ci saranno delle conseguenze, cercheranno di fare solo buone azioni, intraprendere buone attività ed avere buoni pensieri. Questo è quanto insegna la Ghita, come uno speciale esercizio e <<sadhana>> per i devoti.

sea

Il Re Janaka aveva una straordinaria competenza nella conoscenza di Brahman ed era chiamato il Re del <<Videha>> che vuol dire: non avere il sentimento di essere il corpo. Una notte, dopo avere cenato, discusse certe cose con i suoi ministri e, quindi, andò a letto un poco più tardi. La Regina che lo vide stanco, chiese alla servitù di andarsene perché non voleva disturbarlo. Dopo un po' di tempo, improvvisamente, il Re Janaka si sveglio ed incomincio, in modo strano, a chiedere; <<E’ questa la Verità o è quella? E’ questo o è quella?>> La Regina cercò di capire cosa stesse dicendo e si spavento. Egli continuava a chiedere; <<E’ quella la verità o è questa?>> La Regina allora chiamo i ministri e gli altri dignitari e, tutti insieme, chiesero al Maharaja che cosa ti tormenta? Qual'è il tuo dubbio? Che cosa vuoi? Ma il Maharaja non li ascoltava. I ministri allora chiamarono il Saggio <<Vashista>>, il quale venne e chiese al re: <<Che cosa vuoi? Qual'è il tuo dubbio? Posso chiarirlo?>> Ma il Re rispondeva sempre: <<E’ questa la verità o è quella?>> <<Vashista>> che era omnisciente, chiuse gli occhi e cominciò a chiedersi il perché di quel comportamento. Nel sogno, il Re Janaka aveva realizzato la confisca del suo regno e che stava vagabondando per la foresta. Egli aveva molta fame, piangeva e si lamentava: <<Ho fame! Ho fame!>> Alcuni briganti, che stavano mangiando su dei piatti di foglie, presero pietà di lui e gli offrirono del cibo. Nel frattempo, sopraggiunse una tigre e tutti scapparono. Egli quindi non poté mangiare e riprese a lamentarsi: <<Ho fame! Ho fame!>> Quando si sveglio, si trovo a palazzo, sul letto reale, con a fianco la Regina, per cui cominciò a chiedersi quale fosse la Verità. Se il sogno, oppure il fatto che stesse vivendo nel palazzo. Maharishi Vashista che aveva capito tutto, disse: <<Re Janaka! Nessuna delle due cose è vera tu solo sei vero!>> <<Non c'è nessun sogno nello stato di veglia, e non c'è nessuna veglia nello stato di sogno. In entrambi pero tu esisti e, poiché esisti in questi due stati, tu sei la Verità!>> Durante la veglia c'è il <<sogno di giorno>>, durante la notte vi è il <<sogno di notte>>, ed entrambi sono una illusione.

La Ghita ha detto che dobbiamo riconoscere la verità che questo mondo è fatto di continui cambiamenti e che consiste in tutti questi difetti e queste illusioni!

Ghita Vahini

1 - pag.175 L’"atma'' è la base di tutto

Krishna! Tu dici che coloro i quali riconoscono il mondo come tale, non possono pretendere di conoscere i "Veda". Il mondo è un effetto e non può essere differente dalla sua causa. Come è possibile? Il mondo che vediamo è soggetto a nascita, crescita, trasformazione e morte, mentre Dio è eterno, vero ed immutabile. Non vi è nessuna affinità fra i due: essi sono come l'acqua ed il fuoco! Ti prego, dammi la spiegazione>>. Così implorò Arjuna, e, Krishna rispose: <<Arjuna! Nel mondo sensoriale ogni singola cosa ha la sua caratteristica o "guna". Il "guna" dipende dal suo proprietario che è l’"atma''. Esiste una base, una "adhara", sulla quale insistono i "gunas" o le caratteristiche di ogni essere e di ogni oggetto di questo mondo. Quella "adhara" è l”atma’’. Fissa la tua attenzione su questa base immutabile e non sulle manifestazioni mutevoli, altrimenti rischi di essere trascinato nel flusso. Come il seme è la base per il tronco, i rami, le fronde, le foglie ed i frutti dell'albero, così "prakrithi" o "prapancha" o il mondo, è l'albero che nasce dal seme l”atma’’. Il mondo è la combinazione e permutazione dei cinque elementi che sono latenti nella base. Considera l’"atma'' che è la base, come essenziale ed il mondo come la sua espressione manifesta. Colui che ha afferrato questa verità con una disciplina costante, merita il nome di "Vedavid" o maestro dei "Veda". Ma senza l'inchiesta approfondita, senza discriminazione fra reale ed irreale, l'individuo che considera ciò che vede come eterno, finisce per smarrire la strada. Come potrà scoprire la realtà? Il desiderio di conoscerla nasce da "daivamsampathi", dagli attributi divini." Asurasampathi" o le tendenze maligne invece gli fanno dire di sapere mentre non sa, e lo inducono ad affermare falso ciò che è vero. Il desiderio di conoscenza non nasce in lui>>.

1 - pag.187 Essere liberi dall'egoismo

Come gli abiti nascondono il colorito della salute, così l'anima dell'individuo è velata dall'egoismo o "ahamkara", che impedisce di rivelare lo splendore del principio divino che è il suo tesoro nascosto. L'egoismo è la radice di tutti i mali, di tutti i difetti e di tutte le deficienze. Esso nasce dal desiderio o "kama”. L’assenza di desiderio è lo stato di non egoismo.

Cos'è "moksha", se non la liberazione dai legacci dell'ego?

Meriterete la liberazione quando sarete capaci di spezzare le catene del desiderio. Gli uomini si occupano, in lungo ed in largo, di attività, spinti dal desiderio dei benefici che ne derivano, e si ritirano, invece, quando gli atti non danno loro nessun profitto. Ma la Ghita condanna entrambe quelle attitudini. Sia che le conseguenze ci siano o meno, l'uomo non può sfuggire all'obbligo di essere attivo. Come può allora l'uomo evitare di essere coinvolto nelle conseguenze? La Ghita insegna "karmaphala thyaga" (abbandonare gli attaccamenti al frutto del karma) come "sadhana" più proficuo a questo scopo. Che lo si desideri o meno, ogni atto porta delle conseguenze più o meno immediate: ciò è inevitabile! Le conseguenze possono essere buone o cattive ma, se l'atto è dedicato al Signore, non toccheranno colui che lo compie. Da questa sacra dedica, l'azione è trasformata in un ordine più elevato e fatta santa, sacra e divina. L’atto compiuto invece sotto l'ispirazione dell'ego sarà sempre legante. Coloro che sinceramente cercano di realizzare Dio, devono liberarsi dal desiderio "nanakaara-sunya", eliminazione del sentimento di "io" e "mio". "Moksha" o la liberazione è lo stadio in cui non si conosce né gioia né dolore, perché al di là di entrambi. Krishna volle che il suo amico e devoto Arjuna raggiungesse quello stadio, quindi gli insegnò le vie, i mezzi ed i metodi per riuscirci e, così facendo, lo usò come strumento per il benessere di tutta l'umanità!

La conoscenza

Il dualismo non é un problema pag.57 [172]

Quando si dice che lo Spirito è immutabile, si sottintende che altre cose subiscano modifiche, e allora ci si può chiedere: come la mettiamo con l'Advaita, il Non dualismo? Ma, se non esiste nulla all'infuori dell’Atma, è sbagliato parlare di una duplice entità: non sono due, ma una sola! Non ci sono dubbi in proposito, non ne possono sorgere.

Dipendenza fra Causa ed Effetto pag.57 [173]

Perché si dice che non esiste nulla all'infuori dell’Atma? Ecco la ragione: l’Atma è la Causa di tutto, e non ci possono essere distinzioni fra Causa ed Effetto. La Causa non esiste senza Effetto, e l'Effetto non esiste senza Causa.

L'Osservatore Universale pag.57 [174]

Qualcuno si tormenta con questo dubbio come può l'Atma essere la Causa Universale? L'Atma è la Causa Universale, perché è l'Osservatore Universale. L'osservatore è la causa di tutta l'illusione del mondo, l'osservatore crea l'argento nei riflessi della madreperla; le varie scene del mondo onirico sono creazioni dell'osservatore. Dunque, l'Atma, che è l'Osservatore, è lo strumento della molteplicità delle cose percepite nello stato di veglia.

Corso estivo 1993

La Mente Superiore = il Supremo Sé Divino pag.24

Un individuo, quando si sveglia da uno stato di sonno profondo, sperimenta una sensazione molto piacevole. La ragione di questa sensazione piacevole è l'assenza della mente nello stato di sonno profondo. E' sempre la mente la causa sia della gioia che del dispiacere, del piacere e del dolore. La gioia che deriva dallo stato di sonno profondo viene attribuita alla "Mente Superiore". Questa è associata con il corpo causale. Il rapporto tra causa ed effetto è responsabile di tutti gli avvenimenti nel mondo. Il Divino è la causa ed il Cosmo è l'effetto. Questo è MAHAKARANA (centro super-causale) ed è responsabile di tutto quello che succede nell'Universo. E' anche conosciuto come "Mente Illuminata". Questa è l'Energia che illumina ogni cosa nel mondo. Per poter sperimentare questo Principio Cosmico abbiano bisogno di una forma Divina. Questo è il "Sé Super-Divino", chiamato anche PURUSHATVA, che, in realtà, è l’"Oltre Mente", ossia l'aspetto Divino. Questo aspetto Divino viene chiamato PURUSHATVA. Durante ha giornata pronunciano continuamente 'io". Dove sta questo "io"? Questo in realtà è l’aspetto di PURUSHATVA. Questo "io" si trova in ogni creatura. Ogni persona, durante una normalissima conversazione, cita "io" riguardo alle sue azioni, come, "io vado", "io mangio", "io taccio" ecc. Quindi in ogni individuo questo "io" rappresenta l'esistenza di questo grande aspetto di PURUSHATVA. Qua1’ è il significato di PURUSHATVA? Non si diventa un uomo semplicemente indossando un palio di pantaloni e una camicia. La parola "PU" rappresenta l'aspetto Divino che vibra in tutto il corpo, dalla testa ali piedi, "PU" significa PURUSHATVA. Come si forma il none di "PURUSHA"? Il corpo è un posto sacro (PURAM) dove vive il JIVl ( essere vivente-anima) e per questo è conosciuto come "PURUSHA". Può essere il corpo di una donna o di un uomo. La differenza esiste solo nel sesso, perché sia l’uomo che la donna sperimentano la fame, si arrabbiano e hanno delle sensazioni emotive comuni. In un momento di dolore l’uomo piange, e così fà anche la donna; quando l’uomo ha fame mangia e anche ha donna; l'uomo si arrabbia e anche ha donna. Quindi, come vedete, hanno gli stessi livelli emotivi. Ma ci può essere un uomo che soffre in silenzio ed un altro che esprime la sua sofferenza lamentandosi a voce alta. Noi non dovremmo prendere in considerazione tali differenze perché i loro corpi sono dei posti sacri e al loro interno vive Dio. In ogni corpo c'è questo aspetto Divino. Il mondo intero è un riflesso della forma grossolana e della forma sottile. Dio è la causa, il mondo è l’effetto. Esistono tutti e due, il corpo sottile ed il corpo grossolano. Nella vita di ogni uomo ci sono delle esperienze felici. Le cinque sensazioni, i cinque organi di azione, i cinque organi di percezione, i cinque involucri vitali, e i quattro strumenti interiori: la mente, l'intelletto, l'ego e la coscienza (24) tutti questi sono collegati e formano 24 aspetti. In questi aspetti "MAHAPURUSHA" diventa il venticinquesimo aspetto. Quindi l'insieme dei 25 aspetti forma il corpo umano. Così come questi 25 aspetti sono contenuti nell'uomo, anche il mondo contiene 25 aspetti. Il corpo e la nazione sono l'obbiettivo ed il suo riflesso. Non esiste alcuna differenza tra questi due. Ma se si osserva questo aspetto da un punto di vista terreno, allora si trovano molte differenze. Questa è la vera caratteristica di MAYA o illusione. Questo aspetto di Maya fa dimenticare la "Realtà" all'uomo e questo lo spinge in molte situazioni difficili. In relazione a questo, Ramdas cantò, con significati filosofici, le tribolazioni della vita e l'essenza della filosofia della vita. Nello stato di veglia ogni cosa è un’illusione. Quando dormite siete immersi nel sogno. Voi credete solo nel sogno e credete che sia vero. Quanto durerà questo sogno? Durerà finché voi non vi sveglierete e ignorerete il sogno. Ma qual'é la cosa vera, il sogno o lo stato di veglia? Uno è un sogno diurno, l'altro è un sogno notturno. Quindi, tutti e due sono sogni.

Mettete in pratica la Verità   pag.28

...Noi guardiano solo al contenuto e non alla base del contenuto e così creiamo problemi a noi stessi. Qui c'è un bicchiere. Può l'acqua essere contenuta senza una base? Quindi il bicchiere è la base. L'acqua è il contenuto. Anche la Divinità è la base e il mondo è il contenuto. Dio ed il mondo sono forme di causa e di effetto. Il Signore Vishnu è la forma cosmica dell'universo che noi cercheremo, in modo molto prudente, di indagare. Ogni cosa è una manifestazione di Dio. Noi dobbiamo sviluppare questa prospettiva. Non esiste nulla come buono e cattivo nel mondo. Negli occhi di Dio, non esiste alcuna cosa come cattiva. E' solo nella visione dell’osservatore, che è difettosa e trova i difetti negli altri....

Verità-Bontà-Bellezza pag.31

(Sathyam- Shivam- Sundaram)

Incarnazioni di Amore,

Colui che ha il cuore pieno di compassione, la cui parola è piena di amore e di verità, il cui corpo è dedicato al servizio del prossimo, non sarà colpito né da forze negative né da influenze avverse del KALI YUGA.

"Né le sacre scritture, né i sacri testi

potranno sollevare la cortina della mente.

Davanti alla cortina c'è l'essere umano, e dietro c'è Dio.

La Causa stà da una parte e l'Effetto dall'altra".

Sebbene il Sé individuale e la Realtà Assoluta, la Causa e l'Effetto siano una e la stessa cosa, sembrano essere separati per l'interferenza della cortina della mente. Attraverso il dominio della mente, l'Essere individuale può diventare il Sé Assoluto, PRAKRITI (mondo) può essere trasformato in PARAMATMA (Oltre il Sé) e la Causa può diventare l'Effetto.

Pensieri e mente pag.41 – (42)

...La mente dell'uomo brilla di purezza risplendente se lui coltiva pensieri, idee e sentimenti nobili. Solo coltivando la purezza della mente possiamo garantire la purezza delle azioni. E solo atti puri possono condurre a risultati puri.

sea

Noi seminiamo il seme del pensiero e raccogliamo il frutto dell'azione. Noi seminiamo il seme dell'azione e raccogliamo il frutto della natura. Noi seminiamo il sene della natura e raccogliamo il frutto del carattere. Noi seminiamo il seme del carattere e raccogliamo il frutto del destino. Da questo risulta evidente che il nostro destino dipende dai nostri pensieri. I pensieri sono la causa dell’elevazione o della caduta dell’uomo. I pensieri ci possono condurre verso le prigioni dell'oscurità oppure verso spazi illuminati. I pensieri sono il reale respiro vitale dell’uomo.

Coltivando pensieri cattivi di odio, invidia, rabbia e di ego l’uomo causa la sua rovina. Il danno che provoca ai suoi simili torna come un boomerang su di lui con tutta la sua forza e potenza, l’uomo che maltratta, critica, perseguite e scandalizza i suoi simili, in effetti maltratta, critica, perseguita e scandalizza il Signore Stesso. Completamente ignorante della presenza Divina negli altri, l’uomo dà libero corso a questa condotta efferata. L'uomo che di spada ferisce di spada perisce; l'uomo che ferisce un altro sarà ferito a sua volta; l'uomo che maltratta un altro sarà maltrattato a sua volta. Come è il pensiero così è l'effetto o la conseguenza.

Come sono i sentimenti così saranno i risultati.

Completamente ignoranti del potere della mente e della sua potenza, noi sottovalutiamo l’importanza suprema della mente.

La nostra vita intera dipende dalla mente. Dovremmo fare dei seri sforzi per capire il potere della mente.

Che cosa è Sadhana?   pag.44 – (45)

...L'uomo che non si rende conto del potere e della forza della mente permette a sé stesso di cadere, giorno dopo giorno, in profondità abissali. I pensieri cattivi non tarderanno a manifestarsi domani, se non lo hanno già fatto oggi. L'uomo penserà che una piccola azione cattiva che ha compiuto non lo danneggerà in alcun modo, ma in effetti le azioni cattive tornano su di lui come boomerang, dieci volte più forti....

Atma, la luce del corpo pag.111 – (112)

...Alcune persone discutono e dicono che il mondo non è la creazione di Dio e che invece è nato in modo spontaneo. Ma è sciocco dire così perché non esiste alcun effetto senza una causa.

sea

Così come una persona che fà una ghirlanda ha bisogno dell’aiuto dei fiori, dell’ago e del filo, ci deve essere pure qualcuno che fonde la materia e l’energia. Anche se noi abbiamo un contenitore, dell’olio e uno stoppino, ci deve essere qualcuno che accende la lampada, perché il contenitore, l’olio e lo stoppino non possono accendersi da soli. Non è possibile fare una collana senza un gioielliere anche se si possiede l’oro e le pietre. Anche se un ragazzo possiede l’intelligenza, non può conoscere l’alfabeto, a meno che non ci sia qualcuno che glielo insegni. Senza la guida di un insegnante per il ragazzo è impossibile acquisire la conoscenza. Il vero Guru è colui che ha sperimentato quello che insegna.

Colloqui

  •  

D.- Finora, hai parlato di certe cose importanti: l) il mondo esterno; 2) il mondo interno; 3) il Divino (Bhagavan). Sono entità separate, come causa ed effetto, o sono legate l'una all'altra?

SAI - [24] pag.142

Pensaci un pò tu! La risposta l'ho già data in Prema Vahini, e ti dev'essere arrivata oggi. Leggila, vedi bene quello che c'è scritto a proposito del rapporto fra "colui che serve", "chi viene servito" e il "mezzo del servizio".

D.- Hai anche parlato di variabile e invariabile (ksharam/aksharam), eterno e non-eterno (nityam/ anityam). Ci sono anche altri nomi?

SAI - [25] pag.142

Questi due si chiamano anche Purusha e sono detti "conscio-inconscio" (cetana/acetana), oppure "animato-inanimato" (jiva/jada). In altri contesti, i Purusha kshara e akshara prendono anche il nome di para e apara Prakriti. Se ci rifletti con intelligenza chiara, vedrai che cambiano solo i nomi, ma non la Cosa.

D.- Allora, Svami, come kshara-akshara ha per sinonimo Purusha, il Signore (Bhagavanta) ha qualche sinonimo?

SAI - [26] pag.142

Eccome! Bhagavan è ben noto con un nome molto appropriato, Purushottama, il Sommo tra i Purusha, ossia lo Spirito Supremo.

D.- Quanto è dolce questo nome! E i Purusha hanno origine dal Purushottama?

SAI - [27] pag.142

Ecco il grosso problema. Hai già chiesto una volta se "hanno origine"! Usiamo un linguaggio appropriato, per non avere significati errati. Non dobbiamo dire "originati dallo Spirito Supremo": essi risplendono in Lui. Ti ho già detto prima che questi Purusha sono indicati dai termini para-apara Prakriti, Jiva-Jada. Questo termine - Prakriti - dà l'impressione di qualità essenziale (svabhava) e di Energia Cosmica (Shakti), non è vero?

D.- Sì; direi che lo Spirito Supremo è il Primo e la Sua Prakriti il secondo.

SAI -[28] pag.142

No, sbagli. Ripensaci. C'è qualche differenza tra la cosa e la sua natura? E’ possibile separare e vedere la natura staccata dalla cosa? Eppure tu hai detto "due".

D.- Mi sono sbagliato, Svami; non sono separabili; i due sono una cosa sola.

SAI - [29] pag.142

sea

Nel parlare comune diciamo "lo zucchero è dolce", "il sole dà luce", "fa caldo", ecc. Ma il dolce è nello zucchero, la luce è nel sole. Non sono separati, sono uno. La dolcezza non è nota se non si mette in bocca lo zucchero; se non si vede il sole, non si conoscono né la luce né il calore. Così, il Divino ha due caratteristiche, e quando parliamo delle due diciamo Purusha e Prakriti, ma in realtà sono uno.

Nel Divino la Prakriti (che vien detta Mahamaya, "la Grande Illusione" è immanifesta e inseparabile, come la dolcezza nello zucchero. Avinabhavasambandam indica proprio questa relazione. Per un semplice Volere, questa Illusione avvolge il Divino e si manifesta nel Cosmo (Brahmanda). Questo è ciò che si chiama Forma Cosmica Piena ed Assoluta (Samashti- Visvarupa). E’ l’Assoluto che Si manifesta come Universo, per mezzo del potere dell'Ignoranza (Avidya), secondo la Volontà Divina.

D.- Cosa succede, Svami? Tutto era così chiaro e questa Ignoranza che salta fuori adesso mi mette in crisi! Spiegami, Ti prego.

SAI - [30] pag.143

Non aver fretta! Conosci la parola Vidya? Che cosa significa?

D.- Studio significa: Vidya vuol dire "studio"!

SAI - [31] pag.143

Vidya significa "Conoscenza", jnana. Se ci metti davanti un A, diventa Ajnana, "nescienza", Ignoranza metafisica. Per quanto fondamentalmente una, l'Ignoranza prende molte forme.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.166

...L'uomo è considerato la corona del regno animale, egli è il vertice degli esseri viventi. Di Janthus, si dice, egli è il più alto. Perché? Perché è il solo animale che possa investigare su se stesso e diventare consapevole e rivelare la divinità che egli in realtà è. Gli altri animali non hanno avidità per la ricerca delle cause e non bramano questa saggezza. La sete di conoscenza ha guidato molti a porsi il problema se Dio esiste e altri a negarne l'esistenza. Dio è descritto nella Ghita come "più piccolo del più piccolo" e "più grande del più grande". Lasciateci un poco considerare questo paradosso. Noi non possiamo vedere l'aria che ci circonda, che inspiriamo ed espiriamo in ogni momento della nostra vita. Come possiamo vedere allora il piccolissimo atomo e le sue particelle di energia? Ugualmente, con una visione annebbiata, e perciò limitata, come possiamo visualizzare Brahman, la forza Divina di base, che manipola anche la sottile energia dentro l'invisibile atomo? Naturalmente quando la visione è purificata nel suo aspetto più sottile, come sukshma-buddhi, e quando siamo equipaggiati dijnana-chakshu (l'occhio della saggezza), come era Arjuna, allora possiamo identificare la Divinità che sta nella più piccola forma o particella. Per comprendere l'essere più grande del più grande, considerate il sole. E’ più di 93 milioni di miglia lontano dalla terra. Perciò se noi viaggiamo verso il sole alla velocità di 500 miglia all’ora per 24 ore al giorno, ci vorranno circa 20 anni per raggiungerlo. Il sole è così grande che il globo terrestre potrebbe essere scaricato in ognuno delle migliaia di stagni o "buche" che gli astronomi hanno scoperto in esso. Le stelle che sembrano essere così piccole e molteplici sono, ciascuna, molto più grandi del sole, e le distanze fra esse sono spesso anche più grandi della distanza fra il sole e la terra! Come può mai la meschina mente dell'uomo concepire questa vastità dell'intero cosmo? Ma ecco, ancora, i saggi col loro intelletto acuto e con la mente assorta in estatica contemplazione, sono stati capaci di visualizzare Dio immanente nel macrocosmo quanto nel microcosmo, trascendente persino le stesse linee di confine di spazio e tempo. La loro esperienza li ha condotti a esprimere la loro adorazione attraverso nomi come Dio, Allah, Jehovah e Bhagavan. Queste sono incarnazioni della gloria e della grazia che essi hanno gustato, dell'amore che hanno percepito al centro del cosmo. L’universo creato è chiamato prakriti. Prima della creazione c'era la tenebra; dopo la creazione ci fu la luce. La tenebra era lo stato thamasico, quando non c'era attività. La luce è lo stato rajasico, quando si alternano movimento, agitazione, eruzione e rovina. I "cinque elementi" furono poi formati, e col tempo raggiunsero una relativa quiete. Era quello lo stato sathwico in cui la Divinità brillò attraverso di essi. Questi cinque elementi sono percepibili coi cinque sensi; infatti, sono le risposte ai bisogni dei sensi. Lo stato sathwico è lo stato divino, quando la luce pervade la Verità. Questa Verità c'era anche prima della creazione e del cosmo. La verità è più fondamentale dell'atomo. Ogni atomo e ogni stella manifestano la verità a quelli che hanno l'occhio della saggezza. Ogni aspetto della scienza ha una speciale caratteristica quando si applica a ciascun gruppo di cose o esseri. Qual è la speciale caratteristica dell'uomo? Se egli pure vive e muore come ogni animale, come può essere giustificata la sua supremazia? La sua supremazia sta nella sua capacità di rendersi conto di questa verità. Noi usiamo la frase "motivazione assoluta" quando ci riferiamo al sadhana. Il significato che generalmente diamo a questa frase non è corretto. Ciascun organo di senso o facoltà ha "una motivazione" che lo rende valido. Non diciamo <<Non c'è motivo in ciò>>, quando condanniamo qualche cosa o argomento? Vedere è la "motivazione" dell'occhio; ascoltare è la "motivazione" dell'orecchio. Se non c'è motivazione, o agram, l'organo del senso è cieco e sordo. Esso è allora afflitto da qualche malattia, ha qualche difetto. Anche se prendete un piccolo raffreddore, il naso perde la sua "motivazione", perché non può scoprire gli odori. Ora, qual è la "motivazione" della mente? Quando diciamo "motivazione assoluta" significa che la mente dovrebbe essere concentrata sull'Uno, l'Uno che è l'Essere che non ha secondo, l'Uno che ha voluto moltiplicarsi. A meno che la mente non ponga in disparte tutti gli altri scopi e si sforzi di diventare consapevole dell'Uno nella molteplicità, si può dire che anche la mente è ammalata e soffre per qualche difetto. I saggi dell'antica India hanno insegnato questa motivazione assoluta e, quando lo desideravano, potevano trasmettere questa consapevolezza ai loro discepoli. Tali persone sono oggi rare. Noi abbiamo insegnanti in quantità, ma nessuno di loro si è interessato con determinazione a questo compito di scoprire la propria identità. Con la scomparsa dei rishi, i rishikul di allora sono diventati le scuole (rishikul - shikul - shkul - scuola) di oggi. Io vi ho detto molto spesso che oltre ai vostri genitori, ai vostri maestri e ai vostri anziani, dovete rispettare anche i vostri atti, perché gli atti vi elevano o vi trascinano giù; essi vi incatenano alla nascita e alla morte, o vi liberano da questa catena. I loro effetti sono gioia o dolore, ricchezza o povertà, guadagno o perdita, piacere o sofferenza. Dovete comprendere che il vostro entusiasmo o la disperazione, il successo o il fallimento, sono le conseguenze delle vostre azioni. Mentre siete impegnati nell'azione, urtate contro certe leggi della natura che non potete oltrepassare. Se allentate la presa di qualcosa che avete in mano essa cadrà; ugualmente, se scivolate mentre salite una scala a pioli, cadrete, senza riguardo per la vostra casta, credo o stato. La legge non è differente. In ogni azione o atto, Dio è presente come invisibile causa determinante; in ogni piccola cosa che maneggiate o manipolate, Dio è presente come centro interiore. Perciò sforzatevi sempre di elevarvi facendo del bene, parlando di bene, cercando il bene, e avendo in mente il bene degli altri. Voi non perdete molto se vi si taglia un dito quando è molto danneggiato. Il corpo può tuttavia funzionare ancora ed essere uno strumento idoneo. Anche se perdete un arto, potete continuare un'attività e beneficiare delle vostre facoltà. Ma se perdete il vostro carattere, allora ogni cosa è perduta!...

Discorsi volume II

31° - pag.147 L'ARCO ROTTO

PRIMO GIORNO

Veerabhadram vi ha letto e spiegato la tradizionale leggenda connessa con la festa di Maha-Sivarathi. Questa leggenda non è che un mezzo per far conoscere la via del <<dharma>> (la legge morale). Essa racconta la storia dei cervi che implorano il cacciatore di non ucciderli subito, perché prima avrebbero dovuto compiere un dovere e che sarebbero poi ritornati per farsi uccidere. Nel caso in cui non avessero mantenuto la parola, essi sarebbero incorsi nella grave punizione prevista per questo tipo di peccato. La storia è stata costruita solo per insegnare i principi del <<dharma>>. Ogni storia illustra una morale, e questa storia non fa eccezione.

Anche gli animali diventano eloquenti quando si tratta di descrivere i pregi del <<dharma>>, ed i loro discorsi diventano la vera voce di Dio. Il cacciatore li lasciò andare, quindi, sulla parola. Egli stesso aveva commesso tale tipo di peccati e sapeva per esperienza che essi erano odiosi e che i rimorsi che essi recavano erano terribili disgrazie. C'è una legge di ferro di causa ed effetto che opera in questo campo. La parte più triste della storia è che l'uomo nonostante che egli veda, senta, soffra o cada non si convince che il peccato è un esperimento pericoloso. Esso porta immancabilmente il suo raccolto di lacrime. Il Thamoguna dell'ignoranza e dell'illusione disegna un velo sulla verità e nasconde la bocca del precipizio nel quale l'incauto peccatore cade di nuovo. Naturalmente quando il dolore sopraggiunge e lo attanaglia nella sua morsa, il Signore non sempre annuncia il peccato del quale quella particolare esperienza è la punizione. Vi lascia dedurre solo che ogni esperienza è una lezione ed ogni perdita è un guadagno. Dovete imparare che voi vi legate e voi vi liberate. Siete stati dotati di <<viveka>> o discriminazione, ed anche i più illetterati fra di voi hanno una coscienza che sussurra loro alle orecchie il <<dharma>>, affinché possiate scegliere e decidere.

sea

Alla corte del Re un giorno fu convocato un pittore di fama e gli si chiese di eseguire un affresco raffigurante la battaglia del Mahabharatha sul muro della sala delle udienze. Un altro pittore fino ad allora sconosciuto chiese anch'egli di eseguire lo stesso affresco sul muro opposto. Disse che voleva preparare un'esatta replica dell'altro. Fu posta quindi una tenda fra l'uno e l'altro, ed al termine dei lavori il Re la tolse. Con sua grande meraviglia vide sul muro opposto la copia esatta, perfino nei minimi dettagli, della scena del Mahabharatha. L'artista sconosciuto aveva solo pulito il muro a lui assegnato senza usare né pennelli e né pittura. Così dovete pulire la vostra mente ed il Signore e la Sua sublime grandezza si rifletteranno nel vostro cuore...

Aforismi Vedici

Pag.36 - [58]

Quando l’indagine sulla causa e l’effetto è praticata dal punto di vista del Cosmo, arriviamo alla conclusione che Dio è la causa e il Cosmo è l’effetto. Una volta trascesa la destinazione fra soggetto e oggetto, diveniamo consapevoli che tutto è Pura Coscienza o Brahaman e che tale Brahaman è il fattore primario nonché secondario; vale a dire che è Maya, la Primordiale Nescienza, che invoca sia il Brahaman, sia l’Universo, sia l’assorbimento in Brahman. E’ Maya la causa dell’illusione, la quale ci fa credere che da una cosa abbia origine un’altra.

Pag.36 - [59]

Vi sono alcuni che discutono se Maya e Brahman siano le due cause gemelle del Cosmo, mentre altri sostengono che l’Universo è la manifestazione di Vishnu e che da Lui trae origine. Per costoro la maifestazione, la conservazione e la fusione dell’Universo sono tutte causate da Vishnu.

Pag.39 - [64]

Chiunque osservi questa grandiosa manifestazione rimane sbigottito; tuttavia, agli inizi dei tempi e nei più remoti angoli dello spazio, dall’inconsapevole groviglio della Natura, emerse e proliferò il mistero della vita, dando origine a uomini e a divinità. E’ un fatto noto e accessibile a tutti. Ma può la legge essere considerata la causa di tutto il processo? Una legge può solo essere la causa di un’altra legge. Possiamo dire che l’inerte può essere al massimo la causa della mente che è parte anch’essa del complesso del corpo, ma solo il Divino può essere la causa di tutta la creazione, possedendo quelle cinque caratteristiche di cui abbiamo precedentemente parlato. In quale altro modo la mente, così complessa, abbia potuto formarsi e svilupparsi, nessuno è in grado di spiegarlo.

Pag.63 - [103]

I Veda affermano che Brahman è la Causa Prima dell’Universo (jagat). Non pongono come causa primaria un’entità non-cosciente (acetana). L’autorità della Parola emessa (Shabdam), ossia il Verbo, la voce di Dio, o Veda, non sostiene la teoria secondo cui l’origine del Creato sarebbe dovuta a qualcosa di non cosciente. D’altra parte l’Essere (Sat) ha deciso di farsi Divenire; ha preso cioè una decisione (sankalpa). Risoluzione, decisione, disegno: questi sono atti di coscienza; le entità prive di coscienza sono incapaci di simili atti di volontà. Brahman, che è Piena Coscienza, deve pertanto essere accettato come Causa Prima.

Pag.79 - [129]

Quando si conosce la causa, si conoscono anche gli effetti. L’Universo intero, vale a dire tutto ciò che è animato e inanimato, tutto quanto è costituito dai cinque elementi primordiali, chiamato perciò prapancha, è stato progettato dal Volere Divino. E’ la conseguenza del Piano Divino (Sankalpa), della Volontà di Dio, che ne è la Causa. Nessun effetto può aver luogo senza una causa precedente. Vi sono due tipi di cause: la causa materiale (upadana karana) e la causa efficiente (nimitta karana).

Pag.79 - [130]

La causa materiale è primaria: precede il prodotto. Essa consiste nell’intera, totale base su cui poggia il prodotto. Prendiamo ad esempio, una tazza d’argento; se si esclude l’argento, la tazza non esiste; cioè, se manca l’argento, che serve per modellare una tazza, viene a mancare anche il prodotto. L’argento è la causa materiale. In altri termini, prima che la forma (rupa) “diventi”, è e dev’essere “ente”. La tazza è la forma imposta all’argento da una causa efficiente, la nimitta karana; è la conseguenza di una creazione artistica, di un artigianato. L’argento è la causa preesistente, l’upadana karana. Quando un artigiano ha finito di forgiare una tazza in argento, cessa ogni relazione con essa, mentre la tazza e l’argento avranno per sempre un legame indissolubile.

Pag.80 - [131]

Dio è la causa materiale della creazione del Cosmo, dell’Universo. E’ la sostanza, la base, l’upadana karana; è anche la causa efficiente, nimitta karana. Egli è al contempo trascendente e fenomenico, sia Ente che Divenire. Come l’argento nella tazza, Dio è in tutto il Cosmo. Egli ebbe manifestato Sé stesso in tutto, è voluto diventare il tutto. Egli, la più alta Verità, il Sommo Bene (Parartha), è immanente in ogni cosa. Niente di vero o di buono potrebbe esistere in assenza di tale Verità. Tutto è sostenuto da questa Realtà Onnicomprensiva. Un tale meraviglioso mistero va oltre l’umana comprensione, poiché l’intelligenza umana non può contenerla. Con la sua visione distorta (kuradarshan) l’uomo vede solo nomi, forme, apparenze; è indotto all’inganno e alla confusione, è intossicato da simpatie e antipatie, dal piacere e dal dolore, dall’esaltazione e dalla depressione; è consapevole solo dell’irreale molteplicità a cui corrispondono vari nomi e forme.

Pag.91 - [146]

I testi delle Upanishad, che formano una parte della Shruti, ossia della tradizione vedica scritta, non riconoscono alcuna differenza tra Brahman e Ishvara, tra l’Assoluto e l’Onnipotente. Ciò che deve essere compreso da tutti i testi vedantici è che l’Universo è la manifestazione o la proiezione della Suprema Coscienza, viene dato di chiedersi il perché sia così così attraente ed incantevole. Se veramente fosse inerte ed ottuso, non muterebbe mai aspetto, (sarebbe cioè privo di quella dinamicità evolutiva che è la sua caratteristica). No, è un punto di vista inaccettabile. Dio è la causa sia efficiente che materiale del Cosmo; Egli si è autocausato nel tutto; è la Verità interna ed esterna. Di più: è la Luce che illumina e rivela, che attira e svela.

Pag.92 - [147]

Si dice: Pishtadi guda samparkath, (“Lo zucchero rende piacevole la farina”) Pishta significa “farina”, sia di riso, che di grano, o di legumi. La farina è resa dolce da guda samparkath, cioè dalla sua commistione con lo zucchero (il jaggery). In sé stessa la farina non è gustosa al palato, ma lo zucchero la rende dolce. Similmente avviene per l’attrazione e lo splendore manifestantisi dal Cosmo; è l’Anima Cosmica, il Paramatman, che si manifesta, nient’altro. La Shruti afferma ciò molto chiaramente; il Paramatma crea, culla, nutre e sostiene l’Universo (jagat) ed infine è lo stesso Paramatma che lo attira e lo induce a fondersi in Lui. Il Paramatma è il solo Creatore, il solo a goderne, il solo Protettore e Padrone. Questo è quanto proclamato dalle Scritture vediche.

Upanishad Vahini

Pag.51 - [25]

Bisogna amare solo il Sé (Atma), tutto il resto sarà amato per amor Suo. Una volta compresa la Realtà dell'Atma, ogni altra cosa sarà chiara. Tutti gli effetti sono inclusi nella Causa; l'oceano è la destinazione di tutte le acque, e tutti i sapori hanno per meta la lingua. Tutte le forme si realizzano nell’occhio, tutti i suoni sono destinati all'orecchio e tutte le decisioni hanno per obiettivo la mente. In altre parole, l'intero mondo manifesto (jagat) si fonde nel Principio Assoluto (Brahman).

Pag.69 - [2]

Il primo capitolo della Chandogya Upanishad esamina dettagliatamente il canto liturgico e le devozioni (upasana) che costituiscono una parte del Sama Veda, il secondo descrive tutto il rituale del Sama, e il terzo espone l'upasana del Sole (Surya), che viene "La dolce scienza" (Madhuvidya), la Gayatri e la dottrina di Sandhilya (Sandhilyavidya) sull'identità tra lo Spirito individuale (Atman) e l'Assoluto (Brahman). Nel quarto viene insegnata la scienza di "Colui che assorbe o raccoglie in Sé" (Samvarga Vidya), e quella delle "sedici parti" dell'Assoluto (Brahmavidya). Nel quinto sono elaborate le tre scienze (Vidya): dell'energia vitale o respiro (prana), dei cinque fuochi (parchagni) e del fuoco inteso come l'Atman immanente in tutti gli uomini (Vaisvanara).

Pag.70 - [3]

Poi, nel sesto capitolo, Uddalaka impartisce al figlio Svetaketu quella Conoscenza che, una volta acquisita, permette di conoscere ogni cosa. Infatti, se si conoscono l'argilla e l'oro, si conosceranno anche i vasi e le pentole, i braccialetti e le collane, perché l'argilla e l'oro sono la verità permanente, mentre le loro trasformazioni e modificazioni sono "accidenti" temporanei, forme associate a nomi. Ebbene, anche il mondo, come il vaso e il braccialetto, è solo un effetto, mentre la Causa è Sat. Sat significa "essere", e l’"essere'' è comune a tutte le cose. Il vaso "è", il bracciale "è". L'Essere si rende manifesto mediante la sua associazione ai vasi, alle pentole, ai braccialetti e alle collane, ma un'intelligenza grossolana non riesce a vederLo, perché, per riconoscerLo, è necessaria una capacità di penetrazione molto sottile.

Thursday, 13 October 2011 14:20

Le Caste

Discorsi 88/89 volume II

I colori del sole [34] pag.134

Incarnazioni del Divino Amore, le parole e i sentimenti del Signore spaziano dovunque. Eccovi un piccolo esempio. Si dice che tutte le caste siano state create da Dio. Si crede davvero che sia Lui ad aver voluto le quattro caste. Invece, esse dipendono esclusivamente dalla natura delle azioni umane.

sea

Nel sole ci sono tre colori: il nero, il bianco e il rosso. Ne abbiamo esperienza ogni giorno. Di notte regna l’oscurità. Sul finir del giorno, compaiono i rosseggianti raggi del sole. Poi, il rosso si fa bianco. Da dove proviene quel rosso? Dall’oscurità. E il bianco? Ognuno dei tre colori nasce dall'altro: il rosso dal nero, il bianco dal rosso.

Le caste [35] pag.134

Appena nato l'uomo è allo stadio di Shudra, si trova nel pieno dell'ignoranza. Appena libero da questa ignoranza iniziale, acquisisce le qualità ragiasiche che, a loro volta, si trasformano in quelle sattviche. Uno Kshatriya è pieno di ardimento ed un Brahmana è colui che nutre pensieri e sentimenti sacri. Non tutta la gente è stupida e ignorante. Ognuno rimane fondamentalmente un'incarnazione di Dio, pur con qualità e comportamenti diversi. Ciascuno è un'autentica forma di Dio.

sea

Una madre ha quattro figli. Il più anziano ha studiato i Veda e si fregia del titolo di "Dottore". Il secondo è un bravo combattente, un eroe di guerra. Potremmo chiamarlo un soldato. Il terzo è un uomo d'affari e, come tale, si fa un nome e una reputazione. Il quarto si dedica alla coltivazione delle terre di suo padre e lo chiameremo agricoltore. Un laureato, un militare, un uomo d'affari e un coltivatore: professioni diverse fra quattro individui figli della stessa madre. Sono le loro azioni a definirli in modi differenti.

Non abbiate sentimenti che creano differenze. Siate come alberi che non sanno distinguere tra uomo e uomo e donano a ciascuno ombra in egual misura.(77)

Immoralità [37] pag.136

Attualmente si sta perdendo la nostra sacra cultura. Tutti gli esseri umani stanno dimenticando i buoni principi. Sembra che non ci sia rimedio contro l'immoralità. Ci può essere sfortuna più grande? C'è spazio per un contegno morale? Proprio no. La moralità indica la casta. L’onore di una casta e di una religione dipende dalla vita morale. Senza vita morale, l'umanità va verso l'annientamento. Gli eroi dell'antica India avevano prestato ascolto a questa verità. Ma l'onore della nostra società è stato spazzato via. L'umanità ha smarrito ogni senso di gioia, di soddisfazione, di pace. Non c'è più posto per il carattere e l'integrità. Dove sta il progresso?

Dio è unità

Capitolo VI. 4. Le caste sociali

Le discipline prescritte per i vari stadi delle classi sociali sono molto utili. Ciò che chiamiamo casta è un ordinamento adatto agli affari del mondo. Gli stadi della vita sono le basi per la gioia ultraterrena. Le quattro caste, che sono universali, esistono in ogni paese. Coloro che guidano il pensiero sono i "Brahmini", i guerrieri sono i "Kshatrhriya", i "Vaisya" rappresentano i produttori di affari, ed i lavoratori sono i "Sudras". Essi sono come le membra del corpo. il corpo di Dio. Ciascun organo deve svolgere il compito in cui è specializzato. Non si può camminare con la testa e pensare con i piedi. Il corpo è una comunità cooperativa come l'organismo sociale. Gli occhi sono responsabili della vista, l'orecchio non può mettere in dubbio la loro autorità, né l'occhio può dubitare di quella dell'orecchio per quanto riguarda il suono. la lingua non può essere contestata in fatto, di gusto. Ciascuno è padrone nel suo campo. Gli stadi sociali sono anche gradini verso il distacco e la realizzazione ed assicurano l'esperienza e lo sviluppo della personalità.

Capitolo VI. 5. Lo stato sociale

Il livello di vita, lo stato sociale, la professione, la compagnia che frequentate, gli hobbies preferiti, tutto ciò deve essere usato per pulire lo specchio interiore affinché Dio possa riflettersi chiaramente in esso. Lo stadio della vita familiare è un gradino nella scala verso la realizzazione di Dio. Non dovete fermarvi al primo passo ma salire in cima verso lo scopo ultimo. Seguite il codice disciplinare della vita terrena come membro della comunità umana, trascendetelo e conquistatevi il diritto e la qualificazione per conoscere le regole soprannaturali, la natura e la gloria di Dio.

Ghita Vahini

5 - pag.61 Come far rivivere il Dharma: l'organizzazione delle caste

<<Arjuna, vi è un sistema per far rivivere il dharma, il compito per il quale sono venuto. Questo è <<chaturvarnyam>> cioè la riorganizzazione delle 4 caste (varnas) fondata sul <<karma>> e sul <<guna>> di un popolo. Il sistema delle caste è essenziale per il funzionamento del mondo. Il suo significato non è facile da capire. Molti credono che tale sistema aumenti l'inquietudine e sia causa di divisione fra gli uomini, ma la verità si mostrerà chiaramente se il problema è ragionato. Concludere che il sistema delle <<varnas>> non è buono, mostra solo ignoranza e, fra l'altro, tale giudizio crea confusione. Io ho stabilito questa organizzazione per promuovere il benessere del mondo. Le <<varnas>> aiutano l'uomo ad agire in modo a lui congeniale ed a realizzarsi. Senza di esse l'uomo non può avere felicità, neanche per un momento. La casta è la causa del successo di ogni attività. Coloro che sono equipaggiati con il satwaguna, che hanno capito il principio dell'unità, <<Brahmatathwam>>, che favoriscono la vita morale e spirituale, che aiutano gli altri a desiderare la gioia di visualizzare la realtà della loro propria natura, sono chiamati <<brahmini>>. Coloro che salvaguardano un sano sistema politico, la legge e la giustizia, il benessere e la prosperità, l'ordine morale stabilito per il popolo, tenendo sotto controllo i malvagi e gli immorali, soccorrendo i deboli ed i poveri, questi sono gli <<kshathrya>>.Coloro che immagazzinano e forniscono al popolo, entro certi limiti, il necessario per vivere, sono i <<vaisyas>>.Coloro che pongono le fondazioni per il benessere con le attività di servizio e provvedono la forza ed i muscoli sono i <<sudra>>. Ho stabilito queste quattro caste e quando esse svolgono propriamente i loro doveri, l'umanità progredisce ovunque. Come risultato di tale sistema vi è una divisione nei servizi, e l'individuo può condurre una felice vita armonica in società, senza timore ne dolore. Questo sistema è un esempio della Grazia che il Signore ha voluto elargire a Bharat (l'India). Il popolo di Bharat è benedetto perché ogni suo atto è visto come esecuzione dei Suoi ordini che portano naturalmente alla Sua Grazia. Dovete riflettere su questo problema, è importante! Il comando divino oggi viene sprezzato ed è in grande pericolo. Se le leggi cambiano i connotati di questo sistema il mondo non avrà il benessere al quale aspira. Molti dicono ed insegnano che Bharat è giunta a queste tristi condizioni a causa del sistema delle caste. Ma costoro dovrebbero sedere tranquilli per un momento e ponderare su queste domande: il paese è sopravvissuto come risultato di quel sistema? Oppure, queste condizioni deplorevoli sono state causate dall'indebolimento del sistema? Poi sulla base delle loro conclusioni potranno consigliare la soppressione o meno delle caste. L’opinione della gente che accusa il sistema delle caste di essere responsabile del malessere del paese non ha nessun valore perché essi non lo hanno studiato obiettivamente. Naturalmente rimane il fatto che il sistema delle caste ha cambiato direzione e si è mosso in quella sbagliata, e ciò è stato sottolineato da più di un grande uomo. Ma questa non è una ragione sufficiente per gettare via tutto. Se la gamba fa il lavoro delle mani e la testa quello dei piedi non per questo è consigliabile tagliare mani e piedi. Sforzi devono essere compiuti per rimettere il sistema a posto, invece di distruggerlo. Il sistema delle caste non è la causa di tutta questa confusione ed inquietudine. La colpa risiede nel modo casuale con il quale si é sviluppato. E’ divenuto un giocattolo in mano di tutti e così ha perso la sua armonia e perfezione originaria. Il sistema è essenziale non solo in Bharat, ma in tutto il mondo.

Nei paesi fuori dell'India questo sistema non è assente. Il nome può essere differente, ma il modo di lavorare è medesimo. Ci sono anche là le quattro classi; <<sikshaka varga, rakshakavarga, vanig varga, sramika varga>>. Ma, mentre in India le caste sono decise dalla nascita, cioè sono ereditarie, nelle altre parti del mondo sono decise dal <<karma>>, il lavoro, nel quale ciascuno è occupato. Questa è la sola differenza. Molti brahmini hanno abbandonato il loro culto per svolgere attività di casta diversa mentre, <<sudra>> mossi da ideali, aspirazioni spirituali e desiderosi di raggiungere la purezza mentale, hanno abbandonato la loro casta. Ma non per questo è giusto concludere che il sistema delle caste per l'organizzazione della società umana è inutile>>.

1 - pag.65 L'organizzazione sociale

La purezza della mente e l'organizzazione delle caste sono essenziali per la protezione della società e dell'individuo. Il sistema non finirà a causa delle critiche, delle condanne e del ridicolo nel quale lo hanno gettato.

Esso è essenziale per il benessere di tutti.

Governanti e studiosi devono abbandonare i loro sentimenti di odio e di collera, e con calma valutare i pro ed i contro e riportare ordine nell'organizzazione sociale. Questo è quanto si deve fare. Non è giusto che uomini intelligenti e dotti sopportino la critica insignificante degli invidiosi e degli ignoranti. Coloro che denigrano le caste formano essi stessi una casta. Coloro che denigrano la religione fondano essi stessi una nuova religione. La cosa sorprendente è che anche coloro che sanno molto sulle caste diventino sospettosi e parlino come gli ignoranti! Ogni oggetto ha certi limiti, se questi limiti eccedono o si spezzano, l'oggetto stesso si distrugge. Qual è il <<test>> della sua identità? La coordinazione fra la sua natura e la sua forma. Se non ha la natura ma solo la forma, allora è irreale, falso. Allo stesso modo se ciascuna classe non ha speciali limiti come può essere definita una classe? Non sarà ne una cosa ne l'altra, ma una massa amorfa, un gruppo non finito. Questa organizzazione è stata decisa da Dio ed è stata continuamente sostenuta dai grandi saggi e dagli anziani per molte generazioni. Ma in questa era del ferro di Kali, i saggi sono considerati come vecchi rottami! Se si osserva questa organizzazione dall'esterno, da un punto di vista personale, senza discriminazione e senza una indagine seria, come si può pretendere di giungere a giuste conclusioni? La sua santità ed il suo valore possono essere rivelati solo a chi ha <<una visione interiore>> ed <<universale>> e lo <<spirito di indagine>>. Come il burro che è nel latte si ricava dal processo dello sbattimento, così il valore vero delle quattro caste diverrà manifesto solo attraverso una indagine discriminativa.

2 - pag.66 Le caste sono gli organi del corpo di Dio

Le quattro caste sono come gli organi di uno stesso corpo. Esse nascono dal medesimo corpo divino: i <<brahmini>> dal viso, gli <<kshathrya>> dalle mani, i <<vaisyas>> dalle cosce ed i <<sudra>> dai piedi. Ovviamente queste espressioni hanno un profondo significato. Coloro che insegnano i principi della conoscenza di Dio sono la sua voce e sono i brahmini. Coloro che sostengono il peso della terra con le loro potenti braccia sono gli <<kshathrya>>. L'edificio sociale è sostenuto da pilastri, i <<vaisyas>>, figuratamente descritti come emanazione dalle cosce della persona divina. I <<sudra>> sono come i piedi che, occupati ad andare di qua e di là, svolgono ogni tipo di attività nei compiti fondamentali della società. La pace e la felicità soffriranno quando una sola di queste caste non farà il proprio dovere. Tutte le caste sono importanti come lo sono gli organi di un corpo. Non vi è un organo più importante di un altro. Odio e rivalità nella società sono dannosi come lo sciopero degli organi di un corpo, per vendetta verso lo stomaco. Una bambola di zucchero è dolce dappertutto. Rompete la testa e mangiatela, una gamba e mangiatela, essa sarà dolce come la testa. Allora come possono le caste, essendo gli organi del corpo di Dio, essere una più elevata dell'altra? Gli organi sono differenti, ma il sangue che scorre in essi è lo stesso. Non vi è un sangue speciale per le mani, uno per le gambe od uno per la faccia. il sistema delle caste è stato stabilito ed ordinato dai Veda e pertanto non ci possono essere ingiustizie in esso. Non è un artificio inventato dall'uomo!

Pertanto, coloro che cercano di creare differenze ed odio con le loro inconsiderate critiche, non fanno altro che mostrare quanto è profonda la loro ignoranza.

3 - pag.67 Abolire le caste non promuove il benessere sociale

Sembrerebbe che coloro i quali inneggiano alla abolizione delle caste per ottenere il benessere nella società siano i soli a preoccuparsi di promuoverlo. Essi credono veramente che chi considera il sistema funzionale, voglia il fallimento della società umana. Naturalmente ambedue sono in errore. Ma una cosa è certa: coloro che sostengono il sistema delle caste sono realmente interessati a promuovere il benessere sociale. Quelli che pensano invece che, se le caste verranno abolite il paese sarà salvo, sono in errore! Quando i difetti verranno analizzati attentamente senza pregiudizi, si porrà fine a questa campagna denigratoria di disinformazione e di odio e vi sarà allora un grande cambiamento nello atteggiamento del popolo verso il sistema delle caste. Se l'odio aumenta nessuno ne trarrà beneficio.

Perseguire l'ideale di <<uguaglianza>> è come correre dietro al miraggio incapace di soddisfare la sete. I governanti devono riunirsi in assemblea e consultare i rappresentanti del popolo, i saggi e gli anziani che lo hanno esperimentato e discutere il valore di questo antico sistema di organizzazione sociale. Decidere sulla base di apparenze esterne e farsi prendere dal panico, giudicando che esistono veleni sociali in tale sistema, è rivelare la propria ignoranza. I governanti ed i saggi, entrambi, hanno a cuore la felicità del popolo ed è perciò che il sistema delle caste è venuto in essere.

4 - pag.67 Le caste proteggono un paese e la sua cultura

Prendete questo esempio: alcune nazioni hanno costruito bombe capaci di uccidere milioni di uomini in un attimo. Nonostante i governanti sappiano che non è una cosa buona, ne hanno incoraggiato la produzione. Se le bombe verranno usate secondo il capriccio di pochi, allora sarà la rovina per tutti. Quando il caos minaccia, esse devono essere usate solo per la difesa. Lo scopo non è la distruzione del mondo, ma la protezione dei valori del proprio paese e della propria cultura. Così anche le caste devono essere viste come un'arma poderosa per proteggere il paese e la sua cultura. Le leggi ed i regolamenti, le restrizioni e le raccomandazioni, vengono fatte per difendere il popolo dalla rovina. Esse sono discipline istituite che devono essere onorate e seguite strettamente e correttamente. Seguirle secondo il proprio capriccio, senza riguardo alle direttive, i limiti ed i confini stabiliti, è come invitare l'anarchia.

Gli anziani, i legislatori, i grandi saggi ed i leaders delle comunità, preservarono, salvaguardarono e sostennero questa organizzazione. Pensate per un momento e la verità si rivelerà e vi dirà se ciò è giusto o meno. Se tale organizzazione fosse stata pregiudizievole alla società, essi non l'avrebbero sostenuta. Vorrebbe forse dire che essi erano pazzi, senza cervello o non possedevano la giusta conoscenza? No! No! La loro intelligenza, il loro sapere, la loro grande spiritualità, il loro spirito di indagine ed i loro giudizi imparziali verso i problemi sociali, possono trovarsi solo nell'un per cento delle persone di oggi. Asceti che dedicarono la loro intelligenza e forza morale per il benessere della società e del mondo, e che consideravano quel compito come il loro soffio vitale; Yoghi, combattenti spirituali e grandi uomini, che cercarono sempre di dare alla comunità umana la vera felicità, sono gli artefici della organizzazione sociale che i <<moderni>> condannano. Essi non erano come gli attuali riformatori che vogliono il benessere del popolo a parole e che lo minano con le loro azioni! Questo tipo di truffa era estranea ai saggi antichi. Le idee moderne ed i piani sono insinceri e vuoti, sono come castelli costruiti in aria che soddisfano solo i loro inventori, ma che non significano niente per gli altri. I castelli cadono non appena se ne inizia la costruzione in un altro luogo.

5 - pag.68 Il mondo è il corpo di Dio

Come il corpo è dell'individuo, così il mondo è il corpo di Dio.

Qualunque cosa accade in una parte di esso il <<jivi>>, l'individuo, ne è consapevole. Egli ne prende conoscenza e reagisce. Come voi avete interesse che i vostri organi funzionino in perfetto accordo fra di loro, così il Signore vuol vedere ogni paese in ogni parte del mondo felice e contento. Come potrebbe ferire o voler ferire un paese che è una parte di se stesso? Davanti a Dio tutti hanno uguali diritti e tutti sono eguali. Ma un organo non può svolgere i doveri di un altro: ciascuno deve svolgere il proprio. Anche le caste devono svolgere il loro compito nelle attività sociali e fare del loro meglio per contribuire al benessere del paese. Come il corpo ha stadi diversi, così anche la società ha le caste.

Se tutti commerciassero, chi sarebbe il compratore? Se tutti combattessero chi provvederebbe alle necessità della guerra? Pertanto, ciascuno deve fare il proprio dovere, svolgendo l'attività sociale per la quale è stato scelto, onde assicurare a tutti pace, armonia, felicità. Questa è saggezza, ed è la miglior organizzazione della società. Oggi gli individui invece di occuparsi dei compiti essenziali, sono impegnati in una lotta micidiale contro le caste, che considerano come grandi ostacoli per il progresso. Ma, come possono coloro che sono incapaci di controllare il proprio corpo tenere sotto controllo un paese? La cosa più benefica da farsi sarebbe sostenere il sistema delle caste che è stato da tempo immemore difeso dagli antichi saggi. Il Signore non ha mostrato nessuna partigianeria quando le ha organizzate. Non vi è questo connotato in Lui. Egli non ha nessun senso di superiorità o di inferiorità. Egli è dolce ovunque, come un pezzo di zucchero. Ogni differenza e distinzione appartiene all'individuo che non conosce la realtà atmica.

sea

Considerate questo esempio: una madre che ha quattro figli, non dà grande considerazione a tre di essi, almeno non tanta quanta ne dà al quarto che è ancora nella culla. Anche se il piccolo non la chiama, essa è sempre vigilante e pronta a dargli il cibo. Gli altri tre devono preoccuparsi da soli del loro cibo e delle cose con le quali giocare. Se si osserva questo tipo di comportamento, non possiamo dire che è parziale o che essa è una cattiva madre. La madre adatta la sua attività alla capacità ed alla abilità del bambino.

Allo stesso modo per il Signore, il mondo intero è Suo e tutti sono Suoi figli e ad ognuno ha fissato una certa responsabilità nel lavoro in società, in conformità con la sua abilità e la sua capacità. Ascrivere colpe alla Divina Provvidenza, così altruistica, sincera, semplice e sempre piena di Grazia, sarebbe come attribuire le tenebre al sole. La tenebra ed i raggi del sole non possono coesistere. Come può il sole essere la dimora del buio? Chi non riesce a capire questo, non conosce il sole! E’ mera follia, completa ignoranza! In verità, dal punto di vista <<adyatmico>>(1) le caste possono essere definite anche in questo modo: coloro che sono fissi nella contemplazione di <<Brahman>>, sono i <<brahmini>>, coloro che si oppongono alla non verità sono gli <<kshathrya>>, coloro che sistematicamente discriminano fra il vero ed il falso sono i <<vaisyas>> e coloro che sono sempre attivi e seguono la verità in ogni giorno della loro vita, sono i <<sudras>>. La felicità dell'umanità potrà essere ampiamente realizzata solo quando le caste funzioneranno in quel modo.

La legge eterna

pag.71 GLI STADI SOCIALI

Gli stadi che regolano l'esistenza umana (Asrama) sono quattro, e cioè:

  • BRAHMACHARYA: è lo stadio dello studente, la cui educazione comincia   dopo una cerimonia di iniziazione alla vita spirituale;
  • GRIHASTHA: è lo stadio del capofamiglia;
  • VANAPRASTHA o eremitaggio: il capofamiglia, esauriti i doveri del suo stato, si ritira nella foresta per dedicarsi alla meditazione e condurre una vita di austerità. E’ uno stadio di preparazione al successivo, cioè al
  • SANYASA: lo stadio del monaco itinerante che ha completamente rinunciato a tutti i beni terreni, a tutti i valori mondani, e ha scelto l'ascetismo.

   Il Grihasthasrama è lo stadio più importante; infatti gli altri si basano su di esso, perché il capofamiglia deve preparare e sostenere tutti e tre. Come ogni essere vivente ha bisogno dell'aria per la sua esistenza, chi appartiene agli altri tre stadi dipende dal capofamiglia che, non solo li veste e li nutre, ma ne agevola lo studio dei Veda.

Manu, nel suo codice legislativo, ha chiaramente espresso questo punto di vista. Egli ha dichiarato che anche il capofamiglia raggiunge la liberazione purché segua rigorosamente il suo Dharma. Non v'è dubbio che ciascuno, in qualunque fase della vita si trovi, otterrà la salvezza se sarà fedele al Dharma prescritto per il proprio stato. Nei codici legislativi di Manu, di Narada e di altri, si fa presente che in alcuni casi, se il capofamiglia osserva scrupolosamente il Dharma, è da considerare il più nobile esemplare d'uomo; mentre in altri testi si afferma che soltanto i Saggi, avendo rinunziato a tutto, meritano venerazione. Perciò può sorgere il dubbio se sia preferibile scegliere la condizione di capofamiglia, che è la base e il sostegno delle altre, oppure intraprendere la universalmente onorata via del Sanyasa, il sentiero della rinuncia. C'è un intimo rapporto fra il virtuoso Grihastha ed il santo Paramahansa. Quindi, qualunque sia la vostra condizione, non è sbagliata. Gli stadi della vita portano tutti e quattro alla liberazione se seguite rigorosamente il Dharma prescritto per ciascuno di essi e se vi dedicate con costanza al vostro progresso. Ciascuno degli Asrama è importante nella sua fase specifica; la condotta individuale e la pratica sono le prove essenziali. Se si applicano gli insegnamenti spirituali, ogni Asrama è sacro, ogni Asrama è encomiabile: questo è il criterio delle Sacre Scritture.

Chi è consapevole che l'Atma è la realtà fondamentale dell'uomo, attraversa l'oceano dei cicli di nascita e morte e, senza dubbio, raggiunge la meta, la liberazione. Mentre coloro che ignorano i voti ed i riti prescritti per quella particolare fase della loro vita, cosi come coloro che, non avendo studiato le Sacre Scritture, si accontentano di mostrare una purezza soltanto esteriore, dovranno sicuramente soffrire. I voti ed i riti prescritti per la pratica religiosa quotidiana, sono, fra le altre discipline ascetiche, oltremodo importanti. L'osservanza di essi è la più alta forma di abnegazione (Tapas), la più alta forma di dovere religioso e morale (Dharma). Avete notato ciò che a tale proposito dice la Gita, che è l'essenza delle Upanishad? (raccolta di testi di carattere sacro). Coloro che sono costantemente attivi nel campo spirituale, a qualunque categoria appartengano, qualunque sia la loro casta, raggiungono il Signore. E’ ciò che anche Manu dice: " Essi possiedono la più alta conoscenza". La persona libera da ogni desiderio, che non ha neppure la minima inclinazione al possesso o al piacere dei beni materiali, che non ha in se alcuna traccia di egoismo o di avidità, che è sempre nella beatitudine della consapevolezza del Brahman, non ha alcun sintomo di sofferenza e vive nella gioia suprema e nella pace. E poi, nel suo ultimo istante, se ha consolidato la conoscenza della sua natura essenziale, che è il Brahman, può, oltre ogni dubbio, unirsi al Brahman e fondersi nello stato più elevato.

La stabilità nella conoscenza è del tutto naturale in tali persone. Il costante sentimento che Io sono Brahman è la panacea per tutti i mali dell'uomo. La liberazione giunge con la stessa intuizione di essere il Brahman. Coltivare quel sentimento ed entrare in quella esperienza è il vero dovere degli uomini. L'ignorante, indotto dal principio di inerzia, ritiene di essere il corpo fisico, mentre l'erudito, capace di raziocinio e di indagine, percepisce che l'Io è la Jivi che sta nel corpo (l'anima). Ma quegli uomini saggi che possono vedere il Non-Sé (An-Atma) distinto dalla permanente essenza individuale (Atma), sanno che la verità è l'identificazione col Brahman, Io sono il Brahman, e non divergono da tale convinzione. Le caste come quella dei Brahmini, i colori della pelle come il bianco e il nero, gli stadi della vita come quello del capofamiglia ecc., sono condizioni fisiche; non hanno le caratteristiche dello Spirito. Tali condizioni sono sottoposte ai fattori tempo e spazio, appartengono a questo mondo di schiavitù, sono governate dalle cause connesse col mondo materiale, sono stabilite dalla Volontà Divina per il regolare funzionamento del mondo e devono essere osservate da chi è legato alle limitazioni fisiche. Sono invece prive di valore per chi è immune da restrizioni, per chi ha superato i vincoli materiali. Ecco perché le persone costantemente assorte nella contemplazione del Brahman, che hanno ben compreso la realtà fondamentale, non badano troppo ad esse. Come potrebbero, infatti, curarsi di ciò che viene chiamato " casta" ? Ma finché quello stato non è raggiunto, bisogna seguire le regole della propria casta e del proprio stato, senza eccezione. Questa è la legge per il " corpo-cosciente", è la legge fisica individuale, il Dehadharma. I grandi veggenti che capirono il significato del Dharma spirituale (Atmadharma), affermarono che Sath, Cith e Ananda (esistenza, coscienza e beatitudine) sono le caratteristiche fondamentali del Se. Perciò possiamo dire che quei grandi Sapienti raggiunsero il Brahman che è la stessa essenza-coscienza-beatitudine (Sath-Cit-Ananda). Per ottenere la liberazione basta la chiarezza intuitiva che consente la visione dello Spirito; questo è l'essenziale, non la casta o il colore della pelle. Come ottenere quella chiara visione ? Con la pratica del Dharma; del Dharma condizionato dalla casta e dalla posizione individuale. Il Dharma dà la capacità di percepire l’Atma senza nebulosità o velature che lo celino alla vista. L'osservanza del Dharma offre l'esperienza; con l'esperienza si stabilisce la verità; la verità dona la chiarezza di visione; la visione assicura la salvezza. Chi è libero dagli ostacoli interiori che velano l'Atma, può appartenere a qualunque casta o condizione; ciò non ha importanza, egli raggiunge la liberazione. Questo puro strumento interiore, questa limpida mente, è ciò che le Scritture esaltano quando parlano di salvezza.

Coloro che nutrono sentimenti di inimicizia o di attaccamento, anche se vivono nella foresta, non possono sfuggire al male. Coloro che hanno dominato i sensi, anche se appartengono all’Asrama dei capifamiglia, possono essere dei santi asceti. Se si impegnano in azioni non dannose o condannabili, anch'essi meritano di essere chiamati Saggi (Jnani).La loro casa è il " boschetto" in cui attuano l’austerità per acquisire il senso del distacco. La liberazione non può essere ottenuta in virtù della stirpe, non con atti caritatevoli ne con ricchezze, non con celebrazioni rituali ne con pratiche Yoga; ciò che occorre è la purificazione interiore. Per stabilire quale sia l’azione giusta e quella sbagliata, la voce degli Sastra ( Sacre Scritture) è la sola autorevole. Quali che siano lo stadio della vita e la condizione personale, se l'uomo ha come obiettivo la realizzazione del Brahman e se cerca di capire la propria realtà, riuscirà a rimuovere il velo dell'ignoranza ed a riconoscersi nel Brahman. L'attenzione fissa sulla propria essenza interiore è il mezzo per avere la liberazione. Chiunque, a qualsiasi casta appartenga, se capisce questa lezione impartita dai Veda, se vive secondo i principi morali dettati per la fase particolare della propria vita, può raggiungere lo stadio supremo (Parampada), la finale emancipazione. Se non ha difficoltà ad acquisire la conoscenza, l'uomo può rimanere nella condizione di capofamiglia ed avere la salvezza senza dover abbracciare lo stato del rinunciante. Saggi come il grande re Janaka, Aswapathi, Dilipa , raggiunsero la meta nella loro condizione di capifamiglia; fecero ogni sforzo e riuscirono ad eliminare tutti gli ostacoli che li intralciavano nella conquista della Grazia divina; il loro obiettivo era quello di raggiungere il Sommo Dio. Perciò non abbiate dubbi: lo stato di capofamiglia non è un impedimento. Spinti dal desiderio di superare questo oceano del Samsara (il legame di vita, morte e rinascita), marito e moglie devono vivere in perfetta armonia di pensiero e di volontà; il proposito di arrivare alla meta dev'essere ugualmente forte e risoluto in entrambi. Altrimenti la via della rinuncia (Sanyasa) è il loro rifugio. Vedete, anche il sole di mezzogiorno è unito alla sua consorte, l'ombra; la luna, durante le sue fasi, è strettamente legata ai freschi raggi di luce, che sono come il nettare. La Signora della casa dev'essere sveglia, paziente, calma, buona; deve avere ogni virtù. Così la casa sarà splendente; sarà la casa della vittoria anche nel campo spirituale. Non c'è alcuna regola che imponga ad una persona di diventare monaco rinunciatario e sparire quando in casa trova difficoltà nel campo spirituale. Se un marito lo fa senza il pieno consenso della moglie, la sua rinuncia non avrà alcun esito positivo. La cosa migliore che può fare è quella di abbandonare la casa insieme alla moglie e farsi eremita, seguendo il Dharma di quel nuovo stato. Se però ci sono bambini bisognosi di cure e di assistenza , neanche l’eremitaggio è concesso, secondo gli Sastra. Bisogna prima fare in modo che i figli si rendano indipendenti dai genitori e poi lasciarli. Le Scritture perciò impongono che una persona, lo voglia o no, debba mantenere la sua posizione di capofamiglia fino all’età di 48 anni e sforzarsi di compiere il suo dovere senza impacci. Se sorgono difficoltà, deve offrire anche queste al Signore e accettarle tranquillamente come una prova necessaria al Suo piano. Questo è il modo di affrontare la disciplina richiesta al capofamiglia, la via che uomini e donne devono percorrere.

Pag.122  

…Il Dharma è causa di bene per tutti; dona la perfetta gioia in questo mondo e nell’altro. Tutto il genere umano deve vedere la grandiosità di questo Dharma universale. Il Brahmino è noto per le sue qualità particolari: sapienza, bontà, operosità al massimo grado. col suo esempio, è l'ispiratore di virtù, eccelse. Chi promuove, sviluppa, coltiva queste doti, chiunque egli sia, è un Brahmino. Queste qualità eccellenti lo rendono idoneo ad esercitare l’autorità che un Brahmino deve avere. Soltanto un uomo profondamente istruito, che si comporta come la sua istruzione richiede, ha diritto a quel titolo e, se vuole difenderlo, deve fare di tutto per guadagnarsi le qualifiche necessarie. I caratteri che contraddistinguono i membri appartenenti alla classe dei " guerrieri" - i militari - e degli uomini di Governo (Kshatriyas) sono: l'efficienza nelle loro imprese, l’eroismo ed il coraggio, lo spirito di avventura, la sollecitudine nel punire i delinquenti e nel proteggere gli onesti. Chi ha queste qualità ha il diritto di appartenere alla " casta dei guerrieri". Essi hanno il dovere di svolgere tutti i loro compiti con un'attitudine conforme a tali caratteristiche e devono cercare di stabilire nel Paese delle valide leggi per tutti. I commercianti, gli agricoltori, gli uomini d'affari in genere (Vaisyas) devono segnalarsi per la loro capacità di rendere facili e sicure le relazioni commerciali e di agevolare i rapporti fra i paesi, di incrementare la produzione e far prosperare la ricchezza comune. Questo è il loro compito. Devono garantire che l'accordo fra i popoli non si interrompa o non si indebolisca. Devono aspirare alla considerazione generale per l'impulso dato a grandi azioni ed a nobili imprese, per aver contribuito al diffondersi dell'istruzione e della salute pubblica con la costruzione di scuole, ospedali, ecc. Devono destinare i loro averi all'istituzione di opere degne di merito. In questo modo si facilita l'espandersi della virtù e della rettitudine. Gli appartenenti alla quarta classe sociale (Sudra) devono dedicarsi alla produzione ed alla raccolta dei beni di comune utilità senza deviare dal sentiero del Dharma. Sempre pronti a realizzare gli obiettivi dell'esistenza umana ed a battersi per essi, devono provvedere, con avvedutezza, ad immagazzinare e proteggere la loro produzione e cercare , per il bene collettivo, di produrre sempre di più. Ciò che è stato così raccolto dev'essere generosamente adoperato per la diffusione dell'autentica esperienza e per offrire sostentamento e sostegno agli uomini virtuosi. Così, con la collaborazione di questi quattro tipi dell'umana fatica, la ricchezza sarà molta e di vario genere e l'uomo potrà essere contento. Tutti gli appartenenti a ciascuna delle quattro classi devono capire che l’ordinamento sociale è stato ideato per un fine superiore: mantenere il Dharma nel mondo. Se ogni casta compie le sue mansioni, il benessere mondiale sarà senz'altro sicuro; inoltre - ed è anche più importante - ciascun individuo potrà ottenere la beatitudine spirituale. D'altra parte, se si dovesse credere che esiste una sola classe, un solo codice di condotta ed un solo regolamento buono per tutti, la prosperità e la sicurezza del mondo sarebbero compromesse. Se tutti si occupano di commercio, chi comprerà e consumerà i beni offerti ? Se tutti si mettono ad insegnare, dove trovare gli allievi che devono apprendere e mettere in pratica gli insegnamenti? Se tutti comandano, chi ubbidirà ? Se tutti producono e aumentano la produzione, chi cercherà i prodotti del lavoro? Per creare la diversità che deve contribuire a formare l'unità mediante l’applicazione dei principi di Sathya e Dharma ad ogni atto individuale e sociale, il Signore ha regolato il sistema di vita con l'istituzione legittima dei Varna (delle classi sociali previste dalla Legge del Dharma). E’ stato supposto che il comportamento di ciascuno dovesse conformarsi al Varna, che l'occupazione fosse regolata dai Varna; no, la denominazione dei rispettivi Varna era dovuta esclusivamente ai mestieri ed alle professioni. Oggi non ci sono ne Varna, ne mestieri. Un lavoro oggi ed un altro domani; un Varna oggi ed un altro domani; questa instabilità è la causa della turbata atmosfera del mondo, del malcontento generale. Svolgete ogni professione, ogni lavoro, con onestà, nel costante rispetto della verità, con l’imperturbabile serenità della forza d'animo, poi seguite i doveri della vostra classe sociale nelle professioni adatte ad essa. Questo è il sommo bene, questa è la benedizione celeste. Se non si attiene alle regole, l'uomo è destinato alla sofferenza e alla povertà cronica. Si tratta dunque di scegliere fra il primo sistema di vita ed il secondo, tra la salvezza e la perdizione. La vostra salvezza da quella pena è la conoscenza del Dharma.

La conoscenza

Stessi frutti dallo stesso albero pag.38 [100]

sea

Certi alberi, come l'albero del pane, portano frutti fin dalle radici, su su fino al ramo più alto. Forse come il frutto vicino al terra è diverso da quello della cima, o che hanno il sapore di frutti di origine diversa? Sono tutti uguali, non è vero? Certo che fra essi ce ne sono di quelli più o meno teneri, più o meno maturi e perciò più o meno dolci, è naturale. Ma non troverete mai che quelli di sotto sono amari, acidi quelli di mezzo e dolci quelli della cima; acerbo, tenero e maturo sono solo tre momenti dell'evoluzione del frutto, sono caratteristiche passeggere.

Le quattro caste pag.39 [101]

Analogamente si sono formate le quattro caste, che corrispondono alle caratteristiche. alle quattro qualità naturali, dette guna. Come tra i frutti di uno stesso albero, alcuni sono teneri, altri acerbi e altri ancora maturi, così, allo stesso modo gli uomini sono considerati come appartenenti a quattro categorie a seconda del loro stadio di sviluppo, che è giudicato dalle loro azioni e dal loro carattere. Coloro nei cui pensieri e comportamento predomina la qualità sattvica sono classificati come bramini, che progrediscono sulla via verso Dio; coloro in cui predomina la qualità ragiasica sono degli kshatriya; per tanto, le Scritture, in queste classificazioni, si sono riferite e basate sulle qualità connaturate del carattere e a null'altro. E perché? La stessa Gita proclama che il Signore ha stabilito le quattro caste nella considerazione, primo, della predominanza secondo, dal dell'una o dell'altra delle tre qualità o guna, e, compimento di pratiche concrete quali la recitazione dei Nomi di Dio; la meditazione e altri doveri di disciplina!

Bramini per virtù non per lignaggio pag.39 [102]

Anche se uno è nato shudra,35 può acquistare lo status di bramino, la "braminità" per mezzo dello sforzo verso Dio (Brahman) e della disciplina spirituale; ed uno, sebbene nato bramino, diviene un shudra se non si riscontrano in lui quell’ideale e lo sforzo per attingerlo.

Discorso volume II

Pag.219

... sea

Un giorno, un uomo decise di adorare ciò che di più grande vi è al mondo, e cominciò con la terra ma in seguito si accorse che l'erosione a poco a poco la riduceva. Il mare non era più vasto ed infinito dopo che Agasthya lo aveva dissecato. Quanto a quest'ultima Agasthya non era che una piccola stella nell’immensità dei cieli. Il cielo era vasto quanto un piede del Signore (vedi, la storia dell'Avatar Trivikrama); ma il Cuore del devoto era in grado di tenere racchiuso il Signore stesso e quindi concluse che era la cosa più grande che esisteva al mondo.

La vera devozione non conosce caste e colui che la possiede rispetta tutte le caste. Secondo i Veda nessuna casta è superiore o inferiore all'altra.

Una bambola di zucchero è zucchero ovunque. Dio parlò delle quattro caste simbolizzandole con le quattro parti del suo corpo. Ciò vuol dire che tutti gli esseri sono nobili ed hanno uguale importanza e le differenze non sono che al livello dei ruoli loro assegnati. La bocca non può camminare ed i piedi non possono parlare; ecco tutto! La voce comanda e le braccia proteggono!

In verità tutti coloro che pensano che il loro dovere sia quello di battersi, sono <<Kshatrya>> (Casta dei militari e di legislatori). Coloro che pensano che il loro dovere sia studiare i <<Veda>> e le <<Sastra>> sono dei brahmini, e non coloro che pensano che sia un loro diritto. Ieri mi sono rivolto agli uomini in particolare, oggi mi rivolgerò alle donne. Molte fra voi maledicono il giorno che sono venute al mondo e pensano all'ora della morte come ad un sollievo. Molto male! Non potete sfuggire le vostre responsabilità e andarvene prima che il vostro compito sia terminato. Sarebbe un segno di debolezza e di vigliaccheria da parte vostra. Voi credete che il ricco, il letterato ed il potente siano felici! No! Nessuno al mondo lo è, a meno che abbia eliminato tutti i suoi desideri fino all’ultimo; oppure che non abbia più desideri da soddisfare. L'ultima soluzione è la migliore e la più naturale, Credetemi! Prendete i fastidi che si presentano come prove elementari alle quali vi Sottopone il Signore per insegnarvi il distacco. L'aria condizionata serve quando fa molto caldo, non è vero? Quando voi perdete un figlio chiedetevi se era nato con il solo scopo di rendervi felici. No! Egli doveva compiere il suo destino. Il padre di Gauthma Buddha fu talmente rattristato nel vedere il proprio figlio mendicare per le strade con la sua scodella in mano che esclamò: <<Tutti i miei antenati erano dei re! Quale maledizione può avere un mendicante in questo nobile lignaggio! <<Buddha gli rispose: <<Tutti i miei antenati avevano una scodella in mano! Io non ho re nel mio lignaggio!>>. Il padre ed il figlio avevano preso due strade differenti ed il sangue del figlio poteva essere fatale al padre in caso di trasfusione. Un'altra cosa: dovreste essere più fermi e costanti nella vostra disciplina spirituale. Sbarazzatevi della tendenza a chiacchierare e ad occuparvi degli affari degli altri e di ciò che non vi riguarda. Rispettare le regole che sono state stabilite per la vita nell'Ashram e date il buon esempio ai nuovi arrivati! Questo vale anche per gli uomini! Avete molto probabilmente notato che non Mi rivolgo mai chiamandovi <<devoti>> poiché, per meritare questo nome, vi occorre un più grande senso di sacrificio ed una solida fede ed una disciplina ferma. Quando il Principio divino senza forma ed illimitato prende una forma dovete spendere qualche secondo della vostra vita a cercare la Sua Grazia. Sfortunatamente non realizzate la fortuna immensa che vi è offerta. Negli anni a venire la gente vi onorerà perché voi avete avuto la fortuna che milioni di altri non hanno avuto. Vi riveriranno e s'inchineranno davanti alle vostre foto sui loro altari. Vivete ed amate per meritarvi un tale onore!

Domande e risposte

Pag.21 I quattro stadi della vita

D.- Qual è il miglior dharma da seguire in questo cosmo del corpo umano? Qual è la condizione (ashrama) più favorevole all'espletamento di questo dharma? Complessivamente, quanti stadi ci sono nella vita?

R.- Gli stadi della vita (ashrama) sono in tutto quattro. Quando li avrai conosciuti, saprai deciderti a favore di quello che fa per te, analizzando gli obiettivi raggiunti, i progressi e la tua indole. I quattro stadi sono: Brahmacharya, Grihastha, vanaprastha e Sannnyasa.

D.- La parola Brahmacharya e lo stadio a cui corrisponde vengono spiegati in modi differenti da vari autori. Desiderei sapere da Voi il vero significato del termine e della condizione di vita a cui si riferisce.

R.- Benissimo! Si crede che tutti coloro che non sono diventati dei capifamiglia (grihastha) abbiano il diritto di ricevere l’appellativo di brahmacharin. Ciò è oltremodo errato. Meritano il nome di brahmacharin solo coloro che distolgono la mente dalle illusioni del mondo, sono sempre impegnati nel pensare a Dio, non si intrattengono nel vedere o nell'ascoltare frivolezze, seguono il buon senso, non cedono alla gioia né al dispiacere, tengono in perfetta forma mente, intelligenza e consapevolezza per mezzo dell'incessante contemplazione del Principio di Dio (Brahmatattva).

D.- E che cosa significa esattamente Grihastha?

R.- La condizione del Grihastha non consiste nell’essere sposati e nel vivere con moglie e figli, come la maggior parte della gente crede, bensì nel trattare con ugual considerazione parenti, amici ed estranei, senza contravvenire ai doveri della propria casta e del proprio stato. Il Grihastha non deve ignorare i diritti degli anziani e gli obblighi dei più giovani; dev'essere pieno di comprensione e di sollecita disponibilità ad aiutare il prossimo; deve trattare con amore e gentilezza chi ha bisogno di lui e le persone da cui dipende; ogni esperienza del mondo deve renderlo più saggio; dovrebbe avere dimestichezza con le Sacre Scritture (Shastra), prestare attenzione al proprio dharma ed evitare di trascurare i propri doveri (adharma); deve dare protezione e sostentamento a moglie e figli con senso di responsabilità; deve calpestare gli Otto Egoismi, che sono: l'orgoglio, il menar vanto l) della propria casata, 2) della ricchezza, 3) del carattere, 4) dell'avvenenza personale, 5) della giovinezza, 6) della cultura, 7) del luogo di nascita e 8) del proprio progresso spirituale. Consapevole delle quattro mete o purushartha - che sono i doveri del proprio stato (dharma), il perseguimento del benessere materiale (artha), la soddisfazione dei desideri (kama) e la liberazione (moksha) - libero dall'orgoglio per ciò che possiede, anche se è ricco, dedica una parte del giorno a servire gli altri; non ha sentimenti di ostilità verso altre famiglie; ha fiducia nella moglie, e merita quella di lei; la comprende pienamente ed è da lei compreso in piena fedeltà e fiducia reciproca. Così si manifesta il Grihastha.

D.- Ed ora, che significa Vanaprastha?

R.- A questo livello, l'uomo sente che tutte le dualità sono false e infondate. Il Vanaprastha non ha più desideri, si stacca da tutti i vincoli del mondo, non ama vivere in luoghi affollati ed anela alla vittoria per mezzo della preghiera e della ripetizione di un mantra (mantrajapa). Così, conduce una vita austera; mangia con moderazione solo cibo crudo, specie frutti e foglie. Va in cerca della compagnia di saggi e di maharishi. Si attiene ai loro insegnamenti e procede senza tentennamenti sulla via della realizzazione del Signore. Per decidere di ritirarsi in solitudine e condurre la vita di ascesi (sadhana), deve avere il consenso della moglie ed aver provveduto ai figli. Deve prendere con se la moglie nel suo viaggio spirituale, qualora essa lo voglia accompagnare e, d'allora in poi, saranno come fratello e sorella. Se si seguono queste nuove norme di vita, si può vivere il Vanaprastha anche restando in casa. Al contrario, se si continua a vivere la vita di prima anche nell'eremo della foresta, quello non è Vanaprastha. Chi segue il Vanaprastha non deve abitare presso gente sposata. Deve osservare i voti prescritti per ogni stagione dell'anno, e sfidare la pioggia, il sole e il freddo a seconda della stagione. Deve fare molta attenzione a non permettere che la frivolezza della mente lo attragga verso i piaceri mondani. Deve cercare di trovar piacere solo nella contemplazione del Signore e nel dimorare nella Sua Gloria.

D.- Che cos'è il Sannyasa?

R.- Il Sannyasa è l'essere al di sopra e al di là di tutti i richiami esercitati dai piaceri sensoriali o materiali. Il Sannyasin ha come unico scopo della vita la contemplazione del Signore, che gli è necessaria come il respiro ed è la sua unica ragion d'essere, sempre e dovunque. La sola sua gioia è questa contemplazione. Egli sa che ricchezza e parentele, affetti e attaccamenti non sono che transitori, soggetti al declino e alla fine. Egli respinge financo i segni esteriori della propria casta e i samskara4 come quello dell’upanayana; si veste di un saio color ocra, da mendicante, non vive in luoghi popolati, si ciba solo di ciò che trova e non maledice i posti dove non trova da mangiare. Non mangia due volte nello stesso luogo, né dorme due notti di seguito nella stessa casa. Non solo, ma vince anche il bisogno del sonno e del cibo, poco gli importano i rigori delle stagioni ed è sempre contento e felice, in compagnia del Signore, che invoca nella sua meditazione (dhyana).

D.- Al giorno d'oggi si vedono in giro molti che indossano il vestito color ocra del sannyasin. Sono tutti dediti alle discipline che avete or ora descritte?

R.- Naturalmente, non sono pochi coloro che vestono in quel modo, ma non è possibile che tutti vivano conformemente a quell'abito.

D.- Ve ne sono molti che, anche se si proclamano sannyasin, fondano degli ashram, si mettono in affari, si fanno una posizione e brigano per avere fama e potere. Che si deve dire di costoro?

R.- Degli istituti come gli ashram, che tu dici, sono un grave intoppo per una genuina rinuncia e per l'abbandono di tutte le agitazioni mentali. L'impegno di mantenere e di mandare avanti un ashram è di ostacolo a chi voglia abbandonare ogni azione volta a un fine. Non occorre che ti dica quale sia il nome che meritano codesti sedicenti sannyasin; basta che ti dica che essi non meritano affatto il nome di sannyasin.

D.- Svami, come fa ad essere di ostacolo lo sviluppo di un ashram dove si aiuta gente, che, come noi, è in cerca dei mezzi per la liberazione? Del resto, come fa a tirare avanti un ashram, se mancano i soldi? Mi auguro che non sia un male accettare sovvenzioni offerte volontariamente.

R.- Mio caro, si parla di furto quando si portano via dei valori sfondando un muro o scassinando una porta, ma è un furto anche indurre, con soavi paroline, una persona a donare i suoi beni, sia pure alla luce del giorno. Se un sannyasin, per qualunque motivo, getta gli occhi su del denaro, fa del danno al proprio progresso spirituale. Dovrebbe lasciare tutti questi compiti a un devoto fidato e limitarsi ad essere un testimone disinteressato. Suo dovere non è quello di far prosperare l’ashrama, ma di far si che coloro che cercano ashraya (aiuto) siano sicuri di ricevere aiuto spirituale.

Le fiamme del desiderio di far crescere l'ashram diverranno un incendio di egoismo fine a se stesso e bruceranno tutto ciò che di buono c'è nel sannyasin, specialmente la beatitudine dell'anima (atmananda), e sarà un fuoco che distruggerà non solo lui, ma anche coloro che dipendono dalla sua guida. I sentimenti di "io" e di "mio" sono le scintille che provocano tale distruzione e l'uomo deve attaccarsi a guide che siano prive di questi sentimenti. Quando l’ashram divenisse il fattore di primaria importanza, la cosiddetta "guida" sarà costretta ad attaccarsi agli uomini, mentre dovrebbe accadere il contrario. Invece, egli non deve dipendere dal mondo; dev'esser libero da tutte le dipendenze. E’ questa la caratteristica del Sannyasin.

Pag.27 Liberazione e karma

D.- Si parla anche di Avadhuta. Chi sono quelli cui spetta questo nome? Come si distinguono?

R.- Come i Vanaprastha e i Sannyasin, anche costoro devono essere liberi da ogni attaccamento e da ogni sentimento di avversione; sono neutrali verso tutto ciò che li circonda e poco importa loro di stare in una foresta o in una metropoli. Non si sentono legati da alcuna relazione con gli altri, né pensano al passato, al presente o al futuro. Camminano in silenzio e intimamente sorridenti sulle spine e sui sassi, sempre gioiosi e attenti. Non cercano comodità né riparo, né cibo o posto per dormire, perché il loro sostentamento (ahara) è la beatitudine divina (ananda). Ancor oggi sugli Himalaya ci sono degli avadhuta, immersi nell'intima beatitudine della loro anima, in grotte silenziose. Nessuno riesce a vederli. Soltanto per tua buona sorte potresti giungere alla loro presenza. Molti però fingono di essere degli avadhuta, e si fregiano di quel nome. Ma i veri avadhuta non vanno in cerca di pubblico e non si esibiscono; se capitano per caso tra la gente, passano via senza dar nell'occhio, per non attirare l'attenzione su di sé. Se ti accade di vedere un cosiddetto avadhuta in compagnia di altra gente e lo vedi immischiato in affari profani, prendilo per uno yamadhuta, un mostro!

D.- Fino a quando si rimane legati al deha-dharma, aghi obblighi e ai doveri relativi al corpo fisico?

R.- Finché non si conosce l'anima che dimora nell'individuo (jivatman). Non appena la si scopre e la si riconosce, quei doveri non sono più necessari.

D.- E per quanto tempo si resta consapevoli di questo Sé incarnato nell'individuo (jivatman)?

R.- Finché il ruscello raggiunge il mare, finché il flusso dell'anima (jiva) non sia tornato alla sua Sorgente, al Mare del Sé Supremo (Paramatman) da cui provenne....

Pag.55 Stati sociali e caste

D.- Svami, dei quattro ashrama o stati sociali brahmacharya, grihastha, vanaprastha, sannyasa qual è quello fondamentalmente più importante?

R.- Come tutti gli esseri viventi dipendono dal respiro vitale (pranavayu), così tutti i quattro ashrama dipendono dallo stato di capofamiglia (grihastha). E’ lui a provvedere cibo e bevanda a tutti gli altri e a proteggerli. Egli fomenta lo studio dei Veda e conserva le Scritture. Perciò la condizione di capofamiglia è la più importante. Nelle sacre rivelazioni (shruti) nella Narada Parivra jakopanishad e nella Manudharmashastra si dice che il capofamiglia, che si attiene rigorosamente all'osservanza del proprio specifico dovere (ashramadharma), merita il più grande rispetto.

D.- Eppure, Svami, alcuni dicono che il sannyasin è superiore al grihastha. Fino a che punto è giusto? Vorreste chiarirmelo?

R.- Qualunque sia la condizione di vita, l'ashrama, se la persona segue il proprio dharma, ossia i doveri del proprio stato, li mette in pratica e desidera fermamente la liberazione, la può ottenere, senza dubbio alcuno. Per ottenere la conoscenza del Sé (atma-jnana) non occorre preferire un ashrama ad un altro; tutti sono in grado di garantirsela, e non c'è né superiore né inferiore. Solo il carattere e la condotta si possono tacciare di inferiore o di superiore.

D.- O Svami, dicono che la condizione di chi vive una vita di famiglia, la condizione del paterfamilias, crei dei vincoli, mentre invece il brahmacharya e il sannyasa liberano. Come è nata questa opinione?

R.- Su questo non sono d'accordo. Chi guadagna denaro con mezzi onesti, onora l'ospite, serve e allieta il suo prossimo, raggiunge la liberazione tanto come chi è dotto nello studio delle Scritture ed è ben stabilito nella filosofia fondamentale dello Spirito. Nessuno può attraversare l'oceano delle nascite e delle morti per il semplice fatto di essere un sannyasin o un brahmacharin. La nobiltà della nascita, le conquiste ascetiche, lo stato monastico, la profonda preparazione dottrinale, in se non servono a niente. Occorre anche una ferra e fedele aderenza al dovere del proprio stato (svadharma), allo studio delle Scritture come i Veda e la Bhagavad Gita e ad una vita spirituale disciplinata, fatta di preghiera (japa) e di meditazione (dhyana).

D.- Svami, quali sono le virtù che devono coltivare coloro che si trovano in ognuno di questi quattro ashrama, per essere salvi?

R.- Sono dieci le virtù che comprendono tutto il dharma basilare dell’aspirante: l) compassione (daya); 2) non impossessarsi delle cose degli altri (asteya); 3) vigilanza (intelletto) (dhi); 4) sapere (vindya); 5) veridicità (satya); 6) disciplina dei sensi (indriya-nigraha); 7) pulizia (shaucha); 8) pazienza (kshama); 9) tenacia nel raggiungere la mèta (dhriti); 10) non essere irascibili (akrodha).

Devono essere coltivate tutte e dieci, in ogni ashrama. Se non si raggiungono, la vita è stata sprecata, a qualunque stato sociale si appartenga. La routine giornaliera della vita è cosa essenziale e deve riflettere queste dieci qualità. E’ proprio ciò che il Signore Krishna disse ad Arjuna, in risposta a quello che Gli aveva domandato.

D.- Svami, avete detto che questa stessa domanda, circa l'importanza dei riti quotidiani ingiunti dai Veda con queste dieci prescrizioni, fu fatta da Arjuna; quale fu la risposta del Signore Krislna?

R.- Disse Krishna: <<Il grado più alto di liberazione raggiunto da coloro che praticano lo yoga della scuola Samkhya (samkhyayogi), dagli adepti dello yoga della Conoscenza (Jnanayoga), lo raggiungono anche coloro che compiono azioni libere da qualsiasi desiderio (nishkama-karma-yoga); danno tutti lo stesso risultato>>. Sappi che questa è la verità; e in questo non c’è differenza tra il grihastha e il sannyasin. Ciò che occorre è una pratica indefettibile e uno sforzo sincero. Occorre, perciò, rinunciare al desiderio, abbandonare l'egoismo e il senso del possesso, e si deve perfino scartare l'attività dei pensieri e stare sempre in una contemplazione centrata solo sul Principio Divino (Brahmatattva). Per chi ci riesce, non esiste più dolore, perché non c'è più ombra d'ignoranza; il saggio che vi è, giunto non sarà più tratto in inganno da ciò che è falso e transitorio. Anche se uno arrivasse a realizzare questa Conoscenza (Jnana) nell'ultimo istante della vita, è certo che sarà liberato dalla ruota delle nascite e delle morti.

D.- Perché allora si sono stabilite queste caste, i varna?

R.- Esse si riferiscono solo all'aspetto fisico dell'uomo e non hanno nulla a che vedere con il suo aspetto spirituale; indicano solo la maschera visibile. E’ ovvio che, per "fisico", si intende anche l'intelletto, la mente, la consapevolezza (citta), il complesso dell’antahkarana Finché tutte queste componenti non sono addestrate e regolate, non si può mettere in atto il dharma spirituale (atmadharma). La nascita (jati), il credo ( mati) e il codice morale (dharma) sono tutti aiuti per regolare e sublimare gli istinti e gli impulsi dell'uomo, e perciò i saggi li accettano e li onorano. L'Atma è Essenza, Coscienza e Beatitudine (Sat-Cit-Ananda)., questa è la sua natura, se si deve proprio dare un'indicazione, e l'Uomo ne può prender piena coscienza solo se purifica cuore, mente e intelletto. Chi possiede questa purezza raggiunge la liberazione, a qualunque casta (varna) appartenga, in qualunque condizione sociale (ashrama) si trovi; ecco quello che proclamano le Scritture. Chi è assediato da attaccamento verso alcuni e da avversione contro altri, anche nella solitudine della foresta non avrà che male. Chi invece, da grihastha, in mezzo alla famiglia, ha vinto i sensi è un vero asceta (tapasvin). Impegnato in azioni irreprensibili, ha titolo per diventare un saggio (jnani). Per chi non ha attaccamenti, anche la casa è un romitaggio ed egli può raggiungere la liberazione anche se mette al mondo figli, se si dedica ad attività, acquistando ricchezze in modo lecito e praticando sacrifici e offerte (yajna e yaga) e rituali siffatti. Ciò che serve per la liberazione è proprio la libertà dalla contaminazione degli attaccamenti. L'attaccamento è la catena.

Pag.59 Le Scritture e il sannyasa

D.- Svami, Voi dite che si devono fare certe cose e non farne delle altre: come facciamo a saperlo? Sulla base di quale autorità?

R.- Sull'autorità delle Scritture (Shastra). La Manusmriti stessa dice, ad esempio, che lo stato "sociale” (ashrama) e la casta (varna) servono solo alla purezza fisica, e che non influiscono sull'acquisto o sulla perdita dell’Altissimo.

D.- Se è così, perché preoccuparci tanto della casta, degli stati sociali e delle norme che ne conseguono?

R.- Beh, sono necessarie finché non sarai libero dagli attaccamenti (raga). Fino allora, e proprio per liberarti, dovrai osservare alla lettera le regole e i limiti. Finché dura la malattia, si deve prendere la medicina e ogni malattia dev'esser curata col rimedio adatto, no? E con una certa dieta ed un regime appropriato. Quando poi ci si è liberati dalla malattia, si può partecipare al banchetto con tutti gli altri. Se non si accetta questa regola, e se i malati vogliono prender parte al festino dei sani, è il disastro. Le caste (varna) e gli stati della vita (ashrama) sono i farmaci prescritti a coloro che soffrono di questo morbo dell'esistenza, della mondanità e dell'attaccamento al mondo (bhavaroga). Il raga (attaccamento) è roga (malattia) e questa può sparire solo con la stretta osservanza del regime. Finché non sarete in salute, non potrete esser liberati; è questo il vero significato del Vedanta, e chi lo conosce, qualunque sia la sua condizione di vita, perviene alla liberazione (mukti).

D.- Svami, c'è stata qualche grande anima che ha ottenuto la liberazione pur trovandosi nello stato di capofamiglia (grihasthashrama)?

R.- Janaka, Ashvapati, Dilipa sono proprio esempi di persone che sono arrivate alla liberazione, pur vivendo una condizione familiare.

D.- Svami, non è d'obbligo seguire strettamente ciò che prescrive la Tradizione rivelata (shruti ), che impone all'uomo di passare per lo stadio del brahmacharya e poi, dopo esser passato attraverso la fase della vita di famiglia (grihastha), divenire un vanaprastha e seguire tutte le norme e le restrizioni di questo stato, per far finalmente voto di rinuncia totale (sannyasa)? Oppure si può entrare nel sannyasa e saltare i gradini precedenti?

R.- Certo; non appena hai raggiunto il distacco dagli oggetti dei sensi, puoi prendere il sannyasa. Se non sussiste questa condizione, l'uomo finisce per cadere. La rinuncia totale può esser attinta in qualunque condizione sociale; non c'è nessuna regola ferrea che, imponga di passare attraverso gli ashrama, e questo lo dice anche la Rivelazione (shruti). La ragione è che un'anima già così pura (da esser subito disposta alla rinuncia totale, NdT) ha superato l'istruzione degli stadi precedenti: la purificazione nel crogiolo della vita in esistenze precedenti. Le sue tendenze distruttive sono state sradicate e quelle progressiste, elevatrici, sono state sviluppate in quelle stesse vite anteriori.

D.- Come faccio a sapere se tali trasformazioni sono già state ottenute in vite precedenti? Si può, da qualche segno, sapere se una certa condizione di vita può esser saltata? Se ce ne sono, vogliate dirmelo, Ve ne prego!

R.- Il fatto che un tale non senta inclinazione per i tre ashrama, che non senta alcun'attrattiva, né attaccamento per essi è un segno chiaro. Se nella vita precedente si è sviluppato il distacco, mancherà l'attrattiva. Dacché nasce un barlume di coscienza che è reale solo l'Atman, viene il distacco dai primi tre stadi della vita terrena, e possono esser saltati i primi tre passi della serie. La Rivelazione (shruti) lo approva, ma la persona che inizia, l'aspirante al sannnyasa, lo deve esaminare a fondo ed esser sicuro che egli non abbia più impulsi né attaccamenti alle cose dei sensi. Si deve iniziare al samnyasa solo chi non ha più agitazioni nella mente, le cosiddette vritti; solo in questo caso egli dimostra di non avere attaccamenti. Anche il candidato deve farsi il proprio esame per vedere se la sua coscienza è scevra dalle qualificazioni (guna) di tamas, rajas e perfino di sattva. Se non ha una libertà siffatta, non solo infrangerà i voti del sannyasa, ma potrà anche crollare sotto il peso del suo voto e fare una fine disastrosa.

D.- La rinuncia o sannyasa è di un solo tipo, o ce ne sono vari?

R.- E’ di tre tipi: c'è il dehasannyasa, il manosannyasa e l'atmasannyasa.

D.- Che cos'è il dehasannyasa?

R.- E’ solo un'apparenza di sannyasa, e solo per ciò che concerne il corpo. Lo vedi vestito del saio color ocra, prende il nome da religioso, la figura è quella di un sannyasin, ma è uno che non è consapevole di essere Atman; si aggira fra tutti i desideri terreni, attaccato alle cose materiali. E’, a tutti gli effetti, un uomo come gli altri.

D.- E il manosannyasa?

R.- Il manosannyasin ha abbandonato tutte le decisioni e i desideri; tiene la mente sotto stretto controllo, non si fa guidare da impulsi né da agitazioni ed è sempre calmo e composto.

D.- Per terzo, avete menzionato l’atmasannyasa.

R.- L’atmasannyasin travalica tutti i pensieri che non siano dell’Atman, perché è sempre immerso nella contemplazione della Vera Realtà, "Aham Brahmasmi". La sua coscienza di essere essenza divina o Atma, è costante; la sua beatitudine è continua, un'ananda che è akhanda, ininterrotta. Questo (stato di coscienza) viene chiamato anche l’"Ambrosia della Rinuncia" (amritasannyasa). Solo il fulgore dello splendente disco solare può disperdere la più fitta tenebra; allo stesso modo, solo lo splendore della luce dell'atmasannyasa può dissipare le tenebre dell'ignoranza e distruggere le croste che avvolgono il cuore impedendo che l'Atma risplenda in tutta la sua Gloria.

D.- Come arrivare a questi tipi di rinuncia? E da quali segni si può inferire di averli raggiunti?

R.- Il dehasannyasa si raggiunge discernendo tra l'eterno e l'effimero, tra il fuggevole e l'imperituro. Il manosannnyasa si raggiunge col dominio delle divagazioni della parola, dei sensi e della mente. L’atmasannyasa lo si ottiene imbevendosi dei principi del pensiero vedantico. Quando queste influenze educative divengono forti, e ti trovi ben fermo in queste virtù e in quest'atteggiamento, puoi avere la Liberazione per l'effetto combinato di questi tre stadi.

D.- Tra tutti costoro, quali sono i veri fortunati? Quali quelli che hanno speso la vita in modo degno?

R.- Ecco: il più fortunato, in verità, è colui il quale, come un'ape, sugge in silenzio e in gran gioia il nettare del fiore, sempre immerso nell'assaporare l'ambrosia della beatitudine atmica; egli ignora questo mondo, che per lui è solo una scena (drishya); è lui, in verità, il più fortunato, e la sua è la vita più degna. D.- Allora, Svami, che intendono dire gli anziani quando parlano del raggiungimento della verità (satya), qell'indistruttibilità (nitya), della purezza (nirmala) e della pace imperturbabile (shanti)? Come si raggiungono queste quattro perfezioni?

R.- Come ho già detto, colui che non si attacca alla "scena", ma è assorto nella propria beatitudine atmica, raggiunge la verità, l'eternità, la purezza e la pace. Basta che ne raggiunga una sola, perché ognuna le include tutte.

Sadhana

10. pag.12

L’Asrama dharma ed il Varna dharma (i codici di condotta morale prescritti per le caste e per coloro che sono nei quattro stadi di vita, studente, capo famiglia, rinunciante e monaco) non impediscono in alcun modo la disciplina di fissare la mente su Dio o di purificare la mente dal male o di adorare Dio attraverso tutte le proprie azioni, parole o pensieri. La distinzione del sesso, della casta, dello stato o dello stadio di vita riguardano solo coloro che vivono coscienti del corpo come realtà e che agiscono come se il mondo fosse assoluto ed eterno.

11. pag.12

La casta senza carattere è senza valore: è soltanto un’etichetta. La sadhana senza volontà come base è come il viaggio di un cieco. La morale, la virtù, il carattere, questi sono elementi essenziali. Su queste basi, se la sadhana viene fatta seguendo il codice relativo al sentiero scelto, non ci saranno dubbi circa il successo. Ma dovete fare attenzione ad una cosa essenziale: non dovete lasciar posto alla pigrizia semplicemente perché la Jaathi (o nascita) non è importante. Solo coloro che hanno praticato lo Yoga nelle precedenti vite e che non poterono completare il processo, avranno questo tipo di trattamento. La prima cosa da fare è di acquisire la Neethi, che è prescritta per la Jaathi; nutrire la Jaathi con la Neethi e diventare perfetti con un altro stato di vita. Per una parte del sentiero della sadhana e della spiritualità, sia la Jaathi che la Neethi saranno di aiuto. Attraverso di esse i Guna saranno sublimati.

14. Pag.19

Lasciatemi dire che la vita matrimoniale ed essere un Grihastha non fermerà il vostro cammino verso la Realizzazione. Guardate vostra moglie ed i vostri bambini come cosa santa da custodire, e serviteli con questo spirito. Preparatevi per il celibato e la disciplina spirituale dall’età di cinquant’anni. I cinque sensi devono essere dominati durante le cinque decadi della vostra vita trascorsa. La conclusione di esse significa che avete conquistato i cinque nemici dell’uomo: lussuria, ira, avidità, attaccamento, orgoglio e odio. Quando avrete settant’anni, dovrete essere preparati per l’unione con i setti raggi, i sette oceani e i sette colori del raggio solare; cioè, dovrete essere lontani, molto lontani da desideri ed ideali mondani, e il più vicino possibile al punto di unione, attraverso la sadhana. Gli ottant’anni vi dovranno vedere accanto alle deità che presiedono agli otto punti cardinali, più o meno divini, negli attributi e nelle caratteristiche. I novant’anni vi porteranno o almeno dovrebbero condurvi nel Regno dei nove Pianeti, nel Regno Super. Quando l’uomo avrà raggiunto i cento anni, lasciando dieci decadi, egli dovrà aver dominato i dieci sensi. Dei dieci, i primi cinque dell’azione, gli altri della conoscenza e del divenire, senza tracce di azioni o di affetti o il desiderio per essi. Egli e l’Assoluto sono Uno e Indivisibile.

La via della Verità

pag.27 COLORE E CASTA

Il Dharma indù e le sue regole di vita sono fondate sulle Caste e sull’Asrama (lo stato sociale). Vediamo anzitutto il principio delle Caste nella religione. La parola Maya usata nel Vedanta e la parola "Casta", non sono state sufficientemente considerate anzi, sono state criticate; esse, insieme alle loro distinzioni, sono state condannate come pura invenzione della mente umana, così come il concetto di Maya, che ignora il mondo chiamandolo "illusione", perché contrario alla ragione. Le Scritture (Smrithi) dichiarano: "Chaatur varnyam, maya srshtam" “Io (Dio) ho creato i quattro Varna" Brahmanosya mukham, aseeth; baahooraajanyah krthah etc. "Il Bramino è uscito dal viso di Dio, dalle sue braccia lo Kshatriya etc.". Le caste quindi sono una creazione di Dio e se il sistema delle caste ha prodotto distinzioni disastrose, la colpa sta nell’averne interpretato male il concetto. Le caste si formano naturalmente nella società. Cosa vuol dire esattamente "casta"? Si è mai cercato di saperlo?

sea

"Varna" è una parola ed ogni parola ha un significato. Per provare che l'albero esiste, la parola "albero" è sufficiente perché la parola è un suono che indica qualcosa che esiste. Il suono "elefante" è la prova dell'esistenza di quell’animale, come quando pronunciando le parole "gatto", "cane", "volpe", le forme di quegli animali ci vengono subito in mente. I suoni esistevano prima di noi, noi siamo nati in un groviglio di suoni che non abbiamo generato. Ogni parola deve avere un significato, non possiamo scegliere a nostro piacere; esse con le loro implicazioni esistevano anche prima della nostra nascita e noi le usiamo quando vogliamo e quando ne abbiamo bisogno: ecco tutto! La parola implica l'atto del parlare. Essa in Sanscrito si dice Pada. Ogni oggetto nel mondo è chiamato in lingua Sanscrita Padaartha che vuol dire "significato della parola”. La collina è un cumulo di terra che viene indicato con la parola "collina". le parole Bramino e, Sudra ci dicono che ci sono state e ci sono persone che rispondono a quei nomi. Le domande: "Chi è un Bramino ?" "Chi non lo è?" sono per ora irrilevanti. Ciò che ci ha fatto sapere che esistono sono i concetti di "parola" e di "significato" cioè di " nome" e di "forma". I Veda dicono. Vaachaarambhanam Vikaaro Naamadheyam - "Nome e forma sono un'unità indivisibile”, come Siva e Parvathi, l'attivo e l'inerte, l'oggetto e la sua immagine, la luna ed il chiaro di luna.

La parola nasce dal pensiero, il pensiero è modellato dall’esperienza, l’esperienza dipende dal desiderio ed il desiderio nasce dall'ignoranza che ha diversi nomi: Ajnana, Maya, Avidya, Prakrithi (la natura) e che è fondamentalmente Divina perché ha la sua base nel Signore che è la Gloria innata e la Saggezza, e per questa ragione, essa non dovrebbe preoccuparci molto.(3) Quando la luce è presente il buio non esiste. Il Signore ha dichiarato: " Io voglio diventare moltitudine " e quella volontà si è manifestata nella forma del Cosmo che è da Lui governato per l'eternità. Pertanto, nome e forma sono i risultati di quella volontà divina e non di una volontà umana. E’ assurdo che l'uomo pretenda di essere stato lui ad originarli; solo l'Onnipotente può averlo fatto! Questa è la ragione per cui il Signore è chiamato "Supremo". Alla domanda “Dio esiste?” la risposta risiede nella parola stessa "Dio" che ne è l’indisputabile prova. Il mondo consiste di numerosi oggetti e ciascuno di essi ha un nome. Nessuno ha mai scoperto come o perché questi nomi siano stati dati, ne è possibile dare una spiegazione soddisfacente; anche se si facesse uno sforzo, il risultato sarebbe solo una supposizione. E’ meglio concludere perciò che essi sono un prodotto della volontà Divina. Parole che usiamo correntemente durante la vita come "madre", "bimbo", dharma (rettitudine), adharma (immoralità), paradiso ed inferno non sono artifici umani bensì dispensazioni divine ed i Veda autorevolmente lo dichiarano. Consideriamo ora un altro punto: vi è qualche esempio al mondo di una parola che non abbia un significato? No! E’ impossibile. Ogni parola ha un significato e quel significato è una decisione di Dio. Solo quando gli uomini lo riconosceranno, il mistero della vita potrà essere svelato. Pertanto quando si dice che il Bramino è uscito dal Viso di Dio, o che le quattro caste sono state create da Dio, ciò vuol dire che ci devono essere gruppi definiti dalla parola "casta" e persone rappresentative di quella "casta". Dio ha creato le caste secondo le tendenze e le attività svolte dagli uomini. Il concetto di Varna (casta) potrà essere capito in tutto il suo significato quando si compirà un'indagine approfondita ed obbiettiva. Varna correntemente vuol dire "colore" e pochi sanno perché tale significato si colleghi con la parola "casta”. Nella parola Varna, la radice V r vuol dire "descrizione" "elaborazione" ed anche il processo di "contare"; la radice rn significa "piacere" o "gioia".

Pertanto Varna significa: "accettare di buon grado, con piacere, dopo elaborata considerazione”. Il rosso, il bianco ed il nero sono colori di base, gli altri sono loro derivati; il bianco simbolizza la tendenza satwica, il rosso quella rajasica ed il nero quella tamasica(4). Questo è il mistero della creazione. Gli individui nascono con le proprie tendenze ed aspirazioni, o "caste" scelte e non imposte. In realtà è l'intelligenza che determina le attività e il carattere che, a loro volta, formano il tipo di esistenza. I Veda e le Scritture indicano con dovizia di particolari le cause della nascita, della vita e della morte nelle caste, nelle religioni, nella famiglia, ma pochi sono coloro in grado di capire queste teorie. La casta, lo stato sociale, la famiglia ed anche la religione sono determinate dai Guna e dal Karma. I Veda dichiarano che essi non dipendono dall'uomo ma dalla volontà Divina. Bharat (l'India) è stata designata come Karmabhoomi o Karma-Kshethra: la terra santa dell'attività rivolta a Dio. Tutti gli uomini sono pellegrini che camminano verso questa Santa terra, dove le attività umane si trasformano in sadhana (discipline spirituali). Le Sacre Scritture di questo Paese, Sruthi, proclamano a gran voce che l'individuo è l'artefice del proprio destino, del proprio stato sociale, delle ricchezze, della povertà, della sua libertà e della sua schiavitù. L’individuo assume dopo la morte, reincarnandosi, la forma che ha desiderato quando era in vita. Il Karma decide della nascita (Jnma), della ricchezza, della povertà, del carattere, dell’attitudine, del livello di intelligenza, della gioia, della pena di questa vita. Si deduce che la futura vita dell'individuo dipende dall’attività suggerita dal livello di intelligenza di ognuno. Può succedere, tuttavia, che taluni, nati in caste "elevate", compiano atti impropri che li declassano a caste "inferiori". Bramini, ad esempio, discendono a livello rajasico e tamasico mentre persone nate in caste "inferiori" compiono azioni satwiche. Quei "bramini" sono Janma Brahmin e non Karma Brahmin cioè Bramini per nascita e non in virtù dei loro atti, e viceversa. I Veda dichiarano che è il comportamento che decide la casta e non la nascita. Le persone che hanno natura satwica sono rare nel mondo e quei pochi esistenti sono influenzati dal Rajas che colora il loro carattere. Questi individui, nonostante siano nati come Bramini, sono coinvolti in attività rajasiche, e vengono classificati come appartenenti a classi miste. I Veda non hanno ignorato questo caso ed i suoi effetti. I Veda sono imparziali e non hanno pregiudizi, non elevano qualcuno o scartano qualcun altro: essi dicono la verità. Ad esempio: Kausika era uno Kshatriya (un soldato), una persona con una natura rajasica, ma, come risultato delle sue azioni nelle vite precedenti, le attitudini e le tendenze satwiche entrarono nella sua coscienza ed egli aderì strettamente alla verità; si trasformò e sublimò la sua coscienza in uno stato puro. Il mantra che pronunciò da quel livello di coscienza fu la Gayathri. Egli è conosciuto come Viswamithra o il Mithra del mondo intero, per cui divenne il benefattore dell’universo. I Bramini hanno accettato questo mantra come un dono di Dio e lo hanno riverito e recitato traendo da esso immensa gioia. Kausika era un Janma Kshatriya (o soldato per nascita) ma divenne un Karma-Brahmin cioè un Bramino in merito alle sue attività. I Veda indicano la via a tutta l'umanità, senza pregiudizi o senso di distinzione o parzialità; essi indagano solo sul pensiero e sull'azione dell’individuo. I filosofi di oggi potrebbero nutrire qualche dubbio a questo proposito, e ciò è perfettamente naturale, perché quando si dice che la volontà divina ha stabilito le caste, ne dedurremo che esse dovrebbero esistere in tutti i paesi del mondo. Ma nessuna regola dice che qualunque cosa creata debba trovarsi necessariamente dappertutto! Sono state stabilite leggi e prescrizioni, codici di comportamento diversi a seconda dei paesi, dei climi, delle attività peculiari. Nessuna legge dice che gli alberi che crescono in India debbano crescere anche in altri Paesi. Potremmo affermare che le stelle del cielo esistano anche sulla terra? Oppure che i pesci che vivono nell'acqua debbano vivere anche sulle montagne? Dio Solo sa e decide ciò che deve accadere e a chi, dove e perché; il resto non ha alcun valore! Eventi come la nascita sono determinati da circostanze di spazio, tempo e causalità, e non sono legati ai nostri bisogni ed alle nostre reazioni più o meno favorevoli; per questo la semplice osservazione e l'analisi superficiale circa le caste porterà solo ai dubbi. Questi dubbi sono inevitabili perché nutriti dall'Ego, mentre la realtà è distinta e separata dalle fabbricazioni dell'Ego. Quando la gente comincia ad agire seguendo i suoi capricci e a dire tutto ciò che le salta in mente, di essa si può solo pensare che è un modello di pura ignoranza.

pag.115 IL CORPO DIVINO

Secondo la concezione indiana, l'umanità è divisa in quattro gruppi, relativi alla natura e alle inclinazioni dell'uomo. Le quattro categorie sono: I Brahmini (Intellettuali), gli Kshatriya (i soldati), i Vaisya (i commercianti) e i Sudra (i lavoratori). Questa classificazione non è fondata sull’egoismo o sul tentativo dei forti di dominare i deboli e non è neppure la conseguenza di un complotto per impedire il progresso umano, ma dev'essere considerata come un piano ideato per promuovere l'espansione delle attività umane, nel rispetto e per la salvaguardia delle caratteristiche tipiche di ciascun individuo, ed è la vera via del progresso dell'umanità. Questo sistema è stato adottato per promuovere e regolare le attività umane onde assicurare armonia e benessere sociali. Il Maestro della Gita, il Signore Krishna, disse: "Ho creato le quattro caste sulla base delle naturali inclinazioni di ciascuno. Sappi che Io sono l'autore ed anche il non-autore, l'Immutabile" (8)

All'inizio il mondo era prevalentemente di natura Satvica e per conseguenza tutti erano Brahmini.

Più tardi, per il diffondersi di varie vocazioni ed il manifestarsi di inclinazioni e preferenze, si formarono le caste. L'unica classe, quella dei Brahmini o dei saggi, i Rishis, subì, pertanto, nel momento in cui le caratteristiche di base variarono, una selezione nell'interesse della giustizia sociale e dell’armonia. Nello Shanti-Parva (Mahabbharatha) il saggio Bhrigou rispose in modo molto dettagliato alla domanda del saggio Bharadwhaja a proposito di tale avvenimento: "I Brahmini, dediti a piaceri mondani, affetti da egoismo, soggetti ad ira, lussuria ed altre passioni, hanno il Rajoguna che macchia la loro innata natura satvica e quindi sono classificati come Khatriya (guerrieri); coloro i quali non aderiscono all'ideale sacro e che mostrano qualità tamasiche tinte dal rajoguna sono chiamati Vaisya; i restanti che, vivono coinvolti in occupazioni violente, che sono sporchi ed usano mezzi tamasici per vivere sono i Sudra". In questo modo i Brahmini formarono le diverse caste garantendo la sicurezza alla società umana: questo è quanto affermano le Scritture. Coloro che hanno caratteristiche puramente satviche sono i Brahmini; coloro che hanno qualità rajasiche miste con quelle satviche e quindi dotati di coraggio ed eroismo sono gli Kshatriya, in grado di proteggere la società umana; coloro che non hanno valore né eroismo ma possiedono talenti adatti al commercio sono i Vaisya ed in loro i due guna rajas e tamas sono mischiati; gli altri che non hanno la resistenza fisica né il coraggio mentale necessari per il commercio, sono per natura tamasici e quindi impegnati in professioni tamasiche; essi sono i Sudra che, con il loro lavoro, contribuiscono alla prosperità ed alla pace del mondo. Le quattro caste sono inseparabili come le membra di un corpo e quindi non è giusto considerarle "superiori" o "inferiori". Ognuno svolge la sua funzione al fine di rendere il corpo sano e forte, e vincere il più alto stadio della coscienza svolgendo il proprio ruolo. L'organizzazione vedica delle caste è un piano divino e le quattro caste sono considerate come le quattro membra della persona cosmica o Purusha. Questa verità diventa chiara se esaminiamo anche quanto è detto nel Rgveda: "Coloro che sono dotati di natura satvica ed hanno la Conoscenza Suprema sono i Brahmini e rappresentano il viso della Persona Cosmica; coloro che sono fisicamente forti e coraggiosi ed hanno nella loro natura le qualità rajasiche e satviche insieme, sono gli Kshatriya e rappresentano le braccia della persona cosmica; coloro che hanno natura rajasica frammista a qualità tamasiche e sono dotati nelle arti e nel commercio sono i Vaisya e rappresentano le coscie della persona cosmica; le persone attive ed impegnate in un lavoro fisico e in cui predomina il guna tamasico sono i Sudra e rappresentano i piedi della persona cosmica". Il Signore è pertanto descritto nel Rgveda come la mirabile, risplendente incarnazione di tali parti. L'organizzazione delle caste è profondamente sacra e significativa ma è caduta nelle mani di individui privi di intelligenza ed egoisti, che hanno ristrette vedute e bassi ideali; essi la spiegano secondo la moda in voga, come un piano architettato dalla maggioranza per sopprimere la minoranza, recando così grave danno al mondo. La casta è la stessa Persona Cosmica che si manifesta nella società umana, che è la forma visibile del Signore, affascinante in ciascuna delle sue membra. E’ deplorevole che questa verità non sia riconosciuta universalmente! La grande fortuna di questo paese è che il Signore, nella Sua totalità figurativa del sistema castale, promuova la pace, l'armonia ed il benessere di tutta l'umanità. Non riconoscere questa eredità e dichiarare che tale sistema è un espediente umano e che tutti gli uomini sono uguali, basando tale conclusione sulle caratteristiche esterne, è un grave errore. I gruppi con segni tipici particolari si formano a causa delle differenze di carattere e di professione; non tutti possono essere satvici in questo mondo umano, anzi, pochi hanno questa natura. Non si può affermare, basandosi sulle apparenze, che tutti gli uomini sono uguali. In linea di massima, nei Sudra predomina la caratteristica tamasica, ma molti di loro hanno la pura qualità satvica. Fra i Brahmini, per contro, vi sono molti in cui prevale la qualità tamasica. Perciò la religione vedica ha chiaramente espresso che la nascita non è determinante per stabilire la casta che, invece, può essere definita solo dal carattere e dalla professione individuali. Le quattro caste, poiché sono le membra del corpo divino, unico e solo Signore, sono importanti ed indispensabili, e lo scopo di ciascuna è quello di servire il Signore servendo l'uomo, secondo il proprio dharma, i costumi e le usanze.

Alcuni affermano che i Sudra non avrebbero né il diritto né la responsabilità di praticare discipline spirituali, perché questo privilegio è riservato solo ai Brahmini; ma dobbiamo ricordare che la restrizione viene fatta per la natura Sudra e non per l'individuo nato come Sudra, così come la concessione di quel diritto è stata fatta alla natura brahminica e non all'individuo nato come brahmino. Le mucche sono inutili come animali da sella, mentre i cavalli non possono darci latte; ciò è dovuto semplicemente alla natura e alle caratteristiche di ciascun animale: entrambi sono quadrupedi ma hanno differenti compiti: le due nature decidono che uno è in grado di dare latte e l'altro può essere cavalcato. Le caste non sono fondate sulla razza o sulla nascita, ma sulle tendenze innate e la professione svolta. Come tutte le scintille fanno parte di un unico fuoco, così esiste l'unica casta umana che non può essere considerata disgiunta e sarebbe inutile affermarlo. Gli esseri umani non sono separati dall’Assoluto Universale, Brahman. Il rapporto fra Dio e l'Uomo non è un rapporto di identità, ma di causa ed effetto; il particolare rimane distinto e separato dall'universale fino alla liberazione finale…

Thursday, 13 October 2011 14:18

Carità - elemosina

Discorsi 88/89 volume I

L’elemosina [14] pag.24

L’elemosina è simbolo del sacrificio e chi la fa non ci rimette, anzi, riceverà molto di più di quanto ha offerto. Ma l'offerta dev'essere spontanea e non bisogna aspettarsi niente in cambio. Quando si fa una semina, la terra restituisce un raccolto cento volte maggiore di quanto è stato seminato: il seme che diventa albero darà centinaia di frutti. Analogamente, per quanto piccola sia l’offerta, per quanto modesto sia il sacrificio, la gioia che ne deriverà sarà molto grande. Purtroppo l’uomo trasforma tutto in una specie di scambio affaristico, persino la devozione e, mettendo a nudo la propria ignoranza, mercanteggia con Dio: “Signore, ti offro questa noce di cocco, perché tu esaudisca il mio desiderio”. Oppure:” Signore, se vincerò 100 mila rupie alla lotteria, ne offrirò 10 mila a te", come se Dio ne avesse bisogno !

Dio è latente [8] pag.173

Dall'antichità ai giorni nostri sono stati usati tutti i tipi di parole per descrivere il Divino, ma nessuno è riuscito a far luce sulla reale verità di Dio. Il Divino è presente in tutto ed ogni forma Gli appartiene. Come descrivere o dimostrare una tale onnipresenza divina? C’è qualcuno che possa dichiarare che una cosa è divina e un’altra invece no? Certo, lo potrebbe affermare, ma non sarebbe che un illuso o un debole. La Divinità è presente nell’uomo: anche se non si vede, è latente come la fragranza di un fiore, come il fuoco nella legna e l’olio nel sesamo.

Incongruenze [9] pag.173

Inconsapevoli di questa verità interiore, gli uomini si fanno trascinare dalle apparenze esterne, considerandole reali. Fin dai primordi, gli uomini sono stati influenzati da questo modo di pensare e si sono imbevuti di ignoranza. Si ripone del latte nei formicai, per nutrire i cobra che si sospetta vi dimorino, ma, non appena si fanno vedere, vengono ammazzati. Si percuotono le bestie da soma impiegate per la coltivazione, ma poi si va a venerare l’effigie in pietra di un toro che rappresenta il sacro veicolo di Shiva. Ecco il tipo di filosofia praticata dalla gente fin dall’antichità. Gli Indiani hanno conservato questa incongruenza nel far del male agli esseri viventi, mentre adorano oggetti senza vita. Chi non offre nemmeno un boccone all’affamato, va poi a presentare ogni genere di leccornie come offerta sacra all’immagine di una divinità. C’è chi fa cadere una manciata di monete nell'elemosiniere del Signore Venkatesvara e poi nega due spiccioli ad un mendicante. E tutto questo viene considerato come parte della nostra antica tradizione! Ma in qual modo si farà santo chi nega il cibo all’affamato?

Discorsi 88/89 volume II

Karma [20] pag.198

Ogni azione, infatti, porta con se una reazione conseguente. L'azione potrebbe essere paragonata ad uno specchio, dove tutto si riflette: qualunque cosa facciate, ne riceverete il frutto. Se nello specchio della vita avete posto davanti obbedienza, trarrete il frutto dell’obbedienza; se invece ci mettete davanti qualcosa che merita punizione, ne trarrete un castigo o dispiaceri. La natura è come un insieme di tanti specchietti, dove tutto vi ritorna indietro a mò, di riflesso. Ogni azione, dunque, deve essere compiuta alla perfezione, in pieno accordo con la rettitudine e con i valori umani. Se accettate qualcosa da qualcuno, siete in debito con quella persona. Un debitore dovrà poi nascere come cane o come membro di quella famiglia verso cui si è indebitato per estinguere il suo debito. D’accordo, se qualcuno vi offre da mangiare o vi invita a pranzo, accettate pure. Niente di male in questo. Per il resto, come denaro, oggetti o altro, accettateli solo dai parenti, dalla moglie, dal marito. Così dal maestro che vi usa particolare benevolenza accettate tutto come fosse donato da Dio stesso. Da Dio, potete accettare proprio tutto, anche un castigo, perché sarebbe soltanto per il vostro bene: siatene assolutamente certi

Dio è unità

Capitolo VII. 12. Dovete acquisire anzitutto la ricchezza della devozione, della fortezza, dell'amore e della pace

Voi siete impegnati a trovare soluzioni ai problemi, argomenti per chiarire dubbi, mezzi per prevenire altri problemi che nascono da nuovi dubbi. Tali esercizi di cui sono conditi tutti i congressi, non possono aiutare con successo nel cammino verso lo sforzo spirituale. Tutte queste discussioni, i discorsi e i regolamenti non sono che fragili espedienti. Il mondo è troppo agitato e tempestoso per essere calmato da codeste esercitazioni verbali. E’ tempo di calma riflessione e non di passionali e frettolosi dibattiti e di sbrigative decisioni. Occorre riflettere ancora una volta sulle eterne lezioni lasciateci dai saggi del passato, lezioni che sono state neglette e dimenticate negli anni recenti. Come può insegnare il nuoto chi non sa nuotare? Come può fare la carità ai poveri chi ha il granaio vuoto? Acquisite la ricchezza della devozione, della forza d'animo e della pace prima di avventurarvi a dar consigli agli altri sul modo di ottenerle. Coltivate l'amore puro, scevro da desideri egoistici e condividetelo con i vostri fratelli e sorelle di ogni fede, di tutte le razze e di tutti i paesi. Non sentite il legame che vi unisce al vostro prossimo quando è in preghiera? Non sta forse chiedendo allo stesso donatore le stesse grazie che chiedete voi? Forse si esprime in una lingua differente, o in uno stile diverso, con formalità di un altro credo religioso, ma la fame e la sete sono uguali alle vostre, la sua gioia e la sua pena sono uguali alle vostre. Partecipate a quella gioia ed essa aumenterà, partecipate a quella pena ed essa diminuirà. Lasciate che il vostro amore fluisca nel cuore degli altri; l'acqua stagnante diventa sporca e puzzolente, mentre l'acqua corrente è sempre limpida e fresca. L’amore è gioia, l'amore è potere, è luce, è Dio.

Quelli che Dio ama di più

4 - pag.73 LA CARITA’

Nel mondo si pensa che un uomo ricco sia un uomo molto importante ma, nel mondo della Spiritualità, la ricchezza materiale è una cosa che non ha molta importanza. La carità è considerata più grande della ricchezza. Se essa non esiste, la ricchezza non ha nessun valore. Ci sono quattro soggetti che la reclamano. Il primo è la carità, il secondo è il Governo, il terzo sono i ladri ed il quarto è il fuoco. Se consegnerete la ricchezza al primo, cioè alla carità. il Governo concederà l'esenzione dalle tasse ed il fuoco, inoltre, avrà un pò di timore di fronte ad una persona caritatevole. Così, se uno fa la carità, gli altri eredi non reclameranno la loro parte ma rispetteranno quella persona. nel caso invece di una persona che ha ricchezza e non la dà in carità, i ladri la terranno d'occhio, ed anche il Governo cercherà di riprendersi l'intera ricchezza come tasse! Se questi (il governo ed i ladri) non la notano e la ignorano, il fuoco verrà, un giorno, e distruggerà i suoi possedimenti. Pertanto la Ghita dichiara che la ricchezza non è molto importante quanto la carità. La Verità è considerata più importante del semplice parlare. Un individuo può parlare, ma se nelle sue parole non c'è la Verità, il suo parlare non avrà valore alcuno, mentre, una persona che pronuncia parole veritiere, darà valore al proprio discorso. La Ghita ha anche detto che l'onore e la fama sono più importanti della stessa vita. Senza queste due cose essa è inutile! Quando una persona si guadagna un buon nome, l'umanità risplenderà in lei. Il dovere dell'uomo è avere buoni pensieri, una buona condotta, buone parole ed una buona vita. Meglio vivere pochi momenti come un cigno che cento anni come un cervo!

Ghita Vahini

4 - pag.184 La carità

Persone pie considerano che gli atti di carità facciano parte dei "thapas" fisici. E’ bello che la pensino in quel modo! Ma quando si fa la carità si devono prendere in considerazione sia il luogo che il tempo e la natura del ricevente.

sea

Per esempio: la carità per le scuole dovrebbe essere fatta in luoghi dove le scuole mancano; gli ospedali, nelle zone dove non ne esistono e dove le malattie sono endemiche; nutrire gli affamati dove questo fenomeno esiste a causa di carestie o flagelli naturali. Si dovrebbe tener conto della natura e delle condizioni delle persone alle quali si vuole insegnare il "dharma", la conoscenza di Dio, ed in genere a coloro ai quali si vuol fare ogni genere di servizio. E’ chiamato atto caritatevole, "satwico", quell'atto che rimuove in una persona la deficienza che gli impedisce il progresso spirituale.

Arjuna interruppe: <<Krishna! Posso farTi una domanda? La carità comunque fatta è carità non è vero? Perché allora distingui fra carità satwica, rajasica e thamasica? Esistono veramente questi tipi?>>. Rispose Krishna: <<Certo che esistono! Fra coloro che fanno donazioni, ad esempio, molti sono ansiosi di farsi un nome ed una fama e questo è il solo loro motivo, cioè desiderare qualcosa in ritorno. Molto pochi desiderano solo la Grazia di Dio. Doni fatti con il fine di ottenere la Grazia di Dio sono atti "satwici”. Doni fatti per aspettarsi qualcosa in cambio, come fama e pubblicità, potere e stima, o compiuti di malavoglia e sotto pressione, sono "rajasici". La carità dovrebbe essere fatta con rispetto e fede e non sbattuta in faccia, né fatta alla persona che non la merita e nel momento sbagliato. Dare cibo a chi è sazio è uno spreco e non un dono! Donare ospedali in luoghi inaccessibili è una carità inutile.

Questo tipo di carità è chiamata "thamasica".

Fare la carità è difficile ed occorre essere vigili persone e non farla a chiunque la chieda o in tutti i luoghi. Ricordate quello che ho detto dei tre tipi di carità e quindi comportatevi nel modo che giudicate più conveniente. Il dono che fate non deve essere fatto per diventare grandi e famosi, ma per scopi utili ed adatti. In tutti gli atti, l'attitudine deve essere "satwica" e deve permeare di se tutte le vostre azioni, le vostre parole ed i vostri pensieri>>.

Discorsi volume I

pag.84

... Dite che non c'è nulla di più dolce del nome del Signore ma non lo ripetete mai. Avete rovinato la strada con la trascuratezza e il vandalismo, ma consigliate ai bambini di percorrerla. Quando scopriranno l'inganno, vi chiederanno di camminare voi stessi lungo quella strada per fare loro da guida. Come vedete la responsabilità dei membri della società per la "Divina Vita" è molto grande, come del resto anche quella di tutti coloro che portano avanti un ideale, perché devono cercare di raggiungerlo essi stessi, mentre invitano gli altri ad accoglierlo. La responsabilità di un indiano è grande, perché su questa terra sono nati santi e saggi che hanno insegnato al mondo le più alte verità di elevazione spirituale. Tutti coloro che si proclamano indiani devono vivere in accordo con quegli insegnamenti per meritarsi quella discendenza l'ammirazione degli aspiranti di tutto il mondo. La Vita Divina si basa su Satwaguna che, proprio per questa ragione, deve venire coltivata. Questa guna può essere costruita solo su cibi satwici che promuovano la salute, la forza, la leggerezza di spirito e la sincerità dello sforzo. Non serve distribuire Adhyatmarasa a persone sottonutrite e deboli; date loro prima Annarasa e fate che diventino robuste abbastanza da nutrire fedi gagliarde e contenere forti ideali. La fame fisica deve anzitutto essere soddisfatta da semplice cibo satwico. In un secondo momento, cercate di ripetere il nome del Signore, quello che più vi piace. Non trattate il nome alla leggera, ma rispettateLo anche quando viene usato da un mendicante per procurarsi le offerte. Per quanto la persona che Lo pronuncia possa essere malvagia, e abbietti i motivi per i quali Lo impiega, non maltrattate il nome, perché la Sua purezza non possa mai venire oltraggiata. Ringraziate costoro per avervi ricordato il Signore e proseguite sulla vostra strada. Soprattutto non deridete né scoraggiate quelli che si rivolgono a Dio. Che diritto avete di sostituire la sofferenza dove c'era la gioia e il dubbio dove c'era la fede ?

Prema, amore, praticatelo, sviluppatelo, spargetelo e tutti gli odi e le gelosie spariranno. E' questo il dovere della società per la Divina Vita, qui come in ogni altro luogo.

Discorsi volume II

32° - 157 IL PROGRESSO SPIRITUALE

L'anno nuovo che oggi festeggiamo, ha un nome propizio: <<Subhakrith>>. Mi congratulo con voi per aver avuto la bella idea di festeggiarlo venerando <<Thyagaraja>> (grande santo, poeta e cantore, che visse nello stato del Karnataka). Assisto sovente a cerimonie di questo tipo, perché fanno parte del compito che mi sono assunto. Vengo dalla regione dove visse Thyagaraja e durante il viaggio mi sono accorto che non c'era quella devozione per <<Srinivasa>> (nome di Dio) che di questa città aveva fatto la Sua dimora ed il cui nome l'ha resa santa. La maggior parte di voi vive sulla carità dei fedeli e sui doni che essi elargiscono. I proventi vengono utilizzati per i collegi, gli ospedali ed altre istituzioni, permettendo a migliaia di persone di vivere. Io non vi condanno per questo, perché è del tutto normale che ciò che si offre a Dio, serva alle più varie necessità. Ma debbo avvertirvi che se date fondo alle riserve vi troverete un giorno ad affrontare grossi problemi! Servitevi secondo i vostri bisogni e rispettate il lavoro degli altri, che ha permesso l'accumulazione di questi beni. Chiedetevi quale lavoro avete fatto per essere autorizzati a prelevare sui beni raccolti per il tempio. Ciò che vi autorizza a dividere queste ricchezze, sono il lavoro e gli sforzi spirituali. Solamente <<dhyana>> (meditazione) e <<namasmarana>> (ripetizione del nome di Dio), praticati in uno spirito di totale dedizione, possono darvi un tale privilegio...

Discorsi volume III

13° - pag.69 COSTRUIRE O ESSERE?

Io stesso ho chiesto a Sunandamma di chiamarvi tutti qui questa sera, per parlarvi del lavoro sociale che avete incominciato. Ho posto la prima pietra del vostro Istituto questa mattina, ho benedetto lo sforzo che state facendo nel servire donne e bambini, specialmente quelli che hanno lacune mentali e sono fisicamente handicappati. Io so che siete aiutati da esperti in psicologia che possono capire presto e bene il problema degli handicappati. Ai membri di questa Fondazione, che hanno assunto la responsabilità di aiutare Sanandamma in questa missione, consiglierei di iniziare a costruire anzitutto delle stanze per dormire e poi la scuola. La chiesa può aspettare. L'atmosfera del posto in cui si svolge questo lavoro non può essere che quella di un luogo di preghiera. Questo è il rito che state iniziando ed i bambini e gli adulti che osservano i vostri sforzi non potranno avere maggiore ispirazione.

Sunandamma mi stava dicendo che alcuni di voi vorrebbero una costruzione che ricordi l'architettura dell'antica India, una specie di tempio, mentre altri preferirebbero lo stile moderno, più utilitaristico, meno caro, senza elaborati motivi decorativi. Non potete far rivivere nel ventesimo secolo l'antica architettura indiana. Dovete cercare una via di mezzo fra l'antico ed il moderno. Ciò che voglio è l'antico spirito nel cuore e non nei mattoni! Dato che i bambini appartengono all’età moderna e sono attratti dalle sollecitazioni e mossi dalle attitudini di questa età, come può lo stile di una costruzione nella quale essi devono vivere, cambiare il loro modo di vedere? E, quanto agli insegnanti, essi sono imbevuti delle passioni e dei pregiudizi della modernità. Cambiate i cuori e riempiteli di ideali e di aspirazioni come quelli che avevano i Saggi di questa terra, che erano semplici e sinceri, sempre mossi dal desiderio di espandere il loro amore a tutti gli esseri: allora lo stile della costruzione non avrà importanza. E’ l’architettura della mente che è importante! Se i bisogni dell'età moderna richiedono un cambiamento, cambiate ciò che non è essenziale. Non diluite la verità facendole così perdere la sua genuinità. Se una persona preferisce una bevanda di colore rosso o blu, non versate il colore blu o rosso nella bottiglia: sarà sufficiente versare la bevanda in bicchieri di colore rosso o blu. Allo stesso modo, se si preferisce uno stile di costruzione, fate la struttura, ma non cambiate l’essenza e l'idea di chi l’ha progettata. Hitha e Mitha, il piacevole e la moderazione, dovrebbero essere le linee direttrici. Non siate né troppo moderni, né troppo antichi, non troppo spendaccioni, né troppo avari. Prendete la via di mezzo con la quale otterrete il massimo vantaggio. Il desiderio per gli oggetti non può essere completamente abbandonato, ma può essere trasformato in uno strumento di culto. Dedicate tutti i vostri sforzi al Signore. Accettate i successi e gli insuccessi come prove del Signore e della Sua Grazia: la Sua volontà ne decreta l’accadimento. Trasformate tutte le sei passioni in strumenti di elevazione spirituale. Io so che vi preoccupate dei fondi per completare i vostri piani. Sunandamma mi ha persino chiesto di mostrargli la via! Ebbene, Colui che vi ha mostrato la via dall'inizio, continuerà a mostrarvela in futuro! Questa volontà sarà fatta; altrimenti non avrei messo la prima pietra. I buoni lavori non mancheranno mai di fondi: il Signore provvederà sempre. Solo ci vuole un po' di tempo: non scoraggiatevi! L'arancia è amara quando è verde, ma gradualmente il tempo la fa diventare dolce. Pazienza e sforzo strenuo saranno ricompensati. Vi debbo dire che per le buone cause come questa, non dovreste fare raccolta di soldi per vie tortuose. L'aiuto dovrebbe arrivare da gente col cuore aperto, da denaro guadagnato onestamente, da persone che sanno ed apprezzano lo scopo per il quale essi intervengono. Ecco perché Io Mi oppongo a tutti quei mezzi, come danze o spettacoli, fatti per raccogliere denaro. Sono contrario alle lotterie, dove l'esca di un grosso premio per il quale uno non fa niente, un premio ottenuto con i guadagni altrui, è usata per raccogliere fondi. Lasciate che ciascuno, spinto dal profondo del cuore, di sua propria iniziativa, dia qualsiasi cosa si senta di dare, dopo avere studiato bene il lavoro in corso e le possibilità dell’istituzione. Il vostro dovere è quello di informare, non di persuadere; elemosinare per un lavoro che è di per sé buono è un insulto alla natura umana. L'uomo che chiede e l'uomo a cui si chiede sono entrambi degradati. Io voglio che abbiate questo coraggio e questa fede.

Portate avanti il vostro progetto in uno spirito di umiltà e di fortitudine ed avrete successo.

Mysore, 15 settembre 1963

La via della Verità

pag.51 LO SCOPO PRIMO

 

Il rispetto del Dharma stabilito dalla religione è il primissimo passo per assicurare pace ed armonia all’umanità. L’uomo che sostiene la propria fede ed i suoi principi è in grado di servire meglio se stesso e gli altri. Il Dharma in questo contesto, significa agire secondo le tradizioni e la cultura del proprio Paese ed in India, in ogni aspetto del Dharma, troviamo immanente il concetto di pace e prosperità del mondo. Ora passiamo ad esaminare la natura dell’azione.

La ricerca intellettuale ebbe inizio con l'indagine sul mistero del Karma che, nelle nostre Scritture, si estende su vasti campi; ad esempio, fare la carità è un tipo di Karma; gli atti caritatevoli garantiscono felicità nella vita futura, affermano le Sacre Scritture, e producono un buon Karma. Anche se ben poche persone si preoccupano del futuro, la maggior parte degli atti di carità è fatta per scopi egoistici; questo è un fatto a tutti evidente! La gente si sente orgogliosa di avere aiutato il prossimo e molti desiderano essere lodati per la loro munificenza benefica verso l'umanità; questa attitudine nasce dall'ignoranza o Maya. Nei Veda e negli Sastra i Rishis insistettero sulla non-violenza, sulla compassione, sul servizio, sulla carità etc., come virtù da acquistare e praticare…

Pag.74

… Anche il sacrificio è un aspetto del carattere. Si dice spesso che gli atti di carità e di filantropia siano sacrifici, ma c'è una grande differenza fra sacrificio e carità; la gente caritatevole dà solo una frazione delle proprie ricchezze agli altri. Dare terre, distribuire cibo, contribuire al lavoro fisico e diffondere l’educazione e la conoscenza sono atti che appartengono a questa categoria, ma mediante questi atti nessun uomo dà tutto quello che possiede. Non è una maledizione essere nati poveri e non poter fare la carità! Se cerchiamo oltre troveremo che coloro i quali trattengono per sé l'essenziale e donano il resto per il bene della società, ottengono il più alto riconoscimento nel mondo…

Thursday, 13 October 2011 14:10

Carattere

Al di là dell’illusione

pag.38

La ricchezza in cui oggi si crede è fatta di possessi, di edifici, di beni materiali e ci siamo sperduti nella pazza ricerca di valori effimeri, che non sono una reale ricchezza, capaci di darci felicità abbondante e durevole. La nostra ricchezza è il carattere e il nostro tesoro è una buona condotta. Il fondamento di entrambi è la conoscenza di Dio. Non dobbiamo perdere questa dimora, preziosa ed eterna, in cambio di cose fuggevoli e temporali quali nuvole passeggere.

La scienza di Dio

Vivere come il loto [4] pag.135

La foglia del loto nasce sott’acqua; galleggia sull’acqua, ma non si bagna. L’uomo deve stare nel mondo allo stesso modo; è in esso, nasce da esso, per esso, ma non vive di esso.

Questo è il carattere speciale dell’Istruzione Superiore, prepararvi a questo ruolo. Ciò significa che l’uomo deve vivere così sulla terra, col cuore immerso nel Divino e con le mani operose nel lavoro. L’amore non dev'essere ridotto a una merce; l’Amore si realizza nell’Amore.

Corso estivo 1990

Cambiare dentro [16] pag.169

Il fatto che l’uomo dimentichi se stesso è dovuto al senso dell’ego (ahamkara). La più grande e concreta schiavitù è l'oblio della propria realtà. La vera realizzazione (shakshatkara) consiste nel prendere coscienza della propria realtà. Se non ci sono cambiamenti nel vostro atteggiamento, a nulla servono tutte le vostre pratiche spirituali come la ripetizione di un mantra (japa), la meditazione, lo yoga, le attività (karma) e il servizio (seva). Non è l'uomo, bensì la mente che deve cambiare. Cambiare carattere è ben più importante che cambiare abito.

Dio è unità

Capitolo IX. 4. Il fine dell'educazione è il "carattere"

Politica senza principi, educazione senza "carattere", scienza senza umanità e commercio senza moralità, non solo sono inutili, ma sicuramente dannosi. Dobbiamo occuparci più del "carattere" che dell'intelligenza. Potete anche considerare un comportamento errato come una semplice avventura senza risvolti tragici, ma più tardi, quando i vostri figli si comporteranno allo stesso modo, vi renderete conto dell'errore fatto nell'averlo considerato solo un'avventura. L'attitudine di oggi è la radice dalla quale nasce il futuro. Le conseguenze delle azioni non possono in alcun caso essere evitate. Se date gioia ai vostri genitori oggi, i vostri figli saranno per voi una sorgente di gioia negli anni della vecchiaia. A scuola dovete imparare a coltivare l'amore altruistico, che non ha timore né sospetto. Gli insegnanti dovrebbero tenere un comportamento impeccabile, grandezza morale e disciplina spirituale. Gli insegnanti di domani sono gli studenti di oggi e pertanto la pulizia dell'atmosfera nella classe è essenziale per il futuro. I maestri sono le riserve dalle quali, attraverso il processo dell'educazione, gli studenti possono ricevere l'acqua della vita. Dovreste fare del vostro meglio perché quella riserva d'acqua non venga contaminata dai microbi dell'orgoglio e dell'odio. Le scuole ed i collegi non dovrebbero essere impegnati solamente nei processi dell'insegnare e dell'apprendere; leggere, scrivere e far di conto non esauriscono il compito della scuola.

Inculcare grandi ideali e cercare di metterli in pratica, sono scopi altrettanto validi. Ci sono molti insegnanti nella scuola: l’insegnante di storia insegna con il libro e le mappe, quello di matematica scrive i numeri sulla lavagna, quello di scienze ha il suo laboratorio, l'istruttore di ginnastica deve mettersi di fronte all'allievo e deve egli stesso muovere mani e gambe, alzarsi ed abbassarsi, girare e saltare proprio come vuole che l'allievo faccia. Dovete comportarvi bene ed essere d'esempio agli altri, per assicurare un futuro glorioso al vostro Paese. Assistiamo oggi ad un paradosso curioso ma denso di conseguenze disastrose. Il mondo è divenuto un globo molto piccolo come risultato della velocità dei mezzi di comunicazione, ma l'uomo non ha ancora imparato l'arte del vivere insieme, come fratelli e sorelle e figli di un unico Dio. Più gli uomini si avvicinano l'un l'altro e più il precipizio che li separa cresce, e questo mondo così piccolo è sovraccarico di conflitti culturali e rivalità religiose. Le disgrazie di uno Stato coinvolgono presto anche gli Stati vicini ed il mondo intero diviene un enorme campo di battaglia.

Quelli che Dio ama di più

1 - pag.65 IL CONTROLLO DEI PENSIERI

Chi controlla i pensieri può vincere i desideri e, chi ha conquistato i desideri, può sottomettere l'ira. Ciò è valido non solo per i <<sadhakas>> ma anche per l'uomo in genere. I pensieri sono pieni di vita e duri come le pietre, essi sopravvivono persino alla morte. Essi sono estremamente sottili e nascono a causa del cibo. Da cibo sacro nasceranno pensieri sacri e, quando una persona è piena di sacri pensieri, anche le sue azioni diverranno sacre. I pensieri possono essere paragonati a coltelli: quelli buoni possono tagliare quelli cattivi. Se si prende un cibo cattivo, i pensieri ed i sentimenti e le azioni che scaturiranno saranno cattive ed il nostro potere di digestione si annullerà. La Ghita ha dichiarato che per fare la ricerca sulla Divinità è essenziale un fisico forte ottenibile con una mente solida. Il processo del pensiero ha una grande influenza sulla formazione della mente. Quando i pensieri sono rivolti verso il mondo fenomenale degli oggetti, avremo la ricchezza, la prosperità e le proprietà che rappresentano la base della vita nel mondo materiale. La parola <<ricchezza>> o <<dhanam>>, vuol dire generalmente: soldi, terre, oro: la parola <<aisvaryam>>, si riferisce alla fama, alla posizione sociale ed allo stato sociale. La <<Bhagavad Ghita>> tuttavia non accetta questa definizione di ricchezza ma dichiara che la vera ricchezza è il carattere, il buon comportamento e la conoscenza dell'atma.

2 - pag.65 LA VERA RICCHEZZA

Il carattere, la buona condotta e la conoscenza dell'atma sono essenziali per i <<sadhakas>> (aspiranti spirituali). Il nome, la fama, la ricchezza e le proprietà sono cose effimere e possono svanire anche quando la persona è in vita, mentre non hanno nessun rapporto quando essa è morta. La cattiva sorte può farvi perdere fama, nome, ricchezza e proprietà: al contrario, il carattere, il buon comportamento e la conoscenza dell'atma o saggezza, vi aiuteranno, non solo in questa vita, ma anche dopo la morte. Essi vi saranno di immenso aiuto fino a quando non avrete raggiunto il Signore e vi fonderete in Lui. La fama dell'uomo non dipende dal suo aspetto fisico o dal suo fascino, né dipende dalle sue ricchezze ma, solamente dal suo buon carattere. La Ghita ha dichiarato che un uomo dovrebbe aspirare ad avere un buon carattere, e ad essere caritatevole e saggio. Vishwamitra baso la sua vendetta contro Vashitha sulla forza fisica, mentre quest'ultimo fondo la sua difesa sul principio di <<Brahman>>. Le frecce che Vishwamitra tiro contro Vashista furono senza effetto, come se le avesse gettate contro una montagna. Tutte le armi cadevano a pezzi non appena toccavano il corpo di Vashista. Vishwamitra si accorse della sua nullità e dichiaro: <<Mi vergogno di avere creduto che la mia vera forza fosse il potere fisico!>> La forza fisica è solo debolezza, il vero potere proviene dall'<<atma>> (da Brahma). La forza della rettitudine (dharma) è vera forza! Vishwamitra, dopo avere preso coscienza di ciò, fece grandi penitenze e raggiunse lo stadio di Vashista e, finalmente, ottenne la conoscenza di <<Brahman>>. Duryodana ed i suoi fratelli avevano fondato il loro impero sul denaro. sulla forza fisica della loro gente e sul loro stesso potere fisico ma, alla fine della guerra, lasciarono il loro padre senza nemmeno un figlio che potesse fargli il funerale. Prima di andare da Krishna per chiedergli aiuto, Duryodana credeva interamente nei suoi poteri fisici, come nei poteri del denaro o della sua gente. Arjuna invece credeva nella forza della sua <<resa>> a Krishna. Quando Arjuna cadde ai Suoi piedi e si arrese, Krishna ne fu felice e gli disse: <<Alzati Oh Dhananjaya! La fede è molto potente, la giustizia vince sempre, l'egoismo sempre perisce. Questo è il <<dharma>> delle ere. Ad un padre che aveva avuto 100 figli, alla fine non gliene rimase neppure uno che gli facesse il funerale. Quale destino! Krishna insegnò ad Arjuna:<<Chi non è capace di vincere la Grazia di Dio non potrà avere successo in niente!>> Un <<sadhaka>> che voglia guadagnarsi la Grazia del Signore deve controllare i suoi desideri. I risultati che otterrete dai contatto con gli oggetti materiali vi sembreranno veri come quelli sperimentati nei sogni, ma le case e le ville che possedete nei sogni non sono reali! Allo stesso modo le esperienze nello stato di veglia appaiono e poi si annullano nello stadio dei sogni. La Bhagavad Ghita ha affermato che la <<chittakasam>> (la mente) è una forma sottile della <<bhutakasam>> (mondo materiale) e che la <<chidakasam>> è ancora più sottile della <<chittakasam>>, ed è permanente ed è anche la causa di tutto. Questa <<chidakasam>> è omnipervasiva ed è più piccola della cosa più piccola e più grande della cosa più grande, essa è omnipresente. <<Brahma>> o l'<<atma>> è più sottile del sottile e più piccolo del più piccolo e pervade ogni cosa, e fra i potenti, essa è il più potente. Ecco la Verità!

Ghita Vahini

2 - pag.182 Due tipi di purezza

<<Signore, perdonami se ti sembro impertinente ma è perché ho questo desiderio di sapere! Se si cambiano le abitudini nel mangiare è possibile cambiare il carattere passando da un "guna" all'altro? Oppure qualcos'altro deve essere fatto per aiutare il processo di purificazione?>>. <<Mio caro cognato! Se la trasformazione del carattere fosse così facile, si sarebbe potuto spazzare via dalla faccia della terra in un batter d'occhio, il vizio e la malvagità, caratteristiche di una natura maligna. Naturalmente occorre fare anche altre cose. Ascolta! Ci sono tre tipi di purezza che si devono osservare: la purezza nei cibi, quella nei recipienti nei quali il cibo viene cucinato e la purezza delle persone che preparano le vivande e le servono. Non è sufficiente che il cibo acquistato sia puro e di buona qualità, ma dovrebbe essere acquistato con mezzi finanziari puliti e non illeciti, altrimenti essi, essendo inquinati all'origine, inquineranno anche il cibo. La sorgente, la preparazione e lo scopo devono essere tutti egualmente puri. Il contenitore deve essere pulito ed incontaminato. La persona che serve non solo deve essere pulita nel vestire, ma anche nelle sue abitudini, nel carattere e nella condotta. Dovrebbe essere senza odio, ira, preoccupazioni e, mentre serve, non dovrebbe essere indifferente, ma gaia e simpatica, umile e piena d'amore. Mentre serve non dovrebbe permettere alla sua mente di nutrire idee viziose. La semplice pulizia esterna e l'aspetto gradevole non sono sufficienti a compensare i pensieri cattivi. Il "sadhaka" che vuole raggiungere una buona concentrazione deve fare attenzione a queste regole. La sottile influenza dei pensieri cattivi del cuoco e dei camerieri impediranno la sua meditazione. E' importante perciò attorniarsi di gente virtuosa. L'aspetto esteriore, l'eccellenza professionale, e l'economia del salario non dovrebbero costituire un criterio di scelta dei cuochi e dei camerieri, bensì le loro abitudini ed i loro caratteri. Il cibo che mangiate è una parte importante del vostro fisico e del vostro mentale con i quali dovete lottare nel campo spirituale>>.

La filosofia dell’azione

1 - pag.83 IL <<DHARMA>> e LA VERITA’

Il <<dharma>> è ciò che sostiene. Dove c'è il <<dharma>> c'è la vittoria. Quando il <<dharma>> è protetto, esso protegge. Praticate il <<dharma>>. La base ed il fondamento del <<dharma>> è la verità. Per il benessere delle società sono stati stabiliti 7 tipi di <<dharma>>, come i sette colori dell'iride. Il primo è la <<verità>>, il secondo è il <<carattere>>, il terzo è <<dhana>>, la carità, il quarto è il <<dharma>> lo swa-dharma o il <<dharma>> di ciascuno, il quinto è <<thapas>> la perfetta coordinazione fra pensieri, parole ed azioni, il sesto è la <<rinuncia>>, ed il settimo è la <<non-violenza>>. Questi sette sono stati stabiliti per la protezione del benessere sociale. Come il <<dharma>> del fuoco è quello di bruciare, quello del ghiaccio è di essere freddo, quello del fiore che sboccia di profumare, dello zucchero di essere dolce, così il <<dharma>> per l'essere umano è la verità. La realtà potrà essere capita quando si afferrerà la natura della verità. Il carattere è il soffio vitale della verità. Tre cose sono importanti per coloro che vogliono seguire il cammino spirituale ed avere successo: le sacralità, la tolleranza e la ferma risoluzione. Qualunque tipo di cultura o di istruzione un individuo abbia acquisito, qualunque ricchezza possegga, se non ha quelle tre cose, sarà come un morto vivente. L'uomo riconosce la bellezza della natura esterna, ma Dio riconosce la bellezza della natura interna, le debolezza di un individuo è il suo carattere. L'uomo che non ha carattere è come pietre. L'uomo deve perciò conquistare il carattere che è in lui naturale e la cui base è la verità. L’uomo deve considerare la verità come il proprio respiro ed essere pronto a rinunciare a qualsiasi cosa per essa. Il mondo serve la verità e si muove nel timore della menzogna. Dove non esiste la verità c'è la paura, la verità allontana la paura e dà protezione. La verità protegge il mondo e lo muove. Con la verità l'uomo può diventare divino. Il carattere è il soffio vitale della verità! Il buon comportamento è la virtù più importante senza la quale l'umanità non può risplendere. Per proteggere l'umanità e sviluppare la Divinità, dobbiamo fondare la nostra vita sul carattere, sulla verità e sul buon comportamento sin dalla fanciullezza. Nella fanciullezza si commettono consciamente o inconsciamente molti errori. La paura di essere puniti porta il bambino a nascondere i propri errori. Così facendo sviluppa la non-verità e l'abitudine a dire le bugie, distruggendo così la base stessa della umanità. Nel dire la verità non dovremmo avere nessuna paura. Quando avremo imparato a dire la verità, acquisteremo coraggio, gioia e pace. Non dovremmo avere paura di dirla, sia che ci renda felici o ci danneggi. La verità è la radice della vita stessa, come le fondamenta per una casa e le radici per l'albero. Se noi tentenniamo, non ci sarà né protezione né salvezza. La vita di Harichandra è un esempio di vita vissuta per il <<dharma>> e per la verità. Per seguire la verità egli abbandonò moglie e figli che dovette vendere, insieme a se stesso, per pagare i suoi debiti. Tuttavia egli non disse mai il falso! Quando suo figlio morì, sua moglie lo porto al crematoio dove lui lavorava. Egli sapeva bene che erano suo figlio e sua moglie, ma compì lo stesso il suo dovere perché era addetto alla cremazione dei corpi. Harichandra, in ogni circostanza, buona o cattiva della sua vita, non disse mai il falso e seguì sempre il <<dharma>>. Egli considerò la verità ed il <<dharma>> come i suoi due occhi, come le ruote del carro, come le ali di un uccello.

La via per amare

1 - pag.9 Le buone qualità predispongono l'aspirante alla via da percorrere.

Più che le precedenti epoche, l'Era attuale (Kali Yuga), offre svariati mezzi, mediante i quali l'uomo può formarsi la facoltà del discernimento ( viveka). Per l'istruzione, ci sono tante scuole e istituzioni quante ne occorrono; se si vuole la ricchezza, esistono molte possibilità di procurarla onestamente, seppure con un certo sforzo. Ciononostante, la felicità e la tranquillità degli uomini non sono aumentate, anzi, c'è più sofferenza che nelle precedenti epoche. Per quale motivo? Il motivo va ricercato nel comportamento dell'uomo, nel suo stesso modo di vivere. La vita umana è, senza dubbio, il più alto grado dell'evoluzione e, perché abbia un senso, è indispensabile l'impegno spirituale, che è puro e sacro; per vivere in questo modo, grande importanza assume il carattere individuale. E’ il carattere che rende immortale la vita umana: esso sopravvive anche alla morte. C'è chi afferma che la conoscenza è potenza: non è esatto. Il carattere è potenza. Anche per acquisire la conoscenza ci vuole una forte tempra, un carattere perfetto, integerrimo, senza traccia di male; carattere che ogni uomo dovrebbe cercare di avere. Notate come Buddha, Gesù Cristo, Shankaracharya e Vivekananda, grandi Saggi, Santi e devoti del Signore, siano tutti ancora molto cari al ricordo degli uomini. Quale prerogativa li rese memorabili nel corso dei tempi? Fu, certo, il loro personale carattere. Se il carattere non è perfetto, né ricchezze, né istruzione, né condizione sociale contano, è come il profumo, che dà al fiore più pregio e valore.

Poeti, pittori, artisti e scienziati possono anche esser grandi nel rispettivo campo ma, se non hanno un buon carattere, non trovano spazio nel sodalizio umano. Può senz'altro sorgere il dubbio che non tutte le persone riverite e rispettate dalla Società abbiano quel carattere indispensabile ad una vera grandezza. Ma, parlando di società e di carattere, Io intendo riferirmi a quella " Società" ed a quel " Carattere" strettamente aderenti a certi immutabili valori. Normalmente si attribuisce un qualche valore ad alcune qualità, valore che muta da un giorno all'altro, e la conformazione del carattere si adatta a queste incoerenze. Ma la natura fondamentale di un perfetto carattere è eterna, è sempre uguale, quali che siano le vicissitudini della società; è eterna perché associata ad un'altra entità eterna, allo Spirito. Tra le virtù che contribuiscono a formare un carattere integerrimo, le più nobili sono l'Amore, la Pazienza, la Tolleranza, la Costanza e la Carità; virtù degne di apprezzamento e di rispetto.

Le numerose piccole azioni di ogni giorno diventano abitudini che, poi, plasmano l'intelletto, formano le opinioni e foggiano il tenore di vita. Tutto ciò che si costruisce con la fantasia, che si cerca negli ideali, tutto ciò verso cui tendono le aspirazioni, resta indelebilmente inciso nella mente. Deviati da queste impressioni, ci formiamo una conoscenza tutta nostra, un'immagine particolare del mondo che ci sta intorno ed a questa immagine ci attacchiamo. La condizione attuale dell'uomo, non è che l'effetto del suo passato e delle abitudini contratte durante quel lungo periodo. Qualunque sia la particolare forma di carattere che egli si ritrova, può certamente modificarla cambiando l'abituale processo di pensiero e di immaginativa. La cattiveria dell'uomo non e incorreggibile. Non fu forse il bandito Angulimala trasformato dal Buddha in una persona di buon cuore? E il ladro Ratnakara non divenne forse il saggio Valmiki? Con uno sforzo cosciente, le consuetudini possono essere variate ed il carattere cambiato. L'uomo ha sempre la capacità innata di affrontare le sue tendenze sbagliate e di modificare i suoi costumi dannosi. Mediante il servizio disinteressato, con l'abnegazione, la fede, la preghiera ed il ragionamento, le abitudini inveterate che vincolano gli uomini alla terra, possono essere soppresse e sostituite con nuove altre, capaci di portare lungo il sentiero divino. Tutta la letteratura di argomento spirituale, poemi epici, libri e periodici induce ad una particolareggiata analisi del carattere, dei suoi modi di essere e di manifestarsi, ed insegna come emendarlo. La rivista " Sanathana Sarathi" ha questo preciso obiettivo, non intende fare esibizione di dottrina né guadagnarsi nome e fama.

Ma, bisogna dirlo, la sola lettura di un libro o di un giornale non dona la facoltà del discernimento. Ciò che si vede, si ascolta o si legge, va messo in pratica nella vita quotidiana, altrimenti la lettura non è altro che perdita di tempo. Se sì legge un libro per passatempo, anche il libro si perde nel tempo: lo si dimentica e non ne resta nulla.

3 - pag.14 Sadhana - Il modo di vivere

Ci furono, ci sono e ci saranno sempre, maestri disposti a rivelare e ad insegnare all'uomo il modo di raggiungere le altezze di cui è capace utilizzando tutti i suoi poteri fisici, mentali ed intellettuali, animato dalla costante idea di perseguire un unico scopo. La mente umana propende verso gli oggetti materiali e si perde in considerazioni inutili sull’aspetto esteriore del mondo. Come può quindi essere allenata alla costanza? Ognuno dovrebbe chiedersi: " Se i grandi uomini (i Mahatma ed i Mahapurusha) che erano persone come me, anime incarnate come me, riuscirono a conseguire la perfezione, potrò riuscirci anch'io se seguo il loro metodo. A che mi vale passare il tempo in cerca dei difetti e delle debolezze altrui?" Quindi, il primo esercizio spirituale è quello di cercare i tuoi stessi difetti e le tue debolezze per correggerli e perfezionarti.

L'incessante quotidiana fatica deve avere, come traguardo e come motivazione, la prospettiva di rendere sereno e piacevole l'ultimo periodo della propria vita. Ma anche ogni singolo giorno ha il suo tramonto. Se la giornata è stata spesa in buone opere, la notte verrà a benedirci con un sonno profondo, un sonno fortificante e ristoratore, un sonno che secondo quanto si dice è affine all'estasi, alla beatitudine celeste (Samadhi). La vita terrena dell'uomo è di breve durata. Ma anche in questa breve vita uno può ottenere la beatitudine divina se, saggiamente, usa bene il suo tempo. Due uomini possono essere apparentemente uguali, avere un aspetto somigliante, esser stati allevati e cresciuti in condizioni di parità, ma il primo diventa un angelo e l’altro conserva la sua natura animalesca. Quale causa ha determinato uno sviluppo così diverso ? La causa va attribuita alle abitudini, al conseguente comportamento ed al carattere in cui quel comportamento si è radicato. L'uomo è la creatura del suo carattere.

22 - pag.70 Differenze di carattere fra l'uomo ed il demone

I Manava, gli Uomini, sono traboccanti d'amore. Il loro cuore è una fonte di Grazia ed essi sono sempre sinceri e sereni. La caratteristica della loro mente è la pace, che è la qualità innata della mente umana; per trovarla non occorre andare in giro a cercarla. Come l’oro e l’argento si trovano nascosti nel sottosuolo, e le perle e i coralli nelle profondità marine, la pace e la gioia sono celati nella dinamica mentale. Chi, col desiderio di trovare questi tesori nascosti, spinge il pensiero a scrutare il proprio animo, si sentirà poi pervaso d' amore. Soltanto coloro che sentono questa fiamma d'amore e vivono nella sua luce possono esser chiamati uomini. Chi ne è privo è un Danava, un mostro, un essere sub-umano. Quel sacro ardore non è intermittente, non si manifesta ad intervalli, ma è sempre presente, immutabile, indivisibile, unico. Chi è saturo d'amore è incapace di disprezzo, di egoismo, d'ingiustizia, d'immoralità e di simili indegni comportamenti che, invece, caratterizzano chi non sente ispirazioni d'amore. I Danava calpestano l'amore e assecondano le qualità inferiori, quelle che i Manava, per contro, considerano dei serpenti da distruggere, per alimentare soltanto i sentimenti d'amore. La condotta immorale e le cattive abitudini alterano la natura umana, mentre i cuori colmi d'amore ne rivelano l’autenticità. Per amore o Prema s'intende quel sentimento immacolato, disinteressato, generoso, privo di imperfezioni e costante. Tra le parole Manava e Danava la differenza consiste nelle sillabe " Ma" e " Da". La sillaba " Ma' è gradevole, dolce e, nel simbolismo, è immortale; il suono " Da" è ostico, irregolare, mordente. Sono forse uomini coloro che non sanno essere affabili e che cercano di reprimere la naturale inclinazione all'immortalità? Hanno la natura dei Danava pur avendo sembianze umane! L’elemento fondamentale dell'uomo non è la forma, bensì il suo carattere. Come possono chiamarsi uomini, solo perché hanno fattezze umane, quelli che, sprovvisti di ogni senso di bontà e di giustizia, hanno invece una natura demoniaca ? No, non si può chiamarli uomini. Pertanto, il mio giudizio non riguarda la figura umana, ma le qualità dell'uomo. Fra gli esseri umani c'è un gran numero di Danava. Gli uomini, a giudicare dall'aspetto, si somigliano tutti, ma il loro comportamento li distingue in Manava e Danava. I Manava sono spinti ad agire da sentimenti generosi e benevoli; le loro azioni sono improntate a gentilezza, onestà, amore e verità e dimostrano che è possibile realizzare e manifestare la propria immortale essenza. Il loro animo buono, splendente di gioia, si riflette sul loro viso, ma il volto di chi, non possiede quelle magnifiche doti di bontà, pur essendo esultante, rispecchierà solo il fuoco distruttivo di un Danava, non lo splendore della grazia di Ananda, della gioia perfetta.

23 - pag.72 L'esperienza di oggi è il risultato delle opere del passato

Durante il Treta-Yuga - l'Età d'argento, l'epoca di Rama - Narada chiese al Signore Ramachandra quali fossero la natura e le caratteristiche dei Suoi servitori (Dasa) e degli aspiranti spirituali (Sadhaka). Egli rispose:- " Ascolta o Narada! I miei Dasa sono pieni d'amore, rispettano sempre il Dharma, la Legge Divina, dicono il vero, sono compassionevoli, sono privi di errore; evitano il peccato, hanno un temperamento saldo, sanno rinunciare volentieri a tutto, si nutrono con moderazione, si dedicano al bene degli altri, non hanno egoismo, non sono turbati da dubbi, non prestano orecchio all'adulazione, ma si rallegrano nel sentire elogiare gli altri ed hanno un bel carattere, forte e santo. I Sadhaka sono coloro che cercano di avere quelle bellissime qualità e quel carattere. Ora ti parlerò di chi mi è caro. Chiunque sia impegnato nella preghiera, nel sacrificio, nell’osservanza dei doveri religiosi e morali, chi esercita l’autocontrollo e la disciplina, chi ha fede, pazienza, sentimenti di amicizia e solidarietà, di gentilezza e gioia, oltre che un puro amore verso di Me, mi è caro." " Ed ora ti dirò chi sono i Miei veri Bhakta, i miei veri devoti. Chiunque prenda coscienza della Realtà con oculatezza e abnegazione, con umiltà e saggezza, chiunque sia sempre immerso nella contemplazione della Mia Lila - la manifestazione del Principio Cosmico in ogni aspetto fenomenico del mondo - chiunque si soffermi col pensiero sul Mio Nome in ogni momento e sotto qualsiasi condizione, chi versa lacrime d'amore ogni qualvolta senta nominare il Signore, quello è il Mio vero Bhakta". Dunque il Signore proteggerà in tutti i modi ed in ogni momento quelle persone che Lo adorano con devozione completa ed incontaminata, proprio come una madre protegge i suoi figli, una vacca soccorre i suoi vitelli e le palpebre difendono gli occhi, senza sforzo, automaticamente. Quando il bambino diventa adulto, le premure della madre per la sua sicurezza diminuiscono. E così fa anche il Signore, allentando la Sua assistenza allo Jnani, al devoto diventato saggio; ma il Saguna Bhakta, il devoto che ancora non si è staccato dai guna - dagli elementi costitutivi della Natura - è come un bambino che non ha alcuna forza tranne quella del Signore, mentre allo Jnani basta la propria forza. Quindi, finché non potrete contare su voi stessi, dovete essere dei bimbi nelle mani di Dio, come un Saguna Bhakta. Nessuno può divenire un Nirguna Bhakta, - staccato completamente dai guna, un saggio - se prima non è stato Saguna Bhakta. Pertanto i devoti devono crescere come fanciulli in braccio alla madre e, in seguito, diventati saggi, sicuri delle proprie forze, saranno liberi. Nondimeno, tutti traggono vigore dalla stessa sorgente, dalla Madre. Sono davvero fortunati coloro che scoprono la via segreta della devozione, coloro la cui Bhakti è protesa verso un solo obiettivo, che fortificano il loro carattere, che si affidano come bimbi al Signore, convinti che ogni cosa proviene da Lui, è fatta da Lui secondo il Suo volere. Perciò, quanti vogliono essere veri Dasa, Bhakta, Priva e Ananya Bhakta - servitori, devoti, prediletti da Dio e chi intende votarsi esclusivamente al Signore - devono seguire il relativo sentiero e glorificare il Nome corrispondente alla loro scelta, e poi agire e vivere in conformità: il Bhakta sviluppando le caratteristiche proprie del devoto, il Priya - beniamino del Signore - uniformandosi al Suo Amore, l’Ananya Bhakta dedicandosi completamente a Lui. Il leggere ed il parlare soltanto, non sono di utilità alcuna. L'Ananda deriva dall'azione, non dalla casta, dalla razza o dal sesso. In quei tempi lontani, un giorno in cui Sri Rama era andato a trovare Sabari, mentre accettava festoso l'offerta di erbe e frutti scelti e preparati per Lui con cura amorosa.

sea

Sabari gli domandò: " Signore, non sono che una donna di scarso intelletto e, per di più, di umile condizione. Come posso lodare Te? Non so come fare ne che cosa fare". Ed il Signore Rama, sorridente, rispose: " Sabari! La Mia missione consiste nel creare un vincolo di parentela fra Me e chi Mi ama; è il vincolo della Bhakti. Io non ho nulla a che fare con la razza o la casta. A che servono condizione sociale, ricchezze, carattere, se manca la devozione ? Come la nuvola vagante nel cielo non dà pioggia, chi è privo del sentimento religioso si trova in balia dei venti, qualunque sia la sua posizione: economica, di casta, di potere e di fama. I Bhakta hanno a disposizione nove strade per raggiungerMi, ed ognuna di esse va bene". Sabari allora Lo pregò di fargliele conoscere e Sri Rama rispose:

  • Sravanam: acquisire la conoscenza ascoltando, imparando, studiando;
  • Kirtanam: celebrare e cantare la gloria del Signore;
  • Vishnohsmaranam: ricordare ed invocare il Suo nome;
  • Padasevanam: venerare, tributare onore ai Suoi piedi;
  • Vandanam: obbedire e aderire al Suo volere;
  • Archanam: rendere a Dio l'omaggio che Gli è dovuto;
  • Dasyam: servire Dio attraverso le Sue creature e mettersi nelle Sue mani;
  • Sneham: amare intensamente Dio ed assoggettarsi a Lui;
  • Atmanivedanam: meditare e riflettere sull'Essenza Atmica, percepire lo Spirito   Universale; autorealizzazione.

" Se il devoto segue fedelmente una di queste vie, mi raggiungerà; Io sono legato a queste nove forme di devozione. Ecco perché ti è stato facile avere l'opportunità di vederMi, toccarMi e parlare con Me; un'opportunità che persino gli Yogi ottengono difficilmente. Oggi hai potuto realizzare lo scopo della vita. Vedi, le parole che oggi ti dico, non sono che l'effetto delle tue azioni passate".

8 - pag.88 Un buon carattere è il gioiello della vita umana

L'uomo deve rendersi conscio della Verità eterna e capire la relazione che ad essa lo lega quando si trova ancora nel corpo fisico, prima che la morte si presenti a ritirare il suo pedaggio. La Kathopanishad esorta: Utthishtata! Jagrata! Prapyavarannibodhata! - " Sorgete, svegliatevi, andate a ricevere l'iniziazione dai Grandi!" Chi è tormentato dai dubbi su ciò che deve accettare o rifiutare, chi è accecato dalle illusioni, chi non sa distinguere fra tenebra e luce, fra morte e immortalità, tutti costoro dovrebbero cercare la guida di persone illuminate, in grado di aiutarli a capire la Verità eterna, la base di tutto il Creato, splendente di luce propria. Vedrebbero allora terra e cielo avvolti dallo stesso splendore. Per avere questa visione unitaria l'uomo dovrebbe desiderarlo ardentemente e praticare una ferrea disciplina. La stessa vita umana è la risultante di un numero incalcolabile di buone azioni, e non dev'essere gettata via; bisogna sfruttare appieno questa possibilità. La Kenopanishad avverte: Nachedihaavedin Mahativinashtih, ossia: "non buttar via il gioiello che possiedi"; non è un vero peccato evitare le vie di scampo, avendo tante possibilità di salvezza nel corso stesso della vita mortale? Per tutti coloro che in realtà non sono che animali in forma umana, che sono schiavi dell’orgoglio e di altre caratteristiche animalesche, la tempestiva presa di coscienza è importantissima; l'indugio è infecondo. Sarebbe pazzesco incominciare lo scavo di un pozzo quando la casa è già in fiamme. Perciò, chi sa essere perspicace, dovrà cercare, con tutti i mezzi a sua disposizione, di capire i principi fondamentali, di apprendere gli insegnamenti dei grandi uomini che hanno percorso il sentiero spirituale, e di far entrare il tutto fino al limite del possibile - nel raggio della sua stessa esperienza. Se non si compie questo sforzo, se si rifiuta la via e si spreca la vita, si insulta il nome stesso della specie umana! Anziché rendervi schiavi delle cose provvisorie e ingannevoli e perder tempo prezioso a perseguirle, dedicate ogni minuto alla ricerca della verità, alla contemplazione dell'eterno, infinito, vero Signore. Questa dedizione è la vera mansione dell'anima. D'altronde, passare il tempo dietro falsi piaceri, vuol dire lasciarsi trascinare dal mondo. Non bisogna cadere vittime delle attrattive venefiche degli sfarzi terreni né delle lusinghe di seducenti bellezze. Un giorno tutte queste piacevoli sensazioni svaniranno come una favola vissuta in un sogno! Qualunque vicenda umana che aiuti l'uomo a crescere ed a farsi avanti nella vita, inclusa l'istruzione, non serve al suo progresso spirituale, anzi ne determina il regresso, in quanto ognuna di quelle vicende appartiene al mondo fenomenico di Maya. Ma la Verità, in qualsiasi modo Maya la rivesta, splenderà sempre più fulgida poiché tale è la sua natura. Com'è possibile presumere che il mondo materiale, che cambia ad ogni momento, che deperisce e va in rovina, col suo capriccioso alternarsi di apparenze e dissolvenze, sia l'eterno Vero? Ciò che contraddistingue un Sadhaka è la ricerca della verità, non degli aspetti mutevoli di questo mondo decadente e fittizio, dove non può esserci l'esistenza autentica (Sathyachara), dove la vita è irreale. La vera vita consiste nella realizzazione del Signore, ed ogni uomo deve ricordarselo sempre, in ogni momento.

Prema Dhaara

pag.43 (29)

 

Miei Cari Ragazzi,

accettate le Mie Benedizioni e il Mio Amore. Fate attenzione alle vostre parole, fate attenzione alle vostre azioni, fate attenzione al vostro cuore. Il carattere è forza. La pazienza è tutta la forza di cui un ragazzo ha bisogno. Sai non è distante da voi, o altrove in qualche posto lontano. Egli è in voi. Nel vostro altare interiore. L'uomo soffre, perché è incapace di trovarveLo e di trarre pace e gioia da questa scoperta. Ragazzi! Un cuore senza amore è un deserto arido, l’amore è la base della vita, l’aria che viene inspirata ed espirata deve essere amata perché possa riempire e vivificare.

Con Benedizione e Amore,

Baba - 3.2.1975

Corso estivo 1993

Vera istruzione   pag.120 – (121)

...Rispetto e cortesia sono reciproci, non sono a senso unico. I nostri ragazzi cantano la seguente recitazione Vedica:

"Nakarmana, Naprajaya, Dhanena

Tyage naike Amritatva Manasuh”.

L’immortalità non viene conseguita con i rituali,

con la nascita o la ricchezza,

ma solo con il sacrificio e la rinuncia.

I nostri studenti non hanno lo spirito del sacrificio; se devono fare qualche sacrificio, sacrificano il loro carattere. Cosa c’è di buono nel vivere quando vi siete privati della vostra fermezza di carattere? Voi potete sacrificare qualsiasi cosa, persino la vostra vita, però mai il vostro carattere. Si dice che 3/4 della vostra vita è carattere. In realtà la nostra vera vita è il carattere....

Colloqui

H - Che cosa potremmo fare per correggere il carattere ed i comportamenti dei giovani?

SAI - [2] pag.40

Il bambino cercherà sempre di toccare il fuoco finché non si scotterà. I giovani mancano di equilibrio, e vogliono subito i risultati. Ieri, ad esempio, qui si è celebrato un matrimonio. Il giovane sposo avrebbe voluto avere un figlio subito, e non gli andava di aspettare nove mesi! Arriva un cosiddetto " guru “, e i giovani corrono da lui, sperando che dia loro la Realizzazione subito. Quando restano delusi, gli voltano le spalle, ma intanto hanno acquistato un pò di prudenza e di pazienza.

sea

Un aneddoto; un giovane di famiglia poverissima riuscì a conseguire il Baccelierato in Lettere, soprattutto perché i docenti si erano stancati di bocciarlo. I suoi genitori, orgogliosi del figlio, gli dissero: “Adesso ti troviamo moglie”. E il ragazzo a loro. “Voglio una ragazza laureata come me”. La madre osservò che non potevano permettersi di prendere della servitù per una ragazza che uscirà dalla sua camera alle nove! “Tua moglie dovrà aiutare in casa". Ma il figlio: “Quello che conta è la mia volontà, non la vostra; se non fate come voglio io, vado via di casa”. I parenti cedettero e gli trovarono una moglie secondo i suoi gusti. Il giovane disse agli amici: “Sono la felicità in persona, adesso". Tre giorni dopo si svegliò e disse alla moglie: “Cara, alzati e fammi il caffè”. Ma lei gli rispose: “Caruccio, io sono laureata come te; alzati tu a farmi il caffè!”.

Così, per il ragazzo la vita era diventata un’infelicità nera; in tre giorni era passato dalla massima felicità alla disperazione. Sono comportamenti tipici nei giovani, perché non hanno imparato a rispettare i genitori, ed il loro modo d’agire nella spiritualità è lo stesso. Come vi può essere luce spirituale se l’interno non è pulito? E il lavoro interiore è una quieta indagine e discriminazione. Solo se l’interno è pulito, le discipline esteriori hanno qualche valore.17

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.70

...Colui che vive allo scopo di mangiare è in realtà un grande peccatore; colui che vive per lo scopo di raggiungere la piena consapevolezza della sua innata realtà è benedetto. Essendo l'intelligenza il segno principale dell'essere umano, si deve fare ogni sforzo per ampliarla e affinarla, così che essa possa essere uno strumento adatto a capire il mondo interiore ed esteriore. Come per l'intelligenza, anche il carattere deve essere coltivato in egual misura, perché solo allora l'intelligenza può essere usata per servire la società. La prontezza a rinunciare al proprio piacere per sollevare il fardello di un altro è la prima virtù del carattere...

pag.95

...I suoni che produciamo, con buona o cattiva intenzione, si propagano attraverso l'aria intorno a noi. Questa è la nostra quotidiana esperienza. I suoni prodotti dalle stazioni radio passano attraverso l'atmosfera e arrivano alle nostre case quando ci sintonizziamo con esse. Le vibrazioni percorrono lunghe distanze e influiscono sulla natura di quelli che le sentono. L'atmosfera influisce anche sui cibi che l'uomo consuma. L'inquinamento dell'atmosfera è assorbito dalle piante, le piante forniscono il grano, il grano è la base del cibo e il cibo foggia il carattere e il comportamento di chi lo consuma...

Aforismi Vedici

Pag.28 - [43]

Anche il termine successivo è athah. Qui tha suona dolce e non è accentuato come nella prima parola. Athah significa “per questa ragione”. Allora la domanda da porsi è: per quale ragione? Per la ragione che né lo studio delle Scritture; né la celebrazione di riti o liturgie, né lo studio della materia, né il processo di apprendimento per mezzo dell’insegnamento di altri, possono assicurare la consapevolezza del Supremo, cioè del Brahman. Oggetti, persone, riti e attività sono passeggeri e suscettibili di trasformazione, di decadenza, di distruzione; al massimo, possono servire a purificare la mente. Il karma (inteso come azione ritualistica) non può liberare una persona dall’ignoranza di base o indurre la consapevolezza della realtà del Brahaman. Bisogna essere consci di questo limite per poter meglio indagare nel mistero dell’Assoluto, fonte e nucleo del Cosmo.

Pag.29 - [44]

Questo primissimo sutra pone l’accento su una lezione: chi dedica la propria vita al conseguimento della conoscenza spirituale dell’Atma, cioè del suo Sé, deve possedere sante virtù che plasmino la sua condotta e lo portino così a contatto col sacro, giacché nessuna conoscenza può eguagliare un carattere virtuoso. In realtà, il carattere è potere. Infatti, anche per chi si è dedicato per anni all’aquisizione di una cultura universitaria, è sempre indispensabile la qualità di un buon carattere. Non c’è religione che non sottolinei l’importanza della stessa qualità, non già come particolare condizione per la fede, bensì come base per la vita spirituale e per una buona morale. Coloro che conducono la loro vita secondo questa linea, non subiranno mai danni, ma si renderanno meritevoli di buoni frutti.

Pag.29 - [45]

Le buone virtù sono i mezzi più efficaci per purificare la coscienza dell’uomo ad ogni livello, poiché esse predispongono una persona a scoprire le scelte da fare. Solamente chi si è guadagnato un buon destino può vantare livelli eccellenti di discriminazione e di coerenza alle decisioni. La coerenza nelle decisioni è la zattera che permette all’uomo di attraversare l’oceano del perenne mutamento e della paura (Bhava-sagara). Il virtuoso ha un posto riservato nella regione dei liberati. Qualunque sia la parte che inevitabilmente gli resta da svolgere nell’ambito di un’attività, l’impatto con la stessa non lascerà alcun segno su di lui, sempreché egli sia un uomo di virtù, un uomo che si fonderà in Brahman, personificazione della Suprema Beatitudine.

Pag.30 - [46]

Una persona potrebbe aver celebrato una grande varietà di riti vedici e di sacrifici; potrebbe persino interpretare ed esporre il contenuto di molte sacre scritture che conosce alla perfezione; potrebbe anche essere una persona molto ricca, magari proprietaria di un’immensa ricchezza e di vaste tenute agricole; potrebbe insegnare i Veda e le loro discipline complementari mediante un’opportuna esposizione di significati; ma, se costoro non possiedono un carattere morale, non troveranno posto laddove si insegna o si impara cos’è il Brahman. Questa è la lezione impartita dal presente sutra.

Domande e risposte

pag.37

...D.- Svami, quali sono i tratti del carattere che dobbiamo evitare; voglio dire, quelli che sono d'ostacolo sulla strada di chi cerca la Liberazione dal ciclo delle nascite e delle morti?

R.- Sono la sestuplice serie dei nemici che ho già citato (ari-shadvarga): l) desiderio (kama). 2) ira (krodha); 3) avidità e avarizia, (lobha); 4) ignoranza (moha); 5) superbia (mada); 6) invidia (mat-sarya). Questi devono essere evitati.

D.- Che cosa si intende esattamente per kama?

R.- Il desiderio di ricchezze, di proprietà, di onori, di stato sociale, di fama, di prole; come elencarli tutti? E’ l'attaccamento a tutte le cose di questo mondo sensoriale, di questo mondo falso, effimero, impuro.

D.- E krodha? Cos'è?

R.- E’ la voglia di far del male ad altri e di mandarli in rovina.

D.- Lobha?

R.- Lobha è la determinazione che nessuno partecipi nemmeno per una minima frazione a ciò che egli ha o si è acquistato e che non vengano diminuiti i suoi beni neppure in tempo di carestia.

D.- Che cosa significa moha?

R.- E’ l'illusione che qualcuno ci sia più vicino di altri, e il desiderio di compiacerlo e di favorirlo più di altri, il che porta ad accumulare a suo favore, con tutti gli sforzi che ciò comporta.

D.- E mada?

R.- Si chiama mada la boria che nasce quando un tale crede di essere dappiù degli altri o per dottrina, o per ricchezza, per fama o per potere fisico o d'altro genere. Anche quando queste qualità non ci sono, mada fa si che non ci sia rispetto per gli anziani né considerazione per i sentimenti altrui, e invece si desiderino solo i propri comodi e la propria sicurezza: mada è il colmo dell’egoismo.

D.- L'ultimo che Svami ha menzionato è matsarya. Che cos'è, Svami?

R.- Matsarya è quell'istinto che tende a rendere scontenti della gioia degli altri e a non poterla sopportare; in una parola, è l'invidia.

D.- Vi sono anche altri tratti caratteriali chiamati dambha e darpa. Che sono?

R.- Dambha è ciò che spinge l'uomo a compiere riti sacrificali (yaga e yajna) e a largire grandi somme di carità, ma al solo scopo di riscuotere plauso dal mondo; darpa è l'orgoglio che invade, l'uomo quando è ricco e felice.

D.- Che significa irshya?

R.- Irshya è il desiderio che altri soffrano quello che uno soffre, che provino i nostri stessi dolori, le nostre stesse infelicità e preoccupazioni.

D.- Allora, è differente da asuya!

R.- Sì. Asuya è il pensar sempre di far del male ad altri; è l'esser disposti a tralasciare ogni altra cosa e a sopportare qualsiasi inconveniente pur di soddisfare questa voglia di far male al prossimo. Tutti questi sono i Nemici Interiori. Finché l'uomo resta preso nella rete dell'illusione creata da questi nemici, nella sua mente non apparirà neppure il più fioco bagliore di desiderio per la liberazione.

Sadhana

12. Pag.68

La sadhana deve essere intrapresa dopo aver raggiunto un buon carattere, ciò è molto importante. In mezzo a impurità, cattiverie e malignità, lo sforzo spirituale non darà frutti. E' come un gioiello sulla testa del cobra, al centro di veleno e crudeltà.

51. Pag.75

L'uomo differisce da un altro uomo in questa lotta contro i nemici interiori. Ognuno ottiene il risultato che la sua sadhana merita. La vita non è una formula meccanica e matematica dove due più due fa sempre quattro. Per alcuni può essere tre, per altri cinque. Dipende da quanto ognuno di essi valuta il due. Oltretutto nel sentiero spirituale ognuno deve progredire, secondo il suo passo nella luce della lampada che ognuno tiene nelle sue mani. I Rakshasas erano troppo orgogliosi per inchinarsi di fronte al Signore, avevano troppa fede nelle armi e nel numero, ignoravano le più sottili e le più potenti forze dello spirito, che poteva trasportare montagne, costruire ponti sugli oceani e distruggere la furia degli elementi. Dovete cercare di diagnosticare il vostro carattere e scoprire i difetti che lo infestano, non cercate di analizzare il carattere degli altri e trovare, i loro difetti. Questo auto-esame è necessario per portare alla luce i difetti che possono minare la propria carriera spirituale. Le persone comperano vestiti di colori scuri così da non rivelare la polvere e lo sporco, non scelgono vestiti bianchi in quanto farebbero vedere chiaramente la loro sporca condizione. Non cercate di nascondere la vostra sporcizia nell'oscurità, siate vergognosi delle nature sporche e sforzatevi di ripulirle alla svelta.

81. Pag.81

La grandezza di ogni individuo dipende dalla correzione del suo carattere, non dipende dal potere, ricchezza o posizione. Pertanto cercate per prima cosa di incrementare le buone qualità o le virtù che sono in voi.

La via della Verità

Pag.74

… Oggi alcuni cercano la conoscenza spirituale a scapito di quella secolare, ma ciò non è ammissibile; infatti le perdono tutte e due perché vagano inutilmente fra l'una e l’altra, e quindi neppure tale pericolosa situazione è accettabile. L’apprendimento secolare non dovrebbe essere trascurato; è invece utile acquistare una visione spirituale mentre si studiano le materie umanistico-scientifiche. I giovani devono entrare nella sfera dell'azione e dare il meglio di se per costruire una nuova società; devono essere indifferenti alle posizioni di potere, ma devono invece sentire il desiderio di sradicare la corruzione e l'immoralità perché la società futura dipende da loro. Se il dovere dei figli è quello di servire e piacere ai propri genitori è anche loro dovere amare e servire il loro paese: servire la Madre patria senza senso di egotismo è un dovere e dovrebbe essere il sacro ideale di tutti; un tale obbligo fa parte della nobiltà del carattere individuale. Una persona senza carattere non può né elevare se stessa né essere utile al proprio paese; coloro che sacrificano i propri interessi personali per il bene della nazione, veramente svolgono i loro doveri verso la Madre patria.

Anche il sacrificio è un aspetto del carattere. Si dice spesso che gli atti di carità e di filantropia siano sacrifici, ma c'è una grande differenza fra sacrificio e carità;…

Thursday, 13 October 2011 14:07

Canto sacro

Discorsi 88/89 volume I

Il canto collettivo [16] pag.137

Come far questo? Il mezzo più facile è il canto del Nome del Signore. In questo senso i Veda hanno affermato che ci si identifica con l'oggetto della propria conoscenza. La causa e il principio fondamentale che sta dietro l'Amore è il Suo Nome. Santificate il tempo con il Nome, salmodiate il Nome che sta alla base di ogni attributo divino. E’ preferibile il canto comunitario di una assemblea di devoti questo si chiama per l'esattezza Sankirtana, cioè cantare insieme glorie del Signore. Vi sono quattro tipi di lode collettiva: Lila-sankirtanam o canto dei prodigi del Signore. Guna-sankirtanam o canto delle qualità costitutive dell'Universo, Bhava sankirtanam o canto della suprema esperienza religiosa e Nama sankirtanam o canto dei Nomi di Dio.

Guna-sankirtanam [17]   pag.138

Il Guna-sankirtanam, nell'esaltare i differenti attributi del Signore, si accompagna all'immedesimazione con le varie qualità del Signore ed alla loro glorificazione. Un devoto, nel descrivere le qualità di Shri Krishna, cantò: "Possiamo comprenderTi, o Signore Krishna? Tu sei più sottile dell'atomo e superi in grandezza ciò che vi è di più grande. E’ possibile capire Colui che si fonde in 84.000 specie, che mantiene in vita? Con le infinite forme che rivesti, come potremo conoscerTi?"

Dio invisibile [18] pag.138

Nel descrivere in siffatti modi il Signore, possono insorgere dubbi occasionali. Ad esempio, può sorgere il dubbio di non essere stati capaci di vedere il Signore. Se Dio è nell'atomo più minuto e nell'immensità dello spazio, perché non si riesce a scorgerlo? Neppure gli astronauti che sono andati sulla luna e l'hanno perlustrata per lungo e per largo, circumnavigando lo spazio intorno alla terra, sono riusciti a vederLo. C'è però una differenza sostanziale, fra gli strumenti da essi impiegati per esplorare la terra e lo spazio, ed i mantra per mezzo dei quali si sperimenta Dio. Riuscirete a vedere il Signore col mantra, non con lo yantra, cioè con strumenti meccanici. L'uomo, dunque, quando si trova a dare una descrizione dei vari attributi del Signore, può essere assalito da dubbi.

Lila-sankirtanam [l9] pag.138

Il secondo tipo di Sankirtana è il Lila sankirtanam. Qui il canto devozionale glorifica i Lila del Signore, ossia i Suoi giochi straordinari e i Suoi interventi miracolosi: sono modi differenti con cui il Signore rallegra o mette alla prova i Suoi devoti. Non è facile comprendere il modo di agire del Signore: fa piangere un devoto e ne conforta un altro; trasforma un asceta in un edonista ed un libertino in un santo. Sai Rama è Colui che può guarire dalla pazzia; è anche Colui che vi fa diventar matti per il Signore, facendovi dimenticare le follie del mondo. Questi dilettevoli giochi del Divino costituiscono il tema del Lila-sankirtanam. Anche qui si possono insinuare dei dubbi.

Bhava-sankirtanam [20] pag.138

Abbiamo poi il Bhava-sankirtanam. In questo tipo di canto trovano espressione i più intimi sentimenti del devoto, che sono di vario genere. Per esempio, v'è il sentimento di pace. Bhishma è un esempio di questo sentimento di pace e contentezza. Arjuna, dal canto suo, è un modello del sentimento di amicizia. Hanuman è un esempio di disponibilità al servizio. Yashoda è un modello di amore materno. Le Gopi sono un esempio di tenerezza e devozione. Vi è poi un dolce sentimento di amore per il Signore che fu proprio di Radha. Questo sentimento, col quale si gioisce della dolcezza del Signore, è considerato il più nobile, dal momento che rappresenta lo stato di gioia estatica del nome e della forma del Signore, in tutta la sua dolcezza. Nel nome di Radha ci sono quattro lettere: partendo dalla "R", si ha Radha (che significa " dono", "grazia", NdR). se si incomincia dalla "A", si legge Adha (l'atto del donare, imprimere buoni sentimenti, NdR); se si parte dalla "D", si ha Dhara (ciò che fa da supporto, sostegno, NdR) e se si legge dall'ultima " A", diventa Aradh (ciò che è propiziatorio, un atto di adorazione, NdR). Questo significa che per Radha, l'adorazione del Signore è il fulcro di tutto. Chiunque adori il Signore, recitando incessantemente il Nome di Radha, si identifica con Radha. Ecco che cosa si intende per Bhavasankirtanam.

Nama-sankirtanam [21] pag.139

In tutti questi tre tipi di canto collettivo - Gunasankirtanam, Lilasankirtanam e Bhavasankirtanam - si possono incontrare dubbi e difficoltà. Può anche darsi che per la testa passino delle strane idee, delle idee sbagliate. Ecco perché, in quest’era di oscurità e di ignoranza, la miglior pratica è il Nama-sankirtanam, ossia il canto collet- tivo dei Nomi del Signore. Nel cantare i Nomi di Dio non c'è spazio per alcun dubbio ne per alcun turbamento. La vostra gioia aumenterà in proporzione alla continua ripetizione del Nome ed in questo stato di beatitudine verrà accettata con imperturbabilità sia la lode che il biasimo.

Non dimenticare il Nome!

Puoi avere ricchezze e prosperità,

cavalli, elefanti o qualsiasi veicolo,

ma non dimenticare il Nome!

Se anche vivessi in povertà

e la gente ti giudicasse come un pazzo,

non dimenticare il Nome!

Fai pure dello yoga,

vai al darshan dei santi, devoti di Dio,.

fatti crescere pure la barba

o dipingi dei simboli sulla fronte,

ma non dimenticare il Nome di Dio!

Qualunque culto tu renda al Signore,

sarà sempre un'adorazione del Suo Nome.

Un cuore dolce [22] pag.140

La costante ripetizione del Nome del Signore farà sì che lo stesso Nome si imprima nel cuore e questo avverrà soltanto quando il cuore si sarà addolcito per l'Amore a Dio. Il Nome ha il potere di stabilirsi saldamente nel cuore umano e, una volta che vi si è insediato, lo intenerisce. Quando il cuore si addolcisce, occorre riempirlo d'amore. Un cuore pieno d'amore è sempre tenero e dolce. Cantate con tutto il cuore il Nome del Signore. In questo consiste il Sankirtana.

Kirtana e sankirtana [23] pag.140

Ma c'è anche un altro termine: Kirtana. Che differenza c'è tra Kirtana e Sankirtana? La differenza fra Kirtana e Sankirtana sta nel fatto che il primo si riferisce al canto di un individuo singolo, fatto isolatamente, mentre il secondo si riferisce al canto in un’assemblea. Tutti coloro che partecipano al Sankirtana sperimentano una gioia comune ed è per questo superiore al Kirtana, dove la gioia è confinata ad una singola persona. Molti devoti, che non si azzarderebbero mai ad aprir bocca se soli, in un'assemblea si uniranno al canto spontaneamente e senza riserve. Nel canto collettivo il cuore prova uno stato di equanimità e beatitudine.

Il miracolo di Dharwar [24] pag.140

sea

A questo proposito, voglio raccontarvi ciò che accadde quando molti anni fa Mi recai a Dharwar, per visitare l'Università del Karnataka. Quella Università era frequentata esclusivamente da Vìrashaiva(41), i quali non erano disposti ad altro nome che non fosse quello di Shiva. Vennero tutti ad ascoltare il Mio discorso. Lo iniziai in lingua kannada, nella Sala delle Assemblee dell'Università. Quello fu il Mio primo discorso in kannada, e il Mio kannada era assai più dolce di quello parlato a Dharwar. A motivo del campanilismo verso il loro idioma, si mostrarono immensamente felici quando esordii in kannada. E’ Mia abitudine chiudere ogni discorso con un canto devozionale da eseguire insieme. Guardai quell'assemblea e scrutai nelle loro menti. Sapevo che il Nome di Vishnu era per loro anatema; sapevo che se si fosse pronunciato il Nome di Narayana si sarebbero turati le orecchie; sapevo anche che, se si fosse fatto riferimento al Nome di Krishna, si sarebbero girati dall'altra parte. Stando così le cose, intonai il canto "Govinda Krishna jai, Gopala Krishna jai". Immediatamente tutti i presenti, lasciati da parte ogni innato pregiudizio, risposero in coro Govinda Krishna Jai. Fra loro c'era un guru virashaiva. Si unì anche lui al canto, ripetendo Govinda Krishna Jai! Gopala Krishna Jai! E, alla fine dell'incontro, il Vicerettore, il Sig. Adke, Mi venne incontro di corsa per dirMi: "Sul senso dei miracoli operati da Sai Baba avevamo le nostre idee personali. Ma oggi Sai Baba ha fatto in modo che questa gente, che per tutta la vita non ha mai recitato il Nome di Krishna, ora lo cantasse. E’ un grande miracolo!".

Il Nome unisce [25] pag.141

Qual’è il significato intrinseco di questo aneddoto? Significa che ognuno, indipendentemente dal proprio entroterra culturale, nel canto comunitario dimentica se stesso e vi partecipa con tutto il cuore. Solo un nome divino può far dimenticare tutto e immergere nella gioia che il canto del Nome dispensa. Imparate a passar sopra ai problemi della vostra vita con il Nome sulle labbra. Santificate così la vostra vita. Fate ogni sforzo per raggiungere questa mèta.

Discorsi 88/89 volume II

Preghiera e canto [50] pag.19

Quando è il momento di pregare, alcuni allievi tengono la bocca chiusa. E’ un grave errore. Per quale motivo avete la bocca? Soltanto per mangiare continuamente? Rendete giustizia alla santità del suono. Ecco perché Jaya disse che la lingua è stata data all'uomo perché ripetesse il Nome del Signore. Ciascuno partecipi al canto devozionale per il bene di tutti. La vostra vita ne sarà glorificata se riuscirete ad usare il vostro tempo seguendo queste esortazioni.

L'albero della vita [26] pag.28

La vostra è un'età in cui si deve aver cura in modo particolare dello sviluppo del carattere. Vi porto un piccolo esempio.

sea

La vita si può paragonare ad un albero. I parenti e gli amici sono i rami e i virgulti. I fiori dell'albero sono tutti i vostri pensieri. Col frutto della Beatitudine avete il succo del carattere. Ma qual è il fondamento dell'albero? Le radici. Perché possa essere chiamato albero, ci devono essere dunque radici e frutti, altrimenti è solo legna da ardere. Su quest'albero si vanno ad appollaiare gli uccelli della lussuria, del desiderio, dell'odio, e così via. Quando questi uccelli si danno convegno, scompare la pace della mente e ai piedi dell'albero si vanno a depositare un mucchio di escrementi. Che fare per allontanare questi uccelli? Basta battere le mani e produrre qualche suono e gli uccelli scapperanno. Allo stesso modo, se cantate di cuore i nomi di Rama, Krishna, Govinda, voleranno via tutte le vostre cattive tendenze.

Mente, parola, corpo [27] pag.28

Questo rimedio otterrà la purificazione di tutte le vostre tre dimensioni: mente, parola e corpo. Nel linguaggio vedantico si chiamano karana o organi. Prima il nome di Rama o di Krishna compare nella mente, poi si esprime con la parola ed infine col battere il ritmo: gli strumenti o karana sono coinvolti tutti e tre. Non pochi studenti credono di poter cantare mentalmente, ma questa è pura e semplice ignoranza. Vi sentite sazi al solo pensiero che il cibo è pronto in sala da pranzo? Dovrà arrivare nel vostro piatto e voi dovrete mangiarlo, non vi pare? A che serve se rimane nella vostra mente? I pensieri sorgono nella mente per trasformarsi in parole, poi le parole passano per le orecchie ed infine giungono al cuore. Quello è il cibo che dovete condividere. Cari studenti, chi esce di strada potrebbe crearsi dei problemi di natura fisica, ma chi si allontana moralmente dalla retta via perde il suo stesso senso umano. Non imbattetevi mai in una disgrazia del genere.

Cantare con decisione [28] pag.29

Alcuni, quando cantano, muovono appena le labbra, senza far uscire chiaramente la voce, e questo non va bene. Se qualcuno cade in un pozzo profondo non sussurrerà a se stesso "Sono caduto", ma griderà ai quattro venti, affinché qualcuno lo soccorra. Ecco perché dovreste cantare a voce spiegata e con sentimento, per uscire dal gorgo profondo in cui siete precipitati. Perché si fa uso della parola? Per dire cose inutili? Le parole debbono essere sempre sotto controllo e debbono essere impiegate per cantare la Gloria del Signore, il Suo Nome, con tutta la forza della voce, liberamente e senza inibizioni. Non frenatevi, non contenetevi. I canti del nostro Kumar non sono molto espressivi. Cantate con una pronuncia ben comprensibile, a gola spiegata e dal profondo del cuore il Nome del Signore.

Cantare per dar gioia [29] pag.29

Dovreste tener presente anche un'altra cosa. Qualunque canto devozionale eseguiate, non siete i soli a sentirlo. Dovreste fare in modo che le migliaia di persone che vi ascoltano siano felici e contente. Dovete essere contenti voi e i mille che vi stanno ad ascoltare. Fate caso ai lampioni stradali: servono a far luce sia alla strada sia alle persone che la percorrono. Così pure i canti sacri devono infondere gioia a voi e a tutti i presenti. Chi dirige il canto deve saper cantare molto bene. A questo scopo si dovrà esercitare a lungo. Non dimentichi che ci sono migliaia di persone che lo stanno ascoltando.

Giusta intonazione [30] pag.29

Il canto dev'essere intonato nella giusta tonalità. A questo proposito, si è dato un nome alla nostra nazione. Come si chiama il nostro Paese? Bharatha. In questo nome ci sono tre sillabe: BhaRaTha."Bha" si riferisce al sentimento, "Ra" alla tonalità e "Tha" al tempo. Sono tre caratteristiche che devono completarsi nel canto. Allora sarete davvero degni di questo nome.

Cantare insieme [31] pag.29

Cantate con voce sonora, mettendoci cuore ed entusiasmo. C'è un'energia straordinaria nel cantare insieme. Fu Guru Nanak che diede inizio allo stile del canto comunitario. Non eseguite dei canti individuali per voi stessi, ma unite insieme tutte le vostre voci. Ritmo e battito delle mani siano una cosa sola, come i vostri cuori. Pensate quale melodia ne uscirebbe, se tutti cantassero davvero nella stessa tonalità e con il medesimo ritmo!

Il sottile inquinamento [32] pag.29

La ripetizione del Nome ed il canto sacro hanno lo scopo di infondere gioia. Ciascun studente dovrebbe sforzarsi di raggiungere il Divino col canto. Si diventa ciò che si pensa. Perciò, con anima e cuore, recitate il Nome del Signore. Nel mondo d'oggi si sono infiltrati idee e pensieri cattivi, perché gli ambienti in cui si vive non sono sacri. Cari studenti, cercate di capire una verità importante: voi respirate l'aria che si trova dappertutto. Da dove proviene quell'aria? Di che cosa è fatta? Quell'aria è inquinata da parole cattive e, respirandola, vi assaliranno pensieri cattivi. La qualità del fumo dipende dal fuoco. La qualità delle nubi dipende dal fumo. La pioggia dipende dal tipo di nubi. La messe dipende dalla pioggia. Il cibo che preparate dipende dalla qualità della messe. Il vostro cervello dipende dal cibo che ingerite. Perché perdete la testa? I vostri pensieri sono intaccati da tutte le vibrazioni sonore prodotte dalle varie stazioni radio Delhi e Bombay. Queste onde magnetiche raggiungono qualunque posto e vengono sorbite.

Mira [10] pag.79

Mira in ogni momento, in ogni luogo, in ogni circostanza non faceva altro che pensare a Krishna. Persino per strada cantava a voce spiegata: "Prendete questo Nome di Rama e saziate la vostra sete! “.Maharana pensava che fosse un grave disonore per un re vedere la moglie aggirarsi per le strade cantando il nome di Rama- Che onore o disonore c'è nel ripetere il Nome? Lo stesso canto del Nome è un grande onore, mentre è un disonore non cantarlo! Perdereste il vostro onore se pensaste di essere uditi da una decina di persone che vi deridessero. Lasciato ogni senso di ego e di possesso, dovreste continuare a cantare con coraggio e piena convinzione.

Paura degli altri [11] pag.79

Fu con coraggio e totale convinzione che Mira rimase fedele alle proprie convinzioni e non si fece condizionare dal pensiero altrui. Maharana fece ogni tentativo per farla desistere dal suo comportamento e con diversi stratagemmi cercò di modificare il suo modo di pensare e di agire. " Mira - le disse - il mondo penserà che sei pazza se continuerai a cantare in quel modo- Le persone che ti stanno intorno continueranno a gracchiare come corvi!" - no Maharana - rispose la consorte - il cuculo muterà forse la modulazione del suo canto per paura dei corvi?". Non abbiate mai paura degli altri. Coloro che sono del mondo sono come corvi e il canto del Nome è simile a quello del cuculo. Se un cane abbaia alle stelle, le stelle non cadono. Dove sono le stelle? Dove i cani? Perché preoccuparsi di chi sta al livello della malvagità, mentre il Nome di Dio sta al massimo livello?

Senso della disciplina [25] pag.85

Il significato profondo di alcune norme, come il canto del Suprabhatam - l’Inno del risveglio - le preghiere e le varie discipline, sta nel fatto che tutto ciò vi conferisce uno stato di grazia. Non sono regole fine a se stesse. Se non le capite o non vi piacciono, c’è da chiedersi perché siete venuti qui dopo averle accettate. Se non gradite queste regole, potete andarvene. Altrimenti ingannate voi stessi. Non cadete vittime di un vostro stesso inganno. Non prestatevi a questo suicidio. Dilatate il vostro cuore e non preoccupatevi di ciò che gli altri pensano di voi. Orientate tutto il vostro attaccamento e tutta la vostra onorabilità a Dio! "O Dio, Tu sei il mio unico salvatore. Salvami!"- Se avrete questo approccio al Signore, tutta la vostra istruzione, tutti i vostri studi ne verranno santificati.

4 modi di cantare [9] pag.91

Come l'uomo d’oggi segue strade diverse ed ha anche un modo il Nome differente di pensare, così anche nel canto continuo dei Nomi e delle Glorie del Signore, il cosiddetto Sankirtanam, ci sono quattro tipi diversi di articolarlo- Il Guna-Sankirtanam descrive gli attributi e le qualità di Dio, secondo la Sua incarnazione - Gli antichi Saggi e cantori usarono espressioni diverse per descrivere Dio e nei loro poemi venivano cantate le sacre qualità di Dio e i Suoi modi di salvare l’uomo dai legami terreni- Il Lila-Sankirtanam è una descrizione dei vari miracoli e divertimenti compiuti da Dio. Gli uomini cercano in ogni modo e dappertutto di divertirsi, per trovarne diletto- Così c'è anche una sezione di canti per descrivere i "divertimenti” di Dio. Il Bhava-Sankirtanam esprime nel canto o nel poema le varie attitudini adottate nei confronti dell’Ideale spirituale- Questi tre tipi di Sankirtanam vanno soggetti a modifiche- Ma il Sankirtanam più sacro è il Nama-Sankinrtana, in quanto un nome, quando non venga considerato secondo criteri umani, è la vera incarnazione del suono, quindi, di Dio stesso-

5 devozioni nel canto [10] pag.91

Per ogni genere di suono esiste il suono basilare che ne costituisce il fondamento. Il fatto che questi suoni vengano espressi sotto forme di melodie diverse fra loro sta a significare che, al fine di raggiungere il Divino, si servono di differenti vie. Così, esistono cinque tipi di devozione nel canto del Nome: Shanta Bhakti, Sakhya Bhakti, Vatsalya Bhakti Anuraga Bhakti, Madhura Bhakti.

1) Shanta Bhakti in Bhishma [11] pag.92

1) Shanta Bhakti. un atteggiamento calmo e imperturbabile.

Chi segue questo sentiero per raggiungere la Divinità? Bhishmadeva seguì questa strada. Era il vero figlio del Gange e aveva fatto il più gran voto possibile, sacrificando ogni comodità fisica, mentale e di ogni altro genere. Il suo esempio nel sacrificio fu unico. Fece un voto per il benessere della nazione, fu posto a capo di essa accettando l'onere del governo e sostenne il paese fino al momento della guerra della Mahabharata. Cadde sul campo di battaglia a causa delle terribili frecce di Arjuna. Tante erano queste frecce che il suo corpo non cadde a terra, ma giacque su di esse come su un letto. Ad Arjuna, responsabile della sua fine, rivolse queste parole. "Ho solo un letto, ma sono senza cuscino”. Sua unica e ferma speranza era quella di lasciare la vita in piena coscienza trascendentale, a stretto contatto col Signore Supremo. Dal momento in cui cadde in battaglia sino al trapasso, dovette sopportare sofferenze di ogni genere, ma non si curò del proprio corpo. "Il momento propizio è giunto disse - Non voglio abbandonare la vita, così preziosa, prima di quel momento. Sono disposto ad abbandonarla solo quando giunge quel momento. Per 56 giorni Bhishma giacque Sul quel letto di frecce e, lungi dallo sciupare il tempo in quell'ora estrema, impartì ai presenti tutti gli insegnamenti che aveva sempre predicato e praticato, a cominciare dalle attività dei sovrani, agli atti di carità, sino a trattare dei doveri del devoto, abbracciando argomenti di ogni genere. Questo libro della Mahabharata viene ricordato col nome di Shanti Parva, il Libro della Pace. Bhishma insegnò ai Pandava tutto quanto dovevano conoscere, mostrando di esercitare un estremo controllo su di sé, per ottenere il quale dovette seguire il sentiero della Shanta Bhakti: in qualsiasi difficoltà o problema si trovasse, qualunque prova o tribolazione dovesse affrontare, egli aveva sempre in mente il Signore. Quando Bhishma si vide arrivare contro Krishna infuriato, disse: "Soltanto quel Krishna che viene giù per uccidermi può salvarmi!". E nel guardarLo ne esaltò i sorrisi e i movimenti affettuosi che affascinarono tanto le Gopi. Fu così che portò il suo cuore ai Piedi di Loto di Krishna. "La Divinità che verrà per uccidermi, qualunque essa sia, mi salverà". Bhishma non rivolse, dunque, preghiere ad altre Divinità. In questo si nota la sua grande fede e la purezza del suo cuore. Egli è un'incarnazione della Shanta Bhakti.

2) Sakhya Bhakti in Arjuna [12] pag.92

2) Sakhya Bhakti: un atteggiamento di amicizia verso il Signore. Arjuna è un esempio tipico di questa devozione basata sull'amicizia. Nonostante la sua amicizia con Krishna fosse di lunga data, era fermamente convinto che non ci fosse nessun amico migliore di Lui. Per tutta la vita godette della potente amicizia di Krishna.

Assecondando un'ambizione mondana, Arjuna si rivolgeva a Krishna come a un suo cognato, ma Krishna non gradiva avere quel tipo di rapporto con Arjuna. "Tu mi chiami sempre cognato, cognato,..." gli disse e, affinché non ci fosse contraddizione con ciò che veniva detto, Krishna diede Sua sorella Subhadre in isposa ad Arjuna, per giustificare il fatto che Lo chiamava "cognato". "Ora mi puoi chiamare cognato", gli disse. Nessuna parola senza senso dovrebbe essere usata. Questa è la santità che si riscontra nella Divinità. In una notte di luna, mentre tutti erano coricati, Rama si coricò poggiando il Suo capo in grembo ad Arjuna e si mise a porre domande a ognuno. Chiese a Sugriva: "Che nome date a quella macchia scura che vedete sulla luna?". Ed egli rispose: "Non lo so, Rama." Allora Rama lo chiese ad un esperto in astronomia e metereologia e a diverse altre persone. Poi rivolse la stessa domanda a Lakshmana, che disse: "Io ci vedo dei cervi e degli animali". Infine pose la domanda ad Hanuman, il quale rispose: "Rama, io non vedo altro che il Tuo viso. Distinguo il riflesso del volto di Te che sei coricato. La luna è chiarissima e, perciò, riesco a intravvedervi il riflesso del Tuo volto." Hanunan vedeva il volto di Rama in tutto. Per lui ogni occasione non aveva altro scopo che servire Rama. Era assai forte, virtuoso e portatore di pace. Hanuman penetrò nel boschetto di ashoka(74) e distrusse completamente Lanka e, quando si imbatté in Ravana, questi gli chiese chi fosse. Hanuman, che, nonostante la sua grande forza e coraggio, non era malato d'orgoglio, rispose: "Sono il servo di Rama-chandra". E soggiunse: "O Ravana, se il servo di Rama ha tanto valore e forza, puoi immaginare come sia il suo padrone!". Nessuno mai eguagliò Hanuman nel considerarsi sempre come servitore di Rama. E’ per questo che Rama definì l'India come un luogo di gratitudine.

Presso gli Indiani non esiste umanità se non c'è gratitudine. Jatayu perse la vita nella lotta che sostenne per salvare Sita, rapita da Ravana, e Rama, per dimostrargli gratitudine presiedette i suoi riti funebri. Ed anche per Hanuman Rama ebbe parole elogiative di gratitudine: "O Hanuman, - disse - non so come dimostrarti la Mia gratitudine. Sei stato il Mio messaggero quando Mi hai portato le notizie di Sita dal boschetto di ashoka. Tu sei colui che, attraversando foreste ed oceani, Mi hai portato la notizia che Sita era viva. Tu le consegnasti il Mio anello. O indiscusso padrone delle scimmie, come potrò dimostrarti la Mia gratitudine? Non ho qui nulla che possa essere un dono adatto per te. Ti darò Me stesso. Ti prego di accettarMi. Fu questo Nome che ti fece attraversare mari ed oceani. Puoi renderti conto di quale potere esso sia dotato!”. Questo fu il senso dell'esistenza di Hanuman: una vita di completa resa a Rama, l'abbandono del fedele servitore.

3.Vatsalya Bhakti e Yashoda [13] pag.94

3) Vatsalya Bhakti: il sentimento di una madre verso il figlio.

Nessuno ha capito il tipo di illusione che si ritrova in un sentimento del genere. Quando Yashoda, guardando nella bocca di Krishna, vide i 14 mondi, a causa dell'illusione implicata nel sentimento di madre, pensò tra sé: " Come può esser vero? Questo è il mio bambino!”. Quando Krishna sollevò il monte Govardhana per dare protezione ai pastori ed al bestiame, l'illusione associata al fatto che quel bambino non era che il figlio di Yashoda, diede adito ad una serie di preoccupazioni: "E’ proprio nel bel mezzo della montagna. Se Gli cadesse, Lo schiaccerebbe! E’ stato facile sollevarla, ma come sarà quando dovrà rimetterla giù?". E, anche quando tutta la gente se ne era ormai andata, Yashoda era ancora là che aspettava Krishna: è sempre illusione. Come Krishna sollevò il monte, così lo depose, ma Yashoda non comprese mai a fondo la situazione, in quanto la sua mente era ottenebrata dal sentimento materno. Anche voi, se andate soggetti a questo sentimento, siete vittime della stessa illusione. Quando Yashoda si rivolgeva a Uddhava per avere notizie di Krishna, gli chiedeva: "Come sta il mio Gopala?". E Uddhava le rispondeva: “Madre, cosa può mancare ad uno che risiede nel cuore degli asceti e che è il Signore Supremo?". Ma, qualunque descrizione Uddhava le fornisse, non interessava a Yashoda. "Non mi importa se è uno che risiede nel cuore degli asceti o che altro. Come sta il mio Gopala?", gli chiedeva insistentemente Yashoda, preferendo chiamare il proprio figlio "Gopala", senza curarsi di tutte le esaltazioni che Uddhava le faceva di Krishna. I devoti Lo descrivevano in mille modi diversi, ma lei non voleva altro che il suo Gopala e si saziò a tal punto di quel nome che alla fine ne ebbe salvezza.

4.Anuraga Bhakti nelle Gopi [14] pag.94

4) Anuraga Bhakti. il sentimento dell'amante verso l'amato. E’ il caso delle Gopi. Tenevano il piede in due scarpe... a casa i mariti e le suocere, fuori Krishna. Così, anche quando svolgevano le loro faccende, godevano continuamente la presenza del Signore e sapevano svolgere un mucchio di difficoltà compiendo i loro doveri di mondo. Non facevano che pensare a Krishna. Krishna qui, Krishna là. Le Gopi consideravano Krishna come il loro tutto, il loro amico intimo.

5. Madhura Bhakti in Radha [15] pag.94

Madhura Bhakti. un sentimento di dolcezza, di tenerezza verso il Signore. Soltanto Radha ebbe quel tipo di devozione. Quando mormorava la parola Krishna, perdeva i sensi. Era imbevuta dell'idea di essere la moglie di Krishna e considerava sempre Krishna come Suo padrone e se stessa come la Sua serva. Per lei Krishna era il Paramatman, il Signore Supremo e lei si riteneva essere Prakriti, la i Natura. Su questo non ci furono mai esitazioni. Se vedeva un albero blu, gli si avvicinava ed esclamava "Oh, Krishna!". In tutto quello che incontrava non vedeva altri che Krishna. In ogni cosa vedeva sempre la forma di Krishna, il nome di Krishna, la musica di Krishna. Persino poco prima di esalare l’ultimo respiro, volle sentire la musica di Krishna. Che tipo di musica c'era nel flauto di Krishna? Lo sapete? La conoscete? La musica del flauto di Krishna era l'essenza dei Veda. Anche il latte era tutta essenza dei Veda. Radha lasciò cibo e bevande e divenne come uno scheletro. All'ultimo, per salvarla. Krishna andò da lei e le chiese: "Radha, qual’è l'ultimo tuo desiderio?". Ed ella ris- pose: "O Krishna, aver cura di Te e tenerTi nel loto del mio cuore. Il loto del mio cuore affonda nell'acqua delle mie lacrime che ho versato per Te, ma anche gli occhi si sono prosciugati. Ora deve potrò proteggerTi? Ti posso proteggere ascoltando il Tuo stesso suono".

O dolce Krishna,

produci nettare

intonando il melodioso canto

che dà gioia ed estrae

l'essenza dei Veda.

Trasforma quest’essenza in un suono

dolce e melodioso,

mescilo nel flauto,

traducilo in musica e,

o Krishna, canta e suona,

dammi quella gioia!

Dopo di che, Radha chiuse gli occhi e dal suo corpo uscì la fiamma. Ciò che Radha dimostrò fu l'unione di due corpi, rappresentata dal sentimento di chi ama verso l'amato. Ciò avviene per la combinazione di una devozione ferma e duratura, un amore puro ed un cuore privo di egoismo. Radha offrì corpo, mente e sensi - tutto - a Krishna.

La gioia del canto sacro [44] pag.167

Cari studenti, non pensate che i canti sacri siano inutili. La felicità e la beatitudine che vi procurano i bhajan, nessun'altra cosa ve la può procurare. Considerate il canto devozionale come cibo vitale. Quanto sarebbe felice la vostra vita, se solo cantaste continuamente i canti sacri! In essi sono compresi tutti i nove tipi di devozione, il cui unico scopo è quello di condurvi alla Divinità, dopo essere passati attraverso la contemplazione. A qualunque studio vi dedichiate, non smettete mai di contemplare il Signore. Ciò conferirà pace al mondo, mentre, senza contemplazione del Signore il mondo è nell'inquietudine. Quando cantate i bhajan, fatelo per il benessere del mondo. Loka samasta sukino bavanthu, "Che il mondo intero sia nella pace, nella prosperità e nella gioia". Soltanto allora i nostri sentimenti ne verranno santificati.

I Veda per l'uomo [13] pag. 172

I Veda hanno sempre cercato di edificare l'uomo capace di emanare umanità e non degli esseri che sono umani solo nell'aspetto. Oggi un gran numero di persone recitano i Veda senza con prenderne il significato. Si può gustare la pienezza della beatitudine solo quando si comprende appieno il significato dei mantra che si cantano. Se ci si limitasse a ripetere il nome di un cibo delizioso, senza mai assaporarlo, non se ne ricaverebbe alcuna forza ne soddisfazione. Si potrà sentire il dolce sapore dei Veda solo quando si è messo in pratica ciò che si legge e si canta. Non basta recitarli per avere una piena comprensione della Divinità. La completa visione di Dio sarà accordata solo quando il significato dei mantra vedici verrà vissuto nella pratica.

Universalità dei Veda [14] pag.173

La visione dei Veda è ampia, ricca di nobili pensieri e di sentimenti fondati sulla saggezza. I Veda ci insegnano ad avere una mente equanime in ogni circostanza della vita ed hanno il senso dell'unità del tutto, inducendo ad essere imperturbabili nella gioia come nel dolore. Purtroppo la gente d'oggi recita meccanicamente i Veda senza capirne il senso. Se almeno si capisse un inno o anche solo un singolo mantra, come per esempio questo mantra di pace che si canta ogni giorno:

Om Saha nav avatu

saba nau bhunaktu

saha viryam karavavahai

tejasvi nav adhitam astu

ma vidvishavahai.

Qual è il suo vero significato?

"Muoviamoci tutti insieme;

siamo felici insieme;

agiamo insieme all'unisono:

Viviamo in armonia

ed in comunione reciproca".

Che grande mantra! e quale nobiltà di sentimenti in esso! Ma anche un mantra di idee così ampie è stato interpretato successivamente in senso limitato. Così non si riesce a raggiungere nemmeno un millesimo del senso di uguaglianza e di amicizia condiviso nei tempi antichi.

Il Nome e la Forma [26] pag.253

Il Nome è il vero fondamento di tutte le cose: è soltanto il Nome del Signore che dà pace a tutti gli esseri umani. Esso è di una dolcezza indescrivibile. Nome e forma sono indissolubilmente legati fra loro ed è indispensabile che voi ne comprendiate questa reciproca relazione. La forma è qualcosa che potete vedere; il nome acquista le forme.

sea

Che cosa vi serve per comprare qualcosa? Col denaro potete comprare qualunque cosa. Il nome è denaro e la forma si può paragonare all'oggetto da comprare. Se solo aumentaste il patrimonio del Nome, comprereste la Forma in qualsiasi momento lo vogliate. Perciò, è necessario che tutti gli esseri umani accumulino la ricchezza del nome.

Il canto devozionale [27] pag.253

Questo obiettivo può essere raggiunto mediante il canto devozionale e la meditazione sul Nome del Signore: così potete offrirvi totalmente al Signore. La persona invocata col nome ed il nome stesso sono la medesima realtà e fra loro inscindibili. Tutti i devoti dovrebbero capirlo chiaramente.

Una mente nuova [23] pag.273

Per comprendere davvero il Principio della Divinità, Dio stesso, è essenziale la trasformazione della mente. La sola strada che porta all'incontro con Dio è il retto comportamento, vissuto con cuore puro, mente sgombra e pensieri puri. Tutte le discipline spirituali, come la preghiera, i canti e la meditazione, hanno lo scopo di pulire la mente e purificare il cuore.

Corso estivo 1990

Inutili esteriorità [32] pag.149

Vivendo nell'immenso universo, dovete aprirvi a vedute e sentimenti di largo raggio, affinché comprendiate la natura dell’infinito Atma. La spiritualità non va relegata in schemi mentali ristretti- Per molti l’adorazione, i bhajan o il canto devozionale, la meditazione ed altre simili attività sono viste come segni di spiritualità; ma tutte queste cose non sono altro che diversivi della mente, atti solo ad appagare chi li segue. Voi rendete lode a Dio con parole come queste: "Signore, tu sei mia madre, mio padre, mio amico,..." - Ma perché mormorare tutto questo frasario insensato? Perché non limitarsi a dire "Tu sei me ed io sono Te", e farla così finita?

Dio è unità

Capitolo I. 2. Dio è onnipresente

Il Signore non risiede in Paradiso o a Kailash, o in Vaikunth o in Swarg (sinonimi di "Paradiso"). E’ una superstizione credere che per raggiungerLo occorra andare "lassù" o "di là" in un luogo determinato. Egli è in ciascuno di noi, in ogni istante, ed è il testimone di tutto. E’ energia che penetra il tempo e lo spazio e si manifesta nella causalità. Questa verità dovrebbe essere inculcata e propagandata senza timori né esitazioni, particolarmente in coloro che rendono servizio al prossimo. L'essere umano deve rivelare a se stesso che Dio esiste in lui e di essere quindi un'incarnazione di Dio. Il messaggio da mettere in pratica nella vita di tutti i giorni e come base di ogni programma di lavoro, dovrebbe essere l'adorazione di Dio nell'uomo e attraverso l’uomo. Non usate la furbizia e le tattiche care ai politici quando agite.

Nessuna traccia di antipatia né di sfiducia dovrebbe esistere fra genti di lingue diverse, nazionalità differenti, caste, stato economico, livello di erudizione, età e sesso diversi. Venerate lo Spirito nell'uomo, amatelo, ne ricaverete gioia spirituale.

Capitolo III. 4. Le qualità dell'individuo

Il "Jiva" o individuo, è composto, fra l'altro, di qualità emotive e passionali. La qualità inferiore è detta "Tamasica" e quella superiore è detta "Satwica". Iswara (Dio personalizzato) è il riflesso "Satwico" di Brahman. L’uomo deve cercare di raggiungere il più alto livello nel campo "Satwico" ed evitare di cadere in quello più basso della materia, "Tamasico", e dei conseguimenti materiali. Il Guru guida ed incoraggia il discepolo a rendersi consapevole che Dio "è" nell'Uomo. La parola "Adhyatmico" o spirituale viene usata spesso dagli aspiranti e dai precettori, ma cosa significa esattamente? Si vuole forse intendere "Bajana" (gruppi di persone che cantano la Gloria di Dio) o "Japa" (ripetizione del nome di Dio) o "Dhyana" (meditazione sulla Sua forma)? Oppure riti o cerimonie o, infine, pellegrinaggi in luoghi santi? No. Queste sono soltanto pratiche lodevoli, mentre con il termine "Adhatmico" si intende indicare lo sforzo sincero per raggiungere due scopi: l’eliminazione dei tratti animali che ancora sussistono nell'uomo e la sua unità con il divino.

Capitolo IV. 6. Riti e sacrifici

La "Puja" (culto formale a ore regolari con recitazioni di inni e canti) è il primo stadio del pellegrinaggio spirituale. Molti ricercatori hanno certamente raggiunto la coscienza di Dio dopo molti anni di ascetismo trascorsi nelle caverne delle foreste, ma se si svolgono i riti come la "Puja", l’"Archana'' (offerta di fiori con la ripetizione del Nome Sacro) i "Bhajans" (cantare la sua gloria) e "Aradhana" (adorazione come presenza vivente) con cura e precisione, si otterranno frutti molto più soddisfacenti. Molte anime e molti santi realizzati hanno dimostrato nelle loro vite che il tempo, l'attenzione e l'energia spesi nelle pratiche religiose sono stati spesi bene. Con l’"Aradhana'' (adorazione) essi furono in grado di visualizzare il Divino nella forma voluta. L'intera letteratura è composta dalla combinazione delle 26 lettere dell'alfabeto. Puja, Japa, Archana e Aradhana sono le lettere dell'alfabeto spirituale. La raccolta di tutti i vari oggetti occorrenti per il culto (la lampada, i piatti, le coppe, la campana, il libro) abbisogna di lunghe ore di concentrazione sul Divino. La concentrazione che occorre per fare un'ora di "Puja" purifica la mente e colui che la svolge si rafforza e cammina più sicuro nel suo pellegrinaggio verso Dio.

Capitolo VI. 6. La società è la scuola migliore per imparare la lezione dell'Unità

Rinchiudersi in una stanza, offrire fiori ed incenso all'immagine di Dio, cantare o recitare la Sua gloria, sono sostituti molto poveri della vera disciplina che potrà liberarvi dall'ignoranza. Tutti gli esseri sono immagini di Dio, perché quindi sfuggirli? Tutta la creazione è in marcia verso di Lui. Perché dunque vi comportate come se viaggiaste da soli? Voi ritenete che il tempo passato in chiesa, nei templi o nella vostra cappella privata, in adorazione e in preghiera, sia sufficientemente "dedicato a Dio" mentre il resto della vostra giornata può essere speso per altri scopi; ma non potete limitare o demarcare i reami di Dio e dell'uomo in tal modo. Dio è sempre con voi ovunque. "Tutto questo è Dio!" proclamano le Sacre Scritture. La società è una scuola dove la lezione dell'Unità è impartita a chi veramente la cerca. I saggi dell'India usavano ricorrere agli eremi nelle foreste per discutere, insieme ad altri studiosi, su argomenti filosofici e per dedicarsi a pratiche disciplinari. Così trassero ispirazione ed insegnamento l'uno dall'altro ed appresero la verità che "Questo universo è avvinto a Dio" e che Dio è il legame che unisce i mondi. Se l'uomo rinuncia alla sua presunzione e diventa il discepolo di Madre Natura anziché esserne il tirannico padrone, potrà ascoltare la sua voce che consiglia, ammonisce ed insegna.

Quelli che Dio ama di più

2 - pag.42 VEDERE L'UNITA’

Questo oceano del <<samsara>> (vita) è insondabile ed è paragonabile anch'esso ad un flusso. In esso vivono terribili coccodrilli ed altri animali pericolosi. Questi simbolizzano i sei nemici dell'uomo: l'ira, la cupidigia, la lussuria, l'odio, l'invidia e la gelosia. E’ un miscuglio di opposti, come gioia e dolore, ed è molto difficile predire quando essi si verificheranno. Il metodo migliore e più facile per attraversare questo oceano della vita è quello di vedere l'unità nella diversità. Dobbiamo anzitutto credere con fermezza che questo principio divino esiste come una fiamma in ciascun essere. Ed una volta riconosciuta la presenza di Dio in ciascuno, l'unità nella diversità è riconosciuta e non potremo più odiare nessuno. Tutti questi <<bhajans>>, dhyanam>> (meditazione), <<japam>> (ripetizione del nome sacro), quando è riconosciuto il principio divino in ogni Cuore vi sembreranno cose insignificanti. E’ solo nell'ignoranza che abbiamo il sentimento che esse siano importanti. Fino a quando non abbiamo imparato a nuotare abbiamo bisogno di un salvagente ma, una volta imparato, non sarà più necessario. Tutti questi riti sono necessari fino a quando non abbiamo imparato la vera essenza della Ghita ma, quando l'avremo conosciuta, essi non ci sembreranno più così essenziali.

Nel <<Bhakti Yoga>> le caratteristiche di un devoto sono state descritte in vari modi. In esso vi si dice fra l'altro, che bisogna sottomettere i sei nemici interiori. Ma è più facile dirlo che farlo! Quando avremo riconosciuto che lo stesso Dio che risiede in noi, risiede in tutti i cinque sensi, e che Egli è l'Uno che attiva tutti gli esseri, diventerà facile avere il controllo su di loro e non saremo soddisfatti prima di avere riconosciuto e sperimentato questa verità. Se abbiamo del sale in bocca e vogliamo bere un succo dolce, non sentiremo la sua dolcezza. Sarà necessario sputare fuori il sale prima, poi, lavare bene la bocca, e quindi gustare la dolcezza del succo. Quando potremo togliere dal nostro corpo le cattive qualità che sono divenute parte del sistema come l'odio, la gelosia, la invidia, l'ego, l'ira, potremo gustare la dolcezza della verità, dell'amore, della compassione, del sacrificio, della carità e della simpatia.

Corso estivo 1993

Sabdabrahman   pag.82

Questo SABDABRAHMAN è dotato di ASTAISVARYAS (ricchezze): SABDA BRAHMAMAYI; CHARACARA MAYI; VANG MAYI; PARAPARA MAYI; NITYANANDA MAYI; MAYA MAYI; JYOTIR MAYI; SRI MAYI; I suoni provocano la risposta. La maggior parte delle attività svolte durante il giorno sono basate sulla testimonianza del suono. Il suono può provocare dispiacere o anche estasi, può provocare sia speranza che depressione. Il canto (SANKIRTANA) ha un’armonia sublime del suono e innalza le persone a livelli elevati. Una volta Narada andò da Mahavishnu e disse: “Oh Signore! Io vengo solo ogni tanto per il Tuo DARSHAN. Ma questa è la mia natura. Se io volessi vederTi immediatamente dove ti potrei contattare?” Quindi Il Signore Vishnu rispose: MADH BHAKTA, YATRA, GAYANTHI, TATRA THISTAMI NARADA". (Dove i devoti cantano la mia gloria, là ci sarò Io stesso. Vishnu non disse che Lui avrebbe vissuto lì però disse che si sarebbe stabilmente insediato lì. Tale è l’efficacia suprema del KIRTHANA (canto). Mentre l’esplosione di una bomba ci fa diventare sordi, il canto fa fiorire i nostri cuori. Il SABDA PRAMANA è l'equivalente del PRAMANA VEDICO. NYAYA scorre come una sottocorrente tra tutti i quattro PRAMANA. Quindi la Filosofia NYAYA disse: “Oh uomo, facendo il tuo dovere quotidiano in questo mondo temporale, desidera la visione della verità (SATHYA DARSHANA ) e trova Dio almeno usando il discernimento tra l'eterno e l’effimero”.

La parola e la Coscienza pag.82

Come potete determinare l’esistenza della Verità? Noi possiamo stabilire la presenza della verità attraverso la testimonianza della Coscienza. La coscienza è stata descritta come la vibrazione del prana vitale. VAK (la parola - il discorso) deriva dalla vibrazione. C’è una grande differenza tra la parola che nasce dalla mente, e la parola che nasce da uno stato che trascende la mente. La parola suprema che nasce oltre la regione della mente viene denominata come Vibrazione, Coscienza e BHUR. La coscienza pervade il corpo e ha origine da SVAH. Questo Suvaha non è altro che PRAJNA. Nelle scritture Vediche BHUR sta per materializzazione (corpo) BHUVA significa Vibrazione (coscienza) e SVAH significa Radiazione. Il RIG VEDA deriva dalla parola; il YAJUR VEDA origina dalla mente e il SAMA VEDA dal PRANA.

SAMAGANA è l'armonia più melliflua del suono. Siccome SAMA origina dal PRANA noi dobbiamo usarlo con molta cura.. Il YAJUR VEDA è il depositario delle formule spirituali ed è una incarnazione di fulgore. Descrivendo il Signore come incarnazione della luce, esso cerca di sperimentare la luce. Il RIG VEDA è il depositario della luce. Il YAJUR VEDA è il depositario di rituali e il SAMA VEDA è l'incarnazione del suono. Questi tre VEDA sono essenziali per la pace nel mondo. I VEDA ci ispirano a cantare la gloria del Signore con i mantra e deliziarLo con la musica. I tre VEDA sono scesi sulla terra per permettere all’uomo la fusione con Dio, ascoltando e cantando la Sua gloria. I canti sono più potenti delle parole e dei versi. Voi non potete fondere il vostro cuore con quello del Signore attraverso semplici discorsi. Come il discorso è quasi sempre monotono, il canto è invece altamente ispirante. I canti hanno la capacità superlativa di fondere l’anima individuale con l'Anima Assoluta. La Filosofia NYAYA è una filosofia sublime che dissipa dubbi e rallegra il cuore umano. Non esiste un VEDA SADHANA più grande della comprensione dei sei sistemi di Filosofia. Lo studio dei sei sistemi rallegra i nostri cuori, rivela i misteri dell'universo e ci comunica la suprema conoscenza. Ignoranti della sublime letteratura Indiana, gli studenti moderni conducono una vita ostinata. I SADDARSANA contengono la vera essenza delle scritture che i Saggi hanno distillato attraverso delle ricerche e delle indagini profonde.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.16

...Vi sono migliaia di Bhajana Mandalis sotto gli auspici del Sathya Sai Seva Samithis, attivi in ogni parte del mondo. Essi tengono sessioni di bhajans per circa un'ora, una o due volte la settimana, e dopo si disperdono. Essi cantano la gloria di Dio sotto vari nomi e in varie forme e sono inebriati da questa esperienza. Lo scopo di questo tipo di preghiera in comune ad alta voce è differente dalle preghiere individuali silenziose: è l'unione di esseri nello sforzo comune e reciproco, o sadhana, per superare i sei nemici interni dell'uomo: lussuria, cupidigia, ira, attaccamento, presunzione e odio. Questi uccelli notturni infestano l'albero della vita e sporcano il cuore nel quale costruiscono i loro nidi. Quando cantiamo ad alta voce la Gloria di Dio, il cuore si illumina ed essi non possono sopportare la luce. Inoltre, la voce che si leva da molte gole li spaventa e volano via...

pag.37

...Vi sono alcune persone ignoranti che ridono ai bhajans e ad altri atti di adorazione e li classificano come uno spreco di tempo prezioso. Queste persone potrebbero ridere al vostro versare sacchi di semi di riso in campi fangosi e condannare tale atto anche come uno spreco di materiale prezioso. Ma voi sapete che per ogni sacco di semi, Madre Terra vi ridarà in poche settimane, dieci o anche venti volte tanto. Il tempo passato nei pensieri di Dio o nell’adorazione è davvero ben speso, perché vi ricompensa con un ricco raccolto di pace mentale e coraggio. Quando i ladri penetrano nella casa del vostro vicino, voi state vigili e vi tenete all’erta, con la sensazione che il prossimo potrà essere il vostro turno. Così dovete badare che i ladri non entrino nel villaggio, di modo che tutti possano essere salvi e sicuri. La perdita del vostro vicino è come la vostra. Non infiammate la vostra ira e non la fate scoppiare in una conflagrazione che può distruggere l'intero villaggio. Siate fermi e calmi. Prendete un bicchiere di acqua fredda e sdraiatevi tranquillamente per un momento, finché la furia perde il suo fuoco. Non fatevi prendere dalla passione e non lanciate un insulto volgare alla persona che vi è antipatica. Siate attenti a non indulgere in questi atti davanti ai bambini, perché anch'essi impareranno tale comportamento e cominceranno a imitarlo, e in seguito voi non riuscirete facilmente a correggerli. La bontà è natura divina. Non parlate mai male degli altri, ma passate il vostro tempo spargendo amore e mutuo aiuto. Svegliatevi presto e cantate la gloria di Dio in bhajans di gruppo, camminando lungo le strade e pulendo l'atmosfera contaminata da ira e odio. Lasciate che l'aria che respirate sia libera da vibrazioni cattive. Quando nominate il cielo voi puntate il dito in alto a indicare che esso è lì. Ma il cielo è anche qui. Esso è uno dei cinque elementi, i Panchabhuthas. Suo segno e simbolo è il suono; ovunque c'è il suono possiamo dedurre che lì c'è il cielo. C'è anche un cielo interiore, l'Akasa, nel cuore. Come il sole e la luna nel cielo esterno sono nascosti da dense masse di nuvole, il sole (Intelletto) e la luna (Mente) nel cielo interiore sono pure nascosti da fitte nuvole di vizio e male. Dunque fate tutti gli sforzi per rimuovere queste nuvole col forte vento della devozione a Dio. Quando voi cucinate qualche pezzo di cibo in un recipiente di rame, per quanto fresca e buona sia la verdura, per quanto pulito il dal (1) e il sale, per quanto libero di sabbia e sporcizia il frutto del tamarindo, se il recipiente non è foderato di stagno, il cibo fatto in esso si trasformerà in sostanza velenosa. Tutti voi conoscete questa verità. Anche il cuore è un recipiente di rame dove voi preparate vari tipi di cibo per voi stessi e per gli altri. Badate che abbia un buon rivestimento di Amore altrimenti, anch'esso, potrebbe causare male e pena a voi e agli altri. Amore... Amore... Amore... Amore, per tutta la durata della vita. Per quanto Mi riguarda, Io faccio piovere più benedizione su coloro che Mi disprezzano che su coloro che Mi venerano e adorano. Riguardo a quelli che diffondono bugie intorno a Me, da essi derivo gioia. Sono felice di essere la causa della loro esultanza e gioia.

Anche voi dovete accettare ciò ed essere molto felici quando qualcuno deriva gioia dal diffamarvi. Non rispondete diffamando quella persona, perché allora la catena dell'odio legherà entrambi, e trascinerà entrambi in basso. La vita diventerà una tragedia. Vincete l'odio con le risorse della forza d’animo; vincete l'odio con l’Amore. Non nutrite l'ira con le rappresaglie; non nutrite l'odio con l’ira. Dimenticate e perdonate tutto ciò che è accaduto tra di voi prima di questo preciso momento; iniziate da ora in poi un nuovo capitolo di amore e fratellanza...

Pag.93 BHAJAN UNIVERSALE

 

<<Sravanam (ascoltare la Gloria di Dio), kirtanam (cantare la stessa Gloria), vishnoasmaranam (permettere alla mente di fermare l’attenzione su questa Gloria), padasevanam (adorare i Piedi del Signore), vandanam (sentire gratitudine e gioia per la Sua Grazia), dasvam (sentire se stesso come Suo strumento), sakhyam (consapevolezza del Suo essere il costante e assiduo compagno di ognuno) e atmanivedanam (dedicare a Lui l'intera esistenza). Questi sono i nove gradini nel sentiero della devozione>>. <<Ascoltate o genti! Gioite in questo kaliyuga, età del ferro, perché non ne esiste uno così propizio per la liberazione. Il ricordo del nome del Signore e la Sua adorazione sono sufficienti a guadagnare la Sua Grazia e a rendervi liberi>>. <<Questo è cattivo, questo è buono! Si possono forse esprimere tali giudizi sulle cose create da Dio, quando tutte sono manifestazioni della Sua volontà?>>. Incarnazioni del divino Atma! Il 23 novembre scorso, genti da tutte le parti del mondo si sono riunite qui per celebrare il giubileo d'oro, e gli incaricati dei Centri erano qui per la seconda Conferenza Mondiale. Più tardi essi espressero il loro desiderio che fosse loro assegnata una data prima della chiusura dell'anno del giubileo, in cui essi, nei loro paesi, potessero celebrare la felice occasione. Per non deluderli fu deciso che in tutto il mondo, in tutti i Centri, sedute di bhajan (namasamkirtam) siano tenute per 24 ore, iniziando alle 18,30 di oggi. Perciò in 42 paesi attorno al globo, più di 7000 Centri si sono entusiasticamente dedicati a questo piacevole incarico. Questo è stato chiamato un akhanda-bhajana, vale a dire, bhajan fatti senza intervallo. Ma era realmente un akhandabhajana? Esso è iniziato alle 6,30 di un giorno e si è chiuso alle 6,30 del giorno seguente. Possiamo chiamarlo bhajan "ininterrotto"? Cosa è un periodo di 24 ore quando consideriamo l'immensità dell'universo e l'eternità del tempo? E’ proprio un batter d'occhio, una piccola parte della vita dell'uomo sulla terra. Impegnandovi nella recita del nome di Dio voi pretendete di aver fatto bhajan "senza intervallo". Akhandabhajana deve essere continuo come lo stesso respiro, se si vuole meritare questo nome. Voi dovete sondare il reale significato del samkirtan in cui siete impegnati. Kirtan è "cantare a Voce alta la Gloria di Dio". Samkirtan è il processo di cantare ciò che ha origine nel cuore, non sulle labbra o sulla lingua. E’ l'espressione del palpito gioioso che scaturisce dal cuore quando si ricorda la Gloria di Dio. E’ la spontanea manifestazione dell'estasi interiore. Nessuna attenzione è posta al biasimo o alla lode che gli altri possono dare. Non cerca l'ammirazione o l'apprezzamento di chi ascolta. E’ cantato per la propria gioia, la propria soddisfazione, il proprio diletto. Solo il kirtan di questo tipo supremo merita il nome di samkirtan. Cantare questa intensa brama per Dio, per la gioia che procura l'esperienza di adorarLo, aiuta a purificare l'atmosfera. Oggi l'uomo è costretto a respirare l'aria inquinata da violenza, odio, crudeltà e malvagità. Perciò sta perdendo rapidamente il suo tempo invece di dedicarsi agli alti conseguimenti della sua vita. Le vibrazioni dei namasamkirtam possono purificare l'atmosfera e renderla pura, calma ed elevata. E’ in vista di questo alto scopo che è stato progettato questo programma di samkirtan universale. Nessun uomo può sfuggire all'influenza dell'inquinamento dell'aria che respira. I suoni che produciamo, con buona o cattiva intenzione, si propagano attraverso l'aria intorno a noi. Questa è la nostra quotidiana esperienza. I suoni prodotti dalle stazioni radio passano attraverso l'atmosfera e arrivano alle nostre case quando ci sintonizziamo con esse. Le vibrazioni percorrono lunghe distanze e influiscono sulla natura di quelli che le sentono. L'atmosfera influisce anche sui cibi che l'uomo consuma. L'inquinamento dell'atmosfera è assorbito dalle piante, le piante forniscono il grano, il grano è la base del cibo e il cibo foggia il carattere e il comportamento di chi lo consuma. Quando l'ambiente è pulito e libero da cattive vibrazioni, anche il cibo è puro e la persona sviluppa una tendenza all'amabilità e alla semplicità. E’ per assicurare questa atmosfera che è stato progettato in tutto il mondo questo sadhana. Quando un uomo cade in un pozzo, a che gli serve controllare la sua voce e le sue emozioni, e bisbigliare a bassa voce: <<Sono caduto in questo pozzo, sono caduto in questo pozzo, sono in grave pericolo? Per favore, salvatemi!>>. Nessuno sarà capace di sentirlo o salvarlo. Deve gridare, a piena gola, con tutta l'angoscia che sta provando e con il desiderio di essere salvato: <<Sono caduto nel pozzo! Salvatemi! Qualcuno mi salvi!>>. Allora forse può sperare di ricevere soccorso. Così, quando siete presi nelle spire di questo mondo, quando siete caduti in questo pozzo profondo della miseria terrena, gridate con tutto il vostro potere, con tutto il vostro cuore, e potrete essere salvati da Dio. Non serve borbottare debolmente e senza coraggio: <<Salvatemi, salvatemi!>>. Quando la preghiera nasce dal cuore, l'aiuto è assicurato. I samaritana o bhajan possono essere di quattro tipi: guna-samkirtan, leela-samkirtan, bhava-samkirtan e nama-samkirtan. Con guna si intendono gli "attributi" di Dio. Perciò guna-samkirtan è l’adorazione nel canto delle varie espressioni di questi attributi, come evidenziato dalle rivelazioni dei saggi e dei profeti di tutte le fedi. Bhava significa l'attitudine della mente, la sua abilità. Perciò bhava-samkirtan significa l'adorazione di Dio col canto, visto sotto vari aspetti. Alcuni preferiscono adorarLo come Colui che dà equanimità (Santham), altri come il migliore amico, guida e guardiano (Sakhya), altri come il bambino che si ama e si cura (Vatsalya), e infine come l'amante che si ama con amore supremo (Madhura). Nama significa il nome di Dio e perciò nama-samkirtan significa l'adorazione di Dio invocandoLo con vari nomi, ciascuno descrivente la Sua Gloria. Dio, come asseriscono i Veda, ha "mille teste, mille occhi e mille piedi". I devoti possono adorarLo e derivarne beatitudine, riempiendo ciascun nome del Suo significato. Con qualunque mezzo si adori Dio, il sentiero della devozione è il più facile e il più profittevole, perché è un sadhana del cuore, e si risolve nell'amore e nel servizio verso tutti, perché tutti sono compagni di pellegrinaggio verso la stessa meta divina. Alcune persone obiettano sulle proprietà di questo sadhana, ma ciascun nome indica solo un aspetto della Divinità. Esso denota una singola parte della Personalità Suprema. Gli occhi, il naso, la bocca, le mani o le dita, possono essere indicati con parole distinte, ma appartengono allo stesso individuo. Così pure si deve ricordare che ogni nome è solo una faccetta, una parte, un raggio del Supremo. Il sadhana consiste nel riconoscere e nel divenire consapevoli dell'Uno che sostiene i molti. Questa è la gemma della saggezza che si deve assicurare e custodire. C'è, però, un ladro che sta in agguato, nella consapevolezza interiore dell'uomo, progettando di derubarlo di questa gemma. Esso si chiama kama o desiderio. Quando si ottiene ciò che si desidera, lobha, la cupidigia, la complice del ladro, viene fuori e ci stimola a desiderare ulteriori oggetti. Quando non si ottiene ciò che si desidera, un'altra complice, krodha, l'ira, viene fuori e ci stimola a odiare e a far del male a quelli che sospettiamo di ostacolarci nella soddisfazione del desiderio. Naturalmente, non potete eliminare completamente il desiderio o kama, della mente. I Veda pongono quattro mete davanti all'uomo: dharma (rettitudine), artha (ricchezza), kama (desiderio) e moksha (liberazione); poiché il primo e l'ultimo sono difficili da conseguire senza il distacco e la privazione dai piaceri sensuali, l'uomo ha rinunciato a essi in quanto impraticabili, e sta lottando in tutte le terre e in tutti i climi con le altre due, ricchezza e desiderio. Tutte le paure e le miserie di questa vita possono essere addebitate a questo terribile errore. Ciò che si deve fare è prendere i quattro come due inseparabili coppie, dharma-artha e kama-moksha. Vale a dire, guadagnare la ricchezza attraverso la rettitudine e usare la ricchezza per promuoverla. I mezzi dovrebbero essere giusti e anche i fini dovrebbero essere giusti. Perciò lasciate che la liberazione sia il vostro solo desiderio. Liberazione significa liberarsi della schiavitù. Molte persone rinunciano alla terra e alla casa, alla moglie e ai bambini, alle proprietà, e scappano sull'Himalaya o si ritirano nella foresta e si vantano della loro "rinuncia". Ma questa azione di fuga non può essere onorata con quel nome. Questo atto non conferisce liberazione, perché la mente rimarrà legata. Il legale fondamentale di cui ci si deve sbarazzare è il legame dell'ignoranza. La morte è più dolce della schiavitù che l’Ignoranza può imporre all'uomo. Gettate via l'ignoranza: voi sarete liberi, liberati da tutti i legami in quel preciso istante. Tutte le discipline spirituali hanno come loro meta questa liberazione. Questo nama-samkirtan, vi aiuta a liberarvi dalla ignoranza fondamentale. Quelli che fanno affidamento solo sulla ragione o sulle leggi limitate della scienza, contestano che la ripetizione del nome, che in fin dei conti è suono, non può purificare o correggere la mente dell'uomo. Ma il nome non è soltanto "suono". Voi siete seduti tranquillamente qui, ascoltando, ma se qualcuno dice semplicemente "scorpione", voi vi spaventate. Se qualcuno dice "il succo di limone", la vostra bocca comincia a produrre saliva. Voi potete essere seduti davanti a un piatto di leccornie, ma se qualcuno parla di qualcosa di sporco e disgustoso, avete tendenza a rifiutare il cibo. Il mero suono crea tante reazioni.

sea

Un certo ufficiale stava ispezionando il lavoro di un maestro in una scuola. Egli aveva un cordiale disprezzo per la semplice conversazione, così chiese al maestro: <<Come puoi trasformare la natura di questi bambini con le parole che pronunci? Insegna loro con le azioni: agisci, non parlare>>. Il maestro protestò e sostenne che le parole hanno un profondo effetto sulla mente. La discussione continuò per qualche tempo. Alla fine il maestro ideò un piano per convincere l'ufficiale del suo punto di vista. Egli disse a un birichino della sua classe: <<Qui! Prendi questo ufficiale per il collo e buttalo fuori della stanza>>. Sentendo tali parole, l'ufficiale si adirò molto e cominciò a insultare il maestro. Il maestro disse: <<Signore, io ho pronunciato solo qualche suono che assume forma di poche parole. Nessuno vi ha preso, o vi ha colpito o vi ha toccato. Erano tutti meri suoni. Ma vedete come vi hanno fatto arrabbiare. Le parole, signore, aiutano a modificare il carattere e a forgiare la natura. Esse hanno un grande potere".

Quando le parole riferite alle situazioni terrene hanno un tale effetto da trasformare la mente dell'uomo, certamente le parole che esprimono un significato spirituale ed elevato aiuteranno a purificare e correggere la mente dell’uomo, noi riempiamo l'aria di asprezza, diventiamo aspri in natura; quando riempiamo l'atmosfera di odio, anche noi dobbiamo respirarne per forza l'aria e, di conseguenza, siamo arrabbiati. Quando saturiamo l'aria di suoni pieni di riverenza, umiltà, amore, coraggio, sicurezza e tolleranza, beneficiamo noi stessi di quelle qualità. Il cuore è la pellicola e la mente è la lente; girate la lente verso il mondo e le scene del mondo cadranno nel cuore. Giratela verso Dio, ed essa trasmetterà scene del Divino. Perciò fate sempre il bene, vedete il bene, ricordate il bene e siate buoni. Non cercate di scoprire o discutere il male negli altri, perché il tentativo offuscherà la vostra mente. Quando siete impegnati nella ricerca dei difetti e delle debolezze degli altri, state preparando la via per sviluppare quei difetti e debolezze in voi stessi. Fermate l'attenzione sul buono negli altri, allora una volta o l'altra ne verrà un vantaggio per voi. La bontà latente in voi può essere spinta a germogliare e fiorire. Quando pregate, per esempio: <<Swami, appari nel mio sogno stanotte. Dammi il darshan nel sogno>>, c'è una possibilità che possiate avere la fortuna di vedere Swami nel vostro sogno. Ma se voi pregate, rivolgendo la vostra attenzione alle cose cattive: <<Swami, fa che non appaia un maiale o un asino nel mio sogno stanotte>>, con ogni probabilità, il maiale e l'asino si presenteranno nel vostro sogno. Perché rendere indebita attenzione a cose di cui non avete bisogno, e da cui non traete alcun beneficio? Ogni pensiero lascia un'impressione nella mente, perciò state sempre attenti a evitare il contatto col male. Le idee opposte alle tendenze spirituali, che restringono i limiti dell'amore, che provocano paura o cupidigia, che causano disgusto, devono essere lasciate fuori; per il sadhaka questa è la disciplina essenziale. Egli deve sublimare tali pensieri prima che essi causino un'impressione sulla mente e concentrarli sulla vera sorgente del pensiero. Si può raggiungere ciò con la pratica dell'equanimità e dell'equilibrio. Questa attitudine è il marchio dello jnani, e si chiama jnani-sakthi, o il potere della saggezza. Naturalmente non si acquisisce con facilità. Il sentiero della devozione e della dedizione, la bhakti marga, è più agevole perla maggior parte della gente, e si può conseguire con l'amore, perché vi conduce rapidamente alla meta.

sea

Una volta, Namadeva (noto per la sua padronanza della bakthi marga attraverso la costante ripetizione del nome) e Jnanadeva (noto per la sua padronanza della saggezza), stavano attraversando insieme una fitta giungla. Essi erano entrambi afflitti da una violenta sete, ma non potevano trovare acqua in nessun luogo malgrado una faticosa ricerca. Alla fine arrivarono a un pozzo in rovina, con un po' d'acqua molto in profondità, ma non avevano i mezzi per scendere lungo i fianchi scoscesi. Ma Jnanadeva usò il suo potere e si trasformò in un uccello. L'uccello volò giù e bevve da riempirsi, per poi cambiarsi di nuovo in Jnanadeva! Namadeva confidava sul potere del nome. Egli sedette sul margine del pozzo e chiamò: <<Narayana>>, con grande angoscia. Dio rispose alla sua preghiera. L'acqua sgorgò fin dove sedeva ed egli poté raccoglierla nelle sue mani e calmare la sua sete: non ebbe bisogno di personificare e spersonificare se stesso per soddisfare la sete fisica. Quando si invoca Dio con la preghiera che emana dal cuore, fosse una volta sola, Egli risponde immediatamente.

Ma ora l'invocazione che emana solo dalle labbra, non ha il suono della sincerità e della fede. Dalle labbra, essa deve rotolare indietro nella lingua; dalla lingua, deve andare profondamente nella gola; dalla gola, deve arrivare nel cuore. Solo il sadhana continuo può garantire successo in questo sforzo.

sea

Dovete diventare come un bimbo senza inibizioni o stratagemmi. La madre può svolgere le sue faccende domestiche giornaliere al primo piano della casa, lasciando il bimbo nella culla al pianterreno. Ma quando il vagito del bambino aumenta, per paura o per fame, essa si precipita a prenderlo, lo accarezza, lo nutre e lo conforta nel suo grembo. Ella non si terrà lontana non perché il vagito è musicale o melodioso, ma sarà mossa proprio dall'angoscia che il vagito esprime. Così pure, la Madre dell'Universo non peserà la quantità di yoga che avete praticato, né calcolerà il numero di grani che avete fatto scorrere sul rosario, o il tempo da voi passato in sadhana di vario genere. Ella può essere commossa, la Sua Grazia può essere acquisita dalla genuina angoscia che emana dal cuore. L’uomo trova sempre più difficile invocare la suprema sorgente del potere e della grazia con questa genuinità. La sua vita è diventata pateticamente artificiale. Kamadhenu, la vacca celestiale che esaudisce i desideri, può essere attirata e legata a un palo per mezzo di una fune. Anche Dio può essere attirato verso di voi dalla fune (il nome) e legato al palo (la lingua). Allora il Suo nome danzerà sempre sulla lingua, conferendo la dolcezza della Sua maestà. Il nome deve essere cantato per vostro proprio diletto, per calmare la vostra sete, per placare la vostra fame. Nessuno mangia per placare la fame di un altro; nessuno prende medicine per alleviare la malattia di un altro. Perciò non curatevi di ciò che gli altri sentono circa i vostri dhyana o bhajan. Non cercate l'approvazione, l'apprezzamento o l'ammirazione degli altri, non trattenetevi dal praticare dhyana o bhajan perché agli altri non piacciono o li ridicolizzano. Abbiate fiducia in voi stessi e confidate in voi stessi. Guardate attraverso i vostri occhi, ascoltate attraverso le vostre orecchie. La maggior parte delle persone oggi non crede nelle proprie orecchie e nega i propri occhi, ma usa gli occhi e le orecchie e anche i cervelli degli altri e così cade nell'errore e nella paura. Considerate questo: qui voi fate bhajan due volte al giorno, ma i bhojans (i pasti) sono presi quattro volte al giorno. Si ricorre a esercizi fisici per rendere il corpo forte e sano. Dhanya (grano, cereali) sono coltivati, tenuti in magazzino e usati per fortificare il corpo. Dhyana (meditazione) è ugualmente necessaria per fortificare la mente così che, nel suo debole stato, essa non possa cedere ai virus della brama, cupidigia, paura, odio, orgoglio, ecc. Se il corpo è ben sviluppato e la testa è debole, essa diventa oggetto di psichiatria. Il cibo dovrà servire a entrambi, corpo e testa, ed entrambi dovranno essere dedicati alla realizzazione di Dio, che è la verità che trascende ogni verità. Cercare buone compagnie e passare tutto il tempo libero nella compagnia chiamata sathsang, aiuterà molto l'aspirante. Vi siete formati con la compagnia frequentata.

sea

Il pezzo di ferro arrugginisce se sta a contatto con la terra. Esso splende, si ammorbidisce, prende una forma utile, se gode della compagnia del fuoco. La polvere può volare se sceglie il vento come suo amico; finisce in melma in una buca se preferisce l'acqua; non ha ne ali ne piedi, tuttavia può volare o camminare, sollevarsi o cadere, secondo l'amico che si sceglie. Conoscendo questa verità, Kabir, il più grande poeta mistico, cantò: "Ecco le mie prostrazioni al male. Ecco le mie prostrazioni al bene>>. Quando gli fu chiesto perché offriva prostrazioni al male e al bene, egli replicò: <<Io mi prostro davanti ai cattivi affinché essi possano lasciarmi solo, io faccio lo stesso davanti ai buoni, affinché essi possano rimanere sempre vicino a me>>. Qui c'è un carbone ardente, qui, alla stessa distanza, c'è un altro pezzo di carbone. Quando vengono messi vicini, a contatto l'uno con l'altro, il calore si diffonde al pezzo di carbone freddo, e la parte che è a contatto col carbone ardente diventa calda e rossa. Se agitate vigorosamente un ventaglio sopra l'area di contatto, presto l'intero carbone sarà una brace ardente. "Vicino" da solo non è sufficiente, si deve renderlo "caro" con un piccolo sadhana. Questo è il segreto del sadhana, col quale l'uomo diventa divino.

I Veda dicono che colui che conosce Brahma, diventa Brahma. Il carbone conosce il fuoco e diventa fuoco. Il sadhana è la coltivazione dell'amore, prema. Siate pieni di amore, gustate l'allegria che l’amore può conferire. L'uomo è una incarnazione dell'amore: egli ha sete di amore e trova una gioia reale nell’amare e nel ricevere amore. Voi avete dimenticato la vostra reale natura, che è amore, e perciò trasudate miseria, odio e gelosia. Non siate mai di cattivo umore o tristi. Lasciate che tutti vi vedano esuberanti di amore, luce e gioia. Non nutrite passione o pregiudizio, paura o ansietà. Fate il sadhana del nome, il nama-samkirtan, e il sentiero sarà liscio. Questo programma di bhajan per 24 ore ininterrotte, fatti in tutto il mondo, in tutte le terre, ha perciò diffuso il messaggio dell'amore attraverso i nomi dell'incarnazione dell'amore universale; ha saturato l'atmosfera con pensieri di Dio e della pace e della gioia che Egli sparge. I bhajan che avete fatto qui hanno inciso non solo su questa particolare zona e sui dintorni, ma cambieranno tutta l’atmosfera. Continuate questa attitudine di devozione e umiltà, di servizio e tolleranza, e l'atmosfera non sarà più contaminata dall'odio. Non contaminate l'aria con voci di asprezza, scandalo, insulto o calunnia. Rimanete silenziosi quando vorrete esprimere questi sentimenti; è un servizio per voi e per gli altri. La vita è un canto, cantatelo. Questo è ciò che Krishna insegnò con la Sua vita. Arjuna sentì questo canto nel campo di battaglia, dove le tensioni erano alloro massimo e si doveva decidere il destino di milioni di persone con la spada. Krishna cantò la Ghita perché Arjuna ascoltasse. Ghita significa canto, ed Egli cantò perché era ananda, dovunque potesse essere. In Gokulam, sulle rive dello Yamuna o a Kurukshetra fra le armate in guerra. Anche voi dovete passare i vostri giorni nel canto. Fate che tutta la vostra via sia un bhajan. Abbiate fede in Dio che è ovunque in ogni tempo, e traete forza, conforto e gioia cantando la Sua Gloria, in Sua presenza. Lasciate che melodia e armonia si alzino dai vostri cuori e lasciate che tutti traggano gioia dall'amore che esprimete attraverso questo canto.

Prasanthi Nilayam, 14 novembre 1976

Pag.109 ININTERROTTA BEATITUDINE

In questo giorno voi avete deciso di immergervi nella beatitudine divina recitando la Gloria di Dio in coro e con musica, per 24 ore ininterrotte. Voi chiamate ciò akhanda bhajana, benché ciò finirà dopo questo periodo. Tuttavia, l'idea è buona e il programma darà i suoi risultati. Perché in questa era di paura e ansietà, ricordare Dio e ripetere il Suo nome è il solo mezzo di liberazione accessibile a tutti. Le persone si affaticano per anni per mantenere le loro famiglie e per educare i loro bambini, e benché non riescano come saprebbero o vorrebbero, continuano i loro sforzi costanti. Ma nello sforzo di guadagnare la Grazia di Dio non mostrano uguale interesse. Diventano depressi quando non vedono segni di Grazia dopo brevi sforzi di sadhana. Bhajan è più importante che bhojan. La preghiera è più utile che affaticarsi per preparare i pasti. Gli uccelli che volano, le bestie che vagano e i vermi che strisciano, tutti si nutrono e si mantengono in buona salute. L'uomo è la corona del creato, è re, monarca e padrone di tutti gli esseri viventi nella Creazione. E se anche lui cerca solo cibo e riparo come fanno le specie inferiori, ciò è davvero deplorevole. Dal momento in cui si sveglia fino al momento in cui si corica di nuovo per dormire, l'uomo è impegnato in incarichi senza fine, in tumulti incessanti, in complicazioni che non finiscono mai e in ansietà illimitate. E che cosa guadagna di ciò? Più confusione, più agitazione mentale. E’ questo lo scopo dell'esistenza umana? No. Non può esserlo. L'uomo ha la nobile meta dell'autoilluminazione, di accendere la lampada dell'amore dentro di lui, e di condividere la luce di questa lampada con tutti coloro che gli stanno accanto. Kama e krodha sono i due nemici che non gli permettono di tenere accesa questa fiamma. Un bhajan come questo, è un buon processo disciplinare col quale quei due nemici possono essere tenuti lontano. Kama è il desiderio per il piacere fisico, per il potere, per la ira, che è il fama, per la ricchezza e per l'erudizione. Krodha è il risultato del desiderio frustrato.

Se desiderate la pace della mente, dovete fare il sadhana che vi conferirà pace. Se invece siete ancora impegnati in vecchie abitudini, come può esserci pace in voi? Voi vi fermate nella piazza laggiù, e volendo andare a Whitefield, salite a bordo di un autobus che va nella direzione opposta e vi porta a Hoskote. E’ questo il segno di un uomo intelligente? Scegliete la strada sbagliata e poi vi lamentate di esservi smarriti. Sale e canfora sembrano simili, ma dovete esercitare la vostra intelligenza e scegliere fra di essi. L'ottone fa più rumore dell'oro, ma non dovreste lasciarvi ingannare da questo segno e scegliere l’ottone invece dell’oro. Se gli uomini fanno più rumore e inducono erroneamente la gente a credere che essi sono saggi, sono come l'ottone. Non prendeteli erroneamente per oro. Attribuite valore ai cuori puri, alle parole dolci e agli atti devoti, e non indulgete mai in discorsi che fanno male agli altri. Quando cercate di fare male a un altro, il male ricadrà su di voi. Il dolore che soffrite è solo un'eco del dolore da voi inflitto nel cuore di un altro. Così quando avete danneggiato un altro chiedete perdono; pentitevi e decidete di non farlo di nuovo. Attraverso la preghiera genuina, montagne di male possono essere polverizzate e distrutte. D'ora in poi decidete che le vostre parole siano tenere e dolci, i vostri atti benefici per gli altri e i vostri pensieri diretti al servizio dei più deboli e meno prosperi. In questo e in altri villaggi ci sono molte persone che sono o troppo vecchie o troppo deboli o con qualche difetto fisico - lo zoppo, il sordo, il cieco, il poliomielitico, il paralitico - che trovano difficile persino trovare i mezzi di sussistenza. Alcuni di loro hanno anche famiglia a cui badare. Ciò che essi sono capaci di racimolare è veramente inadeguato in questi giorni, in cui i prezzi sono saliti alle stelle. Io propongo di aiutare tali persone nei villaggi attorno a Brindavan con soldi e facilitazioni, a cercare qualche opportunità d'impiego come fare il sarto, il falegname, dipingere, filare, tessere e altre simili attività artigianali. Essi possono recitare il nome di Dio cantare bhajan, e praticare namasmarama anche mentre sono occupati in questi mestieri, e così possono guadagnare sia la pace per la mente che il cibo per il corpo. Come cantò Vemana, <<avranno l'arte di guadagnare denaro per essere felici qui, e l'arte di guadagnare la Grazia, Namasmarana per essere felici là>>. Anche gli abitanti degli altri villaggi che si affaticano molto nei campi durante il giorno, possono radunarsi dopo il pasto serale in questa sala del Tempio Venugopalaswami e riempirsi di gioia e di pace, quale i bhajan possono conferire. Coloro che cantano i bhajan ottengono ciò che può chiamarsi "doppia promozione" perché da essi deriva la gioia e distribuiscono gioia! La vita oggi è piena di dolore, è assediata da paura e disperazione. Il solo momento in cui potete dimenticare questi pensieri e rafforzarvi per affrontare i tempi duri, è quando venite a contatto con la sorgente di ogni forza: Dio. Non potete guadagnare pace e gioia finché vi piegate sotto il peso della vita quotidiana. Voi portate un pesante carico di preoccupazioni tutto il giorno; lo tenete lontano per un'ora ogni sera e passate questo tempo con Dio, che può rendere le vostre spalle forti e il vostro peso leggero. Troverete piacere nei bhajan appena ne farete una pratica giornaliera, come mangiare e dormire. Voi mangiate due volte al giorno per il mantenimento del corpo; non dovreste fare bhajan almeno una volta per il sostentamento della mente? I bhajan fanno parte della nostra cultura, della tradizione sanathana dharma, che è sopravvissuta, benché in forma attenuata, solo nei villaggi, ma è sparita dalle città, dove le persone hanno modi più "eccitanti" di passare il tempo e di ricreare il loro spirito. Ma questo programma di bhajan congregazionali deve essere incoraggiato, sviluppato e trapiantato più tardi nelle città. Sono contento di notare che i giovani di questo villaggio e dei villaggi adiacenti, specialmente coloro che frequentano il "Sri Sathya Sai College"' mostrano appassionato interesse ai bhajan. Questo è infatti un segno promettente, denso di grande potenziale per il futuro del paese e della sua cultura. Essi stanno purificando la loro mente e aiutando a purificare l'atmosfera di questi villaggi. Anche l'aria dei villaggi è inquinata da volgari film cantati, da conversazioni umilianti e disgustose. Le 24 ore di bhajan la purificheranno con vibrazioni divine. E quelli che respirano l’aria pura saranno più sani e più retti nel comportamento. Lo studente che Mi ha fatto un discorso di benvenuto, ha finito col chiederMi di venire un'altra volta in questo posto per alcune funzioni cui lui faceva riferimento. Io sono pronto a venire nel vostro villaggio tanto spesso quanto volete, perché trovo che l'umanità dell'uomo prospera solo nei villaggi. Nelle città le persone l'hanno dimenticata. Voi sapete che Sri Krishna nacque in un villaggio dove più tardi governò il bestiame. Suo fratello ebbe sempre un giogo sulle spalle e fu fiero di ciò. Dharmasthapana, o il ripristino della rettitudine, deve iniziare nel villaggio in cui essa è ancora radicata, sebbene debolmente. Perciò voi dovete vivere sul sentiero del dharma e trattarlo come la meta di tutte le vostre attività. Siate uniti in questa avventura e incoraggiatevi l’un l'altro mentre procedete lungo questo sentiero. Allora il successo sarà assicurato.

pag.131

...Perciò, una persona potrebbe essere esperta in molti campi o maestra di molti mestieri e realizzazioni materiali, ma senza pulizia interiore, il suo cervello è un deserto o una pietra massiccia senza traccia di amore, pietà o virtù. Dei nove gradini del sadhana spirituale che conducono alla realizzazione del "se" come stabilito nel Bhakthi Sastra, daasyam, o l'attitudine al seva, è proprio vicino alla meta finale: è l’ottavo gradino. Lo studio dei testi, il rinunciare alla ricchezza per la carità, la ripetizione del nome o il cantare i salmi e gli inni possono essere buoni esercizi per santificare la mente e per evitare di cadere in cattive strade e in rovinosi passatempi, ma di rado purificano la coscienza dell'uomo. Invece essi servono per lo più a gonfiare l'ego, e a instillare orgoglio e brama competitiva di superiorità. Potreste stare seduti nella stanza dei bhajan e cantare ad alta voce in coro, ma la vostra mente può essere in ansia per il paio di chappals (ciabatte) che avete lasciato fuori della stanza. Sempre, dietro la mente, c'è la paura di perdere i chappals; ciò rende non validi i bhajan e li rende una sterile esibizione. Il sadhana del seva è completamente diverso. Nei seva dedicate energia e attenzione al compito intrapreso perché esso è un compito sacro...

pag.188

...Il Signore disse a Narada che poteva trovarLo ovunque la Sua Gloria fosse cantata dai Suoi devoti. Ciò significa che Egli è presente in migliaia di posti in cui si cantano bhajan? No. La condizione essenziale è che essi siano "cantati da devoti". I devoti cantano per piacere a Dio, per acclamare la Sua Maestà, non implorano per esibizione, apprezzamento o fama, non hanno alcuna invidia o superbia nei loro cuori.

sea

Tansen era un celebre cantante che faceva parte della corte dell'imperatore Akbar. Egli era così pieno di talento, che quando cantava il raga Meghamala, le nuvole si radunavano fitte nel cielo; quando cantava Varuna, cadeva la pioggia; quando cantava Nagaswara, i serpenti si riunivano di fronte a lui.

Un giorno, mentre Akbar era impegnato nella preghiera, sentì un karidasa, un mendicante vagabondo, cantare una canzone che toccò immensamente il suo cuore. Akbar chiamò Tansen alla sua presenza e gli chiese perché egli non poteva far vibrare così il suo cuore. <<Tu hai tutti i doni e sei il più bravo cantante, tuttavia questo dasa mi commuove come nessun altro. Perché?>>. Tansen disse: <<Maharaj, mentre canto, io guardo il tuo viso per scoprire se ti piaccio o no. Il dasa canta guardando il viso di Dio sempre davanti a lui, ed egli è felice quando è contento Dio>>.

I bhajan devono essere cantati col cuore e non solo con le labbra...

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.210

... I bhajan che durano tutta la notte significano la consapevolezza della Divina Presenza che ognuno dovrebbe coltivare durante la vita. I riti e i voti fatti per Sivarathri sono assenti nelle altre notti dell'anno e la loro osservanza in questo giorno deve ricordare la loro utilità. Ci sono tre tipi di uomini: il multi-centrato, l'uni-centrato e il non-centrato. Il primo gruppo che permette ai suoi sensi, mente e intelligenza di vagare dove vogliono, è un gruppo molto numeroso. Così pure è il terzo gruppo, che comprende persone che svolazzano da un oggetto all'altro, saltano da una cosa a un'altra con indifferente leggerezza. Per avere la concentrazione, caratteristica del secondo gruppo, la festa di Sivarathri è molto propizia. I bhajan e il continuo flusso di kirtan e namasmarana in questa occasione aiutano a concentrarsi su un singolo soggetto. Voi dovete comprendere che bhajan, namasmarana, adorazione e puja non sono fatti per piacere e propiziarsi Dio, ma per il vostro progresso spirituale. Spesso la gente adula il ricco e il potente - specialmente quando sono in carica - o sono loro grati per qualche prezioso aiuto, per indurli a riversare doni su di loro. Ma Dio non riversa la Grazia sulla gente perché essa canta le Sue lodi. Né Egli se ne allontana perché non Lo esalta. La recita degli attributi divini permette di raggiungere elevati ideali e di avvicinarsi sempre più alla Divinità che è la nostra natura. Noi diventiamo ciò che contempliamo...

Discorsi volume I

pag.42 ESAMINATE, SPERIMENTATE

...Tutti gli esseri devono compiere il Karma: è un obbligo universale, ineluttabile. Qualcuno pensa che solo Punya e Papa, il lodevole e il peccaminoso, le azioni virtuose o viziose hanno il diritto di essere chiamate Karma. Non e così, il vostro stesso respiro è Karma. Non potete rinunciare ai frutti di certi Karma! Esistono Karma fisici, mentali e spirituali: eseguirli per il bene del Sé si chiama dedizione. Poco fa vi è stato consigliato di visitare Puttaparthi per trarre ispirazione dai Bhajans che si cantano in quel luogo. Vi prego di non affrontare quella spesa, perché ovunque voi siate, in qualunque momento Mi invochiate, la vostra stanza può diventare Prasanthi Nilayam e il vostro villaggio Puttaparthi. Io sono sempre pronto ad ascoltare e a rispondere. Voglio che siate attivi, pienamente impegnati, altrimenti il tempo graverebbe pesantemente sulle vostre mani. Non sciupate un solo istante della breve esistenza che vi è assegnata, perché il tempo è il corpo di Dio...

21 - pag.101 JADA E CHAITHANYA (Akhanda Bhajana)

 

Voi tutti avete gustato la dolcezza del Nome del Signore per ventiquattro ore, come partecipanti all'Akhanda Bhajana. Akhanda significa: ininterrottamente, senza alcuna sosta. Sono contento che abbiate cantato senza interruzione e scelto i Namavali delle varie Forme del Signore, anziché ripetere sempre uno speciale Namam, come se Dio non avesse che un solo aspetto particolare. Lo stesso uomo è padre per i suoi figli, zio per i suoi nipoti, fratello di alcuni, cugino di altri e figlio per i suoi genitori; allo stesso modo, Dio ha molti aspetti e, quando cantate i Bhajans, dovete cercare di soddisfare tutti coloro che partecipano, ricordando le molteplici manifestazioni del Signore e non semplicemente Rama, Krishna o Sairam. Inoltre, Akhanda Bhajana non significa qualcosa che può venire conclusa in sole ventiquattro ore e neppure in sette giorni; questa contemplazione della Fonte è Meta di ogni cosa deve continuare dalla nascita alla morte. La processione che conduce al luogo della cremazione inizia nel momento stesso della nascita, e il battito del cuore è il tamburo usato per accompagnarla. Qualcuno prende la strada più lunga, altri giungono velocemente, ma tutti sono in viaggio. La pratica del Bhajans, quindi, va iniziata nell'infanzia e deve poi continuare per essere la compagna costante dell’uomo, il suo sollievo e la sua forza. Non rimandatela alla vecchiaia, perché è il cibo essenziale della mente. Vedo che siete felici per avere cantato ed esservi riuniti, ma si tratta soltanto di un sentimento temporaneo. Avete condiviso questo tempo glorificando il Signore, ma vi riunirete domani con lo stesso entusiasmo dove la falsità e l'ingiustizia vengono onorate? Non c'è costanza nel vostro comportamento. Quello che sentite giusto e quello che fate stanno ai poli opposti. Questo non è il segno distintivo di un Bhaktha. Senza Sraddha, come potrete ottenere Santhi e Santhosha? Gli uomini cercano freneticamente Santhi e Santhosha in mille modi e per mille strade. Il Dottor Bhagavantham Mi stava dicendo, poco prima che giungessi qui, al Tata Institute of Science, che c'è qualcosa al di là di questo mondo oggettivo, un mistero che diventa più profondo ed oscuro man mano che la scienza avanza. Aprendo una porta, lo scienziato sorpreso ne scopre altre dieci chiuse. Quindi, la vera Santhi può essere ottenuta solo nella profondità dello spirito, nella disciplina mentale, nella fede di un'unica base in tutta questa apparente molteplicità. Una volta ottenuta, è come possedere l’oro col quale potete forgiarvi qualunque tipo di ornamento. E' una questione di esperienza personale; la gioia di quella esperienza e la profonda felicità che la accompagna, non possono venire comunicate a parole. Tutta questa Sravanam e Kirthanam servono proprio per condurvi più vicino a quella esperienza, Sravanam è la medicina interna e Kirthanam il balsamo che va applicato esternamente, entrambe sono necessarie. Allo stesso modo, sono indispensabili tanto il Dharma che il Karma...

22 - pag.108 LO SCHERMO INTERIORE

 

E' divenuto un modo convenzionale indirizzarsi al pubblico, durante simili riunioni, come a "fratelli e sorelle", benché nessun oratore sia pronto a vivere secondo l'ideale espresso da questa formula. Molte simili, vuote formalità sono entrate nella pratica quotidiana. Ad esempio, poco fa è stato ricordato che oggi è un giorno di festa nella storia di Thirupathi. Purtroppo si tende a creare un'inflazione di tali giorni. Ricordate che esistono solo quattro giorni che meritano questo onore, vale a dire il giorno in cui i Bhaktha si riuniscono per cantare la Gloria di Dio; quello in cui vengono nutriti gli affamati; il giorno nel quale si incontra un grande saggio e quello nel quale Viveka albeggia sull'individuo. Questo giorno rientra in uno di quelli elencati sopra, per cui la definizione data dal segretario è, una volta tanto, corretta. Il lavoro che impegna questo comitato Mi piace; ecco perché Mi sono affrettato a venire qui da Bangalore, dove ieri si era tenuta una Akhanda Bhajana. Mi piace Thyagaraja e il Mio affetto per lui non è nato oggi, ma risale nei secoli. Thyagaraja e Thirupathi sono molto legati l'uno all’altro: fu qui che pregò perché venisse rimosso, dalla Grazia del Signore, lo schermo che gli nascondeva la sua Luce interiore. Questo comitato si è sforzato con ogni mezzo di erigere un luogo di adorazione per il santo, e una sala per celebrare la festa di Thyagaraja ed incoraggiare lo studio e la pratica delle sue canzoni. Mi sono dispiaciuto nell'udire che queste persone hanno dovuto intraprendere lunghi viaggi, ricevendo solamente elargizioni di piccole somme. Il rapporto che è stato steso, mette in evidenza la devozione e il sacrificio di costoro, ma rivela anche il falso senso del valori che la gente oggi sta sviluppando. "Dabbu" (il denaro) deve circolare proprio come "bluddu" (il sangue), altrimenti la salute ne soffrirà. Non esiste un modo migliore di usare "dabbu" che per promuovere la Bhakthi, perché ne beneficerà l'intero sistema individuale e sociale. Se il denaro viene accumulato, anziché messo in circolazione, sarà causa di sollevamenti sociali, e i sollevamenti possono divenire pustole e quindi scoppiare. Sono venuto a conoscenza che, nella loro disperazione, i segretari hanno pensato di promuovere una lotteria per raccogliere i fondi necessari al completamento delle opere. Io sono del tutto contrario a questo progetto. Una lotteria attrae i soldi provenienti da persone mosse dall'avidità, si regge sulla prospettiva di facili ricchezze, e tenta gli uomini da un punto di vista sbagliato. Il denaro che avanzerà, dopo aver venduto i biglietti e distribuito i premi, è corrotto. Anche se lo scopo è buono, il mezzo deve essere puro. Chi dona anche solo un "paisa", deve farlo per vera devozione, sapendo che il suo denaro sarà usato per innalzare quella costruzione che lui stesso desidera venga realizzata. Non accettate denaro dato malvolentieri, per un altro scopo o un'altra devozione. Solo allora questo edificio sarà degno di Thyagaraja che respinse il Nidhi offerto dai Raja di Tanjore, preferendo il "Sannidhi" del Signore ai favori elargiti da donatori umani. Quando la malattia imperversa si fa più urgente la necessità di dottori; ebbene, ora che i livelli della condotta morale sono caduti così in basso, la gente deve rivolgersi a medici come Thyagaraja, che somministrano la medicina di Ramanama sotto forma di una pozione dolce e gustosa. In ogni gruppo linguistico esistono grandi Vaidya che trattano con successo questo Bhavaroga: Surdas in Hindi, Ramalingaswami in Tamil e Purandaradasa in Kannada, tanto per portare un esempio in ciascuna lingua. Ma Thyagaraja sta in una classe tutta sua; e non perché cantava in Telugu, ma perché le sue canzoni hanno il timbro di una rara eccellenza di sincerità devozionale, bellezza poetica e melodia musicale. Il raga si adatta al ritmo emozionale dell’idea descritta nella canzone, la scansione del tempo è appropriata al significato, le parole dettano automaticamente il Thala e guidano il suonatore da una nota all'altra. Inoltre, l'intera struttura della canzone aiuta a far sorgere il desiderio yogico nel cantante. Una simile spontanea maestria nella scienza e nella arte della musica e della Sadhana, si riscontra raramente nella storia di una lingua o di un paese. Egli cantò inconsapevolmente dalla pienezza della sua realizzazione; per questo le canzoni hanno quella strana forza comunicativa che infonde Ananda al cantante e all’ascoltatore. Devaki diede alla luce Krishna, ma il bambino fu allevato da Yasoda a Brindavan, e fu costei a prendersi tutto il piacere che il bambino poté darle. Allo stesso modo, gli appassionati tamil di musica hanno adottato Thyagaraja e le sue canzoni molto più intensamente delle persone di lingua telugu. Si possono chiamare gli Yasoda di Thyagaraja. I Tamil si specializzano nel Raga e Thala, e cantano aderendo scrupolosamente ad essi; ma poiché non riescono ad afferrare appieno il significato del testo, incorrono spesso in distorsioni che stridono all'orecchio telugu. Le canzoni di Thyagaraja dovrebbero venire apprese da un numero sempre maggiore di devoti telugu, perché le sfumature di questa lingua, presenti nel suoi Krithi, non vadano perdute. Dopo tutto, i Raga, i Thala e i simboli sono d'aiuto per una più facile assimilazione del messaggio contenuto nella canzone, e per trasmettere al cantante e all'ascoltatore l'emozione vitale dalla quale la canzone è scaturita. Ma tutto questo è possibile, solo quando il significato è chiaro. La musica è uno strumento universalmente popolare: uomini, donne e bambini di ogni paese sono sensibili alla sua influenza sottile, e persino gli animali e le piante la recepiscono. Il Signore ha detto: "Madbhakthaah Yathra Gaayanthe, Thathra Thishtaami Naarada", " Io Mi siedo dove i Miei devoti cantano". Quindi, le canzoni di Thyagaraja, se cantate bene e con la piena comprensione del contesto e del significato, sono un mezzo eccellente per diffondere la Bhakthi. Io sono venuto qui oggi, proprio per incoraggiare e benedire questo comitato che sta commemorando Thyagaraja Utsavam. Tre cose hanno concorso a condurMi da voi: iccha, sraddha e anukulam: il vostro desiderio, la fede e la comunione di interessi! La Thirumalai Thirupathi Devasthanam deve favorire la crescita dei Bhaktha ovunque si trovino, perché è attraverso la Bhakthi che i pellegrini si adunano sulla Collina, e pregano davanti a Venkateswara; se la Bhakthi si prosciugherà con che potranno dissetarsi le menti umane? Essa costituisce la cisterna d'acqua di tutti i templi di questo paese: ecco perché il Devasthanam può ben venire in aiuto di questo comitato. E' proprio facendo il lavoro di Devasthanam, promuovendo i Kirthi di Thyagaraja, che si sviluppa lo spirito di devozione. Thyagaraja era Valmiki stesso venuto nel sud dell'India per cantare la gloria di Rama e spargere Ramatharamanthra. Egli teneva presente il benessere dell’individuo e quello del mondo; godeva la costante presenza del Signore, tanto che Rama dovette dargli il Darsan e venire in suo aiuto molte volte. La sua Bhakthi lo fece vivere sempre in pace e gioiosamente. La preghiera e il pentimento sincero sono le due discipline che lavano la mente dall'egoismo e dall'odio, e Thyagaraja è un ottimo esempio di questo atteggiamento. Era sempre impegnato ad esaminare gli atti e le parole per valutarli col metro della Bhakthi. Come l'ape si spinge lontano alla ricerca dei fiori, come il rampicante si abbarbica all'albero per non cadere, come il torrente corre verso il fiume e questo al mare, allo stesso modo Thyagaraja si struggeva di desiderio per Rama; le sue canzoni sono fiori puri e fragranti di Bhakthi, e per questo immortali. Ogni uomo desidera il riposo, ma la polvere dei desideri sensibili si accumula nella mente formando la ruggine e minacciando di farla scoppiare. Quindi, per mantenerla in perfetto stato dovete rimuovere l'ossido. La musica di Thvagaraja è utile proprio a questo scopo; mettete da parte per un momento il vostro cinismo, ascoltate quei toni affascinanti e assorbitene il significato. La scienza della cultura spirituale e del controllo della mente è stata sviluppata e praticata in questo paese per migliaia di anni; ecco perché la civiltà indiana ha resistito all'urto del secoli e alla furia dei tifoni che hanno spazzato via popoli interi. L'India, alla soglia di una nuova era, si presenta ancora verde, fresca e guidata dai suoi antichi ideali. Il gusto per la buona musica se n'è andato ai nostri giorni con l'avvento dei ritmi orecchiabili diffusi dal cinema, e la follia viene spinta a tal punto da imitarli persino nei Bhajans! Cantate i Kirthi di Thyagaraja nei Raga classici: sono certo che eserciteranno una forte attrazione. Non sono semplici "paatalu" (canzoni), ma piuttosto dei "mutalu" (mazzi) di pietre preziose che vi condurranno lungo le " baatalu" (strade) verso Dio. Se Thyagaraja verrà dimenticato, questa sacra collina si abbasserà, perché deve la sua altezza al fatto di poggiare sul piedistallo della Bhakthi. Ma dimenticarsi di Thyagaraja sarà possibile, solo quando il popolo di questo paese diverrà disperatamente mondano, sordo al sussurro di Dio.

Tirupathi Thyagabrahma Utsava, 11-7-1957

pag.134

... Quando nel bhajana cantate il Nome di Dio, dovreste meditare la verità sottintesa. Il Namavali "Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare; Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare", si compone di sedici parole, ciascuna delle quali sta a significare una virtù che deve essere coltivata per mezzo di quel canto. (E qui Baba ha recitato una canzone telugu da Lui composta sul momento ed indicante le sedici qualità). Il cercatore di Dio deve essere: l) un Bhaktha (pieno di devozione); 2) Un Thapoyuktha (preparato a trarre gioia dalla sofferenza); 3) un Samsara Muktha (libero da attaccamento verso le cose transitorie); 4) un Padaasaktha del Signore (desideroso di servire il Signore); 5) un Vihitha (che agisce con rettitudine); 6) un Daanasahita (caritatevole); 7) un Yasomahitha (che possiede una reputazione senza macchia); 8) un Kalmasha rahitha (che non ha difetti nel carattere); 9) un Purna (pienamente contento); 10) un Gunagana uththirna (dotato di ogni virtù); 11) un Vidya vikima (che possiede i, frutti dello studio); 12) uno Jnana visthirna (maturo di saggezza); 13) uno Swaantha (autocontrollato); 14) un Sadguna (adornato con encomiabili caratteristiche sociali); 15) un Krantha (pieno d'umiltà); 16) un Vinaya visrantha (completamente dedicato a Dio). E finalmente un Padaswantha del Signore, o almeno dovrebbe pregare, mentre recita ciascuna parola, perché crescano in lui tutte queste qualità che lo condurranno più vicino alla meta. Se possiede queste virtù (qui Baba ha recitato l'ultima strofa della canzone appena composta) allora "Vade nenudu, nene vadudu", cioè "Egli è Me, Io sono Lui". Sì, dovete lottare, non potete raggiungere le cima senza sforzo. Abbiate fede nella vittoria finale, radunate coraggio e fiducia da tutto ciò che può darvene, ed evitate il contatto con le persone che seminano la paura e il dubbio. Fate tesoro della fiducia che ottenete qui, nutritela e vigilatela con cura; non lasciatevela sfuggire di mano appena avrete varcato questo cancello. I semi vanno curati, innaffiati, fertilizzati e protetti dai parassiti. Potete superare un esame senza aver studiato? Eppure è proprio quello che cercate di fare! Dovete liberarvi dall'attaccamento verso le cose transitorie, diventare forti, ed essere al di sopra della tentazione. I pesci sono felici finche restano immersi nell’acqua, quando vengono gettati all'asciutto lottano e soffrono pene mortali. Allo stesso modo, l'uomo è felice quando si trova immerso in Prema, Santhi e Sathyam; sono questi i componenti dell’acqua che dona la vita, e quando ne viene tratto fuori, soffre e si sente terribilmente miserabile. La vita consiste proprio "nell'essere buttati fuori dall'acqua"; la Sadhana e la lotta per ritornare nell'elemento vitale...

pag.154

... Qualcuno potrebbe sorridere dei Bhajans, sostenendo che si tratta semplicemente di esibizioni teatrali, e raccomandare invece la tranquilla meditazione nell'intimità della propria stanza di preghiera. Ebbene, ricordatevi che riunirsi a cantare i Bhajans serve a rimuovere l'egoismo, il timore dello scherno e la vergogna di invocare i Nomi del Signore. Il cantante viene ispirato dalla devozione degli altri, e la compagnia di uomini dai sentimenti affini aiuta a nutrire la pianticella, evitando che venga bruciata dalla vampa della derisione...

Discorsi volume III

26° - pag.127 EQUANIMITA’

Coloro che abitano a Malleswaram hanno fatto lunghi preparativi per celebrare il festival annuale del Bhajana (canto devozionale). Il Bhajana reca sempre gioia e pace, ma cercate di non servirvene per aumentare l'egoismo, le reciproche recriminazioni, o l'invidia e l'orgoglio, come molto spesso accade. Siate umili, calmi e tolleranti. Cooperate con tutti e trattate tutti con gentilezza e cortesia. La devozione non è un'uniforme da indossare al giovedì sera quando vi riunite per i Bhajans, e da togliere allorché sono finiti. Deve invece essere di stimolo ad un’attitudine di umiltà, di riverenza verso i genitori, gli insegnanti, gli anziani e gli altri; è una forma mentale, un'attitudine che deve essere sempre presente. E’ il sostegno del cuore, così come il cibo lo è del corpo. Come l'ago della bussola segna sempre il Nord senza mai deviare, e vi ritorna prontamente, velocemente, ogni volta che un movimento lo allontana da quella direzione, il Bhakta deve vedere sempre il Signore ed essere felice solo quando è rivolto verso di Lui. Molta gente pensa a Dio soltanto se è sopraffatta dalla sofferenza. Naturalmente è bene che ciò accada, è meglio che chiedere l'aiuto di chi è ugualmente soggetto al dolore. Ma è infinitamente meglio pensare a Dio nella sofferenza e nella gioia, nella pace e nel tormento, sempre. La prova della pioggia è l'umidità del suolo; la prova della Bhakti (devozione) è la Pace del Bhakta (devoto), la Pace che lo protegge dagli assalti del successo, del fallimento, della fama, del disonore, del guadagno e della perdita. La devozione è il Gange, Vairagyam (il distacco) è lo Yamuna, Jnana (la conoscenza) è Saraswathi, i fiumi del Sacro Triveni. Jnana è la motrice di un treno diretto, sul quale salite per farvi condurre a destinazione. La devozione è la carrozza di un treno diretto, che può essere staccata dalla motrice e attaccata ad un'altra; ma non dovete temere: sino a quando starete al vostro posto vi condurrà a destinazione. Il Karma è il treno normale; se vi salite, dovete ad un certo punto scendere, salire ancora e poi scendere ad ogni fermata, portare i vostri bagagli, caricarli e scaricarli, e fare un grosso lavoro per poter giungere a destinazione. La Bhakti, o Devozione, è sufficiente persino per acquisire Jnana. Essa termina in Samadhristhi, nell'equanimità che distrugge l’egoismo. Anche Jnana vi dà queste cose. Narada una volta si offri di insegnare alle illetterate Gopis i principi filosofici che lui chiamava Vijnanabhoda e Krishna fu d'accordo. Ma esse gli dissero: "Non ci interessano né le tue parole, né il tuo insegnamento. Noi vediamo Krishna ovunque ed in ogni cosa e così non odiamo, né invidiamo nessuno. Abbiamo Samadhristhi e non l'ego. Noi crediamo, e questo ci è sufficiente>>. Narada trovò giusto ciò che esse dicevano e se ne andò conquistato...

 

Thursday, 13 October 2011 14:05

Buddha – Buddismo

La scienza di Dio

La vera fama viene da una vita retta [12] pag.71

Ogni virgola di questi consigli dati agli allievi è di una potenza elevatissima, Dharmavyadha si guadagnò una fama perenne per il servizio devoto offerto al padre e alla madre. Rama e Harischandra ebbero fama immortale a causa della loro costante fedeltà alla Verità. Con la retta condotta dei semplici mortali divennero dei maha Purusha, dei Grandi indimenticabili. Il Buddha si astenne dal fare del male ad ogni essere vivente, perché diceva che la non-violenza (ahimsa) è la forma più alta di morale (paramo dharmah), e divenne così rispettato come maestro del mondo.

Colloqui

H.- Forse anche Buddha fu un messaggero di Dio?

SAI - [4] pag.93

Buddha non menzionò mai Dio. La storia narra che egli era un principe con moglie e un figlio e che quando vide la morte e il dolore, ne volle trovare la causa. Per anni si sottopose a dure penitenze; poi venne con tre annunci: "tutto è dolore, tutto passa, tutto è vuoto".

H.- Allora Buddha non realizzò Dio ma il nirvana? 47

SAI - [5] pag.93

Sì. (In precedenza Sai aveva detto che si trova ciò che si cerca, e che Buddha aveva cercato la causa del dolore). C'è solo uno voga, ed è quello della Devozione (Bhakti-yoga). Tutti gli altri, lo Yoga dell' Azione (Kriya-yoga), lo Yoga del Corpo (Hatha-yoga), il cosiddetto Sai-yoga, il controllo del respiro (pranayama) e tutti i metodi e le tecniche noti come yoga appartengono al corpo: sono come esercizi ginnici. Destra, sinistra, alto, basso! Qual è il, risultato? Non hanno valore e sono una perdita di tempo. Lo Yoga della Devozione è la via diretta verso Dio; è la via facile. Tutte le altre sono inutili.

Ci sono sei tipi di Devozione; il madhura, che significa "dolce", è il tipo più elevato.

  •  

H- Svami dice che Dio soccorre il devoto per salvarlo dalla perdizione. Che cosa si deve intendere per perdizione?

SAI - [19] pag.113

A te che cosa viene in mente con quella parola?

H - Mi richiama l'Inferno.

SAI - [20] pag.113

Questo è solo un concetto mentale.

H - Tuttavia il Buddha parla dell'Inferno come di un luogo.

SAI - [21] pag.113

Sì, è un luogo; ma è un luogo della mente. E’ uno stato mentale, dove ci sono grandi ansie e sofferenze. Questo è uno stato che viene dopo la morte. Sai è qui per guidare i Suoi devoti, affinché non cadano in quello stato.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.60

...Buddha conobbe e fece conoscere al mondo la verità: ogni cosa è dolore. Ogni cosa è vuota. Ogni cosa è breve. Ogni cosa è corrotta...

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.407 LA VIBHUTHI

...Sebbene la scuola Charvaka di filosofia negasse Dio e le scuole Jainiste e Buddiste rifiutassero di proporre Dio, Sankara asserì che Dio è senza forma e senza attributi, ed è meglio descritto come Splendore Supremo o Jyothi. Egli disse che il fisico non è diverso dall'Universale, che Jiva è Brahman stesso, che la natura molteplice è anche Brahman visto attraverso uno strano velo, come una mescolanza di verità e falsità, una particolare finzione chiamata maya o avidya. Brahman è la causa e prakriti (natura) è l'effetto...

pag.408

...Il mondo obiettivo è la sovrapposizione su Brahman e falsifica e distorce la realtà. Gli ignoranti presumono sia reale. Buddha descrisse il mondo con quattro caratteristiche:

(l) Sarvam dukham: tutto è dolore. Esso è chiamato matya loka, il mondo della morte. (2) Sarvam Kshnikam: tutto è transitorio, niente è stabile, tutto cambia. I boccioli sbocciano e appassiscono, i lampi balenano e segue l'oscurità. Ogni individuo, cosa o qualità cresce e declina. (3) Sarvam svalakshanam: ogni persona o cosa è unica; anche i gemelli identici hanno rispettivamente alcune qualità o attitudini particolari. Neppure due foglie dello stesso albero sono uguali in tutti gli aspetti. I molti sono divisi in molti altri ancora da queste differenze. Perciò Buddha dichiarò: (4) << Sarvam soonyam>>.<<Tutti sono zero, nulla, senza valore". Dove sono i padri e i nonni che se ne sono andati? Solo la loro memoria rimane. Quanti imperi sono stati sepolti nel tempo?..

Discorsi volume I

Pag. 150

…Da ultimo è bene che sappiate come usare l’opportunità avuta in questa vita di venire in contatto col Signore. La lampada sparge la sua luce, ma può venire usata sia per scopi buoni che cattivi, e lo stesso può dirsi per le acque del sacro Ganga. L'uso che farete di questa opportunità dipende dal vostro destino, dalla vostra fortuna, e dalla quantità di Grazia che sarete in grado di guadagnarvi. Sviluppate la fede, rafforzate la devozione, e il resto verrà di conseguenza. Rama fu il rappresentante di Sathyam, Krishna di Prema e Buddha di Karma. L’attuale manifestazione riunisce Sathya, Dharma, Santhi e Prema. Sathya è il Dharma, e Prema concede Santhi. Io vi ordino di non odiare mai gli altri, né desiderare il male, o sparlare di loro…

Discorsi volume II

Pag.220

... Ieri mi sono rivolto agli uomini in particolare, oggi mi rivolgerò alle donne. Molte fra voi maledicono il giorno che sono venute al mondo e pensano all'ora della morte come ad un sollievo. Molto male! Non potete sfuggire le vostre responsabilità e andarvene prima che il vostro compito sia terminato. Sarebbe un segno di debolezza e di vigliaccheria da parte vostra. Voi credete che il ricco, il letterato ed il potente siano felici! No! Nessuno al mondo lo è, a meno che abbia eliminato tutti i suoi desideri fino all’ultimo; oppure che non abbia più desideri da soddisfare. L'ultima soluzione è la migliore e la più naturale, Credetemi! Prendete i fastidi che si presentano come prove elementari alle quali vi Sottopone il Signore per insegnarvi il distacco. L'aria condizionata serve quando fa molto caldo, non è vero? Quando voi perdete un figlio chiedetevi se era nato con il solo scopo di rendervi felici. No! Egli doveva compiere il suo destino. Il padre di Gauthma Buddha fu talmente rattristato nel vedere il proprio figlio mendicare per le strade con la sua scodella in mano che esclamò: <<Tutti i miei antenati erano dei re! Quale maledizione può avere un mendicante in questo nobile lignaggio! <<Buddha gli rispose: <<Tutti i miei antenati avevano una scodella in mano! Io non ho re nel mio lignaggio!>>. Il padre ed il figlio avevano preso due strade differenti ed il sangue del figlio poteva essere fatale al padre in caso di trasfusione. Un'altra cosa: dovreste essere più fermi e costanti nella vostra disciplina spirituale. Sbarazzatevi della tendenza a chiacchierare e ad occuparvi degli affari degli altri e di ciò che non vi riguarda. Rispettare le regole che sono state stabilite per la vita nell'Ashram e date il buon esempio ai nuovi arrivati! Questo vale anche per gli uomini!..

Thursday, 13 October 2011 14:02

Bene e Male

Al di là dell’illusione

Pag.65

Le qualità cattive sono i Kaurava (una delle due schiatte nella guerra narrata dal Mahabarata), e le buone, Sathya, Dharma, Shanti, Prema e Ahimsà, sono i cinque fratelli Pandava. Le qualità malvagie sono in gran numero, come i Kaurava. La battaglia si svolge in ogni uomo, sotto i proprio Hridayakasha (cielo del cuore), nel proprio Cidbhumi (campo di battaglia della mente cid, mente, bhumi, campo di bat taglia), in ogni momento.

Pag.128

Solo l'Atma vidya (la conoscenza atmica) può fissare la mente nel Dharma. I giovani che studiano in questo Istituto potranno intravedere quest'Atma vidya e dopo nascerà in loro un acuto desiderio di saperne di più. Questa conoscenza e questo desiderio li manterrà in una giusta posizione di fronte ai problemi della vita. La guerra del Kurukshetra, di cui il Mahabharata è sfondo e scenario, durò diciotto giorni. Altre guerre sono durate di più, sette, trenta e persino cento anni ma, per lunghe che siano state, ebbe una fine. Dovevano pur finire un certo giorno! Invece, la guerra tra Giva e Maya, tra l'individuo e i trucchi affascinanti e illusori della natura, veramente irreale nella sua varietà adescatrice, è una battaglia continua, che combatte ancora, l'ultimo uomo che rimarrà sulla terra. La vittoria sarà di Giva (l'individuo) solo quando egli sceglierà Dio come sua guida e lascerà a Lui i propri giudizi e desideri. La Maya può essere vinta solo se vi alleate con il Suo padrone, che è Madhava (Dio).E’ questa la lezione che vi dà l'Atma vidya e che i figli dell'India devono imparare, così come i giovani di tutto il mondo, per trarne un immenso beneficio.

Pag.133

Sappiamo che c'è stata la guerra dei sette anni. Ma la guerra tra l'uomo e la mente, tra Givi e Maya, tra l'individuo e il mondo oggettivo, è lunga quanto il tempo. Il primo uomo la dovette combattere, così come la combatterà l'ultimo, a meno che, come Argiuna, prendiate Dio come vostro conduttore e cediate a Lui i sensi, la mente, l'intelletto, i desideri, i mezzi e gli scopi: allora soltanto sarete certi della vittoria. Questa è la lezione che dà l'Atma vidya ed è quella di cui i figli dell'uomo hanno diritto di apprendere.

Discorsi 88/89 volume I

Influsso del pensiero [13] pag.67

E’ stato detto che il mondo è Vishnu, ma l'umanità è incapace di afferrare appieno questo concetto e perciò vive scontenta. La natura risponde ai sentimenti, alle intenzioni e non si può raccogliere altro che quanto è stato seminato. La semente di una pianta spinosa ci darà arbusti spinosi. Allo stesso modo, il bene e il male risultanti dalle azioni, non sono altro che l'effetto dei pensieri. Non affannatevi in varie fantasticherie, in congetture e sospetti infondati, sempre causa di malintesi e di discordie; non concepite giudizi avventati e irriguardosi nei confronti del prossimo; evitate di tormentarvi con inutili apprensioni e preoccupazioni di carattere personale. I vostri pensieri siano santi, nobili, solleciti per il bene altrui e pieni di riguardo per tutti. Rispettate i vostri simili; amateli. Fate che tutti quanti sentano l’influsso del vostro amore.

Discorsi 88/89 volume II

Critiche a Rama [4] pag.22

Bene e male sono il diritto e il rovescio di ogni cosa. Gli abitanti di Ayodya avevano una gran devozione e un gran rispetto nei confronti del Signore Ramachandra. Tuttavia, nonostante le loro insistenze nel pregarLo di rimanere in città, Rama decise di recarsi nella foresta. Le stesse persone, che prima erano così amorevoli, rispettose e piene di riguardi per Rama, non avendo ottenuto quanto desideravano, incominciarono a rivolgerGlisi con parole aspre e con del risentimento." Eravamo abituati a pensare che il cuore di Rama fosse dolce come il nettare. Credevamo che il Suo cuore fosse tenero come il burro. Non avremmo mai immaginato che sarebbe stato così crudele...".

Il dualismo nell’uomo [7] pag.22

Nella maggior parte degli esseri umani si trova una mescolanza di bene e male. I corvi prediligono cibi amari, mentre i cuculi amano le tenere foglie del mango. Allo stesso modo si comportano certe persone a cui piace godere le cose del mondo, e così esauriscono, sprecano e tormentano tutti i momenti della loro vita. I buoni invece aspirano intensamente ad ottenere la Grazia di Dio. In entrambi i casi c'è una commistione di bene e di male.

Il prezzo del bene [8] pag.23

I buoni hanno sempre problemi e difficoltà da affrontare. Dal punto di vista materiale, chi è buono ha molto di che soffrire. E’ l'albero dei desideri che dispensa ogni genere di frutto. Come pure l'oceano, che elargisce diamanti, è anche pieno di fango. Ma il bene e il male non fanno parte dell'essenza di ogni cosa. Se l'uomo vuole godere la vita, deve riempirsi il cuore di buoni sentimenti: sono essi che lo renderanno felice e allegro. L'uomo deve accrescere in se l'amore. Solo il donare e il perdonare consentiranno all'uomo di vivere una vita basata sull'amore, mentre l'egoismo cresce sul prendere e il disapprendere: la gratitudine cade nell'oblio e l'egoismo aumenta. Se volete sviluppare doti umane, dovete far posto alla pazienza e alla generosità.

La conseguenza delle azioni [18] pag.26

Bisogna saper vedere il duplice principio di bene e male che regola l'umanità. L'uomo non si accontenta semplicemente di avere tutto quanto di buono gli offre Dio, ma anche si autopunisce.

sea

La scure, come si è detto, colpisce e recide l’albero di sandalo e quella pianta investe l’ascia del proprio profumo, senza odiarla, senza imprecare contro di essa. Ma la scure, per quella azione, dovrà soffrire. Che cosa dovrà patire? Dovrà superare la prova del fuoco ed essere forgiata a colpi di maglio e quando perde il filo verrà nuovamente messa sul fuoco e ribattuta senza pietà.

Viene forse da Dio quella punizione? Dio non manda mai il male.

Sono le azioni di ciascuno che provocano effetti buoni o nocivi, proprio come accade per la scure. Non è Dio che fa scontare castighi:

Egli non punisce affatto. Piuttosto ciascuno si punisce da se.

Il valore della catarsi [19] pag.26

sea

L’orafo pone nel crogiolo anche i gioielli più pregiati, senza curarsi della loro espiazione. Ciò nonostante, però, l'oro ha motivo di rallegrarsi. Perché? Perché l’oro pensa: “Quanto maggiore sarà la mia catarsi nel processo di purificazione, tanto maggiore sarà il valore che acquisterò”. E così è riconoscente all’orafo: "Grazie alle punizioni che mi hai inflitto, io divento sempre più puro e pregiato. Per contro, i tuoi occhi lacrimano a causa del fumo e i tuoi abiti si stanno sporcando per la polvere e la fuliggine".

Bene e male [11] pag.51

Chi può decidere che cosa sia bene e che cosa sia male? Solo nel caso ci siano due cose potete dire che l'una è buona e l'altra cattiva. Ma nello Spirito Cosmico che pervade tutto quanto non esiste assolutamente una seconda entità. Come potete dunque definire il bene e il male? Solo l'ignorante che si identifica con il proprio corpo e ritiene che esista un altro diverso da lui cade vittima di questo sentimento dualistico e discriminante. Potrà mai qualcuno definire buono o cattivo ciò che fa parte dell'unico Divino? In Dio non ci sono distinzioni e nessuno può attribuirGli qualità differenziate.

Similitudine dei vasi [12] pag.52

sea

Eccovi un piccolo esempio. Ci sono sei vasi: uno di terracotta, uno di legno, uno di bronzo, uno di ottone, uno di argento e uno d'oro. Quando li avrete riempiti tutti d'acqua, in essi vedrete un unico riflesso del sole. Potreste dire che quel riflesso è buono in un vaso cattivo in un altro? Il valore di ciascun vaso è diverso, d'accordo; quello di terracotta è di scarso valore e quello d'oro è molto pregiato. Ogni vaso sarà valutato in modo diverso, ma il riflesso del sole che è in tutti ha lo stesso valore in ciascuno di essi. I vasi sono un prodotto della natura. Quello d'oro, per esempio, potrebbe simboleggiare un'indole spirituale. Perciò i vasi possono essere diversi quanto al valore. Un vaso è buono, un altro può essere paragonato ad un infinito oceano d'oro. Il sole è in una dimensione trascendentale, mentre i vasi variano. Gli esseri umani sono come questi vasi. Senza recipiente non è possibile metterci dentro l'acqua e senza acqua non ci può essere il riflesso del sole. Per avere dunque la visione del riflesso solare, ci vogliono vasi e nei vasi ci vuole l'acqua. L'acqua è la mente, il vaso è il corpo umano ed il riflesso del sole è lo Spirito che abita nel corpo. Questo Spirito è unico e medesimo in tutti gli esseri. Tutte le differenze che si riscontrano riguardano solamente il contenitore, il corpo. Se si fa una ricerca in questo senso, si .scoprirà che i difetti rilevabili riguardano il corpo e la mente, non lo Spirito. Può darsi che in alcuni vasi ci sia dell'acqua sporca, che in altri ci sia dell'acqua pura e in altri anche dell'acqua in agitazione. Il riflesso dell'acqua pura sarà sattvico, quello dell'acqua in movimento sarà ragiasico e quello dell'acqua fangosa tamasico.

Relazioni incompatibili [16] pag.81

Non temete il mondo. In questo consistette la discussione che Mira fece con tutto il coraggio e la convinzione con Maharana. Ma Maharana a queste parole buone faceva orecchio da mercante. Entrambi sapevano come mangiare.

sea

Chi ha assaggiato il tamarindo, non gusta il dattero. Chi ha assaporato il dattero non gusta il tamarindo. Chi soffre di indigestione non sa cosa sia la fame. Chi soffre la fame non sa cosa sia l’indigestione. Chi soffre di indigestione è la persona che non ha interesse, mentre quella che ha fame è quella in cui si accende un interesse. Non ci può essere relazione fra queste due persone.

Si dovrebbe agire lo stesso nel modo che si è scelto, anche se non piace ad altri.

E questo era il tipo di rapporto che c'era tra Mira e Maharana.

Fede in Krishna [41] pag.151

Incarnazioni dell’Amore!

Dovete addentrarvi con un'analisi profonda nel Mahabharata, se volete capire la Bhagavad Gita e la differenza fra i Kaurava e i Pandava. Qualunque lavoro iniziassero, i Pandava si ponevano di fronte a Krishna e Glielo dedicavano. Fu per questo che i Pandava erano sempre vincitori. I Kaurava invece non avevano alcuna fede nel Divino e voltarono le spalle a Krishna. Credevano soltanto nei piaceri mondani. I Pandava avevano una interiore ed incrollabile fede in Krishna e null'altro dava loro pena. Nel conflitto con i Kaurava, questi furono completamente distrutti. Il Mahabharata rivela con chiarezza la differenza fra Pandava e Kaurava, il loro atteggiamento verso Krishna, il Divino Auriga. Il credo dei Pandava era: Dio al primo posto, poi viene il mondo e, alla fine, l’"Io''. I Kaurava invece rovesciarono tutto: l’"Io'' al primo posto, poi il mondo ed infine Dio. Saranno sempre vittoriosi coloro che mettono al primo posto Dio. Questa fu la lezione che Sanjaya impartì a Dhritarashthra alla fine della Bhagavad Gita: ovunque ci fosse stato Krishna accompagnato dal fedelissimo Arjuna, la vittoria sarebbe stata sempre assicurata.

Corso estivo 1990

Il male torna indietro [9] pag.78

Molti oggi impiegano pensieri e sforzi per far del male.

Non si rendono conto che il male fatto ad altri ricadrà su loro stessi. Possiamo trovare un insigne esempio di ciò nella storia degli empi Kaurava, i quali, guidati da Duryodhana e da Dushshasana, sottomisero i virtuosi Pandava a innumerevoli crudeltà. Ma quale fu la conseguenza di questo? In fin dei conti, sebbene i Pandava avessero dovuto sopportare delle sofferenze temporanee, i Kaurava furono annientati completamente e per sempre. Studenti, tenete sempre a mente questo esempio e non premeditate mai del male a danno di altri. Non criticate e non condannate. Se ingannate i vostri amici, essi, a loro volta, vi imbroglieranno. Se disubbidite ai vostri genitori, i vostri figli vi ripagheranno con la stessa moneta. Se fate del male, vi sarà resa la pariglia. Questo tipo di reazione, risonanza e riflesso proviene dall'interno della mente umana. Seguite, perciò, scrupolosamente la massima "Mai far del male, sempre giovare". Vi sono dei peccatori che cavillano non solamente contro altre persone, ma persino contro Dio. Pare che ciò sia nella loro natura, anche se Dio non fa mai del male a nessuno, in nessuna occasione.

Prevenzione del male [19] pag.159

Studenti! Non dimenticate che "come si semina, si raccoglie": è l'inviolabile legge del karma, in cui gli Indiani credono fermamente. Prima di portare in azione (qualcosa di sbagliato), fatevi questa domanda: "Io sono l’incarnazione del Divino Spirito: è giusto compiere questa azione meschina, spregevole?". Quando praticherete un simile autocontrollo, una simile autodisciplina, riuscirete a tenervi lontano dal male e ad avvicinarvi sempre di più allo Spirito.

La scienza di Dio

Transitorietà del bene e del male [5] pag.52

La Legge che guida e protegge questo mondo è una sola: la Legge dell’Amore. Ogni nazione, ogni comunità di gente ha gioia o dolore, una vita buona o cattiva, a seconda delle sue azioni. In effetti, anche il "male" è il "bene" a rovescio, e serve ad insegnare ciò che si deve evitare. Non c'è un "male" perpetuo, esso ha vita corta, sempre. Non si può affermare che il "male" e il "bene" siano stati "assolutamente senza limite". Vidya rivela ben chiaramente come bene e male siano solo delle reazioni causate dai sentimenti ingannevoli della mente umana.

Discriminazione tra bene e meglio [6] pag.52

Occorre saper giudicare la differenza tra una cosa "buona" ed un'altra che ci pare "migliore". Se non lo si sa fare, ci si attaccherebbe alla prima cosa che pare buona, trascurando tutto il resto. Però occorre vedere che il "meglio" non sia di danno al "bene". Così come l'iniquità spinge l'uomo a coltivare la rettitudine, i guai inducono l'uomo a manifestare compassione e carità. La compassione ha come suo seme inevitabile la sofferenza. Se non esistessero male e sofferenza, l'uomo sarebbe divenuto di legno o di pietra. Chi non ha la capacità di valutare l'invocazione dell'agonia e del dolore e di rispondere ad esso, è come un cieco, che prende il bene per male e viceversa. Chi è privo di discriminazione si comporta con tale cecità.

Dio è unità

Capitolo VII. 9. Non fermatevi nella valle ma salite e raggiungete la vetta

Il dramma dell'uomo sta nel fatto che ha interpretato male gli insegnamenti ed ha sbagliato strada. Si è cacciato nei vicoli stretti delle antiquate credenze, cerimonie e riti materialistici e transitori che indeboliscono la mente con la paura e l'orgoglio. Un buon maestro spirituale non si presta a tali pratiche debilitanti, il suo compito è quello di rendere coscienti i suoi discepoli dell'Uno, Unico Spirito, e di dar loro il coraggio di proseguire il cammino verso la realizzazione: altrimenti non merita di essere chiamato "Guru" o maestro. Se giunge un richiamo dalle più alte regioni della pura ed equilibrata qualità "satwica", perché il Maestro dovrebbe rimanere sordo e lasciare i discepoli al livello dell'inerte e del passionale? La maggior parte delle guide e dei ricercatori spirituali tende ad evitare le altezze e preferisce le valli. Considerate per un momento quanto durano i trionfi mondani: essi rappresentano un gioco di luci e di ombre, di nomi e di forme sullo schermo del Divino, che è il centro di ogni essere e di ogni cosa. Cercate di meritarvi la visione suprema che vi permetterà di percepire la Sua onnipresenza. Ci preoccupiamo solo se ci capita qualche cosa di spiacevole, perché il bene è naturale e non ci turba, mentre il male è un'aberrazione. Se qualcuno soffre o cade in errore ci allarmiamo poiché per natura siamo inclini ad essere felici ed a seguire sempre la via retta. E un vero peccato che l'uomo non capisca più questa verità. Incarnazioni del Divino Spirito. l’uomo è lo Spirito incarnato ed è depositario dell'infinito, completo, uno ed indivisibile Spirito Santo. L'uomo al massimo rimane uomo, soddisfatto delle qualità passionali in lui dominanti. Molti si sentono contenti per i loro rapporti con il mondo tamasico, ed il loro ideale è solo quello di accumulare ricchezza ed appagare i bisogni materiali. Esaminatevi e scoprirete a che livello siete analizzando i vostri desideri ed i vostri atti. Conclusa l'indagine interiore, elevate i pensieri e le vostre esigenze che, così rettificate, daranno un impulso benefico alle vostre azioni. Infatti, mediante le azioni, le qualità di base vengono superate o trascese. Le attività sono causa di nascita e di morte e costituiscono la nostra esistenza. Gli uomini purtroppo ignorano deliberatamente le attività che potrebbero alleggerire il peso delle vite ed annullarne la serie, illuminando inoltre il loro spirito che è la sorgente della luce da loro ignorata. Lo zucchero è la sostanza di base di tutti i dolci, esattamente come il potere dello spirito è la base della conoscenza di tutto ciò che esiste. Esso è il testimone universale, il sole che attiva tutto l'universo e che mai tuttavia attiva se stesso.

Ghita Vahini

4 - pag.91 Il Signore è la causa di tutto

Un altro punto deve essere qui sottolineato. Krishna disse anche che <<krodha>> (la collera) e <<lobha>> (la cupidigia) non contrarie al <<dharma>> sono forme di espressione del divino. Pertanto perché ripeterMi mille volte? Tutti i sentimenti, tutte le forme, tutte le cose e gli esseri sono nati dal <<paara>> (spirito) e dall'aapaara>> (materia) della medesima essenza divina. Ma per avere sentimenti elevati ed emozioni alte uno deve abituarsi a vedere la Sua forma in quei sentimenti, in quelle emozioni ed in quegli esseri elevati. Tuttavia non si deve pensare che solo l'elevato è divino e non il resto, non sarebbe corretto. Il mondo oggettivo con tutte le sue manifestazioni, cose, reazioni, impulsi, satwici, rajasici, e tamasici, origina da Dio. Questa convinzione può crescere e radicarsi solo affermandola e meditandola. Il Signore stesso ha dichiarato: <<Arjuna! Tutto questo origina da Me ed esiste in Me, ma Io non dipendo da tutto questo. Ricorda, Io non sono toccato da tutto questo>>. Qui ci sono due punti di vista: quello del <<jivi>> che ha l'esperienza della dualità, del buono e del cattivo; e quello del Signore che non è nella dualità. Quando tutto è Dio, quando Dio è l'atma in tutti, come ci possono essere due, uno buono ed uno cattivo? Su questo punto si potrebbe nutrire qualche dubbio. Il Signore dice che tutte le cose buone e cattive, originano da Lui e che Egli ne è la causa principale, ed allo stesso tempo dichiara che Egli non è legato, né toccato, dagli effetti o dai difetti di tutto ciò che ha originato. Egli dice che non ha relazione con loro e che è al di sopra e al di là di ciò di cui Egli è la causa.

5 - pag.92 Tutto è il suo gioco

Potreste dedurre che l'uomo non è, al limite, responsabile per il bene e per il male che fa perché chi agisce è Dio. La sua reale natura è al di là del bene e del male e quindi i suoi atti, anche se cattivi, sono fondamentalmente ispirati dal Signore stesso e l'uomo non ha niente da reclamare come suo. Vero! Ma questa fede in questa attitudine che <<niente è fatto da te>> e che <<è la sua volontà che si esplica attraverso di te>> deve essere ferma, sincera, profonda ed incrollabile. Non dovrebbe esserci traccia di ego. Se questo è fatto, allora certamente un tale essere avrà raggiunto la meta più alta della sua vita. Egli sarà benedetto fra gli uomini. Ma quella realtà deve essere vissuta e quella conoscenza profondamente acquisita. Invero colui che è convinto che tutto questo è Dio, che non ha nessuna relazione di sorta con il mondo oggettivo, che è al di sopra ed al di là di esso, è un <<sathya-jivi>>, un individuo che vive nella verità, un individuo il cui soggiorno sulla terra è valso a qualcosa. Ripetere come un pappagallo frasi fatte come: <<ogni cosa appartiene al Signore!>>, <<io sono un pupazzo>>, <<Egli tira le cordicelle ed io danzo secondo la Sua volontà>>, <<niente è mio, io sto facendo la Sua volontà!>> non ha senso. Ecco cosa si fa normalmente. Quando fate un atto lodevole dite che l'avete fatto voi, mentre quando ne fate uno riprovevole dite che è stato il Signore a volerlo! Gridate dal pulpito che con i vostri sforzi avete guadagnato onore, fama, stato sociale, autorità, posizione, proprietà, possessi e raggiungimenti, ma quando dovete confessare la sconfitta, il male, l'errore, una cattiva reputazione, allora trasferite convenientemente la responsabilità al Signore dicendo: <<Non sono che uno strumento nelle Sue mani, Egli è il Maestro>>. Questa è l'attitudine invalsa oggi fra gli uomini, non solo, ma è divenuta una moda! La gente oscilla fra l'<<Io>> ed il <<Lui>> come il pendolo, ma questo è puro inganno, falsa spiritualità! La mente, le parole e l'atto, tutti e tre devono essere colmi della fede che tutto è il Suo gioco. Questo è il vero cammino! E’ solo dell'umana fragilità distinguere il buono dal cattivo. Imputare questo a Dio è sacrilegio. Potrebbe sembrare qualche volta che il Signore abbia questa debolezza, ma è una fase passeggera, solo una nuvola che nasconde la Sua Gloria, e non una macchia che la sporca. I guna emanano dal Signore, ma Egli non ne è affetto. Il fumo nasce dal fuoco, ma il fuoco non ne è influenzato. Le nubi si formano nel cielo e si muovono in esso, ma il cielo non è influenzato. Tutto è legato a Lui come le perle del rosario, ma Egli è libero. L'universo è basato su di Lui, ma Egli non ha bisogno dell'universo come base. Prendi ad esempio una stoffa: essa dipende dal filo, ma il filo non dipende dalla stoffa. Il vaso dipende dall'argilla, ma l'argilla è indipendente dal vaso. La stoffa è fatta di fili, il vaso è fatto di argilla. L'argilla è <<Brahman>>, il vaso è <<prakrithi>>. Il filo è <<Brahman>>, la stoffa è <<prakrithi>> (l'universo dei nomi e delle forme). Ignora la forma ed il nome ed il vaso diverrà argilla. Osserva la base che sta nella stoffa ed allora saprai che è solo filo.. Senza filo non puoi avere la stoffa. Così pure senza <<Brahman>> non ci può essere <<prakrithi>>.E più vicino al vero dire che <<tutto è Brahman>> che non dire che <<Brahman è in ogni cosa>>. E’ più grande dipingere <<Brahman>> come <<sarvaaadhaara>>, la base di tutto, piuttosto che concepirLo come <<sarvabhuta-antharatma>> la realtà interiore di tutti gli esseri. Questa è la verità!

Corso estivo 1993

Una parte ed il Tutto pag.14

Nel mondo ogni cosa è collegata e interdipendente. Una è parte dell'altra. I cinque sensi sono parti del corpo. I corpi sono parti della società, la società è parte dell’Umanità, l'Umanità è parte di "PRAKRITI" e "PRAKRITI" è parte di "PARAMATMA". Il mondo intero è segnato dal principio "ANGA ANGI BHAVA" (Uno è parte dell'altro). Solo quando i sentimenti della divisione saranno distrutti avremo la visione del Tutto e potremo sperimentare ANANDA (Beatitudine). Noi siamo abituati a registrare i difetti e a ignorare i meriti. Per esempio, mentre mangiamo il riso, se uno o due sassolini sono mischiati nel riso, noi ci lamentiamo terribilmente dicendo che il riso è pieno di sassolini, ignorando però il fatto che ci sono solo uno o due sassolini in mezzo a migliaia di chicchi di riso. Questo dimostra chiaramente che noi chiudiamo gli occhi di fronte a quello che é buono e siamo attenti solo a quello che è cattivo. Così, essendo influenzati dalla malvagità innaturale, ignoriamo la Divinità naturale. In verità, ogni essere umano è un'incarnazione di Divinità. Noi costruiamo dei muri di Brahma (illusione) tra l'umanità e la Divinità. Questi muri creano delle differenze e ci fanno credere che noi siamo coloro che fanno le cose. Noi siamo venuti al mondo per raccogliere le conseguenze delle nostre azioni. Il corpo sottile, che è costituito dagli involucri di PRANAMAYA (energia vitale) MANOMAYA (mentale), VIJNANAMAYA (intelletto), è colui che prova gioia. I Veda affermano: "RITAM, SATHYAM e BRUHATVAM". BRUHATVAM viene descritto nelle UPANISHAD come " MAHATATVA". Questo viene denominato anche come "BHUMA" che significa "BRAHMATATHVA" (il principio di Brahma). Il Brahma è uno che pervade tutto in tutti i tempi.

Mettete in pratica la Verità   pag.28

Oggi abbiamo perso il senso della moralità, il rispetto della verità, il rispetto del vivere correttamente ed il rispetto della nostra nazione. Noi dovremmo proteggere la nostra cultura, la nostra tradizione, la verità e il corretto vivere. La vera cultura di BHARATH è racchiusa in "SATHYAM VADA DHARMAM CHARA". I grandi insegnamenti Vedici dovrebbero essere messi in pratica. Noi guardiamo la lampadina e pensiamo che la lampadina fa la luce, ma in realtà è la corrente che dà l'illuminazione. Noi guardiano solo al contenuto e non alla base del contenuto e così creiamo problemi a noi stessi. Qui c'è un bicchiere. Può l'acqua essere contenuta senza una base? Quindi il bicchiere è la base. L'acqua è il contenuto. Anche la Divinità è la base e il mondo è il contenuto. Dio ed il mondo sono forme di causa e di effetto. Il Signore Vishnu è la forma cosmica dell'universo che noi cercheremo, in modo molto prudente, di indagare. Ogni cosa è una manifestazione di Dio. Noi dobbiamo sviluppare questa prospettiva. Non esiste nulla come buono e cattivo nel mondo. Negli occhi di Dio, non esiste alcuna cosa come cattiva. E' solo nella visione dell’osservatore, che è difettosa e trova i difetti negli altri. Le cose sembrano diverse a causa dei cambiamenti nel tempo. Ma la forma della Verità è la stessa. Noi mangiamo la frutta perché è buona. Ma domani, dopo essere stata digerita, noi diremo che è un rifiuto. Questa è ignoranza. Se la frutta non si trasforma in rifiuto, come potete rimanere sani? Qualsiasi cosa abbiate mangiato, la parte buona di essa viene assorbita e quella non buona viene espulsa. Noi consideriamo il residuo della canna da zucchero come inutile. Ma dimentichiamo il dolce succo che ci ha dato. La polpa una volta era parte della canna da zucchero. Quando il succo viene estratto allora diventa polpa. Quindi, per il succo la polpa è la base. Una volta che avete attraversato il fiume non c'è più bisogno della barca. Oggi gettiamo la polpa quando non contiene più succo. Questa è tutta la nostra gratitudine? La barca che ci ha aiutati ad attraversare il fiume dovrebbe essere mantenuta bene e così potremmo dimostrarle la nostra gratitudine. Ma oggi la gratitudine ha perso il suo significato. L'aspetto umano nell'uomo è diventato zero. In verità, l'essere umano è un insieme di Umanità e di Divinità. L'uomo non diventa grande acquisendo conoscenza, né diventa piccolo senza conoscenza. Ma se svilupperà una mente di larghe vedute e seguirà il sentiero della verità, allora sarà considerato molto grande.

La necessità dell’armonia pag.86 – (88)

..Noi distinguiamo tra bene e male, anche se in realtà non esiste niente come bene e male in questo mondo. Bene e male in verità sono una questione di tempo. Ma finché ansiamo legati dall’illusione corporea, noi dobbiamo conoscere la differenza tra bene e male.

Colloqui

  •  

H - Vorrebbe Svami avere la bontà di spiegarmi la Sua affermazione che il mondo è uno specchio?

SAI - [43] pag.61

Il mondo è uno specchio, e la vita è il riflesso di Dio. Se lo specchio è puro, si vede solo Dio e non si vedono più gli opposti, il bene e il male. Non c’è che Dio. Se non si vede il mondo, non ci sono più né specchio né riflesso. Abbiamo l’idea del mondo solo a causa dell'effetto specchio. Lo specchio-mondo esiste solo finché esistono i nostri desideri. Noi percepiamo il mondo per mezzo dei sensi; il “mondo” significa il mondo che sta dentro i sensi, e questi sono visti come esterni. Solo per causa dell’illusione dei sensi pare esserci un corpo. Quando si accende il rogo, il cadavere brucia; i sensi interiori corrispondono alla legna del rogo. Quando per mezzo della ricerca e della disciplina vengono bruciati, il corpo sparisce automaticamente. Tanto l’indagine quanto la pratica sono necessarie.

  •  

Un visitatore - Dappertutto vedo il male, e ciò mi rende perplesso.

SAI - [1] pag.72

sea

Ecco una banana. La buccia per noi è inutile, e la riteniamo cattiva.

Se però non ci fosse, la polpa non sarebbe protetta. Non giudicare nulla come cattivo; se uno ti ha fatto del male e tu ti vendichi, sei divenuto cattivo anche tu. Se invece rimani buono e non giudichi cattivi gli altri, acquisti il diritto di riformarli. Se nella stanza c'è cattivo odore e accendi dell'incenso, il suo profumo corregge la puzza della stanza. Le cattive azioni devono essere ricambiate con altre buone, con un buon modo di vedere; così il male sarà corretto. La differenza tra bene e male è funzione del tempo. Il cibo, quando lo si mangia è buono; dopo un certo tempo si opera un cambiamento, i resti vengono espulsi e si ritiene che l'escremento sia cattivo.

Solo la verità rimane sempre la stessa e non varia col passare del tempo. Perciò la successione del tempo è solo immaginazione.

H. - I delitti commessi da certe persone sono tanto atroci che c'è da credere che alcuni individui siano totalmente malvagi.

SAI - [2] pag.72

Nessuno è totalmente malvagio, perché nel cuore di tutti c'è Dio. Una madre e un figlio possono litigare per interesse davanti al giudice, ma il rapporto fra madre e figlio rimane. Può essere che due persone che si odiano abbiano in casa entrambe il ritratto di Sai Baba. La casa è il corpo, il ritratto di Baba è Dio che vi abita nell'anima. Può essere che debba essere corretta la condotta del corpo, ed il modo migliore è l'amore. Esiste il bene assoluto, mentre il male assoluto non esiste. Il male è soggetto a variazioni, è un aspetto distorto del bene, ma finché si ha solo la visione fisica ordinaria non è possibile vedere bene e male come una cosa sola. Solo chi conosce la scintilla divina in se e negli altri vede il bene e il male come una stessa cosa. Colui che riesce ad abituarsi a credere che solo il bene è reale, e che tutto ciò che si vede è essenzialmente buono, anche se distorto, si procura una grande forza. Il dotto può discutere del mondo e dire che è tutto illusione e disperazione, ma non potrebbe mai sperare di vivere se non amasse il mondo. L'amore non dev'essere disprezzato. Dal punto di vista materiale, il mondo può parere una menzogna, ma se lo si guarda dal punto di vista del trascendente, il mondo è verità.

H. - Stavamo facendo domande a proposito dei "cattivi". Ma le loro vittime?

SAI - [3] pag.72

Tutti sono buoni, ma esistono le cattive azioni. Per quanto riguarda le vittime delle cattive azioni tutto è stato giusto e perfetto. Noi vediamo solo il presente, ma Baba vede anche il passato.

sea

Un bambino di quattro anni fu rapinato della sua catenina d'oro; i suoi aggressori lo accecarono perché non li potesse identificare. Il bimbo accecato piangeva amaramente perché aveva perso la vista e i genitori piangevano anch'essi. Vennero da Baba. Nella sua precedente esistenza il bimbo era stato un uomo crudele che aveva accecato alcune persone. Il bimbo resterà cieco, ma se come uomo si mette a pensare che è cieco a causa delle sue precedenti azioni oscure e, sforzandosi di cambiare, si pente sinceramente delle sue tendenze cattive, prega Dio che lo perdoni, Baba può condonargli il suo karma e ridargli la vista.

H.- Come dobbiamo trattare la gente cosiddetta "cattiva"?

SAI - [4] pag.73

Tenete lontano il vostro corpo da chi dà cibo cattivo ai sensi, anche se siamo tutti fratelli. Le anime siano in Dio, ma i corpi stiano lontani tra loro.

  •  

SAI - [18] pag.82

Dio opera attraverso di te in forma di desiderio.

H.- Ma Svami, Dio fa venire anche i desideri cattivi?

SAI - [19] pag.82

La forza vitale esercita una forte spinta, che è il desiderio di vivere. Se agisce in un campo favorevole, diventa amore; se no, rimane sotto forma di desiderio. Se si esprime in un campo favorevole, quel desiderio diventa amore; nasce la conoscenza, poi la beatitudine. La forza, l'energia, la motivazione nel desiderio è Dio; che il desiderio sia buono o cattivo dipende dal tempo, dal luogo e dalla persona. Negli anni giovanili il desiderio di un successo terreno può esser buono; in anni più avanzati, cattivo. Il frutto che oggi è buono, può essere marcio domani; una mela può esser buona da una parte e cattiva dall'altra. La discriminazione ti dice di mangiare il buono e di scartare il marcio. Ecco che in te opera un'altra forza: la discriminazione; la devi impiegare per scartare le azioni errate. Il potere della discriminazione, che è un mezzo con quale Dio opera in te, dev'essere impiegato per scartare le azioni cattive, perché è quello che sa ciò che è giusto e ciò che non lo è. Il desiderio erroneo è Dio velato dall'Illusione (Maya), mentre la discriminazione è Dio meno oscurato dall'Illusione.

H.- Svami, ciò spiega tutto il problema del bene e del male?

SAI - [20] pag.82

Sì. La storia di Valmiki serve d'esempio.

sea

Era un ladrone scellerato, un assassino ed era convinto di quello che faceva. Un giorno gli accadde di udire le parole di cinque saggi, e da allora cominciò a ripetere "Ram". Quella stessa forza che aveva fatto di lui un feroce criminale la rivolse al desiderio di Dio, e raggiunse la Realizzazione Divina. Valmiki aveva cominciato a ripetere "Rama", e ripetendolo velocemente, quel Nome finì per avere l'iniziale in "Ma", "Mara", con questo sparì il suo senso del corpo e trascese i suoi sensi. La perdita del senso del corpo dev'essere così: naturale, non forzata.

H - Svami dice che il corpo, la mente e l'intelligenza non lavorano per nessuno, ma fanno il loro proprio lavoro. Che cosa significa questo?

SAI - [1] pag.82

Ciò che sottintendo è: "Purtroppo è proprio così". Essi fanno ognuno il proprio lavoro, ma questo dovrebbe esser coordinato a beneficio della più alta di queste facoltà. Per esempio gli occhi vedono; vedere è il loro lavoro; ma è un lavoro inutile se non vedono a vantaggio di qualcuno. Attraverso gli occhi deve vedere la mente. L’intelligenza deve controllare la mente e dirigerla, perché è questo il "suo lavoro".

H.- E allora tutto il meccanismo deve lavorare a beneficio di chi?

SAI - [2] pag.83

A beneficio dell'Atma,40 come la Terra, che gira sul suo asse e intanto fa la sua rivoluzione attorno al Sole. Le varie facoltà dell'uomo devono fare il loro dovere, ma il centro del loro universo dev'essere lo Spirito.

H.- Mi pare che ci sia qualcosa che non va. L’Atma dovrebbe fare il suo lavoro, di dirigere le facoltà. Come si può fare per portare le facoltà sotto il controllo dell’Atma?

SAI - [3] pag.83

Quando avrai realizzato che l’Atma è la Realtà, tutto funzionerà regolarmente; si tratta solo di abbandonare tutto all’Atma.

H.- Però Svami ha detto che non possiamo cedere quello che di fatto non possediamo e di cui non abbiamo il controllo.

SAI - [4] pag.83

Non si tratta di abbandonare o di cedere a qualcun altro: ci si arrende a se stessi. Il riconoscere di essere l’Atma è arrendersi. La resa significa accorgersi che tutto è Dio, che non c'è nessuno che si arrende, che non c'è nulla da cedere e nessuno cui arrendersi. Tutto è Dio, e c'è solo Dio.

H.- La parola "arrendersi" non è adatta; non dà il senso giusto.

SAI - [5] pag.83

"Arrendersi" fa parte del linguaggio terreno; per la parola giusta ci vorrebbe il linguaggio divino, ma in mancanza di un termine più adatto, vada per "arrendersi", "abbandonarsi".

  •  

Un visitatore - Come posso fare ad avere quella fiducia che non ho neppure in me stesso?

SAI - [8] pag.118

Per fare il male la fiducia in te stesso ce l'hai. La fiducia in te stesso l'hai anche per fare il bene. Tutti hanno fiducia in se stessi.

H. - Molto ben detto!

SAI - [9] pag.118

Certo, è molto importante. La fiducia in se stessi è sempre presente.

Se c'è interesse per il bene, essa è lì, per portarlo ad effetto. Vanno in America (i guru) e si fanno pagare per dare l'informazione spirituale che è di tutti e che non si deve dare a pagamento. Non la si deve vendere, quell'informazione, e gli Americani non la devono comprare.

  •  

Un visitatore - Svami, io avrei una domanda. Qual è la migliore regola spirituale per un giovane che ha i suoi affari, una famiglia, attaccamenti e "legami" (riferendosi al fatto che poco prima, Svami gli aveva detto che la sua figlioletta di 8 mesi era per lui un attaccamento che lo legava al ciclo delle nascite e delle morti).

SAI - [13] pag.123

Non è giusto considerare che queste cose siano degli attaccamenti o dei legami. Devono essere ritenute una "sadhana di adattamento". Sono cose buone per equilibrare e dare una direzione alla tua vita, ed i cambiamenti che devi fare nella tua vita, la tua routine quotidiana sono tutte regole che disciplinano la tua vita spirituale, non attaccamenti. Lo scopo di ogni disciplina ascetica è di farci vedere il bene, il Divino in tutto, e di renderci capaci di trascurare il male, ciò che è cattivo. Dal punto di vista del Divino non c'è né bene né male: tutto è divino. Ma la mente vede questo come buono e quello come cattivo, questo come giusto e quello come ingiusto. E’ proprio la mente che deve essere addestrata a vedere il Divino in ognuno ed in ogni difficoltà. Ti faccio un piccolo esempio.

sea

Sulla strada c'è la carogna di un cane, e i corvi brulicano per piluccare le viscere. La gente che passa dice: "Che spettacolo ripugnante, e che puzza!". Ma Gesù passava di là e disse: "Che bei denti ha questo cane, così bianchi e lucenti! Nessuno ci ha fatto caso eppure i denti di quel cane sono ancora tanto belli!". Gesù insegnava così, che si devono vedere le caratteristiche migliori anche nelle situazioni più brutte. L'uomo santo guarda sempre a ciò che è buono e non si lascia influenzare da ciò che è male. Un altro esempio. Il coltello può esser usato dal chirurgo o dal criminale. Se il chirurgo ferisce una persona, lo fa per il suo bene, mentre l'assassino usa il coltello per un fine malvagio. Il macellaio usa il coltello per squartare le carni, e la massaia per affettare ortaggi o frutta per farne una macedonia. Se tutti quei coltelli si collocano in cerchio attorno ad un'elettrocalamita saranno tutti attirati ugualmente dal magnete. Il bene o il male non stanno nei coltelli. Dio è il magnete e tutti gli uomini sono attirati verso Dio. Il bene ed il male non appartengono all'essere umano, ma al modo con il quale viene impiegata la mente.

Non riempite la mente con i pensieri suscitati dalle cattive azioni che possono esser percepite nel mondo. Lo scopo di tutti i tipi di ascesi è di addestrare la mente a vedere il Divino in ogni cosa. Questo è il vero sadhana d'adattamento. Questo dovete portare avanti in tutto quello che fate.

D.- Tutto il mondo sa benissimo che Tu infondi coraggio e ardire e guidi gli uomini al compimento del bene, fisicamente, mentalmente e spiritualmente. Sanno tutti quanto sia grande la Tua Opera di soccorso medico e pedagogico.

Non hai mai fatto del male, né direttamente, né indirettamente... Come fare per mettere a tacere coloro che inventano e diffondono ogni sorta di storie demenziali su una Persona come Te? Che ci guadagnano a far questo?

SAI - [5] pag.135

Ah, si tratta di questo, allora! Non sai che il bene e il male appartengono alla natura stessa del mondo? Se tutti vendessero, chi comprerebbe? Nei riguardi di Dio, la maldicenza è vecchia quanto il mondo, non è cosa d'adesso. L'unica differenza è che, ad ogni tempo, si confezionano storie nuove. Perché ti angosci tanto per queste ingiurie? Considera che quelli non hanno altro mezzo di ricordarsi dello Svami. Esiste la rievocazione con amore (premasmarana) e quella con odio (dveshasmarana): entrambi sono espressioni della stessa cosa. La memoria con odio è fondata sull'ignoranza (avidyamaya) ed è connotata di qualità ragiasiche, mentre invece la memoria con amore proviene dalla Sapienza (vidyamaya) ed ha le qualità sattviche.6 Ciò che proviene dall'ignoranza finisce in dolore (dukha); ciò che proviene dalla Sapienza finisce in Beatitudine (ananda). Ecco i risultati. Perché vorresti far tacere? Ti sei già chiesto quale vantaggio ne hanno, ma costoro non hanno bisogno di vantaggi: la maldicenza è una loro abitudine e a loro pare di compiere un dovere. Come dice il proverbio.

sea

"Che importa alla tarma, se il sari è caro o di poco valore?". Rosicchiare e rovinare è la sua natura, sia che si tratti di uno straccio o di una seta. La tignola non conosce il valore delle cose, e quello è il suo lavoro. Quindi non te la devi prendere, ma pensa che il lavoro di quei criticoni è come quello della tignola.

D.- Svami, ciò che hai detto è la verità. Possiamo capire che, quando si tratta di persone ignoranti, siano della razza delle tignole; ma se si tratta di persone colte, importanti, che sanno, come si può tollerare che vadano a spargere queste menzogne?

SAI - [6] pag.136

L'istruzione dev'essere Conoscenza e Realizzazione del Sé (Atmajnana), non la conoscenza delle cose del mondo, utile per guadagnarsi la pagnotta e per il proprio mantenimento. Paragonare la Conoscenza del Sé con quelle scienze è un grave errore. Grandi sono quegli uomini che non insultano gli altri e che cercano la Realtà con buone intenzioni. Le cose spirituali non possono esser capite da chi non ha il potere del discernimento, che sono boriosi della propria autorità o che non sanno nulla su come realizzare il Sé. Devi perciò considerare coloro che tu hai definito importanti e colti come appartenenti alla razza delle tignole e, senza lasciar spazio a idee ed a crucci di questo genere, occupati di rafforzare la tua fede.

D.- Molti credenti (astika) perdono la loro fede e diventano atei (nastika) a causa di questa gente, non ti pare, Svami? Non c'è un'arma per mettere KO queste persone che denigrano i Grandi Esseri senza alcun rispetto per la scienza e senza fare il minimo sforzo di conoscere la realtà delle cose?

SAI - [7] pag.136

A che pro? Sono "un sacco di stracci su di una sella logora", come dice il proverbio. Le parole di quelle persone saranno ascoltate solo da gente come loro; nessun vero credente vorrà stare dalla loro parte. Se per caso lo facesse, scapperebbe non appena venisse a scoprire le loro menzogne.

Perciò, l'arma per abbatterli sta nelle loro stesse mani. Ricordi la storia di Bhasmasura? 7

sea

Bastava che mettesse la mano in testa a qualcuno per ridurlo in cenere, e un giorno si mise le mani sulla zucca e si incenerì da solo. Così sarà di loro; a forza di accusare gli altri, saranno accusati dalle loro stesse parole.

[8] pag.137

Coloro che vedono difetti nel Signore sono di quattro specie:

l. Persone che non hanno alcun interesse nelle cose che riguardano Dio;

2. Persone che, a causa di sentimenti personali di avversione o di antipatia, non possono ammettere la grandezza altrui;

3. Coloro che non hanno né esperienza personale, né contatto, né conoscenza di alcunché e si riducono a fabbricare storie basate su voci alle quali credono supinamente;

4. Persone che sono venute qui con qualche desiderio profano e che attribuiscono al Signore la colpa degli insuccessi dovuti al loro karma (destino) personale.

Quelli che fanno tanto chiasso appartengono solo a queste quattro categorie di persone; gli altri non si mettono a gridare o a saltare come burattini. Anche se non hanno avuto esperienza personale e non ci credono, quando sentono storie di questo genere tacciono, le analizzano dentro di sé e ne traggono le proprie conclusioni. Non sparlano di nessuno.

[9] pag.137

Non è la strada giusta quella di non credere a se stessi e di credere agli altri; inoltre, non serve a nulla discutere con chi non conosce la Realtà. Tant'è la Realtà non ammette alcuna discussione. E poi, discutere con chi non sa, ma si trova in bilico è come vedere il torace e credere che, sia tutto il corpo, come nella storia dell'elefante e dei ciechi.

[10] pag.137

Bene. Annotatelo! Non va bene sprecar tempo in questo tipo di discorsi. L'insulto e la maldicenza sono cose naturali e comuni. Ciò sapendo, chi vuol essere un vero devoto, deve cercar solo le basi su cui costruire la propria Beatitudine. Tutto il tempo disponibile dev'essere impiegato a fini sacri e non in futilità. Tu non hai nulla a che vedere col bene o col male degli altri; invece di perder tempo, usalo per eliminare il male in te e per aumentare il bene. ChiediMi di qualche pratica spirituale o qualche consiglio di cui hai bisogno; va in cerca di ciò che ne vale la pena e non venirMi a riportare queste storie di maldicenze altrui. Tu pure non immischiarti in queste cose.

D.- Tutto questo accade perché anche noi abbiamo la stessa natura umana.

Ora che ho capito la cosa dalle Tue risposte, mi è venuta forza e gioia, e si sono allontanati i dubbi e i dispiaceri che avevo. I discorsi di quella gente fanno diminuire anche quel poco di fede, di devozione e di fervore che hanno gli uomini. Questa è la ragione delle mie domande; non ho nessun altro interesse in queste cose. Perdono: non ne parlerò mai più.

SAI - [11] pag.138

Benissimo! Se nel poco tempo che hai, invece di pensare a qualcosa di buono, ricordi solo le ciance ignoranti degli altri, è come se anche tu partecipassi alle loro maldicenze, e ciò fa del male ai devoti. Qualsiasi cosa dicano gli altri, non perdere la tua fede. Quando tu sarai fermamente stabilito in questo, non ti troverai mai nei problemi. Quando ad una parola se ne ribatte un'altra, non vengono che ira e dolore, mentre il sentiero della Devozione ha per fine la soppressione e non l'accrescimento di queste brutte passioni. Hai detto che devozione e fede svaniscono nella gente che dà retta a questi accusatori... ma per quanto tempo? Non appena si scopre la verità, si presterà loro ancora orecchio? Si crederà ancora alle loro parole? Le chiacchiere di questi criticoni sono come il suono del bronzo, più i metalli sono preziosi, e meno risuonano. L'oro, più prezioso, non suona. I veri devoti sono silenziosi; seguono la via del Silenzio. Hanno la lingua troppo occupata a ripetere le magnificenze essenziali del Signore ed è meglio che non abbiano interesse alcuno nel mondo. Non permettere quindi che la voce delle persone di bronzo entri nelle tue orecchie, ma riempile col Nome di Dio, che è la Gioia stessa del Suono Primordiale AUM (Pranavananda). Tra un mese, se avrai qualche domanda da fare su argomenti utili come le discipline spirituali (sadhana) e sulla loro pratica attuazione (anushthana,), vieni qui e ti sarà risposto, ma non venire con bagagli di dubbi di questo genere!

D.- Questo è stato un giorno benedetto per me. A causa di quelle persone, ho ricevuto la luce della saggezza. Ciò considerato, mi rendo conto della verità del detto "Non c'è male senza bene"!9 D'ora in avanti, checché ne dica la gente, sarò paziente e non mi arrabbierò, perché "Tutto va a fin di bene".

Mi inchino rispettosamente. Col Tuo permesso, vorrei prendere congedo.

  •  

D. - Scusami, Svami: i Pandava e i Kaurava hanno guerreggiato, vero? Come sarà stata la "guerra sottile" quella dei Pandava "sottili" contro i loro nemici, i Kaurava "sottili"? 25

SAI - [9] pag.175

Perché dici "sarà stata"? E’ una guerra che, nella sua forma sottile, continua ancor oggi, tra le Qualità malvagie - i Kaurava - e quelle buone. I cinque fratelli Pandava sono la Verità (Satya), la Giustizia (Dharma), la Pace (Shanti), l'Amore (Prema) e la Non violenza (Ahimsa). Ogni persona sta combattendo questa guerra, sotto il proprio Firmamento del Cuore, sulla propria Intelligenza (Cidbhumi), ad ogni momento.

D.- Svami, si dice che i Pandava fossero figli del re Pandhu e i Kaurava i rampolli del re Dhritarashtra. Oggi, come li possiamo riconoscere, nella loro forma sottile?

SAI - [10] pag.175

Entrambe le fazioni si disputano il regno dello stesso Cuore e in ognuno c'è l'Ignorante (Ajnani) e il Saggio (Sujnani). Il cieco re Dhritarashtra è il primo ed il saggio Pandu è il padre delle cinque buone qualità. Hai capito?

D.- Ma allora, scusa, quei milioni di soldati e di carri di quella guerra, e i sudditi, chi sono in questo conflitto "sottile"?

SAI - [11] pag.175

Certo, nell'uomo ci sono tutti: sono i milioni di impressioni e di sentimenti. Le dieci facoltà di percezione e di azione, indriya)26 sono i reggimenti, i cinque sensi sono i carri. In ogni cuore si combatte questa perpetua guerra tra il Bene e il Male, tra i Pandava e i Kaurava. Ti è chiaro?

D.- Bene; ma chi è il Signore Krishna in questa guerra sottile; Lui che si teneva neutrale in questa lotta per il potere?

SAI - [12] pag.175

Non lo sai? E’ il Testimone, l’Atma. E’ l'Auriga (Sarati) del carro dell'Anima (Jiva).

D.- Altra domanda: a quei tempi tutta questa gente aveva per capitale Hastinapura. Qual è la Hastinapura dell'uomo?

SAI - [13] pag.175

La base di tutte queste manifestazioni sottili, uomini, carri, Pandava e Kaurava è, come sai, questa Hastinapura, la "Città delle Ossa" il Corpo. Questo scheletro è Hastinapura! Sia la Città, sia il Corpo hanno nove Porte. Qui nacquero i Pandava e i Kaurava; qui giocavano e andavano a scuola e qui crebbero assieme. Così pure, in questa Hastinapura (del Corpo) sono nate e crescono tutte le qualità, buone e cattive; qui crescono e dimorano, si guardano e si odiano a vicenda, tutte nello stesso Corpo. Forse che in questo corpo non si fanno la guerra i due regnanti, l'Ignorante e il Saggio?

D.- Sì, Svami. Fra il Mahabharata e le qualità dell'uomo c'è un nesso intimo, davvero. Com'è bella l'allegoria! Come hai detto è una guerra che si svolge in ogni uomo, anche oggi. Quando finirà questa guerra?

SAI - [14] pag.175

Chiedi quanto finirà? Quando le qualità, buone e cattive, diventeranno "uno" e l'uomo diventerà privo di qualità: solo allora egli potrà avere Pace (Shanti).

D.- In quel momento, questo campo di battaglia, questa Hastinapura, la Città d'Ossa non ci sarà più, vero?

SAI - [15] pag.176

Se c'è una battaglia, ci dev'essere un campo di battaglia. Se non c'è battaglia, perché preoccuparsi del campo?

D.- Avremmo la possibilità di fare del tutto a meno della battaglia?

SAI - [16] pag.176

Perché no? I re si fanno venire la voglia della guerra perché si fidano dei loro sudditi e questi incoraggiano i governanti a sguinzagliare i cani della guerra. I Sudditi sono le illusioni, le quali spingono alla battaglia l'uomo. Se i sudditi sono pochi, non si fa la guerra. Perciò spogliati di sudditi come le illusioni, dei sentimenti di "io" e di "mio" ed avrai la pace, godrai una Pace indisturbata, figlio mio!...Adesso vai. Un momento! LasciaMi dirti che coltivare dubbi di ogni genere è un'illusione (vyamoha) anche quella. Cerca di liberarti anche da questa caratteristica! Va' e torna tra qualche tempo.

Discorsi volume I

pag.72

... Il tesoro indubbiamente più prezioso è costituito dalla qualità di Santham, vale a dire l'equanimità e la tranquillità. Praticatele ed acquisitele come attitudini naturali. Perché arrabbiarsi quando le cose vi sembrano sbagliate ?

Perché essere attratti quando vedete il male ? Ricordate che il male ha in sé la potenzialità di trasformarsi in bene, il bene ha in sé la disposizione a volgersi in male. Non esiste fuoco senza uno sbuffo di fumo, e non c'è fumo senza qualche scintilla di fuoco: nessuno è pienamente malvagio o interamente infallibile. Prendete il mondo come è, senza aspettarvi che si conformi ai vostri bisogni o ai vostri modelli. Maya inviluppa il bene col male e fa luccicare il male col brillio del bene. Discriminate come meglio potete e sviluppate al massimo questa capacità. Lottate per vincere: è la cosa migliore che potete fare. Pochi possono dire: “ho vinto". La vostra coscienza conosce la vera fonte della gioia e vi spronerà sul giusto sentiero, prendetela come guida, invece di disobbedirle ogniqualvolta contraddice il vostro capriccio.

sea

C'erano due pappagalli appollaiati su un albero, anzi, per essere più precisi, erano gemelli. Un cacciatore li catturò e vendette l'uno ad un macellaio abbietto e crudele, e l’altro ad un saggio che si stava recando ad un Ashram per insegnare i Veda. Dopo alcuni anni, il cacciatore si meravigliò nel sentire che l'uno non faceva che bestemmiare, mentre l’altro recitava i Lila del Signore con tanta dolcezza da ammaliare gli ascoltatori. Vedete gli effetti dell'ambiente? Cercate quindi di procurarvi Satsang...

Discorsi volume II

17° - pag.81 ESPERIMENTATE L'UNITA’

Ieri e l'altro ieri vi ho parlato della disciplina che dovreste seguire durante tutta la vostra vita e Mi sono reso conto che sono stato veramente tirannico. Oggi quindi sarò più tenero e le Mie parole saranno più fresche e ristoratrici come la dolce brezza delI'Himalaya. Questo rigore del Mio ultimo discorso ha la sua ragione d'essere. Questi contrasti, dolcezza e durezza, fanno parte della stessa persona e se accettate l'una non potete non accettare l'altra. Il cattivo ed il buono, il vero ed il falso sono i rovesci della stessa medaglia. Coloro che non hanno né abilità, né autorità sono obbligati a studiare, analizzare, e solo dopo, giudicare. L'autorità è il privilegio dell'Atma. L'Atma è la sola a dover comandare. E’ la purezza dei vostri sentimenti che Mi importa e non l'estensione della vostra cultura. E’ per questo che sono stato così rude l'altro giorno, per forzarvi ad esaminare i vostri propri sentimenti al fine di eliminare le vostre imperfezioni. Ma oggi vi prometto che non sarò così duro, e voi ve ne sarete resi conto quando vi ho chiamati incarnazioni dell'amore all'inizio di questo discorso...

49° - pag.223 VITTORIA

Avete udito diversi discorsi oggi sui poteri e la supremazia del nome Divino e sulla devozione indispensabile per ottenere la Grazia del Signore che è onnipresente. Solamente l'esperienza personale è valida in questo campo mentre l'erudizione e la cultura non servono a niente! Se pronunciate il nome di Dio con sincerità e forza d'animo vedrete Dio ovunque ed in tutti. Il nome di Dio salva e libera Colui che lo ripete con amore. E’ un'arma ideale contro gli assalti dell'orgoglio, dell'autocompassione. Quando intraprendete la pratica della ripetizione del nome divino, vi accorgerete che molti ostacoli si ergono dinanzi a Voi. Pensieri importanti, desideri da eliminare ecc. Ma voi dovete ignorarli e concentrarvi tutta la vostra attenzione sulla forma del Signore che corrisponde al nome che avete scelto di ripetere. Cercate la compagnia di coloro che amano Dio, abbiate più costanza e più fermezza di carattere. Bisogna attaccare ed addomesticare i buoi selvaggi prima che diventino dei docili servitori. Si bucano loro le narici per infilare un anello, li si mette al giogo e li si allena con pesanti fardelli. Certe persone condannano le sei passioni dichiarando che esse sono i sei nemici mortali dell'uomo e vi consigliano di eliminarli totalmente. Penso, al contrario, che sarebbe meglio utilizzarli come strumento per raggiungere lo scopo. Se sentite odio per coloro che stimano non degno il nome del Signore e che vi dicono che esso è vuoto di senso, li detesterete sino ad evitarli per sempre. Quanto all'attaccamento che potete provare per la vostra famiglia o per i vostri amici, utilizzatelo per canalizzarlo verso il Signore. Ammirate la bellezza della sua forma manifesta nella meraviglia della natura. <<Kama>> il desiderio, l'appetito carnale non è un vizio se è sublimato nella brama di possedere ciò che è eterno ed immortale! Ganapathi Sastry vi ha detto che le Sastra si applicano agli esseri umani. Io andrò ancora più lontano: esse sono valide per tutti gli esseri viventi che hanno acquisito <<Jnana>> o in ogni caso abbastanza discernimento per distinguere fra bene e male. Come è possibile altrimenti spiegare il fatto che Rama uccise Vali (una scimmia nel Ramayana). Vali in effetti si era permessa di giudicare il comportamento di Rama e l'aveva accusato di non rispettare le regole del "Dharma". Quando però fu accusata a sua volta della stessa cosa si difese dicendo che era dispensata dal seguire le regole del <<Dharma>> perché era una scimmia e che il <<Dharma>> era solo per gli esseri umani. No! Non potete fare i vostri comodi! Dal momento che sapete fare la differenza fra bene e male e che vi permettete di discutere le regole stabilite, cadete naturalmente sotto i rigori della legge imposta dai testi sacri. Anche se siete ancora novizi o <<non credenti>> potete divenire un <<Paramahamsa>> (anima realizzata). E’ sufficiente prendere al volo un'occasione per elevarsi spiritualmente. Un giorno una persona venne da Me affinché la guarissi dalla gastrite di cui soffriva. Dopo avere osservato, studiato i miei gesti, ascoltato ciò che dicevo, prese una foto di Swami, un libro di Bhajan e tanto fece che dimenticò la sua malattia per averne contratta un'altra: quella per "Shanti" la pace interiore ed una sete di ripetere costantemente il nome del Signore. Sono sempre fedele alla Verità e riposo in essa. Da dove proviene il nome <<Sathya Sai>>? Sai significa <<colui che riposa>>. E’ un nonne molto azzeccato! I soli che non otterranno ciò che sono venuto a dar loro sono quelli che rifiutano di seguire il cammino che indico e che non ascoltano i miei consigli. Divenite soldati della Mia armata e vi porterò alla vittoria! Se vi domandano dove si trova il Signore, non schivate la domanda e rispondete: <<Colui che risiede nel nostro cuore>> e dite loro che è a Prasanthi Nilayam.

Discorsi volume III

pag.110

... Il primo stadio nell'addestramento spirituale è il controllo del desiderio che spinge i sensi a perseguire scopi materiali. Se il desiderio è rivolto a Dio va bene, ma se tende ai piaceri oggettivi nuoce all'individuo. Se si dà fuoco ad una casa si tratta di mania incendiaria: se Hanuman mette a fuoco Lanka è invece una buona lezione ed è giustificata. Se un brigante vi mozza una mano è violenza, se un dottore vi amputa il braccio per salvarvi la vita è non-violenza. Vishayavasana (l'impulso del desiderio) degrada qualunque azione; Bhagavathvasana (l'impulso di Dio) la rende sacrosanta. Il Dakshayajna (rito sacrificale) fu trasformato in battaglia perché Parameswara (Dio) non era presente. Il Kurukshetra (campo di battaglia) fu trasformato in un Yajna (rito) perché c'era il Parameswara (Dio). Arjuna si dedicò al Signore mentre Daksha si prese gioco di Lui. Quella fu la differenza e c'è una spiegazione: tutto dipende dal motivo e dall'ispirazione che stanno dietro gli atti e le parole...

Sadhana

96. Pag.84

Accettate il mondo com'è, non aspettatevi che esso si conformi alle vostre necessità o standards. Maya (illusione) avvolge il bene con la macchina del male, fa brillare il male con la luce del bene. Discriminate al meglio della vostra capacità e sviluppate la capacità di discriminare. Lottate per vincere, questo è il meglio che voi potete fare, poche persone possono dire: <<Io ho vinto>>. La vostra coscienza conosce la vera sorgente della gioia, vi spingerà lungo il sentiero giusto, il vostro dovere è di prenderla come <<guida>> e non disobbedire ogni qualvolta contraddice la vostra fantasia.

Thursday, 13 October 2011 13:55

Beatitudine

Al di la’ dell’illusione

Pag.118

Come si possono servire gli altri o il Signore che sta in tutti, mentre i sensi distolgono da quel servizio, o le passioni si affacciano per macchiare l'amore che ispira il servizio? Il Lokesa (Dio protettore del mondo) si occupa di spargere Ananda nel Loka; l'uomo si deve impegnare a spargere Ananda attorno a se. Così si collabora e si condivide il lavoro di Dio. Ogni cattiva azione affretta la caduta. Ravana rapì Sita; e gli uomini pensano: <<Come mai il fuoco dell'ira divina non lo ha incenerito e lo sdegno di una donna pura non lo ha arso? E’ perché la conseguenza di tutti i Tapas che aveva compiuto e il dono che gli dei gli avevano concesso, gli servirono da corazza per molto tempo. Ravana doveva andare incontro alla sua perdizione per mezzo della sua stessa folle malvagità. Il Signore è soltanto uno spettatore. Egli sta al di sopra dell'odio e dell'ira e degli attaccamenti che provengono dal senso di "mio" e di "tuo".

Pag. 137

L’Ananda si trova in tutti, e fa parte della stessa natura umana. Coloro che hanno l'animo puro, trovano la massima delle beatitudini nella presa di coscienza della propria realtà che è l'Atma. E’ una gioia che può essere detta svasampadyam (dovuta al proprio merito, per così dire). Viene conosciuta solo da chi la sperimenta, ed è evidente di per sé.

Discorsi 88/89 volume I

Sat-Cit-Ananda [24] pag.88

Dal momento che uno ha preso una forma umana, si presume che abbia anche la giusta conoscenza. Invece si trascura il Nome ed il Sat-Cit-Ananda, ossia i tre principi consustanziali dell'Essere-Coscienza-Beatitudine non vengono tenuti in considerazione. Si finisce per preoccuparsi soltanto del nome e della forma. Fino a quando credete di poter inseguire questo piccolo corpo? State pur certi che invecchierete e morirete, anche se vi isolaste in una foresta. Quanto deve accadere, accadrà! Una sola cosa ci appartiene realmente: il Sat-Cit-Ananda. Prestate dunque attenzione a quella Beatitudine latente in voi. Questo è il principale dovere. Credete con fermezza che Dio è presente in ognuno. Abbandonatevi ciecamente al Nome. Dio sarà raggiunto soltanto ripetendone il Nome. Quando si recita il Suo Nome, la vita diviene perfetta e pienamente incline al servizio. E con questo chiudo il Mio discorso.

Brahman-ananda [9] pag.135

Il quarto punto è la beatitudine (Ananda). Ogni essere umano aspira ad unirsi a Dio, ha sete di beatitudine. E’ questa la ragione per cui gli asceti descrissero Dio come gioia pura. Di quale gioia si tratta? E’ una gioia unica. I dotti ne dànno diverse descrizioni: Nityananda o Beatitudine eterna, Brahmananda o Beatitudine di Dio, Paramananda o Beatitudine suprema, Yogananda o Beatitudine dell'unione con Dio, Atmananda o Beatitudine che scaturisce dallo Spirito. Ma vi è una sola Beatitudine e tutte queste espressioni di Beatitudine si fondono in essa: la Beatitudine del cuore. Non esiste essere umano che non vi aneli. Anche per un piccolo incarico che ricopre, l'uomo vuol ricavare gioia. Ma questa gioia si trova in lui stesso. Dopo aver analizzato dunque la Verità, la Conoscenza, l'Infinito e Dio, scopriamo che Dio è la reale espressione della Beatitudine. Non c'è un posto in cui non sia accessibile. Se volete conoscere la via che conduce a Lui, sappiate che Egli si trova in ogni luogo. Se aprirete le porte del vostro cuore, vi scorgerete la Forma Divina traboccante di Beatitudine. Fu proprio questo ciò che sperimentarono le Gopi.

Le Gopi volevano chiudere le porte del loro cuore

per paura che qualche estraneo vi penetrasse;

ma, dall'interno, una voce diceva: “Non chiudere!

Io mi trovo in te, in tutti e in ogni luogo".

Se l'Universo intero è il tempio del Signore,

caro ad ognuno di noi,

che bisogno c'è di una porta d'argento?

Dove sarà mai la strada o la porta

che a tale dimora conduce?

Se il Padrone di tutto l'Universo è sempre con voi,

che bisogno c'è di invocarLo? A che serve?

Quand'Egli è reperibile dappertutto nell'Universo, quale sarà la strada, quale la meta?

Non esiste un posto particolare, dove non sia.

E allora, dove sarà l'entrata?

Suonate l'arpeggio con le corde vitali del corpo,

versate lacrime di devozione

ed offrite la vostra anima.

Vedeteci il Paradiso:

ecco la strada, ecco la porta!

Quando avrete offerto tutte le vostre azioni,

tutte le vostre capacità e abilità al Signore,

dai vostri occhi stilleranno lacrime di gioia.

Essere-Coscienza-Beatitudine [33] pag.189

C'è dunque una sola cosa da rilevare: l'unità della Verità. La Verità è Dio e sta all'uomo seguirla. Essa si trova all'interno di ognuno. I Veda la descrivono come Essere, Coscienza e Beatitudine. Queste tre dimensioni sono presenti in ogni cosa. Per quante differenze si possano notare fra un oggetto e l'altro, unica è l'impronta di Verità in ciascuno: la Verità dell'Essere, a cui la Coscienza conferisce splendore e da cui si trae quella gioia che è Beatitudine.

sea

Ecco qui, per esempio, un bicchiere. Questo bicchiere è in essere. La coscienza lo rende visibile, ora sotto forma di un bicchiere d'argento ma, con un giusto procedimento, può essere trasformato in un vassoio. Il bicchiere può mutarsi in vassoio, ma non l'argento che rimane identico a se stesso. Similmente, Essere, Coscienza e Beatitudine sono tre caratteristiche comuni ed immutabili in tutti gli esseri umani.

Sat-Cit-Ananda [2] pag.201

In qualsiasi parte del mondo c'è il buono e il cattivo, ci sono gli intelligenti, gli eruditi e gli illetterati; ci sono i ricchi e i poveri. Ma l'elemento comune a tutti è l'Essere-Coscienza-Beatitudine (Sat-Cit-Ananda). Tutte le Sacre Scritture del mondo hanno presentato Dio come l'Unico che impersona l'Essere-Coscienza-Beatitudine, il Supremo Stato Divino. In tutto l'universo manifesto, in ogni oggetto materiale e nell'uomo si cela questo triplice Sat-Cit-Ananda. Ma, mentre negli oggetti materiali ci sono solo l'Essere e la Coscienza, negli esseri viventi c'è in più la possibilità che si manifesti anche la Beatitudine. Tuttavia, anche quel tipo di gioia è solo temporaneo.

Viaggio verso la Beatitudine [5] pag.202

L'uomo fonda tutta la sua fiducia su forme corporee, che sono prodotte dagli alimenti, e non è proteso al mentale. Il corpo non è altro che una sintesi di cibo, ed il prana la forza vitale che lo muove. Come terzo viene il mondo della mente. Il quarto è il mondo della saggezza, una costante e indisturbata consapevolezza, oltre la quale v'è la suprema gioia, la Beatitudine. Di questo viaggio, l'uomo conosce soltanto le prime due stazioni e non sa proseguire oltre. E’ solo dopo aver superato quello stato di costante consapevolezza che l'uomo può sperimentare la Beatitudine pura: inseguendo invece i piaceri effimeri del mondo fenomenico nella vita e nella condotta di ogni giorno, perde la capacità di sperimentare l'eterna Beatitudine che gli è propria.

Discorsi 88/89 volume II

Questo e quello [25] pag.163

Qual è la causa principale della Beatitudine? Il mondo. Su che cosa si basa il mondo? Sull’Energia. Qual’è il fondamento dell’Energia? Il Principio del Tat-Tvam. Tat significa "questo", e "questo" vuol dire qualcosa che ti sta molto vicino, mentre quando si dice " quello" si indica qualcosa di lontano. Ciò che va al di là degli organi di senso si chiama " Quello", ciò che sta sotto il controllo dei sensi si può definire "Questo". Il Principio dell'Essenza Divina o Atma trascende questo mondo e gli organi di senso.

Corpo e Beatitudine[3] pag.202

Avete sprecato la vita se credete che siano importanti il corpo e i sensi e che l'unico scopo del vivere sia soddisfarli. Tutti questi agi materiali possono solo darvi una gioia ed una felicità temporanee. Non vi daranno mai la beatitudine eterna. La beatitudine non si trova né negli oggetti materiali né nelle relazioni individuali, ma sgorga spontaneamente dal cuore. Non può essere raggiunta nelle cose esteriori. I Veda insegnano questa verità fondamentale in svariate maniere e vi mostrano la via per realizzare la Realtà che siete davvero.

La massima Beatitudine[6] pag.229

Che cosa si intende per beatitudine dell’Atma? L'uomo crede che significhi godere ogni benessere fisico, toccando il fondo nel soddisfare tutte le esigenze del corpo. La Beatitudine dei Gandharva è cento volte più potente della felicità prodotta dal corpo. La Beatitudine dei Deva è cento volte superiore a quella dei Gandharva; quella di Indra cento volte superiore a quella dei Deva. La Beatitudine di Prajapati è cento volte superiore a quella di Indra.

La Beatitudine dell'Atma è cento volte superiore a quella di Prajapati. Se dunque mettete a confronto la Beatitudine dell’Atma, dello Spirito, quanto piccola appare la felicità del corpo! Vi lasciate inebriare da queste piccole ed insignificanti gioie e dimenticate la vostra realtà. Se solo poteste sperimentare la Beatitudine dello Spirito, dimentichereste ogni altra cosa e vi immergereste in Essa.

LA BEATITUDINE DELLO SPIRITO

E’ BEATITUDINE DI DIO.

LA BEATITUDINE DELLO SPIRITO

E’ BEATITUDINE SENZA PARI, UNICA E NON DUALISTICA.

LA BEATITUDINE DELLO SPIRITO

E’ SUPREMA BEATITUDINE O,

COME VIENE ANCHE DEFINITA,

BEATITUDINE DELLA COMPLETA FUSIONE.

Beatitudine onnipresente[7] pag.229

Nel mondo non c'è un angolo che sia privo di Beatitudine. In ogni oggetto del mondo è insita questa Beatitudine. Tyagaraja fu in grado di sperimentare con la sua disciplina spirituale che nella più piccola formica e in ogni oggetto del mondo c'è la stessa Beatitudine del Brahman, il Principio del Signore. "Come fare a descriverLo? - si domandava - Come riconoscere questo Principio di Brahman?".

Corso estivo 1990

Incarnazioni di beatitudine [13] pag.157

Tutto accade per volere divino (Daiva-sankalpa). Con le vostre sole forze non siete in grado di ottenere nulla. L'altro ieri vi ho detto come gli uomini in diversi casi non siano riusciti ad avere il successo che avevano perseguito con ogni sforzo, e come invece ad altri sia stato facile raggiungerlo senza averlo cercato. E’ il senso dell'io (ahamkara) che vi induce ad appropriarvi del duplice ruolo di chi compie l'azione (kartritva) e di chi ne fruisce (bhoktritva). Voi siete un'autentica incarnazione della beatitudine: la beatitudine è la vostra vera natura. E’ tragico il fatto che non sappiate individuarla e sperimentarla. Questa beatitudine è adombrata da simpatie e antipatie, dal senso di "io" e di "mio", dall'esitazione e dal dubbio, da piaceri e dispiaceri, e così via. Attaccamento (raga) e odio (dvesha) sono il panno pesante che avvolge la vostra beatitudine. Quanto è strano e sciocco che, nonostante voi stessi siate un'autentica incarnazione della beatitudine, l'andiate a cercare altrove! Sebbene abbiate già tutto in voi, purtroppo anelate dietro a desideri meschini e ad assurdi piaceri sensuali che appartengono al mondo della materia mutevole. Qual’è il motivo di una corsa così folle? Ignorare la verità che voi stessi siete la fonte di ogni beatitudine.

L'ignoranza inibisce la beatitudine [15] pag.158

Studenti, se farete lo sforzo che ci vuole, sperimenterete in modo definitivo la verità che siete divini e beatitudine.

sea

Il mosco, ignaro del fatto che il profumo di muschio viene emanato dal suo ombelico, va scorrazzando senza sosta per tutta la foresta cercando l'origine di quell'odore. Alla fine, stanchissimo, si sdraia all'ombra di un albero per riposarsi. Quando è sdraiato, tiene il naso vicino all’ombelico, e allora scopre che la fragranza proviene dal suo stesso ombelico. Quindi, dice fra se: "Ah, che stupido! Ho girato invano per tutta la foresta, esponendomi a rischi che potevo evitare, senza sapere che sono io la fonte di questo profumo!".

Tale è l'ignoranza, ed è esattamente quello che succede anche all’uomo. L'eterna Beatitudine (Nityananda), l'infinita Beatitudine (Brahmananda) e la Beatitudine priva di dualismo (Advaitananda) sono la autentica natura e forma dell’uomo. Ma l'uomo, allettato dai piaceri sensuali di breve durata che gli offre il mondo, non riesce a cercare, capire e gustare pienamente questa suprema beatitudine divina.

Nomenclatura della Beatitudine [16] pag.158

Contrariamente a quella che impropriamente viene definita Beatitudine e che deriva da cose materiali, 1a beatitudine dello Spirito non è mai contrassegnata dal dolore.

sea

Se riempite un vassoio di payasam, un dolce che si confeziona bollendo nel latte un cereale con dello zucchero, e praticate poi parecchi fori nel vassoio, da quei buchi uscirà solo il dolce payasam. La stessa cosa vale per la Beatitudine dello Spirito(Atmananda), che si manifesta in vari modi.

E’ questo il motivo per cui i saggi hanno definito Ananda lo Spirito e gli hanno attribuito varie descrizioni, quali "Eterna Beatitudine", " Suprema Beatitudine", " Assoluta Beatitudine", "Beatitudine di Saggezza", "Beatitudine trascendente ogni coppia d i opposti " , "Pura Beatitudine", "Beatitudine incrollabile", "Beatitudine che trascende le capacità mentali", “Beatitudine che trascende i tre guna”, e cosi via. Perché mai correr dietro stupidamente al mondo materiale, che vi procura prove, seccature, sofferenza e dolore, quando disponete sull’istante di un inestimabile tesoro di beatitudine dentro di voi?

La sorveglianza impedisce l’accesso [17] pag.159

sea

Le tesorerie e le banche che custodiscono ingenti somme di denaro sono dotate di particolari e necessarie misure di sicurezza e di vigilanza: porte blindate a prova di bomba, cassette di acciaio e massicce serrature, oltre ad una continua sorveglianza diurna e notturna da parte di guardie armate di tutto punto. Allo stesso modo, il tesoro inestimabile della beatitudine è sorvegliato costantemente dal serpente velenosissimo dell’ahamkara, il senso dell’io.

Amore ecumenico [24] pag.161

La beatitudine è la mèta finale di ogni vostra impresa, terrena o spirituale. La beatitudine è il fine di tutte le religioni. Molte possono essere le strade, ma unico è il punto di arrivo, come molti sono i gioielli ma unico l'oro; molte le mucche, ma unico il latte. Perciò, non criticate mai nessuna religione. Accanto alla vostra istruzione, sviluppate l'equanimità e l'amore universale, in modo che possiate sperimentare l'unità nella diversità.

La scienza di Dio

La felicità della vidya [17] pag.114

La vera istruzione, perciò, è quella che consiglia ed orienta mente ed intelletto umani verso l'acquisizione della felicità sattvica e ovviamente può essere ottenuta solo con uno sforzo instancabile. Le Scritture dicono: Na sukal labhati sukham, "La felicità non può essere ottenuta per mezzo della felicità". La felicità può essere raggiunta solo sottoponendosi all'infelicità, e questa verità dev'essere instillata attraverso l'educazione o Vidya. Una volta conosciuta la Beatitudine che può dare la felicità sattvica, anche la Vidya parrà facile e gradevole.

La scienza per eccellenza [18] pag.114

Essendo nati come uomini, occorre dirigere ogni sforzo per acquistare questa Educazione all'Immortalità, insieme a tutte le altre vidya o scienze di carattere terreno e incentrate sulla materia, poiché solo quella Vidya può rivelare lo Spirito e rendere capace l'uomo di sperimentarne la Beatitudine.

Tutto è energia [11] pag.200

Parlando nel Centro di Ricerche Atomiche, dissi che ogni cosa possiede energia latente, come l'ha un pezzetto di carta o un brandello di tela. Quando quell'energia latente si esaurisce, subentra la morte; quand’essa è in pienezza, avviene la nascita. Sat-Cit-Ananda è energia:

Noi (Sat) siamo (Cit) felici (Ananda). L'energia è tutto, L'energia viene da Dio. E’ questa la base stessa dell'uomo.

Dio è unità

Capitolo III. 8. Tutti gli esseri umani cercano Dio

La libertà e la luce sono le due cose di cui l'uomo abbisogna più del proprio respiro. Egli vive nel buio e si agita come un pesce in un vaso senza acqua, in cerca della sua casa che è Dio e per avere "Ananda" (o beatitudine) che è il suo alimento naturale. Egli cerca Dio nello spazio e nelle viscere della terra, solo o in compagnia, in silenzio o nel frastuono e non si accorge che la sorgente dell’Ananda risiede da sempre nel suo cuore. Se solo sapesse cercarla nel silenzio della meditazione profonda, raggiungerebbe la fonte di tutte le beatitudini.

Capitolo VIII. 5. L'amore porta all’estasi

Dove risiede esattamente Dio? Egli è dovunque, in tutti gli esseri; Egli è onnisciente ed onnipresente. In verità Egli è amore e l'amore pervade ogni cosa; ciò è tutto quello che dobbiamo conoscere. Non esiste alcun essere che non abbia almeno una piccola traccia d'amore. L'amore conduce ad uno stato di beatitudine pura e permanente. Molti cercano questa beatitudine nelle relazioni con gli altri, o nell'accumulo di fama, potere e ricchezze; sono ben pochi coloro che invece cercano di ottenerla con la rinuncia alle ricchezze ed ai desideri di piaceri mondani. Le scritture affermano che solo la rinuncia può recare la benedizione dell'immortalità. Bisogna ignorare tutti i legami di parentela e di amicizia, abbandonare tutte le preferenze e gli affetti e, nel cuore così liberato, installare Dio in tutta la Sua gloria. E’ l'unico mezzo per ottenere sempiterna e piena gioia.

La conoscenza

4) Rasasvadana pag.11 [14]

Rasasvadana. Quando si siano superati lo stato di decadimento (kshaya) e quello di distrazione (vikshepa), si ottiene la Gioia del più alto contatto fra Soggetto e Oggetto Supremo (savikalpananda) Questo stadio è detto rasasvadana, cioè "godimento" della Beatitudine. Ma neppure questo è lo stato più elevato o la massima beatitudine, il quale non viene raggiunto o acquisito, ma semplicemente è; se ne diviene coscienti, per così dire. Il "gusto" (rasa) dell'estasi solo Soggetto-Oggetto è una tentazione da evitare, perché è solo seconda in sublimità, ed è tanto piacevole da formare una minorazione.

sea

E’ una gioia di intensità simile a quella di una persona che, dopo un lungo cammino, si leva di dosso un pesante fardello, o quella di un avido che ha appena ucciso il serpente che gli impediva l'accesso ad un immenso tesoro, che egli voleva arraffare. L'uccisione del serpente è il savikalpa samadhi; la conquista del tesoro, di Quello, è il nirvikalpa samadhi, il più alto dei livelli.(6)

Tutto è Gioia pag.29 [73]

La Taittiriya Upanishad (16) ha dichiarato:

DALLA BEATITUDINE TUTTO HA ORIGINE;

PER MEZZO DELLA BEATITUDINE TUTTO VIVE;

NELLA BEATITUDINE SOLTANTO TUTTO SI IMMERGE;

NELLA BEATITUDINE TUTTO RIPOSA.

Come la categoria Brahman, la categoria Antaratma, il Sé immanente, ha gli stessi attributi. Anche il sé di ciascun individuo nasce dalla Beatitudine, è pieno di Beatitudine e nella Beatitudine va a sfociare. Quanto maggiore è la Conoscenza (Jnana), tanto maggiore è la consapevolezza della Beatitudine (Ananda). Il Realizzato ha la Gioia alla portata della sua mano destra, che gli è di soccorso in ogni emergenza e sempre pronta a salvarlo.

Prema Dhaara

pag.19 (9)

Solo attraverso la consapevolezza del divino possiamo realmente portare la vera pace nel mondo. Non v’è dubbio che i grandi capi mondiali compiano considerevoli sforzi, a livello materiale, per portare la pace e l'armonia, ma Sai non vede alcun segno di un loro possibile successo. L'unica strada rimasta è quella di volgere la nostra mente all’interno di noi stessi per trovare la vera base eterna, la Sorgente Suprema: solo da questa potremo ottenere la vera felicità e la pace del mondo. La base è Dio, che infatti abita nel cuore di ognuno di noi, Egli è lo Spirito Universale. Ognuno di noi è l'incarnazione stessa della Divinità. Il vostro vero Essere è Sath-Chit-Ananda, e cioè Esistenza-Consapevolezza-Beatitudine. Avete dimenticato questa verità. Ricordatela ora, e ricordatevi il sacro e potente nome della Realtà sino a quando la vostra mente sparirà, e voi vi rivelerete come la Verità stessa e gusterete, così come fa sai, quell'Eterna Beatitudine che non si esaurisce mai.

Con Benedizioni,

Baba

Colloqui

  •  

H.- Chi e immerso nella beatitudine divina ne è consapevole?

SAI - [2] pag.52

E’ il testimone di questa beatitudine. Perde la sua coscienza limitata per acquistare la consapevolezza totale di Dio. Il sonno profondo è un Samadhi nel quale non c'è consapevolezza né del mondo né della mente, ma esiste solo la coscienza dell’”Io”; la libertà è quella stessa coscienza in piena consapevolezza.

  •  

H.- Svami parla a volte di felicità, a volte di gioia ed altre ancora di beatitudine. C'è qualche differenza?

SAI - [3] pag.52

La felicità è temporanea, ce la danno gli altri. Poi viene la gioia; si ha gioia quando si riempie lo stomaco; va e viene. 22 Ma la beatitudine è il nostro diritto naturale; non qualcosa che viene, ma è la nostra vera natura, ed è permanente.

  •  

H.- Baba dice che, durante la pratica spirituale, a un certo punto cessa la natura esteriore. Come avviene questo?

SAI - [5] pag.52

Nella disciplina spirituale ci sono dieci stati e a ciascuno corrisponde un suono speciale, sempre suono dovuto a vibrazione: suono di campana, di flauto, di buccina, l'OM, un tuono, un'esplosione. Ma il decimo è pura forma, e i sensi sono trascesi. Sopra i sensi c'è lo stato di beatitudine, in quanto si appartiene al Corpo Universale di Dio, che è Luce.

H.- Questo stato di beatitudine dura solo per un certo tempo? E che accade dell’attività quotidiana?

SAI - [6] pag.52

Se questo stato è sperimentato come totalmente naturale, dura per sempre. Allora il mondo è beatitudine, sempre. Pensi Dio, mangi Dio, bevi Dio, respiri Dio, vivi Dio.

H - Devono passare tutte per questi stadi le discipline?

SAI - [7] pag.52

No; si può giungere subito allo stato della trascendenza, o al VI, al VII o a qualunque altro. Non è uniforme.

 

H.- Quale atteggiamento si dovrebbe avere nell'incontrare qualcuno di tali stati?

SAI - [8] pag.53

Gli stati di coscienza sono in mutamento, ma non l’atteggiamento che si dovrebbe avere.

H.- Ma che valore attribuire ai vari stati?

SAI - [9] pag.53

Il discepolo non si riterrà soddisfatto da nessuno di questi, perché ciò che desidera è l'unione completa. Questo desiderio rimane forte e costante, finché è raggiunta la beatitudine trascendentale, e qui il desiderio cessa. Qual’è l'uomo più povero del mondo?

  •  

H.- E’ l'uomo senza Dio?

SAI - [10] pag.53

No. L'uomo più povero è quello che ha più desideri. Finché non abbiamo realizzato lo stato privo di desideri, stato di beatitudine pura, siamo in miseria.

  •  

H. - Scusatemi l’indiscrezione; a volte pare che Svami cambi d’umore. Che significa?

SAI - [4] pag.64

La barca corre sull’acqua e non le permette di entrare nella chiglia.

Come si è in pace in una barca che non fa acqua, così è lo stato di beatitudine di Baba in cui non entrano angustie né preoccupazioni. Invece le persone comuni non fanno come Baba, ma permettono che nella loro “barca" penetri l’"acqua”, ossia ogni sorta di angustie e di preoccupazioni, e non hanno né felicità, né beatitudine, né pace mentale. La beatitudine di Baba è sempre presente, ed il mondo non l’influenza. Pensa un pò: ogni mese Baba deve far fronte a un conto spese di centinaia di migliaia di rupie; sulle sue spalle gravano tutti gli affari delle scuole, degli ashram, della gente del Suo entourage fisico, le interviste, le petizioni, la corrispondenza, tutti i problemi. Questo a livello corporeo. Contemporaneamente, a livello mentale, Baba è con coloro che in ogni parte del mondo cercano Dio; con i santi, gli Yogi, i rishi, gli aspiranti spirituali, e li osserva, li guida, incoraggia ogni movimento della mente e del cuore verso Dio. Ma tutto ciò non Lo tocca; la Sua beatitudine è costante, immutabile; e lo è anche esternamente, benché possa talora apparire irato, impaziente, distaccato, superiore, distante: l’”ira” è solo un suono, perché per correggere certe situazioni, è necessario il suono dell’ira. Allo stesso modo il “distacco”, la "superiorità” sono necessarie a tempo e luogo. In effetti, l’amore di Baba è costante e immutabile, come la Sua beatitudine.

H. - Con un compito così indicibilmente immenso come può Baba aver tempo da perdere a parlare con noi piccoli microbi?

SAI - [5] pag.64

Baba, con i Suoi corpi illimitati, sta operando come se avesse ben mille teste, mille braccia, mille piedi: Saharshashirsha Purushah Saharshakshasahasrapad. Quello che sta seduto qui a parlare con voi è solo il Suo corpo; e questa è l’Onnipresenza di Baba. L’Avatar trascende i cinque elementi, Egli è il Creatore, Arjuna era il controllore, e Krishna il Creatore. La scienza è cosa esteriore, la Sapienza è interiore. L'uomo si volge al difuori e crea le macchine, ma lì finisce il suo controllo. Guarda i tre astronauti di qualche mese fa. Dio non è soggetto ad alcuna limitazione; Egli è il Creatore degli elementi, il loro Modificatore, il loro Conservatore ed il loro Distruttore.

  •  

H. - L'Avatar non è mai nato, ma appare come se avesse avuto nascita con un corpo che poi cresce come per tutti gli altri uomini. I corpi percettibili, visibili, sono perituri, e Baba non appare diverso dagli altri.

SAI - [6] pag.65

L’Avatar ha assunto un corpo, come tu hai detto; ma la differenza è che gli uomini si incarnano portando con se tendenze e le conseguenze delle loro passate azioni, mentre Baba ha preso questo corpo senza alcuna tendenza, completamente libero, senza desideri né attaccamenti.

H. - Quando vedo Baba come una forma frammezzo a tutte le forme periture, non posso vedere in Lui la sola Realtà tra tutte queste forme di sogno effimero?

SAI - pag.65

Sì. La sola Realtà è Baba, "B.A.B.A.”significa Being (Essere), Awareness (Consapevolezza), Bliss (Beatitudine) e Atma, l’unica Realtà. 29

H. - Che cosa intendeva dire Baba quando spiegava che, invece dell’ego limitato, i raggi spirituali che compongono l’essere umano devono essere proiettati nell’immensità?

SAI - [1] pag.65

Quando il mondo si dissolve e c'è gioia, od anche un fuggevole senso di felicità, dovete attaccarvi a questo stato e non vi dovete permettere di ricadere nelle emozioni e nei pensieri dell’ego. Dall’uomo si dipartono serie di raggi spirituali la cui qualità è delizia, beatitudine. Tutto ciò di cui l'uomo abbisogna è manifestare questa beatitudine. L'idea di cercare è un errore. La verità la sanno già tutti. Basta solo metterla in pratica, manifestarla. L'umanità nell’uomo è proprio questi raggi di luce e di gioia. E’ molto facile cogliere un fiore, o batter le ciglia; la Realizzazione del sé è altrettanto facile.

  •  

H. - Svami dice che il dolore ed il piacere nascono dal fatto che i sensi si mescolano con gli oggetti del mondo dopo d'aver abbandonato il loro posto. Qual è questo giusto posto?

SAI - [17] pag.81

Tutto è un gioco del desiderio. Il desiderio degli oggetti terreni dà dolore e piacere, mentre il desiderio di Dio dà beatitudine e non genera dolore.

H.- Eppure, Svami, molte delle nostre azioni sono indotte da desideri terreni. Vediamo, udiamo, pensiamo, tocchiamo, annusiamo; viene il desiderio ed esso ci porta all'azione.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.33 IO AMO SOPRATTUTTO I VILLAGGI

Il sole non è il solo dono di Dio che sia sorto sul villaggio in questo giorno; anche ananda (gioia) si è rivelata. Perciò Io sono venuto a rendervi coscienti che voi siete ananda. Ananda è il vostro luogo di nascita. Ma voi cercate la vostra casa altrove, e perciò siete afflitti da dolore e delusione. Sappiate che ananda è la vostra natura, il vostro nutrimento, la vostra meta. I villaggi sono i luoghi in cui questa conoscenza si presenta all'uomo con più facilità e prende più profonde radici. Questa è la ragione per cui Io amo soprattutto i villaggi.

Perché le virtù del distacco, della rettitudine, dell'onestà e della sincerità, che sono prerequisiti essenziali per acquisire questa consapevolezza, sopravvivono oggi, per quanto in forma attenuata, solo nei villaggi. Esse sono scomparse dalle città ormai da lungo tempo. Naturalmente voi avete le vostre difficoltà e impedimenti, ma certamente avete meno ostacoli da superare quando decidete di condurre una buona vita e raggiungere la consapevolezza della vostra divinità.

Perché l'uomo è oggi così pateticamente afflitto da paura e ansietà? Cerchiamo le ragioni fuori di noi mentre esse si trovano dentro di noi. La ragione si trova nella falsa enfasi che abbiamo dato alle cose del mondo, ignorando quelle dello spirito. Il corpo dell'uomo è il ricettacolo di Dio. Esso è il tempio in cui Dio è installato e dove Dio è il padrone. Esso è dotato di strumenti molto preziosi che possono aiutarvi nel viaggio, ma che voi di rado usate. I sensi vi portano le impressioni del mondo esterno, ma voi non valutate queste impressioni col filtro di una chiara ragione o di una mente equilibrata. Voi non procedete da un gradino all'altro nel cammino verso l'eliminazione dell'ego e l'immersione nell'Uno. Gli abitanti della città sono colpiti da tempeste di passioni ed emozioni, e perseguitati o ossessionati da desideri e immaginazioni. Essi non hanno né l'inclinazione né la propensione a dedicare il loro tempo, la loro abilità e la loro attività per fini divini. Il divino è il nucleo, l'essenza della vostra esistenza. Dio è ovunque; quando Egli è riconosciuto e adorato come Colui che dimora nel vostro corpo, quest'ultimo non è più un fardello. Dio splende, annunciando Se stesso attraverso di voi. Egli esprime Se stesso attraverso ogni pensiero, parola e atto che emana da voi. Nel tempio che è costruito e montato, noi abbiamo un idolo che è scolpito e modellato dall'uomo. Ma in questo tempio che è donato da Dio, Egli risplende a Suo diritto, e si manifesta nella Sua propria Gloria con amore, potere e saggezza. Egli così risplende e manifesta Se stesso non solo nel vostro corpo, ma in tutti i corpi. Egli è Colui che dimora in ognuno. Quando voi insultate, ferite o infliggete infamia a un altro, ricordate che state invitando il dolore a visitare voi stessi, perché l’altro non è altri che voi. Cercate la gemma della divina sapienza dentro di voi, così come le pietre preziose devono essere cercate nelle viscere della terra. Ciò che voi cercate è invece futile immondizia. Andate più a fondo, dove c'è il tesoro...

Discorsi vol. X 2° tomo

Pag.308

... Dove risiede esattamente Dio? Egli è ovunque, in tutti gli esseri. Egli è Onnisciente e Onnipresente. In realtà Egli è amore e l'amore pervade tutto. Questo è tutto ciò che bisogna conoscere. Non c'è essere senza traccia di amore. L'amore conduce all’ananda, pura e duratura. Molti cercano l’ananda attraverso i rapporti con gli individui; altri cercano di ottenerla conquistando fama, potere, ricchezze, ecc.; alcuni tentano di guadagnarla con la rinuncia ai possessi materiali e al desiderio dei piaceri mondani. Solo il distacco può conferire ananda. Le Upanishad proclamano che solo tyaga può concedere amrithatwa (solo la rinuncia può dare la beatitudine dell'immortalità). Bisogna ignorare tutti i legami di parentela e di cameratismo, rinunziare a ogni attaccamento e affetto e, nel cuore così liberato, si deve installare Dio in tutta la Sua Gloria. Questo è il solo mezzo per guadagnare ananda eterna, immutabile. I Yadava di Dwaraka erano legati a Krishna da legami di parentela ed erano felici e orgogliosi di questa relazione. Ma come se la passarono alla fine? Essi combatterono fra loro e furono distrutti. Le gopi, però, installarono Krishna nel loro cuore, superarono i piccoli "se" e si identificarono col Signore. Perciò realizzarono la loro meta. L'abbandono a Dio è il segreto del trionfo spirituale. Le persone lodano Narayana Bhat, il fondatore del complesso Loka Seva Vrinda delle istituzioni educative, più tardi preso in consegna dallo Sri Sathya Sai Loka Seva Trust; ma la lode non sostituisce l’amore. L’amore deve ispirare entusiasmo nel compimento del lavoro a cui Narayana Bhat dedicò la propria vita. Per bhakti generalmente si intende la ripetizione del Nome, la recitazione dei salmi e degli inni per propiziare Dio e guadagnarsi la Sua misericordia. Nemmeno la meditazione su Dio e la Sua compassione possono essere definite bhakti. Tutti questi sadhana spirituali hanno una sfumatura di egoismo che li oscura.

Yasa ha dichiarato che il servizio è per l'uomo la più alta forma di adorazione. Non offendere o danneggiare nessuno, questa è vera adorazione di Dio; perché, in verità, l'altro siete voi stesso. La consapevolezza di questa verità è liberazione. Condividete la vostra gioia, la vostra ricchezza e la vostra conoscenza con gli altri meno fortunati; questo è il mezzo più sicuro per guadagnare la Grazia Divina. Compite tutti gli atti con lo stesso amore che offrireste a Dio...

Pag.379 LA MISSIONE TRIONFERA’

In ogni cuore umano c'è un desiderio ardente di raggiungere una imperturbabile e duratura ananda. Giorno e notte, per tutto il corso della sua vita, l'uomo si sforza senza un momento di riposo di raggiungere questo stadio. Ciò nonostante, egli lo trova irraggiungibile. Qual è la ragione? La ragione principale del fallimento sta nella identificazione di se stesso col corpo e i sensi e nella convinzione che il piacere fisico e sensuale possano dargli l'ananda che calmerà la sua fame. L'uomo non è consapevole di essere l'ananda che cerca.

Le Upanishad chiariscono tutti i dubbi su questo punto, là dove dicono: "la farina è resa dolce dallo zucchero". La farina di riso, quella di frumento o grano, non sono intrinsecamente dolci, ma lo diventano quando vi si mescola lo zucchero. La lezione che le Upanishad ci insegnano è che il cosmo creato è il grano e il Principio divino è lo zucchero. Per conseguenza, la natura ci attrae e ci affascina. Dovunque udiamo melodia, o vediamo armonia, o sperimentiamo il sublime, è la Divinità che ci colpisce e non la natura. Dio è descritto come Aprameya. Significa che Dio non può essere valutato alla stessa stregua di un qualsiasi fenomeno limitato. Solo i Veda possono dare una piccola idea della gloria e dicono che Dio è Vedavid (conosciuto attraverso i Veda). L’acquisizione del sapere, come indicato nei testi sacri, avviene attraverso tre fasi fondamentali, che sono: (l) Pratyaksha o percezione diretta; (2) Anumana o deduzione; (3) Sabda o voce autorevole.

sea

Quando si caglia, il latte diventa yogurt, dopo esser stato schiumato e se ne può vedere il procedimento. Il fenomeno è perciò vero, come riconosciuto da pratyaksha. Quando nuvole di fumo si levano da una catena di montagne, se ne deduce che la foresta è in fiamme. Quando qualcuno che è stato a Prasanthi Nilayam descrive il posto a chi non c'è stato, anche quest'ultimo è capace di raffigurarsi il Nilayam e i suoi dintorni. Questo è un esempio di "voce autorevole" come mezzo di conoscenza. Sabda diventa autorevole e accettabile quando proviene dall'esperienza e dalla comunicazione fedele di quell'esperienza. Fra le molte migliaia di persone sedute in questo auditorio, ce n'è una che è venuta dall’America, un membro del Consiglio Sathya Sai americano. Il suo nome è Dick Bock. Nessuno lo ha visto finora. Per quanto lo si descriva, alto o basso, vecchio o giovane, o con specifiche caratteristiche fisiche, la gente troverà difficile identificarlo e individuarlo. Ma quando lo avrò espresso il suono "Dick Bock", egli si alzerà perché tutti lo vedano. Neanche Dio risponde facilmente con la Sua presenza quando Lo descrivete e Lo glorificate. Voi non avevate un nome quando siete nati, ma da allora in poi rispondete tutte le volte che vi si chiama con un "dato" nome. Ugualmente, Dio è senza nome ma Egli risponde quando il Suo Nome, uno qualunque dei molti, è pronunciato dal ricercatore. Il Sabda come mezzo di prova, ha due aspetti, il thatashta e la swaroopa, oltre alle caratteristiche permanenti, stabili. Per identificare una casa che un visitatore sta cercando gli diciamo: << Quella su cui è seduta la cornacchia>>, ed egli capisce. Questa è una caratteristica temporanea della casa.

Dio, l'Assoluto Eterno, è descritto, pregato e adorato quale manifestazione temporanea in corpi limitati, come Rama, Krishna, Vishnu, Iswara, ecc., che non sono espressioni fondamentali della Sua natura, ma solo Forme assunte per certi scopi vitali come quelli di donare pace alla terra, ristabilire le norme della giustizia e fortificare l'ideale di fede nel Supremo. Le caratteristiche fisse e fondamentali sono sathyam, jnanam, anantam, che costituiscono la swaroopa di Brahman e che non cambiano col tempo, lo spazio e la natura dell'osservatore e penetrano tempo, spazio e materia. Noi possiamo percepirle attraverso cinque qualità: asthi, bhaathi, priya, naama e roopa, tre delle quali - asthi (esistenza), bhaathi (consapevolezza) epriya (beatitudine) - sono basilari mentre le altre due - naama (nome) e roopa (forma) - sono transitorie e superficiali. E’ indiscutibile che tutte queste caratteristiche necessitino di un Creatore che è immanente ed è il loro autore e contributore. Il sole e le stelle, la luna, l'oceano, la terra, rivelano il Creatore che noi dobbiamo accettare.

sea

Ci sono due cause che insieme producono ogni cosa: il modellatore e la sostanza. Questa coppa d'argento deve avere avuto un argentiere che l'ha formata e l'argento che egli ha plasmato. Quando andrete in fondo al processo della creazione vi renderete conto che le due cause si fondono nell'Uno, l'incarnazione dell'Essenza, della Consapevolezza e della Beatitudine. poiché quell'Uno è tutto, quando Lo si riconosce in tutto, la piena beatitudine è assicurata.

Ogni uomo desidera solo due doni: sfuggire il dolore e raggiungere la gioia. Quando entrambi sono raggiunti, l'uomo è Veramente libero. Egli ha guadagnato mukthi (liberazione). Non conoscendo le implicazioni autentiche dello stadio di mukthi, gli atei e i razionalisti dichiarano di non esservi interessati. Mukthi è il compimento di queste due aspirazioni umane. Testi e ragionamenti hanno portato l'uomo su una cattiva strada e lo hanno reso cieco alla realtà. Raggiungiamo mukthi lungo il sentiero dell'attività, dell'invenzione o dell'adorazione? I ragionamenti possono solo annebbiarne il senso. Questi sentieri possono solo illuminare la mente, chiarificare l'intelletto o purificare le emozioni. Se il nucleo atmico di tutte le cose e di tutti gli esseri è riconosciuto, ananda sarà sempre presente e piena. Il Principio Divino è la realtà, la base, l'essenza, l'oceano in cui le onde si sollevano e ricadono. Scartate il nome e la forma che, come onde, si alzano e cadono, contemplate l’asthi-bhaathipriya contenuto in ogni cellula e particella.

Allora potete immergervi nella beatitudine eterna (Nityananda). Ananda è onnipresente: si tratta solo di capire la sua universalità. Incarnazioni di Prema! Le cose che si muovono devono avere necessariamente una base stabile. La natura si muove ma il Divino no.

sea

Autobus e macchine corrono lungo la strada che non si muove. Le figure passano rapidamente e volano lungo lo schermo nel cinema che non si muove, né vola. Il corpo cresce e declina, i sensi si agitano, la mente va da un soggetto a un altro e da un argomento a un altro, ma l’Atman è inamovibile e immobile.

Ora, da quale caratteristica possiamo riconoscere l'Atman? Dall’ananda che è la sua Vera natura ed è descritto come Nityanandam Paramasukhadam (il Dispensatore della più alta beatitudine), Kevalam Jnanamoorthim (Pura Saggezza), Dwandwathitham (Al di là di tutte le dualità), Gaganasadrisam (Immenso come lo spazio), Thathamasyadilakshyam (Indicato dagli assiomi vedici), Ekam (l'Uno), Nityam (l'Eterno), Vimalam (Senza difetto), Achalam (Imperturbabile), Sarvadhee (Consapevole di tutto), Saakschibhootham (il Testimone), Bhaavaatheetham (Irraggiungibile anche dall'immaginazione), Thrigunarahitham (Senza attributi), ecc. Generalmente parlando, le cose materiali saranno cercate da alcuni, ignorate da altri e disprezzate da altri ancora. La ragione sta nella mente, non nella materia. Le simpatie e le antipatie derivano dalle proprie attività, dai pensieri e dai sentimenti.

Che Io sia intrinsecamente buono o cattivo può essere noto solo a Me. Se la vostra reazione è buona, Mi chiamerete buono. Se i vostri sentimenti sono cattivi, Io posso apparire cattivo. Il passaggio da un'attitudine a un'altra avviene in voi, non in Me. Io sono sempre lo stesso. Essendoci una forma fisica, la varietà delle reazioni è inevitabile. Le reazioni sono umane, non toccano il Divino. I cambiamenti nella natura delle reazioni e gli accostamenti sono determinati dai capricci del momento, dai cambiamenti e intrecci del desiderio e dalla pressione esercitata dall'ambiente, dalla regione e dai tempi. La scorsa notte avete assistito alla rappresentazione su Gesù, recitata dagli studenti e avete apprezzato la produzione in tutti i suoi vari aspetti. Vi siete esaltati ed entusiasmati per la commedia. Il discepolo molto amato, di nome Giuda, cedendo alla bassa tentazione di alcuni pezzi d'argento, decise di tradire il Maestro...

Discorsi volume II

5° pag.29 CREDETE IN VOI STESSI

Questa mattina, come sono arrivato in questa città, ho potuto constatare la vostra devozione ed il vostro entusiasmo durante la processione attraverso le strade. Anche adesso sento che Mi è sufficiente sedere in mezzo a voi ed offrirvi il <<darshan>> perché Io ascolti le vostre preghiere silenziose e voi possiate sentire il Mio Amore. Questo è sufficiente per darvi la gioia. Voi siete tutti nati, crescete, vivete e vi immergete di nuovo tutti nella beatitudine. E’ la verità e pochi di voi ne hanno coscienza. E’ per questo che Io Mi rivolgo a voi ricordandovi che sono Anandaswarupa (Incarnazione della Beatitudine). Il vostro corpo è <<anandam>> (beatitudine) malgrado non ne siate coscienti. Bharath (l'India) l'ha proclamato da secoli; i Veda lo hanno anch'essi detto e le Sastra l'hanno elaborato, mentre la Ghita ed altri testi sacri hanno scritto in lungo ed in largo il modo di sperimentare questa verità. Sviluppate la vostra fede nell'atma e nelle Sastra: questi sono gli occhi che vi aiuteranno ad acquistare la <<Visione>>...

Discorsi volume III

pag.179

... Sarete tutti certamente d'accordo quando dico che l’Ananda è la necessità maggiore. Ma non potete averla comprandola in qualche negozio; bisogna acquisire la difficile abitudine di fare il bene, di frequentare buone compagnie, di desistere dal male, tenendo sempre in mente la Gloria di Dio.

sea

Buono e cattivo non possono stare insieme nello stesso piatto, altrimenti anche il buono diventa cattivo. La notte e il giorno non possono coesistere. Il Sole era orgoglioso di non avere nemici. Ma qualcuno gli disse che aveva un nemico: la tenebra. Allora inviò dei raggi, suoi emissari, per scovarla, ma ovunque andassero, vedevano solo luce, la tenebra non esisteva da nessuna parte. Così ritornarono e riferirono: "Non esiste quella tal cosa chiamata tenebra sulla terra; abbiamo fatto una rigorosa ricerca e non l'abbiamo trovata!>>...

Aforismi Vedici

Pag.55 - [90]

L’uomo approda alla vita come creatura del cibo (anna), ma deve proseguire il cammino verso la meta, che consiste nel diventare incarnazione di gioia (ananda). Non solo l’uomo, ma anche tutti gli esseri viventi iniziano dal cibo e bramano raggiungere le alte vette della felicità. Tutti gli sforzi e tutte le imprese sono dirette appunto all’acquisizione dell’eterna beatitudine e si muore al fine di ottenere beatitudine. La Taittitiya Upanishad mette in luce il concetto che ananda è l’impulso che fa nascere, crescere, decadere e morire.

Pag.55 - [91]

Tuttavia, in che modo Dio è beatitudine? E’ stato detto: OM ity ekaksharam brahma (Bhagavad Gita, VIII, 13), “Il suono del Pranava - OM, l’unica lettera imperitura - è Dio”, e l’Universo è composto interamente di questo Suono Primordiale. Si afferma anche: Ayam atma brahma, “Quest’anima è Dio” (Mandukya Upanishad, I, 2). Perciò, il Sé (Atma), l’Assoluto (Brahaman) e il Suono Primordiale della sillaba OM (pranava) sono inseparabilmente la stessa cosa. La scienza del Divino (Brahma Vidya) insegna che il Sé dimorante in ogni essere vivente - l’atma - è nientemeno che lo stesso Brahman. Gli aforismi rivelano che l’universo esteriore o fisico (che ha come base Brahman) e l’universo interiore o spirituale (antar-jagat) sono identici e non possono essere dissociati.

Pag.94 - [150]

Per salvaguardare il nostro corpo dalle malattie, noi indossiamo diversi tipi di abiti; una maglietta sulla pelle, poi una camicia, poi una giacca, ed infine uno scialle o un asciarpa. Se dobbiamo sottoporci ad una visita cardiologica, dovremo sfilarci prima la sciarpa, poi la giacca, la camicia ed anche la maglia. Similmente, per entrare in intimità con il Sé Supremo, con il Brahman che è Beatitudine in sé, è necessario eliminare quegli involucri o upadhi che costituiscono il corpo razionale. Il viaggio chiamato “vita” non è altro che un pellegrinaggio dal piano grossolano della materia - in questo caso, il piano degli alimenti (annamaya) - al piano spirituale della gioia perenne (anandamaya). Questo è lo scopo finale, la meta. Il sutra ci porta a questa verità. Il Paramatma, l’Anima Suprema, è per sua natura costituito di gioia.

Pag.94 - [151]

Alcuni non concordano con questa conclusione e collocano l’anima individuale (jivatma) non già nella dimensione della beatitudine divina (ananda), bensì in quella della facoltà discriminante dell’intelletto (vijnana). Vale a dire che Brahman brilla di luce propria e non necessita di apporti di luce dall’esterno. Egli è stabile nel Suo splendore. Altri sostengono che l’Energia Suprema (Parashakti), e tale entità viene anche designata come Parakasha, lo Spazio Supremo. Tuttavia, queste teorie nascono da differenti processi di pensiero, secondo differenti livelli di coscienza.

Pag.95 - [152]

Brahman avvolge tutto e la consapevolezza di ciascuna entità è la consapevolezza dello stesso Brahman, il quale non può essere differenziato o diviso. Ananda è tutto, e Brahman, che è Beatitudine dell’anandamaya, appare anche come anima individualizzata. La qualità non può essere identificata con ciò di cui fa aprte, né può essere considerata separata dalla cosa che la possiede. L’Atma è beatitudine, sia che venga individualizzato come jivatma, come singola anima. La beatitudine non può essere quantificata come “di più” o “di meno”. Anandamaya (pieno di beatitudine) significa “beatitudine a sé stante”, e non “qualcosa che è dotato di beatitudine”. Perciò, il jivatma non implica inferiorità né il Paramatma implica superiorità rispetto ad ananda. Sono ambedue la medesima ananda.

Pag.95 - [153]

Anche nel mondo ordinario dei sensi, la gioia è una caratteristica propria di ogni essere vivente e, di conseguenza, ogni uomo tende ad esprimerla e a svilupparla. Gli esseri viventi sanno rinunciare a un sacco di desideri e di comportamenti pur di ottenere felicità; ma è indice di ignoranza credere che essa si possa raggiungere possedendo cose materiali. Sarvam paravasam duhkham: “Da tutto ciò che è fuori di te proviene dolore”; Sarvam atmavasam shukham: “Tutto ciò che è dentro di te, sei tu”. Secondo questo assioma, l’uomo che fa dipendere la propria felicità dalle cose esteriori, si allontana da sé stesso ed incontra la sofferenza. Affonda così in un’angoscia inutile, soggiacendo agli oggetti, che, secondo la sua immaginazione, possono renderlo felice. Egli diventa così bersaglio dell’ansietà e della preoccupazione. Il tentativo di raccogliere gioia dagli oggetti e dalle attività materiali non è quindi assolutamente raccomandabile. Coloro che anelano alla vera e genuina felicità devono rivolgere i loro sforzi all’interno, debbono legarsi al Sé. Se si cerca la felicità in ciò che è fuori di noi, bisogna prepararsi a soffrire, e soffrire parecchio; proprio come uno che, tormentato dalla sete, si precipita verso un miraggio. Non riuscirà a toccare nemmeno una goccia d’acqua per sedare la sete, e farà una brutta fine.

Pag.96 - [154]

A questo punto c’è una precisazione da fare. Quando si afferma che Rama rese Bhima una persona ricca e colta, non si presume forse che lo stesso Rama fosse in prima persona più colto e più ricco di Bhima? Se Rama fosse stato povero ed ignorante, come avrebbe potuto fare di Bhima un ricco o un erudito? Sarebbe stato ovviamente impossibile. Brahman è la personificazione stessa della felicità (anandasvarupa); così ogni essere vivente riceve quella gioia da Brahman. Egli è Onniscienza; infatti, premia, stimola e migliora in tutti la conoscenza. Dio è il garante ed il promotore della gioia, e ciò è confermato nell’aforisma Anandamayobhyasath: “Il Beato è il Sommo Sé” dacché tale affermazione è ripetuta parecchie volte.

Mantra varnitam eva cha:

Traduzione libera: “La descrizione di un mantra è parziale”.

Pag. 97 - [155]

Satyama jnanam anantam brahma: “Dio è Verità, Sapienza Eternità”. Anche questo mantra, o formula sacra assiomatica, riafferma che Brahman è la personificazione della Felicità. Dio è Felicità assoluta, è Verità (satya), è Sapienza (jnana), è infinitezza (anantam). Satya, o la Verità, è sinonimo di Ananda, o Beatitudine; non ha altri significati.

Pag.97 - [156]

La verità implica un’indivisibile ed incommensurabile gioia. Essa non può essere affetta da limitazioni si spazio, dal corso del tempo e nemmeno dai vari stati d’animo di chicchessia. La stessa gioia purifica il tempo, lo spazio e l’uomo, e tutti e tre sono soggetti alla gioia. Non è la gioia che soggiace ad essi. Dunque, Dio, che nel mantra è qualificato e descritto, viene conosciuto solo parzialmente, poiché il mantra Lo limita, ma Egli non limita il mantra. E Ananda è l’anello di congiunzione che vincola l’uno all’altro.

Upanishad Vahini

Pag.50 - [20]

Ad ogni passo corrisponde una crescita del sentimento di gioia, dal livello più basso fino alla Beatitudine Divina (Brahmanandam). Infatti, parole come "Suprema Beatitudine" (Pamamanandam) servono solo ad indicare l'esistenza di livelli di beatitudine (ananda). In verità, qualsiasi tipo di gioia deriva dalla fonte primaria della Beatitudine Divina (Brahmanandam).

Yajnavalkya spiegò tutto questo a Janaka, poiché trasmettere al Re il proprio Sapere gli procurava un immenso piacere.

Sadhana

7. pag.11

Dalle esperienze di santi e saggi potrete realizzare che la gioia che si ha dal mondo esterno è infinitesimale se paragonata con la Beatitudine ottenuta attraverso la disciplina spirituale. Per ottenere questa Beatitudine è essenziale la sadhana piena di vairagya (rinuncia).

Quando viene effettuato un trivellamento per estrarre acque dalle viscere della terra, il tubo deve essere libero dall’aria, così che l’acqua possa salire in superficie. Se entra l’aria, l’acqua non viene su. Allo stesso modo siate sicuri che gli attaccamenti alle cose materiali non impediscano la vostra sadhana. Prema (amore divino) non sgorgherà se la mente è invasa dai piaceri sensuali dell’orgoglio personale.

33. Pag.23

Quando si è ottenuto di realizzare la divinità in ogni essere, quando Lui soltanto è visto, sentito, gustato, odorato e toccato, l’uomo diviene indubbiamente una parte del corpo di Dio e vive in Lui e con Lui. Quando questa realizzazione vi porterà al progresso, avrete nuova forza fin dai primi istanti, vibrerete a una nuova e pura gioia, gusterete la pienezza della Beatitudine.

54. Pag.28

L'Ananda (beatitudine) che ottenete quando siete buoni e fate del bene deve bastarvi come ispirazione, come premio. Resistete alla tentazione di accompagnarvi a cattive compagnie. Ciò vi darà rispetto di voi stessi, non dovrete chinare la testa di fronte a nessuno. Se vivrete in questo modo, sarà per me la migliore Prachara. Quando la falsità e la malignità sono notevoli, prendetele come prove di Viveka e del vostro Kshama.

40. Pag.55

Il sonno profondo è molto spesso paragonato al samadhi, poiché i sensi, la mente e la ragione sono assenti, solo l’ego è immerso in sé stesso. E’ in beatitudine ma non è consapevole di essa, poiché solo il risveglio può dare questa consapevolezza- Perciò quello che può dare la realizzazione è la consapevolezza dello stadio di risveglio e la beatitudine dello stadio del sonno - Concentratevi su quel punto dove si ottengono queste due qualità: quello è il momento della vittoria.

67. Pag.78

Egoismo, orgoglio e avarizia debbono essere rimossi dal cuore; Sathya, Japa, Dhyana, formano il solco e i livelli. Prema è l'acqua che deve bagnare il campo e farlo soffice e ricco. Nama è il seme e bhakthi è il germoglio, Kama e Krodha sono il bestiame e lo steccato, la disciplina, ananda è il raccolto.

15. Pag.107

Persino coloro che hanno queste tre qualità in ampia misura non sono liberi dalla miseria, devono essere ristorati alla Ananda. Ananda è il tesoro interiore ottenuto tramite il distacco e la disciplina.

Dobbiamo avere un piano per Ananda, un piano per Santhi e Santosha.

Thursday, 13 October 2011 11:47

Non Violenza

Credo che se si dovesse scegliere solo tra viltà e violenza, opterei per la violenza(…). Ma credo che la noviolenza sia infinitamente superiore alla violenza, il perdono più virile del castigo. Il perdono nobilita un soldato. Ma il sospendere una punizione è perdono solo quando proviene da qualcuno che, volendolo, sarebbe capace di punire, mentre non ha valore quando questo qualcuno non ne avrebbe la forza.
La nonviolenza non può essere predicata. Deve essere praticata, perché nonviolenza e viltà sono termini in contraddizione. La nonviolenza è la più grande virtù, la viltà il più grande vizio. La nonviolenza scaturisce dall’amore, la viltà dall’odio. La nonviolenza subisce sempre, la viltà infligge sempre a sofferenza.

La nonviolenza è un CREDO IMMUTABILE. Deve essere perseguita in mezzo alla violenza che le infuria attorno. La nonviolenza verso un nonviolento non è un merito. Anzi, diventa difficile dire se si tratti affatto di nonviolenza
L’Ahimsa ingrandisce i propri difetti e minimizza quelli altrui. Considera la pagliuzza nel proprio occhio come una trave, e la trave nell’occhio del rivale come una pagliuzza.
Essendo la non violenza la più grande forza al mondo e anche la più sfuggente nel suo meccanismo, richiederà il massimo esercizio di fede. Proprio come crediamo in Dio per fede, così dovremmo credere per fede anche alla nonviolenza.
Essa è un’arma di ineguagliabile potenza. E’ il summum bonum della vita. E’ l’attributo dei coraggiosi; di fatto, è il loro tutto.
L’Ahimsa non si pone alla portata del codardo. Non è un dogma rigido o senza vita, ma una forza viva e datrice di vita. E’ lo speciale attributo dell’anima. Ecco perché è stata definita il più altro Dharma.

La viltà e la nonviolenza perciò non stanno mai bene insieme. Posso immaginare che un uomo completamente armato possa in cuor suo sentirsi un perfetto codardo. Il possesso delle difese e delle armi implica l’esser posseduti dalla paura, se non dalla viltà. Ma la vera nonviolenza è impossibile se prima non si vince ogni paura. La vostra Ahimsa deve brillare, per essere efficace, attraverso la vostra parola ed ogni vostra azione, attraverso il vostro comportamento generale. Un seguace dell’Ahimsa deve coltivare l’abitudine di lavorare senza soste, vigilare senza riposo, autocontrollandosi incessantemente. La nonviolenza è l’arma dei forti. Nei deboli si riduce a pura ipocrisia. Paura e amore sono due termini contraddittori. L’amore sa donare senza riguardi, incurante di quel che riceve in cambio. L’amore lotta tanto contro il mondo che contro se stesso, e da ultimo trionfa su ogni altro sentimento.

La propagazione della verità e della nonviolenza dipenderà molto più dal testimoniarne i principi nelle azioni della vita che dai libri. La vita veramente vissuta conta più dei libri. Ma in presenza di orgoglio ed egoismo non c’è nonviolenza. La nonviolenza è impossibile senza umiltà perché naturalmente lo spirito della nonviolenza porta all’umiltà stessa. Nonviolenza significa confidare in Dio, la Roccia del Tempo. Se vogliamo il Suo aiuto, dobbiamo rivolgerci a lui con cuore umile (…). Dobbiamo agire esattamente come l’albero del mango, che si piega quando porta frutti. La sua grandezza sta nella sua maestosa modestia. La nonviolenza, peraltro, ritengo, non sia una mera virtù personale. E’ anche una virtù sociale, da coltivarsi al pari delle altre. Di sicuro i rapporti sociali si basano ampiamente sull’estensione della nonviolenza. Ciò che chiedo è un’estensione della nonviolenza su più ampia scala, nazionale ed internazionale.

Limitare ad amare chi ci ama, infatti, non è nonviolenza. Solo l’amare chi ci odia è nonviolenza. So quanto sia difficile seguire questa grandiosa Legge d’Amore. Ma non sempre è così, con tutte le cose grandi e buone? Amare chi ci odia è cosa difficilissima. Ma, con la grazia di Dio, anche realizzare questa difficilissima cosa diventerà facile, se lo desideriamo.
Scappare dal pericolo, invece di affrontarlo, infatti, è negare la propria fede nell’uomo e in Dio, e perfino in se stessi. E’ preferibile morire annegati piuttosto che vivere per dichiarare una tale bancarotta di fede.

La nonviolenza non è una virtù claustrale, riservata solo al Rishi e all’eremita. E’ suscettibile di essere praticata dalle masse di milioni, non perché queste siano pienamente consapevoli delle sue conseguenze, ma perché è la Legge della nostra specie. Non posso sforzarmi di credere in qualcosa, in un principio: o ci credo o non ci credo. E se ci credo, devo sforzarmi coraggiosamente di metterlo in pratica. Ahimsa è un attributo del coraggioso. La codardia e l’Ahisma sono incompatibili come l’acqua ed il fuoco.

Gandhi

<< Start < Prev 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Next > End >>
Page 10 of 50
Google Analytics Alternative